Normal view

Ucraina e Moldavia nella Ue, lunedì negoziati al via

Importante vittoria simbolica per Zelensky, anche il processo potrebbe durare anni, la svolta dopo il venir meno del veto ungherese con la nomina del nuovo governo. Intanto Kiev incassa un primo via libera dell’Fmi a una nuova tranche di aiuti

Israele se ne frega dell’accordo tra Usa e Iran: “Non ci ritiriamo dai territori occupati in Libano”

12 June 2026 at 17:41

Lo stop alla guerra in tutti i Paesi coinvolti non piace a Israele. Nonostante le bozze d’accordo tra Washington e Teheran prevedano l’interruzione delle ostilità anche in Libano, dove invece lo Stato ebraico sta portando avanti una campagna di occupazione militare del Sud, ben oltre i confini stabiliti dalle Nazioni Unite, da Tel Aviv fanno sapere che non c’è alcuna intenzione da parte del governo Netanyahu di interrompere le operazioni militari nel Paese dei Cedri. “Il nostro concetto di sicurezza è chiaro e preciso – ha dichiarato il ministro della difesa, Israel Katz – Stiamo combattendo contro minacce vicine e lontane e puntiamo a soluzioni definitive, non a compromessi o concessioni. Siamo determinati a continuare a perseguire una politica di sicurezza ferma che preservi i risultati raggiunti e non comprometta la nostra capacità di combattere l’asse del male sciita guidato dall’Iran e l’asse del male sunnita guidato dai Fratelli Musulmani”.

La domanda che sorge immediata è cosa può succedere nel caso in cui Israele continui gli attacchi nel Paese, dato che Hezbollah ha invece benedetto lo stop alle ostilità previsto dall’intesa. Se il Partito di Dio, attaccato da Tel Aviv, dovesse rispondere non è chiaro quali altre potenze entrerebbero in gioco. Gli Stati Uniti sembrano volersi sfilare dal pantano mediorientale, mentre l’Iran nei giorni scorsi ha ribadito di essere pronto a difendere il partito armato sciita, suo alleato nell’area, in caso di attacchi da parte di Israele. E questo esporrebbe lo Stato ebraico a uno scontro con Teheran senza il supporto dell’alleato americano.

Ma per Katz non sembrano esserci margini di discussione: “Israele non si ritirerà dalle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza – ha aggiunto – L’Idf continuerà a difendere i nostri confini e i nostri cittadini dal Monte Hermon, dalle montagne libanesi, dalla Samaria e dalla maggior parte del territorio di Gaza contro le minacce provenienti da forze e organizzazioni jihadiste, come insegnamento fondamentale tratto dagli eventi del 7 ottobre”. E critica la decisione di Donald Trump di scendere a patti con gli ayatollah: “Il presidente Usa sta attualmente portando avanti un accordo con l’Iran nell’ottica degli interessi americani, compreso l’interesse comune con Israele, ovvero impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari. Ci aspettiamo che sostenga questo principio e altri principi relativi ai missili e ai gruppi terroristici regionali – ha concluso in riferimento al fatto che nella bozza non viene citato lo smantellamento del programma missilistico iraniano e il disarmo delle milizie filo-Iran in Siria, Iraq e Libano – Israele deve garantire di avere anche la capacità di agire in modo indipendente in futuro per impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari e il premier Benjamin Netanyahu e io abbiamo ordinato all’esercito di prepararsi di conseguenza”.

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Tenerife, problema tecnico per il volo di rientro del Papa a Roma: Leone XIV torna con l’aereo di re Felipe VI

12 June 2026 at 17:13

Si conclude con un imprevisto la visita di Papa Leone XIV alle Canarie. L’aereo papale, diretto a Fiumicino, doveva decollare alle 17 dall’aeroporto di Tenerife-Nord, al termine del viaggio apostolico del pontefice in Spagna tra il 6 e il 12 giugno. Un problema tecnico, però, ha costretto il volo Iberia ad annullare la partenza. L’annuncio del comandante è arrivato proprio mentre il velivolo stava per iniziare la fase di decollo, con grande sorpresa da parte degli oltre 80 giornalisti e operatori video a bordo: “Sono spiacente di informarvi che il guasto richiede tempo – ha detto il pilota – e per questo motivo ci stiamo organizzando per sbarcare i passeggeri”. A quel punto è stato il re Felipe VI di Spagna in persona, congedatosi poco prima, a risalire sull’aereo e scortare il pontefice nella sala vip del terminal. Poco dopo lo hanno seguito il segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, e altri membri del seguito papale. Il guasto è tale da non poter essere riparato immediatamente e per questo il Papa è ripartito verso l’Italia con l’aereo del re di Spagna. Il personale della Santa Sede e i giornalisti faranno invece ritorno nelle prossime ore con un altro velivolo messo a disposizione da Iberia.

Leone XIV doveva arrivare nella tarda serata a Roma dopo la prima visita in un paese europeo da quando si è insediato. La tappa finale sono state proprio le Canarie, dove ora si trova bloccato: sulle isole spagnole ha tenuto un discorso sul dramma migratorio, visitando anche i centri di accoglienza oltre che organizzazioni umanitarie impegnate nell’accompagnamento e l’integrazione.

L’agenda del viaggio è stata intensa, dal ricevimento dei monarchi Felipe VI e Letizia nella capitale, alla messa del Corpus Christi in Plaza Cibeles, con oltre 1 milione e 200mila persone. Prevost ha anche tenuto una veglia con 600mila giovani e ha tenuto uno storico discorso, il primo per un Papa, nel parlamento spagnolo. A Barcellona poi ha visitato il Monastero di Montserrat, richiamando il valore della cultura e della spiritualità, presiedendo la cerimonia solenne nella Sagrada Familia per l’inaugurazione e la benedizione della Torre di Gesù, la più alta della Chiesa nel mondo, nel centenario della morte del suo architetto, Antoni Gaudì.

