Normal view

Paul Celan, il tedesco come scelta poetica (Traduzione di Gino Chiellino)

5 June 2026 at 06:11

Le poesie qui tradotte sono tratte dalla raccolta Mohn und Gedächtnis (Papavero e memoria) del 1952, pubblicata a seguito della partecipazione di Paul Celan (Černivci 1920 – Parigi 1970) a un incontro del Gruppo 47. Il gruppo era composto di scrittori di lingua tedesca che intendevano riumanizzare la loro letteratura dopo gli scempi perpetrati dal nazismo. Paul Celan era stato invitato a leggere dalle sue poesie su insistenza di Ingeborg Bachmann.

Le reazioni scomposte dei presenti al suo modo di recitare testi così lontani da quelli dei presenti hanno fatto discutere per anni. Da parte mia, ritornando alla sua prima raccolta, sono del parere che l’incomprensione era inevitabile. Lo era a causa della diversità così marcata tra il progetto estetico di un gruppo culturalmente omogeneo e la poesia di uno scrittore di per sé interculturale qual era Paul Celan.

Di madrelingua tedesca, di appartenenza alla diaspora ebraica, ma cresciuto nel contesto culturale rumeno della Bucovina, e quindi di una lingua neolatina, Paul Celan fisserà il centro della sua esistenza a Parigi (1948), dove continuerà a scrivere poesia e solo in tedesco, per diventare uno dei poeti più determinanti della letteratura in lingua tedesca del Novecento.

G. C.

Corona

Aus der Hand frißt der Herbst mir sein Blatt: wir sind Freunde.

Wir schälen die Zeit aus den Nüssen und lehren sie gehn:
die Zeit kehrt zurück in die Schale.

Im Spiegel ist Sonntag,
im Traum wird geschlafen,
der Mund redet wahr.

Mein Aug steigt hinab zum Geschlecht der Geliebten:
wir sehen uns an,
wir sagen uns Dunkles,
wir lieben einander wie Mohn und Gedächtnis,
wir schlafen wie Wein in den Muscheln,
wie das Meer im Blutstrahl des Mondes.

Wir stehen umschlungen im Fenster, sie sehen uns zu von der Straße:
es ist Zeit, daß man weiß!
Es ist Zeit, daß der Stein sich zu blühen bequemt,
daß der Unrast ein Herz schlägt.
Es ist Zeit, daß es Zeit wird.

Es ist Zeit.

*

Corona

Nel palmo della mia mano l’autunno consuma docile le foglie: siamo amici.

Sgusciamo il tempo dalle noci per farlo andare:
il tempo rientra nel guscio.

Allo specchio è domenica,
nel sogno si dorme,
la bocca è veritiera.

L’occhio mi cade sul sesso dell’amata:
ci scrutiamo,
ci diciamo cose oscure,
ci amiamo come papavero e memoria,
dormiamo come vino in conchiglie,
come il mare nel raggio di sangue della luna.

Stiamo avvinghiati nella finestra, ci osservano dalla strada:
è tempo, che si sappia!
È tempo che la pietra fiorisca,
che l’inquietudine colpisca un cuore.
È tempo che sia tempo.

È tempo.

***

Ich hörte sagen

Ich hörte sagen, es sei
im Wasser ein Stein und ein Kreis
und über dem Wasser ein Wort,
das den Kreis und den Stein legt.

Ich sah meine Pappel hinabgehn zum Wasser,
ich sah, wie ihr Arm hinuntergriff in die Tiefe,
ich sah ihre Wurzeln gen Himmel um Nacht flehn.

Ich eilt ihr nicht nach,
ich las nur vom Boden auf jene Krume,
die deines Augen Gestalt hat und Adel,
ich nahm dir die Kette der Sprüche vom Hals
und säumte mit ihr den Tisch, wo die Krume nun lag.

Und sah meine Pappel nicht mehr.

*

Sentii dire

Sentii dire che nell’acqua
c’era una pietra e un cerchio,
e sopra l’acqua una parola
a posare il cerchio e la pietra.

Vidi il mio pioppo chinarsi verso l’acqua,
vidi il suo braccio calarsi in profondità,
vidi le sue radici verso il cielo a implorare notte.

