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Per la moglie di Sanchez oltre tre ore in udienza preliminare

È durata oltre tre ore l'udienza preliminare davanti al gip del tribunale di Madrid, Juan Carlos Peinado, al termine dell'istruttoria durata oltre due anni, che vede indagata Begona Gomez, moglie del premier spagnolo Pedro Sanchez.

La 'primera dama', in completo nero pantaloni. è entrata poco dopo le 18.15 nel Palazzo di Giustizia direttamente dal garage, dov'era giunta in auto con la scorta, come era stato richiesto dal Dipartimento di sicurezza della presidenza del governo per il "rischio" per la sua "sicurezza", e per poter "garantire" il "normale funzionamento" dell'udienza in presenza "dell'ambiente ostile e l'evidente rifiuto sociale", con esibizione di striscioni davanti agli uffici giudiziari da parte di gruppi convocati attraverso i social. Con Gomez sono comparsi anche gli altri due indagati, la sua ex collaboratrice alla Moncloa, Cristina Alvarez, e l'imprenditore Juan Carlos Barrabés, assieme alle altre parti del procedimento - la pubblica accusa e le accuse 'popolari' rappresentate dall'associazione di estrema destra HazteOir. Ai tre indagati il magistrato ha comunicato di voler sollecitare il rinvio a giudizio davanti a una giuria popolare.

Alla consorte di Sanchez Peinado contesta quattro presunti reati: corruzione negli affari, malversazione, traffico di influenze e appropriazione indebita, legate alla gestione di una cattedra universitaria presso l'Università Complutense di Madrid e di un software per imprese sviluppato in ambito accademico.

Prima dell'udienza, il legale di HazteOir ha confermato in dichiarazioni ai media la richiesta di misure cautelari per Begona Gomez e Cristina Alvarez, fra cui il divieto di espatrio, il ritiro del passaporto e l'obbligo di firma ogni 15 giorni, sostenendo l'esistenza di un "rischio di fuga" , mentre nessuna misura cautelare è stata richiesta per Barrabes. Le difese e la Procura hanno invece nuovamente sollecitato l'archiviazione del caso, per l'insussistenza dei reati. Il magistrato, dopo aver ascoltato le parti, ha tre giorni di tempo per pronunciarsi sul rinvio a giudizio o l'archiviazione del caso e non ha previsto una decisione oggi stesso, secondo fonti giuridiche citate dai media iberici.

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G7, Trump in Francia: "Se importi il Terzo Mondo, lo diventi". Poi il bilaterale con Macron e il disgelo con Meloni. "L'Italia farà la sua parte"

"Se importi persone da Paesi del Terzo Mondo, diventi in fretta il Terzo Mondo. E non ci puoi fare niente". Lo ha scritto il presidente americano Donald Trump in un post su Truth Social, pubblicato a bordo dell'Air Force One in viaggio verso la Francia, dove parteciperà al vertice del G7 a Évian insieme a diversi leader europei, le cui politiche sull'immigrazione Trump ha spesso criticato negli scorsi mesi.

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Regno Unito, Starmer vieta i social media agli under 16

Decisione drastica del governo britannico. Durante una conferenza stampa a Downing Street il primo ministro Keir Starmer ha dichiarato che "sarà vietato l'accesso ai social media a tutti i minori di 16 anni". La misura scatterà entro la primavera 2027.

"Speriamo di approvare il regolamento prima di Natale - spiega il capo del governo - e quindi di far entrare in vigore il divieto all'inizio del prossimo anno, probabilmente in primavera. Non è una cosa che faccio alla leggera e non la presenterò come gratuita, come se i social media non avessero portato alcun beneficio ai giovani, perché chiaramente questo è sbagliato", ha aggiunto. "Ma governo si basa sempre sulle scelte, ed è chiaro che un divieto totale sia la scelta giusta".

Il premier britannico ha ricordato che, essendo padre di due figli, conosce bene "le paure che tutti proviamo" riguardo ai social media e di aver sempre desiderato solo che i suoi figli "fossero felici e al sicuro".

Il governo laburista britannico ha annunciato che sta anche valutando anche l'introduzione di un "coprifuoco notturno" sull'utilizzo dei social media e pause per lo scorrimento compulsivo sugli smartphone come misure per gli under 18, nell'ambito della promessa messa al bando totale delle piattaforme per i minori di 16 anni. L'esecutivo ha spiegato, dopo il discorso di questa mattina del premier Keir Starmer in cui ha seguito l'esempio dell'Australia lanciando il piano per un divieto generalizzato dei social, che ulteriori dettagli sull'introduzione del cosiddetto "coprifuoco" verranno rese pubblici il prossimo mese. Il Regno Unito in questo modo si prepara a diventare il Paese con una disciplina più rigida in materia.