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Hormuz aperto (come è sempre stato), sgarbo a Israele e nessun accordo sul nucleare: ecco perché l’intesa con l’Iran non è la vittoria di Trump

12 June 2026 at 15:41

“Abbiamo messo fine alla guerra con l’Iran. Hanno accettato di non dotarsi mai di armi nucleari“. Con la solita ansia da dichiarazionismo, che gli è costata una quarantina di smentite in poco più di due mesi, Donald Trump ha ufficializzato l’intesa mentre a Teheran ancora non la davano per certa. Solo ore dopo i media iraniani si sono allineati alla versione circolata sui canali americani. Ma da quanto si apprende, i termini della bozza d’accordo non sono così favorevoli agli Stati Uniti come il tycoon vuol far credere: “Abbiamo vinto la guerra, Teheran non avrà mai l’atomica, era il 95% della questione”. In realtà, per adesso, l’accordo rinvia tutte le contrattazioni sul nucleare degli ayatollah. Forse se ne è accorto pure il presidente Usa che nel pomeriggio ritratta: “I termini dell’intesa fatti circolare da Teheran sono una fake news. Farebbero bene a rimettersi in riga”.

Nessun intesa sul nucleare iraniano

Sia la bozza diffusa da Axios sia quella pubblicata dai media iraniani precisano una cosa: nessuna decisione è ancora stata presa sul nucleare di Teheran, se non quella di discutere la questione in dei negoziati finali ad hoc che si svolgeranno nei 60 giorni successivi alla firma di questo primo accordo preliminare. Dire quindi che “l’Iran non avrà mai l’atomica” è un tentativo maldestro del tycoon di intestarsi una vittoria che, al momento, non c’è, anche perché nel memorandum dovrebbe essere inserito solo un vago impegno iraniano a non costruire la bomba atomica, ma non si parla di arricchimento dell’uranio.

Anzi, il fatto che la questione più importante e il motivo per cui si è deciso di scatenare due guerre con Teheran nell”arco di pochi mesi, stando alle parole di Usa e Israele, sia stata esclusa dall’accordo mostra la debolezza di Washington al tavolo negoziale, più interessata a mettere la parola fine sul conflitto, con conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz, che a ottenere un nuovo impegno sul nucleare dalla Repubblica Islamica. Se ne parlerà nei prossimi mesi, quindi, ma le ipotesi d’intesa circolate fino a oggi non fanno ben sperare la Casa Bianca. Non è chiaro, ad esempio, se Teheran accetterà di consegnare il proprio uranio arricchito direttamente agli Usa, poco probabile, o a un Paese terzo garante, era circolata l’ipotesi Russia. Fatto sta che questo, comunque, non le impedirebbe di continuare ad arricchirne altro. Inoltre, dopo gli attacchi subiti, l’Iran sa bene che la possibilità di costruire una bomba a breve termine rappresenta un deterrente importante per Paesi che mirano al rovesciamento del regime. In tutti questi casi, comunque, quello di Trump sarebbe un accordo al ribasso rispetto a quello siglato nel 2015 da Barack Obama e che lui stesso ha stracciato unilateralmente definendolo “il peggior accordo della storia“.

Stretto di Hormuz, la vittoria dimezzata

La principale e più importante novità dell’intesa in fase di firma è la riapertura dello Stretto di Hormuz con i flussi che, anche se gli iraniani smentiscono, nel migliore dei casi torneranno ai livelli pre-guerra. Una vittoria di Donald Trump? Non proprio. Innanzitutto viene ripristinata una situazione che era in essere già in passato e che non era mai stata messa in discussione, ossia la libertà di navigazione attraverso lo Stretto. Secondo, si è dato all’Iran la possibilità di sperimentare le conseguenze e l’effettiva efficacia del blocco navale, mostrandogli le pesanti conseguenze economiche che questo è in grado di arrecare alle grandi potenze mondiali. Così, in caso di nuove tensioni, Teheran non si farà scrupoli a riproporre il blocco come arma di ricatto. E dalla Repubblica Islamica si precisa anche che “l’Iran non si impegna in questo documento a cedere la gestione dello Stretto o la restaurazione delle condizioni che esistevano prima dell’aggressione militare americana e israeliana”, scrive Irna. Più che una vittoria, quella di Trump sembra una vittoria dimezzata.

Incognita Israele

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Zapatero indagato anche per frode fiscale e contrabbando. A casa dell’ex premier spagnolo gioielli per 1,3 milioni di euro

12 June 2026 at 13:55

Altri guai per l’ex premier socialista spagnolo, José Luis Rodriguez Zapatero. La sua posizione nell’inchiesta sul caso Plus Ultra potrebbe peggiorare. Il giudice dell’Audiencia Nacional, José Luis Calama, ha deciso di ampliare le indagini nei suoi confronti ipotizzando anche i reati di frode fiscale e contrabbando in relazione ai gioielli per un valore stimato di 1,3 milioni di euro, trovati durante una perquisizione effettuata il 19 maggio nel suo studio.

Secondo l’ordinanza del magistrato, citata da Efe, l’origine dei preziosi “non risulta al momento giustificabile“. Il giudice istruttore ritiene che il possesso di beni di lusso di elevato valore, senza tracce fiscali sulla loro acquisizione, possa costituire un indizio di possibile incremento patrimoniale non dichiarato ai fini dell’Irpef.

Calama ipotizza inoltre un presunto reato di contrabbando, sostenendo che non vi sia documentazione che attesti i pagamenti di dazi e imposte eventualmente dovuti per l’importazione dei gioielli nell’Unione europea.
I reati per i quali l’ex premier socialista, in carica dal 2004 al 2011, risulta iscritto al registro degli indagati sono traffico di influenze, falsità documentale, organizzazione criminale, riciclaggio di denaro, frode fiscale e contrabbando. L’inchiesta si concentra sui compensi percepiti dall’ex premier in attività di consulenza, sui rapporti con imprenditori spagnoli e venezuelani su presunti flussi finanziari collegati al salvataggio di Plus Ultra.

