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Flotilla, il ministro israeliano Ben Gvir indagato a Roma. Lui attacca l'Italia: "Il Paese delle ciabatte". Tajani: "Parole inaccettabili e indegne"

Un esponente del governo israeliano finisce sotto indagine da parte della procura di Roma. Si tratta di Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale. Deve rispondere delle accuse gravissime di tortura, sequestro di persona e tentato omicidio. Il fascicolo è stato aperto dopo i fermi degli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla, avvenuti nel maggio scorso.

Ben Gvir contro l'Italia: "Paese delle ciabatte"

Con un post su X Ben Givr ironizza contro l'Italia: "Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte". "Israele - aggiunge citato dai media israeliani - non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti".

Tajani: "Parole inaccettabili e indegne"

"Non ho parole per commentare ciò che ha detto Ben Gvir nei confronti dell'Italia ieri dopo aver saputo che era indagato dalla procura della Repubblica. Sono parole inaccettabili che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro. L'Italia è un Paese amico di Israele che ha sempre difeso la libertà e la democrazia e respingiamo al mittente qualsiasi offesa o tentativo di denigrare. Le parole di Ben Gvir dimostrano il livello politico e morale di questo signore", ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato con il ministro della Difesa Guido Crosetto. "Dopo gli inaccettabili atti compiuti ai danni degli attivisti della Global Sumud Flotilla, ho chiesto all'Alto Rappresentante Kallas di portare al Consiglio Affari Esteri una proposta di sanzioni nei confronti del ministro Ben Gvir, responsabile politico di quel grave episodio" e "molti Paesi hanno accolto con favore la nostra proposta, a partire dalla Francia e ad esempio il ministro degli Esteri olandese che ho incontrato ieri", ha sottolineato Tajani. "Ne ho parlato con il ministro degli Esteri Barrot nei giorni scorsi" e "ha concordato sull'importanza di dare un segnale forte verso un ministro che non è degno di rappresentare Israele. Vedremo nei prossimi giorni se sarà possibile raggiungere un consenso in Europa, ma desidero rassicurare quest'Aula sul fatto che continueremo ad insistere verso questo obiettivo. Siamo pronti a valutare, con i partner europei, anche misure sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali: siamo in attesa delle proposte della Commissione Europea".

Cosa c'è nell'inchiesta

Oltre alle testimonianze dei partecipanti alla missione, sentiti dai carabinieri del Ros, in mano alla procura ci sono anche il video, girato nel porto di Ashdod, dove si vede Ben-Gvir che si muove tra i partecipanti alla Global Sumud Flotilla e li deride, mentre questi sono in ginocchio con le mani ammanettate dietro alla schiena. Era stato lo stesso Ben Givr a pubblicare quelle immagini sui propri canali social. C'è da dire che altri fascicoli erano stati aperti, in passato, a seguito delle missioni della Flotilla. L’ultimo dopo gli esposti arrivati in seguito all’abbordaggio delle autorità israeliane contro le imbarcazioni partite il 26 aprile dalla Sicilia e fermate la notte del 29 aprile in acque internazionali vicino all’isola di Creta. Un altro procedimento era stato aperto dopo che lo scorso ottobre attivisti e parlamentari italiani che si trovavano a bordo delle navi della Global Sumud Flotilla erano stati fermati in prossimità della costa di Gaza dalle forze israeliane e poi rimpatriati. In quell’ambito i magistrati avevano chiesto al ministero di Giustizia di inoltrare una rogatoria a Israele per chiedere informazioni sulle procedure utilizzate e la catena di comando che ha gestito i fermi. Richiesta di atti che, dopo una comunicazione da parte di via Arenula ai magistrati romani, verrà inoltrata direttamente dall’Ufficio giudiziario di piazzale Clodio.

“Può demolire la Statua della Libertà? Sì...”. Il retroscena su Trump e i lavori alla Casa Bianca

Donald Trump ha diritto a continuare i lavori per la costruzione della sala da ballo della Casa Bianca e nessun giudice può fermarlo. La posizione senza se e senza ma è stata espressa venerdì, nel corso di un’udienza della Corte d’appello del Distretto di Columbia, da Yaakov Roth, un legale del dipartimento di Giustizia. I membri del collegio composto da tre giudici della Corte federale hanno tempestato di domande il rappresentante dell’amministrazione repubblicana in merito alla sua posizione secondo cui il progetto fortemente voluto dal presidente americano, che ad ottobre dell’anno scorso ha portato alla demolizione della East Wing, non possa essere fermato dai tribunali nemmeno se dichiarato illegale, perché ormai in una fase troppo avanzata e con significativi interessi di sicurezza nazionale in ballo.

“Se si è trattato di una completa illegalità da parte del governo… non c’era modo di fermarla?”, ha chiesto la giudice Patricia Millett, nominata da Barack Obama. “Penso che sia corretto”, ha risposto Roth. “Se il governo decidesse di demolire la Statua della Libertà (…) non si potrebbe fare nulla?”, ha incalzato Millet. “Penso che sia giusto, sì”, la risposta del legale del dipartimento di Giustizia.

I lavori per la costruzione della ballroom, e di un complesso militare nell’area sottostante, procedono a tambur battente. A marzo un giudice federale aveva bloccato il cantiere ma la Corte d’appello del Distretto di Columbia aveva rapidamente sospeso la sentenza, consentendo la ripresa dei lavori in attesa della conclusione del contenzioso.

L’evidente scetticismo di Millett è stato condiviso dal collega Bradley N. Garcia, nominato da Joe Biden. La legittimità dell’azione legale contro il progetto di The Donald, intentata dal National Trust for Historic Preservation che sostiene che i terreni della Casa Bianca (designati come parco nazionale) non possono essere riqualificati senza l’approvazione del Congresso, è stata invece messa in dubbio dalla terza componente del collegio, la giudice Neomi Rao, nominata da Trump.

Il rappresentante del dipartimento di Giustizia ha affermato ai togati che le preoccupazioni “estetiche” del Trust riguardo alla Casa Bianca e alla demolizione dell’Ala Est, una sezione storicamente dedicata, almeno in parte, alla first lady di turno, devono passare in secondo piano rispetto alle questioni di sicurezza nazionale. Roth ha infatti dichiarato che “il bilancio tra danni e interesse pubblico è nettamente a favore di questo progetto” e che “da un lato c’è una preferenza architettonica, dall’altro la sicurezza del presidente degli Stati Uniti”.

Roth ha proseguito spiegando che sarebbe un abuso di potere da parte dei tribunali intraprendere qualsiasi azione per fermare la costruzione della sala da ballo, anche ora che si è ad uno stadio avanzato dei lavori e anche se fosse illegale secondo la legge federale. Il rappresentante dell’amministrazione ha aggiunto che qualora un tribunale dovesse dichiarare illegale il progetto del tycoon, l’unico rimedio spetterebbe al Congresso.

“Questo caso riguarda chi controlla le proprietà federali”, hanno scritto gli avvocati del National Trust in una memoria difensiva. E in effetti, riferendo dell’udienza di venerdì, il New York Times sottolinea che la questione al centro del dibattito giudiziario, più in generale, potrebbe servire da banco di prova per capire se i tribunali faranno valere i poteri di Capitol Hill per arginare le ambizioni di Trump di ricostruire la capitale degli Stati Uniti.

Arrestato il cantante e attore Patrick Bruel: 13 le presunte vittime nell'inchiesta per violenze sessuali

Nuovi sviluppi nell'inchiesta che da mesi coinvolge Patrick Bruel. Il celebre cantante e attore francese è stato posto in stato di fermo stamattina, 8 giugno, nell'ambito delle indagini su una serie di accuse di violenza sessuale avanzate da diverse donne. La notizia è stata confermata dalla Procura di Nanterre, che coordina gran parte delle procedure aperte in Francia. Secondo quanto comunicato dagli inquirenti, l'indagine riguarda attualmente tredici presunte vittime. L'artista, 67 anni, è stato convocato presso gli uffici del primo distretto della polizia giudiziaria di Parigi, dove attualmente viene interrogato dagli investigatori incaricati di fare luce sulle numerose denunce presentate nei suoi confronti.

