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In Ucraina l’IA ha ucciso in autonomia. Ecco come

11 June 2026 at 16:09

Per la prima volta nella storia, droni completamente autonomi avrebbero ucciso esseri umani senza alcun intervento diretto degli operatori, segnando il superamento di un’importante linea rossa in ambito etico e morale. La rivelazione arriva da Alexander Kokhanovskyy, imprenditore del settore della difesa ucraino, che parlando con un corrispondente della rivista New Scientist ha raccontato di come quanto descritto poche righe sopra sia avvenuto nel corso di un test condotto circa due anni fa lungo la linea del fronte.

Secondo il racconto, dieci quadricotteri equipaggiati con sistemi IA furono lanciati verso una zona di combattimento compresa tra Bakhmut e Chasiv Yar. Dopo aver percorso alcuni chilometri in modalità programmata, i droni avrebbero attivato una funzione denominata “Terminator mode”, in cui veniva affidato all’IA il compito di identificare ed ingaggiare dei bersagli in modo completamente autonomo. Una volta avviata la missione, non esisteva alcun collegamento con i velivoli, con gli operatori che non potevano ricevere immagini video dal drone, né tantomeno intervenire sulle decisioni prese dall’algoritmo. “Una volta lanciati, sappiamo che tutto ciò che verrà trovato in quell’area sarà distrutto”, ha dichiarato Kokhanovskyy. Per verificare gli effetti dell’operazione, sarebbero stati successivamente inviati droni pilotati da remoto nella stessa area, che avrebbero rendicontato la morte di alcuni soldati russi e la distruzione di un camion (pur non essendoci, appunto, prova diretta).

Se confermato, l’episodio rappresenterebbe un punto di svolta nel dibattito internazionale sulle cosiddette Lethal Autonomous Weapons Systems (Laws), sistemi in grado di selezionare e colpire obiettivi senza che un essere umano autorizzi l’azione finale. Finora erano emersi altri esempi di casi controversi (come quello dei droni turchi Kargu-2 in Libia citato da un rapporto delle Nazioni Unite nel 2021), ma nessuno aveva fornito prove così esplicite di vittime causate esclusivamente da un processo decisionale automatizzato.

L’episodio però, come sottolinea lo stesso Kokhanovskyy, è stato un caso isolato per fini di testing, e la modalità di completa autonomia non è mai stata più impiegata. In ossequio alle regole dell’Ucraina, che mantiene un approccio chiaro sull’impiego dell’IA nei sistemi d’arma, permettendone l’utilizzo esteso nell’individuazione e nel tracciamento dei bersagli, ma non per l’autorizzazione finale all’ingaggio, preservando lo human-in-the-loop.

Ma l’episodio rimane comunque un monito di come l’IA stia trasformando il campo di battaglia, e dei rischi che questa trasformazione contiene al suo interno. Rischi che hanno spinto alcuni attori a cercare di prevenire il verificarsi di situazioni simili a quella descritta dall’imprenditore ucraino. Tra questi c’è il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, che ha più volte chiesto un divieto internazionale delle armi autonome letali, sostenendo che non vi sia spazio per sistemi capaci di decidere autonomamente sulla vita e sulla morte delle persone. Ma oltre a Guterres, tantissime organizzazioni umanitarie e numerosi esperti temono che l’eliminazione del giudizio umano possa aumentare il rischio di errori, colpire civili o rendere più difficile attribuire responsabilità legali per eventuali crimini di guerra.

Quello di Kyiv sulla morte di Davydov è un silenzio calcolato

11 June 2026 at 11:18

L’Ucraina torna (apparentemente) ad attaccare gli alti ranghi delle forze armate russe. Il colonnello Damir Davydov, responsabile della direzione per il rifornimento di artiglieria e munizioni missilistiche delle forze armate russe, è infatti morto nelle scorse in seguito all’esplosione della sua automobile nella cittadina di Balashikha, alle porte di Mosca. Secondo quanto riportato da diversi media russi (e confermato successivamente dal Cremlino), l’esplosione sarebbe avvenuta nelle prime ore del mattino di martedì, quando un ordigno collocato sotto il veicolo dell’ufficiale è detonata mentre l’automobile era in movimento. Le immagini diffuse sui social media e riprese da canali filogovernativi mostrano l’auto venire avvolta dalle fiamme prima di schiantarsi contro un’altra vettura parcheggiata. Alcuni passanti hanno tentato di soccorrere Davydov estraendolo dall’abitacolo in fiamme. Testimoni citati dal media indipendente Astra hanno riferito che il colonnello era ancora vivo dopo essere stato tirato fuori dal veicolo, ma è deceduto poco dopo a causa delle gravissime ustioni riportate.

Davydov ricopriva un ruolo logistico di primo piano all’interno dell’apparato militare russo, supervisionando la distribuzione di munizioni e armamenti alle forze impegnate sul campo. Sebbene il suo nome fosse poco noto al grande pubblico, la sua posizione lo rendeva una figura rilevante nella macchina bellica di Mosca. Le autorità russe non hanno attribuito ufficialmente la responsabilità dell’attacco. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato che il presidente Vladimir Putin è stato informato dell’accaduto, limitandosi però a sottolineare che i dettagli dell’indagine restano riservati.

Neanche Kyiv, in accordo con i principi della plausible deniability, ha commentato l’episodio. Tuttavia, gli indizi che suggeriscono un coinvolgimento ucraino sono concreti. Dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022 i servizi di intelligence ucraini sono stati collegati, direttamente o indirettamente, a una serie di operazioni contro ufficiali militari russi, funzionari installati nei territori occupati e sostenitori della guerra. Molti di questi obiettivi sono stati accusati da Kyiv di essere coinvolti in crimini di guerra o nella conduzione delle operazioni militari contro l’Ucraina.

L’uccisione di Davydov rappresenta un nuovo motivo di imbarazzo per l’apparato di sicurezza russo. L’attentato è infatti avvenuto a meno di due chilometri dal luogo in cui, nell’aprile dell’anno scorso era stato assassinato con modalità analoghe il tenente generale Yaroslav Moskalik, vicecapo della Direzione operazioni dello Stato maggiore russo. A dicembre 2025, invece, era stato il generale Fanil Sarvarov, capo della direzione addestramento operativo dell’esercito dello Stato Maggiore russo, a rimanere ucciso in un incidente dalle dinamiche estremamente simili a quelle del caso Davydov.

L’episodio riporta ancora una volta l’attenzione sulla (scarsa) capacità delle autorità russe di proteggere personale militare e funzionari di alto livello anche nelle aree più sensibili del Paese. Negli ultimi anni Mosca ha rafforzato le misure di sicurezza per i vertici politici e militari, ma la serie di attentati e operazioni clandestine attribuite all’Ucraina continua a evidenziare la vulnerabilità del fronte interno russo. Non a caso, nella stessa giornata i media statali russi hanno riferito anche di un presunto tentativo di attentato contro un dipendente di un’impresa scientifico-industriale nella capitale. Secondo il Comitato investigativo russo, due adolescenti sarebbero stati arrestati dopo aver ricevuto istruzioni da presunti coordinatori ucraini per il trasferimento di un ordigno esplosivo destinato all’attacco.

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