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“Se vedete un atto di sodomia con il tubo dello scarico, avete bisogno di uno psichiatra”: si infiamma il dibattito sulla ristrutturazione di un hotel spagnolo

11 June 2026 at 14:17

Dice il vecchio proverbio “la malizia è negli occhi di chi guarda”. Ed è proprio il caso di un dibattito che è scoppiato in Spagna e che ha coinvolto anche le alte sfere della politica.

Un intervento di ristrutturazione architettonica sul più antico hotel della Spagna, Hostal dos Reis Católicos a Santiago de Compostela, è diventato oggetto di scherno, con i critici che lo hanno attaccato per aver raffigurato la gargolla “sodomizzata”. La gargolla è la parte terminale dello scarico dei canali di gronda, o grondaie, spesso ornata con figure animalesche, fantastiche o mostruose.

Come riporta il Times of London, l’architetto Fernando Cobos che ha progettato la ristrutturazione non ci sta e rilancia con una provocazione: “I detrattori avrebbero bisogno di uno psichiatra perché hanno una mente perversa se hanno visto del ‘marcio’ nei pluviali suggestivi installati sul retro delle sculture in pietra”.

“C’è stata polemica perché c’è un sedere -, ha detto Cobos – Se vedete la gargolla sodomizzata dove c’è un beccuccio, non c’è molto che io possa fare. Sono un architetto, non uno psichiatra».

Cobos ha affermato di essere stato criticato aspramente da artisti e storici, i quali sostengono che il suo progetto faccia sembrare che le gargolle vengano “impalate”, “colonscopizzate” o “sodomizzate” dai tubi di rame che il suo team ha aggiunto all’elaborata struttura cinquecentesca all’inizio di quest’anno.

Residenti, associazioni per la tutela del patrimonio storico e organizzazioni locali dedicate alla salvaguardia dei beni culturali hanno espresso forti critiche nei confronti del progetto, ritenendolo esteticamente incompatibile con il contesto monumentale e privo del dovuto rispetto verso la struttura storica. Le proteste hanno indotto i funzionari del governo regionale della Galizia ad annunciare che sono in corso valutazioni su possibili soluzioni alternative, inclusa l’ipotesi di procedere alla completa rimozione dei doccioni.

(Photo credit RTVE)

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Papa Leone ricevuto dai reali di Spagna: la regina Letizia in bianco, in nero le principesse Leonor e Sofia. La scelta dei vestiti e cosa dice il protocollo

6 June 2026 at 17:28

Papa Leone XIV è arrivato questa mattina a Madrid per la sua prima visita apostolica in Spagna. L’aereo di Ita Airways con a bordo il pontefice è atterrato alle 10:13, all’aeroporto Adolfo Suarez-Barajas, dando inizio a un viaggio di sei giorni, che porterà il Papa anche a Barcellona e alle Canarie. Dopo l’arrivo, il nunzio apostolico in Spagna, monsignor Piero Pioppo, è salito a bordo per salutare il pontefice e la delegazione vaticana. Leone XIV ha quindi messo piede sul suolo spagnolo alle 10:33 dove lo aspettavano, ai piedi della scaletta, i sovrani spagnoli, il re Felipe XIV e Letizia.

Arrivato a Palazzo Reale, oltre al sovrano e alla sovrana, ad attendere il Pontefice c’erano anche le principesse, Leonor di Borbone, primogenita ed erede al trono, e Sofia di Borbone, detta anche l’Infanta.

Mentre la madre, la regina, indossava un abito bianco, le due principesse hanno accolto il Papa vestite di nero. Una scelta di outfit non casuale ma frutto del protocollo: la regina, infatti, ha potuto scegliere il bianco in virtù del cosiddetto “privilège du blanc”, privilegio del bianco, che permette a un ristretto numero di regine consorti cattoliche di indossare il bianco agli incontri ufficiali con il pontefice. Le due sorelle, invece, così come le altre donne eventualmente incontrate dal Papa, hanno dovuto indossare il nero come richiesto dal protocollo.

Il bianco, spiegano gli esperti, simboleggia purezza, distinzione e lo stretto legame storico tra la Corona e il Vaticano.

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Architetta a Madrid. “In Italia si rimane stagisti a vita dentro qualche studio. Qui i giovani trovano contratti veri”

6 June 2026 at 14:06

A Madrid, dopo quasi trent’anni, Nicoletta Del Bufalo continua a sentirsi profondamente romana. “Sono innamorata della mia città”, racconta a ilfattoquotidiano.it. “Ho ancora casa a Roma e mantenerla è quasi un lusso personale”. Eppure la vita che lei, architetta di 65 anni, è riuscita a costruirsi in Spagna ammette che difficilmente avrebbe potuto realizzarla in Italia. Non soltanto sul piano professionale, ma anche in quello umano, familiare e quotidiano.

