Normal view

“Un’elaborata farsa”: uccide la compagna incinta e per crearsi un alibi trasmette una finta diretta su YouTube, condannato a 31 anni di carcere

4 June 2026 at 13:42

Ha ucciso la compagna trentaduenne, incinta di 15 settimane, accoltellandola e strangolandola nella sua abitazione, mentre sul suo canale YouTube veniva trasmesso un finto video in diretta per garantirsi un alibi. Per il brutale assassinio, definito “a sangue freddo e calcolato”, il trentaseienne Stephen McCullagh è stato condannato mercoledì dalla Belfast Crown Court a 31 anni di carcere. È l’epilogo giudiziario dell’omicidio di Natalie McNally, avvenuto nel dicembre del 2022 a Lurgan, in Irlanda del Nord, un delitto che ha profondamente scosso l’opinione pubblica. La pena, emessa dopo un processo di cinque settimane conclusosi a marzo con un verdetto di colpevolezza all’unanimità, dovrà essere scontata per intero prima di poter richiedere il rilascio.

Il finto streaming su YouTube: “Un’elaborata farsa”

Uno degli aspetti più sconvolgenti della vicenda è stata l’elaborata strategia messa in atto dall’omicida per costruirsi un alibi. Mentre commetteva l’omicidio a casa della donna a Lurgan, a 17 miglia di distanza, sul suo canale YouTube veniva trasmesso un video di 6 ore che lo ritraeva intento a giocare a Grand Theft Auto. Nel video, il 36enne indossava un cappello di Babbo Natale, scherzava, mangiava snack e beveva Guinness, affermando esplicitamente: “Stasera non esco di casa“. Tuttavia, le indagini hanno rivelato che il presunto livestream era stato registrato in realtà quattro giorni prima, dettaglio che si è rivelato parte integrante del suo piano criminale, un alibi completo curato nei minimi dettagli e definito in tribunale come una “farsa elaborata”. L’uomo aveva anche indossato guanti e travestimenti durante il tragitto per recarsi a casa della compagna, cercando inoltre, con una svolta definita “sinistra”, di incastrare per il delitto un ex fidanzato della vittima, spargendo prove fittizie.

I dettagli dell’omicidio “raccapricciante”

Secondo il giudice Patrick Kinney, McCullagh ha perpetrato un attacco descritto come “brutale e insensato” e di una violenza “eccessiva e gratuita” contro una donna vulnerabile in virtù del suo stato di gravidanza, uccisa all’interno del proprio appartamento, considerato un “luogo sicuro”. La donna è stata pugnalata, strangolata e picchiata a morte. Durante la sentenza, è emerso che McCullagh, in un atto di umiliazione e “degradazione“, avrebbe anche inserito la testa della donna, senza vita, in una ciotola per cani. Il giudice ha sottolineato l’intenzione precisa dell’assassino di porre fine non solo alla vita di Natalie, ma anche a quella del feto che portava in grembo, sottolineando come la morte del piccolo Dean costituisca un’aggravante di “peso significativo” nella condanna. Il magistrato ha dichiarato di aver faticato a “trovare le parole” per descrivere “l’abominio” del gesto compiuto dall’imputato.

Il dolore della famiglia e la veglia funebre

Oltre al delitto efferato, l’imputato ha orchestrato una rete di bugie e manipolazioni per celare la propria colpevolezza. L’assistente procuratore Catherine Kierans ha rimarcato l’efferatezza e la natura insidiosa di tali tentativi, evidenziando in particolare le “pressioni e le manipolazioni” ai danni della famiglia. Dopo aver compiuto il crimine, si è presentato alla veglia funebre di Natale, apparendo distrutto dal dolore, trascorrendo anche diverso tempo da solo con le spoglie della donna. È arrivato al punto di nascondere il proprio telefono in registrazione a casa della famiglia della vittima per scoprire se sospettassero di lui, mentendo anche sulla dinamica del ritrovamento del corpo e accentuando, dinanzi alla madre della vittima, il dettaglio angosciante e fittizio del corpo con la “testa in una ciotola per cani”.

