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Maserati non si vende: Stellantis cerca alleati

18 June 2026 at 05:48

Stellantis tratta con due potenziali partner per Maserati, ma esclude la vendita del marchio e dello stabilimento di Cassino.

Stellantis sta trattando con due potenziali partner per Maserati, ma esclude la vendita del marchio e dello stabilimento di Cassino. È questo il passaggio più rilevante emerso dal confronto istituzionale sul futuro industriale del gruppo in Italia. La notizia conta perché riguarda uno dei nodi più delicati dell’automotive nazionale: il destino di un marchio premium con forte valore simbolico, ma oggi chiamato a ritrovare volumi, redditività e una traiettoria industriale sostenibile dentro un mercato globale profondamente cambiato.

La questione non è soltanto finanziaria. Maserati rappresenta per Stellantis un presidio nel segmento alto di gamma, ma anche un banco di prova sulla capacità del gruppo di difendere in Italia competenze produttive, filiera specializzata e occupazione qualificata. La ricerca di una partnership indica che il rilancio del Tridente potrebbe passare da un modello industriale meno isolato, fondato su cooperazione tecnologica, condivisione di investimenti e maggiore massa critica. In altre parole: Maserati resta nel perimetro del gruppo, ma per tornare competitiva potrebbe aver bisogno di alleanze mirate.

La linea indicata da Stellantis è chiara: Maserati non è in vendita e non lo è nemmeno Cassino, uno degli stabilimenti più sensibili nella geografia produttiva italiana del gruppo. Il punto, però, è capire quale sarà il ruolo industriale dei siti italiani nel nuovo equilibrio dell’auto europea. Cassino e Modena sono direttamente legati al futuro del marchio, ma devono confrontarsi con una domanda premium più selettiva, con la transizione verso l’elettrico e con la pressione crescente dei costruttori globali, in particolare nei segmenti ad alta tecnologia.

Per questo la trattativa con due potenziali partner assume un valore strategico. Non si tratterebbe di una semplice operazione commerciale, ma di una possibile leva per rafforzare prodotto, tecnologia, piattaforme e capacità produttiva. Nel settore auto, ormai, anche i marchi di fascia alta non possono più sostenere da soli tutti i costi della trasformazione: elettrificazione, software, batterie, connettività e sistemi di assistenza alla guida richiedono capitali elevati e tempi di sviluppo sempre più rapidi. Maserati deve restare riconoscibile come marchio premium italiano, ma deve anche trovare una struttura industriale coerente con i nuovi volumi del mercato.

Il tema centrale è la redditività. Negli ultimi anni il posizionamento di Maserati si è trovato stretto tra la necessità di mantenere esclusività e la difficoltà di garantire una saturazione produttiva adeguata. Per uno stabilimento come Cassino, la continuità industriale dipende dalla capacità di assegnare modelli, tecnologie e volumi sufficienti a rendere sostenibile l’attività. Lo stesso vale per Modena, dove il valore non è soltanto produttivo, ma riguarda competenze tecniche, ingegneristiche e artigianali che rappresentano una parte della filiera italiana dell’alto di gamma.

La prospettiva di una collaborazione esterna va letta dentro questa cornice. Stellantis non sembra voler aprire un dossier di dismissione, ma un percorso di rafforzamento. La differenza è sostanziale: vendere Maserati significherebbe rinunciare a un asset identitario; cercare un partner può invece servire a condividere investimenti e accelerare il rinnovamento del marchio. Resta da capire la natura dell’accordo: industriale, tecnologico, commerciale o legato a mercati specifici. La decisione, secondo quanto indicato dal gruppo, dovrebbe arrivare in tempi ravvicinati.

Il nodo italiano non riguarda solo Maserati. Nel quadro illustrato da Stellantis entra anche Pomigliano, dove il gruppo sta lavorando a un accordo per produrre piccole auto elettriche accessibili, con un prezzo di riferimento intorno ai 15.000 euro. È un passaggio rilevante perché sposta l’attenzione su un altro fronte decisivo: la capacità dell’industria europea di costruire vetture elettriche a prezzi sostenibili, contrastando la pressione dei produttori asiatici e recuperando spazio nel mercato di massa.

Da una parte, quindi, c’è Maserati, marchio premium da rilanciare attraverso alleanze e maggiore solidità tecnologica. Dall’altra c’è Pomigliano, possibile piattaforma per modelli elettrici più accessibili. In mezzo ci sono gli stabilimenti italiani, la filiera dei componenti, le competenze dei fornitori e la tenuta occupazionale. La strategia di Stellantis sembra muoversi su due livelli: difendere il valore dei marchi ad alto margine e, allo stesso tempo, costruire prodotti più competitivi nei segmenti dove il prezzo sarà determinante.