La critica di Youtube

L'imminente divieto britannico dei social media per tutti i minori di 16 anni rischia di spingerli verso siti meno moderati, ha dichiarato YouTube. "I divieti generalizzati allontanano i ragazzi da esperienze curate e supervisionate - ha affermato un portavoce - indirizzandoli verso servizi anonimi e meno sicuri".

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Il figlio della principessa di Norvegia condannato per due stupri

Marius Borg Hoiby, figlio della principessa ereditaria norvegese Mette Marit, è stato condannato a 4 anni di carcere per una serie di reati, secondo quanto riportato dai media norvegesi. Si tratta di due casi di stupro e una serie di violenze contro la sue ex ragazza. Uno dei casi per cui è stato condannato è un rapporto avuto con una partner mentre dormiva. La corte ha visionato il video filmato da Hoiby stesso che è stato elemento chiave per determinare l'accaduto. Hoiby è stato inoltre condannato per uso di sostanze stupefacenti e per aver procurato lesioni fisiche.

Il 29enne, arrestato la scorsa estate, è figlio di una precedente relazione della principessa, ragazza madre al momento del royal wedding, per la prima volta nella storia della Norvegia. Lo scorso agosto, Marius Borg Hoiby era stato accusato di aver aggredito fisicamente, nel suo appartamento, la fidanzata e aveva passato 30 ore sotto la custodia della polizia. Secondo il quotidiano "Vedens Gang" il tribunale lo ha assolto da due delle quattro accuse di stupro a suo carico. È stato invece condannato per le altre due. Hoiby, per motivi di salute ha seguito il procedimento in videoconferenza dal carcere, doveva rispondere di circa 40 capi d'accusa. L'uomo non detiene alcun titolo e non è membro ufficiale della casa reale. "Viviamo in uno Stato di diritto e sono sicuro che il processo si svolgerà in modo ordinato, giusto e rigoroso", aggiungeva il principe precisando che "Marius non fa parte della famiglia reale", che "non si pronuncerà durante il processo su questa vicenda".

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Notte di fuoco in Ucraina. Colpita la cattedrale della Dormizione, patrimonio Unesco. Meloni: "Aggressione russa inaccettabile, sostegno a Kiev centrale al G7"

La Russia ha sferrato un pesante attacco nella notte contro l'Ucraina. L'antico monastero Pechersk Lavra di Kiev, fondato nel 1050 e patrimonio dell'Unesco, ha subìto gravi danni. L'attacco ha danneggiato le linee elettriche lasciando 140.000 residenti della capitale senza corrente. Mosca avrebbe utilizzato 70 missili e 611 droni. Intanto Mosca insiste: "Zelensky vuole vedere Putin? Venga a Mosca". Oggi il ministro degli esteri italiano, Antonio Tajani, al Consiglio Affari Esteri a Lussemburgo: si parla anche di Ucraina.

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Ecco i 14 punti dell'intesa tra Usa e Iran

Usa e Iran mettono in pausa le ostilità per una trattativa serrata di 60 giorni. L'intesa raggiunta il 15 giugno e festeggata da Trump alla Casa Bianca, riguarda un lungo piano in 14 punti su cui Washington e Teheran, grazie ai mediatori pakistani hanno trovato dopo giorni e settimane complesse. Tutti i testi in circolazione conterrebbero alcuni elementi comuni: la riapertura dello Stretto di Hormuz, un alleggerimento delle sanzioni contro Teheran e l’avvio di un negoziato più ampio sul programma nucleare iraniano. Ma le bozze divergono su punti decisivi, a cominciare dall’entità degli aiuti economici, dai tempi dello sblocco dei fondi iraniani congelati e dalle garanzie politiche richieste dalla Repubblica islamica.

Secondo quanto riportato da Bloomberg su Fortune, le versioni in circolazione sarebbero almeno tre. Una di queste prevederebbe che gli Stati Uniti e i loro “partner regionali” creino un programma per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell’Iran, con finanziamenti minimi per 300 miliardi di dollari nel caso in cui venga raggiunto un accordo finale. Reuters, citando un funzionario iraniano non identificato, ha invece riferito che una bozza del memorandum includerebbe lo sblocco di 25 miliardi di dollari di asset congelati. Nella versione visionata da Bloomberg, però, questa clausola non comparirebbe.

A fornire una ricostruzione più dettagliata della bozza è stata l’agenzia di stampa statale iraniana Mehr. Secondo Mehr, il memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti sarebbe composto da 14 punti e prevederebbe anzitutto la “fine definitiva e immediata della guerra su tutti i fronti, Libano compreso”. Il testo includerebbe anche l’impegno di Washington a non interferire negli affari interni della Repubblica islamica e a rispettarne sovranità e integrità territoriale.

