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Câmara de Almeirim homenageia Fazendense e anuncia novo relvado sintético

6 June 2026 at 15:05

A Câmara Municipal de Almeirim recebeu esta manhã, nos Paços do Concelho, a Associação Desportiva Fazendense depois das recentes vitórias do clube na Taça do Ribatejo e no Campeonato Distrital da 1.ª Divisão da Associação de Futebol de Santarém. A recepção aos dirigentes, treinadores e atletas serviu de homenagem pelos feitos alcançados e que segundo o presidente da autarquia, Joaquim Catalão…

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Coruche recebe festival Sons de Verão

6 June 2026 at 12:12

O festival Sons de Verão regressa a Coruche entre 13 de junho e 11 de julho, com cinco noites de concertos gratuitos ao ar livre em vários espaços emblemáticos da vila, anunciou a organização. Em comunicado, a Câmara Municipal autarquia indica que a programação da edição de 2026 estende-se por cinco sábados e percorre diferentes géneros musicais, do folclore ao blues, do rock português à música…

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Parla Marco Poggi: “Siamo convinti che Stasi sia colpevole e che le sentenze a cui siamo arrivati siano la realtà. Le intercettazioni di Sempio? Le ho sentite e resto della mia idea”

6 June 2026 at 09:13

“Era da tempo che pensavo di parlare per sperare di far finire le illazioni”. Marco Poggi, fratello di Chiara, rompe il silenzio dopo 19 anni dall’omicidio della sorella e si racconta a “Quarto grado”. Sebbene non sia mai stato indagato, al suo indirizzo sono state rivolte calunnie e diffamazioni. Secondo alcuni, ad esempio, non è vero che Marco fosse in vacanza in montagna con la famiglia il giorno della morte di Chiara. “Non so come si sia arrivati a questo punto”, confida alla giornalista del programma di Rete 4 Martina Maltagliati nella puntata in onda venerdì 5 giugno. “L’accusa che mi ha ferito di più? Essere coinvolto nella sua morte”. Da quando, nell’ultimo anno, si sono riaperte le indagini, Poggi spiega di essere arrabbiato, ma anche stanco e rassegnato perché “sembra non esserci mai una fine vicina. C’è chi mi ha voluto chiuso in una clinica psichiatrica. Probabilmente non aver mai rilasciato interviste può aver alimentato queste voci. Forse se l’avessi fatto prima, queste voci magari non sarebbero nate”.

Le “fake news” su Marco Poggi

Secondo l’ultima versione emersa da alcuni audio, Marco Poggi, sua cugina e Andrea Sempio sarebbero stati parte di un giro di droga scoperto da Chiara: “Si è detto di tutto. Io non ho mai avuto problemi di droga, non ho neanche mai provato la cocaina”, spiega il fratello di Chiara. “Siamo nella fantasia. Ho sempre pensato che chi indagava poteva smorzare alcune piste, non solo la mia, ma anche quelle con cui si è giocato per un anno sulla vita e morte di Chiara. Mi ha ferito il voler rovinare il suo ricordo”. Secondo Poggi anche l’ipotesi di un giro di pedofilia e droga riconducibile al Santuario della Bozzola di Garlasco frequentato pure da Sempio e scoperto da Chiara sarebbe “fantasia”: “Mi aspettavo che la Procura intervenisse per smorzare le voci. Ora le indagini sono finite, spero che il fango che abbiamo subìto si interrompa. È giusto che ci siano i processi e che si vada avanti, che la stampa faccia cronaca, non è giusto tutto il resto”. E ancora: “Posso capire le intercettazioni nel mio caso, sui miei genitori mi dispiace, si poteva evitare. Quello che mi è dispiaciuto di quest’indagine è che siamo stati messi da parte, come se non esistessimo. Già scoprire che ci avevano prelevato il dna di nascosto dalla spazzatura non fa piacere. La morte di Chiara è qualcosa di nostro, essere tenuti così in disparte ci ha amareggiato. Mi aspettavo che prima della notizia della riapertura delle indagini ci convocassero per dircelo, è questione di rispetto”.