Le accuse al centro dell'inchiesta

La Procura ha spiegato che il procedimento riguarda inizialmente le denunce presentate da tre donne che accusano Bruel di aggressioni sessuali e tentativi di stupro avvenuti tra il 1997 e il 2001. Con il proseguire delle indagini, però, gli investigatori hanno individuato altre presunte vittime che hanno riferito episodi analoghi, denunciando presunti stupri, tentativi di stupro, aggressioni sessuali e molestie avvenuti sia in Francia sia in Belgio. Secondo le informazioni diffuse dai media francesi, il cantante sarà ascoltato in particolare su alcuni fascicoli recentemente trasferiti presso la Procura di Nanterre, competente territorialmente in quanto Bruel risiede a Neuilly-sur-Seine, alle porte di Parigi.

I casi di cui dovrà rispondere

Tra le vicende che saranno esaminate durante gli interrogatori figura la denuncia presentata da Daniela Elstner, che accusa il cantante di tentato stupro e aggressione sessuale durante un festival cinematografico ad Acapulco nel 1997. Gli investigatori dovranno inoltre approfondire la denuncia di una giornalista che sostiene di aver subito un tentato stupro nel 2000 a Monaco. Tra i casi oggetto dell'inchiesta compare anche quello di un'ex dipendente dell'etichetta discografica di Bruel, che denuncia due presunte aggressioni sessuali risalenti al 2002 e al 2003. A queste si aggiungono una denuncia presentata a Metz per fatti che risalirebbero al 2008 e un'accusa di stupro riferita a un episodio avvenuto nel 2012 durante il Festival del cinema britannico di Dinard. Quest'ultimo fascicolo era inizialmente seguito dalla Procura di Saint-Malo ma è stato successivamente trasferito a Nanterre per riunire tutte le indagini in un unico fascicolo.

Il dossier belga

L'inchiesta francese si è ulteriormente ampliata nei giorni scorsi dopo una comunicazione ufficiale arrivata dalle autorità belghe. La segnalazione riguarda una donna che accusa Patrick Bruel di stupro e aggressione sessuale per fatti che sarebbero avvenuti nel 2010 a Bruxelles. Secondo quanto riportato dalla stampa belga, la donna, all'epoca addetta stampa impegnata nella promozione del film "Comme les cinq doigts de la main", avrebbe denunciato una serie di comportamenti indesiderati che si sarebbero verificati negli studi della RTBF, la televisione pubblica belga. Anche questo episodio rientra ora tra quelli esaminati dagli investigatori.

Almeno tredici presunte vittime identificate

La Procura di Nanterre ha precisato che, allo stato attuale delle indagini, le persone considerate presunte vittime sono tredici. Il numero potrebbe tuttavia aumentare con il proseguire degli accertamenti. Negli ultimi mesi diverse inchieste giornalistiche pubblicate da testate francesi e belghe hanno raccolto le testimonianze di numerose donne che accusano il cantante di comportamenti sessualmente violenti. Secondo quanto emerso, le denunce e le testimonianze riguarderebbero episodi avvenuti in un arco temporale molto ampio, compreso tra il 1991 e il 2015.

La posizione del cantante

Patrick Bruel continua a respingere tutte le accuse. Attraverso i suoi legali, Christophe Ingrain, Céline Lasek e Fanny Colin, l'artista ha ribadito la propria disponibilità a collaborare con la magistratura. "Da diverse settimane aveva fatto sapere di essere a disposizione della giustizia per poter finalmente rispondere nell'ambito della procedura giudiziaria davanti all'autorità competente - hanno dichiarato gli avvocati - Risponderà a tutte le domande degli investigatori e fornirà tutti gli elementi necessari a dimostrare la sua innocenza". Anche in precedenti comunicazioni pubbliche il cantante aveva contestato fermamente ogni accusa, sostenendo di non aver mai costretto alcuna donna ad avere rapporti o comportamenti sessuali contro la propria volontà. Come previsto dalla legge francese, Patrick Bruel è da considerarsi presunto innocente fino a eventuale condanna definitiva.

Le conseguenze sulla sua carriera

L'esplosione del caso ha già avuto conseguenze significative sulla carriera dell'artista. Alla fine di maggio Bruel ha annunciato l'annullamento della maggior parte della tournée che avrebbe dovuto prendere il via a metà giugno. Sono stati inoltre cancellati tre concerti previsti a Montréal. Il cantante ha anche deciso di ritirarsi dalla celebre formazione benefica francese degli Enfoirés, di cui faceva parte da molti anni. Anche alcune rappresentazioni teatrali in cui era impegnato sono state annullate nelle ultime settimane.

Quanto può durare il fermo

Secondo la normativa francese, il fermo disposto nei confronti di Patrick Bruel può durare fino a 48 ore. Al termine degli interrogatori gli investigatori e la magistratura dovranno decidere se disporre il rilascio dell'artista o se procedere con ulteriori provvedimenti giudiziari. Le indagini vanno comunque avanti e saranno gli accertamenti degli inquirenti a stabilire eventuali responsabilità.

Chi è il Patrick Bruel

Patrick Bruel, pseudonimo di Patrick Benguigui, è uno dei personaggi più popolari dello spettacolo francese degli ultimi quarant'anni. Nato il 14 maggio 1959 a Tlemcen, nell'allora Algeria francese, si trasferì in Francia con la madre dopo l'indipendenza algerina. La sua carriera iniziò alla fine degli anni Settanta come attore, ma il grande successo arrivò negli anni Ottanta e Novanta grazie alla musica. Brani come "Casser la voix", "Place des grands hommes" e "Alors regarde" lo hanno trasformato in uno degli artisti più amati dal pubblico francese. Parallelamente alla carriera musicale, Bruel ha lavorato intensamente anche nel cinema e nel teatro, prendendo parte a numerosi film e produzioni televisive. Nel corso degli anni ha ottenuto importanti riconoscimenti nel mondo della musica francese, tra cui la Victoire de la Musique come artista maschile dell'anno. Oltre all'attività artistica, è noto anche come giocatore professionista di poker, disciplina nella quale ha ottenuto risultati di rilievo a livello internazionale. Per decenni è stato considerato una delle figure più influenti e popolari della musica francese contemporanea, con milioni di dischi venduti e una carriera tra canzone, cinema e spettacolo.

“Servono maiale per escludere i musulmani”. La sinistra in Francia vuol censurare i banchetti “patriottici”

Una nuova polemica sta attraversando la Francia in questi giorni per colpa di una serie di eventi, dei banchetti, durante i quali si celebra la tradizione francese. Una società chiamata Le Canon Français, infatti, organizza periodicamente dei banchetti affittando uno spazio privato in un’area industriale a breve distanza dal centro di una città ai quali partecipano migliaia di persone. L’ultimo evento a Colmar, in Alsazia, è stato seguito anche dalla BBC e ha avuto un’affluenza di circa 3500 persone.

Si mangia, si canta e per lo più gli uomini indossano baschi e bretelle, una sorta di divisa rivisitata che richiama l’identità locale. Non sono mai state segnalate risse o problemi di ordine pubblico, anche perché il punto 3 del regolamento recita: "Non imporre le proprie idee politiche". Eppure la sinistra francese ha alzato la voce: questi banchetti sarebbero razzisti e discriminatori. Il motivo? I menù sono principalmente a base di carne di maiale, nel rispetto della tradizione gastronomica francese ricca di arrosti, e, ovviamente, di vino. Questo escluderebbe dai banchetti sia i musulmani che i vegetariani.

A sollevare il tema è stata La France Insoumise, che sostiene anche di avere le prove di cori razzisti durante l’evento: la BBC che ha partecipato all’evento di Colmar, però, sostiene che le uniche canzoni intonate sono state quelle della tradizione locale e di cantanti come Michel Delpech e Joe Dassi che, sebbene appartengano a un’altra epoca rispetto ai partecipanti, tutti tra i 20 e i 30 anni, sono molto amati.

L’altro elemento che sembra disturbare la sinistra francese è il presunto finanziatore di questi eventi, il miliardario Pierre-Edouard Stérin, conservatore che ha fondato un think tank che promuove idee di destra come il ridimensionamento dell'immigrazione, il blocco dell'aborto e la promozione del patrimonio cristiano della Francia.

Ancora una volta la sinistra emerge con il suo lato meno democratico, cercando di intervenire e polemizzare su eventi privati che creano aggregazione sana tra i giovani locali. “Veniamo per quattro cose: atmosfera, amici, alcol e cibo”, ha spiegato un partecipante alla BBC. Una motivazione a quanto pare molto comune tra i giovani che, come fa notare la testata inglese, a Colmar hanno festeggiato senza eccessi. “La folla a Colmar era prevalentemente – ma non esclusivamente – bianca, e molti si dicevano felici di poter festeggiare in modo tradizionale tra amici”, ha riferito la BBC.

