Normal view

Trump: "Chiederò a Netanyahu di non attaccare"

Ieri era il giorno numero 100 della guerra in Iran, partita l'ultimo giorno di febbraio con l'attacco israelo-statunitense al regime teocratico, che ne è uscito decapitato. Pochi avrebbero immaginato che si sarebbe andati in tripla cifra quel sabato di fine inverno. Eppure per Donald Trump, il regista dell'operazione, "questa non è una guerra infinita, è in corso da tre mesi". Trump ha parlato ieri lungamente a Nbc News, lAnche se con pura non-logica trumpiana, il presidente nega di aver mai promesso di tenere fuori gli States dal contesto bellico. "Non ho garantito l'assenza di guerre - ha garantito il tycoon -. Perché mai altrimenti ho dovuto costruire la forza militare più potente del mondo?" Di certo The Donald ha assicurato di non voler ritirare i 50mila soldati impegnati nel conflitto in Medio Oriente prima che si giunga a una conclusione del conflitto. Trump si avventura in un parallelo numerico con la guerra del Vietnam, nella quale gli States persero oltre 58mila soldati. "Qui abbiamo perso 13 persone ed è un numero elevato. Tredici persone: trippe. Ma se guardiamo al Vietnam o una qualsiasi delle ultime sette o otto guerre che hanno causato moltissime vittime, noi ne abbiamo perse 13".

Ma ci sarà l'accordo con Teheran? Trump appare ottimista, le due parti sarebbero "molto vicine" alla firma. "Ci sono un paio di punti ancora da definire, non sono neanche questioni di grande entità" visto che l'Iran "ha accettato il fatto di non dotarsi di armi nucleari", ha detto Trump, precisando di aver voluto voler inserire una clausola che impedisca agli ayatollah anche la possibilità di acquistarle, che Teheran avrebbe accettato dopo un'iniziale riluttanza. E in serata Donald avverte Netanyahu della necessità di non rispondere al fuoco dopo il bombardamento iraniano che, dice, non ha causato vittime. Lo rivela lo stesso Trump, in un colloquio telefonico con il giornalista di Axios, Barak Ravid, riportata dallo stesso reporter su X. Secondo Ravid, Trump ha affermato che una risposta militare israeliana rischierebbe di alimentare ulteriormente il conflitto. "Se Bibi li colpisce di nuovo, tutto continuerà come negli ultimi 47 anni o negli ultimi 3mila". E che l'allarme resta alto lo dimostra anche il fatto che le scuole iraniane oggi rimarranno chiuse,

E a proposito di nucleare, a Nbc Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti collaboreranno con l'Iran per recuperare e distruggere il suo uranio. "Se raggiungiamo un accordo e saremo in buoni rapporti, porteremo via l'uranio e lo distruggeremo, sia che l'operazione avvenga sul posto sia altrove". "Se invece - ha aggiunto l'inquilino della Casa Bianca - non dovessimo raggiungere un accordo, allora elimineremo le strutture con estrema durezza". Infine Trump ha detto che in caso di accordo, non ci sarebbe automaticamente lo sblocco dei beni di Teheran congelati, pari a 24 miliardi di dollari. "Avverrà in un secondo momento".

Hegseth in Normandia (con moglie e figli) striglia gli amici europei

Dalle spiagge in cui iniziò la riscossa dell’Europa contro lo spettro nazista alle spiagge in cui la stessa Europa rischia oggi di naufragare. È un sillogismo piuttosto spericolato quello che il segretario americano alla Difesa, Pete Hegseth, ha confezionato per il suo discorso a Colleville-sur-Mer, in Normandia, dove ieri ha partecipato alle celebrazioni per lo Sbarco che il 6 giugno 1944 dette il via all’offensiva angloamericana nell’Europa continentale quasi completamente sotto il tallone tedesco. «Oggi - dice Hegseth - diverse spiagge europee sono prese d’assalto da varie ideologie pericolose: sulle spiagge della Spagna, dell’Italia, della Grecia e della Bulgaria, arrivano barche e uomini». L’immigrazione come il nazismo? Il 2026 come cancellazione dello spirito del 1944? Non è chiaro cosa passi per la testa del «ministro» trumpiano. Quello che è chiaro è il suo appello all’Europa per sollecitarne il risveglio: «Le capitali europee agiranno contro questa invasione o è già troppo tardi?».
Vicino alla ministra della Difesa francese Catherine Vautrin, Hegseth si è guardato bene dal fare qualsiasi riferimento ai conflitti in corso in Iran, Ucraina o altre regioni del mondo, che visto l’anniversario storico sarebbe stato certamente più opportuno, rispetto al richiamo all’immigrazione clandestina, tema caldo sì, ma del tutto fuori contesto. Sarebbe stato ben più difficile per lui richiamare un’altra Omaha Beach, un’altra Operazione Overlord che al momento non si intravede per risolvere i confitti attuali.
Hegseth ha preferito prendersela con gli alleati europei, decisamente deludenti a suo dire: «L’America deve mostrare la via, e noi lo faremo. Ma i nostri alleati devono stare con noi, al nostro fianco». Un invito ai 27 a riarmarsi e pure in fretta, anche perché «l’unica garanzia della pace è la forza». E ancora: «Gli uomini sepolti qui hanno combattuto in un’alleanza in cui ogni partner ha portato la propria piena capacità, coraggio e sacrificio. Non slogan vuoti, non summit nel lusso, non comunicati». Infine: «I veri alleati fanno cose vere, accettano perdite vere per una causa comune per la quale vale la pena combattere e morire».
L’appuntamento in Normandia cade nel contesto del riassetto delle truppe Usa in Europa, in vista del vertice Nato che si terrà a luglio ad Ankara, in Turchia. Venerdì sera Hegseth aveva annunciato che non avrebbe partecipato alla cerimonia internazionale di commemorazione del pomeriggio di ieri a Langrune-sur-Mer, preferendo salutare a Colleville i 9.387 militari americani morti 82 anni fa.
Nel Nord della Francia il capo del Pentagono si è presentato con la moglie e i sei figli, ciò che ha provocato aspre polemiche negli States. Lo staff di Hegseth ha fatto sapere che le spese di viaggio dei familiari saranno interamente a suo carico, ma non è chiaro se questo esborso riguarderà anche i costi aggiuntivi per garantire la sicurezza ai suoi familiari in un momento di rischi aumentati a causa del conflitto con l’Iran. «Il segretario Hegseth segue tutte le regole etiche, regolamenti e linee guida alla lettera», che parla di «standard rigorosi per assicurare che i soldi dei contribuenti siano protetti mentre gli alti funzionari svolgono i loro compiti ufficiali».

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