La posizione di Marco Poggi su Alberto Stasi

Interrogato da Maltagliati a proposito di Alberto Stasi, Poggi riferisce che inizialmente lui e la famiglia non pensavano fosse colpevole: “L’abbiamo difeso tanto, ero convinto fosse innocente. Era proprio l’ultima persona che volevamo potesse essere stato”. Poi qualcosa è cambiato: “Ho letto le varie memorie e informative. Siamo convinti che Stasi sia colpevole e che le sentenze a cui siamo arrivati siano la realtà. Non pretendiamo che la nostra convinzione diventi tale per tutti”. A chi accusa la famiglia Poggi di temere una revisione nei confronti della sentenza di colpevolezza di Alberto Stasi per non restituire il risarcimento di 750mila euro, Marco Poggi replica: “Quella somma, come hanno già detto i miei genitori, è depositata a parte. Una parte è stata utilizzata per pagare le spese legali e consulenti di tutta la trafila dei processi che c’erano stati. La nostra vita va avanti con i nostri stipendi”. Parte dell’opinione pubblica ritiene che Stasi sia innocente. Marco Poggi se lo spiega con una “forte campagna mediatica di indiscrezioni rivelatesi poi false che hanno influenzato l’opinione pubblica. Se abbiamo mai ricevuto una richiesta di aiuto da Stasi? No, nessun contatto, non ci ha mai scritto niente dal carcere”.

L’amicizia con Andrea Sempio

L’intervista tocca poi l’argomento del suo rapporto con Sempio: “Siamo stati amici per molti anni, lo siamo ancora oggi anche se ci vediamo di meno”. Se è vero, come ritiene la Procura di Pavia, che Andrea Sempio importunava Chiara telefonicamente, Marco Poggi pensa che la sorella ne avrebbe parlato con lui o con una persona a lei vicina. La ricostruzione secondo cui Sempio avrebbe avuto un movente a sfondo sessuale per l’omicidio della ragazza non sembra convincere suo fratello: “Faccio fatica a trovarci una logica perché non c’era nessun contatto tra di loro. Non ho ricordo di Chiara con i miei amici, non li ricordo chiacchierare con lei anche quando ci si incrociava in casa”. Poggi non esclude che Sempio si sia potuto trovare qualche momento da solo in camera con Chiara: “Può essere che lo abbia lasciato un paio di minuti lì. Perché eravamo in quella stanza? Per giocare ai videogiochi, era un computer di famiglia, non di Chiara”. Quanto invece all’ipotesi che Sempio abbia potuto vedere video intimi di Chiara con il fidanzato Alberto Stasi, il fratello della vittima dice di non averli mai visti: “Sapevo di una loro presunta esistenza da una chat Msn che avevo letto anni prima. Non ne ho mai parlato con gli amici, nemmeno come battuta. Sono cose private di mia sorella, non avrei messo in giro nemmeno la voce”. Quindi commenta altri punti delle indagini: “Non ho ricordo di Andrea Sempio che arriva a casa nostra in bici. Non lo ricordo con scarpe Frau, anzi aveva scarpe totalmente diverse, stivaletti”.

L’impronta 33

Chiamato a commentare le intercettazioni dei discorsi fatti da Sempio da solo in auto mentre avrebbe parlato del delitto di Garlasco, il fratello della vittima osserva: “Le ho sentite e rimango della mia idea, non sono io che devo giudicare”. La lunga intervista si sposta quindi sull’impronta 33, quella trovata sulla parete della scala che conduce alla cantina della villetta di Garlasco dove è stato trovato il corpo di Chiara e attribuita dagli inquirenti a Sempio: “Ho il ricordo che con gli amici siamo scesi alcune volte. La cantina era una sorta di magazzino, c’erano riviste di videogiochi, giochi da tavolo, è capitato che siamo scesi, non so dire chi c’era e chi no”. Poggi fa sapere che quando gli è stata mostrata la foto dell’impronta e gli è stato detto che era di Sempio “ricordo di essere uscito da quell’interrogatorio che pensavo fosse sangue. È stato uno choc per come me l’hanno presentata. Ho capito dopo che era il reagente alla ninidrina. Se fosse insanguinata diventerebbe difficile da spiegare”.