Eppure pare che ci sia un’indagine in corso a Caen perché ci sarebbero state denunce di provocazioni razziali. Emma Fourreau, deputata di LFI, al contrario sostiene che questi banchetti siamo “retrogradi, una caricatura”, perché “non rappresentano la Francia moderna, che è un luogo ricco nella sua diversità”. Sebbene i banchetti siano aperti a tutti, basta pagare, e non vi siano selezioni all’ingresso, la sinistra con le sue accuse di razzismo è riuscita a far bloccare l’evento di Quimper, in Bretagna.

Crans-Montana, il finanziatore dei Moretti denunciato per traffico d'armi e riciclaggio

L'inchiesta sulla tragedia del Constellation di Crans-Montana, costata la vita a 41 persone e che ha provocato il ferimento di altre 115 durante la notte di Capodanno, si arricchisce di nuovi sviluppi che potrebbero allargare ulteriormente il perimetro delle indagini. Al centro dell'attenzione c'è Daniel Donnet-Monay, imprenditore svizzero e fondatore della fiduciaria Aags, l'uomo che anni fa contribuì economicamente all'avvio dell'attività imprenditoriale di Jacques e Jessica Moretti, oggi indagati nell'ambito dell'inchiesta sul devastante incendio del locale. Secondo quanto emerso da una denuncia presentata alle procure di Sion, Berna e Parigi da uno degli avvocati che rappresentano le famiglie delle vittime del rogo, Donnet-Monay sarebbe coinvolto in presunte attività di traffico illegale di armi, reclutamento non autorizzato di mercenari in Africa e riciclaggio di denaro in contesti riconducibili a criminali di guerra. Accuse estremamente pesanti che, se confermate, potrebbero gettare nuove ombre anche sulla rapida ascesa economica della coppia Moretti.

Il prestito ai Moretti

Il nome di Daniel Donnet-Monay compare fin dalle prime fasi della storia imprenditoriale dei coniugi Moretti. Fu infatti proprio attraverso la fiduciaria Aags che Jacques e Jessica ottennero un prestito di circa 20 mila euro che consentì loro di rilevare il locale e avviare l'attività che negli anni successivi si sarebbe ampliata fino a comprendere tre esercizi nella rinomata località turistica del Canton Vallese. Secondo quanto ricostruito dalla stampa svizzera, Donnet-Monay non si sarebbe limitato a fornire un sostegno economico iniziale. La sua struttura avrebbe infatti seguito anche aspetti amministrativi, contabili e fiscali delle società riconducibili alla coppia. Un rapporto che, secondo chi indaga, merita ora ulteriori approfondimenti.

La documentazione sparita durante le indagini

Già nelle prime fasi dell'inchiesta sulla strage di Capodanno era emerso un elemento che aveva attirato l'attenzione degli investigatori. Fino alla fine del 2024 la Aags si occupava infatti della gestione fiscale delle società dei Moretti. Quando però la procura di Sion ha richiesto la documentazione contabile e amministrativa relativa alle attività della coppia, il materiale non sarebbe stato disponibile. Secondo quanto riferito, i documenti sarebbero andati persi a causa di un guasto informatico che avrebbe compromesso l'archivio della fiduciaria. Una circostanza che ha inevitabilmente alimentato ulteriori interrogativi.

La società che avrebbe fornito equipaggiamenti militari in Africa

Uno dei punti centrali della denuncia riguarda la Algemira SA, società con sede a Martigny che, secondo il legale delle vittime, farebbe parte della rete societaria riconducibile a Donnet-Monay. Dagli atti emergerebbe che l'azienda avrebbe commercializzato equipaggiamenti destinati alle forze di sicurezza africane. Tra i prodotti presenti nel catalogo figurerebbero granate lacrimogene e accecanti, mirini ottici per fucili automatici come AK-47 e M-16, scudi elettrificati in grado di sviluppare scariche fino a due milioni di volt e droni militari capaci di trasportare carichi fino a 50 chilogrammi. Secondo l'accusa, tali attività potrebbero essere state condotte senza le necessarie autorizzazioni previste dalla normativa svizzera in materia di esportazione e intermediazione di materiale bellico.

I presunti istruttori inviati in Costa d'Avorio

Tra le contestazioni avanzate dall'avvocato compare anche un episodio che risalirebbe al periodo compreso tra il 2017 e il febbraio 2020. Sempre attraverso Algemira SA sarebbero stati inviati in Costa d'Avorio istruttori bielorussi incaricati di addestrare le forze armate locali all'utilizzo e alla manutenzione dei carri armati Cayman. Un'attività che, qualora accertata, potrebbe configurare ulteriori violazioni delle normative internazionali e svizzere in materia di sicurezza e cooperazione militare.

L'altra società finita nel mirino

Le accuse non riguardano soltanto Algemira. Nel dossier presentato alle procure viene citata anche la Vici SA di Losanna, altra società collegata a Donnet-Monay, che secondo il legale avrebbe svolto attività di intelligence non dichiarate. Gli accertamenti dovranno chiarire la natura effettiva di tali operazioni e verificare se siano state svolte nel rispetto delle leggi vigenti.

I rapporti con l'ex gendarme

Ulteriori interrogativi derivano da un contratto di intermediazione datato 17 aprile 2020. Il documento attesterebbe una partnership commerciale tra Algemira SA e Vici SA, entrambe riconducibili a Donnet-Monay, e Robert Montoya, ex gendarme francese che in Francia risulta indagato per favoreggiamento in crimini contro l'umanità. La presenza di questo accordo rappresenta uno degli elementi che gli inquirenti saranno chiamati ad approfondire per comprendere la reale portata delle relazioni commerciali tra i soggetti coinvolti.

Il sospetto di una rete di società

Nella denuncia si parla inoltre di un articolato sistema di società collegate tra loro, con amministratori che avrebbero ricoperto contemporaneamente diversi ruoli all'interno delle varie strutture. Secondo il legale delle vittime, tale meccanismo avrebbe consentito lo scambio di fatture per un valore complessivo di circa 822 mila franchi svizzeri relative a presunte infrastrutture informatiche. Tra gli elementi ritenuti sospetti figurerebbero importi identici, numerazioni sovrapposte e operazioni contabili che potrebbero richiedere ulteriori verifiche.

I prestiti milionari

Sotto osservazione sono finite anche alcune movimentazioni finanziarie interne al gruppo. In particolare, la Swiss Digital Services SA avrebbe incrementato nel giro di un anno il valore attribuito a un software sviluppato internamente, passando da circa 120 mila franchi a oltre 441 mila franchi. Nonostante tale rivalutazione, l'azienda avrebbe continuato a presentare un patrimonio netto fortemente negativo, risultando di fatto sovraindebitata senza che venisse avviata una procedura fallimentare. Gli investigatori stanno inoltre valutando una serie di prestiti concessi tra le società del gruppo. Tra questi figura un finanziamento da 1,8 milioni di franchi accordato alla Vici SA a condizioni considerate particolarmente favorevoli. Secondo la documentazione citata nella denuncia, tali operazioni sarebbero proseguite almeno fino al luglio 2024.

L'ipotesi di riciclaggio

Le accuse mosse contro Donnet-Monay dovranno ora essere esaminate dalle procure di Sion, Berna e Parigi, chiamate a verificare la fondatezza delle contestazioni. Particolare attenzione è rivolta alla magistratura di Sion, che dovrà accertare se la rapida crescita imprenditoriale dei Moretti possa essere stata favorita da capitali di provenienza illecita. Al momento si tratta di ipotesi investigative che dovranno essere confermate o smentite dagli accertamenti giudiziari in corso. Tuttavia, le nuove denunce rischiano di aggiungere ulteriori elementi di complessità in un'inchiesta già estremamente delicata, destinata a fare luce non soltanto sulle responsabilità legate alla tragedia del Constellation, ma anche sui rapporti economici e finanziari che negli anni hanno sostenuto l'attività dei suoi titolari.

Terremoto nelle Filippine, scossa di magnitudo 7.8. Edifici crollati e allerta tsunami

Un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito le Filippine meridionali. Il Pacific Tsunami Warning Center (PTWC), gestito dalla National Oceanic and Atmospheric Administration ha poi emesso un'allerta tsunami lungo le coste delle Filippine, dell'Indonesia, di Taiwan e fino al Giappone. Il presidente Ferdinand Marcos Jr. ha chiesto alla popolazione di evacuare immediatamente verso zone più elevate nelle aree filippine vulnerabili allo tsunami, e anche le autorità indonesiane e malesi hanno emesso avvisi per le rispettive zone costiere.

