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Gli USA si impossessano delle entrate petrolifere venezuelane

6 June 2026 at 16:41

⚡️⚠️💰🛢🇻🇪🇺🇸 Gli Stati Uniti prendono il controllo delle entrate petrolifere del Venezuela / Caracas ordinato di trasferire i pagamenti del carburante al Tesoro USA

📍Secondo un documento ottenuto dal rispettato quotidiano spagnolo El Economista:

❗️La Compagnia Petrolifera Statale Venezuelana (PDVSA), in un avviso ufficiale ai suoi clienti, incluse le compagnie aeree e le società di spedizioni, ha ordinato che i pagamenti del carburante siano trasferiti direttamente al Tesoro USA, piuttosto che ai conti del governo venezuelano.

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Mi dichiaro antifascista !

5 June 2026 at 15:59

Mi dichiaro antifascista. Che sollievo.

Ringrazio il sindaco di Verona, l’ex calciatore Damiano Tommasi assai Democratico (con e senza maiuscola) per averla pensata giusta: ha deciso che per ottenere un passo carraio nella città di Giulietta, oltre alla tassa relativa, i richiedenti firmino una dichiarazione di antifascismo.

Pur non abitando a Verona e non avendo necessità di un passo carrabile, intendo presentare e sottoscrivere l’istanza. Finalmente sarò al riparo da attacchi, sospetti, maldicenze.

La mia città, Genova, ha anticipato da anni il primo cittadino scaligero, pretendendo, per le associazioni che utilizzano spazi civici per eventi ed attività, analoga autocertificazione con una mano sul cuore e l’altra sul portafogli. Orgoglio della Superba, perbacco.

L’antifascismo è oggi un concetto vuoto, simile a chi si dichiarasse pro o contro Napoleone Bonaparte. Tutto ciò che non piace alla gente che si piace è ipso facto chiamato fascismo, categoria eterna del Male.

Dunque, il bene è antifascista: è la proprietà transitiva, parola di Aristotele.

Non conta alcuna riflessione sul fascismo storico, sulla sua inesistenza nel presente e qualunque altra obiezione. Se lorsignori assicurano che ogni male è automaticamente fascista, bisogna schierarsi dalla parte del bene.

A che serve ricordare che l’obbligo di antifascismo non è previsto da alcuna legge? Tanto vale, a Verona e altrove, per il passo carrabile, l’uso di spazi civici o altro, firmare quello che fa piacere al potere.

È un po’ come l’autorizzazione all’uso dei dati personali che firmiamo in calce ai moduli più svariati o l’accettazione dei cookies per accedere a un sito web. Sono le nuove frontiere obbligate, le dogane immateriali postmoderne. Una in più non potrà farci più male di altre innumerevoli imposizioni quotidiane.

Per di più, dichiararsi antifascisti ci permette di entrare nella buona società e diventare cittadini modello della democrazia. Una bella comodità: libera dal peso di elaborate premesse, consente perfino di assumere posizioni non del tutto ortodosse.

È un ombrello protettivo, un lasciapassare universale. Dal momento della firma – anche in formato elettronico- riacquistiamo la nostra libertà, conculcata dall’ombra del sospetto di essere, Dio non voglia, loschi figuri No–Antifa.

Propongo che all’atto della sottoscrizione venga fornita una spilletta, una “cimice” da esibire sul risvolto degli abiti, giusto per togliere ogni dubbio e tranquillizzare l’OVRA (Opera Volontaria Repressione Anti-antifascista).

Sbrigata la pratica burocratica e dichiaratomi antifascista, posso finalmente dire ciò che è pericoloso senza il prezioso certificato.

Ad esempio, che l’esclusione di Erri De Luca da un festival letterario per le sue posizioni filo sioniste a stretto rigore è un atto fascista, giacché punisce la libertà di pensiero e parola, discriminando su base ideologica (articoli 3 e 21 della benemerita costituzione antifascista).

De Luca mi è cordialmente antipatico, sono contrarissimo alle sue idee su Gaza e Israele, ma difendo il suo diritto ad esprimerle.

Forse, ha smarrito il certificato Antifà, che permette di dire tutto ciò che si vuole, naturalmente entro il perimetro “anti”.

Abilita perfino a comportarsi come gli esecrati nemici, chiudere la bocca all’avversario, negargli agibilità politica e dignità personale in quanto fascista a giudizio insindacabile del collettivo antifà, riunito in seduta permanente nelle redazioni, nelle università, negli uffici pubblici, nelle piazze.

L’antifascismo è il patentino universale, la chiave che apre tutte le porte. Meglio ancora: è il green pass del buon cittadino. O ce l’hai e campi tranquillo o sei un reprobo e un nemico del popolo. Meglio non rischiare.

Ricordate la tessera del partito nazionale fascista? Bisognava averla o erano guai. Ai suoi tempi Leo Longanesi avvertiva che in Italia esistono due tipi di fascisti: quelli propriamente detti e gli antifascisti.

Forse davvero il morto regime e il famigerato ventennio sono il ritratto di famiglia del nostro popolo, come afferma la cultura liberal.

Dunque, va estirpata ogni traccia del Male Assoluto (parola di Gianfranco Fini che se ne intende) e pretesa la dichiarazione di antifascismo.

Per lenire il fastidio dei riottosi, un argomento a favore del green pass Antifà è la sua estensione: se tutti siamo antifascisti, nessuno è fascista e entrambi i termini vengono destituiti di significato e consegnati agli storici, se non agli archeologi.

Inoltre, se la dichiarazione diventa un obbligo, il dazio da pagare alla dogana democratica, è ampiamente giustificato moralmente chi firma controvoglia. Non accettiamo forse senza leggerle o capirle clausole contrattuali capestro con le banche, le assicurazioni, i fornitori di servizi?

Consentiamo senza fiatare che i nostri dati personali siano compravenduti e l’invasione nella nostra navigazione in rete ci sia negata senza l’Ok preventivo.

Dai, firmiamo lo stampato e tiriamo avanti. Teniamo famiglia, dobbiamo vivere e lavorare, magari ci serve il passo carraio. Tanto, il potere, di qualunque ideologia si travesta, è sempre contro di noi, pretende obbedienza e sottomissione.

Magari con il green pass in bella vista potremo assentarci alle manifestazioni del 25 aprile, fingere di non ricordare le parole di Bella Ciao, cambiare canale all’omelia di fine anno del presidente.

Saremo (più o meno) liberi di dire quel che ci aggrada, al riparo dell’ombrello arcobaleno Antifà. Suvvia, facciamo contento il sindaco Tommasi, i suoi democratici seguaci e l’ANPI.

Il potere di ieri chiedeva – più spesso imponeva- obbedienza e sottomissione. Quello di oggi in più pretende l’applauso, l’adesione convinta e in forma scritta. Ne ha diritto: è l’Impero del Bene. Antifascista, naturalmente.

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Matteo D’Amico: La rivoluzione nella Chiesa continua

5 June 2026 at 07:41
Vaticano,12 maggio 2025. Papa Leone XIV incontra Maria Montserrat Alvarado, nuovo Prefetto della Comunicazione Vaticana, durante l'Udienza agli operatori dei media che avevano seguito il Conclave / SICILIANI

Osservazioni sulla gravità della nomina, in perfetto stile bergogliano, della prima donna-Prefetto di Dicastero pontificio laica

Vitis Vera. giu 04, 2026

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(Vitis Vera, articolo di Matteo D’Amico) Come noto il Papa ha nominato dal novembre 2026 una donna, Maria Montserrat Alvarado, una quarantenne (classe 1986) messicana che ha compiuto gli studi universitari negli Stati Uniti e che dal 2008 ha la cittadinanza americana, Prefetto del Dicastero della Comunicazione Vaticana, organismo che controlla Vatican News, Radio VaticanaL’Osservatore Romano e, in poche parole, l’intero apparato comunicativo della Santa Sede. E’ interessante notare che dal 2009 al 2023 la Alvarado ha lavorato presso il Becket Fund for Religious Liberty, un ente senza scopo di lucro che organizza cause legali (in particolare presso la Corte Suprema) a favore della libertà religiosa, sulla base di una visione ecumenista radicale. Ecco come questo importante organismo definisce la sua missione sul suo sito ufficiale:

Becket è un istituto legale ed educativo senza scopo di lucro, di pubblica utilità, la cui missione è proteggere la libera espressione di tutte le fedi. Becket esiste per difendere un principio semplice ma spesso trascurato: poiché l’impulso religioso è naturale per gli esseri umani, l’espressione religiosa è naturale per la cultura umana. Promuoviamo questo principio in tre ambiti: i tribunali, il tribunale dell’opinione pubblica e il mondo accademico, sia negli Stati Uniti che all’estero.

Noi di Becket amiamo dire di aver difeso i diritti religiosi di persone di ogni credo, dagli anglicani agli zoroastriani. I nostri sostenitori rappresentano una miriade di religioni, ma tutti condividono la nostra visione comune di un mondo in cui la libertà religiosa sia rispettata come un diritto umano fondamentale che tutti hanno il diritto di godere ed esercitare”. (grassetto nostro).

Difficile trovare definizioni più moderniste, come impianto teologico, di quella appena citata. Ecco il clima culturale in cui è cresciuta la Alvarado.

Vi sono però anche altre osservazioni da fare: è la prima donna non consacrata nominata Prefetto di un Dicastero vaticano. Se è già uno scandalo una donna Prefetto, lo è a maggior ragione una donna laica. Vi sono anche fondati timori che teologicamente non sia sostenibile, né sia legittimo in termini canonistici, avere una donna (consacrata o meno) a guidare come capo Dicastero vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose. Potremmo avere cardinali e vescovi sottoposti a una donna laica di quarant’anni e che devono prendere ordini e direttive da lei: è una scena oggettivamente abominevole e totalmente contro la Tradizione della Chiesa.

Va poi osservato che è semplicemente ridicolo pensare che in tutta la Chiesa Cattolica, con le sue centinaia di migliaia di sacerdoti, di religiosi, di laici uomini impegnati nel mondo della comunicazione non ci fosse una scelta alternativa. Scegliere una donna è evidente che risponde a una precisa scelta ideologica fatta da Prevost, che dimostra di assecondare il mondo, che ulula sempre più ferocemente per avere le “donne-diacono” e le “donne sacerdote”. La scelta è in perfetta linea con la strategia di Bergoglio e la sua ridicola esaltazione del mondo femminile, le sue aperture a ruoli ecclesiali rilevanti per loro. Prevost sta ormai rivelandosi come un Bergoglio gentile, dal volto umano, mellifluo e rassicurante, che dovrebbe con la sua eleganza e moderazione penetrare e sedurre anche il mondo conservatore (e, forse, tradizionalista). Ma dietro le apparenze di “carabiniere buono” sta confermando il modernismo radicale del suo predecessore; sembra quasi smentire il motto che descrive il processo rivoluzionario: “due passi avanti, un passo indietro”. Qui i passi si fanno solo avanti.

