Normal view

La nuova vittoria di Pashinyan porta l’Armenia sempre più vicina all’Europa

8 June 2026 at 16:34

I risultati elettorali in Armenia non lasciano dubbi su come lo Stato caucasico guardi al futuro. Le elezioni parlamentari tenutesi nel fine settimana hanno infatti consegnato una nuova vittoria al primo ministro in carica Nikol Pashinyan e al suo partito Contratto Civile, mentre la piattaforma di opposizione Strong Armenia del miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan si è fermata a circa un quarto dei seggi parlamentari. Il risultato rappresenta un successo significativo per il leader armeno, che negli ultimi anni ha progressivamente ridefinito la politica estera del Paese, puntando sulla cooperazione con l’Occidente, sulla normalizzazione dei rapporti con i vicini regionali, e sull’allontanamento da Mosca.

Subito dopo la pubblicazione dei risultati Pashinyan ha commentato l’esito del voto, ribadendo che la sua priorità resta il raggiungimento di un accordo definitivo con l’Azerbaigian e la normalizzazione delle relazioni con la Turchia, due obiettivi che considera indispensabili per garantire stabilità e prosperità al Paese. Secondo la sua visione, il lungo conflitto sul Nagorno-Karabakh ha intrappolato l’Armenia in una condizione di isolamento, militarizzazione e dipendenza strategica dalla Russia. La sconfitta del 2023 e la perdita definitiva dell’enclave contesa hanno rappresentato un trauma nazionale, ma Pashinyan ha cercato di trasformare quell’evento in un punto di svolta, sostenendo che solo l’accettazione della nuova realtà geopolitica possa consentire all’Armenia di costruire un futuro più sicuro.

La questione del Karabakh è d’altronde stata al centro della campagna elettorale. Le forze di opposizione hanno infatti accusato il premier di aver abbandonato territori storicamente considerati parte dell’identità nazionale armena e di aver ceduto alle pressioni dell’Azerbaigian. Tuttavia, una parte consistente dell’elettorato sembra aver privilegiato il desiderio di stabilità rispetto alle rivendicazioni nazionaliste. Dopo oltre trent’anni di tensioni e conflitti intermittenti, molti cittadini considerano la pace una priorità assoluta, anche a costo di accettare compromessi dolorosi. Nonostante il successo elettorale, Pashinyan non dispone però della maggioranza qualificata necessaria per modificare autonomamente la Costituzione, un aspetto rilevante perché Baku continua a chiedere la rimozione di alcuni riferimenti che potrebbero essere interpretati come rivendicazioni territoriali sul Nagorno-Karabakh, considerandola una condizione essenziale per la firma di un accordo di pace definitivo.

Le elezioni rappresentano anche un nuovo capitolo nel deterioramento dei rapporti tra Yerevan e Mosca. Molti armeni hanno maturato una profonda disillusione nei confronti della Russia dopo che il Cremlino non è intervenuto per impedire la riconquista azera del Nagorno-Karabakh, nonostante la presenza di contingenti di pace russi nella regione. La crisi di fiducia ha spinto il governo armeno a sospendere la partecipazione all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, l’alleanza militare guidata dalla Russia, in quella che è stata la più grave frattura nei rapporti bilaterali dalla fine dell’Unione Sovietica. Nelle settimane precedenti al voto, funzionari armeni e osservatori indipendenti hanno accusato Mosca di aver tentato di influenzare il processo elettorale attraverso campagne di disinformazione e sostegno ai candidati filorussi. Parallelamente, la Russia ha introdotto restrizioni commerciali che hanno colpito diversi settori dell’economia armena, dai prodotti agricoli al celebre brandy nazionale, aumentando la pressione economica sul governo di Yerevan.

Al contrario, la vittoria di Pashinyan è stata salutata con entusiasmo dalle istituzioni europee, che vedono nell’Armenia uno dei pochi esempi di pluralismo politico e competizione democratica in una regione dominata da leadership autoritarie. Negli ultimi anni il premier ha più volte indicato l’integrazione europea come una prospettiva strategica di lungo periodo e ha espresso l’auspicio che il Paese possa un giorno avvicinarsi all’Unione europea. Bruxelles ha già incrementato il proprio sostegno politico ed economico, annunciando un pacchetto di assistenza da 50 milioni di euro per aiutare l’Armenia a resistere alle pressioni economiche russe. Anche gli Stati Uniti hanno assunto un ruolo crescente nel Caucaso meridionale, sostenendo gli sforzi diplomatici per una pace tra Armenia e Azerbaigian e contribuendo a rafforzare il posizionamento internazionale del governo armeno.