Nicoletta non parte giovanissima né spinta da una precarietà immediata. Arriva in Spagna intorno ai 35 anni, dopo un percorso già internazionale nel settore della consulenza per progetti legati alla Commissione europea. “Le ragioni del trasferimento furono personali, perché mio marito è spagnolo”, spiega. “Ma fu una coincidenza fortunata: l’azienda per cui lavoravo stava aprendo una sede a Madrid e io mi ritrovai qui senza conoscere praticamente nessuno e con uno spagnolo molto approssimativo”. Quello che trova, però, la colpisce subito. Non solo un mercato del lavoro aperto, ma un sistema che almeno ai suoi occhi premia davvero le competenze. “Io ne ho la certezza: qui contano più le capacità che le relazioni personali”, racconta. “In Italia tutto quello che avevo fatto era stato estremamente legato alle conoscenze. Qui invece non ho mai sperimentato tutto ciò, né nel lavoro né nella vita quotidiana”.

Nicoletta lavora ancora oggi per una multinazionale europea che si occupa di consulenze e valutazioni per enti pubblici. Un settore molto specializzato, fatto di gare pubbliche, concorsi, progetti con amministrazioni locali e istituzioni nazionali. “La possibilità di partecipare a concorsi pubblici, vincerli o perderli in totale trasparenza, è stata una delle differenze più grandi”, dice. “Se fai bene il tuo mestiere, ti fanno lavorare. Sembra banale, ma non lo è”. La distanza dall’Italia emerge soprattutto quando osserva le nuove generazioni di professionisti. “Conosco giovani architetti italiani che sono al ventesimo anno di schiavitù dentro qualche studio”, racconta amaramente. “Arrivano qui e trovano subito un contratto vero. Per noi fare un contratto è normale, è virtuoso. Non puoi tenere stagisti a vita”.

Oggi Nicoletta coordina un team di circa 25 persone a Madrid. Molti sono giovani. “Noi gli stagisti li teniamo massimo 6 mesi, pagati e seguendo tutte le regole del caso. Poi o crescono o fanno altro. Se non fai così, qui ti guardano male”. Una cultura professionale diversa da quella che, secondo lei, continua a dominare in Italia. “In Italia ormai sembra normale che un neolaureato debba sopravvivere con 600 o 700 euro al mese aspettando che qualcuno gli prometta un posto stabile un giorno”. Ma è soprattutto diventando madre di un figlio autistico che Nicoletta comprende fino in fondo la differenza tra i due sistemi. “Io mi sono trovata davanti a una rete di servizi pubblici che non mi aspettavo”, spiega. “Una volta riconosciuta la disabilità di mio figlio, non ho dovuto fare praticamente niente. Ho seguito le istruzioni, compilato semplici moduli e il sistema ha funzionato”.

Parla di percorsi sanitari prioritari, assistenza pubblica, supporto educativo. “Qui esiste l’educazione speciale, che in Italia non c’è”, racconta. “Può essere meno inclusiva, certo, ma è anche molto più strutturata e specializzata rispetto a molte situazioni italiane”. E soprattutto, sottolinea, senza dover combattere continuamente con la burocrazia. “Non ho dovuto chiedere favori a nessuno, né conoscere qualcuno. Mio figlio aveva diritto a quei servizi e li ha ottenuti”. Il confronto con l’Italia diventa inevitabile quando pensa alla sorella, che vive a Roma e convive con una grave disabilità. “Mi racconta cose inenarrabili”, dice Nicoletta. “Liste d’attesa, anticipi da pagare, visite private necessarie per ottenere cure che dovrebbero essere garantite. Cercare di ottenere ciò che ti spetta diventa quasi un secondo lavoro”. Secondo lei il nodo è anche culturale. “Qui le tasse le pagano tutti. È normale. E questo si riflette nei servizi pubblici”.