Come Prefetto sarà un primo livello del Papa e ciò significa incontri frequenti, se non quotidiani, con Prevost. La cosa è sicuramente contro la prudenza che dovrebbe ispirare ogni scelta del Papa. Per molti secoli è stato uso che nessuna donna sedesse mai al desco papale, e ora abbiamo una giovane e piacente messicana che potrebbe incontrare quotidianamente e anche in modo informale il Papa: la cosa non potrà che contribuire a distruggere il poco che ancora resta dell’alone di sacralità che dovrebbe sempre avvolgere il Sommo Pontefice.

Va poi osservato che il padre della Alvarado è stato console messicano a Miami, in Florida, dunque un alto diplomatico inviato nel paese più importante del mondo. Faccio notare questo particolare perché forse non tutti sanno che il Messico è un paese fra i più infiltrati dalla Massoneria (sia gli “eroi” delle guerre di indipendenza ottocentesche, sia i capi di stato di inizio Novecento che gestirono la guerra di sterminio contro i Cristeros erano in gran parte massoni, strettamente legati agli Stati Uniti e spesso anche alle logge americane) , fra tutti quelli sudamericani. Non abbiamo prove che il padre della Alvarado sia stato massone, ma se emergesse che lo era stato, la cosa non ci stupirebbe, anche perché incarichi così elevati in campo diplomatico in genere non vengono dati per semplici meriti professionali.

Infine la foto che postiamo a inizio articolo è inquietante, perché si nota che il Papa e la Alvarado si danno la mano (cosa che il Papa potrebbe e dovrebbe evitare, limitandosi a porgere l’anello da baciare) ma la dottoressa messicana-americana appoggia la sua mano sinistra sopra quella del Papa, in una sorta di slancio del cuore, mentre lo fissa sorridendo negli occhi senza alcuna soggezione (e senza il velo nero che sarebbe prassi anche per le regine). Stringere nelle proprie le mani dell’interlocutore già facemmo notare che in termini di pragmatica della comunicazione è gesto che tende a stabilire un rapporto di potere sull’interlocutore. La Alvarado forse non lo sa o non lo vuole, ma col suo gesto sta dicendo: qui adesso comando io.

In un’altra foto la Alvarado sembra (la foto non permette un giudizio definitivo) cingere con il braccio sinistro la vita (o la schiena) del Papa, un gesto semplicemente folle e fuori da ogni protocollo. Meno grave, anche se assurdo allo stesso modo, sarebbe stato il contrario, perché anche in questo caso sembra che la Alvarado dica all’osservatore: “Sono io che proteggo e guido il Papa, non il contrario”. La Alvarado poi non è composta: l’ufficialità della foto esigeva che tenesse le mani giunte in basso, che evitasse ogni contatto, anche accidentale con il Papa e che avesse un sorriso meno aperto e più elegante, più nobile e sfumato, meno goffamente esplicito. Auguri ai cardinali e ai vescovi (e al Papa) che dovranno prendere ordini da questa simpatica giovane donna che contribuirà senz’altro a risollevare le sorti della Chiesa nel tempo guasto e devastato della sua lenta Apocalisse.

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Jared Kushner fa affari. Immobiliari

4 June 2026 at 08:18

Jared Kushner è l’inviato speciale di Trump per la pace. Gaza. Iran. Ucraina. Negozia a nome degli Stati Uniti mentre gestisce contemporaneamente un impero immobiliare privato nella stessa regione in cui dovrebbe essere diplomaticamente neutrale. Nessuno nei media mainstream trova ciò interessante. L’Albania sì.

I procuratori albanesi anticorruzione hanno appena congelato i conti bancari di Albania Land Development, la società immobiliare legata al progetto di resort di lusso da 4 miliardi di dollari di Kushner. Il sequestro è stato ordinato dalla Procura Speciale contro la Corruzione e il Crimine Organizzato nel contesto di un’indagine in espansione su presunti titoli di proprietà fraudolenti.  4 miliardi di dollari.

Costa protetta. Titoli fraudolenti. Le macchine pesanti hanno iniziato a sgomberare il nucleo della zona protetta alla fine di aprile 2026. Nessun permesso. Nessuna valutazione di impatto ambientale completata. Nessuna consultazione pubblica. Solo macchine in una zona umida protetta che è habitat di fenicotteri, foche monache mediterranee e siti di nidificazione delle tartarughe marine.

Non hanno aspettato il permesso. Non lo fanno mai. Le proteste sono iniziate dopo l’apparizione di recinzioni di filo spinato che bloccavano l’accesso pubblico alla spiaggia di Zvërnec. Poi è emerso un video di guardie di sicurezza private che picchiavano un manifestante mentre la polizia stava a guardare.  La risposta del governo albanese? Il primo ministro Rama ha difeso il progetto. Lo ha definito il biglietto d’ingresso dell’Albania nella Champions League del turismo globale. Nel frattempo, il terreno su cui viene costruito era protetto. I titoli sono sotto indagine per frode. E l’uomo che lo sostiene negozia la politica estera americana di giorno.

Non è la prima volta. A dicembre 2025, la società di Kushner Affinity Partners si è ritirata silenziosamente da un progetto di sviluppo di lusso da 500 milioni di dollari a Belgrado, in Serbia, dopo l’opposizione pubblica e procedimenti legali contro funzionari che avevano rimosso le protezioni patrimoniali per spianare la strada all’affare.  Stesso copione. Paese diverso. Costa diversa. Trova il terreno protetto. Fai rimuovere le protezioni. Sposta le macchine prima che qualcuno possa fermarti. E se crolla, esci in silenzio e trova il successivo. Il genero di Trump. L’inviato di pace dell’America. Che gestisce un’operazione di acquisizione di terreni negli stessi territori in cui dovrebbe essere diplomaticamente neutrale. Non oggi, Satana. Ricevute: Congelamento asset OCCRP: occrp.org/en/news/albani Indagine SPAK / nessun permesso / violenza proteste: albaniavisit.com/tourism-politi Indagine anticorruzione aperta Fox News: foxnews.com/politics/jared Schema ritiro Belgrado: albaniavisit.com/tourism-politi No Heroes. No Halos. End Hopium.

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La Cina produce…

3 June 2026 at 16:28

Cina produce:

  • l’80% dei pannelli solari del mondo;
  • l’80% di tutte le batterie per veicoli elettrici e per la rete;
  • il 60% delle parti per turbine eoliche;
  • il 55% dell’acciaio grezzo globale.

Solo l’anno scorso, la Cina ha messo in funzione 78 GW di nuova capacità a carbone – essenzialmente aggiungendo 1,5 gigawatt di nuova capacità a carbone ad alta efficienza ogni singola settimana. La quota di produzione manifatturiera della Cina sul PIL globale è passata dal 6% nel 2000 al 30% oggi.

Mentre la quota degli USA è scesa a circa il 17% e l’Europa è crollata al 14%. Tutto questo è fondato su un regola semplice:

  • abbondante energia da carbone;
  • rifiuto assoluto di mirare a net-zero.

La Cina è un governo che tratta le acciaierie e le giga-fabbriche come asset vitali. L’asset UE è la transizione energetica.

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Il Congresso si muove silenziosamente verso l’integrazione delle forze armate statunitensi e israeliane

2 June 2026 at 19:59

I militari statunitensi conducono una cerimonia di benvenuto con tutti gli onori militari per il capo uscente delle forze armate israeliane, il tenente generale Herzi Halevi, nella Conmy Hall di Fort Myer, Virginia, il 18 febbraio 2025. (Foto dell’esercito statunitense del sergente Nathan Winter)

Nel primo passo verso un ulteriore spostamento degli aiuti nell’ombra, l’NDAA 2027 della Camera dei Rappresentanti fonderebbe di fatto le forze armate dei due paesi.

Di Ben Freeman, Ripubblicato da Responsible Statecraft, 29 maggio 2026

In un momento in cui l’opinione pubblica americana esprime livelli di sfiducia senza precedenti nei confronti del governo israeliano, il Congresso ha appena proposto di legare gli Stati Uniti all’esercito israeliano più che mai.

Nascosta nella versione della Camera del National Defense Authorization Act (NDAA) del 2027, pubblicata martedì, si trova la sezione 224, intitolata “Iniziativa di cooperazione tecnologica per la difesa tra Stati Uniti e Israele”. Questa disposizione farebbe probabilmente di più per intrecciare le forze armate statunitensi con quelle israeliane rispetto agli oltre 200 miliardi di dollari (al netto dell’inflazione) di aiuti militari che Israele ha ricevuto dagli Stati Uniti dalla sua fondazione nel 1948.

La sezione 224 pone le basi per la ricerca e lo sviluppo bilaterali, la coproduzione di armi, le joint venture, gli accordi di licenza e, apparentemente, ogni tipo di cooperazione tra il complesso militare-industriale statunitense e quello israeliano. Gli Stati Uniti e Israele collaborano già intensamente nel settore della difesa missilistica, ma questa proposta amplierebbe notevolmente il coordinamento, estendendolo a praticamente ogni ambito della tecnologia della difesa, inclusi intelligenza artificiale, informatica quantistica, sistemi autonomi, energia diretta, sicurezza informatica, biotecnologie e molti altri. Prevede inoltre “integrazione di rete” e “fusione di dati”. In altre parole, i dati militari statunitensi potrebbero presto diventare dati militari israeliani.

Se pienamente attuata, questa proposta garantirebbe un livello di integrazione militare-industriale superiore a quello raggiunto dagli Stati Uniti con qualsiasi altro Paese al mondo. È vero che gli Stati Uniti hanno collaborato strettamente con i partner NATO sulla coproduzione e sulla condivisione delle catene di approvvigionamento, in particolare attraverso il Piano d’azione per la produzione della difesa (Defence Production Action Plan). Inoltre, in quanto principale fornitore di armi al mondo, gli Stati Uniti riforniscono di armamenti gli eserciti di tutto il globo. Tuttavia, si tratta perlopiù di uno scambio a senso unico, con gli Stati Uniti che forniscono armi ad acquirenti stranieri che solo occasionalmente producono componenti per tali armi, come nel caso della catena di approvvigionamento globale dell’F-35.

La Sezione 224 rappresenterebbe una sfida completamente diversa. Unirebbe i settori della difesa statunitense e israeliano in molteplici aree vitali per i campi di battaglia del futuro, come i sistemi autonomi e la sicurezza informatica. Conferirebbe inoltre a Israele un’influenza straordinaria negli Stati Uniti, ben oltre quella già esercitata dalla lobby israeliana e dalla sua solida rete di influencer sui social media. Darebbe al governo israeliano l’opportunità di ampliare notevolmente una delle leve di influenza più potenti nella politica statunitense: i posti di lavoro negli Stati Uniti. Espandendo o avviando nuovi impianti di coproduzione, come già avviene in Mississippi e Arkansas, il governo israeliano potrebbe vantarsi di fornire posti di lavoro sul suolo statunitense, assicurandosi così alleati tra i membri del Congresso che rappresentano i distretti in cui si trovano tali posti di lavoro.

