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Paolo Berlusconi: “Incontrai Baiardo, voleva dire cose spiacevoli su mio fratello Silvio e così lo misi alla porta”

17 June 2026 at 14:49

Paolo Berlusconi ha testimoniato a Firenze al processo Baiardo. La schermaglia tra i suoi legali e i pm infatti si è conclusa con la decisione del collegio del Tribunale presieduto da Anna Favi di considerarlo testimone senza le garanzie dell’articolo 199 cpp e dunque tenuto a rendere dichiarazioni anche se è il fratello di Silvio Berlusconi, già indagato e poi archiviato nell’inchiesta stragi ma mai indagato o imputato nel procedimento proprio su Baiardo.

Dunque Paolo Berlusconi ha finalmente ricostruito in pubblico l’episodio della sua conoscenza con Baiardo il 14 febbraio 2011. L’ex gelataio si presentò a Milano agli agenti della scorta del fratello dell’allora presidente del consiglio chiedendo di parlare con Paolo Berlusconi. Come ricostruito alle precedenti udienze, Baiardo fu ammesso dagli agenti della scorta – uno dei quali ha deposto sul punto – da solo al cospetto di Paolo Berlusconi. Ciò nonostante avesse detto di avere precedenti pesanti alla scorta stessa e nonostante fosse già stato condannato nel 1997 per favoreggiamento semplice dei boss Giuseppe e Filippo Graviano. Non due palermitani qualsiasi, ma i capimafia del mandamento di Brancaccio arrestati a Milano il 27 gennaio 1994 e poi condannati per le stragi del 1992 – quelle nelle quali morirono i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nonché la moglie di Falcone, Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta. I Graviano sono stati condannati non solo per le stragi in Sicilia (Capaci e via D’Amelio) ma anche per quelle del 1993 nel centro-nord, in cui morirono altre 10 persone tra Firenze e Milano. Per queste ultime Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri sono stati indagati e archiviati su richiesta dei pm per l’ipotesi (non riscontrata) che fossero mandanti esterni in concorso con i boss.

Dunque Paolo Berlusconi ha ricostruito così l’episodio dell’incontro con Baiardo: “All’uscita del ristorante, la mia scorta mi disse che una persona voleva riferirmi cose su mio fratello. Io non conoscevo questa persona ma l’ho fatta salire nel mio ufficio, dove penso di averlo incontrato da solo con l’agente di scorta che rimase fuori dalla porta. Mi disse sostanzialmente due cose: che aveva cercato di contattare mio fratello e che voleva dire cose spiacevoli su di lui. Queste due cose mi bastarono per interrompere la conversazione. Non ero il segretario di mio fratello e non c’è stato feeling. Poiché non è mia abitudine sottostare a ricatti – anche se non so se il signor Baiardo poi avesse questa intenzione – ho interrotto subito dopo pochi minuti la conversazione. Ho chiamato l’agente di scorta e lo ho fatto accompagnare fuori dall’ufficio e poi ho chiamato l’avvocato Nicolò Ghedini. Poi ho dimenticato la persona, non quell’incontro. Così quando un giornalista di un quotidiano nazionale (Marco Lillo del Fatto Quotidiano nel 2018, ndr) ha chiesto all’avvocato Ghedini se avessi incontrato Salvatore Baiardo il giorno di San Valentino che era una domenica (la domanda del Fatto, basata su quanto Baiardo ci disse off record allora, era sul 14 febbraio dell’anno 2010, mentre la data giusta era il 14 febbraio 2011 in realtà, ndr), io dissi che non lo conoscevo perché lo avevo dimenticato. Non avrei negato una cosa vera mettendomi a rischio di essere smentito dalla mia scorta”.
Paolo Berlusconi ha parlato poi anche della telefonata avvenuta con l’editore de La7 dopo una puntata con la presenza di Baiardo, nel 2023. “Il messaggio inviato a Urbano Cairo (nel febbraio 2023, ndr) era semplice: ‘Vergognati'”. La trasmissione condotta da Massimo Giletti Non è l’arena aveva ospitato la sera prima Salvatore Baiardo che aveva parlato proprio dell’incontro del 14 febbraio 2011 nella sede de Il Giornale ma a detta di Paolo Berlusconi “quello è stato un mio moto di impeto ma lo rifarei. Mi aveva fatto indignare il tono generale della trasmissione che era contro mio fratello su cose che poi si sono dimostrate infondate. La ragione non era per la persona di Salvatore Baiardo.”

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Libera Asti presenta un dossier sulla percezione di mafie e corruzione: il primo passo per una maggior consapevolezza

17 June 2026 at 14:28

di Gionata Borin e Simone Barbiero

Alla fine del 2024 Libera ha presentato il dossier nazionale Linea Libera. Estorsione, usura e corruzione. Conoscere per contrastarle, un’indagine sulla percezione e l’esperienza degli operatori economici su mafie e corruzione in tre città campione: Torino, Firenze e Napoli. Nell’estate del 2025, il coordinamento provinciale di Libera Asti ha deciso di replicare la ricerca su base provinciale.

Sono stati distribuiti 400 questionari anonimi nei quattro principali comuni del territorio: Asti, Nizza Monferrato, Canelli e San Damiano d’Asti. La ricerca ha coinvolto i settori del commercio, manifattura, servizi e, in aggiunta rispetto al modello nazionale, l’agricoltura, comparto chiave dell’economia astigiana. La validazione scientifica è stata curata dai sociologi astigiani Renato Grimaldi ed Enrico Ercole, entrambi docenti universitari in metodologia della ricerca sociologica.

