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“Prima di Kasia Smutniak la mia vita era disordinata. Tra i 18 e i 20 anni non ero socievole e a disagio. Se mi fossi fatto aiutare sarei una persona migliore”: così Domenico Procacci

9 June 2026 at 11:12

Moretti, Sorrentino, Garrone, Albanese, Archibugi, Comencini e tanti altri. Sono solo alcuni dei “mostri” sacri del cinema italiano che hanno lavorato con il fondatore della casa di produzione Fandango, Domenico Procacci, sulla cresta dell’onda da quai 40 anni. Il produttore si è raccontato a Il Corriere della Sera. Eppure l’uomo di oggi è diverso dal ragazzo di ieri.

“Ero un ragazzo che all’epoca non era tanto socievole, anzi era perennemente a disagio. – ha detto Procacci – Ma questa è una cosa che non è passata anche se faccio finta che lo sia. C’era il mio amico Ennio, un po’ più grande di me, amico ancora oggi, che mi recuperava dopo che me ne andavo dalle feste perché mi veniva male a stare lì. Tra i 18 e i 20 anni non ero un caso umano ma insomma… Forse se mi fossi fatto aiutare sarei una persona migliore oggi”.

Nel concreto Procacci fa un esempio: “Mi ricordo quando alla Mostra di Venezia si annunciavano anche i produttori, come gli attori e i registi. Ecco, solo per il fatto di dover fare così (e mima uno che si alza in piedi e piega la testa da un lato e dall’altro in segno di saluto al pubblico; ndr) il cuore mi batteva a mille, avevo la tachicardia. Adesso non mi fa più effetto e forse neanche questo è bello: era meglio quando mi batteva il cuore in quel modo esagerato”.

Oggi la sua esistenza è migliorata e sembrano lontane le ansie: “La mia vita è cambiata molto da 15 anni a oggi. Mio figlio Leone ne ha meno di 12, quindi io ne avevo 54 quando è nato. Il primo figlio biologico quando uno dice basta figli perché ne ha già 2 o 3. Considero però mia figlia anche Sophie, avuta da Kasia con Pietro Taricone, che ha 21 anni. Sì, prima di Kasia la mia vita era disordinata. Con alcune relazioni importanti ma sostanzialmente disordinata”.

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“Sono imbarazzato. Negli ultimi anni sono successe e stanno succedendo cose gravissime e nessuno dice niente. Viviamo in un’epoca in cui abbiamo paura”: così Massimiliano Gallo

8 June 2026 at 09:28

“Viviamo in un’epoca in cui abbiamo paura: sembra che non si possano nemmeno pronunciare parole come pace, Gaza o genocidio. Si preferisce far vedere solo ciò che conviene”. Massimiliano Gallo non si sottrae dal prendere una posizione politica netta sull’attualità. Il 57enne attore napoletano è tornato a parlare di arte e impegno politico durante un incontro tenutosi al Distretto Campano dell’Audiovisivo, nell’ex Base Nato di Bagnoli, a Napoli. Come riporta Vanity Fair, Gallo ha criticato quei colleghi attori che non prendono posizione per paura di perdere il posto di lavoro: “Sono imbarazzato. Negli ultimi anni sono successe e stanno succedendo cose gravissime e nessuno dice niente. Viviamo in un’epoca in cui abbiamo paura: sembra che non si possano nemmeno pronunciare parole come pace, Gaza o genocidio. Si preferisce far vedere solo ciò che conviene”.

Gallo ha poi ricordato che l’artista “non ha il dovere, ma certamente il compito di guardare le cose con un altro occhio” e per questo ha citato il caso di Eduardo De Filippo che scrisse Napoli Milionaria! mentre gli alleati stavano entrando in città: “Un artista impiega poco tempo a capire quanto sia terribile una guerra. Non bisogna aspettare dieci anni per parlare di Gaza o di un genocidio. Abbiamo tutti paura. C’è un Ministro che non parla con chi lavora nel cinema, il settore è bloccato, e nessuno dice niente. Nemmeno i produttori. Siamo abituati a curare il nostro orticello e a pensare soltanto ai nostri interessi. Io sono abituato a dire quello che penso. Non mi sono mai preoccupato delle conseguenze, non ho mai frequentato salotti e ho sempre costruito la mia carriera da solo. Credo che molti abbiano paura di perdere il posto di lavoro”. Gallo tornerà a breve sul set per rivestire i panni dell’avvocato Vincenzo Malinconico, giunta alla terza stagione, e sta scrivendo il suo secondo film da autore/regista, dopo La salita che sarà un remake di una “grandissima commedia all’italiana che mi è rimasta dentro da sempre”.

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E’ morto l’attore e doppiatore Giacomo Piperno: recitò per Benigni, Tornatore e Scola, è stato la voce italiana di Gene Hackman

3 June 2026 at 09:18

L’attore e doppiatore Giacomo Piperno è morto all’età di 90 anni presso il Policlinico Umberto I di Roma. A darne l’annuncio, come riportato dall’agenzia Adnkronos, sono stati i figli. Interprete eclettico, nel corso di una lunga carriera ha attraversato la storia dello spettacolo italiano alternandosi con versatilità tra ruoli drammatici, comici e storici, sia sul grande che sul piccolo schermo.

Dalla fuga in Svizzera al debutto in tv

Nato a Roma il 20 gennaio 1936 in una famiglia ebraica, Piperno riuscì a scampare alle deportazioni nazi-fasciste fuggendo in Svizzera con i propri famigliari nell’ottobre del 1943, proprio nei giorni del rastrellamento del ghetto della Capitale. L’avvicinamento al mondo dello spettacolo è avvenuto alla fine degli anni Cinquanta, culminando nel debutto televisivo del 1960 con un ruolo nello sceneggiato “Tenente Sheridan: una gardenia per Helena Carrel”. Il vero slancio professionale, tuttavia, è arrivato otto anni più tardi grazie al cinema, con la partecipazione al film “Commandos” (1968).

I grandi registi del cinema italiano

Da quel momento, la sua carriera cinematografica lo ha visto collaborare con alcuni dei più importanti registi italiani. Ha recitato in pellicole d’impegno civile e storico come “Sacco e Vanzetti” (1971) di Giuliano Montaldo, “Porte aperte” (1990) di Gianni Amelio, “Il portaborse” (1991) di Daniele Luchetti e “Pasolini, un delitto italiano” (1995) di Marco Tullio Giordana. Significative anche le sue incursioni nella commedia e nel cinema d’autore: ha preso parte a “Rugantino” (1973) di Pasquale Festa Campanile, “Il camorrista” (1986) di Giuseppe Tornatore e “Splendor” (1988) di Ettore Scola. Un solido sodalizio professionale lo ha legato a Roberto Benigni, che lo ha diretto prima nell’episodio “In banca” del film “Tu mi turbi” (1982) e successivamente nel successo “Il piccolo diavolo” (1988).

La televisione e il doppiaggio

Parallelamente al cinema, Piperno ha mantenuto una presenza costante in televisione, partecipando a numerose serie e miniserie. Tra i suoi lavori per il piccolo schermo figurano “Napoleone a Sant’Elena” (1973) e, in anni più recenti, la fiction “Caterina e le sue figlie” (2005-2007), dove ha interpretato il marito del personaggio portato in scena da Iva Zanicchi. Il suo talento si è esteso con successo anche alla sala di doppiaggio. Tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, Piperno ha prestato la propria voce a interpreti internazionali del calibro di Gene Hackman e Philippe Leroy, contribuendo a caratterizzare e rendere memorabili i loro personaggi per il pubblico italiano.

Foto: Wikipedia.

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