Non gli corsi dietro,
presi da terra soltanto quella briciola,
che ha la forma del tuo occhio e la nobiltà,
ti sfilai la collana di sentenze dal collo
e ne incorniciai il tavolo, dove ora giaceva la briciola.

E non vidi più il mio pioppo.

***

Lob der Ferne

Im Quell deiner Augen
leben die Garne der Fischer der Irrsee.
Im Quell deiner Augen
hält das Meer sein Versprechen.

Hier werf ich,
ein Herz, das geweilt unter Menschen,
die Kleider von mir und den Glanz eines Schwures:

Schwärzer im Schwarz, bin ich nackter.
Abtrünnig erst bin ich treu.
Ich bin du, wenn ich ich bin.

Im Quell deiner Augen
treib ich und träume von Raub.

Ein Garn fing ein Garn ein:
wir scheiden umschlungen.

Im Quell deiner Augen
erwürgt ein Gehenkter den Strang.

*

Elogio della lontananza

Nella fonte dei tuoi occhi
vivono i lacci dei pescatori dell’Irrsee.
Nella fonte dei tuoi occhi
il mare mantiene la promessa.

Qui getto via,
un cuore, vissuto tra gli uomini,
i vestiti e lo splendore di un giuramento:

più nero nel nero, sono più nudo.
Da traditore sono fedele.
Io sono te quando sono io.

Nella sorgente dei tuoi occhi
compio e sogno una rapina.

Un laccio catturò un laccio:
ci separiamo avvinghiati.

Nella fonte dei tuoi occhi
un impiccato strangola il laccio.

L'articolo Paul Celan, il tedesco come scelta poetica (Traduzione di Gino Chiellino) proviene da Il Fatto Quotidiano.

Ruy Belo, Alexandre O’Neill e António Gedeão revisitados em Faro

4 June 2026 at 11:45

O espetáculo “Sinédoque”, de Ivo Canelas e João Vasco, que revisita a obra de poetas como Alexandre O’Neill, Ruy Belo, Tiago Rodrigues, Margarida Vale de Gato, António Gedeão e Amélia Muge, tem sessão marcada para este sábado, 6 de Junho, a partir das 21h30, no CAPa, Centro de Artes Performativas do Algarve, em Faro.

Partindo da figura de estilo que exprime «a parte pelo todo» ou «o todo pela parte», o pianista e compositor João Vasco criou um conjunto de obras para voz recitada e piano, procurando traduzir musicalmente a essência de cada texto literário. Em palco, os poemas são interpretados pelo ator Ivo Canelas, que partilha também a direção artística do projeto.

Estreado em 2023, “Sinédoque” encontra-se atualmente em circulação internacional, tendo passado por países como Tunísia, Cabo Verde, Brasil, França e Angola.

Ivo Canelas é um dos nomes mais reconhecidos do teatro, cinema e televisão portugueses. Formado pela Escola Superior de Teatro e Cinema (ESTC) e bolseiro da Fundação Calouste Gulbenkian no Lee Strasberg Theatre Institute, em Nova Iorque, trabalhou ao longo da carreira com alguns dos principais encenadores e realizadores portugueses.

João Vasco é professor de piano na Escola de Música do Conservatório Nacional e desenvolve atividade como intérprete, compositor, fotógrafo e videógrafo. Depois de mais de duas décadas como pianista, tem vindo a afirmar-se também na composição, sendo «Sinédoque» um dos projetos mais representativos desta fase do seu percurso artístico.

Este espetáculo integra a FAAP– Formação Avançada em Artes Performativas “encontros do DeVIR”, dedicada à interpretação e criação nas áreas do teatro e da dança, organizada pela DeVIR/CAPa, com o apoio dos municípios de Faro, Loulé e Lagos. A DeVIR é uma estrutura financiada pela República Portuguesa – Cultura, Juventude e Desporto / Direção-Geral das Artes.

Os bilhetes custam seis euros para o público em geral e cinco euros para estudantes e maiores de 65 anos. As reservas podem ser feitas por telefone (289 828 784 ou 968 478 217) ou e-mail (devir-capa@devir-capa.com).

O conteúdo Ruy Belo, Alexandre O’Neill e António Gedeão revisitados em Faro aparece primeiro em Sul Informação.

❌