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Wim Wenders ritira “Falso Movimento” dal commercio e si scusa con Nastassja Kinski per la scena di nudo a 13 anni. Lei replica: “Ti decidi solo ora”

4 June 2026 at 12:48

Wim Wenders ritira “Falso Movimento” dal commercio. In una dichiarazione pubblica rilasciata dalla sua fondazione, il regista tedesco ha affermato che ritirerà dalla circolazione il suo film del 1975 a causa di una scena in topless con protagonista Nastassja Kinski che all’epoca delle riprese aveva 13 anni. L’autore di Paris, Texas, Il cielo sopra Berlino e del recente successo Perfect days ha scritto: “Essendo l’unica persona all’epoca responsabile di Falso Movimento ancora in vita, riconosco che Nastassja Kinski sarebbe dovuta essere protetta meglio sul set. Per questo, Nastassja, ti chiedo scusa senza riserve, senza se e senza ma”. In Falso Movimento, Kinski interpretava un’adolescente muta e recitava al fianco di Rüdiger Vogler e Hans Christian Blech.

In un commento sotto il post dal suo account Instagram, Kinski ha risposto in tedesco: “Wim, dopo tutti questi anni, solo ora (ti decidi ndr) dopo che il pubblico ha commentato su così tanti giornali, anche se gliel’avevo chiesto tanto tempo fa”. L’attrice si era espressa da tempo su quel film, chiedendo a Wenders di realizzarne una nuova versione. Il mese scorso, approfittando di una grande popolarità di ritorno di Wenders, dovuta al successo mondiale di Perfect days nonchè al dibattito su cosa significhi fare un cinema politico, Kinski aveva dichiarato in un’intervista al Suddeutsche Zeitung: “Quello era il mio primo film, lui era il mio primo regista e non mi ha protetta”. Inutile ricordare che quel ruolo lanciò la Kinski nel cinema mondiale tanto che da minorenne girò diversi film tra cui Niente vergini in collegio – di cui fu protagonista- e Così come sei di Alberto Lattuada assieme ad un felice e bravo Marcello Mastroianni.

Ovviamente le scene di nudo in questi film furono ben più lunghe e articolate rispetto al topless in Falso movimento. Kinski divenne poi musa sui 18 anni di Roman Polanski nello splendido e sottovalutato Tess. Seguirono cult come Il bacio della pantera, Un sogno lungo un giorno e il clamoroso Paris,Texas sempre sotto la regia di Wenders. Il regista tedesco ha comunque precisato che Falso movimento “rimarrà indisponibile fino a quando non si raggiungerà una soluzione concordata“, sottolineando la necessità di un “ampio dialogo” con l’Accademia del Cinema Tedesca e Kinski. “È fondamentale che la nostra società trovi il modo di affrontare in modo appropriato le opere cinematografiche controverse del XX secolo e che si apra a nuovi processi di apprendimento e a prospettive inclusive sul cinema”.

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“Papà Clint si è ritirato dal cinema. Ora è in pensione, ha 95 anni”: cosa ha detto il figlio Kyle

4 June 2026 at 12:35

“Papà Clint si è ritirato dal cinema”. Kyle Eastwood l’ha buttata lì durante un’intervista su France3, en passant, senza nemmeno pensarci troppo, mentre presentava un suo concerto. Ebbene, visto che a 48 ore di distanza dalla voce del sen fuggita, l’entourage del 96enne regista e attore di capolavori come Million dollar baby e I ponti di Madison County non ha ancora smentito, è altamente probabile che Giurato numero 2 sia l’ultimo film diretto da Clint Eastwood. “Ho tanti bei ricordi del periodo in cui ho lavorato con lui. Ora è in pensione, ha 95 anni”, ha spiegato Kyle nell’intervista, realizzata prima che suo padre compisse 96 anni domenica 31 maggio. “Sono stato molto fortunato ad aver potuto lavorare con lui in molti film. È stata un’esperienza fantastica per me”.