Perché questa ricerca ad Asti?
Le mafie e la corruzione alterano il mercato, attuano una concorrenza sleale e creano barriere per gli operatori economici che vogliono “competere” in maniera onesta e trasparente. Anche il contesto economico non aiuta: crisi di liquidità delle imprese e il rischio sovraindebitamento possono portare ad agevolare l’insediarsi di reti criminali che applicano il cosiddetto “welfare sostitutivo mafioso”, offrendo prestiti a usura come risposta immediata alle lungaggini burocratiche dello Stato, creando un iniziale consenso intorno a loro.

Sul piano giudiziario, inchieste degli ultimi decenni come “Albachiara” e soprattutto “Barbarossa” hanno accertato la presenza di una locale di ’ndrangheta nell’Astigiano. Altre indagini hanno svelato realtà criminali dedite a spaccio di droga, estorsione e usura che, pur non rientrando formalmente nell’art. 416 bis CPP, avevano contatti o rapporti con esponenti del crimine organizzato di stampo mafioso.

I risultati del dossier
Dei 400 questionari distribuiti, ne sono stati restituiti compilati 245 (61%), ottimo risultato dato il tema trattato. I dati mostrano una forte divaricazione tra la percezione dei reati e le denunce reali: più il comune è piccolo, più gli esercenti si sentono al sicuro. Tra i fenomeni più citati emergono i reati da cronaca spicciola (furti, spaccio, risse, vandalismo). Al contrario, è molto bassa la percezione di estorsione e usura, fenomeni che invece sono stati al centro di operazioni delle forze dell’ordine con arresti e confische milionarie ad Asti e provincia. Inoltre, la mafia viene percepita soprattutto come apparato violento, mentre resta poco conosciuto il suo aspetto relazionale con la cosiddetta “zona grigia”: politica, imprenditoria e professionisti.

Un dato poco rassicurante, in un periodo storico in cui le mafie, scegliendo la strategia della “sommersione”, applicano la violenza come extrema ratio, consapevoli che il silenzio riesce a garantire e facilitare i loro affari illeciti. Il rischio quindi potrebbe essere quello di non avere la consapevolezza della loro presenza nel sistema socioeconomico di un territorio. Altro dato allarmante è quello sulle tutele e i benefici finanziari per chi denuncia: oltre il 77% degli intervistati dichiara di “non conoscere per nulla” tali tutele previste dalla legge.

Le proposte di Libera Asti
Presentato il 29 maggio presso la Sala Consiliare della Provincia, il dossier ha spinto Libera Asti a lanciare due iniziative concrete:
– Un tavolo tecnico territoriale riservato alle Istituzioni per la prevenzione, la sensibilizzazione e l’informazione su mafie, usura, estorsione e corruzione.
– La promozione di “Linea Libera”, un servizio telefonico gratuito (800.58.27.27) che offre ascolto, supporto e accompagnamento alla denuncia per vittime e testimoni.

Il dossier “Linea Libera Asti”, integralmente finanziato dal coordinamento di Libera Asti, rappresenta il primo passo di un lavoro volto a contribuire nel rendere la cittadinanza astigiana più consapevole sui rischi di penetrazione criminale nel tessuto economico locale.

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Mafia, al processo Baiardo Paolo Berlusconi chiede di non testimoniare: “Sono fratello di Silvio”. Il giudice però respinge la richiesta

17 June 2026 at 09:50

Al processo contro Salvatore Baiardo, in corso nell’aula 28 del Tribunale di Firenze, Paolo Berlusconi si è presentato a testimoniare declinando le sue generalità in collegamento in differita e accompagnato dal suo avvocato (autorizzato a presenziare senza poter interagire dalla presidente del collegio Anna Favi) e ha inviato prima dell’udienza una nota dei suoi difensori nella quale chiede di astenersi dalla testimonianza ex art. 199 codice procedura penale perché prossimo congiunto di Silvio Berlusconi, in passato indagato nell’indagine sui mandanti esterni delle stragi del 1993. Poi stralciato mentre Marcello Dell’Utri è stato archiviato con decreto del Gip su richiesta dei pm. Il pm Lorenzo Gestri si è opposto sostenendo che non c’è nella norma questa possibilità perché Silvio Berlusconi non è imputato nel presente processo. E fu stralciato dall’indagine per morte nel 2023. Mentre il processo in corso nasce da un’ulteriore stralcio effettuato da quel procedimento per il solo Salvatore Baiardo. Il difensore si Baiardo, avvocato Ventrella ha chiesto che la richiesta sia accolta. Il tribunale si è riservato e ora è in corso la camera di consiglio per decidere. Paolo Berlusconi era stato chiamato a deporre sulle circostanze di un incontro nella sede del quotidiano Il Giornale a Milano avvenuto il 14 febbraio del 2011 proprio con Salvatore Baiardo. Il giudice alla fine ha però deciso perchè la testimonianza si debba fare. Il tribunale, infatti, ritenuto che l’articolo 199 prevede la facoltà di astensione dei soli prossimi congiunti dell’imputato e che il prossimo del teste in questione (cioè Silvio Berlusconi fratello di Paolo) è stato sì indagato nel procedimento principale dal quale è stato separato l’imputato Baiardo ma questa circostanza “non rileva” perché Silvio Berlusconi non è mai stato indagato per i reati oggetto di questo processo ed è stato invece indagato per altri reati per i quali è peraltro stato archiviato.

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