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Zeraati, la giustizia britannica e il nodo Teheran. L’ombra delle reti criminali al servizio dell’Iran

6 June 2026 at 11:35

La giustizia britannica ha messo un primo punto fermo sull’aggressione a Pouria Zeraati, giornalista di Iran International accoltellato nel marzo 2024 davanti alla sua abitazione a Wimbledon, nel sud-ovest di Londra. Due cittadini romeni, Nandito Badea, 21 anni, e George Stana, 25, sono stati riconosciuti colpevoli dalla giuria della Woolwich Crown Court per lesioni con l’intenzione di provocare gravi danni fisici.

Secondo la ricostruzione della Bbc, Zeraati stava raggiungendo la sua auto quando fu avvicinato dagli aggressori. Badea, secondo l’accusa, impugnò il coltello e colpì il giornalista alla gamba; Stana avrebbe invece guidato la Mazda usata per la fuga. Un terzo uomo, David Andrei, è indicato dagli investigatori come parte del gruppo e avrebbe trattenuto la vittima durante l’attacco, ma non era imputato nel processo britannico perché non estradato dalla Romania.

Zeraati, volto noto di Iran International, emittente in lingua persiana critica verso la Repubblica islamica, riportò tre ferite da coltello alla gamba e fu ricoverato in ospedale. L’inchiesta fu assegnata fin dall’inizio all’antiterrorismo britannico, anche per il profilo della vittima e per le minacce già rivolte negli anni al network. A Teheran, secondo quanto emerso nel procedimento e riportato dai media britannici, erano apparsi manifesti con il volto di Zeraati e la scritta “wanted: dead or alive”.

Per l’accusa, l’aggressione non sarebbe scaturita da un tentativo di rapina o dalla degenerazione di una lite privata, ma da un’operazione preparata con ricognizioni precedenti e ordinata da un terzo soggetto che agiva per conto dello Stato iraniano. Il dipartimento di antiterrorismo della polizia Uk ha parlato di un attacco “mirato e violento”, precisando che questa era la tesi sostenuta durante il processo. Ad oggi, il verdetto della giuria accerta la responsabilità penale dei due imputati per l’aggressione, ma non costituisce, da solo, una pronuncia formale sulla responsabilità dello Stato iraniano. Valutazione che invece potrà rientrare nella fase della sentenza, prevista per il 3 luglio all’Old Bailey.

La pista dei proxy è il fattore caratterizzante della vicenda. Gli investigatori britannici ritengono che Badea e Stana abbiano operato come esecutori reclutati per denaro. Schema che si sta ripetendo in diversi casi collegati a interferenze straniere: criminali comuni, intermediari e reti logistiche locali utilizzati per colpire oppositori, giornalisti o comunità considerate ostili da regimi stranieri.

A conferma della pista proxy, nel processo è anche emersa una possibile traccia finanziaria. Più di 80mila sterline sarebbero passate attraverso il conto Revolut della sorella di Stana, Florina, da una società londinese di costruzioni, Hemroc Ltd. Parte del denaro sarebbe poi stata trasferita su conti collegati ai due imputati e usata anche per coprire i voli tra Bucarest e Londra. Gli investigatori hanno collegato questi flussi a Edgar Hakkopian, cittadino britannico-iraniano, che non risulta attualmente incriminato.

Dopo l’attacco, i tre uomini lasciarono rapidamente il Regno Unito. Secondo le ricostruzioni della polizia, fuggirono prima dall’area di Wimbledon, poi raggiunsero Heathrow e partirono per Ginevra. Badea e Stana furono arrestati in Romania nel dicembre 2024 ed estradati nel Regno Unito. Iran International aveva già trasferito temporaneamente le proprie attività a Washington nel 2023 dopo un’escalation di minacce, prima di tornare a operare da una nuova sede londinese. Londra rimane oggi uno dei (non pochi) teatri nei quali è maggiormente osservabile la tendenza al ricorso da parte di attori statali ostili a reti criminali e intermediari per condurre intimidazioni, sorveglianza e violenze sul territorio britannico.

Starmer accelera sulla difesa britannica davanti alla minaccia russa

6 June 2026 at 10:23

Keir Starmer ha annunciato che la nuova pubblicazione del Defence Investment Plan britannico precederà il vertice Nato del 7 luglio. Lo ha fatto durante una visita a Stark, azienda di tecnologie per la difesa a Swindon, legando il dossier della produzione industriale e militare a quello della nuova postura di sicurezza del Regno Unito.

Il motivo, nelle parole del primo ministro, è la convergenza tra minaccia, capacità militari e base industriale. Secondo quanto riportato dal Guardian, Starmer ha richiamato la valutazione dell’intelligence del Regno Unito e di altri Paesi Nato secondo cui la Russia potrebbe essere in grado di attaccare l’Alleanza “già nel 2030”. Da qui, ha spiegato, l’urgenza di associare l’aumento della spesa per la difesa a programmi concreti, tecnologie disponibili e produzione nazionale.

Il Defence Investment Plan dovrà tradurre in scelte finanziate la Strategic Defence Review pubblicata nel 2025, che aveva già fissato l’obiettivo di spostare la difesa britannica verso una maggiore prontezza operativa, una postura “Nato first” e un uso più esteso di droni, intelligenza artificiale, sistemi autonomi e capacità digitali. Il piano di investimento era atteso inizialmente lo scorso autunno, ma è stato rinviato più volte e ora sembra iniziare a muoversi su due piani. Il primo è militare: Londra vuole aumentare la spesa per la difesa, dopo aver indicato l’obiettivo del 2,6% del Pil e l’ambizione di arrivare al 3% nella prossima legislatura, compatibilmente con le condizioni economiche e fiscali. Il secondo è industriale: il premier ha insistito sul fatto che l’investimento non dovrà produrre soltanto capacità operative, ma anche occupazione qualificata e ben retribuita nel Regno Unito. In soluzione di continuità con l’idea, già contenuta nella Strategic Defence Review, di trasformare la difesa in un motore di crescita, oltre che in uno strumento di deterrenza.

Le dichiarazioni del premier durante la visita a Stark richiedono poi ulteriori spunti di riflessione. L’azienda opera nel settore delle tecnologie per la difesa, più precisamente (anche) nella produzione di droni, ambito che l’Europa e la Nato, governo britannico compreso, considerano sempre più rilevante, in particolar modo alla luce delle lezioni emerse dalla guerra in Ucraina. Il conflitto ha infatti dimostrato quanto velocemente evolvano le esigenze militari e quanto sia decisiva la capacità di sviluppare, produrre e schierare in tempi rapidi sistemi efficaci, flessibili e sostenibili nei costi. Fattori che sottolineano quanto il futuro piano di investimenti dovrà tradurre gli indirizzi generali della revisione in scelte concrete, indicando risorse, programmi e capacità operative da finanziare e sviluppare nel prossimo decennio.

Il governo laburista dovrà ora conciliare le richieste degli alleati, la crescente percezione della minaccia russa, le esigenze delle Forze armate e i limiti imposti dai conti pubblici. Il tutto in vista del vertice Nato di luglio, vero e proprio spartiacque per l’intera componente europea dell’Alleanza, chiamata a dimostrare di poter assumere una quota maggiore delle responsabilità legate alla propria sicurezza. È su questa urgenza che si fonda il messaggio di Starmer, che descrive la Russia come il principale riferimento strategico rispetto al quale valutare la capacità di deterrenza dell’Occidente.

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