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“Marco Poggi pagato 50 mila euro per l’intervista? Ho querelato Fabrizio Corona e tornerò a querelarlo. A Quarto Grado il massimo è una pizza, forse pernottamento e volo”: parla Gianluigi Nuzzi

7 June 2026 at 15:02

Marco Poggi ha rotto il silenzio a 19 anni dall’omicidio della sorella Chiara e lo ha fatto a Quarto Grado, la trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero su Rete 4. “A me ha commosso la nostra Martina Maltagliati, che con una gravidanza al settimo mese, con quel suo bel pancione da dolce attesa, ha preso l’ennesimo treno, è andata a Mestre e ha condotto un’intervista così densa. Se c’è qualcuno a cui va il mio plauso è lei”, spiega il giornalista in un’intervista a Liberoquotidiano.

Nuzzi condivide anche le preoccupazioni espresse da Marco Poggi sull’eccessiva esposizione mediatica del caso e si rivolge al procuratore capo di Pavia. “Non me ne voglia il dottor Napoleone, però io mi aspettavo, di fronte a un’indagine che desta un così forte allarme sociale, una procura della Repubblica attenta anche a evitare che la gente finisse nelle ghigliottine delle fake news e della disinformazione. Invece l’unico comunicato afferente alle questioni mediatiche è dell’ottobre scorso ed è stato vergato per smentire quanto detto da Fabrizio Corona, che io ho querelato e che tornerò a querelare”.

L’ex re dei paparazzi ha infatti sostenuto che a Marco Poggi sarebbero stati corrisposti 50 mila euro per l’intervista concessa a Quarto Grado. Un’ipotesi che Nuzzi respinge con decisione: “Ma, vorrei sapere, quella cifra da dove gli viene? Perché proprio 50mila e non 100mila a questo punto, o addirittura un milione? A Quarto Grado il massimo che possiamo pagare è una pizza, mi creda. Forse un pernottamento o un volo aereo quando è necessario. Niente di più”.

Nell’intervista c’è spazio anche per un ricordo della visita nella casa della famiglia Poggi, a Garlasco: “Ci sono stato e ho salutato con rispetto i genitori di Chiara che hanno tolto le lancette ai loro orologi. In quella casa è rimasto tutto identico a due decenni fa, eccezion fatta per il tappetino del bagno. Fa parte di un’elaborazione del lutto che i coniugi Poggi hanno vissuto in maniera estremamente graduale perché, di fronte a una cosa così spaventosa, quale genitore riesce a tornare alla normalità?”.

Secondo Nuzzi, il caso Garlasco presenta “due punti senza precedenti”. “Il primo è che c’è una procura che riconsidera radicalmente quanto già stabilito dalla Corte di Cassazione e cerca di scrivere una pagina nuova. Questo, francamente, in Italia non è consueto“, osserva. Un fatto che, secondo il giornalista, rappresenta “un segno di salute per una magistratura che ha un senso di autocritica profondo”. Con una precisazione: “Tuttavia la speranza, adesso, è che non si replichino le sciatterie viste e patite sulla vita di Alberto Stasi“.

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Parla la mamma di Alberto Stasi: “Quando tornerà a casa, da innocente o da colpevole, penso che andremo al cimitero da Chiara Poggi”

7 June 2026 at 10:22

La prima cosa che faremo insieme io e Alberto? Penso che andremo al cimitero da Chiara”. Ha parlato in rarissime occasioni Elisabetta Ligabò, la mamma di Alberto Stasi, e torna a farlo proprio pochi giorni dopo l’intervista concessa da Marco Poggi a Quarto Grado. Quasi fosse parte di una “instancabile battaglia mediatica”, come fa notare Selvaggia Lucarelli, secondo la quale “si sta cercando di capovolgere la narrazione su questa vicenda”. Se fino ad ora la madre di Stasi aveva deciso di vivere lontana dai riflettori la vicenda giudiziaria del figlio, oggi parla a Repubblica e racconta come ha vissuto l’ultimo anno ammettendo di essere fiduciosa rispetto al lavoro di “questi nuovi inquirenti e investigatori”.