Kyle, infatti, è musicista jazz e compositore, e ha contribuito con le sue colonne sonore a diversi film del padre, tra cui Lettere da Iwo Jima, Gran Torino e Invictus. Della carriera ultra settantennale di Clint non esistono parole per descriverla. Eastwood è il monumento vivente del cinema, è l’abc del recitare e del dirigere film. La prima interpretazione risale al 1959 per la tv in Gli uomini della prateria e dopo piccole particine al cinema nel 1964 come protagonista di Per un pugno di dollari. L’ultima invece è del 2021 dove è protagonista del suo Cry Macho. Alla regia Eastwood esordisce con Brivido nella notte (1971) per poi dirigere altri 43 film fino appunto al 2024 con Giurato numero 2. Due gli Oscar alla regia (Gli spietati e Million dollar baby) e due Oscar ai film (sempre Spietati nel 1993 e Million dollar baby nel 2005).

Impossibile classificarlo senza ridurne la magnificenza classica e mai banale. Nel 2025 si erano pure inventati una sua falsa intervista su un giornale austriaco, poi da Eastwood smentita: “Recentemente sono apparse alcune notizie che mi riguardano. Ho pensato di fare chiarezza. Posso confermare di aver compiuto 95 anni. Posso anche confermare di non aver mai rilasciato un’intervista a una pubblicazione austriaca chiamata Kurier, né a nessun altro giornalista nelle ultime settimane, e che l’intervista è completamente falsa”.

Nel 2021 Eastwood aveva però ammesso di essersi chiesto se dovesse continuare o meno, dichiarando al Los Angeles Times: “Perché diavolo continuo a lavorare a novant’anni? La gente inizierà a lanciarmi pomodori?”. Ma figuriamoci! “Se questo è il suo canto del cigno”, scrisse un critico statunitense all’uscita di Giurato numero 2, “se ne va con la grazia, l’intelligenza e la complessità che hanno contraddistinto la sua impareggiabile opera, fino a una nota finale che non offre una risposta ma, giustamente, pone una domanda”.

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È morta di “crepacuore” a 56 anni Marjane Satrapi, autrice di “Persepolis”: “Stroncata dal dolore per la morte del marito Mattias, l’amore della sua vita”

4 June 2026 at 09:35

È morta di “crepacuore” a 56 anni per la tristezza di aver perso il marito, un anno fa. Marjane Satrapi, la fumettista e regista iraniana, voce libera e nobile anti islamica, diventata celebre per la riduzione cinematografica del suo fumetto autobiografico Persepolis, non ha retto al dolore della perdita di Mattias Ripa. L’economista svedese, conosciuto dalla Satrapi a Parigi oltre 30 anni fa, diventato suo collaboratore artistico e marito, era morto l’8 aprile dell’anno scorso a 52 anni. “Marjane Satrapi è morta di dolore poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l’amore della sua vita”, è il tenero addio inviato alle agenzie di stampa dai familiari della regista iraniana. Satrapi era stata una schietta e acerrima critica del governo teocratico iraniano in più occasioni a cavallo del nuovo secolo. La fumettista iraniana era arrivata in Francia nel 1994, ottenendo poi la cittadinanza francese nel 2006. La graphic novel in bianco e nero Persepolis venne pubblicata in due volumi tra il 2000 e il 2001 ottenendo un successo mondiale. L’opera racconta con graffiante umorismo la giovinezza di Marjane a Teheran, segnata dalla caduta del governo dello scià e le successive difficoltà causate dalle restrizioni imposte dalla leadership islamica iraniana dopo la “rivoluzione” del 1979. Come ha scritto Carlotta Eco su l’Enciclopedia delle donne, “Persepolis è il primo fumetto autobiografico sulla storia iraniana. Scritta con l’intento di “ribattere ai pregiudizi sul mio Paese senza essere interrotta”, Persepolis (dal nome greco dell’antica “città dei persi” fondata nel 520 a.C.) è la saga di una famiglia iraniana che vive a Teheran tra il 1960 e il 1990”. Una famiglia benestante di origine nobiliare, orientata su principi morali che definiremmo “all’occidentale”, i Satrapi di fronte all’oscurantismo propugnato dal regime di Khomeini fecero emigrare la figlia 15enne a Vienna.