Il leader socialista, che sarà interrogato il 17 e il 18 giugno, ha respinto le accuse e, attraverso la segretaria, durante la perquisizione del 19 maggio, ha attribuito i gioielli a eredità ricevute dalla madre e dalla suocera, ad acquisti e a “regali” di cui non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Per la perizia sui gioielli, il giudice istruttore si è affidato alle competenze alla storica casa di aste Ansorena, una delle più autorevoli di Spagna, e alla collaborazione dell’Istituto Gemmologico Spagnolo, che ha verificato l’autenticità e le caratteristiche di smeraldi, rubini e zaffiri presenti in parure, bracciali e orecchini. I gioielli sono circa un centinaio, tra orologi, anelli, collane, bracciali e orecchini. Secondo quanto era stato riferito in precedenza dall’entourage dell’ex premier socialista, le gioie deriverebbero avrebbero un valore tra i 30mila e i 50mila euro. Ma la valutazione acquisita dagli inquirenti supera di gran lunga questa stima. Una discrepanza che ha indotto Luis Arroyo, consulente della comunicazione e considerato il portavoce di Zapatero, a scusarsi pubblicamente “per aver indotto in errore” sul valore dei gioielli. Arroyo ha ammesso che la valutazione dei gioielli, da lui indicata inizialmente, era errata.

Ora gli investigatori vogliono accertare la provenienza dei preziosi, per verificare se possano avere un collegamento con i presunti trasferimenti all’estero di fondi provenienti dal finanziamento della compagnia Plus Ultra.

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Zapatero e quel dossier degli Usa rimasto nel cassetto per 5 anni. La stampa spagnola: “Perché tirare fuori quelle chat proprio adesso?”

12 June 2026 at 12:39

Un funzionario dell’ufficio madrileño di Homeland Security Investigations, il braccio investigativo del Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti, consegna alla Brigata Anticorruzione della Polizia Nazionale spagnola il contenuto estratto dal telefono di Rodolfo Reyes Rojas, ex principale azionista della compagnia aerea Plus Ultra. Due mesi dopo, il 18 maggio, l’ex presidente del governo José Luis Rodríguez Zapatero viene formalmente imputato dall’Audiencia Nacional. Due mesi. Sessanta giorni tra la consegna del materiale americano e l’imputazione del primo ex premier socialista della storia democratica spagnola. È questo il dato che ha spaccato il dibattito pubblico in Spagna, non tanto su cosa contenesse quel telefono, ma su quando è arrivato e perché proprio adesso.

Il telefono di Reyes non era infatti una scoperta recente. Il 9 maggio 2021, l’imprenditore venezuelano viene fermato all’aeroporto di Miami. Non gli è consentito entrare negli Stati Uniti, viene deportato a Panama. In quelle ore, la polizia doganale americana clona il suo dispositivo. Dentro ci sono le conversazioni tra i dirigenti di Plus Ultra sul salvataggio pubblico da 53 milioni di euro, i messaggi che oggi costituiscono il cuore dell’accusa contro Zapatero. Tra questi, la frase attribuita a Reyes: “Sì fratello. Il nostro amico Zapatero dietro”. Quel materiale resta nei server americani per cinque anni. Poi, il 18 marzo 2026, arriva in Spagna.

Cinque anni in un cassetto, sessanta giorni per l’imputazione, uno scontro diplomatico aperto in mezzo. La stampa spagnola più critica non sostiene che le prove siano false. Sostiene che la loro consegna sia stata una scelta politica — e che quella scelta abbia avuto effetti reali sull’assetto politico spagnolo.

ElDiario.es, nella cronaca firmata da Javier Lillo pubblicata il 9 giugno, mette in evidenza i termini esatti della questione: gli Stati Uniti hanno impiegato cinque anni per trasmettere alla Spagna quelle chat e lo hanno fatto due mesi prima dell’imputazione di Zapatero. Il giudice Calama, nel frattempo, ha aperto una rogatoria internazionale per ottenere l’autorizzazione formale a usare quelle prove in aula, a riprova del fatto che il materiale è reale e documentato, ma il cui percorso giuridico è ancora aperto.

InFoLibre è più diretto: i messaggi chiave sono stati inviati alla polizia spagnola cinque anni dopo la loro acquisizione e “in piena crisi diplomatica” tra Madrid e Washington, pochi giorni dopo che il governo spagnolo aveva rifiutato pubblicamente di dare appoggio agli Usa nel conflitto con l’Iran. Il contesto è cruciale per capire la lettura politica che ne fanno molte redazioni spagnole. Nei mesi precedenti, le tensioni tra il governo Sánchez e l’amministrazione Trump avevano raggiunto un livello senza precedenti per due paesi alleati Nato: Madrid si era rifiutata di autorizzare l’uso delle basi militari di Morón e Rota per le operazioni contro Teheran, aveva mantenuto i contratti con Huawei per il sistema nazionale di intercettazioni, e aveva tenuto una posizione autonoma su Gaza. Trump aveva risposto minacciando di tagliare tutto il commercio con la Spagna, definendo il governo Sánchez “terrible” e arrivando a evocare misure di embargo.

In questo clima sono arrivati i dati di Reyes. El Salto Diario pubblica un’opinione firmata che non esita a esplicitare la tesi: “Non ho prove, ma ho indizi che il presidente Trump e l’amministrazione americana ci stia trattando con lo stesso metro applicato al suo cortile di casa, cioè a diversi paesi latinoamericani. Cosa differenzia questo caso dall’Hondurasgate o dalle ingerenze in Ecuador? Si tratta di un tentativo di far cadere Pedro Sánchez“. Il pezzo identifica anche il perché Zapatero sarebbe un bersaglio utile per Washington: i suoi rapporti con il Venezuela post-chavista, il suo ruolo come mediatore nell’esilio del leader dell’opposizione Edmundo González Urrutia, e i suoi legami storici con Huawei. Per El Salto, la destra spagnola “non ha remore nel sostenere l’operazione”, citando il suo collegamento con María Corina Machado.