1. Cessazione del conflitto

Il primo punto della bozza stabilirebbe la cessazione immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano. Iran, Stati Uniti e i rispettivi alleati coinvolti nel conflitto si impegnerebbero a non iniziare nuove ostilità, a non minacciarsi e a non usare la forza l’uno contro l’altro.

2. Rispetto della sovranità iraniana

Il secondo punto riguarderebbe il rispetto reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale. Washington e Teheran si impegnerebbero inoltre a non interferire negli affari interni dell’altra parte. Per l’Iran si tratterebbe di una garanzia politica centrale, soprattutto dopo mesi di guerra e pressioni militari.

3. Negoziati entro 60 giorni

Il terzo punto aprirebbe un periodo negoziale di 60 giorni per raggiungere un accordo definitivo, con la possibilità di proroga in caso di consenso reciproco. Il memorandum funzionerebbe quindi come intesa provvisoria, destinata a congelare il conflitto e a creare lo spazio politico per un’intesa più ampia.

4. Revoca del blocco navale

Il quarto punto prevederebbe che, subito dopo la firma del memorandum, gli Stati Uniti inizino a revocare il blocco navale, riportando la navigazione alla piena capacità entro un massimo di 30 giorni. Sempre secondo la bozza, Washington si impegnerebbe anche a ritirare le proprie forze dalla regione del Golfo Persico entro 30 giorni dalla conclusione dell’accordo finale.

5. Riapertura dello Stretto di Hormuz

Il quinto punto riguarderebbe l’Iran, che dovrebbe predisporre la ripresa del transito delle navi commerciali dal Golfo Persico al Mare dell’Oman e viceversa. L’obiettivo sarebbe tornare ai livelli precedenti alla guerra entro 30 giorni. La tempistica terrebbe conto della necessità di rimuovere ostacoli tecnici e mine.

6. Piano da 300 miliardi per l’Iran

Il sesto punto prevederebbe un programma di ricostruzione e sviluppo economico dell’Iran, finanziato dagli Stati Uniti e dai loro partner regionali con almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo del piano verrebbe definito nell’accordo finale.

7. Rimozione delle sanzioni

Il settimo punto sarebbe dedicato alla cancellazione delle sanzioni contro Teheran. La bozza farebbe riferimento a tutte le misure subite dall’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, quelle del Consiglio dei governatori dell’Aiea e le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie sia secondarie. La loro rimozione avverrebbe secondo una tempistica da concordare come parte dell’accordo definitivo.

8. Impegno iraniano sul nucleare

L’ottavo punto toccherebbe il dossier nucleare. L’Iran ribadirebbe l’impegno a non produrre mai armi atomiche, in linea con il Trattato di non proliferazione nucleare. Iran e Stati Uniti discuterebbero poi del futuro dell’arricchimento, delle scorte di materiale arricchito e degli altri aspetti legati al programma nucleare della Repubblica islamica, comprese le esigenze dichiarate da Teheran.

9. Status quo durante i colloqui

Il nono punto fisserebbe il mantenimento dello status quo fino alla conclusione dell’intesa definitiva. L’Iran manterrebbe invariato lo stato attuale del proprio programma nucleare, mentre gli Stati Uniti si impegnerebbero a non imporre nuove sanzioni e a non rafforzare la propria presenza militare nella regione.

10. Deroghe Usa su petrolio e petrolchimica

Il decimo punto prevederebbe deroghe immediate del Dipartimento del Tesoro americano per consentire l’esportazione di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e derivati. Le deroghe includerebbero anche i servizi collegati, come transazioni bancarie, assicurazioni e trasporti, e resterebbero in vigore fino alla cessazione definitiva delle sanzioni.

11. Sblocco dei fondi iraniani congelati

L’undicesimo punto riguarderebbe lo sblocco dei fondi e degli asset iraniani congelati o sottoposti a restrizioni. Secondo la ricostruzione di Bloomberg, la versione da essa visionata non conterrebbe una cifra precisa. Reuters ha parlato invece di 25 miliardi di dollari, mentre Mehr riferisce di 24 miliardi di dollari da sbloccare durante il periodo finale di negoziazione di 60 giorni, con metà della somma da mettere a disposizione dell’Iran prima dell’avvio dei colloqui conclusivi. I fondi dovrebbero essere pienamente utilizzabili per pagamenti verso beneficiari finali designati dalla Banca centrale iraniana.