La famiglia McNally, profondamente segnata dalla tragedia, è intervenuta a seguito del processo. Il padre di Natalie, Noel McNally, ha parlato di “dolore e lutto inimmaginabili” e ha ringraziato le forze dell’ordine e la magistratura per aver portato l’assassino in tribunale. “Oggi non festeggiamo la condanna inflitta”, ha detto fuori dal tribunale. “Siamo noi a scontare un ergastolo da quando abbiamo perso la nostra amata Natalie. Ma speriamo che questa condanna funga da deterrente per arginare la violenza contro le donne e le ragazze nel nostro Paese”. Il giudice ha infine rivolto un commosso omaggio alla figura di Natalie, definendola una donna “forte, affettuosa e indipendente”, “intelligente, appassionata e divertente”. La procuratrice Catherine Kierans ha concluso ricordando che l’assassinio di donne in Irlanda del Nord non è un fenomeno isolato: “La violenza contro donne e ragazze è un problema pervasivo in questa società e dobbiamo tutti collaborare per combatterlo. Ogni vittima è sempre una di troppo”.

L'articolo “Un’elaborata farsa”: uccide la compagna incinta e per crearsi un alibi trasmette una finta diretta su YouTube, condannato a 31 anni di carcere proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Bastardo. Ora mi aspetto giustizia”, la madre di Pamela Genini urla in aula contro Gianluca Soncin imputato per il femminicidio

4 June 2026 at 11:57

La Corte d’Assise di Milano ha ammesso come parti civili i familiari di Pamela Genini nel processo a carico di Gianluca Soncin, il 53enne accusato di aver ucciso la ex compagna il 14 ottobre scorso nella sua abitazione nel quartiere Gorla di Milano. Respinta invece la richiesta di costituzione di parte civile di Francesco Dolci, ex fidanzato della vittima e oggi indagato dalla Procura di Bergamo nell’inchiesta sulla profanazione della tomba della giovane. Soncin è imputato per omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai futili motivi e dalla relazione affettiva cessata. Secondo la ricostruzione della Procura, coordinata dall’aggiunta Letizia Mannella e dalla pm Alessia Menegazzo, avrebbe fatto realizzare di nascosto una copia delle chiavi dell’abitazione della donna, entrando in casa armato di un coltello prelevato dalla sua collezione e colpendola con 76 fendenti.

All’apertura dell’udienza erano presenti la madre della vittima, Una Smirnova, i fratelli Nicola e Veronica Genini e gli altri familiari. Quando l’imputato è entrato in aula scortato dalla polizia penitenziaria, la donna gli ha urlato contro: “Bastardo”. Poco dopo si è sentita male ed è stata accompagnata fuori dall’aula. Al termine dell’udienza ha spiegato ai cronisti il motivo della sua reazione: “Vederlo mi ha provocato un effetto devastante, la sua crudeltà, la sua lucidità, la sua mancanza di rispetto e di pentimento… Èuna persona che non si può descrivere, in aula purtroppo ho avuto un momento di sfogo, ma è stato terribile guardarlo per la prima volta. Ora mi aspetto giustizia”. La famiglia punta alla massima pena. “Noi chiediamo giustizia e l’ergastolo”, ha dichiarato Pier Giuseppe Rota, compagno della madre di Pamela, prima dell’inizio del processo.