Sette anni di interferenze Gps sull’Europa. Colpa di Mosca?

8 June 2026 at 15:49

Negli scorsi anni è stato registrato un fenomeno strano. A intervalli irregolari, per qualche secondo alla volta, il rapporto segnale-rumore dei ricevitori Gps crollava su un’area enorme che si estendeva dalla Finlandia alla Polonia e dalla Groenlandia al Canada, per poi tornare normale. Una disfunzione troppo breve per fare scattare un allarme e per finire nei report operativi, visibile soltanto in alcuni glitch dei grafici che mostravano l’attività del segnale. Poi, alcuni ricercatori dell’Università del Texas e di Stanford hanno deciso di studiare più a fondo questo fenomeno, concentrandosi su 75 giorni distinti tra il 2019 e il 2026 in cui erano stati registrati questi malfunzionamenti, avvenuti negli stessi istanti in decine di stazioni lontane tra loro migliaia di chilometri. Capendo che l’origine di questi malfunzionamenti non venisse dalla terra, ma dallo spazio.

Identificarla era però un altro problema. La durata degli eventi (compresa tra i tre e i cinque secondi) non permetteva di registrare abbastanza informazioni per poter risalire direttamente alla fonte del fenomeno. Ma nel febbraio di quest’anno, il gruppo ha ricevuto i campioni grezzi a banda larga catturati da due ricevitori (uno ad Amsterdam e uno a Trondheim) durante un evento del febbraio 2026. Con quella risoluzione, i ricercatori hanno potuto calcolare la differenza nei tempi di arrivo del segnale interferente ai due siti con precisione micrometrica, facendo confronti mirati per escludere ogni candidato inadatto fino a trovare il responsabile: un satellite militare russo in orbita di Molniya appartenente alla costellazione Eks, cioè il sistema di early warning missilistico di Mosca.

Ed è qui che la storia diventa più carica di implicazioni. Il segnale interferente non è centrato esattamente sulla frequenza GPS L1, ma circa due megahertz sopra. Gli eventi si concentrano nei giorni feriali e nelle ore lavorative e si ripetono con cadenza apparentemente periodica da sette anni. Secondo alcuni osservatori tutto questo potrebbe suggerire (il condizionale è d’obbligo, perché non esistono prove dirette dell’intento) che questi fenomeni siano dei test periodici di una capacità di guerra elettronica spaziale che mira a degradare la navigazione satellitare su scala continentale. Se quel segnale, invece di essere leggermente spostato di frequenza e attivo per pochi secondi, venisse sintonizzato con precisione e mantenuto attivo, la navigazione aerea e marittima su un intero continente potrebbe andare simultaneamente in blackout. Interessante notare che in alcuni eventi compare una seconda banda parzialmente sovrapposta al sistema cinese BeiDou, come se questo stesso test stia venendo condotto non solo per essere pronti ad un eventuale uso contro l’Occidente, ma anche ad uno contro la Repubblica Popolare Cinese.

Ma ci sono anche altre teorie. “Ogni volta che si aggiunge un payload ad un satellite si aumenta la sua complessità, complessità che potrebbe compromettere totalmente il suo corretto funzionamento. In questa tipologia di satelliti, che sono estremamente sensibile, è veramente difficile vedere l’inserimento di un componente così ‘superfluo’ rispetto al funzionamento del sistema. Ad oggi non risulta pubblicamente che né gli Stati Uniti, né la Cina, né tantomeno la Russia abbiano testato satelliti con una simile conformazione” spiega a Formiche.net Nicolò Boschetti, ricercatore presso il Blekinge Institute of Technology. Che fornisce una possibile spiegazione alternativa: “Gli Eks potrebbero avere un payload di comunicazione secondario in banda bassa pensato per garantire ridondanza nelle comunicazioni con i nodi a terra del sistema di allerta missilistica, anche in condizioni atmosferiche avverse, dato che le frequenze più basse penetrano nubi, neve e ostacoli fisici molto più facilmente di quelle in banda X. Nel caso in questione potrebbe essere che ci sia un continuo broadcast del satellite, per segnalare a terra che tutto va bene, e quando il satellite passa sopra l’Europa quel segnale esso generi un’interferenza. Non me la sento però di dire che lo stiano facendo apposta”.

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