12. Meccanismo di monitoraggio

Il dodicesimo punto prevederebbe la creazione di un meccanismo di monitoraggio per verificare l’attuazione dell’accordo finale. Si tratterebbe di uno strumento pensato per controllare il rispetto degli impegni assunti dalle parti e ridurre il rischio di nuove contestazioni sull’applicazione dell’intesa.

13. Condizioni per i negoziati finali

Il tredicesimo punto stabilirebbe che, dopo la firma del memorandum e dopo l’avvio dell’attuazione delle clausole su blocco navale, riapertura di Hormuz, deroghe petrolifere e sblocco dei fondi, Iran e Stati Uniti inizino i negoziati sull’accordo definitivo. Secondo Mehr, i colloqui finali non partirebbero finché non saranno stati sbloccati metà dei fondi iraniani congelati, sospese le sanzioni petrolifere e revocato il blocco navale.

14. Ratifica del Consiglio di sicurezza Onu

Il quattordicesimo punto stabilirebbe infine che l’accordo definitivo venga confermato da una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Si tratterebbe di una garanzia politica e giuridica importante per Teheran, che punta a impedire una nuova rottura unilaterale dell’intesa in futuro.

Resta però un nodo centrale: il perimetro dei negoziati. Secondo Mehr, le questioni relative al programma missilistico iraniano e al sostegno di Teheran ai gruppi armati regionali sarebbero escluse dal tavolo. È un punto politicamente sensibile, destinato ad alimentare le critiche dei falchi anti-Iran negli Stati Uniti, contrari a concessioni troppo ampie su sanzioni, fondi congelati e garanzie di non aggressione.

La Casa Bianca, finora, ha evitato di fornire dettagli sul contenuto dell’intesa, limitandosi a indicare come obiettivi principali la riapertura dello Stretto di Hormuz e l’avvio di negoziati più ampi sul programma nucleare iraniano. Un alto funzionario statunitense ha spiegato che l’accordo prevederebbe una sequenza di passaggi in cui l’Iran riceverebbe benefici man mano che soddisfa determinate richieste americane.

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Ginevra, scontri tra black bloc e polizia in vista del G7

Scontri a Ginevra alla vigilia del vertice del G7 in programma da oggi al 17 giugno a Evian. La polizia antisommossa ha lanciato gas lacrimogeni e utilizzato idranti contro alcuni giovani che lanciavano pietre. Le violenze, scoppiate vicino alla sede delle Nazioni Unite, sono andate avanti fino alla sera dopo una serie di incidenti lungo il percorso del corteo che ha attirato circa 20.000 persone, tra cui circa 600 Black Bloc.

Alcuni manifestanti a volto coperto hanno lanciato razzi di segnalazione verso gli agenti e hanno spaccato dei pezzi di cemento per scagliarli contro la polizia in tenuta antisommossa.

Gli scontri sono continuati anche dopo che la polizia ha ordinato ai manifestanti di disperdersi. Diversi gli edifici presi di mira, tra cui gli uffici di PricewaterhouseCoopers, la Banque du Leman e la sede dell'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU). Bruciata un'auto Tesla.

Per evitare altre possibili contestazioni le autorità hanno mobilitato 13mila agenti nella zona di Evian. Venti barche pattuglieranno il lago.

Chi c'era al corteo

La coalizione "No G7" che si è mobilitata a Ginevra riunisce una sessantina di associazioni, sindacati e gruppi della sinistra per protestare al vertice dei leader delle principali economie occidentali. "Riposte anti-fasciste, anti-imperialiste, no G7", recitava ieri uno striscione in testa al corteo. Hanno sfilato gruppi femministi, sindacali, pro-palestinesi e curdi, con molti partecipanti vestiti di viola in coincidenza con la giornata dello "sciopero femminista". Poco prima dell'inizio del corteo la polizia ginevrina ha annunciato il sequestro preventivo di coltelli, asce, manganelli telescopici, materiale pirotecnico e altri oggetti ritenuti potenzialmente pericolosi. Gli organizzatori hanno invece denunciato controlli e misure di sicurezza giudicati "sproporzionati".

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Accordo Usa-Iran firmato digitalmente. Tajani: "Italia pronta a fare la sua parte per sminare Hormuz". Netanyahu: "Lo scontro non è finito"

Dopo l’annuncio dell’accordo tra Stati Uniti e Iran, la diplomazia internazionale si concentra sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e sul futuro del programma nucleare di Teheran. Trump assicura che il passaggio resterà libero, ma l’Iran rivendica il diritto a tariffe per i servizi di navigazione. Europa e G7 chiedono un’attuazione rapida dell’intesa, mentre Francia e Regno Unito si dicono pronte a guidare una missione marittima con il sostegno anche dell’Italia.

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