L’analisi più sistematica arriva da eldiario.es, nella sezione Canarias Ahora. Il titolo del pezzo firmato da José Manuel Rivero, pubblicato il 28 maggio, è già un programma: “Sovranità sotto assedio: geopolitica dell’ingerenza giudiziaria e diplomatica in Spagna”. La tesi centrale è che “la gestione strategica dei tempi da parte di HSI evidenzia che la prova tecnologica non è stata attivata per ragioni processuali, ma per una precisa opportunità politica globale degli Stati Uniti. Bisognava togliere Zapatero dalle sue relazioni o interazioni diplomatiche o commerciali con il Venezuela e con la Cina. E di passaggio, rimuovere uno dei principali pilastri di sostegno politico del presidente Sánchez”. Rivero non parla di prove fabbricate. Parla di prove reali usate nel momento politicamente più conveniente da un alleato che ha i propri interessi — il che, argomenta, è una forma di ingerenza altrettanto efficace.

A completare il quadro, tre giorni dopo l’imputazione di Zapatero, Santiago Abascal si reca dall’ambasciatore americano in Spagna, Benjamín León Jr. Il leader di Vox gli trasmette la denuncia della “grave situazione di corruzione” del governo Sánchez. Per la stampa progressista spagnola quella visita non è un atto di normale dialogo parlamentare: è la materializzazione di un asse diretto tra la destra populista e Washington in un momento di massima pressione sul governo socialista.

La relazione preferenziale tra Vox e l’amministrazione Trump è un dato documentato. Abascal era stato invitato personalmente da Trump alla cerimonia di insediamento del gennaio 2025, mentre il presidente Sánchez non aveva ricevuto nessun invito. Il portavoce di Vox aveva commentato che quella relazione era “un’opportunità per fare grande la Spagna di nuovo”, citando la Heritage Foundation come canale privilegiato. E mentre Abascal costruiva quel rapporto con Washington, a Madrid lo stesso Abascal sfruttava l’onda del caso Plus Ultra per chiedere, senza numeri parlamentari sufficienti, una mozione di sfiducia contro Sánchez. Il caso Plus Ultra, scriveva L’Opinione, era diventato la leva politica con cui la destra voleva “evidenziare il sostegno garantito all’esecutivo PSOE-Sumar dai partiti della sinistra e dai movimenti baschi e catalani”. Questa lettura, però, ha dei limiti che la stessa stampa progressista non ignora. Il più importante lo ha posto il giurista costituzionalista Joaquín Urías su eldiario.es: la tempistica americana è sospetta, ma le prove materiali nel fascicolo del giudice Calama esistono indipendentemente da essa. Il sumario conta quasi quattromila pagine. Non ci sono messaggi diretti di Zapatero, ma ci sono “molte conversazioni che puntano alla sua leadership nella trama”. Il rapporto della UDEF parla esplicitamente di un “liderazgo invisible, aunque acreditado”.

Il sito di fact-checking Maldita.es ha ricostruito la vicenda con la precisione che gli è propria. Alla domanda se “Trump abbia consegnato prove contro Zapatero”, la risposta è “sì, la collaborazione americana è documentata e il DHS l’ha confermata”. Ma le richieste di chiarimento inviate dalla testata alla Audiencia Nacional, alla Polizia, al Dipartimento di Giustizia americano e all’ufficio HSI di Madrid sono rimaste senza risposta al 25 maggio 2026. Il che vuol dire che i fatti di base sono certi, ma la catena di decisioni interna all’amministrazione americana, chi ha ordinato di trasmettere il materiale, quando e perché, è ancora opaca. Izquierda Unida, riportata da Público, è andata oltre: “Per chi avesse ancora qualche dubbio, è chiaro che l’obiettivo ultimo di alcune agenzie americane non è perseguire casi di corruzione come questo. Nella loro scala di priorità, è punire chi partecipa in operazioni commerciali per aggirare le sanzioni imposte dagli Usa a paesi con cui sono in conflitto, come il Venezuela.”

Due assenze pesano nel dibattito. El País, il quotidiano di riferimento del centrosinistra spagnolo, il più letto del paese, ha coperto abbondantemente la cronaca giudiziaria, ma non ha prodotto editoriali o colonne che sviluppino la tesi dell’ingerenza americana. La linea editoriale sembra preferire la strada della presunzione di innocenza sul piano strettamente giuridico, senza avventurarsi in un terreno che rischierebbe di suonare come una difesa politica di Zapatero. ABC, dal canto suo, è sulla sponda opposta: per il quotidiano conservatore di Vocento, la cooperazione americana è semplicemente buona polizia internazionale che ha prodotto prove di corruzione socialista. La questione del timing non è un problema — è una soluzione. Nessuno dei due giornali, dunque, affronta il nodo centrale del dibattito: non se le prove esistano, ma perché siano arrivate adesso. È una domanda legittima e ancora aperta. L’unica risposta certa, per ora, è che un ex presidente del governo spagnolo deve rispondere davanti a un giudice. E che il materiale che lo ha portato lì ha fatto un viaggio di cinque anni prima di attraversare l’Atlantico.

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L’Ucraina ha battuto la Russia (a scacchi): la potentissima federazione di Mosca fuori dalle competizioni internazionali per 3 anni

12 June 2026 at 12:37

Per tre anni fuori dai giochi ci rimarrà lei, la potenza assoluta dei sessantaquattro quadrati bianchi e neri, nell’era della Guerra Fredda e oltre: la Russia. L’Ucraina ha battuto la Federazione russa: intanto, a scacchi. La Fide ha annunciato la sospensione di Mosca – e dei suoi innumerevoli giocatori e campioni – dopo che il Tribunale dello Sport ha stabilito che la sovranità gialloblu è stata violata: l’organizzazione scacchistica russa ha organizzato competizioni in Crimea e nei territori dove scorre ancora sangue e fuoco. Losanna ha deciso: niente mosse del cavallo e arrocchi per i russi che non si potranno più sedere ai tavoli da gioco e non potranno più rappresentare il loro Paese nelle competizioni internazionali. Per i prossimi tre anni potranno decidere di gareggiare solo sotto bandiera neutrale, senza tricolore ufficiale.

La disputa è cominciata nel 2023, quando Kiev ha presentato un reclamo formale contro l’organizzazione gemella russa per aver violato i regolamenti Fide, organizzando tornei in terre oggi di trincea. Sospesa per due anni con una multa di 50mila dollari da pagare, Mosca non ha rispettato nemmeno l’ordinanza emessa a marzo scorso dalla corte arbitrale dello sport che che imponeva la cessazione di tutte le competizioni entro novanta giorni per chiudere battenti delle competizioni da Donetzk a Sebastopoli, da Kherson a Zaporizhzhia.