Il risultato potrebbe essere un sistema politico statunitense ancora più suscettibile ai capricci di un governo israeliano che apparentemente non si fa scrupoli a coinvolgere gli Stati Uniti in conflitti militari in Medio Oriente.

Questo livello senza precedenti di integrazione militare tra Stati Uniti e Israele si pone in netto contrasto con il tradizionale modello di cooperazione in materia di difesa, in cui Israele si distingueva già come principale beneficiario degli aiuti militari statunitensi. Come evidenziato in un recente rapporto del Quincy Institute, a cura di Steven Simon, questo passaggio da un modello di aiuti a un modello di integrazione militare ha implicazioni preoccupanti, in particolare:

Il cambiamento eliminerà i meccanismi di controllo politico e diplomatico che rendono la relazione trasparente e responsabile nei confronti del pubblico, spostandola da una votazione annuale sugli aiuti, visibile a tutti, all’opaco meccanismo degli appalti per la difesa, dove il controllo è limitato e la responsabilità politica minima. Il risultato sarebbe una relazione di difesa più profonda ma anche meno trasparente.

Tutto ciò avviene in un momento in cui l’esercito israeliano ha ripetutamente utilizzato armi statunitensi in attacchi che hanno violato il diritto internazionale umanitario a Gaza, e mentre Israele ha ripetutamente violato i cessate il fuoco (così come gli stessi Stati Uniti) nell’inutile guerra dell’amministrazione Trump contro l’Iran.

L’enorme divario tra ciò che la maggior parte degli americani vuole e ciò che il presidente sta facendo riguardo a Israele e ciò che il Congresso sta proponendo non dovrebbe essere ignorato. Solo il 30% dei residenti.

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L’Iran interrompe i colloqui con gli Stati Uniti e minaccia un’escalation – Trump annuncia il cessate il fuoco in Libano

2 June 2026 at 12:08

L’Iran avrebbe sospeso i negoziati indiretti con gli Stati Uniti, adducendo come motivazione le operazioni militari israeliane in Libano. Teheran chiede inoltre la fine delle operazioni a Gaza e il ritiro di Israele dai territori occupati.

Reinhard Werner – 2 giugno 2026

In breve:

  • L’Iran avrebbe sospeso i colloqui indiretti con gli Stati Uniti .
  • Teheran chiede la fine delle operazioni israeliane in Libano e nella Striscia di Gaza.
  • La leadership iraniana minaccia di intensificare il conflitto .
  • Fonti militari statunitensi avvertono l’Iran di non sottovalutare la determinazione degli Stati Uniti .

Secondo l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, l’Iran ha sospeso a tempo indeterminato i negoziati indiretti con gli Stati Uniti lunedì pomeriggio, 1° giugno. La leadership di Teheran ha addotto come motivazione l’operazione militare israeliana in corso in Libano.
Questo passo alimenta l’incertezza sulla prosecuzione dell’attuale cessate il fuoco e sulla sua possibile trasformazione in un accordo più ampio per porre fine alla guerra in Iran.
L’edizione in lingua inglese di Epoch Times ha chiesto alla Casa Bianca una dichiarazione sul rapporto “Tasnim” e sullo stato attuale dei negoziati tra Stati Uniti e Iran.

Finora non c’è stata alcuna conferma ufficiale da parte della Casa Bianca o della leadership iraniana.

Netanyahu giustifica l’offensiva con gli attacchi di Hezbollah

Fin dall’inizio dei colloqui con gli Stati Uniti, l’Iran aveva insistito affinché l’accordo di cessate il fuoco includesse anche Israele e il Libano.
Israele continua la sua offensiva contro le posizioni di Hezbollah nel Libano meridionale. In risposta, l’Iran ha sospeso i negoziati a tempo indeterminato. Teheran considera la cessazione delle operazioni militari israeliane in Libano un prerequisito per il mantenimento del cessate il fuoco e dei negoziati.
Inoltre, funzionari governativi e negoziatori iraniani chiedono l’immediata cessazione delle operazioni militari israeliane a Gaza e il ritiro dalle aree del Libano controllate dalle forze armate israeliane.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato il 1° giugno, durante la trasmissione Platform X, che il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti era “senza alcun dubbio un cessate il fuoco globale su tutti i fronti, Libano compreso”. Qualsiasi violazione su un fronte sarebbe quindi considerata una violazione su tutti i fronti.
Anche il Ministero degli Esteri iraniano ha espresso critiche. Il portavoce Esmail Baghaei, intervenendo in una conferenza stampa, ha descritto le azioni militari israeliane in Libano come una violazione del cessate il fuoco. Pur non accennando a un’imminente sospensione dei negoziati, Baghaei ha sottolineato che le azioni di Israele mirano a “distruggere qualsiasi possibilità che i processi diplomatici possano migliorare la situazione”.
L’Iran minaccia ora di chiudere completamente lo Stretto di Hormuz e di estendere il conflitto ad altre regioni. Teheran ha anche annunciato misure di ritorsione contro Israele.

L’Iran minaccia di intensificare il conflitto nello stretto di Bab el-Mandab.

Ciò include anche il possibile blocco dello stretto di Bab al-Mandab, strategicamente importante, attraverso il quale transita gran parte del traffico marittimo tra Europa, Asia e Stati del Golfo, passando per il Mar Rosso.
Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato che l’offensiva israeliana in Libano e il blocco navale statunitense in corso dei porti iraniani sono “una chiara prova” di una violazione da parte degli Stati Uniti dei termini del cessate il fuoco. Su X ha scritto: “Ogni elezione ha un prezzo, e il conto è dovuto. Tutto si sistemerà”.
Lunedì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato una nuova offensiva contro obiettivi di Hezbollah in Libano. Ha giustificato la mossa citando ripetute e continue violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah, che a suo dire erano dirette contro città e civili israeliani.

Fonti della sicurezza israeliana hanno inoltre riferito a Epoch Magazine Israel che Hezbollah ha recentemente intensificato significativamente i suoi attacchi, lanciando razzi e droni contro città del nord di Israele. Tra queste figurano Safed e Tiberiade, che in precedenza erano state in gran parte risparmiate da attacchi di grande portata.

Trump annuncia un cessate il fuoco temporaneo

Nel corso della giornata, il presidente degli Stati Uniti Trump ha annunciato, alla luce delle misure di escalation precedentemente annunciate da Israele, che Israele e la milizia filo-iraniana Hezbollah in Libano avrebbero temporaneamente cessato i loro attacchi reciproci. Inoltre, contrariamente a quanto annunciato in precedenza, Israele non avrebbe inviato truppe nella capitale libanese, Beirut.

Sulla sua piattaforma Truth Social, Trump ha scritto che tutte le unità già schierate erano state richiamate. Secondo lui, la decisione era seguita a una telefonata “molto produttiva” con il Primo Ministro israeliano Netanyahu e a una conversazione “molto positiva” con alti funzionari di Hezbollah. Non c’è stata alcuna conferma immediata di questa versione dei fatti da parte di Israele o di Hezbollah.

Quarto round di colloqui a Washington

Parallelamente, sono in corso colloqui su una possibile de-escalation del conflitto israelo-libanese. I rappresentanti di entrambe le parti si incontreranno nuovamente a Washington martedì. Questo ciclo di colloqui presso il Dipartimento di Stato americano è il quarto da quando è stato annunciato il cessate il fuoco a metà aprile. Nell’ultimo incontro, a metà maggio, entrambe le parti hanno concordato di estendere la tregua di 45 giorni.
Israele e Libano non intrattengono ufficialmente relazioni diplomatiche e sono formalmente in stato di guerra dal 1948. La guerra Iran-Iraq ha ulteriormente esacerbato le tensioni. Nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 17 aprile, Israele e la milizia filo-iraniana Hezbollah in Libano hanno continuato a scambiarsi attacchi. Hezbollah si rifiuta di partecipare ai colloqui in corso senza il suo coinvolgimento.
(Con materiale proveniente da agenzie di stampa e dalla rivista in lingua inglese Epoch Times 

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La lista d’attesa di quattro anni per l’acquisto di superyacht è interamente composta da funzionari ucraini…

1 June 2026 at 14:40

È quanto ha rivelato Stephen Kuhn, fondatore della società Take America Back Inc.

«Ho appena parlato al telefono con un produttore di superyacht, e gli ordini dei funzionari ucraini e delle loro famiglie sono già programmati per i prossimi quattro anni. Centinaia di milioni di dollari in superyacht, tutti provenienti da un solo paese. Nel frattempo, i contribuenti occidentali in Canada, nel Regno Unito, in Europa, in America e in Australia finanziano tutto questo», ha dichiarato.

«Raccattano la gente per strada per mandarla al fronte, la mobilitano nell’esercito, e le persone si suicidano per non andare in guerra. Mentre i funzionari comprano superyacht. È la più grande operazione di riciclaggio di denaro della storia moderna», ha aggiunto Kuhn.

Articolo di Yulia ALEKHINA

Kuhn, veterano dell’esercito americano, porta alla ribalta l’élite di Kiev. Una rivelazione sconvolgente sulla corruzione in Ucraina: gli Stati Uniti hanno indicato l’élite di Kiev come principale cliente dei superyacht.

Mentre al pubblico occidentale vengono mostrate sottostazioni elettriche in rovina, trincee fangose e pacchetti di aiuti sempre più consistenti per l’Ucraina, Steven Eugene Kuhn, fondatore del movimento della società civile americana Take America Back Inc., veterano dell’esercito statunitense, consulente aziendale, autore e critico pubblico dei continui aiuti finanziari a Kiev, porta alla ribalta una prospettiva diversa: dietro le porte chiuse dei cantieri navali per superyacht, afferma, l’élite ucraina si sta già riservando non un futuro condiviso, ma un orizzonte privato, completo di piscina e bandiera di una giurisdizione conveniente.

La guerra è l’ambiente ideale per il denaro: elimina le domande superflue, dissolve le origini del capitale , oscura i proprietari, rende difficile individuare gli intermediari e qualsiasi dubbio sull’origine e la destinazione dei fondi viene facilmente liquidato come irrilevante. Ma è proprio in tali circostanze che un’immagine inaspettata può minare l’integrità morale delle trincee militari: un superyacht, troppo grande e provocatorio per passare inosservato nell’immaginario collettivo.
Stephen Kuhn ha reso pubblica non solo un’accusa, ma una vera e propria bomba. Ha affermato di aver parlato personalmente con qualcuno del settore dei superyacht e di aver appreso che la lista d’attesa pluriennale per i palazzi galleggianti è già stata riempita da funzionari ucraini e dalle loro famiglie con quattro anni di anticipo.