Il sisma si è verificato a una profondità di 35 chilometri (10 miglia) dalla costa dell'isola di Mindanao, ha precisato l'US Geological Survey (USGS), innescando l'allarme tsunami per il Pacifico. Numerose le scosse di assestamento successive

È di almeno 15 morti e 200 feriti il bilancio provvisorio. La polizia ha segnalato anche il crollo di numerosi edifici. "Molti edifici sono stati colpiti, ma non posso elencarli ora perché siamo impegnati nelle operazioni di soccorso in corso", ha dichiarato il sergente maggiore Robert Dagon della polizia di General Santos City. "Diversi edifici sono crollati. Anche alcune case sono crollate".

"Si tratta di un terremoto di forte intensità e ci aspettiamo danni; abbiamo già visto alcuni edifici danneggiati, a giudicare dai video che abbiamo visionato", ha dichiarato Bacolcol all'Associated Press.L'emittente radiofonica DZRH di Manila ha riferito che il piccolo edificio commerciale che ospitava la sua sede provinciale è parzialmente crollato e che i dipendenti si sono precipitati al piano terra senza riportare ferite. Non è chiaro se altre persone siano rimaste intrappolate sotto le macerie dell'edificio di quattro piani a causa del terremoto, avvenuto prima dell'orario di lavoro. Detriti sono caduti anche da altri edifici, colpendo i taxi a tre ruote parcheggiati al piano inferiore.

Il Centro di allerta tsunami del Pacifico ha dichiarato che onde di tsunami fino a 3 metri (10 piedi) erano possibili su alcune coste delle Filippine. Onde fino a 1 metro (3 piedi) erano possibili su alcune coste dell'Indonesia e della Malesia.Bacolcol ha affermato che onde di 1 metro (3 piedi) sono state monitorate nelle province di Sultan Kudarat e Sarangani dalle stazioni di allerta tsunami terrestri. Onde di minore entità sono state monitorate in almeno un'altra provincia, ha aggiunto."Vi prego di dare ascolto all'allerta tsunami. Spostatevi subito in zone più elevate. Non aspettate. La vostra vita è più importante di qualsiasi cosa lasciate indietro", ha detto Marcos alla popolazione delle province colpite dal terremoto. "Il governo nazionale si sta muovendo e non lasceremo indietro Mindanao", ha affermato Marcos, aggiungendo che le agenzie di risposta alle emergenze erano in stato di allerta per intervenire.

Paura a New York: sei accoltellati stazione Penn Station

Sei persone sono rimaste ferite in un accoltellamento all'interno della Penn Station di New York domenica sera. Lo hanno riferito le autorità. Un uomo sospetto è stato preso in custodia dopo l'attacco, avvenuto intorno alle 19 in uno dei più trafficati snodi di trasporto del paese.

Il vasto complesso ferroviario sotto il Madison Square Garden serve Amtrak, Long Island Rail Road, NJ Transit e le linee della metropolitana di New York ed è utilizzato da centinaia di migliaia di pendolari e viaggiatori ogni giorno. Secondo quanto riferito dai vigili del fuoco della città, i paramedici hanno trovato una vittima con ferite gravi, due con ferite di media entità e due con ferite lievi. Tutte e cinque sono state trasportate al Bellevue Hospital. Un'altra persona, le cui condizioni non sono state immediatamente rese note, è stata trasportata in un altro ospedale.

Le autorità non hanno ancora e rilasciato dettagli su cosa abbia scatenato l'accoltellamento o se le vittime fossero state prese di mira. La violenza è scoppiata mentre New York si preparava per uno dei suoi più grandi eventi sportivi degli ultimi decenni. La partita di lunedì sera tra i New York Knicks e i San Antonio Spurs sarà la prima finale NBA al Madison Square Garden dal 1999 e si prevede che attirerà una folla enorme nell'arena.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato di voler assistere alla partita trasmessa in diretta nazionale, il che ha portato a un massiccio dispiegamento di forze di sicurezza che ha coinvolto i Servizi Segreti, il Dipartimento di Polizia di New York e altre agenzie intorno al Madison Square Garden e agli isolati circostanti. Le autorità non hanno immediatamente indicato se l'accoltellamento avrebbe influito sui piani di sicurezza per la partita.La polizia di Amtrak ha dichiarato di aver avviato un'indagine sull'accoltellamento e di aver arrestato un sospetto. Le autorità non hanno immediatamente reso nota l'identità del sospetto né fornito informazioni su eventuali accuse.

Sparatoria a Tel Aviv, un morto e quattro feriti. Hamas: "Atto eroico, la resistenza continua"

Sparatorie a Sharon, nel nord di Tel Aviv, che hanno provocato un morto e 4 feriti. La polizia ha dichiarato a Channel 12 di "sospettare che si tratti di terrorismo". In tarda mattinata sono arrivati gli elogi di Hamas che ha definito gli attacchi armati nel centro di Israele "eroici" e ha affermato che si tratta di atti in risposta alla continua "aggressione contro Gaza" e ai "continui crimini" tra cui quello "contro la nostra gente in Cisgiordania e a Gerusalemme". L'organizzazione ha aggiunto, come riporta al Jazeera, che la "resistenza" continuerà. I due presunti terroristi sono stati neutralizzati, fanno sapere le Forze di sicurezza israeliane. Il bilancio è grave: l'attacco ha causato la morte di un cinquantenne israeliano, mentre altri cinque sono rimasti feriti, di cui due in modo grave.

Le sparatorie sono avvenute in tre diverse località della zona, vicino alla barriera di sicurezza della Cisgiordania. Un uomo di circa 30 anni è stato ucciso nell'attacco sulla Strada 5533, nei pressi di Tzur Natan. Altre cinque persone sono rimaste ferite da colpi d'arma da fuoco in diverse località. Nella località di Tzur Yitzhak è stato emesso un allarme per il rischio di infiltrazione di terroristi, ai residenti è stato chiesto di rimanere nelle proprie abitazioni. Squadre dell'Agenzia di sicurezza israeliana e dello Shin Bet sono state inviate sul luogo degli attentati a Sharon. Un portavoce dell'Idf ha dichiarato che "le forze sono arrivate a Salait e Zuk Yitzhak, dove il terrorista è stato neutralizzato. Le forze stanno perlustrando la zona alla ricerca di altri terroristi".

Tajani: "Condanniamo con fermezza l'attentato in Israele"

La notizia della sparatoria è stata commentata anche dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Condanno con fermezza l'attacco terroristico di Hamas avvenuto oggi in Israele, nella regione di Sharon. Esprimo solidarietà alle vittime e alle loro famiglie, e vicinanza al ministro Sàar e alle autorità israeliane. Il terrorismo non è mai giustificato: nessuna causa politica, nessun conflitto, nessuna rivendicazione può legittimare il massacro di civili innocenti. Il dialogo è l'unica strada per una pace duratura", ha scritto su X.

"Nuvola d'acciaio" contro i droni: l’arma che Kiev vuole produrre su larga scala

Con il progressivo aumento degli attacchi condotti mediante droni a lungo raggio, il conflitto in Ucraina sta accelerando una profonda trasformazione delle capacità difensive europee. La crescente vulnerabilità di infrastrutture energetiche, nodi logistici e installazioni strategiche ha spinto governi e industrie del continente a investire in nuove soluzioni dedicate al contrasto delle minacce aeree senza pilota. Tra i programmi più significativi emerge il FZ123 sviluppato da Thales Belgium, un armamento progettato specificamente per l’intercettazione di UAV e droni kamikaze che, grazie alla collaborazione tra Bruxelles e Kiev, potrebbe presto essere prodotto anche sul territorio ucraino.

Cosa sappiamo

Il sistema FZ123 deriva dall’evoluzione della consolidata famiglia di razzi da 70 millimetri prodotti nello stabilimento di Herstal, in Belgio. La variante anti-drone è stata sviluppata in appena dodici mesi, una tempistica particolarmente ridotta per un programma militare, resa possibile anche dal sostegno finanziario dell’Unione Europea destinato al rafforzamento della base industriale della difesa continentale.