La decisione Fide “va oltre il mondo degli scacchi: invia un segnale a tutte le organizzazioni sportive internazionali sul fatto che la legittimazione dell’occupazione attraverso lo sport è inaccettabile” ha dichiarato Oleksandr Kamyshin, consigliere del presidente ucraino Zelensky. Per l’Fsu (Federazione scacchistica Ucraina) si tratta di “una vittoria storica”, l’esito di una lunga battaglia combattuta a lungo nelle aule delle corti internazionali. Mosca non promette passi indietro e non intende arrendersi: “I nostri legali la stanno esaminando, ci riserviamo il diritto di contestare la decisione del Consiglio se riterremo che vi siano motivi per farlo”. Non è stata una “sorpresa”, comunque, per Andrey Filatov, presidente della Federazione scacchistica russa: a una partita di questo tipo erano preparati.

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Budget Ue 2028-2034: negoziati tra i Ventisette Paesi al primo test

BRUXELLES – Dopo mesi di negoziato tecnico, la presidenza cipriota dell’Unione europea ha presentato ieri una prima bozza di progetto di bilancio comunitario 2028-2034, introducendo «moderati tagli» alla proposta presentata...

Pechino: “Tartarughe e pesci spia nei nostri mari per rubare dati sensibili”. Così la Cina accusa le intelligence straniere

12 June 2026 at 11:07

Nuove accuse da parte di Pechino alle agenzie di intelligence occidentali, che usano tartarughe e pesci per carpire i segreti strategici della Cina attraverso sensori fissati al corpo degli animali marini. Il ministero della Sicurezza di Stato, in un post sui social media dal titolo ‘sotto il blu profondo, le correnti sotterranee stanno montando’, ha affermato che le agenzie di spionaggio internazionali stanno utilizzando “nuovi tipi di apparecchiature di spionaggio” per rubare dati marini sensibili. “In alcune acque della Cina sono stati scoperti animali marini relativamente grandi con sensori attaccati”, ha detto il ministero aggiungendo che le creature sono state trovate “nuotare in una zona specifica, raccogliendo dati sensibili sull’ambiente marino come la temperatura dell’acqua, la salinità e le correnti oceaniche, trasmettendoli all’estero via satellite”.

I sensori sui corpi di pesci e tartarughe sono finalizzati alla creazione di mappe subacquee. Oltre a questa tecnica, vengono utilizzate dalle agenzie straniere – spiega Pechino – boe di rilevamento, droni oceanici e dispositivi elettronici installati sulle navi, per sottrarre dati sensibili. Come riportato da Global Times, in un articolo pubblicato sull’account WeChat, il ministero ha spiegato che in alcune aree marittime cinesi sarebbero state individuate boe equipaggiate con sensori acustici ad alta precisione in grado di raccogliere dati in tempo reale, comprese le firme sonore dei sottomarini cinesi. Nello specifico, Pechino ha inoltre denunciato il ritrovamento di grandi animali marini, definiti “tartarughe spia” e “pesci spia”, equipaggiati con sensori per monitorare temperatura dell’acqua, salinità e correnti marine, con trasmissione dei dati via satellite all’estero. Secondo il ministero, anche alcune aziende straniere avrebbero promosso dispositivi elettronici per navi mercantili presentati come servizi marittimi, ma utilizzabili per monitorare attività portuali e raccogliere informazioni strategiche. Le autorità cinesi hanno invitato cittadini e armatori a segnalare dispositivi sospetti e a evitare installazioni di apparecchiature di origine sconosciuta.

Tra gli episodi e le notizie trapelate rispetto a tecniche di spionaggio, a giugno 2025 Pechino aveva accusato l’intelligence americana, la Central Intelligence Agency (Cia), di compiere un “assurdo” tentativo di reclutamento dei suoi cittadini tramite i video diffusi su X, social media peraltro al bando nella Repubblica popolare. Insomma, una campagna non basata sugli approcci segreti e riservati da film di Hollywood, ma con modalità chiare, alla luce del sole. All’epoca, il ministero della Sicurezza di Stato cinese aveva denunciato la pubblicazione dei video sulla piattaforma di Elon Musk: “annunci di lavoro” che invece andavano valutati come “stratagemma amatoriale” per convincere le persone a fare la spia per conto degli americani. La campagna di arruolamento della Cia per tutti i “delusi” dalla leadership cinese era stata illustrata in via ufficiale dal suo direttore John Ratcliffe, chiarendo che i video pubblicati già a maggio, che sollecitavano la condivisione di segreti di Stato, miravano a “reclutare funzionari cinesi per aiutare gli Stati Uniti”. Si trattava, spiegò nell’occasione Ratcliffe, “solo di uno dei tanti modi in cui stiamo modificando le nostre strategie”. All’epoca, Pechino condannò i post definendoli “una palese provocazione politica”. Un altro episodio attinente allo spionaggio che si era guadagnato per 17 giorni le prime pagine dei giornali, era stata la flotta di droni misteriosi che a dicembre 2023 aveva sorvolato la base militare di Langley, in Virginia, violando lo spazio aereo su una zona che ha la più alta concentrazione di strutture sensibili per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Un fenomeno che aveva innervosito il Pentagono e scatenato due settimane di incontri segreti alla Casa Bianca tra Joe Biden, funzionari dell’Fbi, del dipartimento della Difesa e dell’Homeland Security, tutti impegnati a capire se si trattasse di dronisti amatoriali o dell’infiltrazione di forze ostili agli Stati Uniti come Russia e Cina. Uno smacco per la difesa americana, come la storia del pallone spia cinese infine abbattuto su decisione di Biden.

