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Hidrogénio verde na antiga central de Sines com luz verde

8 June 2026 at 17:48
Agência Portuguesa do Ambiente aprova, com condicões, o projeto de hidrogénio GreenH2Atlantic, em Sines, exigindo que a água usada na produção e refrigeração seja reutilizada ou do mar.

© alberto frias/LUSA

Instan a triplicar financiamiento de adaptación climática

8 June 2026 at 15:37

Berlín, 8 jun (Prensa Latina) La Alianza Mundial por el Clima y la Salud instó hoy a triplicar el financiamiento público de adaptación basado en subvenciones por al menos 120 mil millones de dólares para 2035, en las conversaciones climáticas de Bonn.

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Alerta por tormentas mantiene vigilancia en sur brasileño

7 June 2026 at 22:53

Brasilia, 7 jun (Prensa Latina) El Instituto Nacional de Meteorología de Brasil emitió hoy una alerta de potencial tormenta para áreas del sur del país, con previsiones de lluvias intensas, fuertes vientos y posible caída de granizo.

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Pesca de tainha na modalidade arrasto de praia está suspensa

7 June 2026 at 21:52

Logo Agência Brasil

O Ministério da Pesca e Aquicultura informou que a pesca de tainha (Mugil liza), na modalidade arrasto de praia, deve ser suspensa a partir deste domingo (7).

De acordo com o ministério, a medida é necessária após o país atingir o limite coletivo de 90% da cota autorizada para a temporada de pesca de 2026.

Notícias relacionadas:

A cota de 8.168 toneladas foi definida em uma portaria conjunta entre os ministérios da Pesca e do Meio Ambiente.

“A medida possui caráter preventivo e tem por objetivo evitar o excedente da cota de captura estabelecida para a modalidade”, informou a pasta.

Conforme as orientações do ministério, os barcos que estão no mar devem realizar o desembarque do pescado no prazo de 24 horas após a captura.

Após o período, os pescadores poderão retomar a pesca das demais espécies.

O procedimento adotado pelo ministério foi consolidado a partir de informações que constam no Painel de Monitoramento da Temporada de Pesca da Tainha.

Por terminação de lei, empresas pesqueiras devem reportar ao governo a quantidade de pescado que foi retirada do mar.

Pesca de tainha na modalidade arrasto de praia está suspensa

7 June 2026 at 21:52

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O Ministério da Pesca e Aquicultura informou que a pesca de tainha (Mugil liza), na modalidade arrasto de praia, deve ser suspensa a partir deste domingo (7).

De acordo com o ministério, a medida é necessária após o país atingir o limite coletivo de 90% da cota autorizada para a temporada de pesca de 2026.

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A cota de 8.168 toneladas foi definida em uma portaria conjunta entre os ministérios da Pesca e do Meio Ambiente.

“A medida possui caráter preventivo e tem por objetivo evitar o excedente da cota de captura estabelecida para a modalidade”, informou a pasta.

Conforme as orientações do ministério, os barcos que estão no mar devem realizar o desembarque do pescado no prazo de 24 horas após a captura.

Após o período, os pescadores poderão retomar a pesca das demais espécies.

O procedimento adotado pelo ministério foi consolidado a partir de informações que constam no Painel de Monitoramento da Temporada de Pesca da Tainha.

Por terminação de lei, empresas pesqueiras devem reportar ao governo a quantidade de pescado que foi retirada do mar.

Instan a extremar prevención ante fuertes lluvias en Honduras

6 June 2026 at 18:56

Tegucigalpa, 6 jun (Prensa Latina) Las autoridades de protección civil de Honduras llamaron hoy a la población a extremar las medidas de prevención debido a la amenaza de fuertes lluvias, tormentas eléctricas y ráfagas de vientos en las próximas 72 horas.

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Frío intenso mantiene en alerta al sur brasileño

6 June 2026 at 01:11

Brasilia, 5 jun (Prensa Latina) El Instituto Nacional de Meteorología (Inmet) de Brasil mantuvo hoy la alerta amarilla (peligro potencial) en extensas áreas del país ante una masa de aire frío que provocará un descenso significativo de las temperaturas.