Non idealizza la Spagna, ma la considera un Paese che ha costruito un rapporto più maturo tra cittadini e Stato. “La Spagna è probabilmente il Paese europeo più simile all’Italia come mentalità, ma funziona meglio”. La differenza si percepisce anche nella vita quotidiana. “A Roma sapevo quando uscivo di casa, ma non sapevo mai quando sarei tornata”, racconta. “A Madrid invece tutto funziona”. La metropolitana, soprattutto, diventa il simbolo concreto di una qualità della vita diversa. “Con 3 euro vai dall’aeroporto al centro città. In 40 minuti attraversi Madrid da una parte all’altra. Pioggia o neve non importa: i mezzi pubblici funzionano sempre”. E questo cambia le giornate, riduce lo stress, restituisce tempo per sé. “La mobilità influisce sulla qualità della vita in modo profondissimo”, spiega. “Ti permette di lavorare, ma anche di avere tempo per lo sport, per la famiglia, per i tuoi interessi”. E quando guarda all’Italia di oggi, Nicoletta vede soprattutto un sistema che rallenta i giovani. “I ragazzi italiani non se ne vanno di casa perché spesso non possono permetterselo”, osserva. “Studiano più a lungo di tutti gli altri europei e arrivano a 30 anni ancora senza stabilità”. Un ritardo che, secondo lei, spinge inevitabilmente molti professionisti a partire. “Non credo che i giovani italiani siano meno preparati”, conclude. “È il sistema che non permette loro di crescere nei tempi giusti”.

Sei una italiana o un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com

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Svolta nelle indagini sulla morte del fondatore di Mango Isak Andic: spunta l’ipotesi di un terzo complice, nel mirino una terapeuta familiare

4 June 2026 at 11:13

C’è un colpo di scena nell’inchiesta sulla morte di Isak Andic, fondatore del gruppo di fast fashion Mango, deceduto il 14 dicembre 2025 all’età di 71 anni dopo aver perso la vita precipitando durante un’escursione sul massiccio di Montserrat, in Catalogna.

L’ipotesi di una terza persona

L’indagine, fino ad oggi focalizzata quasi esclusivamente sul primogenito Jonathan Andic — formalmente indagato per presunto omicidio, arrestato e successivamente rilasciato dietro il pagamento di una cauzione da un milione di euro —, si sta allargando verso nuovi scenari. La giudice istruttrice di Martorell, titolare del fascicolo, ha stabilito la necessità di espandere le indagini. Secondo quanto emerge da un provvedimento citato dal quotidiano La Vanguardia, la magistratura intende verificare “l’esistenza di una terza persona che direttamente o indirettamente abbia partecipato ai fatti”.

Le incongruenze e la versione smentita

A complicare il quadro difensivo del figlio di Andic vi sono i rilievi emersi dalle indagini sul campo, che collidono con le sue dichiarazioni. La giudice ha infatti contestato la ricostruzione fornita da Jonathan in merito alle abitudini familiari e, in particolare, alla frequenza delle escursioni condivise con il padre. Gli accertamenti condotti dalla polizia catalana hanno smentito categoricamente tale narrazione: i dati investigativi indicano che padre e figlio non facevano passeggiate insieme in montagna da almeno dieci anni, rendendo di fatto l’uscita a Montserrat un’anomalia.

Il movente economico e il ruolo della terapeuta

Per comprendere appieno il contesto in cui si è consumata la tragedia, gli inquirenti stanno scavando nelle dinamiche private della famiglia. Il magistrato inquirente ha mostrato particolare interesse per la figura di una terapeuta familiare, professionista che aveva in cura alcuni membri della famiglia Andic. Sotto la lente d’ingrandimento vi è un presunto movente economico. La principale ipotesi investigativa al vaglio è che Jonathan Andic abbia messo in atto una precisa strategia per “fare pressione e manipolare” il padre Isak. Lo scopo, secondo chi indaga, sarebbe stato quello di costringere l’imprenditore a liquidargli una parte dell’eredità mentre era ancora in vita, utilizzando il mantenimento stesso della relazione familiare come merce di scambio.

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“Questa è una tragedia”: i serpenti marini di Ibiza sono arrivati a nuoto fino all’isola di anta Eulària minacciano le lucertole delle Baleari

3 June 2026 at 08:41

Un corpo pallido e solitario che si fa strada ondulando attraverso le acque turchesi, nuotando per coprire i 450 metri di mare che separano la costa orientale di Ibiza dall’isolotto di Santa Eulària. È la prova inconfutabile, documentata ad aprile 2024 in un video girato da una guardia ambientale locale, di ciò che i ricercatori temevano da tempo: i serpenti marini provenienti dalla Spagna continentale stanno nuotando per aprire un nuovo fronte di colonizzazione, minacciando la sopravvivenza della lucertola delle Pitiuse (Podarcis pityusensis).

La notizia e i dettagli del fenomeno sono stati riportati dal quotidiano britannico The Guardian in un lungo articolo pubblicato due giorni fa che fa il punto della situazione. Oriol Lapiedra, biologo del Centro di Ricerca Ecologica e Applicazioni Forestali (Creaf) in Catalogna, ha commentato il video confermando l’aggravarsi della situazione: “C’erano sempre più prove aneddotiche da parte di pescatori e turisti che avevano visto i serpenti nuotare, quindi pensavamo che stesse accadendo molto spesso”. Lo studioso ha precisato che “questa è stata la prima prova concreta che abbiamo avuto di un serpente che nuota da Ibiza all’isolotto”.