L’ultimo saluto

Sul finire dell’intervista, a Marco Poggi viene chiesto di ricordare quel 5 agosto 2007, quando, pochi giorni prima del delitto, lui e i genitori partirono per le vacanze lasciando a casa Chiara malgrado l’insistenza del padre a seguirli: “Purtroppo è un ricordo che è sfumato completamente e mi spiace. L’ultimo saluto non me lo ricordo più”. E chiosa, a proposito della vita della sorella spezzata: “Ho rimpianti personali di non aver potuto vivere Chiara quando la differenza di età diventava meno importante, non aver potuto trasformare il nostro rapporto di fratello-sorella in rapporto di amicizia”.

L'articolo Parla Marco Poggi: “Siamo convinti che Stasi sia colpevole e che le sentenze a cui siamo arrivati siano la realtà. Le intercettazioni di Sempio? Le ho sentite e resto della mia idea” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Trump porta l’AI nel cuore della sicurezza nazionale americana

6 June 2026 at 08:56

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato il National Security Presidential Memorandum 11, una direttiva che definisce le priorità per l’adozione dell’intelligenza artificiale nel sistema della sicurezza nazionale americana. Il provvedimento arriva mentre a Washington aumenta la consapevolezza sull’importanza dell’AI come componente nevralgica della competizione strategica globale, risorsa destinata a influenzare capacità militari, intelligence e processi decisionali.

Il memorandum affronta una questione che accompagna da anni il dibattito tecnologico americano: la distanza tra la velocità dell’innovazione commerciale e i tempi dell’apparato federale. Le aziende che sviluppano i modelli più avanzati operano con cicli di aggiornamento rapidi; le strutture governative seguono procedure molto più lente. In un mondo in cui Anthropic dichiara che la rapidità dell’innovazione dei suoi modelli è ormai dettata da un ritmo di auto-innovazione imposto dai modelli stessi, la direttiva nasce per ridurre questo divario e favorire un accesso più rapido alle tecnologie considerate rilevanti per la sicurezza nazionale.

L’amministrazione Trump presenta la misura come uno strumento per accelerare l’adozione dell’AI senza rinunciare a requisiti di affidabilità, sicurezza e responsabilità. Nelle dichiarazioni diffuse dalla Casa Bianca, l’obiettivo è mettere a disposizione delle forze armate e delle agenzie federali i sistemi più avanzati, garantendo che il loro impiego avvenga secondo procedure definite e sotto supervisione adeguata. Qualcosa che Washington sta iniziando a gestire anche tramite altri provvedimenti legislativi.

Tra i passaggi più significativi c’è la scelta di promuovere l’utilizzo di soluzioni provenienti da più fornitori. Michael Kratsios, direttore del White House Office of Science and Technology Policy, ha spiegato che il memorandum accelera l’adozione di sistemi sviluppati da diversi vendor per evitare punti di vulnerabilità derivanti dalla dipendenza da una singola piattaforma.

La formulazione riflette una preoccupazione crescente a Washington: l’ecosistema dell’intelligenza artificiale è dominato da un numero limitato di aziende che controllano modelli, infrastrutture di calcolo e servizi essenziali. Per il governo americano, affidare funzioni critiche a un unico soggetto privato rappresenta un rischio operativo. La diversificazione delle soluzioni disponibili viene trattata come una misura di resilienza.

Lo stesso ragionamento emerge nella disposizione che impedisce la disattivazione o il degrado di sistemi AI impiegati dai warfighters americani senza preventiva autorizzazione. È una clausola che richiama il tema del controllo operativo. Con l’aumento dell’integrazione tra tecnologie commerciali e apparato militare, cresce anche la necessità di chiarire chi abbia l’autorità finale su capacità considerate essenziali per la difesa.

Il punto riguarda la continuità delle operazioni e il rapporto tra Stato e fornitori privati. Se l’Intelligenza artificiale diventa parte integrante delle funzioni di sicurezza nazionale, Washington vuole assicurarsi che decisioni esterne alla catena di comando non possano comprometterne l’utilizzo in momenti critici. Ci sono stati già precedenti dopo le operazioni sull’Iran, d’altronde.

Un altro capitolo rilevante è dedicato i sistemi d’arma autonomi. Kratsios ha indicato che la direttiva aggiorna le linee guida del Dipartimento della Guerra sull’autonomia per adeguarle all’evoluzione delle tecnologie di frontiera. Il riferimento segnala la volontà di rivedere criteri e procedure sviluppati in una fase precedente, quando le capacità offerte dall’intelligenza artificiale generativa e dai modelli più avanzati erano ancora lontane dagli standard attuali.

