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Sospendere Schengen tra Italia e Slovenia è già costato 20 milioni di euro. E il confine è comunque “un colabrodo”

7 June 2026 at 13:48

Venti milioni di euro. Tanto è costato fino ad ora, secondo un’inchiesta pubblicata dal quotidiano Il Piccolo di Trieste domenica 7 giugno, chiudere e controllare i 232 chilometri di confine tra Italia e Slovenia dal 21 ottobre 2023. La maggior parte della somma, 18,7 milioni, è andata nelle trasferte degli agenti inviati in Friuli Venezia Giulia in rinforzo alla Polizia di frontiera. I restanti 1,7 milioni sono stati invece spesi per logistica e attrezzature, con una spesa annua di circa 200mila euro per il noleggio dei container usati come uffici insieme con gazebo, bagni chimici, torri faro, energia elettrica e allacciamenti, approvvigionamento di acqua.

Alla stima, ricorda il quotidiano triestino, andranno aggiunti i costi per la sospensione del trattato di Schengen fino alla scadenza del 18 dicembre, quando la durata della misura avrà superato i tre anni di vita, nonostante gli inviti della Commissione in senso opposto.
Eppure dalle colonne dello stesso giornale, giorni fa, dopo l’ultimo monito di Bruxelles rivolto a nove Paesi tra cui l’Italia, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, aveva definito la misura “pilastro fondamentale” e che aveva portato a 658 arresti, 280 dei quali per favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina. Dati che però, sempre secondo il quotidiano, sarebbero in linea con i trend precedenti alla serrata dei confini.

Per altro, rileva ancora Il Piccolo, il dispiegamento di forze – sono impegnati in servizi giornalieri 231 agenti della Polizia di Stato di cui 30 di Frontiera, oltre a 35 carabinieri e 75 militari della Guardia di Finanza, per un totale di 341 persone – non sembra sufficiente a raggiungere lo scopo vista l’ampiezza dell’area da monitorare. Inoltre, se i valichi principali (come Fernetti e Rabuiese) sono sempre presidiati, ai numerosi ingressi secondari le presenze sono molto meno incisive. Tanto che il sindacato di polizia Siulp ha definito il monitoraggio un “colabrodo”.

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Denunciato il senatore di Fi Silvestro: “Violenza sessuale nel suo ufficio”. Lui: “Assurdo”. La Russa chiede accertamenti

7 June 2026 at 10:54

Una donna di 52 anni, agente di commercio di vini, ha denunciato di essere stata aggredita sessualmente dal senatore di Forza Italia Francesco Silvestro, presidente della Commissione bicamerale per le questioni regionali. A riportare la notizia è Repubblica, dando atto della versione fornita dalla presunta vittima ai pm e alle forze dell’ordine: a febbraio del 2025, durante un incontro nell’ufficio di Silvestro per discutere di una fornitura di bottiglie, il senatore avrebbe iniziato a rivolgere alla donna frasi allusive (“Il vino mi eccita, perdo i freni”) per poi costringerla a subire un atto sessuale “senza alcun consenso né espresso né implicito”. Interpellato dal quotidiano, il parlamentare – ancora non ascoltato dagli inquirenti – ha confermato l’incontro negando però la presunta violenza, definita “assurda”, e accusando implicitamente la denunciante di mentire per ricattarlo: “Modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è una signora normale… uno può dire quello che vuole, poi però le cose vanno provate. Magari mi vuole estorcere qualcosa“, ha detto Silvestro. Che aggiunge spavaldo: “Denunciasse, poi ci divertiamo“.

Dopo la pubblicazione dell’articolo, Silvestro è tornato a negare i fatti oggetto della denuncia tramite il suo legale: “In riferimento all’articolo uscito oggi su Repubblica, il senatore Francesco Silvestro rappresenta il proprio stupore e dichiara la propria totale estraneità ai fatti. Chiarisce di non avere alcuna notizia della pendenza di un procedimento a suo carico. In ogni caso, se necessario, è pronto a chiarire ogni aspetto nelle opportune sedi. E si riserva ogni azione a tutela della propria reputazione e immagine”, comunica il legale. Il caso, però, ha spinto il presidente del Senato Ignazio La Russa ad assumere un’iniziativa formale: “Ai sensi del combinato disposto dell’articolo 67 del regolamento e degli articoli 2 e 8 del Codice di condotta”, La Russa “ha chiesto ai senatori questori di procedere agli accertamenti necessari per le successive valutazioni di competenza del Consiglio di Presidenza”, comunica una nota di palazzo Madama. “A tal fine”, viene aggiunto, “il presidente e i questori si incontreranno martedì prossimo”.