L’arrivo a Ibiza e l’impatto ecologico

Il colubro ferro di cavallo (Hemorrhois hippocrepis) è un rettile non velenoso originario della Spagna meridionale e orientale. La sua rapida espansione a Ibiza è iniziata circa due decenni fa, introdotto inavvertitamente attraverso l’importazione di antichi ulivi ornamentali dalla terraferma da parte di proprietari immobiliari. I tronchi, ricchi di cavità, hanno fornito nascondigli perfetti per i serpenti in letargo e per le loro uova. A distanza di vent’anni, il rettile è presente su almeno il 90% dell’isola e ha sviluppato una spiccata predilezione per le lucertole locali, animali fondamentali per l’ecosistema. “Controllano le popolazioni di insetti, compresi i parassiti agricoli, quindi tutto cambia quando scompaiono”, ha spiegato Lapiedra, ricordando che queste lucertole “impollinano anche i fiori e disperdono i semi”.

I numeri dell’invasione documentano un quadro allarmante: a Santa Eulària, i ricercatori avevano censito 72 lucertole nel 2016; nel 2023 ne erano rimaste soltanto tre. Le popolazioni uniche di 10 isolotti sono attualmente considerate estinte. Non solo: la presenza del colubro è stata confermata anche nella vicina isola di Formentera, tanto che nell’ottobre 2022, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn) ha spostato la lucertola di Ibiza dalla categoria “prossima alla minaccia” a quella “in pericolo”.

Proliferazione record e il paragone con Guam

Mentre sulla penisola iberica questi serpenti superano raramente gli 1,8 metri, a Ibiza trovano condizioni tali da crescere fino a superare i 2 metri di lunghezza e raggiungere un peso due volte e mezzo superiore. Sulle dimensioni raggiunte dai rettili, Lapiedra ha sottolineato: “Abbiamo trovato animali che sono spessi quanto il mio polso”.

Le stime sulla proliferazione sono severe. Secondo il governo regionale delle Baleari, nel 2023 sono stati catturati oltre 3.500 esemplari, per un totale di oltre 16.000 soppressioni dal 2016. Si prevede che la specie occuperà l’intera isola entro la fine del 2027 e i ricercatori ipotizzano che proprio l’aumento della competizione per il cibo stia spingendo i serpenti a raggiungere gli isolotti a nuoto. Il biologo del Creaf paragona questa dinamica a quanto accaduto sull’isola di Guam, nel Pacifico, dove l’arrivo del serpente arboricolo bruno ha causato l’estinzione di 10 delle 12 specie di uccelli forestali autoctoni. “L’unica differenza è che non risulta che i serpenti a Guam nuotino“, ha specificato Lapiedra. “Quindi ci sono isole intorno a Guam che hanno ancora le specie che Guam aveva in passato”.

Le città come uniche roccaforti

Per salvaguardare il patrimonio genetico delle lucertole — che vantano colorazioni uniche (verdi, blu, nere, marroni, grigie e arancioni) forgiate da millenni di evoluzione — è stato avviato allo zoo di Barcellona un programma di riproduzione in cattività che coinvolge otto diverse popolazioni insulari. Paradossalmente, i luoghi in cui la specie endemica risulta oggi più al sicuro sono i centri abitati. “Le lucertole sono ancora presenti nelle città più grandi di Ibiza e le popolazioni stanno bene”, ha osservato Lapiedra. “Fondamentalmente quello che succede è che nelle aree urbane i serpenti vengono investiti e la gente li uccide anche perché non ama i serpenti. Quindi, per ora, alcune di queste aree urbane hanno buone popolazioni di lucertole”.

La progressiva perdita di queste forme di vita rimane tuttavia un danno incalcolabile. Il ricercatore ha sintetizzato così la gravità ecologica in corso: “Ciascuno, o la maggior parte, degli isolotti ha questi lignaggi unici che si stanno perdendo completamente per la scienza e per l’umanità in questo momento. Quindi questa è una tragedia: è come un incendio in una vecchia chiesa”.

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MG punta sulla Spagna. Nel 2028 aprirà il primo stabilimento europeo

By: F. Q.
3 June 2026 at 08:09

La presenza dei costruttori cinesi in Europa sta entrando in una nuova fase. Dopo anni trascorsi a esportare veicoli prodotti in patria, alcuni marchi stanno iniziando a investire direttamente nel Vecchio Continente. L’ultimo annuncio in ordine di tempo arriva da MG, che ha scelto la Spagna per realizzare il suo primo impianto produttivo europeo.