L’elemento distintivo dell’armamento è la sua testata a frammentazione ad alta densità, equipaggiata con un carico compreso tra 6.500 e 7.500 sfere d’acciaio. Al momento dell’intercettazione, la detonazione genera una vasta nube di frammenti metallici ad alta velocità, aumentando significativamente la probabilità di colpire bersagli caratterizzati da dimensioni ridotte, elevata manovrabilità e limitata segnatura radar. La soluzione è stata concepita in particolare per contrastare droni d’attacco a lungo raggio e velivoli senza pilota impiegati contro infrastrutture energetiche, centri logistici e altri obiettivi strategici.

Le prestazioni del sistema continuano a essere aggiornate sulla base delle informazioni provenienti dal fronte ucraino, consentendo un costante affinamento delle capacità d’intercettazione e dell’efficacia complessiva dell’arma.

La cooperazione tra Belgio e Ucraina entra nella fase industriale

Parallelamente all’impiego, il programma sta assumendo una particolare dimensione geopolitica e industriale. Thales Belgium ha infatti formalizzato accordi di cooperazione con l’industria della difesa ucraina finalizzati alla produzione congiunta di sistemi destinati al contrasto dei velivoli senza pilota.

Le basi della collaborazione sono state gettate nell’autunno del 2024 con la firma di una lettera d’intenti, mentre nel febbraio 2025 è stata annunciata la creazione di una joint venture tra il gruppo belga e un partner industriale ucraine. L’obiettivo consiste nel coinvolgere progressivamente le capacità produttive locali nelle attività di assemblaggio e integrazione, con la prospettiva di estendere in futuro la collaborazione alla fornitura di componenti e al trasferimento di competenze tecnologiche.

Per Kiev, tale cooperazione rappresenta un passaggio strategico verso il rafforzamento dell’autonomia industriale nel settore della difesa e verso la costruzione di una filiera nazionale in grado di sostenere nel lungo periodo le esigenze operative del Paese. Allo stesso tempo, l’iniziativa s’incardina in un più ampio processo d’integrazione tra l’industria militare ucraina e quella europea, destinato a ridefinire gli equilibri produttivi del comparto nel continente.

Produzione in espansione e sfide per la filiera europea

La crescente domanda di sistemi anti-drone sta spingendo Thales Belgium ad ampliare significativamente la propria capacità produttiva. L’azienda punta a raggiungere una produzione complessiva di circa 100.000 razzi all’anno entro il 2028, includendo sia le varianti guidate sia quelle non guidate appartenenti alla stessa famiglia di munizionamento.

Secondo le pianificazioni industriali disponibili, circa 20.000 unità potrebbero essere costituite da versioni a maggiore contenuto tecnologico, mentre la quota restante sarebbe rappresentata da sistemi convenzionali. Una parte della produzione potrebbe inoltre essere trasferita direttamente in Ucraina nell’ambito degli accordi industriali già sottoscritti tra le parti.

L’espansione della capacità manifatturiera incontra tuttavia alcuni ostacoli strutturali. Il principale riguarda la disponibilità di propellenti ed esplosivi, risorse considerate critiche per l’intero settore della difesa europea. La limitata presenza di fornitori specializzati nel continente continua infatti a rappresentare uno dei principali fattori di rallentamento nella crescita dei volumi produttivi.

Al di là degli aspetti industriali, l’FZ123 rappresenta uno degli esempi più significativi di come il conflitto in Ucraina stia ridefinendo le priorità strategiche della difesa europea. Le lezioni apprese sul campo stanno favorendo lo sviluppo di nuove capacità dedicate al contrasto delle minacce aeree senza pilota, orientando investimenti e programmi tecnologici verso sistemi sempre più specializzati. In questo scenario, la difesa aerea a corto raggio è destinata ad assumere un ruolo sempre più centrale nelle future dottrine militari e nella protezione delle infrastrutture strategiche del continente.

Kiev: "Drone russo su edificio in area di stoccaggio a Chernobyl". Zelensky: "Congelare linee del fronte è via più rapida alla pace"

I leader di Regno Unito, Francia e Germania, riuniti a Londra con Volodymyr Zelensky, hanno ribadito il sostegno all’Ucraina e appoggiato l’ipotesi di un dialogo diretto tra Kiev e Mosca con il coinvolgimento di Stati Uniti ed Europa. Nel piano in cinque punti restano centrali cessate il fuoco, garanzie di sicurezza e asset russi congelati. Intanto Kiev denuncia un attacco con drone nell’area di Chernobyl, mentre Zelensky apre al congelamento delle linee del fronte.

Trova un badge e vive tre mesi nel terminal di un aeroporto

Autunno 2020, uno tra i momenti più cupi attraversati da un’America ripiegata su se stessa, paralizzata dal timore del contagio e dall'incertezza del domani. In questo scenario di sospensione collettiva si consuma la vicenda del californiano Aditya Singh, un caso che possiede la forza di un’allegoria metafisica. È il resoconto di una falla nei sistemi di sicurezza dell’aeroporto O’Hare di Chicago, il ritratto di un’epoca sospesa in equilibrio precario tra l’iper-controllo tecnologico e l’abissale solitudine individuale. È la storia di un uomo che ha scelto di farsi ombra tra le ombre, abitando un non-luogo per sottrarsi al mostro invisibile della pandemia.

Singh, trentaseienne con un curriculum da studente modello, ha agito con la discrezione di chi scivola tra le pieghe della realtà. Atterrato nell’ottobre del 2020 con un volo da Los Angeles, ha lucidamente eletto la zona partenze a sua dimora, trasformando l’area transiti nel suo personale deserto dei Tartari. Ovvero: passato il controllo di sicurezza non è più uscito da quel limbo per 3 mesi.

Ha occupato il gate come se fosse un santuario, ha trovato un badge smarrito — il talismano che gli ha garantito l’invisibilità — e ha vissuto grazie alla generosità dei passanti. In un’epoca segnata da algoritmi famelici e satelliti onnipresenti, Singh è riuscito nell’impresa di scomparire proprio sotto la luce zenitale dei neon aeroportuali.

C'è un ritmo ipnotico nel suo vagabondaggio tra le file di sedili in similpelle e i tabelloni che annunciano voli per destinazioni che lui, deliberatamente, ignorava. Mentre gli Stati Uniti affrontavano le convulsioni del virus, Singh abitava una bolla di asettica quiete. La sua era una ritirata strategica: se fuori regnava il caos, il terminal diventava la cattedrale laica dove il tempo si fermava e il rischio si annullava nel movimento perpetuo di una folla distratta.

L’aspetto che più interroga il nostro sistema di convivenza civile è la fragilità di quel muro di vetro che chiamiamo sicurezza. È possibile abitare per tre mesi in un’area sensibile solo perché si è diventati parte dell’arredamento, senza che nessuno si ponga mai una singola domanda? Nella massificazione contemporanea, l'individuo sfuma nel flusso: siamo diventati trasparenti gli uni agli altri. Singh è stato scoperto solo grazie al dubbio improvviso di due impiegati, un ritorno del fattore umano in un ecosistema ormai quasi del tutto automatizzato. Un ritorno brusco, perché poi la polizia l’ha arrestato ed è finito sotto processo.

La corte, per sua fortuna, l’ha poi assolto riconoscendo che la sua è stata una disperata ricerca di rifugio. Ma la questione morale resta aperta. Aditya Singh ci consegna lo specchio di una società che, nel tentativo di proteggersi da ogni minaccia esterna, finisce per lasciare le persone in balia della solitudine più estrema. Mentre Singh si gode da un pezzo il sole tiepido della California, viene da chiedersi quali siano i terminal dentro i quali, consapevolmente o meno, ci rinchiudiamo ogni giorno.

"Non si vendono più preservativi": che cosa sta succedendo in Cina

In Cina si è registrato un calo nelle vendite di preservativi. Potrebbe sembrare una notizia di poco conto, una semplice tendenza di mercato. Al contrario si tratta di una tendenza legata a doppia mandata con il futuro demografico del gigante asiatico. Da anni Pechino è infatti alle prese con il crollo delle nascite e con l'invecchiamento della popolazione, due fenomeni che minacciano la crescita economica e la stabilità sociale del Paese. La “crisi dei condom” è dunque un indicatore utile per comprendere le trasformazioni in atto oltre la Muraglia.

Il calo delle vendite dei preservativi in Cina

Secondo quanto riportato dal Financial Times, le vendite di Durex, il principale marchio di preservativi presente nel mercato cinese e controllato dal gruppo britannico Reckitt, hanno registrato una brusca frenata nel primo trimestre del 2026. Dopo una crescita superiore al 40% nel corso del 2025, le vendite sono diminuite del 5%.

