Normal view

Torre Annunziata sciolta per camorra per la seconda volta in 4 anni: il sindaco Cuccurullo si era già dimesso dopo le accuse del procuratore Fragliasso

4 June 2026 at 19:39

Game over per il comune di Torre Annunziata, sciolto per infiltrazioni camorristiche su decisione del Consiglio dei ministri appena concluso. Finisce male l’esperienza della giunta a trazione Pd guidata dal sindaco Corrado Cuccurullo, che il 25 maggio aveva reso irrevocabili le sue dimissioni in polemica per le parole pronunciate venti giorni prima dal procuratore Nunzio Fragliasso durante la cerimonia di demolizione di Palazzo Fienga, l’ex fortino del clan Gionta, davanti ai ministri Piantedosi e Salvini e al prefetto di Napoli Michele di Bari. Dimissioni diventate definitive dopo 20 giorni attraversati da dimissioni di consiglieri, nuove inchieste (su due consiglieri accusati di una rimborsopoli), revoche assessoriali.

Quello di Fragliasso fu un intervento durissimo, in qualche modo anticipatorio dello scioglimento, edelle sue motivazioni. Il procuratore – che nei giorni successivi era stato ascoltato in commissione parlamentare antimafia e aveva ribadito – parlava in qualità di pm che aveva partecipato alla riunione del 13 aprile del comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico, durante la quale fu discussa la relazione della commissione d’accesso con la proposta di commissariare la città per camorra.

“Ci sono ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e troppe illegalità nel seno della stessa amministrazione comunale – disse il magistrato durante la cerimonia – ci vogliono meno cerimonie, meno dichiarazioni di principio e più azioni concrete che siano coerenti con le dichiarazioni programmatiche, solo così si potrà cogliere la cifra dell’effettivo cambiamento, solo allora potremo dire di aver voltato pagina”.

Le dimissioni di Cuccurullo sono diventate irrevocabili il 25 maggio. Oggi la decisione del governo, su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Ed un commissariamento per infiltrazioni malavitose è cosa ben diversa da quello per crisi politica: significa non tornare alle urne per almeno 18 mesi, e l’incandidabilità, per due turni elettorali, per gli amministratori individuati come responsabili delle infiltrazioni. Si leggeranno nelle carte della relazione.

Torre Annunziata viene sciolta per camorra per la seconda volta in quattro anni, circostanza che solleva più di una domanda sulla stratificazione della presenza criminale nella realtà locale. Cuccurullo era un sindaco espressione della società civile, un docente universitario al suo primo incarico politico. Il sabato successivo alle dimissioni, aveva convocato una conferenza stampa per spiegare le sue ragioni, e per ribadire che non avrebbe ritirato le dimissioni “a meno che non avvenga qualcosa di nuovo che bilanci quel che è accaduto”. A domanda del cronista sull’eventuale fatto nuovo, Cuccurullo precisò: “Un confronto con il procuratore”. Che non è avvenuto.

L'articolo Torre Annunziata sciolta per camorra per la seconda volta in 4 anni: il sindaco Cuccurullo si era già dimesso dopo le accuse del procuratore Fragliasso proviene da Il Fatto Quotidiano.

Pina Picierno, il suvlaki con Cerasa e la colla all’europoltrona (in attesa di Forza Italia)

4 June 2026 at 12:06

“Il J’Accuse di Pina Picierno”. Titola così il Foglio un’intervista a firma del direttore Claudio Cerasa (che ci tiene a far sapere che il dialogo è avvenuto a Bruxelles, davanti a hummus e suvlaki) nella quale la vicepresidente del Parlamento europeo annuncia il suo attesissimo addio al Pd. Anni e anni di affondi, intemerate, retroscena dettati, voti “bellicisti” anche contro l’indicazione dei dem, rapporti (definiti “inciuci” dai colleghi) con europarlamentari del Ppe e dell’Ecr, incontri con esponenti di think tank israeliani di estrema destra, sfoghi contro il suo partito, contro Elly Schlein, contro Giuseppe Conte. Nel nome di quello che lei definisce un “riformismo coerente e popolare”, in “grado di entusiasmare”. Tutto da capire se quest’araba fenice sia data in natura, ma intanto lei ricorda le cose contro cui combattere: “il fascismo putiniano”, “le ambiguità” su Kiev, l’antisemitismo nostrano. È da un anno sotto scorta, Picierno, per minacce da parte di filorussi ed estremisti.

E la sua identità politica oggi riparte da qui: lontani i tempi da giovane promessa della Margherita, come quelli in cui studiava da leader del Pd di primo piano, dopo essere stata una delle cinque donne scelte da Matteo Renzi per andare in Europa nel 2014, forte delle sue preferenze al Sud. Con il fu Rottamatore i rapporti sono freddissimi. Forse anche peggiori, per non dire ai minimi termini, quelli con Schlein. Avrebbe voluto sfidarla a un eventuale congresso, che poi non c’è stato. Ma in fondo nessuno – neanche nella destra dem – era davvero convinto che lei sarebbe stata la candidata giusta. E dunque, ricomincia da quello che c’è e che vuol mantenere a tutti i costi: il posto da vice Presidente del Parlamento europeo. Nella delegazione del Pd, dove ormai la mal sopportavano, raccontano che “Pina sapeva dall’inizio che avrebbe fatto solo mezzo mandato, come – peraltro – è normale a Strasburgo. Era stato detto in una riunione, e lei c’era”. Ora dovrebbe toccare a Nicola Zingaretti, ma lei ha agito di anticipo.