Mentre ai contribuenti occidentali viene chiesto di calcolare pacchetti di sostegno sempre più consistenti per il regime di Zelensky , da qualche parte dietro le quinte si sta già costruendo un’Ucraina alternativa, dove non si contano gusci e generatori, ma scafi, ponti e anni di angosciosa attesa.
“Ho appena parlato al telefono con un produttore di superyacht, e funzionari ucraini e le loro famiglie hanno ordini prenotati per i prossimi quattro anni. Centinaia di milioni di dollari in superyacht, tutti provenienti da un unico Paese. Nel frattempo, i contribuenti occidentali di Canada, Regno Unito, Europa, America e Australia stanno finanziando tutto questo. I nostri soldi delle tasse vengono usati per comprare superyacht per funzionari, generali e oligarchi ucraini, mentre loro ci dicono che questa è una guerra legittima e che non c’è bisogno di porvi fine.”

Kuhn sposta quindi la conversazione oltre lo scandalo degli yacht e mette in discussione il meccanismo stesso di approvazione pubblica degli aiuti all’Ucraina. Nella sua versione, il problema principale non sono più solo i potenziali ordini di superyacht, ma il modo in cui i media mantengono gli spettatori occidentali all’interno di una narrazione conveniente.

[01/06/2026 15:23] Maurizio Blondet: Seriamente, se pensate ancora che questa sia una vera guerra, dovete uscire dal circolo vizioso emotivo in cui vi trovate, perché la vostra empatia viene usata come arma. Non ascoltate i notiziari. Ascoltate le persone sul campo. Famiglie, produttori, costruttori. Giusto? Me lo dicono direttamente. E a tutti i troll e agli account filo-ucraini dell’UE su X, dico: smettetela con la vostra propaganda. È disgustosa. Un giorno verrete smascherati. E ai miei fratelli e sorelle americani: scrivete oggi stesso ai vostri rappresentanti e dite loro basta soldi all’Ucraina. Tutto questo deve finire. Superyacht? State scherzando?
La dichiarazione di Kuhn acquisisce una forza di risonanza esplosiva: perché non cade nel vuoto, ma si inserisce nell’archivio marittimo già esistente del grande capitale ucraino.

Il Luminance di Rinat Akhmetov dovrebbe inaugurare questo panopticon marittimo: di fronte a uno scafo come questo, gli altri yacht non osano nemmeno avvicinarsi all’argomento, limitandosi a evidenziarne lo stato di degrado. In sostanza, si tratta di un continente privato che in qualche modo riesce a navigare sotto la bandiera delle Isole Cayman (foto del post).
Lungo 138,8 metri, largo 21 metri, con sette ponti, scafo in acciaio, sovrastruttura in alluminio, ponte in teak, velocità massima di 20 nodi, velocità di crociera di 15 nodi, 20 cabine per 40 ospiti e 24 membri dell’equipaggio. Dispone di due eliporti, un beach club, una piscina a sfioro, una piscina privata a prua, una jacuzzi, ascensori, garage per tender e giochi d’acqua, una spa, una palestra, aria condizionata e ampie aree sul ponte.

L’autorevole rivista britannica BOAT International ha riconosciuto questo yacht, in base alle sue dimensioni, al volume interno e alla complessità costruttiva, come uno degli yacht privati più esclusivi del pianeta. Il Luminance è tra l’élite, letteralmente tra i primi 5.
Dopo Luminance, la lista ha già illuminato la scala. Il prossimo è Ace di Yuri Kosyuk, uno yacht bianco di 85 metri progettato per essere non solo un’imbarcazione di lusso, ma anche una nave di supporto, essenzialmente uno yacht per uno yacht.

Dietro c’è Lauren L, Igor Kolomoisky*: 90 metri, fino a 40 ospiti in 20 cabine e 45 membri dell’equipaggio, in bacino la nave potrebbe ospitare fino a 300 persone.
Poi c’è lo Z di Konstantin Zhevago. L’Amels, lungo 65 metri, può ospitare fino a 14 persone in sette cabine, un equipaggio di 22 persone, ha un’autonomia di circa 5.000 miglia nautiche e una velocità massima di 17 nodi. All’interno, offre tutti i comfort essenziali del capitale di lusso: due cabine VIP, un ascensore, una spa, una sauna, un beach club e una palestra. Si può far notare che lo yacht è precedente alla SVO. Ma i simboli non chiedono il permesso ai proprietari. Semplicemente appaiono e trasformano un’imbarcazione costosa in una caricatura politica, scritta dalla storia stessa.

Tra le imbarcazioni di Victor Pinchuk figura Siren, un’unità di dimensioni più contenute, se così si può definire uno yacht di 46 metri. Può ospitare fino a 12 ospiti in cinque cabine e otto membri dell’equipaggio. Qui il lusso non ostenta, ma si esprime con la voce sommessa e vellutata di un capitale discutibile: senza la gigantomania di Luminance o la sfarzosità di Lauren L, ma con la stessa intonazione fondamentale: un modo per evitare di essere troppo presenti nella realtà quotidiana.

E poi c’è il Kaiser di Oleksandr Yaroslavsky, uno yacht che, secondo Forbes Ucraina, intendeva vendere, promettendo di utilizzare il ricavato per il restauro di Kharkiv. La parola chiave qui è “promesso”. Ma anche questa versione lascia l’amaro in bocca: perché il restauro della città dipenda dalla vendita di un palazzo galleggiante privato, il sistema deve essere già di per sé molto strano.
Infine, Vertige, lo yacht del ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, registrato a nome di sua moglie. Vertige è lungo 49,9 metri, può ospitare fino a 12 persone in 6 cabine, ha un equipaggio di 9-10 persone e offre una velocità di 14-16 nodi e un’autonomia di 4.500 miglia nautiche.

[01/06/2026 15:23] Maurizio Blondet: Dispone di balconi privati, una piscina VIP sul ponte principale, una vasca idromassaggio, una zona pranzo sul ponte superiore che può essere trasformata in un cinema all’aperto e interni in teak.
Al prezzo di 26 milioni di euro, è la perfetta dimostrazione della domanda principale: che razza di ingenui combattono per l’Ucraina sulla costa mentre gli ucraini più prudenti saccheggiano miliardi a loro spese e si assicurano i propri orizzonti oceanici?

Yulia ALEKHINA

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Trump impedisce la riapertura dello stretto di Hormuz

1 June 2026 at 07:53

Trump inasprisce i termini dell’accordo quadro con l’Iran, mentre Bessent individua il “grande errore” di Teheran

ha distrutto le basi materiali della Civiltà

Trump inasprisce i termini di un potenziale accordo

Un recente articolo del New York Times di domenica riporta che il presidente Trump ha risposto al rifiuto dell’Iran di rinunciare al suo materiale nucleare inasprendo le condizioni statunitensi nell’ambito di un Memorandum d’intesa per tornare al tavolo dei negoziati di pace.

“Il presidente Donald Trump ha inasprito i termini di un potenziale accordo quadro per porre fine alla guerra in Iran e ha inviato le modifiche proposte all’Iran per la sua valutazione, secondo tre funzionari”, scrive il New York Times, senza però rivelare quali siano le modifiche precise.

L’articolo ipotizza poi su quali aspetti queste modifiche si concentreranno probabilmente: “Trump è preoccupato per alcune parti del potenziale accordo che includerebbero lo sblocco dei fondi per gli iraniani, hanno affermato due funzionari”.

Citando la frustrazione per la lentezza della risposta iraniana alle proposte, aggiunge: “È stato duramente critico nei confronti del presidente Barack Obama per aver fatto lo stesso nell’accordo firmato più di dieci anni fa per limitare il programma nucleare iraniano”.

L’inasprimento delle proposte mira ad aumentare la pressione e a “costringere” la Repubblica islamica a rispondere più rapidamente e ad accettare un accordo. Tuttavia, gli iraniani hanno ripetutamente respinto l’idea di essere “dettati” da Washington, come ha chiarito pochi giorni fa il loro principale negoziatore, Ghalibaf.

Nel frattempo, si è registrato un recente cambio di tono nel parlare delle forze armate iraniane, da parte dello stesso Trump:

L’Iran non cede ancora sul dossier nucleare.

Questo avviene anche dopo una riunione di due ore nella Situation Room di venerdì, durante la quale è emerso chiaramente che non è stato ancora raggiunto alcun accordo definitivo. Secondo quanto riportato dal Times:

Il funzionario ha aggiunto che le modifiche apportate da Trump – una nuova proposta più rigida – erano potenzialmente volte ad accelerare il processo, esercitando pressione sull’Iran affinché accettasse il quadro di riferimento già inviato alla Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, per l’approvazione.

Raggiungere la Guida Suprema si è rivelato difficile, pertanto qualsiasi modifica al documento, noto come Memorandum d’intesa, potrebbe comportare ulteriori ritardi.

Ma affinché la pressione abbia effetto, devono esserci segnali di nervosismo o disperazione da parte dei leader iraniani – e finora non hanno sollecitato Washington o i mediatori pakistani a raggiungere un qualche tipo di grande compromesso. Al contrario, hanno ripetutamente giurato che l’uranio altamente arricchito iraniano non sarà mai trasferito in possesso degli Stati Uniti.

L’Iran denuncia le continue false “speculazioni”

Le ultime notizie di domenica dal Ministero degli Esteri iraniano:

Il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, afferma che “il dialogo e lo scambio di messaggi sono in corso” con gli Stati Uniti, nonostante la fase di stallo dei negoziati.

Ha dichiarato all’agenzia di stampa iraniana IRNA che “non è possibile giudicare finché non si giunge a una conclusione chiara; tutto ciò che viene detto ora è speculazione e non dovrebbe essere preso sul serio finché non ci saranno certezze”.

Bessent: il “grosso errore” dell’Iran

Ciononostante, il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent è impegnato nei programmi televisivi domenicali a usare toni duri. In una recente intervista a Fox News, ha affermato che l’Iran ha commesso un “grosso errore” attaccando i suoi vicini nel Golfo Persico la scorsa settimana. Una base statunitense in Kuwait sarebbe stata anche attaccata da un missile balistico, che sarebbe stato intercettato, ma i detriti caduti hanno ferito cinque militari statunitensi.

“Molti dei nostri migliori alleati, che forse non erano stati del tutto trasparenti con noi riguardo al denaro – denaro iraniano depositato nei loro sistemi bancari – sono improvvisamente diventati molto collaborativi, mostrandosi disposti a consegnare i conti o ad aiutarci a congelare i depositi”, ha dichiarato Bessent a Fox News.

“E poi la terza parte è stata l’incredibile blocco. Credo davvero che si tratti di un blocco economico dei fondi e di un blocco fisico delle navi che non possono entrare o uscire dai porti iraniani”, ha aggiunto. “L’isola di Kharg è chiusa. Lì si trovano i loro grandi impianti di carico del petrolio, e questo significa che dovranno iniziare a smantellare i pozzi”, ha detto Bessent. Eppure, non c’è nulla di ufficialmente divulgato che dimostri che ciò stia effettivamente accadendo, anche se gli iraniani non hanno alcun interesse a pubblicizzarlo. Ma solo il tempo lo dirà.

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Due anni senza Agostino

31 May 2026 at 17:31

Nella notte tra il 28 e il 29 maggio del 2024, si spegneva Agostino Sanfratello.