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Passeggeri trasformano il volo Ryanair in una discoteca: nel corridoio tra balli, cori, alcol. Poi una lite a bordo interrompe bruscamente l’atmosfera

12 June 2026 at 10:36

Un volo Ryanair da Londra Stansted a Malta si è trasformato in una vera e propria festa ad alta quota, con un gruppo di passeggeri che ha iniziato a ballare e festeggiare nel corridoio dell’aereo, trasformando la cabina in una sorta di discoteca improvvisata. Il video della scena, diventato rapidamente virale con oltre 235mila visualizzazioni, mostra diversi viaggiatori che si alzano dai loro posti, ballano tra le file e festeggiano tra urla e bottiglie di alcol. Un episodio che ha diviso i passeggeri: per alcuni è stato un momento di divertimento condiviso, per altri un comportamento fuori controllo.

Secondo quanto riportato dal Mirror, a riprendere la scena è stata TJ Wright, 28 anni, manager di un’azienda nel settore dei pannelli solari, che viaggiava da sola verso Malta per partecipare a un festival di musica dance. La donna ha raccontato di aver vissuto il volo come un’esperienza positiva e inattesa: “Tutti erano sconosciuti su questo volo e siamo diventati un’unica cosa. Devo dire che, viaggiando da sola, è stato uno dei voli migliori proprio perché tutti erano pronti a festeggiare. Tutti i passeggeri si sono lasciati andare con applausi, musica e una sorta di festa”.

Secondo il suo racconto, l’atmosfera sarebbe poi cambiata quando una passeggera avrebbe reagito in modo aggressivo al rumore proveniente dalle file posteriori: “Un passeggero davanti a me ha lanciato una bottiglia vuota contro uno dei ragazzi seduti vicino a me, dicendogli di stare zitto. Ho chiesto gentilmente di scusarsi e di non essere così scortese e tutti i passeggeri hanno reagito applaudendo”, ha riferito Wright.

La situazione sarebbe rientrata solo con l’intervento dell’equipaggio di cabina, che inizialmente avrebbe tollerato l’animazione a bordo, per poi richiamare tutti all’ordine quando si è accesa la spia delle cinture di sicurezza: “L’equipaggio sembrava divertirsi, ma quando si è accesa la luce delle cinture tutti hanno dovuto sedersi. La donna che aveva lanciato la bottiglia è stata invitata a sedersi, altrimenti sarebbe stata spostata”, ha aggiunto la passeggera. Ryanair non ha rilasciato commenti ufficiali sull’accaduto.

@liverpoolecho Rowdy Brits turned their flight into a memorable one after they “threw a party” in the aisle of a Ryanair plane #news #travel #flight ♬ original sound – Liverpool Echo

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Due suorine si conoscono in monastero, si innamorano follemente, lasciano i voti e si sposano: l’incredibile storia d’amore di Luiza Silvério e Francília Costa

12 June 2026 at 10:32

Una storia di amicizia, affetto sincero, poi l’amore, la passione e infine il matrimonio. Solo che tutti questi sentimenti sono nati all’intento del monastero. Luiza Silvério ha incontrato per la prima volta colei che sarebbe diventata sua moglie, in convento dove entrambe erano novizie all’età di 19 anni, Ma all’inizio non si sopportavano.

Francília Costa ha confessato alla BBC Brasil: “Anche io pensavo la stessa cosa di lei, credevo che si desse delle arie.” Francília era già in convento da cinque anni quando Luiza ha fatto il suo ingresso nella comunità religiosa. Aveva già pronunciato i voti solenni di povertà, castità e obbedienza e stava portando avanti gli studi per conseguire una laurea in teologia. La sua scelta di abbracciare la vita monastica era profondamente radicata nell’educazione ricevuta dai nonni, persone di grande fede, che l’avevano cresciuta a Piauí, nel nord-est del Brasile.

Pian piano, nei due anni successivi, le due novizie si sono avvicinate mentre la loro amicizia cominciava a svanire, anche la loro fede ha iniziato a vacillare. Durante il Covid, Francília ha sofferto di attacchi di panico per la paura di contrarre e diffondere il virus. Così ha iniziato una terapia e ha riconsiderato le sue scelte. Diceva: “La vita religiosa è una vita molto bella, ma bisogna avere salute fisica e mentale. Non basta saper pregare”.

Luiza ha dovuto affrontare i suoi problemi dopo la morte della nonna, che le ha causato attacchi di panico e depressione. La terapia l’ha anche convinta di dover dare priorità alla sua salute mentale e di dover accantonare il sogno di prendere i voti e vivere in convento per sempre.

“Anche Luiza doveva prendersi cura della sua salute mentale – ha dichiarato Francília – e quando ha deciso di andarsene, sono rimasta scioccata. ‘Mio Dio! Una ragazza di quell’età ha la capacità di pensare a ricominciare la vita, non importa come sia. E io non ci riesco nemmeno, anche se ho vissuto più fuori che dentro”. Così anche lei ha lasciato il convento, ma è stato più difficile di quanto entrambe avessero immaginato.

Luiza ha specificato: “La vita qui fuori non è facile. È davvero dura. Non sai mai se riuscirai ad andare all’università o se troverai un lavoro”. Francisa la pensava allo stesso modo: “Immagina un colloquio di lavoro, qualcuno ti chiede ‘Qual è la tua laurea?‘ ‘Teologia.’ Che tipo di lavoro potrei mai trovare?”.

Ma piano piano entrambe preso in mano la loro vita fino al grande passo, il matrimonio che è stato celebrato a ottobre 2025, circondate dall’affetto di amici e parenti.

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Una suora e un sacerdote rapinano una gioielleria di Madrid, ma lo smalto sulle unghie li inchioda: era un travestimento. La polizia arresta tutta la banda

12 June 2026 at 10:05

Strano, ma vero. Due rapinatori si sono presentati in una gioielleria di Calle Alcalá, nel cuore di Madrid, travestiti da sacerdote e suora, contando sul clima di festa per la storica visita di papa Leone XVI.

Un piano apparentemente infallibile, destinato però a sgretolarsi per un dettaglio apparentemente insignificante. A tradire la banda è stata una cliente particolarmente attenta: le unghie laccate della presunta suora non sono passate inosservate ai suoi occhi, insospettendola al punto da spingerla ad allertare immediatamente le forze dell’ordine.