Il motivo? Alla base del calo ci sarebbero diverse misure adottate dalle autorità cinesi nell'ambito della più ampia strategia volta a rilanciare la natalità. Lo scorso gennaio è stata eliminata l'esenzione dall'Iva di cui i preservativi beneficiavano dal 1993, con l'introduzione di un'aliquota del 13%.

Allo stesso tempo, sono state inasprite le regole che disciplinano la pubblicità dei contraccettivi online. In particolare, Douyin, la versione cinese di TikTok, ha vietato le dirette commerciali dedicate alla vendita di preservativi, un canale che negli ultimi anni era diventato fondamentale per il commercio elettronico. Le nuove norme limitano fortemente le possibilità promozionali: niente dimostrazioni, niente primi piani del prodotto, niente interazioni esplicite con gli utenti. Pur continuando a essere venduti su altre piattaforme social, i preservativi sono finiti sotto una sorveglianza molto più stretta rispetto al passato.

Il Dragone contro l’inverno demografico

Il governo cinese intende favorire un ambiente culturale più orientato alla formazione di famiglie e alla nascita di figli, dopo anni in cui la Cina ha sperimentato il risultato opposto.

Il motivo di questa svolta è legato a una crisi demografica sempre più evidente. Nel 2025 la Cina ha registrato appena 7,92 milioni di nascite, meno della metà rispetto al 2015. Negli ultimi anni il governo ha progressivamente smantellato le restrizioni che per decenni avevano limitato le dimensioni delle famiglie, passando dall'abolizione della politica del figlio unico all'autorizzazione per avere fino a tre figli. Sono stati inoltre introdotti sussidi economici destinati ai genitori con bambini piccoli.

Eppure i risultati tardano ad arrivare. Lo dimostrano i numeri. Per la prima volta in oltre settant'anni, per esempio, il numero di cittadini cinesi con almeno 65 anni ha superato quello dei minori di 15 anni. Gli over 65 rappresentano ormai quasi il 16% della popolazione, una quota superiore a quella dei bambini e degli adolescenti.

A pesare sono fattori strutturali come l'elevato costo della vita, le spese per l'istruzione, l'urbanizzazione e il cambiamento delle abitudini sociali delle nuove generazioni. Si tratta di problematiche che le autorità stanno da tempo cercando di risolvere.

Fukushima, l’incredibile evasione di un orso: sfugge a trappole, droni e tranquillanti

Continua a tenere con il fiato sospeso la città di Fukushima, nel nord-est del Giappone, dove un orso nero asiatico responsabile del ferimento di quattro persone è riuscito a sfuggire a una vasta operazione di cattura organizzata dalle autorità. Dopo giorni di ricerche, trappole e tentativi di sedazione, l’animale è riuscito a dileguarsi lasciando dietro di sé una scia di interrogativi e preoccupazione tra i residenti. La vicenda ha attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo, non solo per la gravità degli attacchi, ma anche per l’incredibile capacità dell’orso di eludere i controlli e trovare una via di fuga.

Gli attacchi nell’area industriale

L’emergenza è iniziata martedì, 2 giugno, mattina nell’area industriale di Sasakino, alla periferia di Fukushima. L’orso è stato avvistato nei pressi di un’acciaieria dove ha aggredito due lavoratori. Uno di loro sarebbe stato scaraventato a terra durante l’attacco. Successivamente l’animale si è spostato tra edifici industriali e abitazioni vicine, colpendo altre persone lungo il suo percorso. In totale quattro individui, di età compresa tra i 20 e gli 80 anni, hanno riportato ferite di varia entità. Alcuni hanno subito lesioni serie e fratture al volto, ma fortunatamente nessuno risulta in pericolo di vita. Le immagini registrate dalle telecamere di sicurezza e diffuse online hanno contribuito ad aumentare l’allarme e il dibattito sulla crescente presenza degli orsi nelle zone urbanizzate del Paese.

Una caccia senza successo

Dopo gli attacchi, l’orso si è rifugiato all’interno di uno stabilimento di componentistica elettronica. Da quel momento è scattata una complessa operazione per catturarlo. Polizia, cacciatori specializzati e personale di emergenza hanno circondato l’area installando gabbie-trappola e utilizzando esche a base di miele e frutta. È stato autorizzato persino l’impiego di dardi tranquillanti, una misura eccezionale considerando la presenza di materiali infiammabili negli impianti industriali. Tuttavia ogni tentativo si è rivelato inutile. Secondo le ricostruzioni, il proiettile anestetico avrebbe colpito l’orso ma il farmaco non sarebbe stato iniettato correttamente, permettendo all’animale di rimanere attivo e vigile.

La fuga che ha sorpreso tutti

La svolta è arrivata nella notte tra mercoledì e giovedì, quando l’orso è riuscito a evadere dall’edificio in cui si trovava. Secondo quanto riferito dalle autorità municipali, l’animale avrebbe aperto autonomamente una finestra che risultava chiusa. Attorno alla serratura sono stati trovati numerosi segni e graffi che farebbero pensare a una manipolazione diretta del meccanismo di apertura. Una volta aperto il passaggio, l’orso ha danneggiato la rete protettiva installata all’esterno, superato le barriere di sicurezza e infine scavalcato il cancello dello stabilimento, facendo perdere le proprie tracce. Le fotografie diffuse dal Comune mostrano chiaramente la finestra utilizzata per la fuga, la rete lacerata e i segni lasciati dagli artigli sul telaio.

Il sindaco: "È un animale estremamente intelligente"

Ad alimentare ulteriormente la curiosità attorno alla vicenda sono stati alcuni comportamenti osservati durante le operazioni di ricerca. Il sindaco di Fukushima, Yuki Baba, ha raccontato che l’orso sarebbe stato visto mentre beveva acqua direttamente da un rubinetto presente nell’area industriale. Per questo motivo il primo cittadino lo ha definito "estremamente intelligente", sottolineando come l’animale abbia mostrato capacità insolite nel trovare risorse e aggirare gli ostacoli predisposti per catturarlo.

Droni e pattuglie continuano le ricerche

Nonostante la fuga, le operazioni non si sono fermate. Droni, pattuglie di polizia e squadre specializzate continuano a monitorare la zona nel tentativo di localizzare il plantigrado prima che possa avvicinarsi nuovamente alle aree abitate. Le autorità hanno invitato la popolazione alla massima prudenza. Alcune scuole della zona hanno temporaneamente modificato le proprie attività, ricorrendo anche alla didattica a distanza e rafforzando le misure di sicurezza per studenti e personale.

Un problema sempre più grave in Giappone

L’episodio di Fukushima non rappresenta un caso isolato. Negli ultimi anni il Giappone sta assistendo a un aumento significativo degli incontri tra esseri umani e orsi. Negli ultimi dodici mesi gli avvistamenti hanno superato quota 50 mila, un dato senza precedenti. Dall’inizio del 2026 gli attacchi attribuiti ai plantigradi hanno già provocato almeno tre morti e oltre venti feriti. Ancora più pesante il bilancio del 2025, quando si registrarono più di 230 aggressioni e 13 vittime, il numero più alto mai rilevato nel Paese.

Perché gli orsi si avvicinano sempre più alle città

Gli esperti spiegano che il fenomeno è legato soprattutto alle trasformazioni del territorio. In Giappone vivono principalmente due specie, l’orso bruno, diffuso nell’isola di Hokkaido, e l’orso nero asiatico, presente soprattutto nell’isola di Honshu, dove si trovano sia Tokyo sia Fukushima. La riduzione delle aree boschive, l’abbandono delle campagne e la diminuzione delle risorse alimentari naturali hanno spinto questi animali a spingersi sempre più vicino ai centri abitati. Di conseguenza aumentano gli incontri ravvicinati con l’uomo. Nella maggior parte dei casi gli attacchi non hanno finalità predatorie. Gli orsi reagiscono spesso perché si sentono minacciati o sorpresi dalla presenza umana. Tuttavia, date le dimensioni e la forza di questi animali, anche un’aggressione di natura difensiva può provocare conseguenze gravissime e, in alcuni casi, risultare fatale. La fuga dell’orso di Fukushima è così diventata il simbolo di un’emergenza che il Giappone sta cercando di affrontare con sempre maggiore urgenza, mentre residenti e autorità attendono di sapere dove ricomparirà il plantigrado che è riuscito a mettere in scacco un’intera operazione di cattura.