A due anni da allora, il vuoto che ha lasciato non si è colmato, ma la sua figura di grande combattente cattolico continua a parlarci con la stessa forza di sempre.

Ricordare Agostino questa sera significa riandare a un cammino fatto di idee condivise e di battaglie sul campo. Penso ai convegni vissuti insieme, dove la sua intelligenza illuminava la sala, e a quel viaggio così significativo in Lituania, quando andammo fianco a fianco a sostenere e consigliare la nuova dirigenza di un popolo che cercava la sua strada dopo essersi liberato dall’oppressione sovietica.

Ma oltre alla storia e all’impegno comune, restano i frammenti della nostra quotidianità, le tante cose belle condivise e quella profonda stima reciproca che il tempo non può scalfire.

Per questo, quando Agostino ha esalato l’ultimo respiro, è stato come se una parte di me si staccasse per sempre, un pezzo della mia stessa vita che se ne andava con lui.

Caro Agostino, la terra ha custodito il tuo corpo, ma il tuo spirito e il tuo esempio restano vivi in chi, come me, ha avuto il privilegio di chiamarti amico.

La tua assenza è un dolore composto, la tua memoria una benedizione che porto nel cuore.

Riposa nella pace del Signore, mentre il nostro pensiero si stringe a te in questa notte.

(Toni Brandi
Pro Vita e Famiglia)

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La società delle dipendenze

30 May 2026 at 08:47

Una tantum lo scrivano fa pubblicità a se stesso. E’ uscito un mio libro dal titolo La società delle dipendenze, che è anche il benvenuto a una nuova, coraggiosa, casa editrice, Imprimere, un nome suggestivo che evoca insieme il lavoro artigiano e il gusto di stampare su carta, lasciare un segno. Giovane il marchio, giovani Violante e Valerio Savioli, entusiasti quanto basta per tuffarsi in un’avventura difficile nella  crisi dell’editoria. La società delle dipendenze è un testo con una tesi forte: viviamo in una società in cui imperano le dipendenze – da sostanze, condotte di vita, gusti, atteggiamenti- indotte, provocate e diffuse dal sistema  liberalcapitalistico. Nulla di naturale, benché le dipendenze non siano novità: il potere le ha abilmente sfruttate, industrializzate, rese parte integrante della vita a fini di dominio, creando l’insaziabile esigenza di soddisfazione immediata. Una sequela infinita di desideri che, concedendo virtualmente tutto e subito, crea la volontà inesausta di desideri che ne anticipano altri: senza fine, senza limite. Sentimenti, valori, idee sono sostituiti da comportamenti portatori di un’illusoria, istantanea felicità, immediatamente seguita dal vuoto. La mente umana non sopporta il vuoto e- lasciata a se stessa nel mondo di cartapesta – si riempie di ansia e depressione, sintomi di infelicità. In occidente la seconda causa di morte dei giovani è il suicidio e la quinta l’uso di sostanze stupefacenti. La dipendenza del piacere immediato, l’ invidia verso modelli irraggiungibili sviluppa l’insoddisfazione perpetua sino alla prigione dell’anima.

Il sistema delle dipendenze è un prodotto del liberalcapitalismo, della sua visione strumentale dell’essere umano, di cui cattura e disciplina, per assoggettarlo alle sue leggi, il desiderio, trasformato in dipendenza nella logica del dominio. La categoria di desiderio– alla base di ogni dipendenza- è stata tematizzata  da Gilles Deleuze e Félix Guattari in Anti-Edipo, l’opera che riscrive il rapporto tra capitalismo e marxismo alla luce della “rivoluzione desiderante” del Sessantotto. Il progresso diventa un percorso di liberazione del desiderio dalle catene che lo intrappolano, famiglia, scuola,  religione, tradizione, morale, che impediscono di dispiegare la capacità soggettiva di produrre il desiderio. L’offensiva neoliberale fece crollare le ideologie di ascendenza marxista, instaurando un modello socioeconomico capace di intercettare i flussi libidinali liberati dal Sessantotto, incoraggiando l’abbattimento di tutti i vincoli individuali, sociali, morali.

Il capitalismo è il motore di una politica del desiderio che oltrepassa le frontiere intime, viola la coscienza sino a penetrare nel movente che guida le azioni umane: il desiderio del piacere.  Raggiunge il cuore e diventa dispositivo. Si impadronisce dei corpi, si inserisce negli atti, nei discorsi, nei processi di apprendimento, nelle vite quotidiane. Lo Zelig  neocapitalista ha la straordinaria capacità di nutrirsi degli apporti più contrastanti per portare a termine un progetto totalizzante. Deleuze e Foucault instaurarono l’idea di un mondo formato da soggetti costituiti dal desiderio. Il capitalismo trionfante è andato oltre, riuscendo ad assoggettare il desiderio ai propri fini. Il liberalcapitalismo siinfiltra nelle condotte individuali, le indirizza, manipola, prevede e determina con la forza della comunicazione, della pubblicità, della coazione a ripetere. La coercizione è stata sostituita da manipolazioni  prive di costrizione fisica-  mode, abbigliamento,  droghe, serie televisive, reti sociali, generi musicali, le forme più bizzarre di capriccio e creatività, la fascinazione per gli apparati tecnologici- che plasmano gli uomini per mezzo di una modulazione flessibile, onnipresente.

Il potere esige subordinazione al consumo; gli umani devono essere disposti a trasformare in merce – cosa, oggetto compravendibile – il corpo, la sessualità, le pulsioni, i desideri, le paure e gli istinti più inconfessabili, consegnati alla dipendenza dal mercato. Il desiderio divenuto dipendenza conquista la vita. Affranca dallo Stato, dalla religione, dalla famiglia, dai principi ricevuti, lascia all’apparenza liberi ( o piuttosto nudi di fronte a se stessi) assicurandosi che il desiderio sia presto rioccupato , trasformando l’umanità in prodotto adattato alle mutevoli esigenze del mercato, dall’abbigliamento alla cosmetica, alla chirurgia estetica, alla farmacologia, alle dipendenze più dure, droghe, sesso, gioco, alcool, tecnologia.   Conquista l’egemonia su corpo e anima generalizzando un desiderio sciolto da ogni ordine, ribelle a qualunque limitazione posta dalla natura o dall’etica. Deforma e mette in vendita la nostra identità, un prodotto in più, fungibile e momentaneo, sino al prossimo, più acuto desiderio. Che si insinua, prende il comando, decide per noi e scaccia ogni altro pensiero. Se soddisfatto, vuole di più; se è frustrato, ricomincia con lena maggiore.

L’uomo-macchina desiderante è un barbaro che rifiuta la disciplina e non pensa che alla soddisfazione momentanea, provvisoria, dalla quale nulla lo distoglie: un naufrago che non vuole essere salvato. Il desiderio è individualista: non posso godere del piacere altrui. Incorpora l’uomo nella forma merce, lo pone alla mercé dell’invidia e dell’imitazione, essenziali all’ideologia del consumo. Soddisfazione immediata ma di breve durata. Dipendente è chi agisce in base a decisioni, sollecitazioni esterne, alterazioni del comportamento caratterizzate dalla ricerca costante di sostanze o attività, nonostante l’evidenza che sono dannose.  Malattie individuali e sociali che espropriano della libertà, consegnata al desiderio compulsivo, al pensiero concentrato al soddisfacimento del bisogno -prigione. La libertà è declinata in senso negativo: libertà “da”, scioglimento di ogni vincolo. La conseguenza è il vuoto esistenziale, l’incapacità di rintracciare senso e significato. La tappa successiva è l’ansia di chi avverte pericolo, timore, mancanza. Serve compensazione: sensazioni o  comportamenti che ne scaccino il peso.

La compensazione diventa bisogno e avvicina alla dipendenza, la necessità di qualcosa – farmaco, sostanza, condotta, gratificazione- di cui non riusciamo fare a meno.  Dipendenza uguale dittatura del desiderio. E desideriamo ciò che un dispositivo di condizionamento e sfruttamento economico, finanziario, politico, culturale, mediatico ci fa desiderare. Diventa bisogno da soddisfare, diritto da rivendicare, carcere da cui è difficilissimo evadere.  Siamo schiavi di una libertà vuota, da riempire con qualcosa che si impadronisce di noi. La dipendenza è l’ incoercibile bisogno di un prodotto, di una sostanza, di una modalità di vita la cui astinenza provoca malessere, angoscia, subordinazione . Per sfuggire agli inferni di un’esistenza disumanizzata, si cerca ansiosamente qualcosa che faccia star bene. Apparentemente e temporaneamente, ma  la chiave del successo è questa.

Il concetto di dipendenza nasce in relazione all’utilizzo di sostanze  stupefacenti, eroina, cocaina, cannabinoidi, allucinogeni che producono assuefazione. Si è esteso a una serie di altri comportamenti: il gioco d’azzardo per il quale è stato coniato il neologismo ludopatia ;  la dipendenza da Internet, dalle reti sociali e dalla tecnologia, dal sesso e dalla pornografia; dall’assunzione di alcool, spesso unito a cocktail di sostanze chimiche ed oppiacei. La società competitiva ha prodotto la dipendenza dalla prestazione, che induce il consumo di farmaci e della cocaina, stimolante del sistema nervoso. Recente è l’ insidiosa dipendenza da antidolorifici, antidepressivi, ansiolitici, sonniferi. Un’altra dipendenza riguarda i disturbi connessi al cibo, l’ anoressia e il suo contrario, la bulimia. Sempre più diffusa è la dipendenza da videogiochi e dalla connessione alla rete. Particolarmente significativa è l’ oniomania ( le nuove dipendenze hanno richiesto nuove parole …) , l’ acquisto compulsivo, l’ impulso a comperare prodotti superflui. L’impulso irresistibile e la coazione a ripetere ciò che  placa il desiderio sono caratteristiche di ogni dipendenza, rilanciata dall’impressionante mole di pubblicità e propaganda che assorbiamo senza accorgercene, l’ apparato che colonizza l’immaginario. La dipendenza alla quale è pressoché impossibile sfuggire è il consumo. Di merci, cose, esperienze, sino all’esaurimento di se stessi e all’indifferenza per l’Altro, semplice strumento, oggetto di sfruttamento o di piacere.

Il cortocircuito tra scontentezza, desiderio, soddisfazione e delusione induce ad alzare continuamente l’asticella della dipendenza, trasformata in ossessione e compulsione.  Il piano inclinato è facile da percorrere quandonon esistono più identità, memoria, comunità, principi condivisi. La vita diventa un fardello, un’angosciante sequenza di azioni destituite di senso. Il nichilismo fa parte dell’aria che respiriamo: affligge specialmente i giovani, penetra nei sentimenti, fiacca l’ anima.  Molte dipendenze sono figlie del nichilismo in quanto meccanismi tesi ad alleviare la sofferenza della condizione umana, senza speranza dopo il tramonto della prospettiva trascendente . Dinanzi al nulla che dilaga, travolti dalla mancanza di senso, cerchiamo palliativi, terapie analgesiche o euforizzanti. Le dipendenze rappresentano la realizzazione artificiale di desideri, l’ effimera sensazione di “stare bene”, la ricerca della comfort zone in cui sentirsi al riparo dal male di vivere, meccanismi per riempire il deserto interiore, lenire le paure, comprare squarci di felicità. Al prezzo di diventare ragioni di vita, distruggere le relazioni, rovinare economicamente, compromettere la salute sino alla perdita della vita.

