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“Queste non sono le vostre acque”: la Cina lancia un’operazione speciale verso Taiwan

La Cina ha annunciato una “operazione speciale di controllo del traffico marittimo” nelle acque a est di Taiwan. L’iniziativa non è affatto casuale. Al contrario, è arrivata in un momento di crescente tensione regionale e rappresenta una risposta diretta all’avvicinamento tra Giappone e Filippine sul dossier delle delimitazioni marittime. Secondo Pechino, l’operazione serve a esercitare la propria “giurisdizione amministrativa marittima” e a tutelare gli interessi nazionali.

L’operazione speciale della Cina

Secondo quanto riportato da Bloomberg, la decisione di Pechino segue l’annuncio con cui Giappone e Filippine hanno concordato l’avvio di negoziati per definire i confini marittimi nelle acque a est di Taiwan e rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza. Per Pechino si tratta di una mossa inaccettabile, perché coinvolge una zona che la Repubblica Popolare considera parte della propria sfera di interesse e che si sovrappone alle sue rivendicazioni sulle zone economiche esclusive.

L’agenzia cinese Xinhua ha definito i colloqui tra Tokyo e Manila una violazione della sovranità e dei diritti marittimi cinesi. La risposta non si è fatta attendere: già il primo giugno la Guardia Costiera cinese aveva avviato pattugliamenti sempre a est di Taiwan, mentre l’operazione annunciata nelle ultime ore coinvolge diverse autorità marittime provenienti dalle province del Fujian, del Guangdong e dall’area del Mar Cinese Orientale.

In tutto questo Pechino osserva con preoccupazione il consolidamento dei rapporti tra i suoi vicini e gli alleati degli Stati Uniti. La premier giapponese Sanae Takaichi e il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. hanno recentemente ribadito l’impegno comune per rafforzare la sicurezza marittima, alimentando i timori di Pechino di un contenimento coordinato della propria influenza nella regione.

NEW | China has announced a "maritime law enforcement operation" east of Taiwan.

For anyone tracking it, the real question is whether it shows up on AIS at all, and with these units the honest answer is usually not much.

That gap is the point. PRC coast guard and… pic.twitter.com/4difUH6klY

— GeoInsider (@InsiderGeo) June 6, 2026

La risposta di Taiwan

La reazione di Taiwan non si è fatta attendere. Come ha scritto Deutsche Welle, la Guardia Costiera taiwanese ha schierato diverse unità navali dopo aver rilevato la partenza di quattro navi governative cinesi dal porto di Xiamen.

Taipei sostiene che le imbarcazioni abbiano operato fuori dalle proprie acque ristrette, ma considera l’iniziativa una provocazione volta a creare l’impressione di una giurisdizione cinese sulle aree orientali dell’isola. In un messaggio pubblicato sui social, il segretario generale del Consiglio di Sicurezza Nazionale taiwanese, Joseph Wu, ha mostrato le comunicazioni radio rivolte alle navi cinesi: “Queste non sono le vostre acque”.

La nuova operazione del Dragone si inserisce insomma in una strategia più ampia con cui la Cina cerca di rafforzare sul campo le proprie rivendicazioni marittime e territoriali, aumentandola pressione su Taiwan e inviando un segnale politico a Giappone e Filippine.

“Compra atolli disabitati”: il mistero della mossa cinese sulle 13mila isole del Pacifico

I riflettori sono puntati su decine di migliaia di isole disabitate situate nel Pacifico. In Giappone il governo ha annunciato una vasta indagine sulla proprietà di oltre 13 mila isole senza residenti, molte delle quali si trovano in aree considerate sensibili per la sicurezza nazionale. La decisione è arrivata dopo anni di discussioni sugli acquisti di terreni da parte di cittadini stranieri e sulla necessità di conoscere con precisione chi controlla porzioni di territorio che, pur essendo spesso minuscole e isolate, possono avere un peso rilevante nella definizione delle acque territoriali e delle zone economiche esclusive.

L’ombra cinese sulle isole giapponesi disabitate

Per Tokyo non si tratta soltanto di una questione amministrativa: la gestione di queste isole è sempre più legata agli equilibri strategici dell'Asia-Pacifico. Lo ha spiegato nel dettaglio RFI, secondo cui le autorità giapponesi ritengono necessario rafforzare il controllo su questi territori remoti anche alla luce del deterioramento del quadro di sicurezza regionale.