Questa doppia sfida fotografa il momento dell’industria automobilistica europea. I costruttori devono investire nell’elettrico, ridurre i costi, affrontare una domanda meno prevedibile e rispondere alla concorrenza di nuovi player. Per Stellantis, l’Italia resta un terreno industriale strategico, ma non può più essere gestita secondo logiche del passato. Gli impianti devono avere missioni chiare, prodotti assegnati e una prospettiva credibile nel medio periodo.

Il futuro di Maserati sarà quindi un test importante per capire quanto Stellantis intenda puntare sull’alto di gamma italiano. Il marchio ha ancora un capitale reputazionale forte, ma da solo non basta. Servono modelli capaci di intercettare la domanda globale, tecnologie aggiornate, una rete commerciale efficace e una base produttiva sostenibile. La partnership in discussione potrebbe diventare lo strumento per ridurre il rischio industriale e accelerare il riposizionamento.

Nel breve periodo, il messaggio al mercato e al sistema industriale italiano è prudente ma netto: Stellantis non intende cedere Maserati né Cassino, ma riconosce che il rilancio richiede un cambio di passo. La partita non si giocherà solo sull’identità del marchio, bensì sulla capacità di trasformarla in valore industriale, occupazione e competitività. Per Maserati, la sfida è tornare a essere un marchio premium redditizio. Per Stellantis, è dimostrare che l’Italia può ancora avere un ruolo centrale nella nuova geografia dell’auto.

Scheda

Azienda: Stellantis
Marchio coinvolto: Maserati
Nodo strategico: trattative con due potenziali partner
Posizione del gruppo: esclusa la vendita di Maserati e Cassino
Stabilimenti interessati: Cassino, Modena, Pomigliano
Obiettivo industriale: rafforzare tecnologia, produzione e sostenibilità economica
Tema occupazionale: mantenimento di competenze e filiera italiana
Progetto collegato: piccole auto elettriche accessibili a Pomigliano
Prezzo indicativo citato: circa 15.000 euro
Prossimo passaggio: definizione del piano Maserati e scelta della partnership

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BMW sotto pressione: la Cina mette in crisi i conti 2026

18 June 2026 at 05:36

BMW rivede al ribasso la guidance 2026: Cina, energia e costi industriali pesano sui margini, mentre accelera la NEUE KLASSE.

BMW rivede al ribasso le previsioni per il 2026 e manda un segnale che va oltre i confini del gruppo tedesco: la fase di rallentamento dell’industria automobilistica globale sta entrando in una nuova fase, più complessa, in cui la pressione sui margini non dipende solo dalla domanda, ma anche da energia, geopolitica, concorrenza cinese e costi industriali. Il consiglio di amministrazione di BMW AG ha aggiornato oggi la guidance per l’intero esercizio, indicando un netto peggioramento delle attese su vendite, redditività e flusso di cassa.

La revisione più rilevante riguarda il margine EBIT del segmento Automotive, ora previsto nel corridoio tra l’1% e il 3%, contro il precedente intervallo tra il 4% e il 6%. È un taglio significativo, perché misura la capacità del gruppo di generare utile industriale proprio nel cuore del business auto. In parallelo, BMW prevede consegne in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente, mentre in precedenza stimava volumi sostanzialmente stabili. Anche il profitto di gruppo prima delle imposte è ora atteso in “diminuzione significativa”, non più soltanto moderata.

Il punto critico resta la Cina, mercato che per anni ha rappresentato uno dei principali motori di crescita e redditività per i costruttori premium europei. Nel secondo trimestre il peggioramento del mercato automobilistico cinese si è accelerato, soprattutto per i veicoli non elettrici. La pressione competitiva, già elevata per effetto dei marchi locali e della guerra dei prezzi, si è estesa all’intera area Asia-Pacifico. Per BMW, il problema non è solo il calo dei volumi, ma la difficoltà di difendere prezzi, mix e marginalità in un contesto in cui i consumatori si stanno spostando rapidamente verso modelli elettrici, software-defined e offerte aggressive dei produttori cinesi.

La crescita registrata in Europa e negli Stati Uniti non basta quindi a compensare la contrazione asiatica. È un passaggio industrialmente delicato, perché conferma come il baricentro competitivo dell’auto premium si stia spostando. I costruttori europei devono continuare a finanziare piattaforme elettriche, software, batterie e nuove architetture digitali, ma lo fanno in un mercato meno prevedibile e con margini più compressi.

