Normal view

ANCE Brindisi, la transizione ecologica tra sostenibilità ambientale e sviluppo economico

10 June 2026 at 13:11

La sfida della transizione ecologica: imprese locali protagoniste ed equilibrio tra lavoro, ambiente ed economia per garantire il benessere sociale

Negli ultimi anni l’Europa ha perseguito obiettivi ambientali ambiziosi e necessari. Tuttavia, a Brindisi, in Puglia e più in generale in Italia, non si è compreso che la transizione ecologica non può realizzarsi senza una solida strategia industriale, energetica e infrastrutturale in grado di accompagnare imprese e territori verso il cambiamento. Ridurre le emissioni è un obiettivo non negoziabile, ma le politiche industriali avrebbero dovuto indirizzare il mercato valorizzando la capacità di innovazione delle imprese.

In questo contesto assume un ruolo fondamentale il settore delle costruzioni che, essendo il principale assemblatore di tecnologie, materiali e soluzioni innovative, può concretizzare l’implementazione delle politiche di sostenibilità e quindi l’effettiva transizione ecologica. In altre parole, è il settore che costruisce e dà forma fisica alla transizione. Senza una filiera dell’edilizia solida, che va ben oltre il falso mito dei cappotti termici, non esistono edifici efficienti, impianti rinnovabili, infrastrutture sostenibili o città intelligenti, perché è attraverso il costruire che ogni innovazione diventa realtà.

L’Italia e il Mezzogiorno dispongono di risorse naturali straordinarie che possono renderci protagonisti della nuova economia energetica europea. La Puglia, grazie alla sua conformazione geografica, ai porti, alle infrastrutture energetiche e alle competenze industriali presenti sul territorio, può diventare uno dei principali hub euro-mediterranei dell’energia pulita e delle nuove filiere produttive. Ma la Puglia e in particolare Brindisi, non può essere soltanto il luogo dove installare impianti: la vera sfida è trasformare la transizione energetica in un motore di sviluppo economico e sociale per i territori che la ospitano.

Per troppo tempo il rapporto tra grandi investimenti energetici e comunità locali è stato impostato su un modello distorto: da una parte chi investe utilizzando la leva occupazionale, dall’altra chi subisce. Per ottenere un reale beneficio economico, è necessario cambiare il paradigma: quando un’impresa investe in fonti energetiche alternative su un territorio, le imprese locali devono entrare a far parte dell’investimento, diventando partner strategici protagonisti dello sviluppo. Allo stesso modo è difficile immaginare che le royalty energetiche, se utilizzate prevalentemente per finanziare strade e marciapiedi, possano generare sviluppo. Le compensazioni derivanti dagli impianti energetici devono trasformarsi in strumenti di crescita economica permanente.

Serve un vero “patto sociale” tra istituzioni, imprese locali e investitori che vincoli una quota significativa delle royalty alla creazione di nuova economia. Quelle risorse potrebbero finanziare startup innovative fondate da giovani, sostenere progetti manifatturieri ad alto contenuto tecnologico, favorire l’adozione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e accompagnare la nascita di nuove filiere industriali capaci di competere sui mercati nazionali e internazionali.

Per i costruttori di Ance Brindisi, la transizione ecologica deve coniugare sostenibilità ambientale e sviluppo economico. La decarbonizzazione può essere un’occasione se l’innovazione tecnologica genera valore e rafforza il sistema produttivo, l’occupazione e la capacità industriale. L’obiettivo non può essere solo ridurre le emissioni, ma creare un equilibrio tra lavoro, ambiente ed economia, condizione indispensabile per garantire il benessere sociale.

L'articolo ANCE Brindisi, la transizione ecologica tra sostenibilità ambientale e sviluppo economico proviene da Affaritaliani.it.

ASPI, la Tangenziale di Napoli diventa la prima Smart Road certificata in Italia

10 June 2026 at 11:04

ASPI, Tangenziale di Napoli prima Smart Road d’Italia: meteo e veicoli connessi monitorati in tempo reale

La Tangenziale di Napoli entra nella storia della mobilità italiana: è la prima Smart Road d’Italia certificata ufficialmente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il riconoscimento, ottenuto in conformità ai requisiti del Decreto Ministeriale 70/2018, attesta l’adeguamento dell’infrastruttura agli standard tecnologici necessari per la digitalizzazione del monitoraggio degli asset, la gestione intelligente del traffico e il dialogo in tempo reale con i veicoli connessi e a guida autonoma.

Una rivoluzione dei trasporti che parte dal Mezzogiorno e che trasforma una delle principali arterie urbane del Paese in un laboratorio avanzato di mobilità intelligente. Il progetto coinvolge Tangenziale di Napoli, società del Gruppo Autostrade per l’Italia, il Mit e il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, con il supporto tecnologico di Movyon, polo d’innovazione del Gruppo ASPI. La certificazione si fonda su tre caratteristiche principali previste dalla normativa: monitoraggio del traffico, controllo meteo e idrogeologico, comunicazione con i viaggiatori e mobilità connessa.