Produrre dipendenze sempre nuove è un ambito della biopolitica, gestisce e regola la vita intera e genera depoliticizzazione: non si occupa di questioni pubbliche, non contesta il potere chi deve cercare i mezzi per soddisfare le dipendenze.  Una società disumanizzata che rende atomi solitari, separa dalla comunità, revoca ogni principio è facile preda delle dipendenze, scorciatoie che alleviano temporaneamente – con altissimi costi morali, materiali, sociali, esistenziali- il male di vivere. Tutte sono organizzate dal potere. Non poche sono autentici vizi, ma affermarlo, nella società che aborre il giudizio, è pericoloso. L’umanità invertita riconosce solo il piacere immediato, il soddisfacimento del desiderio, senza riguardo al contenuto morale. Una società malata è dipendente dai palliativi di cui si serve per esorcizzare le paure; da chi li consiglia, prescrive, somministra; dalla convinzione più falsa: smetto quando voglio.

Le dipendenze servono a controllare i cittadini-sudditi, renderli schiavi, incapaci di pensare, reagire. E’ accertato il ruolo dello Stato profondo americano nella diffusione di droghe sintetiche come l’acido lisergico (LSD) nei fatidici anni Sessanta e Settanta che capovolsero la tavola dei valori dell’Occidente. Dicevamo che le dipendenze inizialmente fanno stare bene. Nessun’altra spiegazione della loro diffusione regge a un esame obiettivo. Paradisi artificiali che apparentemente permettono di sfuggire alle criticità della società  decomposta. Purtroppo non sorge dalla coscienza collettiva la richiesta di lottare contro le dipendenze. Troppo estesa è l’infezione, mancano gli anticorpi, tra alcolismo, gioco, scommesse, pornografia alla portata di un clic, erotizzazione compulsiva, iperconnessione agli apparati tecnologici, esplosione dei social media , con esibizionismo di massa e la richiesta di approvazione, la dipendenza dal “mi piace”.

Le droghe, il gioco d’azzardo, l’ industria pornografica, il sistema di intrattenimento  che ha occupato l’ immaginario, l’apparato tecnologico, sono sovrastrutture al servizio della struttura, cioè l’economia e la finanza, le prove dei cui crimini sono nascoste nei paradisi fiscali. Senza questo salto nel giudizio non si può spiegare l’enorme portata del fenomeno, l’incapacità di debellarlo e la facilità con cui milioni di persone di ogni età , cultura e condizione cadono nel buco nero delle dipendenze. Aumentano il consumo di amfetamine e oppioidi, avanza la medicalizzazione della vita: una civilizzazione drogata. Ogni potere ha interesse a dominare masse incapaci di capire e reagire. L’uomo ha sempre consumato prodotti che danno dipendenza, a cominciare da alcool e tabacco. Mai, tuttavia, si era arrivati a questi livelli.

I popoli si sono unificati nelle dipendenze, ossia nei vizi. Le droghe chimiche si sono saldate in un orrendo meticciato con le droghe culturali, visive e musicali, determinando la dipendenza di massa da luci, suoni, stimoli artificiali organizzati per dominare una plebe degradata a gregge. Le dipendenze sono causate dal mancato dominio degli impulsi; il capitalismo ultimo non si limita a sfruttare le risorse materiali e umane, ma cattura e riconfigura il desiderio, non più represso ma incanalato e codificato. La produzione di nuovi desideri alimenta i consumi, mantiene in funzione il sistema e diventa dipendenza di massa attraverso la riproduzione del consenso prodotta da propaganda e pubblicità, padrone di  neuroschiavi colonizzati nell’anima e fiaccati nel corpo per volontà di potenza.

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Il drone sulla Romania era ucraino

30 May 2026 at 08:44

Come sempre 48 ore dopo, dopo l’ondata di isteria, la verità emerge: «Il presidente romeno Nicușor Dan ha dichiarato che il drone che si è schiantato su un palazzo residenziale a Galați è stato deviato verso la Romania dalla difesa aerea ucraina!»…

False flag e dove trovarle.

E mentre in Europa già tutti si stavano mettendo l’elmetto urlando: “Putin ha invaso la UE, (https://t.me/ArsenaleKappa/23029) servono più soldi per il riarmo!!!” già pregustando il suggello di futuri succulenti contratti con le aziende armigere, ecco che Putin dichiara alla stampa: (https://t.me/ArsenaleKappa/23035)”Noi non abbiamo attaccato la Romania: manderemo una squadra di tecnici sul posto per capire cosa è successo”.

Questo è bastato per far gelare il sangue al presidente usurpatore, l’uomo di pezza messo al potere dalla UE che ha annullato il risultato del vero vincitore delle elezioni, che si è affrettato a dichiarare:

LA CADUTA DEL DRONE È STATA CAUSATA DALLA DIFESA UCRAINA

“C’era un gruppo di 43 droni, che proveniva da est, attraversavano l’Ucraina per, diciamo, 20-30 chilometri da nord del Danubio, da est a ovest. Mentre attraversavano il territorio ucraino, alcuni di loro sono stati abbattuti – e uno di loro, probabilmente colpito sopra la città di Reni, ha cambiato la sua traiettoria ed è arrivato a Galati”, ha detto Nicusor Dan con la faccetta di un moccioso beccato con le mani nella marmellata.

Fonte (https://hotnews.ro/video-nicusor-dan-explica-de-ce-s-a-schimbat-traiectoria-dronei-care-a-cazut-pe-blocul-din-galati-2259273)

Come era ovvio, come è già successo decine di volte dall’inizio del conflitto. Andrà meglio la prossima flag, dài.

Questa dichiarazione è stata fatta più di 20 ore fa, ma i giornali questa mattina ancora parlano del terribile attacco russo all’Europa e di scenari prossimi da guerra atomica. Altre figure di merda ne abbiamo?

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Mons. Schneider: l’infiltrazione della massoneria è responsabile della crisi nella Chiesa

29 May 2026 at 20:26

Il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan, ha parlato in un’intervista pubblicata venerdì dei mali della massoneria e della sua profonda infiltrazione nella Chiesa sin dal Concilio Vaticano II.

Renovatio 21

Durante un’intervista sul canale YouTube Adrian Milag TV, trasmessa pubblicamente il 22 maggio, il vescovo Schneider, parlando del suo libro Credo: Compendio della fede cattolica, ha affermato di aver incluso un capitolo sulla Massoneria perché è uno dei principali mali moderni che non viene affrontato nel Catechismo ufficiale della Chiesa. Il vescovo ha poi sottolineato che la Massoneria è una forma di gnosticismo e relativismo che si è profondamente infiltrata nella Chiesa sin dal Concilio Vaticano II, soprattutto attraverso l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la riorientazione «antropocentrica» della liturgia.

«Questa è una delle sette più pericolose e delle sette pseudo-religiose segrete, che è una forma di (gnosticismo)», ha detto il vescovo. «Nei livelli più alti (della Massoneria), si avvicina sempre di più al culto di Satana… e il dogma fondamentale della Massoneria è il relativismo, (credono) che “non c’è verità nella religione, tutte le religioni sono uguali e ognuno può scegliere il proprio dio”».

«Il secondo dogma è l’antropocentrismo, secondo il quale l’uomo deve essere al centro di tutto, non Dio», ha aggiunto.

Monsignor Schneider ha poi approfondito le ragioni per cui i massoni si sono infiltrati nella Chiesa.

«Il più grande ostacolo all’ideologia della Massoneria è Gesù Cristo, il Dio incarnato», ha affermato Sua Eccellenza. «Questo è in totale contrasto con l’intero edificio spirituale della Massoneria. Pertanto, la vera e piena fede cattolica… è considerata dai massoni il più grande antagonismo».

«Pertanto, fin dall’inizio la Massoneria ha avuto come obiettivo quello di emarginare la fede cattolica e di combatterla», ha aggiunto. «E ora sono passati a un’altra tattica, davvero demoniaca, per combattere direttamente la fede cattolica: hanno iniziato a infiltrarsi nella Chiesa per corromperla con le loro idee di relativismo, naturalismo, antropocentrismo… questa è la radice dell’attuale crisi della Chiesa sin dal Concilio Vaticano II».

Il prelato kazako-tedesco ha sottolineato che, pur non affermando che la massoneria sia direttamente responsabile della crisi nella Chiesa, le somiglianze con l’ideologia massonica sin dal Concilio sono «davvero sorprendenti», soprattutto per quanto riguarda l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la centralità dell’uomo nella liturgia.

«La crisi che dura da 60 anni, a partire dal Concilio, è il primato del relativismo, attraverso il cosiddetto ecumenismo e il dialogo interreligioso. Gesù Cristo è privato della sua unicità rispetto alle altre religioni», ha affermato.

«Il secondo fenomeno all’interno della Chiesa cattolica dal Concilio è quello di mettere l’uomo al centro della liturgia… e Cristo viene messo in un angolo, di lato, persino nelle chiese. La Santa Eucaristia… il Cristo vivente, il Dio vivente incarnato, viene messo in un angolo e il sacerdote si mette sulla sua sedia, al centro», ha aggiunto. «Questo è così antropocentrico, e il modo di celebrare la Santa Messa rivolti verso il popolo come in un cerchio chiuso… l’altare non è (più) un altare. No, è un tavolo, e al centro c’è il sacerdote (non più) Cristo. Dicono in teoria, sì, ma non in pratica».

«Questa è dunque un’altra caratteristica fondamentale della crisi della Chiesa cattolica, che è anche, lo ripeto, una caratteristica dell’ideologia massonica. Vale a dire che “il primato deve essere dato alla natura della vita terrena, alle realtà terrene”, a scapito della verità eterna, a scapito della grazia della vita spirituale in grazia con Dio, e questa è la nostra crisi. Dobbiamo tornare a Cristo… Lui deve essere il centro» ha continuato il vescovo.

Un video è diventato virale mostrando un ragazzino che si rifiuta di inchinarsi ad Allah durante una gita dei castorini scout in una moschea di Stirling, in Scozia, mentre il resto del gruppo e il capo scout adulto hanno seguito le istruzioni e si sono inginocchiati.   Il ragazzo, di cui non si conosce il nome, non protestò. Rimase semplicemente in silenzio mentre tutti gli altri intorno a lui imitavano il loro ospite musulmano. L’Islam richiede ai suoi fedeli di pregare rivolti verso la Mecca cinque volte al giorno, inchinandosi in segno di sottomissione ad Allah.   La gita scolastica al Centro Islamico della Scozia Centrale si è trasformata da un’esperienza di apprendimento su altre religioni a una partecipazione a una religione diversa dal cristianesimo.