Nel 1988 il primo ritorno in patria dove apprende l’arte del disegno (“che significa copiare modelli interamente coperti dall chador”) e poi rifugge dalla censura e dall’oppressione culturale dei dittatoriali barbuti sciiti nel 1991 questa volta prima a Strasburgo poi a Parigi. È qui che incontra subito quello che diventerà il suo amato marito, Mattias Ripa. Attorno al 2006 inizia la produzione francese del film animato tratto da Persepolis, di cui Satrapi è regista assieme a Vincent Parranoud. Il film finisce in Concorso a Cannes nel 2007 e vince il Premio della Giuria, per poi essere candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 2008. Poco prima del successo internazionale del film, Satrapi aveva pubblicato le graphic novel Ricami (2003) e Pollo con Prugne (2004), nonché diversi libri per bambini. Nel 2011 torna alla regia ma senza l’attenzione ricevuta quattro anni prima per adattare Pollo alle prugne. Dirigerà poi con alterne fortune anche i film: Voices (2014), Radioactive (2019) su Marie Curie e Paradis Paris (2024). Satrapi è stata anche pittrice e i suoi dipinti acrilici di grande formato sono stati esposti per la prima volta nel 2013 alla Galleria Jérôme De Noirmont di Parigi.

Nel 2023 aveva pubblicato un’altra graphic novel, Woman, Life, Freedom, un libro collettivo realizzato da 17 fumettisti iraniani e internazionali, in collaborazione con accademici e ricercatori iraniani. Si sono uniti per raccontare la storia di come la morte in custodia di Masha Amini, una donna curdo-iraniana di 22 anni arrestata nel 2022 per non aver indossato correttamente il velo islamico. Una decina di anni fa, intervistata dall’attrice Emma Watson, Satrapi riassunse con la sua consueta fulminante ironia il suo punto di vista sulla questione femminile iraniana e globale: “Il nemico della democrazia non è una sola persona. Il nemico della democrazia è la cultura patriarcale. Come in famiglia, dove il padre decide e ha l’ultima parola, così un dittatore è il padre della nazione. Se abbiamo più donne istruite, avremo anche società più istruite. Questo, senza alcun “pregiudizio femminista”, è un dato di fatto”. L’anno scorso, ha rifiutato la Legion d’onore francese a causa dell’ “ipocrisia” del Paese nei suoi rapporti con l’Iran, citando le politiche francesi in materia di visti che impedivano ai dissidenti di lasciare l’Iran per recarsi nel Paese europeo.

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Premio Strega 2026, svelata la sestina finalista: Michele Mari in testa, sorpresa per Bianca Pitzorno. I nomi e i possibili vincitori

3 June 2026 at 20:49

Tre donne e tre uomini in “sestina”. E tra Einaudi e Feltrinelli si intravede il Premio Strega 2026. Per il vincitore o vincitrice dell’80esima edizione del più prestigioso riconoscimento letterario italiano la sentenza arriva dal Teatro Romano di Benevento dove è avvenuto lo spoglio definitivo dei voti durante la soporifera diretta di RaiPlay.

È Michele Mari, autore di I convitati di pietra (Einaudi) ad aver ottenuto più voti di tutti, 280. Seguono da vicino Matteo Nucci, autore di Platone – Una storia d’amore (Feltrinelli) con 242 voti (in cinquina già nel 2010 e 2017) e la vera sorpresa della sestina, l’83enne Bianca Pitzorno che con La sonnambula (Bompiani) raccoglie 195 voti. Al quarto posto Teresa Ciabatti, già finalista dello Strega nel 2017, con Donnaregina (Mondadori), 184 voti. Mentre Alcide Pierantozzi, autore di Lo sbilico (Einaudi) raccoglie 170 voti dopo essere stato a lungo in testa nei primi due scrutini.

La cinquina, come da regolamento, si allarga a sestina per accogliere un editore medio-piccolo, qui L’orma che con Vedove di Camus scritto da Elena Rui allarga i concorrenti per la vittoria finale.

Escono quindi di scena sia il veterano Ermanno Cavazzoni e il suo ottimo romanzo Storia di un’amicizia (Quodlibet) dedicato a Gianni Celati e la 33enne Nadeesha Uyangoda, l’autrice italiana di origine srilankese che con Acqua Sporca (Einaudi) nei primi due scrutini sembrava aver centrato la cinquina. Anche il popolare Marco Vichi e l’onnipresente Christian Raimo rimangono lontanissimi dal sesto posto, penultimo e ultimo, confermando che lo Strega soprattutto per Vichi non è una questione di copie vendute.