Da quell’istante, il copione meticolosamente costruito dai malviventi si è dissolto, lasciando spazio a un inseguimento concitato per le strade della città. Le autorità spagnole si sono messe subito sulle tracce dei fuggitivi, mentre l’episodio ha già sollevato interrogativi sulla sicurezza nelle aree commerciali del centro cittadino durante i grandi eventi internazionali.

Ma cosa è accaduto? Mentre i due falsi religiosi entravano in azione nel negozio, altri complici presidiavano la zona e un’auto era pronta fuori per la fuga. La polizia ha però chiuso rapidamente le possibili vie d’uscita, trasformando la corsa della banda verso la tangenziale della M-30 in una trappola. In tutto sono sette i rapinatori arrestati, ai quali sono state sequestrate armi da fuoco.

La polizia sta verificando possibili collegamenti tra una serie di rapine e tentati assalti a gioiellerie registrati nelle ultime settimane nella regione di Madrid. L’episodio più recente risale a due giorni fa, quando una banda travestita da religiosi ha tentato un colpo in un centro commerciale di Torrelodones. Tuttavia, questa volta il travestimento non è bastato a ingannare le forze dell’ordine: l’operazione si è conclusa con l’arresto dell’intera banda.

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Vince milioni alla Lotteria, ma continua a fare il lavoro che odia: “La mia famiglia non sa gestire i soldi, continuo a vivere come se nulla fosse cambiato”

12 June 2026 at 09:35

Vincere milioni alla lotteria e continuare a fare un lavoro che si detesta. È la scelta controcorrente di una donna che, dopo aver incassato un jackpot milionario, ha deciso di non stravolgere la propria vita e di mantenere il massimo riserbo sulla vincita, persino con la sua famiglia. La donna, rimasta anonima, ha raccontato la sua storia sui social, spiegando di essere cresciuta in condizioni economiche difficili e di aver recentemente riscosso una somma a sette cifre. Nonostante il patrimonio accumulato, continua a svolgere il suo impiego abituale e ha persino iniziato a guidare per Uber nel tempo libero per guadagnare qualche soldo extra.

Una scelta che ha sorpreso molti utenti online. La vincitrice ha infatti spiegato di voler vivere come se nulla fosse cambiato, almeno per il momento, e che voleva evitare di attirare l’attenzione sulla propria nuova condizione economica. Tra gli episodi raccontati c’è anche l’acquisto di una nuova automobile: “I miei familiari sono convinti che debba pagarla a rate ogni mese, ma in realtà ho comprato una piccola Hyundai da 30mila dollari e l’ho saldata immediatamente”, ha raccontato.

La donna ha spiegato di non aver ancora rivelato la vincita ai parenti, pur avendo intenzione di utilizzare parte del denaro per migliorare la qualità della vita della famiglia: “Vorrei che mia madre potesse andare in pensione. Vorrei che smettessimo di vivere nelle case popolari e potessimo finalmente avere una vita dignitosa e confortevole. Non voglio più vivere con l’ansia del lavoro”, ha affermato. La vincitrice ha aggiunto di aver iniziato a riflettere sul futuro e sulla gestione del patrimonio: “Sono idee che ho annotato nel tempo e forse non tutte sono particolarmente realistiche, ma so che devo imparare a investire il denaro in modo più intelligente”.

A frenarla dal condividere immediatamente la notizia con i suoi cari sarebbe soprattutto il loro rapporto con il denaro: “Amo profondamente la mia famiglia, ma nessuno di noi è davvero preparato quando si tratta di questioni finanziarie. Vedo persone della mia famiglia consumare l’intero stipendio acquistando cose a caso online ogni due settimane. Credo che abbiamo bisogno di una maggiore educazione finanziaria prima che io racconti loro qualsiasi cosa”, ha aggiunto.

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Nyt: “Gli Usa pensano a un drastico ritiro di caccia e navi a disposizione della Nato in Europa”

12 June 2026 at 09:23

Il ritiro dell’appartato militare statunitense dall’Europa è già una realtà: a maggio la Casa Bianca aveva annunciato un importante disimpegno in Germania, superiore ai 5mila soldati già annunciati, aggiungendo che i Paesi europei devono assumersi maggiori responsabilità per la loro difesa. E qualche giorno prima, aveva minacciato un parziale ritiro delle truppe Usa anche da Italia e Spagna per il mancato supporto nella guerra all’Iran e nel controllo dello Stretto di Hormuz. Ora, secondo quanto riporta il New York Times, gli Usa pianificano un drastico taglio del numero di caccia e navi militari a disposizione delle operazioni Nato in Europa: secondo il quotidiano americano sono previsti in particolare la riduzione da 150 a 100 degli F-16 e degli F-15E in territorio europeo e da 26 a 15 degli aerei da ricognizione, il ritiro di tutti e otto gli aerei da cisterna e il “ricollocamento di un sottomarino lanciamissili, di una portaerei e di “diverse navi da guerra”.

Tali intenzioni, aggiunge il Ny Times citando due alti funzionari europei, sono state comunicate agli alleati all’inizio di giugno in un documento. Il Pentagono aggiunge il Ny Times ha “rifiutato di commentare le cifre specifiche contenute nel documento” citato, facendo riferimento a una più generica dichiarazione del suo Comando Europeo sull’intenzione di ridurre l’impegno militare Usa in Europa. Alcuni dettagli di questo programma di disimpegno erano invece stati anticipati da Die Welt. Funzionari statunitensi hanno indicato che il taglio dei mezzi militari statunitensi in Europa verrà attuato “molto presto”, ben prima di quando previsto dagli alleati europei, scrive ancora il giornale Usa. Tale improvvisa riduzione delle forze disponibili, aggiunge, può avere conseguenze su aspetti come capacità Nato di monitorare il traffico dei sottomarini russi o di lanciare missili Tomahawk a lungo raggio in profondità nel territorio russo.

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“Al mio matrimonio era prevista pioggia così ho ingaggiato una strega su Etsy. Aveva il miglior prezzo e i migliori ‘tempi di consegna’”: la surreale storia di Eloïse Tonkin

12 June 2026 at 09:21

C’è chi la considererebbe una trovata per guadagnare qualche dollaro facendo leva sulla superstizione e chi, invece, sarebbe disposto a credere che abbia davvero funzionato. Di certo Eloïse Tonkin, una sposa australiana di 28 anni, è convinta che i 6,04 dollari spesi per assumere una “strega” su Etsy siano stati ben investiti.