Negli ultimi anni hanno attirato attenzione diversi casi di acquisto di terreni insulari da parte di cittadini cinesi, amplificati da social network e media locali. Alcune vicende hanno riguardato aree di Okinawa e altre zone costiere considerate particolarmente delicate. Il governo intende ora verificare la situazione proprietaria di oltre 13.400 isole disabitate, molte delle quali risultano scarsamente monitorate.

Il censimento servirà a individuare eventuali terreni con proprietari sconosciuti, irreperibili o difficili da identificare, aprendo anche alla possibilità di trasferire allo Stato alcune proprietà prive di una titolarità chiara. Il tema assume una rilevanza particolare anche perché molte di queste isole contribuiscono a definire il perimetro delle acque territoriali e dell'area economica esclusiva del Giappone. In passato Tokyo aveva già proceduto alla nazionalizzazione di alcune isole considerate strategiche per la tutela dei confini marittimi, ma mai aveva avviato una verifica così estesa dell'intero patrimonio insulare.

La mossa di Tokyo

L'attenzione verso gli investimenti cinesi non significa necessariamente che esista un piano coordinato per acquisire sistematicamente le isole del Pacifico. Tuttavia, numerosi osservatori internazionali sottolineano come il controllo di piccoli territori possa offrire vantaggi significativi.

Un'isola remota, infatti, può rappresentare un punto di osservazione privilegiato, facilitare attività logistiche, influenzare lo sfruttamento delle risorse marine o rafforzare la presenza di un Paese in aree contese. E, in un contesto segnato dalla crescente competizione tra Cina, Giappone e Stati Uniti, anche territori apparentemente marginali assumono quindi un valore strategico.

Per questa ragione, dunque, Tokyo sta valutando strumenti più rigorosi per monitorare gli investimenti stranieri nelle aree sensibili e per evitare che zone scarsamente abitate possano diventare vulnerabili a interessi esterni. Le tensioni tra Giappone e Cina continuano a crescere. E adesso coinvolgono anche le isole disabitate.

"Non si vendono più preservativi": che cosa sta succedendo in Cina

In Cina si è registrato un calo nelle vendite di preservativi. Potrebbe sembrare una notizia di poco conto, una semplice tendenza di mercato. Al contrario si tratta di una tendenza legata a doppia mandata con il futuro demografico del gigante asiatico. Da anni Pechino è infatti alle prese con il crollo delle nascite e con l'invecchiamento della popolazione, due fenomeni che minacciano la crescita economica e la stabilità sociale del Paese. La “crisi dei condom” è dunque un indicatore utile per comprendere le trasformazioni in atto oltre la Muraglia.

Il calo delle vendite dei preservativi in Cina

Secondo quanto riportato dal Financial Times, le vendite di Durex, il principale marchio di preservativi presente nel mercato cinese e controllato dal gruppo britannico Reckitt, hanno registrato una brusca frenata nel primo trimestre del 2026. Dopo una crescita superiore al 40% nel corso del 2025, le vendite sono diminuite del 5%.

Il motivo? Alla base del calo ci sarebbero diverse misure adottate dalle autorità cinesi nell'ambito della più ampia strategia volta a rilanciare la natalità. Lo scorso gennaio è stata eliminata l'esenzione dall'Iva di cui i preservativi beneficiavano dal 1993, con l'introduzione di un'aliquota del 13%.

Allo stesso tempo, sono state inasprite le regole che disciplinano la pubblicità dei contraccettivi online. In particolare, Douyin, la versione cinese di TikTok, ha vietato le dirette commerciali dedicate alla vendita di preservativi, un canale che negli ultimi anni era diventato fondamentale per il commercio elettronico. Le nuove norme limitano fortemente le possibilità promozionali: niente dimostrazioni, niente primi piani del prodotto, niente interazioni esplicite con gli utenti. Pur continuando a essere venduti su altre piattaforme social, i preservativi sono finiti sotto una sorveglianza molto più stretta rispetto al passato.

Il Dragone contro l’inverno demografico

Il governo cinese intende favorire un ambiente culturale più orientato alla formazione di famiglie e alla nascita di figli, dopo anni in cui la Cina ha sperimentato il risultato opposto.

Il motivo di questa svolta è legato a una crisi demografica sempre più evidente. Nel 2025 la Cina ha registrato appena 7,92 milioni di nascite, meno della metà rispetto al 2015. Negli ultimi anni il governo ha progressivamente smantellato le restrizioni che per decenni avevano limitato le dimensioni delle famiglie, passando dall'abolizione della politica del figlio unico all'autorizzazione per avere fino a tre figli. Sono stati inoltre introdotti sussidi economici destinati ai genitori con bambini piccoli.

