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Fica 2026 divulga programação completa com Bela Gil e mostras de cinema ambiental

8 June 2026 at 15:36

O Governo de Goiás divulgou a programação completa da 27ª edição do Festival Internacional de Cinema e Vídeo Ambiental (Fica 2026), que será realizada de 16 a 21 de junho, na cidade de Goiás. O evento contará com exibições cinematográficas, debates, oficinas, encontros com realizadores e atrações culturais gratuitas.

A abertura oficial será no dia 16 de junho, às 19h, no Cine Teatro São Joaquim. O festival dará início às mostras competitivas, com destaque para a Mostra Internacional Washington Novaes, a Mostra do Cinema Goiano e a Mostra de Cinema Indígena e de Povos Tradicionais. Haverá ainda mostras paralelas como Fica Animado, Mostra Fiocruz e a exibição da série “Filmes para Adiar o Fim do Mundo”.

Entre os convidados está Bela Gil, chef de cozinha, apresentadora e ativista socioambiental. Ela participa no sábado (20/06), às 16h30, no Parque da Carioca, da roda de conversa “Redes do Cerrado”, ao lado da cientista Márcia Cristina Bernardes Barbosa. O encontro integra o Fórum Horizontes, que reunirá pesquisadores, lideranças indígenas e especialistas.

O festival também oferece oficinas e atividades formativas voltadas para estudantes, profissionais do audiovisual e comunidades tradicionais. O encerramento será no dia 21 de junho, com a cerimônia de premiação das produções vencedoras e a reapresentação dos filmes premiados.

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“Allarme rosso per la scienza americana”, Trump mette la ricerca sotto controllo politico, scienziati in rivolta

4 June 2026 at 15:55

Dopo i tagli ai finanziamenti per la ricerca biomedica, climatica e sanitaria, l’amministrazione Trump apre un nuovo fronte nel rapporto con la comunità scientifica americana. Questa volta al centro dello scontro non ci sono soltanto le risorse economiche, ma l’autonomia stessa della ricerca. A far scattare l’allarme è una proposta pubblicata alla fine di maggio dall’Ufficio di gestione e bilancio della Casa Bianca (Office of Management and Budget, OMB), che punta a modificare le regole per l’assegnazione delle sovvenzioni federali destinate alla ricerca scientifica. L’obiettivo dichiarato è quello di “migliorare la trasparenza, la responsabilità e la supervisione” dei fondi pubblici, ma per migliaia di ricercatori il rischio è quello di introdurre un controllo politico diretto sulle scelte scientifiche.

Secondo la nuova disciplina, che dovrebbe entrare in vigore dal primo ottobre, i funzionari nominati dall’amministrazione avrebbero il compito di effettuare una “revisione preliminare” obbligatoria di tutte le richieste di finanziamento. Ogni progetto potrebbe essere valutato non soltanto sul piano scientifico, ma anche sulla sua coerenza con le priorità politiche dell’agenzia di riferimento e con il cosiddetto “interesse nazionale”. Una modifica che, secondo i critici, rischia di scavalcare il tradizionale sistema di valutazione tra pari, affidato a esperti indipendenti, che rappresenta da decenni uno dei pilastri della ricerca statunitense.

La rivolta degli scienziati

La reazione della comunità scientifica è stata immediata. Come riportato dalla rivista Nature, in pochi giorni sono arrivate oltre 3.500 osservazioni alla proposta, in larga parte contrarie. Tra le prese di posizione più dure c’è quella della Società americana di Biologia cellulare, che ha definito la riforma una “enorme minaccia per la scienza americana”. A intervenire è stato anche Holden Thorp, direttore ed editor-in-chief della rivista Science, una delle pubblicazioni scientifiche più autorevoli al mondo. In un editoriale dai toni insoliti, Thorp ha parlato di un vero e proprio campanello d’allarme per il futuro della ricerca negli Stati Uniti, invitando università, centri di ricerca e associazioni scientifiche a fare fronte comune contro quella che considera un’ingerenza politica senza precedenti. “È il momento di agire”, scrive il direttore di Science, che conclude con un appello destinato a far discutere: “Il semaforo rosso lampeggia, tutti ai posti di combattimento”.

La proposta arriva in un momento già particolarmente delicato per il sistema scientifico statunitense. Negli ultimi mesi l’amministrazione Trump ha avviato una profonda revisione delle politiche federali sulla ricerca, con riduzioni di fondi e cancellazioni di programmi che hanno coinvolto diversi settori strategici, dalla lotta contro il cancro e l’Alzheimer fino alla prevenzione delle malattie infettive. Misure che avevano già suscitato forti critiche da parte del mondo accademico e sanitario, soprattutto in una fase caratterizzata dalla diffusione del morbillo in diversi Stati americani e dal monitoraggio dell’influenza aviaria.

Ora il confronto si sposta sul terreno dell’indipendenza scientifica. Per i sostenitori della riforma, il controllo politico garantirebbe una migliore allocazione delle risorse pubbliche e una maggiore coerenza con gli obiettivi nazionali. Per gran parte della comunità scientifica, invece, il rischio è che i finanziamenti vengano subordinati a criteri ideologici o politici, compromettendo la libertà della ricerca e la capacità degli Stati Uniti di mantenere la propria leadership scientifica mondiale. Uno scontro destinato a proseguire nei prossimi mesi e che, secondo molti osservatori, potrebbe ridefinire il rapporto tra politica e scienza negli Stati Uniti.

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