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Giappone tra tifone Jangmi e caldo estremo: Tokyo paralizzata tra blackout e allagamenti

5 June 2026 at 18:58

Il tifone è transitato a velocità sorprendente fin da lunedì, scatenandosi dall’isola di Okinawa in direzione est e nord-est, per poi abbattersi su Tokyo all’alba di mercoledì. Jangmi, il sesto taifū tropicale (tifone) del 2026, si è formato all’interno del vortice monsonico sul Mar delle Filippine, provocando piogge molto intense, allerte inondazioni e tutta una serie di danni a cui il Giappone — per quanto abituato alla consuetudine di tali eventi — ha risposto cercando di alleggerire i danni e le molte interruzioni alla quotidianità.

All’aeroporto di Haneda (Tokyo) sia la compagnia ANA che JAL hanno cancellato un totale di 760 voli domestici e 90 internazionali, e il traffico sulle autostrade ha subito alcune restrizioni. Inoltre Jangmi ha causato ovunque nel Paese disagi al traffico ferroviario, con cancellazioni e ritardi dei treni nell’area metropolitana di Tokyo. Uno dei disagi maggiori per le famiglie è stata la mancanza di corrente elettrica per diverse ore. Secondo la Tokyo Electric Power Co. Holdings, sono molte le abitazioni nella regione di Kanto-Koshin che mercoledì sera hanno subito un blackout, e in totale si sono registrate interruzioni della corrente in quasi 60.000 abitazioni. Le autorità hanno ricevuto segnalazioni di allagamenti, alberi caduti, detriti e frane in un’ampia fascia di regioni, ha dichiarato il portavoce del governo Kihara Minoru in conferenza stampa.

I dati dell’Amministrazione Metropolitana della capitale rivelano che 1.800 famiglie nella città di Ome sono rimaste senza acqua, e che per riuscire a risolvere il problema occorreranno diversi giorni. Jangmi ha concluso la sua presenza in Giappone, ma rimangono i segni lasciati, le persone colpite e soprattutto molte domande a cui dare risposte. Se è vero che il Giappone è attraversato ogni anno da diversi tifoni, lo è altrettanto che quelli che devastano maggiormente il Paese con piogge torrenziali e venti violenti si verificano solitamente in estate. È molto raro secondo gli esperti — sebbene non senza precedenti — che un tifone di tale portata si presenti nel mese di giugno alla vigilia di Tsuyu (stagione delle piogge).

Le spiegazioni date sono: “Una combinazione di fattori climatici, tra cui la comparsa del fenomeno climatico El Niño, ampiamente prevista, oltre agli effetti del riscaldamento globale, problema che potrebbe rendere i tifoni in arrivo sul Giappone più violenti”. A queste conclusioni seguono le allerte alla popolazione, a cui si chiede di mantenere alta la vigilanza. Intervistato dal Japan Times, il professore Ito Kosuke dell’Istituto di Ricerca e Prevenzione dei Disastri all’Università di Kyoto afferma: “L’aumento delle temperature superficiali del mare, causato dai cambiamenti climatici, ha alimentato ulteriormente il tifone e il fronte piovoso stagionale che si trovava a est. Le piogge record e la formazione di zone di precipitazioni lineari in alcune aree sono il risultato di entrambi questi fattori”. El Niño dunque non porterà più estati fresche, anzi l’Agenzia Meteorologica Giapponese prevede che la temperatura di quest’estate nipponica sarà ancora più alta delle ultime stagioni.

Manca davvero poco al solstizio d’estate e il clima diventerà così torrido che il governo di Takaichi Sanae — oltre a cercare ulteriori alleanze che lo rendano inattaccabile e sicuro di attuare sempre più leggi che contraddicono la costituzione pacifista del Paese — sta iniziando a scegliere nuovi termini per descriverlo. Tocca però alle persone, e ai produttori di gadget che qui sono OTT (over the top), cercare tutti i rimedi possibili per alleviare gli inconvenienti di sudore e sintomi affini.

Tra le molte novità sul mercato c’è quella del produttore Thanko, che ha messo a punto un dispositivo di raffreddamento per ascelle, il waki-no-kura, ovvero una piccola ventola che si fissa alle maniche (corte) della camicia o della T-shirt in grado di emettere un flusso d’aria costante, così da mantenerle asciutte. Altra proposta è il Fanneru (“fan-ventilatore” e “neru -dormire-”), cioè una coperta dotata di due ventilatori integrati che risolverebbe il problema dell’accumulo di calore durante la notte, mantenendo una temperatura gradevole.