Eppure i risultati tardano ad arrivare. Lo dimostrano i numeri. Per la prima volta in oltre settant'anni, per esempio, il numero di cittadini cinesi con almeno 65 anni ha superato quello dei minori di 15 anni. Gli over 65 rappresentano ormai quasi il 16% della popolazione, una quota superiore a quella dei bambini e degli adolescenti.

A pesare sono fattori strutturali come l'elevato costo della vita, le spese per l'istruzione, l'urbanizzazione e il cambiamento delle abitudini sociali delle nuove generazioni. Si tratta di problematiche che le autorità stanno da tempo cercando di risolvere.

Spunta un sottomarino cinese misterioso: cosa sappiamo del nuovo jolly di Xi

La Cina continua a rafforzare la propria flotta subacquea a ritmi serrati. L’ultima novità arriva da Shanghai, dove le immagini satellitari hanno mostrato un sottomarino finora rimasto sconosciuto e caratterizzato da una configurazione particolarmente innovativa e da linee che si discostano nettamente dai modelli tradizionali. L’assenza di comunicazioni ufficiali da parte delle autorità del Dragone ha contribuito ad alimentare il mistero attorno a quello che potrebbe rappresentare un nuovo tassello nella strategia navale del presidente Xi Jinping.

Il nuovo sottomarino cinese

Secondo quanto riportato da Naval News, il nuovo mezzo è stato osservato nei giorni scorsi presso un bacino di allestimento collegato ai cantieri JN di Shanghai. Le immagini mostrano un’unità lunga circa 120 metri e larga tra i 10 e gli 11 metri, dimensioni che la collocano tra i più grandi sottomarini cinesi di nuova generazione.

A colpire gli analisti è soprattutto il design: la prua appare particolarmente affusolata, i timoni di coda adottano una configurazione a X e la tradizionale vela, la struttura che emerge sopra lo scafo, è stata ridotta al minimo. Si tratta di una scelta che potrebbe essere stata adottata per diminuire la resistenza idrodinamica e migliorare le prestazioni in immersione.

Non è la prima volta che la Cina sperimenta soluzioni di questo tipo, ma mai prima d’ora erano state osservate su un’unità di queste dimensioni. Nello stesso periodo, inoltre, un altro sottomarino sarebbe stato varato presso il cantiere di Huludao, sul Mare di Bohai, in una struttura nota per la costruzione di unità a propulsione nucleare. C’è chi non esclude che possa trattarsi della stessa classe di sottomarini, un’eventualità che, se confermata, indicherebbe un programma di sviluppo già in fase avanzata e sostenuto da una capacità industriale notevole.

First look at 120m sailless Submarine, the one at Huludao apparently there is one at Jiangnan also. Should have ~ 9000T submerged displacement

So far China has launched 3 SSN/GN this year incl 1x 09V and three shipyards can now make nuclear subs https://t.co/5xmKvrvitm pic.twitter.com/cvlbH3gl7I

— Hûrin (@Hurin92) June 3, 2026

La mossa del Dragone

Restano ovviamente numerosi interrogativi sulla reale natura del nuovo mezzo. Gli analisti ritengono improbabile che si tratti di un sottomarino lanciamissili balistici, categoria che richiederebbe dimensioni ancora maggiori per ospitare gli ultimi missili strategici cinesi JL-3.

Più plausibile l’ipotesi che sia un sottomarino d’attacco di nuova generazione, forse collegato al programma Type-095, considerato da tempo uno dei progetti più attesi della marina cinese. Anche il sistema di propulsione resta oggetto di discussione. Le dimensioni del battello suggeriscono una propulsione nucleare convenzionale, ma non si esclude completamente l’impiego di soluzioni ibride basate sulle quali la Cina starebbe investendo per garantire una maggiore autonomia operativa.

In assenza di annunci ufficiali, la Marina cinese continua a mantenere il massimo riserbo sui propri programmi più avanzati. Una strategia, quella del gigante asiatico, che costringe osservatori e servizi di intelligence a fare affidamento su immagini satellitari e analisi tecniche per decifrare l’evoluzione di una forza subacquea sempre più moderna e temibile. Soprattutto nelle acque dell’Indo-Pacifico.

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