Perché si parla del motto ‘L’Italia agli italiani’? C’è uno straniero che ci opprime?
di Leonardo Botta
Gira su web e social il celeberrimo slogan “L’Italia agli italiani”. Mi sono domandato: perché? Ricordavo il motto di Carlo Pisacane in occasione della spedizione di Sapri, una parola d’ordine contro l’oppressione straniera (siamo nel Risorgimento, l’oppressore era austriaco) e per l’autodeterminazione del popolo italiano che stava componendo la propria unità.
Un’unità non priva di criticità, anche dopo il 1861; fu Massimo D’Azeglio a farsi venire il primo dubbio: “Abbiamo fatto l’Italia, ora bisogna fare gli italiani”; e poi ci sono state le due macroaree del paese, nord e sud, a contestare con rivendicazioni opposte – nostalgie borboniche da una parte e pulsioni separatiste dall’altra – gli effetti di quell’unificazione. In realtà il motto avrebbe più padri: Carducci (“…Dio; rendi l’Italia a gl’italiani”), Giuseppe Mazzini.
Ma che c’azzeccano Pisacane, Carducci e Mazzini, i moti risorgimentali con il tormentone di questi giorni? C’è uno straniero che ci opprime? Direi di no, almeno non in senso proprio. Oddio, magari qualche forestiero che ci vessa con imposizioni c’è: si chiama Trump, quello che vuole i dazi e la spesa militare, ma non credo che ci si riferisca a lui.
Un’italica unità da ricomporre? Al limite sì, visti i contenuti di una delle riforme promosse da questo governo e poi azzoppata dalla Consulta, l’autonomia differenziata.
Magari oggi si sta di nuovo invocando un po’ di autodeterminazione del nostro popolo? Allora potrei pensare che chi grida “l’Italia agli italiani” voglia affrancarsi dall’Unione Europea, secondo taluni più matrigna che madre: legittimo, ci sta. Ed è curioso, perché mi viene in mente che l’ingresso dell’Italia nel primo organismo continentale, il Mercato Economico Europeo (dopo il fallimento della Comunità Europea di Difesa) fu ratificato (correva l’anno 1957) con il voto favorevole di tutti i partiti, compreso l’Msi, tranne Pci (contrario) e Psi (astenuto).
Legittimo, ci sta: possiamo tranquillamente tornare a ragionare di “Italexit” e magari, perché no, del ritorno alla mitica “liretta”, quella che ogni tanto svalutavi e andavi avanti, fin quando il presidente del Consiglio pro tempore, Giuliano Amato, mise le mani nottetempo nei conti degli italiani, prelevando forzosamente il sei permille per non andar falliti.
Poi mi sono dato una pacca sulla fronte e alla domanda, marzullianamente, mi sono dato una risposta: “Ma certo, come ho fatto a non pensarci, ‘L’Italia agli Italiani’ ossia ‘Via gli stranieri’ (direbbe zio Paperone a guardia dei suoi forzieri, “Sciò!”, “Alla larga!”) e dunque ‘Padroni a casa nostra’ e, new entry, ‘Remigrazione’ dei ‘meticci’ di prima, seconda e magari anche ennesima generazione” come Zagrebelsky, Gad Lerner, i figli di Mike Bongiorno e pure Peter Gomez! È il grido di battaglia dei ‘patrioti’ vannacciani della prima e soprattutto ultima ora, un esercito che si sta (buon per il generale) corposamente ingrossando.
E vabbè, pure questo è legittimo, e poco importa se tre milioni di stranieri di varie generazioni che vivono in Italia non sono tanto credibili come oppressori e, al netto di chi tra loro delinque (per il quale non ho nessuna simpatia e mi auguro di vedere adeguatamente perseguito dalla giustizia), non ce li vedo nemmeno ad attentare alla nostra esigenza di autodeterminazione.
Soprattutto mi chiedo come mai con il governo più sovranista della nostra storia repubblicana, e a leggi vigenti (la Bossi-Fini, la Turco-Napolitano), siano arrivati nel nostro paese, in quattro anni, 320mila stranieri clandestini, a fronte della miseria di meno di ventimila rimpatri. Ma a questa domanda non so darmi una risposta.
Ps: vabbè, ci sarebbe anche il “casus belli” degli ultimi giorni, lo striscione “L’Italia agli italiani” esposto da studenti del liceo Monti di Cesena, che ha scatenato un vespaio tra sei in condotta e richiesta di chiarimenti del ministro Valditara. E ci sarebbe anche lo stesso motto fatto proprio dal regime fascista…
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