CASO GARLASCO, PARLA LA MAMMA DI ALBERTO STASI

L’intervista parte dai nuovi indizi a carico dell’indagato Andrea Sempio, che Elisabetta Ligabò definisce “elementi forti”, tanto da spingerla a dire: “Sì, a questo punto, certo che ci credo! Spero fin dal 2007. Non potevo accettare quello che stava succedendo ad Alberto. L’ho sempre detto: se solo avessimo avuto, sia io sia mio marito, il minimo sospetto che fosse stato lui, io personalmente lo avrei preso e portato dai carabinieri”. La madre di Stasi ammette che “dopo la condanna del 2014 la fiducia nella giustizia è venuta a traballare” ma che “questa Procura ha lavorato in modo eccellente”. E a quelli che attaccano la Procura, replica tranchant: “Evidentemente non vogliono che si venga a sapere come sono andate le cose”.

LA VITA A GARLASCO E L’OPINIONE PUBBLICA SU STASI

Poi l’intervista si sposta su un piano più personale, a cominciare dalla vita a Garlasco, rivelando di non avere mai sentito uno sguardo addosso: “O, quanto meno, non li ho notati. Nessuno dei nostri amici si è allontanato o ha avuto sospetti. Io ho sempre fatto la mia vita tranquilla, preferisco stare in casa e non andare in giro. Ho dovuto occuparmi anche del negozio per sei anni, insieme ai due dipendenti, da quando è venuto a mancare mio marito”. Poi confessa che le cose oggi sono diverse, come se l’opinione pubblica avesse “cambiato idea” sul figlio: “Ho sempre avuto persone vicino a darmi conforto nei momenti difficili. Ma ho notato questo cambiamento, ho trovato molta solidarietà nelle piccole cose di tutti i giorni, quando esco in paese per le mie commissioni. Incontro persone che mi fermano e mi dicono: la posso abbracciare?”. E racconta di un episodio accaduto tre giorni fa, quando è andata in Comune per rinnovare la carta d’identità: “Una persona mai vista mi ha guardato e poi mi ha detto: forza, vedrà che questa volta ce la facciamo. Sono cose che aiutano ad andare avanti”.

IL RAPPORTO CON IL FIGLIO ALBERTO

Ma che rapporto hanno lei e il figlio Alberto? “Ci siamo dati forza l’uno con l’altra. Forse Alberto ne ha data più a me, anche se non era fisicamente presente”, ammette la Ligabò, che parla anche della morte del marito come di un momento molto doloro per loro. Oggi lei e Stasi hanno la possibilità di vedersi e di tornare a frequentarsi di più: “Vuol dire molto. Ma no, il rapporto non è cambiato, e lui è sempre lo stesso. Certo che la vita ci ha messo a dura prova”. A domanda diretta sulla prima cosa che faranno assieme quando Stasi tornerà a casa (“da innocente o colpevole”) a risposta è spiazzante: “Siamo già andati sulla tomba di mio marito Nicola, la prima volta che mio figlio ha avuto permesso di muoversi. Penso che andremo al cimitero da Chiara”.

IL RICORDO DI CHIARA POGGI

A proposito di Chiara Poggi, invece, che ricordo ha? “Veniva a casa nostra, anche se non spessissimo. E poi in quella al mare, quando andavano insieme. Erano due ragazzi stupendi. Mi rimane il suo sorriso: sorrideva sempre”. L’ultima volta che l’ha vista è stata nel luglio 2007, quando Stasi era già partito per Londra: “Chiara venne a prendere dei vestiti da portar su. Aveva una gonnellina rossa e una maglietta bianca. Sorridente, felice di andare a trovare Alberto. Comunque, Chiara è sempre nei miei pensieri e nelle mie preghiere. E so che lei da lassù ci sta proteggendo”. Un messaggio per la famiglia Poggi? “Preferisco di no”, risponde la donna. Nessuna parola neppure per Sempio e la famiglia. Ma, credendo all’innocenza del figlio, si sbilancia immaginando l’eventualità che il responsabile dell’omicidio sia rimasto libero per vent’anni: “Mi auguro che abbia vissuto male tutto questo tempo, se possiede una coscienza. Non sono una persona che augura il male agli altri, ma spero che non abbia trovato serenità”.

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