A raccontarlo è la stessa Tonkin in un’intervista a People. Due giorni prima del matrimonio con Alexander, a Sydney, le previsioni annunciavano pioggia battente. “Avevo visto qualcuno online parlare di incantesimi per il meteo del matrimonio e ho pensato che tentare non avrebbe fatto male”, ha spiegato.

Spinta anche dalle amiche, la futura sposa ha iniziato a cercare una sedicente strega sulla piattaforma Etsy. Dopo aver confrontato diverse proposte, ha scelto una donna che si faceva chiamare Elena. “Aveva il miglior prezzo, i tempi di consegna migliori e le recensioni migliori“, ha raccontato. E il costo era decisamente contenuto: “Un vero affare”.

Secondo quanto riferito dalla venditrice, il rituale denominato “Sunshine Blessing Ritual” sarebbe stato eseguito la sera prima delle nozze con l’obiettivo di garantire “un’atmosfera luminosa, calma e senza pioggia”.

La mattina successiva, però, qualcosa ha colpito la sposa. “Mi sono svegliata e ho visto la più bella alba sul porto di Sydney”, ha raccontato. “È stato davvero magico dopo giorni di cieli grigi e pioggia“. E ancora: “La giornata era calda, soleggiata e leggermente nuvolosa qua e là. Non avrei potuto chiedere un meteo migliore”.

Secondo Tonkin, il risultato sarebbe stato ancora più sorprendente considerando le previsioni: “C’era il 50% di possibilità di pioggia ma non è caduta neanche una goccia”. Oggi la donna dice che consiglierebbe ad altre future spose di fare lo stesso. “Anche solo per stare tranquille o come gesto simbolico“, ha spiegato. Pur aggiungendo una precisazione significativa: “Credo che queste cose funzionino ancora meglio quando ci credi davvero”.

La vicenda si conclude con un dettaglio quasi cinematografico. Dopo il rituale, infatti, la presunta strega avrebbe chiuso il suo negozio Etsy e cancellato i suoi profili social. “È letteralmente scomparsa nel tramonto dopo aver lanciato il suo incantesimo”, ha scherzato la sposa.

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Riapertura di Hormuz, fine della guerra in Libano e nuovi negoziati sul nucleare iraniano: cosa prevede la bozza di intesa Usa-Iran

12 June 2026 at 07:41

Fine dei combattimenti in Libano, tregua di 60 giorni per avviare i negoziati ad hoc sul programma nucleare iraniano, e riapertura dello Stretto di Hormuz. Nelle ore in cui da Washington Trump proclama di avere “messo fine alla guerra” e prende forma l’indiscrezione secondo cui a Ginevra Stati Uniti e Iran firmeranno la tregua, Axios rende noti i punti principali dell’accordo. A supporto della possibile cerimonia in Svizzera, il sito Usa spiega che ieri quattro aerei C-17 statunitensi sono decollati per l’Europa, trasportando “materiale per un possibile viaggio” del vicepresidente Usa J.D. Vance, che Donald Trump ha indicato come la figura incaricata di firmare l’accordo preliminare, verso la città svizzera. Secondo due diplomatici di due paesi mediatori e due funzionari statunitensi, l’accordo preliminare è stato raggiunto mercoledì sera dopo ore di negoziati tra il mediatore qatariota Ali Al-Thawadi e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Durante i colloqui a Teheran, riferisce ancora Axios, Al-Thawadi ha parlato al telefono più volte con gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Tuttavia, l’annuncio di Trump sulla finalizzazione dell’accordo è giunto inaspettato per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che nei giorni scorsi, Netanyahu si è trovato all’oscuro di tutto, contattando alleati vicini all’amministrazione Trump per cercare di raccogliere informazioni, secondo una fonte statunitense a conoscenza diretta dei fatti.

La proposta di memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran estenderebbe l’attuale cessate il fuoco di 60 giorni, avviando al contempo negoziati per un accordo più ampio relativo al programma nucleare iraniano. La bozza dell’accordo prevederebbe la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, senza l’applicazione di tariffe di transito, e mira a riportare i volumi di traffico marittimo ai livelli pre-bellici entro 30 giorni. In cambio, l’Iran si impegnerebbe a non sviluppare armi nucleari e ad affrontare le preoccupazioni relative alle proprie scorte di uranio arricchito. Secondo quanto riferito, eventuali misure concrete riguardanti il programma nucleare di Teheran sarebbero oggetto di un accordo separato e più dettagliato. Un punto, questo, rimasto ineguagliato come nelle precedenti bozze poi non condivise tra le parti.

Axios ha inoltre affermato che l’intesa garantirebbe all’Iran un allentamento graduale delle sanzioni, subordinato al rispetto degli impegni assunti, incluse deroghe temporanee per consentire l’esportazione di petrolio. Secondo le informazioni, l’accordo di massima è stato raggiunto mercoledì sera al termine di colloqui tra il mediatore qatariota Ali Al-Thawadi e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, con il coinvolgimento nei negoziati degli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che Teheran non ha ancora preso una decisione definitiva sulla proposta, mentre Axios ha riferito che l’accordo è in attesa dell’approvazione finale da parte dei vertici iraniani. Qualora venisse firmato, l’accordo dovrebbe prendere il nome di ‘Accordo di Islamabad’, a testimonianza degli sforzi di mediazione compiuti da Qatar e Pakistan.

I termini dell’accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine ai combattimenti nella regione prevedono che Israele interrompa completamente l’offensiva contro Hezbollah in Libano. A riferirlo è il quotidiano filo-Hezbollah ‘Al-Akhbar‘, come riportato da Times of Israel. Oltre a sospendere ogni attacco in tutto il Libano, l’accordo impone a Israele di rinunciare a qualsiasi territorio conquistato nel sud del Paese e include un piano per il “rapido ritiro” delle truppe dell’Idf.

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