L’aggiornamento suggerisce che l’amministrazione considera l’AI destinata a incidere sempre di più sulle capacità operative delle forze armate. La discussione coinvolge tecnologie che possono influenzare pianificazione, sorveglianza, identificazione di obiettivi e processi decisionali in ambito militare.

La direttiva interviene anche sulle infrastrutture necessarie a sostenere questa trasformazione. Il memorandum punta a facilitare l’accesso a capacità di calcolo sicure, rafforzare gli ambienti di test e valutazione e creare meccanismi che consentano una collaborazione più stretta tra governo e settore privato. L’obiettivo è costruire un percorso che permetta alle innovazioni sviluppate all’esterno dell’amministrazione di essere integrate più rapidamente nelle strutture federali.

Nel linguaggio utilizzato dalla Casa Bianca emerge una lettura apertamente competitiva del tema. L’intelligenza artificiale viene presentata come una tecnologia strategica sulla quale gli Stati Uniti devono mantenere una posizione di vantaggio. Kratsios ha parlato di “AI dominance”, una formula che collega direttamente la leadership tecnologica alla capacità americana di difendere i propri interessi e sostenere la propria superiorità militare.

Sullo sfondo c’è una competizione che va oltre la tecnologia. Nelle recenti esercitazioni Steppe Partner 2026, la Cina ha mostrato una crescente integrazione tra soldati, sistemi autonomi, droni e strutture di comando assistite dall’intelligenza artificiale, una visione che Pechino definisce “intelligentised warfare”. Il punto, da entrambe le parti del Pacifico, non è il singolo robot o il singolo modello. La posta in gioco è la capacità di collegare sensori, software, piattaforme autonome e processi decisionali in un’unica architettura operativa. Letto in questa chiave, il memorandum firmato da Trump appare anche come una risposta alla corsa in atto per incorporare l’AI nella catena di comando militare prima che diventi un vantaggio strutturale per i rivali degli Stati Uniti.

La sfida che emerge dal documento è assorbire l’innovazione prodotta dal settore privato senza perdere controllo, affidabilità e autonomia decisionale. Per Washington, il vantaggio nell’intelligenza artificiale dipenderà sempre meno dalla disponibilità dei modelli e sempre più dalla capacità delle istituzioni di integrarli in modo stabile nelle proprie strutture operative. La competizione che si sta delineando non riguarda soltanto lo sviluppo della tecnologia: tocca piuttosto il cuore della capacità degli Stati di trasformarla in potenza organizzata, sostenibile e utilizzabile su scala nazionale.

How trade bans and local conservation helped save a dazzling blue gecko

6 June 2026 at 07:43
Beauty is a curse — at least for the turquoise dwarf gecko of central Tanzania. Between December 2004 and July 2009, demand for this gecko from collectors in Europe boomed, leading to the capture and export of an estimated 40,000 of these striking reptiles from Tanzania. “I remember when I saw them for the first time [at] a fair, it was about 600 euros per specimen,” or about $700, Dennis Rödder, a herpetologist at the Leibniz Institute for the Analysis of Biodiversity Change in Germany, told Mongabay in a video call. “I think within three or four years, the species appeared everywhere across Europe. You could buy them in every pet shop.” Turquoise dwarf geckos (Lygodactylus williamsi) grow to a length of 6-9 centimeters (about 2.5-3.5 inches) and are known from only two small patches of forest in Tanzania: The Kimboza and Ruvu forest reserves. These protected areas cover a combined 34 square kilometers (13 square miles). Adult females have a green-brownish color that mimics the leaves of the trees they live in, but the males’ skins are a vivid contrasting blue, one of the rarest colors in nature, meant to stand out and attract females. Turquoise dwarf gecko (Lygodactylus williamsi). Image © Simon via iNaturalist (CC BY-NC 4.0). Active during the day, and so fiercely territorial they evict their young hatchlings from their home trees soon after birth, this species lives exclusively on screwpines (Pandanus rabaiensis), a tree found in Kenya and Tanzania. Standing anywhere from 3-20 meters tall…This article was originally published on Mongabay

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