A causa del previsto kokusho (caldo crudele) cambia anche l’etichetta sull’abbigliamento al lavoro. Il famoso “Cool Biz”, lanciato dal Ministero dell’Ambiente nel 2005, che incoraggiava i dipendenti pubblici a rinunciare a cravatte e camicie a maniche lunghe, e le dipendenti ai collant, ha oggi oltrepassato il limite. Ora permetterà a uomini e donne di mostrare le gambe nude davanti ai colleghi grazie a calzoncini corti, naturalmente intonati per colore e stoffa alle irrinunciabili giacche.

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MM alla Green week con eventi su acqua e clima

4 June 2026 at 16:51

Una mostra dedicata all’acqua e un dibattito sui cambiamenti climatici, insieme alla inaugurazione della nuova area depavimentata di via Toce, caratterizzano la presenza di MM alla Green Week del Comune di Milano.

La Centrale dell’acqua, il museo d’impresa di MM (piazza Diocleziano 5), ospita da domani, venerdì 5 giugno e fino a martedì 30 giugno, la mostra fotografica collettiva “La forma dell’acqua”. L’esposizione, presentata dall’ Istituto Italiano di Fotografia e curata da Erminio Annunzi, propone un’indagine sull’acqua come elemento su cui si fonda la vita. L’ingresso al museo è gratuito e senza prenotazione. La Centrale è aperta il lunedì, mercoledì, venerdì e nei weekend.

Clima e linguaggi espressivi: il dibattito con Legambiente

Mercoledì 10 giugno, dalle ore 18 alle ore 19:30, sempre alla Centrale dell’acqua, si terrà l’evento “Cambiamenti climatici, le forme del racconto”, un dibattito organizzato in collaborazione con Lega Ambiente Lombardia. I cambiamenti climatici non aspettano. Sono una delle questioni più urgenti del nostro tempo, ma anche una delle più complesse da comprendere e affrontare. Accanto alla ricerca scientifica, esistono però linguaggi capaci di rendere questi temi più vicini e condivisi: il teatro, la musica, la comunicazione visiva, la lettura.

Ospiti del dialogo, Lorenzo Baio, Vicepresidente di Legambiente Lombardia, Francesco Tornatore, Responsabile del progetto Climax Po – Autorità di Bacino del distretto del fiume Po, Erminio Annunzi, fotografo e curatore della mostra, Elena Vai, Professoressa Associata presso l’Università di Bologna, ed Emanuele Regi, del Progetto Climax Po – Atlante delle Rive. Maggiori informazioni sui due appuntamenti: www.centraleacquamilano.it

Via Toce diventa verde: l’inaugurazione della nuova area depavimentata

Venerdì 12 giugno, alle ore 18, inaugurazione simbolica della nuova area verde e depavimentata in via Toce con l’incontro “Da grigio a verde: come cambiano le città”: un confronto tra l’assessora all’Ambiente e Verde Elena Grandi e gli assessori di Bergamo, Brescia, Genova e Torino, moderato da Giulia Bassetto, autrice di Will Media, su come le città si trasformano per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Si tratta di una delle tante azioni progettate e realizzate da MM per rendere “Milano città spugna”. MM ha collaborato all’organizzazione e alla raccolta di tutte le iniziative della Green Week (programma completo su milanogreenweek.it).

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Cosa aspettarsi da El Niño, dove colpirà e perché assomiglia a quello del 1877 che uccise oltre 50 milioni di persone

3 June 2026 at 21:24

I venti in quota cambiano direzione e le acque degli oceani sono sempre più calde: sono questi i due fattori principali che stanno contribuendo a formare il Super El Niño. Mentre il fenomeno atmosferico si avvicina, l’Organizzazione meteorologica mondiale ha invitato a prepararsi: un appello a cui ha fatto seguito anche Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite. “I dati scientifici sono inequivocabili – ha dichiarato – C’è il 90% di possibilità che El Niño arrivi alle nostre porte nei prossimi mesi. Il mondo deve trattarlo come l’urgente avvertimento climatico che è”. Lo si annuncia da tempo e molti meteorologi sono preoccupati dal fatto che potrebbe essere il più forte dell’ultimo secolo. “Penso che assisteremo a eventi meteorologici che non abbiamo mai visto in epoca moderna”, ha avvertito, come riporta EuroNews, Jeff Berardelli, capo meteorologo e specialista del clima di WFLA-TV, in Florida.