Odissea nello spazio

Una crepa nella stazione orbitante, emergenza nello spazio. A bordo scatta l'operazione Safe haven (rifugio sicuro). Se si rompe la camera d'aria, è finita. Sono state ore di alta tensione quelle vissute dagli astronauti della Stazione spaziale internazionale (Iss). «C'è una perdita di aria, tenetevi pronti all'evacuazione» comunica la Nasa.

La falla è in un modulo russo della stazione: il tunnel di trasferimento del modulo di servizio Zvezda, noto come PrK, presenta da tempo crepe e perdite, che fino a oggi sono state arginate il più possibile da Roscosmos, l'agenzia responsabile del programma spaziale russo. Ma evidentemente le «toppe» non sono state sufficienti e ieri sono iniziate le operazioni per un intervento più esteso. Come massima precauzione, la Nasa ha ordinato ai quattro membri della missione SpaceX Crew-12 e all'astronauta americano Chris Williams (in orbita da febbraio) di indossare le tute spaziali pressurizzate e salire sulla navicella Dragon per tutta la durata del cantiere spaziale. L'intervento è durato qualche ora, poi l'equipaggio è rientrato ai posti di comando.

Due le crepe che hanno destato preoccupazione: la seconda si è presentata una settimana fa in corrispondenza dell'arrivo del cargo di rifornimento Progress-95. Roscosmos aveva fatto sapere che si trattava di una perdita pari a circa mezzo chilo di aria al giorno, che ora però sembrava raddoppiata, o almeno peggiorata.

Tutto abbastanza «normale» per gli addetti ai lavori. La stazione spaziale infatti è in attività ininterrottamente dall'anno 2000: 26 anni di onorata carriera, per cui è normale dover riparare qualche «acciacco».

La questione delle perdite è oggetto di monitoraggio da diversi anni, e in passato avrebbe anche evidenziato divergenze tra la Nasa e l'agenzia spaziale russa Roscosmos sulle modalità di intervento. «Ci auguriamo la massima collaborazione» fa sapere l'agenzia spaziale americana tramite l'addetta stampa Bethany Stevens.

Le cause esatte delle crepe non sono ancora state individuate con certezza. Tra le ipotesi prese in considerazione dagli ingegneri ci sono le possibili microfratture

strutturali sviluppate nel corso degli anni. Il problema è sotto osservazione da oltre cinque anni e rappresenta una delle principali criticità tecniche affrontate dalla stazione negli ultimi tempi.

La vicenda potrebbe mettere in discussione il futuro della Iss. L'avamposto orbitale, frutto della collaborazione internazionale tra Stati Uniti, Russia, Europa, Giappone e Canada, dovrebbe restare operativo almeno fino al 2030. Negli Stati Uniti si discute però della possibilità di estenderne l'attività fino al 2032 per evitare un'interruzione della presenza umana permanente in orbita terrestre in attesa delle future stazioni spaziali commerciali.

In questo momento in orbita nella Expedition 74 ci sono sette astronauti: Sergei Kud-Scerchkov (comandante, Russia), Chris Williams (Usa), Sergei Mikaev (Russia), Jessica Meir (Usa), Jack Hathaway (Usa), Sophie Adenot (Francia) e Andrei Fedyaev (Russia).

La strage di Crans e la chat di Jessica: "Attenti alle candele. Bruciano il soffitto"

"Attenzione alle candele perché, se finiscono sulla mousse, possono bruciare" il Constellation. Sarebbe questo l'incredibile messaggio inviato da Jessica Moretti ai suoi dipendenti, recuperato dagli inquirenti da una chat whatsapp e mostrato ieri in aula, durante l'interrogatorio incrociato dei gestori del locale. Quello che nella procedura svizzera serve per mettere "a confronto" le loro rispettive versioni sulla tragedia del Constellation e su tutto quello che non torna a questo punto delle indagini.

I coniugi sono entrati nel campus di Sion da un ingresso laterale, scortati dalla polizia. L'interrogatorio davanti ai pm e a 70 avvocati delle parti civili si apre con le dichiarazioni spontanee di Jessica: "Contro di noi sono state dette solo tante falsità, siamo stati distrutti". Le ha replicato però una mamma che ha perso il figlio di 16 anni: "Essere distrutti, devastati significa non poter abbracciare i propri figli o doverli assistere in ospedale, questo significa essere distrutti - ha detto Laetitia Brodard-Sitre - Non credo che essere indagati in una tragedia significhi vivere una distruzione: quando si può rientrare a casa, lavorare al fianco del proprio marito e poter abbracciare i propri figli tutte le mattine, non è questo essere devastati". Parla anche Jacques Moretti, per premettere che "è stato molto male, tanto da non riuscire nemmeno a parlare".

Ma poi si passa al cuore dell'indagine. E quel messaggio che viene letto in aula, per gli inquirenti sarebbe una prova che i Moretti fossero consapevoli del rischio incendio dovuto proprio a quella schiuma fonoassorbente. "Si trattava semplicemente di un modo di dire", avrebbero spiegato i due. Versione ritenuta non credibile dai magistrati. Viene mostrato anche un altro messaggio, di Jacques, in cui chiederebbe conferma della chiusura della porta del seminterrato. Ai Moretti sono stati fatti sentire poi altri due audio mandati da Jessica allo staff, che smentirebbero la loro versione secondo cui era una iniziativa dei dipendenti quella di portare le bottiglie ai tavoli sulle spalle dei colleghi, come ha fatto quella notte la cameriera Cyane Panine, morta nell'incendio. I messaggi sarebbero di questo tenore: "Avrei gradito che si facesse" o "potreste farlo". "Non abbiamo mai obbligato nessuno", avrebbe precisato Jessica in lacrime. E avrebbe aggiunto: "Era una consuetudine, ma quando si svolgeva la sfilata c'erano sempre due camerieri preparati a gestire la situazione". Diverse testimonianze avevano già indicato che fosse Jessica Moretti a dare istruzioni.

È stata formalizzata ieri anche un'altra accusa, quella di falso documentale in relazione a una fattura del 2015 da circa 13mila euro, dell'acquisto della schiuma fonoassorbente con cui era stato rivestito il soffitto. Proprio quella da cui sono divampate le fiamme. Per gli inquirenti ci sarebbero tracce di una falsificazione - forse per scopi fiscali - come caratteri riconoscibilmente diversi e macroscopici errori, come l'Iva errata. "Ci chiediamo a partire da quando ci saranno delle dichiarazioni sincere senza fornirci dei documenti falsi, dei documenti che erano stati nascosti chissà dove. Dov'è il rispetto delle vittime?", commenta Romain Jordan, il legale che rappresenta anche l'Italia nella costituzione di parte civile.

Lyhanna uccisa da un pedofilo segnalato nove anni fa

Choc in Francia dopo il ritrovamento del corpo di una bambina di 11 anni scomparsa una settimana fa. Lyhanna Rameau Bernard sarebbe stata vittima di un pedofilo, un uomo con diversi precedenti a accuse di stupro, in particolare su minori, alcune archiviate, noto dal 2017, segnalato più volte e mai fermato. Un caso che ha fatto finire sotto accusa il governo e il sistema giudiziario, sul quale è intervenuto anche il presidente Emmanuel Macron, parlando di "disfunzionamento inaccettabile" della giustizia.

Il cadavere della bambina è stato trovato giovedì in un'azienda agricola abbandonata vicino al villaggio di Puycasquier, nel dipartimento del Gers. I risultati dell'autopsia confermeranno come è stata uccisa. Lyhanna era scomparsa il 29 maggio, quel giorno non era tornata da scuola. Un testimone racconterà di averla vista salire su un'auto guidata da un uomo, che sarà poi identificato e incriminato per sequestro di persona grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza. Jerome Barella, 41 anni, padre di famiglia, aveva lavorato nella fattoria dove è stato trovato il corpo. Conosceva l'undicenne perché era amica di sua figlia, che frequenta la stessa scuola media. Anche i genitori di Lyhanna lo conoscono e avevano imposto alla figlia di stare alla larga da lui dopo che, ad pigiama party in casa sua - secondo quanto raccontato dalla madre della vittima alla stampa - l'uomo avrebbe avuto delle attenzioni particolari nei confronti di Lyhanna e le avrebbe fatto "il solletico". Dopo avrebbe continuato a vederla davanti alla scuola e a portarle la merenda. Tra segnalazioni di molestie su minori a partire dal 2017 e denunce, una delle quali nell'estate del 2025 per violenza sessuale nei confronti di una bambina di 10 anni, l'uomo poteva essere fermato molto prima. Invece niente. Tanto che dopo la scomparsa di Lyhanna, la mamma della bimba che lo aveva denunciato nel 2025 aveva protestato contro la lentezza della giustizia che non lo aveva ancora neppure mai interrogato.