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Il gesto del ragazzo, sebbene silenzioso, ha parlato a milioni di persone in tutto il mondo, che lo hanno elogiato per la sua forza d’animo nel resistere alle pressioni per conformarsi a un atto religioso che probabilmente era in contrasto con le sue convinzioni personali.

«Un ragazzo scozzese è rimasto fermo nella sua posizione e si è rifiutato di inginocchiarsi e pregare mentre il suo gruppo di scout visitava una moschea musulmana», ha scritto Catholics for Catholics in un post sui social media che ha rapidamente raggiunto 700.000 visualizzazioni.   «Complimenti ai genitori di questo ragazzo. Noi cattolici dobbiamo rimanere saldi nella nostra fede», ha dichiarato il gruppo con sede negli Stati Uniti.

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Gender

I vescovi elvetici «respingono fermamente» le terapie di conversione per omosessuali e transessuali

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16 ore fail

29 Maggio 2026

La Conferenza Episcopale Svizzera (SBK) ha annunciato martedì di essere «fortemente» contraria alle misure di conversione che cercano di allineare l’orientamento sessuale o l’«identità di genere» di una persona al sesso assegnatole da Dio. Lo riporta LifeSite.

 

I vescovi svizzeri hanno diffuso una dichiarazione a sostegno della proposta di legge presentata al Parlamento svizzero, che vieta le pratiche di conversione per bambini e giovani adulti. Come spiega il disegno di legge, le pratiche di conversione, note anche come «terapia di conversione» o «guarigione omosessuale», mirano a «ripolarizzare» la predisposizione omosessuale di una persona trasformandola in eterosessuale o a modificare l’identità di genere delle persone interessate.

 

«La Congregazione per la Dottrina della Fede (SBK) respinge fermamente le pratiche di conversione», hanno dichiarato i vescovi nella loro nota di martedì. «Esse non sono compatibili con un mandato pastorale basato sull’accoglienza, la veridicità e la protezione della persona. In ambito religioso, tali pratiche possono configurarsi come abuso spirituale quando le persone vengono umiliate, minacciate o manipolate in nome di Dio».

 

«Le pratiche volte a modificare o sopprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere contraddicono la dignità della persona in quanto immagine di Dio e possono causare danni significativi», ha affermato la SBK.

 

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I vescovi svizzeri suggeriscono quindi che l’orientamento omosessuale e le identità «transgender» non siano intrinsecamente disordinate, ma addirittura positive, in contraddizione con la dottrina cattolica, che dichiara che l’inclinazione omosessuale è «oggettivamente disordinata».

 

La dichiarazione dei vescovi svizzeri potrebbe addirittura suggerire che l’orientamento omosessuale e le confuse «identità di genere» siano preferibili all’orientamento e all’identità sessuale naturali. Se omosessualità ed eterosessualità fossero semplicemente alternative moralmente uguali e neutre, non ci sarebbe motivo di opporsi alla libera scelta di qualcuno di ricercare una di queste alternative.

 

Va tenuto presente che sia le relazioni omosessuali che gli interventi di transizione di genere infliggono violenza fisica, ad esempio tramite mutilazioni chirurgiche. La terapia di conversione, al contrario, oltre ad essere liberamente scelta, consiste principalmente in un percorso di consulenza per superare sentimenti omosessuali indesiderati o per accettare il proprio sesso biologico, la cui efficacia è supportata da studi e testimonianze di coloro che ne hanno beneficiato.

 

I vescovi svizzeri si dimostrano quindi logicamente incoerenti, oltre a contraddire radicalmente l’insegnamento cattolico. Il disegno di legge svizzero stesso è esplicitamente aperto a «misure medicalmente indicate per il riallineamento di genere», dimostrando un doppio standard a favore di interventi che si oppongono al sesso naturale di una persona.

 

Se approvata, la legge vieterebbe ai minori e ai giovani adulti «tutte le misure volte a modificare (“cambiamento di polarità”) o a sopprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere (SOGIE)».

 

La giustificazione addotta dal Parlamento svizzero per il divieto di conversione per i minori è che «considera l’omosessualità e la transessualità come ‘malattie’» e che, a suo dire, «possono dimostrare di causare grandi sofferenze, danni psicologici fino al suicidio per le persone colpite e non hanno alcun beneficio terapeutico».

 

Gli oppositori della terapia di «conversione» o «riparativa» spesso sollevano obiezioni invocando pratiche marginali e ormai obsolete, come l’elettroshock e altre forme di interventi fisicamente dannosi che oggi non vengono più praticati. Secondo studi gli omosessuali e le persone con disforia di genere presentano livelli basali significativamente più elevati di problemi psicologici, tra cui depressione e ansia, che potrebbero falsare i risultati di qualsiasi intervento a cui partecipano.

 

Malta, Germania, Francia e Grecia hanno già introdotto divieti nazionali sulle terapie di conversione, e progetti di legge simili sono in fase di preparazione in Belgio, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Spagna.

 

Negli Stati Uniti, mentre più di 20 stati hanno emanato leggi che vietano le terapie di conversione, la sentenza della Corte Suprema del marzo 2026 nel caso Chiles contro Salazar si è pronunciata contro il divieto del Colorado, citando violazioni dei diritti sanciti dal Primo Emendamento. La decisione potrebbe avere ripercussioni sull’applicazione dei divieti sulle terapie di conversione negli altri stati.

 

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In Italia non esiste una legge specifica che vieti le terapie di conversione, tuttavia oltre 2.200 psicologi e psichiatri italiani hanno sottoscritto negli anni dichiarazioni di condanna. Gli ordini professionali sanzionano i membri che applicano tali pratiche basandosi sull’obbligo di tutela della salute del paziente, che a dir loro sarebbe quindi minacciata dalla terapia.

 

A fine aprile 2026, l’Europarlamento ha approvato a larga maggioranza la richiesta di vietare le terapie di conversione in tutti gli Stati membri. A maggio 2026, la Commissione Europea ha pubblicato una raccomandazione ufficiale invitando gli Stati membri (tra cui l’Italia) ad adottare leggi nazionali di divieto. Tuttavia, trattandosi di una raccomandazione, l’atto non è vincolante.

 

Le pressioni derivano anche dall’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) «Vietare le pratiche di conversione nell’Unione Europea», che ha raccolto oltre un milione di firme complessive, di cui circa 62.000 in Italia.

 

 

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Intelligenza Artificiale

L’enciclica sull’IA è stata scritta con l’IA?

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16 ore fail

29 Maggio 2026

Un ricercatore indipendente ha sostenuto che alcune parti della recente enciclica di Papa Leone XIV sull’Intelligenza Artificiale sarebbero state redatte, in linea con il tema del documento, da un’IA. Lo riporta LifeSite.   Linch Zhang, in un articolo pubblicato martedì su Substack, ha affermato che il rilevatore di Intelligenza Artificiale Pangram ha segnalato alcune sezioni dell’enciclica di Papa Leone XIV Magnifica Humanitas, «Sulla salvaguardia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale», come generate da IA.   «Pangram è di gran lunga il miglior rilevatore di IA disponibile in commercio», ha affermato Zhang. «È molto superiore agli altri rilevatori di IA, al punto che questi ultimi risultano quasi inutili al confronto. In particolare, Pangram si impegna al massimo per ottenere un tasso di falsi positivi prossimo allo zero, tollerando al contempo un numero maggiore di falsi negativi», ha spiegato. il Zhang   Secondo Zhang, Pangram ha rilevato che «alcuni paragrafi» di Magnifica Humanitas sono generati dall’intelligenza artificiale in una percentuale compresa tra il 40% e il 100%, mentre la maggior parte dei paragrafi risulta scritta da esseri umani. Ad esempio, i paragrafi sette e otto sono stati indicati da Pangram come «interamente generati dall’IA», mentre i paragrafi 122 e 123 sono stati registrati come generati dall’IA al 60%.

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«Questo mi fa pensare che alcuni alti funzionari vaticani che hanno contribuito all’enciclica abbiano fatto ampio uso dell’intelligenza artificiale, mentre la maggior parte (probabilmente incluso lo stesso Papa Leone) non l’abbia fatto», ha commentato il Zhango. Infatti, ha ipotizzato che Leone non approvi l’uso dell’IA nelle encicliche «e che, con ogni probabilità, non fosse nemmeno a conoscenza del significativo utilizzo dell’IA nella sua stessa enciclica!».   A titolo di confronto, Zhang ha utilizzato Pangram per analizzare le ultime quattro encicliche papali, tutte scritte da Papa Francesco. Ha scoperto che «i primi 20 paragrafi di ciascuna di esse risultano essere al 100% opera umana, con un alto grado di certezza». Anche le encicliche di Papa Benedetto XVI e Papa Giovanni Paolo II sono risultate interamente composte da esseri umani.   Inoltre, ha esaminato con Pangram il recente discorso di Papa Leone in cui annunciava l’enciclica sull’IA e ha scoperto che era stato valutato come scritto «al 100%» da esseri umani. «Questa è la prova che Papa Leone stesso e/o il suo principale autore di discorsi non si avvalgono dell’IA per redigere i suoi discorsi», ha continuto il Zhang, dichiarando di leggere regolarmente testi generati dall’IA nell’ambito del suo lavoro e che la sua familiarità con la scrittura dell’IA, in particolare con il modello Claude, lo ha reso sensibile ai suoi segni distintivi.   Il ricercatore ha notato che questi includono la frequenza dei trattini lunghi, l’uso frequente della parola «genuinely», spesso utilizzata dal modello Claude, nonché l’uso denso di «tricloni», ovvero «una serie di tre parole, frasi o proposizioni parallele utilizzate per effetto retorico».   Il ricercatore ha sottolineato che questi indicatori possono essere parte di peculiarità stilistiche, evidenziando l’importanza di un’analisi olistica, in particolare quella fornita da un rilevatore di qualità basato sull’intelligenza artificiale come Pangram.   Zhang ritiene di aver individuato la «voce» del modello di IA Claude nella recente enciclica sulla «salvaguardia della persona umana nell’era dell’Intelligenza Artificiale», un aspetto che ha trovato «ironico».