Cos’è El Niño?

El Niño un fenomeno climatico naturale e periodico. Nasce dal riscaldamento delle acque oceaniche nella parte centro-orientale del Pacifico tropicale e si verifica in media ogni due/sette anni, durando dai nove ai dodici mesi. Secondo le stime del Noaa (la National Oceanographic and Atmospheric Administration) in quella zona quest’anno le temperature potrebbero aumentare di 3 gradi battendo ogni record precedente. La soglia ufficiale per stabilire la creazione di un evento El Niño corrisponde a un aumento di 0,5 gradi delle temperature superficiali dei mari per un periodo stagionale. Se la soglia raggiunge un aumento di 2 gradi allora si parla di Super El Niño, ovvero un’anomalia per quella zona del Pacifico. L’evento definito super, a differenza di quello normale, si verifica ogni quindici anni in media: l’ultimo è stato nel 2015-16, ancor prima nel 1997-98 e poi, ancora a ritroso, nel 1982-83. El Niño si alterna con la sua fase opposta, La Niña: è il fenomeno di raffreddamento delle temperature, finito nei primi mesi dell’anno. Il mondo al momento si trova nella fase di Enso neutrale, con le temperature superficiali del mare vicine alla media storica, senza il riscaldamento anomalo verso cui ci si sta invece avviando.

Il fatto che il Super El Niño arriverà è certo secondo i modelli di previsione tra cui Ecmwf, Noaa e Bom. Resta però da capire come si svilupperà e quali aree colpirà. Preoccupa soprattutto la rapidità con cui si sta sviluppando perché in soli due mesi dalla fase neutra in cui siamo si passerà a quella attiva e intensa. Oltre a questo, i meteorologi monitorano l’evento con attenzione perché rispetto al passato il mondo oggi è molto più caldo: avere un Super El Niño in queste condizioni potrebbe avere conseguenze non lineari e difficili da prevedere. A preoccupare la comunità scientifica è in particolare l’impatto che potrebbe avere sulle temperature mondiali a lungo termine. Questi eventi intensi tendono a trasferire grandi quantità di calore dall’oceano all’atmosfera e, come previsto dal climatologo Zeke Hausfather, il 2026 potrebbe già diventare il secondo anno più caldo mai registrato, mentre il 2027 avrebbe il 73% di probabilità di conquistare il record assoluto. Tutti numeri che si legano strettamente al cambiamento climatico, come sottolineato a EuroNews anche da Friederike Otto, professoressa di scienze del clima all’Imperial College di Londra: “El Niño è un fenomeno naturale. Va e viene. Il cambiamento climatico, al contrario, peggiora finché non smettiamo di bruciare combustibili fossili. Quindi è il cambiamento climatico il vero motivo per allarmarsi“.

Dove colpirà?

Difficilmente il Super El Niño colpirà l’Europa prima della fine di luglio. Qui comunque l’impatto sarà limitato. Le conseguenze principali sul continente saranno le precipitazioni di fine estate e anche in autunno. In Italia è possibile immaginare dei picchi di calore nel Centro-sud e temporali al Nord, un po’ come quelli che si sono registrati nel 2023. Le zone duramente colpite del mondo saranno Australia, Indonesia, Canada in inverno e Stati Uniti in estate, anche sea farne le spese maggiori saranno le aree del Perù e dell’Amazzonia. La vita del Sud America si intreccia da secoli con El Niño, soprattutto per un accumulo di acque oceaniche calde al largo di Perù ed Ecuador: è in base al calore di quelle acque e in base a quanto si discosti dalla media stagionale che i meteorologi ne classificano l’intensità.

La lista è lunga: dalle alluvioni che hanno devastato il Brasile nel 1982, alla siccità in Colombia che distrusse tutti i raccolti di caffè nel 1997, fino ai più recenti incendi per le scarse piogge in Amazzonia nel 2015. L’evento atmosferico del 2023 invece non era sicuramente tra i più forti in assoluto ma gli effetti sono stati lo stesso catastrofici per alcune aree del bacino amazzonico i cui fiumi hanno registrato i livelli più bassi degli ultimi 120 anni. In generale sono sempre fenomeni climatici contrastanti perché sa da un lato gli incendi hanno devastato la più grande zona umida tropicale del mondo, il Pantanal, dall’altro le forti piogge hanno costretto milioni di persone ad abbandonare le proprie case nello stato brasiliano di Rio Grande so Sul.

