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Eni e Petronas lanciano Searah: nasce il colosso del gas nel Sud-est asiatico

8 June 2026 at 08:34

Eni e Petronas annunciano che Searah, una nuova joint venture indipendente al 50% che riunisce attività chiave in Indonesia e Malesia, è stata ufficialmente costituita a soli sette mesi dalla firma dell’accordo di investimento del 3 novembre 2025 e a 16 mesi dal protocollo d’intesa annunciato nel febbraio 2025.

Searah unisce portafogli, competenze e esperienza regionale complementari con l’obiettivo di garantire creazione di valore a lungo termine ed eccellenza operativa in Indonesia e Malesia. Con un portafoglio di 19 asset di produzione e sviluppo di gas – 14 in Indonesia e 5 in Malesia – Searah partirà da una produzione iniziale di oltre 300.000 boe/giorno, con l’obiettivo di superare i 500.000 boe/giorno di produzione sostenibile entro i prossimi tre anni. Sono state ottenute tutte le necessarie autorizzazioni normative, governative e dei partner, sia in Malesia che in Indonesia, e sono state soddisfatte tutte le condizioni sospensive.

Searah, commenta Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, “riflette la nostra consolidata strategia satellitare, volta a creare business mirati e di qualità, in grado di coniugare dimensioni, efficienza e crescita, guidati dalla nostra eccellenza nell’esplorazione e nella realizzazione dei progetti, nonché dalla nostra costante attenzione alla tecnologia e all’innovazione. Searah è una nuova e solida entità nel Sud-Est asiatico – la prima e la più grande del suo genere nella regione – che unisce la nostra esperienza a quella di Petronas per sostenere lo sviluppo delle risorse energetiche in Indonesia e Malesia, con un forte impegno per la tutela dell’ambiente e la crescita locale“.

La costituzione di Searah, sottolinea Tengku Muhammad Taufik, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Petronas, “è in linea con la crescente attenzione di Petronas verso una maggiore disciplina nello sviluppo delle risorse, unita a un impiego del capitale più agile e a una maggiore enfasi sulla creazione di valore sostenibile lungo l’intera catena del valore del gas. Facendo leva sui portafogli e le capacità complementari di Petronas e di Eni, Searah ambisce a raggiungere la profondità operativa, la resilienza finanziaria e la capacità di crescita dei due partner per affrontare in modo affidabile e responsabile i crescenti bisogni energetici della regione, contribuendo al contempo alla sicurezza dell’approvvigionamento a lungo termine in Indonesia e Malesia”. È stata ottenuta con successo una linea di credito revolving da 6 miliardi di dollari, a testimonianza della forte fiducia dei mercati finanziari nel finanziamento dei piani di crescita di Searah, che prevedono investimenti per oltre 20 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni.

Questi investimenti sosterranno lo sviluppo di oltre 3 miliardi di barili equivalenti di petrolio (boe) di risorse scoperte e consentiranno la valorizzazione di un potenziale esplorativo aggiuntivo di diversi miliardi di boe. Eni e Petronas condividono gli obiettivi ambientali e di sostenibilità di Searah e ritengono che la collaborazione rafforzerà le attività operative, sostenendo al contempo lo sviluppo economico e le opportunità locali in entrambi i Paesi. Il modello operativo indipendente e integrato di Searah genererà inoltre significative sinergie, in particolare in ambito logistico e tecnologico.

Il lancio di Searah segue le recenti decisioni finali di investimento (FID) relative ai giacimenti di Gendalo e Gandang (South Hub) e a quelli di Geng North e Gehem (North Hub), annunciate da Eni nel mese di marzo. Questi progetti contengono quasi 283 miliardi di metri cubi di gas inizialmente in posto (GIIP) e circa 550 milioni di barili di condensato associato, con una produzione che dovrebbe iniziare nel 2028 e raggiungere un plateau di 56,5 milioni di metri cubi di gas e 90.000 bpd di condensato entro il 2029.

Recentemente Eni ha anche annunciato la scoperta giant di gas Geliga-1 nel blocco Ganal, nel bacino del Kutei, stimata in circa 140 miliardi di metri cubi di gas e 300 milioni di barili di condensato in posto. La costituzione di Searah sostiene l’impiego di capitali e risorse necessari per raggiungere un obiettivo di produzione a breve termine di 500.000 boe/giorno, promuovendo al contempo ulteriori opportunità di sviluppo derivanti dal successo del pozzo di esplorazione Geliga.

Eni è presente in Indonesia dal 2001 e attualmente detiene un portafoglio Upstream diversificato che comprende attività di esplorazione, sviluppo e produzione. La produzione netta si attesta a circa 90.000 boe/giorno, proveniente principalmente dai giacimenti offshore di Jangkrik e Merakes, al largo della costa del Kalimantan Orientale. La fondazione di Searah segna un nuovo capitolo nella presenza e nell’impegno di lunga data di Eni e Petronas nella regione.