Sul fronte del traffico, sensori distribuiti lungo la rete raccolgono dati sulla viabilità, poi elaborati e correlati da un modello dedicato. Le informazioni generate supportano gli operatori del centro di controllo nei processi decisionali, consentendo una gestione più attiva e tempestiva della mobilità. Il monitoraggio meteo e idrogeologico permette invece di rilevare in tempo reale dati sulle condizioni atmosferiche, sullo stato della pavimentazione, sui livelli delle acque e più in generale sul territorio circostante l’infrastruttura. L’obiettivo è individuare tempestivamente condizioni potenzialmente critiche, come alluvioni, frane o altri fenomeni di rischio, e allertare gli operatori al superamento di soglie prestabilite.

Il terzo pilastro riguarda la comunicazione tra infrastruttura e veicolo. Grazie a tecnologie che abilitano lo scambio bidirezionale di dati, le informazioni raccolte possono essere trasmesse ai viaggiatori direttamente a bordo veicolo: velocità consigliata, incidenti, condizioni meteo, stato della pavimentazione, pericoli, ostacoli e cantieri. Allo stesso tempo, anche i veicoli inviano dati all’infrastruttura, permettendo al gestore autostradale di conoscere le condizioni del traffico in modo più preciso e tempestivo.

In questo modello, l’operatore diventa un vero e proprio orchestratore della mobilità, capace di gestire la viabilità in modo proattivo e non solo reattivo. Attualmente la Tangenziale di Napoli dispone di 30 mezzi connessi in grado di comunicare con l’infrastruttura stradale. La dotazione tecnologica lungo la tratta conferma il livello di innovazione raggiunto. Sui 22 chilometri della Tangenziale sono in fase di installazione 217 telecamere intelligenti, 15 portali di rilevamento, 8 centraline meteorologiche e 40 antenne con duplice tecnologia ITS-G5 e cellular V2X distribuite sull’intero percorso.

Questi dispositivi consentono di raccogliere dati sui flussi di traffico, sulla velocità, sugli eventi critici e sulle condizioni di esercizio, inviandoli alla piattaforma centrale C-ITS di Movyon. La piattaforma integra le informazioni con dati provenienti anche da fonti esterne e le elabora per garantire un controllo continuo della viabilità e una comunicazione costante tra infrastruttura e utenti. In Tangenziale di Napoli sono già operativi servizi di comunicazione che segnalano in tempo reale alle auto connesse potenziali pericoli per i guidatori, come cantieri, mezzi in avaria, eventi meteo o altre criticità. Il sistema è inoltre in grado di suggerire la velocità ottimale per evitare la formazione di code, contribuendo a migliorare sicurezza, fluidità del traffico e qualità del viaggio.

Uno dei risultati più significativi è stata la sperimentazione realizzata per la prima volta in Italia nel tratto tra Vomero e Fuorigrotta. Durante i test, un veicolo a guida autonoma ha adattato in tempo reale la propria velocità sulla base delle informazioni suggerite dall’infrastruttura. Un passaggio che avvicina il Paese a un modello di mobilità in cui strada e veicolo diventano parte di un unico sistema connesso. La certificazione della Tangenziale di Napoli come prima Smart Road italiana non rappresenta soltanto un traguardo tecnologico per l’infrastruttura campana. Il riconoscimento apre la strada alla diffusione su scala nazionale delle tecnologie per la mobilità connessa e cooperativa, con benefici attesi in termini di sicurezza, gestione del traffico urbano e preparazione all’arrivo dei veicoli connessi e autonomi.

L'articolo ASPI, la Tangenziale di Napoli diventa la prima Smart Road certificata in Italia proviene da Affaritaliani.it.

Eni racconta la Just Transition: energia, persone e territori al centro del report 2025

10 June 2026 at 10:46

Eni, presentata a Roma “Eni for 2025”: transizione giusta tra decarbonizzazione, tecnologia e territori

Eni racconta la Just Transition: energia, persone e territori al centro del report 2025
Eni racconta la Just Transition: energia, persone e territori al centro del report 2025
Eni racconta la Just Transition: energia, persone e territori al centro del report 2025

Una transizione energetica che non sia soltanto industriale e tecnologica, ma anche sociale. È il messaggio al centro di “Eni for 2025 – A Just transition”, il report volontario di sostenibilità pubblicato da Eni e giunto alla ventesima edizione. Il documento racconta i risultati raggiunti nel corso del 2025 e le azioni messe in campo dal gruppo per integrare gli obiettivi ambientali e sociali nel proprio modello di business.

Alla pubblicazione del report Eni ha affiancato un momento di confronto con gli stakeholder, organizzato l’8 giugno al Gazometro di Roma Ostiense. L’incontro, su invito, ha riunito rappresentanti di istituzioni, associazioni, imprese, sindacati, mondo finanziario, università, organizzazioni non governative e realtà già coinvolte in iniziative promosse dall’azienda, come Open-es e Joule. L’obiettivo: allargare la consapevolezza sulle sfide della sostenibilità e sul percorso di trasformazione energetica e tecnologica intrapreso dal gruppo.