La Corte ha ammesso come parti civili la madre della giovane, anche in qualità di amministratrice di sostegno del marito malato, e i due fratelli della vittima. Respinte invece le richieste avanzate da due associazioni e quella di Francesco Dolci. “La esistenza di un rapporto sentimentale di pochi mesi, maggio-ottobre 2025, non connotato da una stabile e continuativa convivenza e caratterizzato dalla presenza di un rapporto sentimentale parallelo non consente di riconoscere la legittimazione alla costituzione di parte civile di Francesco Dolci, aldilà di ogni questione su separati procedimenti”, hanno scritto i giudici nelle motivazioni lette in aula. La posizione di Dolci è stata al centro di un duro confronto tra le parti. L’avvocato della madre della vittima, Nicodemo Gentile, ha chiesto di respingere la sua istanza sostenendo che “Francesco Dolci è stato uno stalker in vita e dopo la morte” di Pamela Genini. “Con questa istanza la realtà supera la più fervida immaginazione. Nessun rispetto per la famiglia già oltraggiata”, ha affermato il legale. “Come emerge dagli atti dell’inchiesta di Bergamo, Pamela lo chiamava ‘amico con benefit, stalker, mostrò’. Da ottobre 2025 abbiamo questo stalker e lo dice anche la Procura di Bergamo che parla dell’ossessione di Dolci”.

La difesa dell’uomo ha invece sostenuto l’esistenza di una relazione stabile tra lui e la vittima. “Questo procedimento non c’entra con Bergamo e da maggio del 2025 i due avevano un rapporto stabile e ciò emerge dal cellulare e dalle testimonianze dei genitori. Era un rapporto parallelo sì, ma duraturo e continuativo e lui è stato l’ultima persona con cui ha parlato lei e questo deve far riflettere”, ha dichiarato l’avvocata Eleonora Prandi. “Lei ha chiesto aiuto a lui e poi Dolci ha collaborato con i pm. La loro relazione è sfociata anche in una richiesta di matrimonio di lei, avevano un progetto in essere”. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Dolci fu effettivamente l’ultima persona a sentire Pamela. Poco prima dell’omicidio la giovane gli inviò un messaggio: “E’ matto (…) che faccio?”. “Stanno arrivando, la polizia, li ho chiamati”, rispose lui dopo aver allertato le forze dell’ordine. Quando gli agenti arrivarono nell’appartamento, però, la donna era già stata uccisa.

Dopo la decisione della Corte, Dolci ha commentato all’Adnkronos la sua esclusione dal processo. “Peccato perché come parte civile avrei potuto combattere con il mio avvocato contro Soncin”. E ancora: “Bisogna sempre affidarsi nelle mani della giustizia, ma io ero la persona più vicina a Pamela e infatti quando aveva bisogno mi veniva sempre a cercare. Di certo non lo facevo per soldi di costituirmi parte civile, ma per combattere fino alla fine questa guerra”. L’uomo ha poi replicato alle accuse rivoltegli dalla famiglia della vittima. “Io di fronte a queste cose sono totalmente allibito. Mi hanno riferito che sembrava il processo a me e non a Soncin”. E ha aggiunto: “Come sempre dalla morte di Pamela a questa parte la famiglia attacca me e non Soncin. Mi sembra assurdo che queste persone parlino di miei atti persecutori nei confronti di Pamela, che non sono veri, e nessuno invece parla di quelli di Soncin”.

Sul fronte processuale, la difesa del 53enne ha depositato una serie di richieste istruttorie, tra cui una consulenza medico-legale e accertamenti sui telefoni cellulari acquisiti durante le indagini. L’obiettivo è contestare le aggravanti formulate dall’accusa. “Lo scopo del processo è capire come è successo il fatto e appurarlo nel modo migliore possibile e capire perché è successo, il movente”, hanno spiegato gli avvocati Pietro Sartori e Simona Luceri. “Pamela Genini è morta per i colpi inferti dall’imputato, ma c’è tutto il tema delle aggravanti su cui la difesa avanzerà degli argomenti”. La Procura si è opposta alla richiesta di una nuova perizia medico-legale, ritenendola “solo esplorativa, per cercare una nuova ricostruzione di dinamica”. La Corte si è riservata di decidere sulle richieste difensive al termine dell’istruttoria dibattimentale e ha rinviato il procedimento al 13 luglio, quando inizierà l’esame dei primi testimoni.

L'articolo “Bastardo. Ora mi aspetto giustizia”, la madre di Pamela Genini urla in aula contro Gianluca Soncin imputato per il femminicidio proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