Proprio per questo i danni maggiori saranno dovuti ad uno squilibrio del ciclo dell’acqua con potenziali alluvioni anche nei Paesi asiatici come Cambogia e Thailandia. Al contrario, il monsone indiano, fondamentale ogni stagione per diminuire il calore e favorire i raccolti, sarà più debole, causando gravi danni economici alla popolazione. Anche la Cina avrà le sue conseguenze, pur essendo un Paese che storicamente non subisce direttamente gli effetti di El Niño. Dopo l’evento del 1997, Pechino ha subito una delle peggiori inondazioni dell’ultimo secolo nella sua storia, con il fiume Yangtze che, pieno per due mesi di piogge torrenziali, uccise oltre 3mila persone. C’è anche l’Africa dove eventi come El Niño tendono a prosciugare le stagioni delle piogge tra luglio e settembre nel Sahel e tra novembre e marzo nelle aree meridionali. Aria calda e umida convergono verso l’Africa orientale, provocando inondazioni, frane e anche focolai di malaria. El Niño del 2015 ha fatto collassare il sistema dei raccolti di gran parte del continente meridionale, facendo crollare anche di due terzi la produzione in alcuni Paesi. Alla lunga lista di danni si aggiunge infine anche il Polo Nord, dove l’aumento delle temperature già in rialzo potrebbe accelerare lo scioglimento dei ghiacci.

Un po’ di storia

Il Super El Niño verso cui il mondo si avvia, secondo molti esperti, è il più vicino per caratteristiche a un evento atmosferico del 1877 che devastò i raccolti uccidendo milioni di persone. Era 150 anni fa quando il fenomeno climatico imprevisto provocò una carestia globale che causò la morte di oltre 50 milioni di persone tra India, Cina e Brasile. Per il tempo era circa il 4% della popolazione mondiale stimata: equivale a circa 250 milioni di persone se accadesse oggi. A renderlo così letale fu la convergenza rarissima di tre sistemi oceanici. Contemporaneamente al Super El Niño, si verificò un Dipolo dell’Oceano Indiano in fase positiva, ovvero la parte occidentale dell’Oceano Indiano (vicino all’Africa) molto più calda della parte orientale (vicino all’Indonesia), mai superato da allora. A questo si aggiunse un riscaldamento senza precedenti dell’Atlantico settentrionale, che spostò le correnti atmosferiche portatrici di pioggia lontano dalle regioni agricole vitali. Questa “tripla minaccia” trasformò i monsoni in miraggi e le piogge svanirono improvvisamente su tre continenti.

“Ora la nostra atmosfera e i nostri oceani sono sostanzialmente più caldi rispetto al 1870, il che significa che gli eventi estremi associati potrebbero essere più intensi”, ha detto al Washington Post Deepti Singh, professoressa associata alla Washington State University. Tra quello del 1877 e quello di oggi però, tranquillizza l’esperta, ci sono anche delle differenze che non porteranno a una crisi globale equivalente. Innanzitutto, all’epoca non c’era modo di prevedere l’arrivo di un El Niño così potente, oltre a mancare la consapevolezza di cosa effettivamente comportasse. Una conoscenza che il mondo moderno ha acquisito soprattutto studiando il Super El Niño che ha colpito il mondo nel 1982-83. Grazie ai notevoli progressi nel monitoraggio e nella previsione del clima, siamo ora molto più preparati ad affrontare le conseguenze. Sono cambiati anche i fattori sociali, politici ed economici che nel 1877 aggravarono gli effetti del fenomeno atmosferico. Tuttavia, essendo così potente, potrebbe comunque avere un impatto significativo sulla sicurezza alimentare soprattutto delle zone già vulnerabili per le condizioni metereologiche attuali. “L’aumento del rischio di siccità associato a questo super El Niño minaccerà la sicurezza alimentare, idrica ed economica in molte regioni, con possibili ripercussioni a cascata a livello globale sui sistemi socioeconomici interconnessi”, ha spiegato Singh.

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