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Processo Regeni, i legali degli 007 egiziani sollevano nuove eccezioni. Il pm: “Nessun nuovo elemento”. Ma la sentenza rischia di slittare

4 June 2026 at 19:23

Quando mancano ormai le ultime quattro udienze del dibattimento, con la sentenza attesa subito dopo l’estate, la fine del processo sul sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, rischia di slittare, ancora una volta. Il motivo? Le nuove eccezioni sollevate, di fronte alla prima Corte d’Assise di Roma, dalle difese dei quattro 007 egiziani imputati. Ovvero, Usham Helmi, il generale Sabir Tariq e i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, accusati del reato di sequestro di persona pluriaggravato (mentre al solo Sharif sono contestati anche i reati di concorso in lesioni personali aggravate e di concorso in omicidio aggravato).

Nel corso dell’ultima udienza gli avvocati d’ufficio dei quattro agenti segreti egiziani hanno chiesto ai giudici di rivalutare le condizioni di “assenza” degli imputati, sostenendo a loro dire che non sussistano più i presupposti che avevano consentito di procedere in loro contumacia. Questo perché, a loro dire, potrebbero avere paura a partecipare al processo, per le possibili ripercussioni da parte del regime: “Il paradigma valutativo del ‘timore’ non può non applicarsi anche agli imputati, laddove viene applicato ai testimoni. Se il testimone può non comparire in giudizio perché vive il timore di quelle che sono le conseguenze della propria azione di venire a testimoniare, non può non valutarsi rispetto all’imputato se comparire in giudizio comporterebbe per lui degli effetti pregiudizievoli”, è stato rivendicato. E ancora: “Gli imputati fanno parte di quelli che sono degli apparati dello Stato egiziano e quindi l’eventuale loro comparsa in giudizio potrebbe dar luogo a quello che è un’ipotesi di infedeltà o di alto tradimento. Ragioni di timore ben più cogenti di quelle che questa Corte ha riconosciuto in capo ai testimoni”. Con la richiesta, quindi, rivolta alla Corte, di “riconsiderare le condizioni per procedere in assenza”.

Una tesi stroncata dal pm Sergio Colaiocco, che ha prima denunciato la strategia ostruzionistica delle difese: “Sorprende innanzitutto che la questione, visto che mi sembra sia basata sulla sentenza della Corte Costituzionale, non sia stata posta alla scorsa udienza. Ogni volta c’è una questione nuova che sembra voler portare avanti l’arrivo delle conclusioni di questo processo”.

Per poi sottolineare, nel merito delle eccezioni sollevate: “A due anni e mezzo dall’apertura del processo, la difesa ripropone una questione già affrontata. È tecnicamente inammissibile, perché è già stata decisa, non ci sono elementi o fatti nuovi”. Per Colaiocco “immaginare che rispetto al processo, di cui non abbiamo certezza se gli imputati hanno avuto notizia, abbiano comunque avuto timore, diventa una connessione logica che crea un cortocircuito dal quale non si esce”. Tradotto, “delle due l’una: o diciamo che non ne hanno avuto notizia, o dobbiamo dire che ne hanno avuto notizia e ne hanno avuto timore. Sono due ipotesi alternative. Qui è tutta un’ipotesi, di ipotesi, di ipotesi. Tutto posto sulla base di nessun dato fattuale nuovo, pertanto chiediamo inammissibilità in primis, e in subordine il rigetto”.

Considerazioni alle quali si sono associati anche l’avvocata Alessandra Ballerini e il collega Giacomo Satta, legali di Claudio e Paola Regeni, i genitori di Giulio (oggi assenti in Aula): “Non c’è alcuna evidenza da cui risulti che lo Stato egiziano abbia cambiato approccio, anzi l’Egitto si è rifiutato di notificare citazioni testimoniali e dunque la circostanza che la situazione fattuale e giuridica sia mutata e che gli odierni imputati siano poi effettivamente venuti a conoscenza, mediante la notifica del decreto di citazione, è una circostanza che non solo è indimostrata, ma è smentita dall’atteggiamento che lo Stato egiziano continua a mantenere rispetto a questo processo”.

E ancora: “Manca anche la prova che gli stessi siano intimoriti dalla partecipazione al processo”, ha continuato Satta. Mentre Ballerini ha ricordato come “non sono stati espressi minimamente e né potevano essere espressi i timori da parte degli imputati, questa è l’enorme differenza rispetto ai teste citati, come ‘Zeta’. Tant’è vero che l’imputato Sharif era firmatario del mandato di cattura che era costato 5 mesi di carcere e di tortura a questo testimone, che invece aveva espresso pubblicamente i suoi timori”. Parole contestate, invece, dalla difesa dell’imputato.

La Corte d’Assise – ha sottolineato la presidente Paola Roja – si è riservata di decidere “in tempi rapidi”. Al momento, ha precisato, “il calendario è confermato“, a partire dalla requisitoria del pm Colaiocco, prevista per il 23 giugno nell’Aula bunker di Rebibbia a Roma. Ma è chiaro che sulle tempistiche tutto dipenderà dalla decisione della Corte rispetto alle eccezioni sollevate dalle difese, compresa la data per la sentenza. “Daremo un termine ora se ci fossero ulteriori richieste di produzioni documentali, entro il 15 giugno in cancelleria”, ha però avvertito Roja, invitando le parti a “ricomparire, per ora, senza nuovi avvisi”.

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