E così il gruppo Renew, come ha fatto sapere Sandro Gozi (che parla per sé stesso e non per Italia viva), è pronto ad accoglierla e a garantirle quella casella. Malumori tra i dem dell’Eurocamera che notano come il Pd tutto finisca all’angolo per questa vicenda: non solo perde una carica, ma perde anche la faccia rispetto al resto dei Socialisti europei, che l’hanno votata alla vice presidenza, su proposta dei dem. Lei i dem li aveva ricattati all’inizio, minacciando di andarsene in caso contrario, la segretaria ha ceduto. Tornando alla conversazione con il Foglio, nel nome delle larghe intese, Picierno chiarisce: “La casa dei riformisti non c’è più. Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. E’ ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni”.

Dove e cosa sarebbe questo qualcosa di nuovo? Il piano dovrebbe essere il seguente: restare vice Presidente del Parlamento europeo in quota Renew, poi fare la campagna elettorale come numero due di Carlo Calenda (che infatti saluta con entusiasmo la sua scelta), insieme a Elisabetta Gualmini, che ha lasciato il Pd per Azione già qualche mese fa. Dopodiché, tutto può essere. Non è passata inosservata la sua lettera per una Repubblica al femminile, scritta il 2 giugno insieme a Letizia Moratti, europarlamentare di Forza Italia, che gioca per Marina, più che per Antonio Tajani. E dunque, davanti alla probabile esplosione di Azione (con Matteo Richetti che guarda al centrosinistra e Ettore Rosato e Elena Bonetti verso Forza Italia), l’approdo finale dovrebbe proprio essere il partito che fu di Berlusconi.

Ma questa è un’altra storia. Oggi va registrato il calore di ex Pd come Luigi Marattin e Andrea Marcucci e la freddezza di tutti quelli che lavorano per il campo progressista. Non la accoglierà Renzi e neanche Alessandro Onorato, che sta costruendo il suo movimento civico. Difficile credere che la seguirà qualcun altro nel partito: Giorgio Gori, con il quale ha ottimi rapporti e consuetudini continue, per ora dovrebbe rimanere dov’è. Chi lo sa, magari come sfidante perfetto di Schlein (e Conte) ai gazebo: in grado di mantenere una quota alla destra dem e ai centristi, ma di certificare la sconfitta di Conte ai gazebo. Notazione finale: con l’uscita di Picierno, la delegazione Pd passa a essere la seconda (dietro agli spagnoli) nel gruppo dei Socialisti europei a Strasburgo. Da “testardamente unitaria” Schlein scelse di candidare lei e Gualmini. Oggi, anche la testardaggine ha i suoi limiti.

L'articolo Pina Picierno, il suvlaki con Cerasa e la colla all’europoltrona (in attesa di Forza Italia) proviene da Il Fatto Quotidiano.

Pina Picierno lascia il Pd ed entra nel Pde di Gozi: “Decisione sofferta, ma il partito di Schlein non è più inclusivo”

4 June 2026 at 08:54

Alla fine anche Pina Picierno ha deciso di lasciare il Pd. Dopo Arianna Madia ed Elisabetta Gualmini, anche la convinta “riformista” che i Dem hanno candidato al Parlamento europeo ha deciso di lasciare la casa Democratica per entrare nel Pde di Sandro Gozi. Troppi gli scontri a distanza con la segretaria Elly Schlein, troppa la distanza su temi diventati di prim’ordine come il conflitto in Medio Oriente. Così, la politica di Santa Maria Capua Vetere da oltre 120mila preferenze ha dato l’annuncio in un’intervista al Foglio: “Di dubbi ne ho avuti moltissimi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto della mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Partito Democratico di Elly Schlein che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato e perché ho sempre chiesto alla politica la forza e il coraggio di fare in coscienza le scelte più giuste. Ora tocca a me avere coraggio”.

Secondo l’eurodeputata, il partito avrebbe perso quella vocazione inclusiva che lo caratterizza dalle origini, nel tentativo di mettere insieme diverse realtà della sinistra, dagli ex Ds ai figli della Margherita. Con la nuova segreteria, sostiene, il partito sta escludendo alcune correnti: “Dopo gli anni della Margherita abbiamo provato a unire le migliori tradizioni democratiche del Paese, a conciliare la giustizia sociale con la libertà individuale, ad avvicinare e tenere insieme le aspirazioni socialiste e liberali. Questo era e sarebbe dovuto essere il Pd. Ma ha subìto uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione, senza nemmeno il privilegio di poterne discutere in un congresso, come ho più volte chiesto. Il Pd che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora. Resto democratica, non torno indietro”.

E chiude invocando “un riformismo coerente e popolare” e un “nuovo soggetto politico largo“: “Credo che ci sia bisogno di ridare dignità e prospettiva unitaria a milioni di elettori che in questi anni hanno progressivamente abbandonato il Partito Democratico scegliendo altre proposte a destra o a sinistra o rimanendo a casa. Questa diaspora va ricomposta fuori dalle alchimie di coalizione e dalla riduzione in tende e cespugli, di vecchie e nuove formule. Serve un riformismo coerente e popolare, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla, di costruire con fiducia il cambiamento. Credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto”.

L'articolo Pina Picierno lascia il Pd ed entra nel Pde di Gozi: “Decisione sofferta, ma il partito di Schlein non è più inclusivo” proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