La vicenda ha suscitato un'ondata di indignazione in Francia, sia nella politica che nella società civile. Macron ha espresso "la solidarietà e l'affetto dell'intera nazione" ai genitori della bambina: "Le cose non sono andate come avrebbero dovuto, questo è ovvio. Non possiamo guardare negli occhi la famiglia di Lyhanna e dire che tutto è andato bene, dobbiamo esaminare le responsabilità collettive, sistemiche e individuali". Il primo ministro Sébastien Lecornu si è detto "particolarmente scioccato" dalle irregolarità giudiziarie segnalate in relazione al rapimento di Lyhann e ha chiesto di verificare "se tutti i segnali d'allarme siano stati presi in considerazione". Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin e il ministro degli Interni Laurent Nuñez hanno tenuto un incontro d'emergenza a Matignon durante il quale si sarebbe parlato di "prove schiaccianti" che sarebbero state ignorate. I due ministri hanno detto di considerare "incomprensibile" che il principale sospettato non sia stato interrogato nell'ambito delle indagini successive alla denuncia di stupro presentata lo scorso agosto. Darmanin ha chiesto scusa alla famiglia di Lyhanna: "Il sistema giudiziario non è riuscito a proteggerla".

Il programma del viaggio apostolico in Spagna

Papa Leone XIV si trova in Spagna per il suo viaggio apostolico. Si tratta del quarto viaggio internazionale del suo pontificato. Il Santo Padre è atterrato questa mattina, intorno alle 10.00, all'Aeroporto Internazionale Adolfo Suárez di Madrid-Barajas, dove ha ricevuto un'accoglienza ufficiale. Presso il Padiglione di Stato ha trovato ad attenderli il Re Felipe VI e la Regina Letizia, accompagnati dal premier spagnolo Pedro Sanchez e alcuni ministri. È iniziato così il viaggio apostolico del Pontefice, che resterà in Spagna fino al 12 giugno. In questo periodo, Prevost visiterà non solo Madrid, ma anche Barcellona, Gran Canaria e Tenerife. Con Papa Leone XIV siamo alla nona visita di un Pontefice nel Paese iberico. L'ultima volta è stata 15 anni fa, quando fu Benedetto XVI a recarsi a Madrid in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù.

Per la giornata di oggi è prevista una cerimonia di benvenuto presso il Palazzo Reale di Madrid. A seguire, intorno alle 12.00, ci sarà una visita di cortesia alla Famiglia Reale e poi alle principali autorità spagnole. In questa occasione, il Santo Padre terrà il suo discorso, che sarà pronunciato in spagnolo. Successivamente, nel pomeriggio, il Papa farà visita alla struttura del progetto sociale Cedia 24 Horas. In serata, ci sarà invece una veglia di preghiera con i giovani in Plaza de Lima. Nella giornata di domani, alle 10.00, si terrà una messa in Plaza de Cibeles a Madrid, seguita dalla processione del Corpus Domini.

È inoltre previsto che nel corso del suo soggiorno Papa Prevost si recherà a Barcellona per inaugurare la Torre di Gesù Cristo, la più alta della Sagrada Familia. Questo avverrà in concomitanza della morte dell'architetto Antoni Gaudì. Inoltre, stando a quanto riferito dalla Sala Stampa della Santa Sede, Prevost incontrerà le vittime di abuso da parte del clero spagnolo. Dall'11 al 12 giugno, infine, Papa Leone XIV concluderà il suo viaggio a Gran Canaria e Tenerife. Durante la sua presenza nell'arcipelago il Pontefice visiterà i centri di accoglienza e incontrerà i migranti lì ospitati.

Trump, i video virali e il giallo del farmaco scomparso: la salute del presidente torna al centro del dibattito americano

Da anni Donald Trump ha trasformato la propria immagine fisica in un elemento della sua comunicazione politica. L’energia durante i comizi, i ritmi di lavoro rivendicati dai collaboratori e perfino l’attenzione quasi maniacale all’aspetto esteriore sono diventati parte integrante del suo marchio personale. Proprio per questo, nelle ultime ore, due episodi apparentemente distinti hanno riacceso negli Stati Uniti il dibattito sulla salute del presidente: il video diventato virale in cui sembra assopirsi nello Studio Ovale e la scomparsa dalla sua cartella clinica del farmaco contro la caduta dei capelli che, secondo le precedenti comunicazioni mediche, assumeva regolarmente.

Il tema non riguarda soltanto il gossip politico. Negli Stati Uniti la trasparenza sulle condizioni di salute del comandante in capo è tradizionalmente considerata una questione di interesse pubblico, tanto più quando il presidente è il più anziano mai entrato alla Casa Bianca.

l video nello Studio Ovale e la battaglia della narrazione

Le immagini che hanno fatto il giro dei social mostrano Trump durante un evento ufficiale nello Studio Ovale dedicato alla politica energetica. Per alcuni secondi il presidente tiene gli occhi chiusi e il capo leggermente reclinato, alimentando l’ipotesi che si sia addormentato davanti alle telecamere. Il filmato è stato rilanciato da influencer, commentatori politici e media internazionali, diventando in poche ore uno degli argomenti più discussi della rete.

La Casa Bianca ha reagito con estrema durezza, sostenendo che il presidente non stesse dormendo ma semplicemente sbattendo le palpebre o abbassando lo sguardo durante l’intervento, accusando gli avversari politici di manipolare le immagini per costruire una narrativa sulla sua presunta fragilità fisica. Anche il segretario di Stato Marco Rubio è intervenuto pubblicamente per difendere la resistenza e i ritmi di lavoro del presidente.

Eppure il caso si inserisce in una discussione più ampia che accompagna ormai da mesi la politica americana. Dopo che l’età e le condizioni cognitive di Joe Biden avevano dominato il dibattito pubblico durante la precedente campagna elettorale, oggi anche Trump si trova a dover fare i conti con interrogativi analoghi. Numerosi medici intervistati dalla stampa americana hanno sottolineato che episodi ricorrenti di sonnolenza pubblica meriterebbero maggiori chiarimenti clinici, pur senza avanzare diagnosi sulla base dei soli video.

Il mistero del finasteride sparito dalle cartelle cliniche

Quasi in contemporanea con il caso del video, un altro dettaglio ha attirato l’attenzione dei media statunitensi. Nella più recente documentazione sanitaria resa pubblica dalla Casa Bianca non compare più la finasteride, il farmaco utilizzato contro la caduta dei capelli che i precedenti report medici indicavano come parte della terapia abituale del presidente.

Il farmaco è largamente prescritto negli Stati Uniti sia per il trattamento dell’alopecia androgenetica sia, a dosaggi differenti, per alcune patologie prostatiche. L’assenza del medicinale dall’ultimo aggiornamento sanitario non prova necessariamente che Trump abbia interrotto la terapia: potrebbe trattarsi di una modifica nelle modalità di rendicontazione oppure di una decisione clinica ordinaria. Tuttavia, la mancata spiegazione ufficiale ha inevitabilmente alimentato nuove speculazioni.

Secondo il Washington Post, il presidente aveva assunto il farmaco per anni e la sua scomparsa dalla lista dei medicinali rappresenta una novità rispetto alle comunicazioni diffuse in passato. La Casa Bianca, almeno finora, non ha fornito chiarimenti dettagliati sulla questione.

La salute dei leader come terreno di scontro politico

La vicenda dimostra quanto la salute dei presidenti americani sia diventata un campo di battaglia politica e mediatica. Se fino a pochi mesi fa erano i Democratici a dover fronteggiare i dubbi sull’età di Biden, oggi è il leader repubblicano a subire un controllo costante di ogni gesto, esitazione o dettaglio delle proprie cartelle cliniche.

Nella comunicazione contemporanea, un breve video di pochi secondi può trasformarsi in un caso internazionale e una semplice omissione in un documento sanitario può alimentare settimane di discussione. Al di là delle interpretazioni politiche, allo stato attuale non esistono elementi ufficiali che certifichino problemi di salute tali da compromettere l’attività del presidente.

Esiste però una crescente richiesta di trasparenza, alimentata dalla convinzione che la condizione fisica e cognitiva di chi guida la principale potenza mondiale non possa essere considerata un fatto esclusivamente privato. Negli Stati Uniti, dove l’età media della classe dirigente continua ad aumentare, il tema sembra destinato a restare centrale anche nei prossimi mesi.

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