Il report si sviluppa lungo cinque direttrici: neutralità carbonica al 2050, protezione dell’ambiente, valore delle persone, alleanze per lo sviluppo e sostenibilità nella catena del valore. Una struttura che restituisce l’immagine di una transizione intesa non come processo lineare, ma come equilibrio tra sicurezza energetica, decarbonizzazione, competitività industriale e impatto sui territori.

 “Eni affronta queste sfide con un modello industriale distintivo, che combina in modo pragmatico business tradizionali e nuove fonti energetiche e coniuga innovazione tecnologica, efficienza operativa e integrazione lungo la catena del valore. Il nostro modello aziendale mette al centro le persone, tutela la sicurezza di tutti coloro che lavorano in Eni e per Eni, contribuisce al benessere delle comunità in cui operiamo e a una sempre maggiore protezione dell’ambiente. Tutto ciò ci consente di affrontare con resilienza le discontinuità del contesto e di proseguire con coerenza nel nostro percorso di trasformazione”, ha commentato l’Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi.

Tra i dati più significativi del 2025 emerge la riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra dell’Upstream: -31% rispetto al 2024 e -68% rispetto alla baseline 2018. Il risultato si inserisce nel percorso verso l’azzeramento delle emissioni nette Scope 1 e 2 dell’Upstream entro il 2030 e dell’intera Eni entro il 2035. A contribuire alla riduzione sono stati anche il controllo delle emissioni di metano e il raggiungimento del target di zero routine flaring nelle attività operate.

La trasformazione del gruppo passa anche dai business legati alla transizione. Plenitude ha raggiunto 5,8 GW di capacità rinnovabile installata, con una crescita del 41% rispetto all’anno precedente, e ha avviato in Texas il suo più grande impianto di stoccaggio a batterie, da 200 MW. Enilive, invece, prosegue l’espansione nella bioraffinazione, con una capacità attuale di 1,65 milioni di tonnellate l’anno e l’obiettivo di arrivare a 5 milioni entro il 2030 per la produzione di biocarburanti HVO e SAF.

Nel 2025 Eni ha inoltre costituito, in joint venture con il fondo di private equity GIP, una società satellite dedicata alla Carbon Capture & Storage, pensata per valorizzare i progetti di cattura e stoccaggio della CO₂. È un tassello del cosiddetto modello satellitare, attraverso cui Eni punta a far crescere singoli business con risorse dedicate, partner strategici e maggiore capacità di attrarre capitali.

La tecnologia resta una delle leve principali della strategia. Nel 2025 il gruppo ha destinato oltre 460 milioni di euro a ricerca e sviluppo, open innovation, soluzioni digitali avanzate e tecnologie di frontiera. Tra gli ambiti di maggiore attenzione figurano la fusione a confinamento magnetico, il supercalcolo, le tecnologie per la bioraffinazione, il riciclo chimico delle plastiche e le soluzioni per la cattura e lo stoccaggio della CO₂.

Ma la “Just Transition” descritta nel report non riguarda soltanto energia e industria. Ampio spazio è dedicato alle persone, alla sicurezza, ai diritti umani e alle comunità. Eni segnala il primo posto nel Corporate Human Rights Benchmark e il conseguimento della certificazione UNI/PdR 125:2022 per la parità di genere. Sul fronte della formazione, il report indica oltre 1 milione di ore erogate, con una media di 33,5 ore per persona.

Nel corso dell’anno l’azienda ha investito 81 milioni di euro in progetti di sviluppo locale, raggiungendo circa 3 milioni di persone nei Paesi in cui opera. Gli interventi riguardano accesso all’energia, acqua, salute, educazione, diversificazione economica e tutela del territorio, spesso attraverso partnership con istituzioni, ONG, organizzazioni internazionali e comunità locali.

Proprio il tema delle alleanze è stato al centro dell’evento romano. Il programma ha previsto interventi dei vertici Eni sui risultati 2025 e sulla sostenibilità, un contributo istituzionale del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, e tavole rotonde dedicate alla Just Transition in Italia, alle soluzioni per l’acqua e alle partnership per lo sviluppo locale. Tra i relatori anche rappresentanti di Legambiente, MIMIT, Banca d’Italia, Politecnico di Milano, MAECI, AICS e Medici con l’Africa CUAMM.

Il quadro che emerge da “Eni for 2025” è quello di una sostenibilità sempre più integrata nella strategia industriale: riduzione delle emissioni, crescita delle rinnovabili, sviluppo dei biocarburanti, investimenti in innovazione, attenzione alle risorse naturali e coinvolgimento della filiera. Una transizione che Eni presenta come pragmatica e multilivello, costruita su tecnologie, partnership e investimenti, ma anche sulla capacità di generare valore condiviso nei territori in cui opera.

L'articolo Eni racconta la Just Transition: energia, persone e territori al centro del report 2025 proviene da Affaritaliani.it.

❌