Il marchio controllato dal gruppo SAIC Motor investirà inizialmente circa 200 milioni di euro nella costruzione di uno stabilimento in Galizia, nel nord-ovest della Spagna. L’avvio della produzione è previsto nel 2028 e la capacità produttiva potrà raggiungere le 120.000 vetture all’anno. Per MG è un passaggio strategico che segna il consolidamento della propria presenza nel vecchio continente, che negli ultimi anni è diventato uno dei principali motori della sua crescita internazionale.

Il progetto dovrebbe generare oltre 2.000 posti di lavoro e dar vita a un vero polo industriale che integrerà attività di ricerca e sviluppo, produzione, fornitura di componenti e logistica. L’obiettivo è costruire una filiera più vicina ai clienti europei e meno dipendente dalle lunghe catene di approvvigionamento che collegano il continente alla Cina.

La scelta della Spagna non è casuale. Madrid sta lavorando da tempo per attrarre investimenti nel settore della mobilità elettrica attraverso incentivi pubblici, costi energetici competitivi e una filiera automotive già consolidata. Un contesto che ha convinto diversi costruttori, in primis il gruppo Volkswagen che qui ha tre siti produttivi, a rafforzare la propria presenza industriale nel paese.

Dietro l’operazione c’è però anche un’altra ragione, ancora più importante. Produrre all’interno dell’Unione Europea consentirà infatti a MG di ridurre l’impatto dei dazi introdotti da Bruxelles sulle auto elettriche importate dalla Cina. Attualmente il marchio è quello maggiormente penalizzato dalle misure europee e deve fare i conti con una tariffa complessiva del 45,3% sui veicoli elettrici costruiti in madrepatria ma destinati al mercato europeo.

L’annuncio, tra l’altro, arriva in un momento particolarmente positivo per MG. Tra gennaio e aprile 2026 il costruttore ha immatricolato 110.413 vetture in Europa, confermandosi il brand cinese più venduto nel continente. Alle sue spalle si trovano BYD con 102.068 unità e Chery con 95.564, entrambe protagoniste di una crescita particolarmente sostenuta.

Proprio questi numeri spiegano perché diversi costruttori cinesi stiano accelerando i propri piani industriali europei. BYD ha già avviato il progetto della sua fabbrica in Ungheria, Leapmotor produrrà alcuni modelli negli impianti spagnoli di Stellantis, mentre Chery assembla veicoli vicino a Barcellona attraverso una joint venture locale.

La decisione di MG conferma quindi una tendenza che appare sempre più evidente: l’Europa non è più soltanto un mercato di sbocco per l’industria automobilistica cinese, ma sta diventando una base produttiva strategica. Una trasformazione che potrebbe modificare in profondità gli equilibri del settore nei prossimi anni, aumentando la concorrenza ma anche portando nuovi investimenti, occupazione e competenze industriali sul territorio europeo.

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Escursionista britannica muore dopo essere precipitata da un’altezza di 500 metri da una montagna: “Scivolata su una chiazza di neve durante la discesa”

2 June 2026 at 13:48

Una escursionista britannica ha perso la vita dopo essere precipitata da un’altezza di circa 500 metri sul picco Balaitús, nelle montagne dei Pirenei spagnoli. La donna stava percorrendo il celebre itinerario alpinistico noto come Grande Diagonale quando si è verificata la tragedia. La cima del Balaitús è una montagna di 3.135 metri che separa la valle spagnola di Tena dalla Val d’Azun francese.

La donna, una cittadina britannica di 42 anni residente in Finlandia, stava facendo un’escursione con il suo compagno di 53 anni e stava percorrendo la Grande Diagonale del picco Balaitús quando è precipitata, secondo quanto riportato dalla BBC. Il suo compagno è ancora vivo.

La donna, la cui identità non è stata resa pubblica, è precipitata da un’altezza di circa 500 metri dalla cima nella regione di Huesca, in Spagna, secondo quanto riportato dal quotidiano locale Sur. Si ritiene che la caduta sia avvenuta a causa di una scivolata su una chiazza di neve durante la discesa.

La Guardia Civil spagnola sta indagando su quanto accaduto e al momento lo classifica come “tragico incidente dovuto a una caduta”, ha dichiarato un rappresentante, secondo quanto riportato dal The Sun.

La sua morte è avvenuta durante nove operazioni di soccorso alpino effettuate tra il 26 e il 30 maggio, secondo la BBC.

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