A pesare sui conti c’è anche il quadro geopolitico. BMW indica che gli effetti del conflitto in Medio Oriente sulla propria attività globale sono superiori alle ipotesi iniziali. Da un lato, i prezzi dell’energia restano elevati e incidono sulle strutture di costo; dall’altro, l’instabilità internazionale frena il clima di fiducia dei consumatori in più mercati. Il risultato è un secondo trimestre atteso in forte peggioramento rispetto all’anno precedente, sia sul fronte degli utili sia su quello del free cash flow Automotive.

Di fronte a questo scenario, BMW accelera le misure di efficienza e riduzione dei costi. Il gruppo prevede ulteriori interventi strutturali, con effetti destinati a emergere nei prossimi anni, ma con un impatto negativo una tantum sugli utili nella seconda metà del 2026. È una scelta che riflette una priorità ormai comune a molti gruppi automobilistici: proteggere la capacità di investimento nella transizione tecnologica, pur riducendo complessità, costi fissi e rigidità organizzative.

La strategia resta centrata sulla NEUE KLASSE, il progetto industriale e tecnologico con cui BMW intende rinnovare il proprio portafoglio nei prossimi anni. La nuova architettura non riguarda soltanto l’elettrico, ma comprende software, sistemi digitali, design, efficienza produttiva e nuova integrazione delle tecnologie di bordo. Secondo il gruppo, più di 40 modelli nuovi o aggiornati saranno introdotti entro il 2027, con l’obiettivo di trasferire progressivamente le tecnologie NEUE KLASSE anche su modelli esistenti.

La BMW iX3 elettrica è il primo banco di prova di questa strategia. Dopo il debutto mondiale all’IAA del settembre 2025, il modello ha registrato una domanda particolarmente sostenuta in Europa: secondo BMW, circa un ordine su tre di veicoli completamente elettrici del marchio riguarda proprio la iX3. La risposta commerciale ha spinto lo stabilimento di Debrecen, in Ungheria, ad avviare in anticipo un programma produttivo su due turni. È un dettaglio rilevante perché indica dove il gruppo sta concentrando capacità industriale, investimenti e competenze nella nuova fase dell’elettrificazione.

Accanto alla iX3, BMW prepara la nuova BMW i3 elettrica, secondo modello NEUE KLASSE, già presentato nel design a Monaco a marzo. In aprile, a Pechino, il gruppo ha mostrato anche la nuova BMW iX3 a passo lungo, la nuova BMW i3 a passo lungo e la nuova BMW Serie 7 con tecnologie NEUE KLASSE. La scelta della Cina come vetrina non è casuale: proprio nel mercato più difficile BMW prova a riaffermare la propria presenza con prodotti più vicini alle preferenze locali, dove spazio, tecnologia digitale e trazione elettrica sono ormai elementi centrali del posizionamento premium.

La revisione della guidance, quindi, non rappresenta solo un aggiustamento finanziario. Segnala una fase di transizione più dura per BMW e per l’intero comparto europeo: meno visibilità sui volumi, margini sotto pressione, costi energetici elevati e concorrenza più intensa nei mercati strategici. La sfida sarà capire se l’accelerazione della NEUE KLASSE riuscirà a compensare il deterioramento del contesto operativo, riportando il gruppo su livelli di redditività coerenti con il posizionamento premium.

Nel breve periodo, però, il messaggio al mercato è prudente. BMW conferma un free cash flow Automotive superiore a 2,5 miliardi di euro, mantiene invariato il payout dei dividendi tra il 30% e il 40% dell’utile netto attribuibile agli azionisti e conferma il programma di riacquisto azioni. Ma la priorità industriale è cambiata: non basta più crescere, occorre farlo con strutture più leggere, processi più rapidi e una piattaforma tecnologica capace di reggere la pressione competitiva cinese.

Scheda

Gruppo: BMW AG
Esercizio interessato: 2026
Consegne Automotive: leggera diminuzione rispetto all’anno precedente
Margine EBIT Automotive: 1-3%, contro il precedente 4-6%
ROCE Automotive: 1-5%, contro il precedente 6-10%
Utile ante imposte: diminuzione significativa
Free cash flow Automotive: superiore a 2,5 miliardi di euro
Dividendi: payout confermato al 30-40% dell’utile netto attribuibile agli azionisti
Strategia prodotto: NEUE KLASSE, oltre 40 modelli nuovi o aggiornati entro il 2027
Produzione: stabilimento BMW di Debrecen già su due turni per la iX3

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