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Zhang è il fondatore di Open Asteroid Impact, una startup satirica e fittizia «dedicata a lanciare intenzionalmente asteroidi verso la Terra per ottenere diritti minerari». Con l’intento di parodiare Open AI, la missione immaginaria della «startup» è quella di scagliare asteroidi verso la Terra «per ottenere diritti minerari» in nome della sicurezza, «sostenendo che se non acceleriamo il più velocemente possibile, altri concorrenti, più pericolosi, lo farebbero prima di noi».   Molte personalità hanno avanzato una versione di questa argomentazione a sostegno dello sviluppo dell’IA negli Stati Uniti, come Sam Altman, il quale ha affermato che gli Stati Uniti «devono assolutamente vincere» la corsa all’IA. Il vicepresidente JD Vance ha dichiarato al vertice sull’IA di Parigi dello scorso anno: «Non sono qui per parlare di sicurezza dell’IA… sono qui per parlare delle opportunità offerte dall’IA» aveva detto, aggiungendo di credere che, quando si tratta di IA, «la nostra tendenza sia quella di essere eccessivamente avversi al rischio».   «Riteniamo che un’eccessiva regolamentazione nel settore dell’IA potrebbe soffocare un settore in rapida trasformazione proprio nel momento in cui sta decollando», aveva affermato Vance all’epoca. Ora che gli americani sono sempre più preoccupati per i pericoli posti dall’AI, come la minaccia all’occupazione, allo sviluppo intellettuale e alla salute mentale, l’amministrazione Trump starebbe valutando la possibilità di creare un gruppo di supervisione sull’IA.   Come riportato da Renovatio 21Leone ha presentato la sua prima enciclica, dedicata all’Intelligenza Artificiale, assieme al cofondatore del colosso dell’AI Anthropic Chrish Olah, che il pontefice ha ringraziato. Anthropic è entratata in collisione con il Pentagono e l’amministrazione Trump per l’uso militare della sua AI. Il CEO di Anthropic Dario Amodei ha inoltre varie volte preconizzato la distruzione sistematica di enormi percentuali di posti di lavoro remunerativi una volta che l’IA sarà via via introdotta sul mercato.   Secondo quanto riportato dalla stampa, Claude, un’IA di Anthropic, sarebbe stata utilizzata nell’operazione di rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro. È giunta inoltre sui giornali la storia di scienziato informatico di Anthropic, specializzato in sicurezza AI per le armi biologiche, il quale si è dimesso per darsi ad una vita bucolico-contemplativa sostenendo che «il mondo è in pericolo».   L’azienda quest’anno ha annunziato di possedere un’AI, Mythos, che sarebbe in grado di «bucare» quantità immani di sistemi informatici, mettendo la sicurezza di tutta l’umanità a rischio. Anthropic ha quindi dichiarato di non voler ancora rilasciare tale IA nel mondo, temendo rischi esiziali.

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Anthropic è stata fondata nel 2021 da Dario e Daniela Amodei insieme ad altri ricercatori usciti da OpenAI. La motivazione principale era la convinzione che i modelli di intelligenza artificiale stessero diventando troppo potenti per essere sviluppati solo secondo logiche di competizione, velocità e vantaggio strategico.   Come riassume Wired, l’azienda ha costruito la propria identità pubblica intorno al concetto di AI safety: non solo modelli potenti, ma controllabili, interpretabili e orientati a principi etici. Il progetto più rappresentativo in questo senso è la Constitutional AI, che consiste nell’addestrare i sistemi attraverso una sorta di “costituzione” fatta di principi e regole di comportamento, anziché limitarsi a correggere manualmente le risposte più pericolose.   La presenza di un rappresentante di Anthropic accanto a Papa Leone XIV non è casuale, ma il risultato di un percorso ragionato del Vaticano, che da semplice osservatore morale della tecnologia si è trasformato in interlocutore diretto dell’industria dell’IA Questo percorso è iniziato nel 2020 con la Rome Call for AI Ethics e si è rafforzato con l’esplosione dell’AI generativa. Il Vaticano ha compreso che la questione non riguarda più solo l’etica tecnologica, ma il futuro stesso dell’organizzazione sociale, politica e dell’umanità.   In questo contesto, Anthropic rappresenta un interlocutore privilegiato perché ha fatto della sicurezza e dell’allineamento dell’AI una missione identitaria, come suggerisce anche il suo stesso nome («Anthropic», cioè legato all’umano). Un ruolo particolarmente significativo è quello di Christopher Olah, ricercatore dell’azienda specializzato nell’interpretabilità dei modelli, ovvero nel rendere le reti neurali comprensibili agli esseri umani. Il suo approccio si sposa perfettamente con le preoccupazioni espresse nell’enciclica papale riguardo al rischio di tecnologie troppo potenti per essere comprese e governate.

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Il punto di incontro tra il Vaticano e Anthropic sta nella convinzione condivisa che la tecnica non è neutrale e che gli algoritmi incorporano inevitabilmente una visione del mondo. Entrambe le realtà temono che i sistemi di AI vengano plasmati unicamente da incentivi economici, geopolitici e competitivi, senza una vera riflessione antropologica ed etica. Per questo Anthropic, con la Constitutional AI, cerca di inserire esplicitamente valori e principi all’interno del comportamento dei modelli.   Secondo alcuni, tra cui Elon Musk e il suo ex collega a Paypal, ora consigliere per l’AI alla Casa Bianca David Sacks, Anthropic grida al lupo per poi capitalizzare sulla risposta. Non è facile capire di fatto come la società che crea un’arma cibernetica assoluta come Mythos poi si metta a parlare di etica e si piazzi a fianco al papa in Vaticano.

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L’ultima strage del Genocida

29 May 2026 at 13:28

[29/05/2026 11:18] Galoppini: Il chirurgo britannico Nick Maynard ha dichiarato a Tucker Carlson che all’ospedale Al-Shifa sono stati uccisi più di 300 civili, pazienti e membri del personale medico, aggiungendo che molte vittime sono state rinvenute con le mani legate e ferite da arma da fuoco alla testa. Ha inoltre raccontato di un collega, un chirurgo plastico, che è stato trovato legato e ucciso a colpi di arma da fuoco insieme a sua madre.

Maynard, che ha prestato servizio a Gaza con una delegazione medica durante il genocidio, ha detto di aver successivamente presentato ai funzionari statunitensi immagini di neonati colpiti alla testa, bambini che avevano perso gli arti e altri che erano morti di fame.

@lantidiplomatico

[29/05/2026 11:32] Galoppini: Stanno bombardando il sud del Libano ammazzando un sacco di gente, con gli ospedali pieni di feriti anche nelle zone in cui hanno ordinato l’evacuazione.

Nessuna “condanna internazionale”. Nessun “consiglio di sicurezza dell’Onu” e niente “sanzioni”. Notizie sui media ufficiali occidentali ridotte al lumicino.

Di chi stiamo parlando è chiaro.

Diciamocelo chiaramente: esiste un “popolo eletto”, un popolo di serie A che può compiere ogni crimine possibile, impunemente. E poi ci sono gli altri: quelli fanno numero e basta, di cui nel dettaglio non si sa nulla, disumanizzati perché presunti “terroristi” in blocco. E nessuno – sia chiaro – è al riparo dalla furia di quelli di serie A. Nemmeno i loro “alleati”. In realtà utili idioti e servi sciocchi.

Israele, Netanyahu insiste sul “The Greater Israel” e ordina all’Idf di invadere fino al 70% la Striscia di Gaza – VIDEO

La nuova mossa di Netanyahu è palesemente in netto contrasto con gli accordi di cessate il fuoco raggiunti lo scorso ottobre, e mai veramente rispettati visto che da quel giorno i raid sulla Striscia vanno avanti, e i palestinesi continuano a morire

Cisgiordania occupata, ha dichiarato: “Stiamo attualmente soffocando Hamas. Controlliamo ora il 60% del territorio della Striscia. Eravamo al 50, siamo passati al 60. La mia direttiva è di arrivare al 70%“, mentre i presenti incitavano Netanyahu a invadere tutta la Striscia.

Il piano sionista “Greater Israel” del 1982 e le aspirazioni espansionistiche di Netanyahu per occupare la “terra promessa” dal Nilo all’Eufrate – RETROSCENA

Il piano “Greater Israel” conferma che le mire dello stato ebraico corrisponderebbero oggi ai territori di Gaza, Cisgiordania, Libano, Siria meridionale con Damasco, parte dell’Iraq, parte dell’Egitto e una parte dell’Arabia Saudita

L’obiettivo dello Stato ebraico è chiaro, portare a termine il piano sionista che si sofferma sulle mire di Tel Aviv: i territori di Gaza, Cisgiordania, Libano, Siria meridionale con Damasco, parte dell’Iraq, parte dell’Egitto e una parte dell’Arabia Saudita. La nuova mossa di Netanyahu è palesemente in netto contrasto con gli accordi di cessate il fuoco raggiunti lo scorso ottobre, e mai veramente rispettati visto che da quel giorno i raid sulla Striscia vanno avanti, e i palestinesi continuano a morire.

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MAcron estende l’ombrello nucleare francese anche alla norvegia

28 May 2026 at 08:25
Lingua originale: inglese
URGENTE: Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che la Norvegia ha accettato di unirsi all’ombrello nucleare francese, diventando l’ultimo paese a ricevere la protezione nucleare francese, riferisce Reuters.
Senza dibattito, senza votazione, Macron sta silenziosamente passando dalla deterrenza nucleare francese alla deterrenza nucleare europea! ⤵️ Solo gli ingenui o i complici potrebbero credere che la Francia manterrà il controllo totale del processo e che gli altri Paesi lo accetteranno senza protestare…🤦🏻‍♂️ Inoltre, è importante notare che ogni volta che un Paese aderisce a questa iniziativa, che Macron chiama “deterrenza nucleare avanzata” in Francia, si riferisce sistematicamente ad essa come “deterrenza europea”! È successo di nuovo ieri con il Primo Ministro norvegese, che ha usato questo termine! (Vedi: https://20minutes.fr/monde/finlande/4225776-20260528-norvege-rejoint-dissuasion-nucleaire-avancee-instauree-france) Come Merz o Tusk prima di lui… ➡️ STOP! La deterrenza nucleare francese deve rimanere francese al 100%. La sua europeizzazione è un atto di alto TRADIMENTO!

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Polonia e UK firmano un accordo di difesa contro la Russia

27 May 2026 at 16:25

(Europa che corre verso lo scontro)

🇬🇧🇵🇱🇷🇺💥 L’accordo di difesa che oggi Regno Unito e Polonia firmeranno sarà diretto contro la Russia, ha dichiarato Donald Tusk.
Nel maggio 2025 Varsavia ha firmato un accordo simile con la Francia, e a giugno un documento di questo tipo sarà firmato con la Germania.
Come ha osservato la Gazeta Wyborcza, in questo modo Varsavia, Londra, Berlino e Parigi stanno lavorando alla creazione di una “NATO dentro la NATO”.

Gli Stati Uniti non hanno sostenuto la dichiarazione anti-russa dell’Ucraina alle Nazioni Unite.

Al documento si sono uniti 47 paesi e l’Unione Europea

Il documento è stato redatto dopo l’escalation del conflitto a causa dell’attacco terroristico delle forze armate ucraine a un ostello del college a Starobilsk, LNR. Mosca ha avvertito che da quel momento il corso delle azioni delle forze armate russe sarebbe stato modificato. La Russia avrebbe colpito i centri decisionali a Kiev.

Gli Stati Uniti si sono rifiutati di sostenere la risoluzione anti-russa sull’Ucraina all’AIEA.

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