Dall’opposizione intante piovono condanne e richieste di chiarimenti. Le prime a intervenire sulla vicenda sono le senatrici del Pd: “Le rivelazioni pubblicate da Repubblica, se confermate, sarebbero di una gravità inaudita: un senatore della Repubblica accusato di violenza sessuale ai danni di una donna, sua ospite, dentro gli uffici del Senato. Vale per tutti la presunzione di innocenza e sarà la magistratura ad accertare i fatti, anche perché la donna ha già sporto querela. Ma se quel racconto trovasse riscontro, ci troveremmo di fronte a un fatto inaccettabile, davanti al quale il Senato come istituzione non può rimanere silente”, scrivono le parlamentari in una nota. La vicepresidente dem del Senato, Anna Rossomando, si sofferma in particolare sulle parole di Silvestro, che definisce “inascoltabili“: “Nel 2026, “Io un bel ragazzo, lei signora normale”, rappresenta la peggiore e deteriore cultura sui rapporti uomo-donna”, accusa. Sulla stessa linea la senatrice Cecilia D’Elia, vicepresidente della Commissione bicamerale sul femminicidio: le frasi di Silvestro “dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, la necessità – anche per gli adulti, ed evidentemente anche per i senatori – dell’educazione sessuo-affettiva e al rispetto dell’altro”, dichiara.

“Se le accuse nei confronti del senatore Francesco Silvestro dovessero trovare conferma, saremmo di fronte non soltanto a una gravissima violenza ai danni di una donna, ma anche a un intollerabile abuso del ruolo e dei luoghi delle istituzioni, che non possono mai diventare spazi sottratti a trasparenza, rispetto e sicurezza”, afferma invece il gruppo del M5s al Senato. “Lungi dall’esprimere giudizi che spettano solo alla magistratura, non si può non restare sconcertati rispetto al modo in cui Silvestro liquida la vicenda: lui un bel ragazzo, lei una normale. Al di là dell’accertamento delle responsabilità individuali, colpisce il contesto culturale che continua a emergere da settori della maggioranza. Le parole pronunciate nei giorni scorsi dal senatore Menia nella sua intemerata omofoba e le notizie di oggi restituiscono l’immagine di una destra che troppo spesso considera i diritti, il rispetto delle differenze e l’autodeterminazione delle donne come temi secondari o addirittura divisivi. Tra uscite omofobe, stereotipi di genere e una visione della donna troppo spesso ridotta a oggetto, è evidente quanto il problema culturale all’interno della maggioranza sia ancora profondo”.

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Amministrative, urne aperte in 42 comuni per i ballottaggi: alle 12 affluenza in calo di due punti

7 June 2026 at 09:15

Affluenza in calo nei 42 comuni chiamati ai ballottaggi delle elezioni amministrative. Alle 12 la partecipazione media al voto è stata 13,55%, in calo di quasi due punti rispetto al 15,52% del primo turno del 24 e 25 maggio scorso. I capoluoghi di provincia al voto sono sei: Lecco, Arezzo, Macerata, Chieti, Agrigento e Trani. In totale sono chiamati a scegliere più di 1,1 milioni di elettori, residenti nei comuni sopra i 15mila abitanti dove nessun candidato sindaco ha raggiunto la maggioranza assoluta dei voti espressi al primo turno. I seggi, distribuiti in 12 regioni, saranno aperti oggi, domenica 7 giugno, dalle 7 alle 23, e domani, lunedì 8 giugno, dalle 7 alle 15. Si vota anche per il primo turno in 148 comuni in Sardegna.

A Lecco il ballottaggio sarà tra il candidato di centrodestra Filippo Boscagli e il candidato di centrosinistra e sindaco uscente Mauro Gattinoni. Ad Arezzo si sfideranno Marcello Comanducci del centrodestra e il candidato del campo largo Vincenzo Ceccarelli. A Macerata torna in campo il sindaco di centrodestra uscente Sandro Parcaroli, sfidato dal candidato del campo largo, Gianluca Tittarelli. A Chieti, invece, i cittadini dovranno scegliere tra la proposta del campo largo, Giovanni Legnini, molto conosciuto nella zona per il suo impegno come commissario straordinario alla ricostruzione dopo il terremoto del 2016, e il candidato del centrodestra, Cristiano Sicari. A Trani il ballottaggio è tra il candidato di centrosinistra Marco Galiano e il candidato di centrodestra Angelo Guarriello, mentre ad Agrigento si sfideranno il candidato di centrosinistra Michele Sodano e il candidato di centrodestra Gerlando Alonge. Caso a parte è Mandatoriccio, nel Cosentino, dove i cittadini sono chiamati di nuovo al voto nonostante il comune abbia meno di 15mila abitanti: al primo turno, infatti, i due candidati, Maria Teresa Villella (Nuova Alba) e Cataldo Iozzi (Uniti per Mandatoriccio) hanno ottenuto esattamente lo stesso numero di voti, 852 ciascuno.

Primo turno per il rinnovo dei consigli comunali, invece, per 148 comuni in Sardegna. Nonostante si tratti di circa il 40% delle comunità isolane, i cittadini al voto sono appena 400mila, il 30% dei totali. La maggior parte delle città interessate, infatti, fa parte della provincia e sono quindi piccoli centri.

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