A succedere ad Andrea Bajani, però, sembra essere Mari che con I convitati di pietra, un bizzarro e perfido patto alla It tra compagni di scuola, sembra aver già convinto da tempo gli Amici della Domenica. Nel caso, per Einaudi – che in finale va con due titoli – sarebbe il quarto Strega (Cognetti, Desiati, Di Pietrantonio) negli ultimi dieci anni. Le uniche insidie al 70enne poeta e traduttore milanese arrivano solo dal solenne Platone – Una storia d’amore di Matteo Nucci (a Benevento con un chiodo in fintapelle alla Marlon Brando) e con una delle autrici, principalmente per bambini, più vendute in Italia (oltre due milioni di copie), la sassarese Bianca Pitzorno che con La sonnambula entra nella storia di fine ottocento di una inventata città sarda per seguire le gesta di una veggente che sviene e predice il futuro.

La finale con la proclamazione del vincitore/trice avverrà l’8 luglio per la prima volta nella splendida cornice del Campidoglio a Roma.

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“Dai salari alle violenze, le promesse alle donne non mantenute. Dobbiamo lavorarci”: il discorso di Paola Cortellesi al Quirinale

3 June 2026 at 18:31

“Quando finalmente la voce delle donne ebbe un peso”. Non poteva esserci figura più adatta per celebrare gli 80 anni della Repubblica italiana. È stata Paola Cortellesi, regista e protagonista dell’exploit cinematografico campione d’incassi C’è ancora domani (2023), a ricordare da Piazza del Quirinale a Roma, durante le celebrazioni ufficiali, come la Repubblica sia nata dalla Resistenza e dall’antifascismo, e come in quei giorni fu finalmente concesso il diritto di voto alle donne.

“Nacque dalla lotta partigiana degli uomini e delle donne della resistenza. Nacque da una scheda piegata in una cabina elettorale, da un gesto semplice e insieme rivoluzionario; dal voto di un popolo che usciva stremato dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame e dal lutto. E nacque, per la prima volta, anche dal voto delle donne”. Cortellesi si è soffermata sul fatto che durante il Ventennio mussoliniano “la maggior parte delle donne italiane era cresciuta dentro un’idea precisa di subordinazione e obbedienza (…) in un unico ruolo considerato “naturale”: moglie, madre, custode del focolare”. Esaltazione della maternità, impossibilità di dirigere scuole medie e superiori, di insegnare materie considerate di alto profilo come filosofia e storia nei licei, insomma un orientamento politico forzato verso i “lavori donneschi”.

È qui che Cortellesi cita alcuni passaggi del volume “Politica della famiglia” del 1938, scritto dall’economista fascista Ferdinando Loffredo: “La indiscutibile minor intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia”. E ancora: “Il lavoro femminile crea nel contempo due danni: la mascolinizzazione della donna e l’aumento della disoccupazione maschile”. “In sintesi – chiosa ironica Cortellesi – vengono a rubarci il lavoro”.

L’attrice e sceneggiatrice ha ricordato che nonostante “questo oscuro scenario di disuguaglianza ci furono ragazze giovanissime che decisero di ribellarsi”. Cortellesi ha quindi elencato tre partigiane della Resistenza: Teresa Vergalli – nome di battaglia Annuska – staffetta, a 16 anni; Tina Anselmi, poi diventata deputata della DC, che a 17 anni fu costretta ad assistere all’impiccagione di 31 prigionieri in piazza e quindi decise di unirsi alla Resistenza; infine Irma Bandiera, la bolognese emiliana che venne catturata da una squadra fascista, torturata fino alla morte dai repubblichini, ma che non rivelò mai i nomi dei suoi compagni preferendo morire.

“Molte di quelle ragazze erano adolescenti. Non avevano ancora il diritto di voto, ma stavano già scegliendo il futuro dell’Italia”. “C’era la moltitudine silenziosa delle donne comuni. Quelle piegate dal lavoro fin dall’infanzia, indottrinate alla sottomissione; destinate, nei casi migliori, a una vita di obbedienza e nei peggiori a subire ogni sopruso (…) quelle che non sarebbero finite nei libri di storia e che raramente sono state ringraziate”. L’attrice e regista ha così concluso il suo lungo intervento rivivendo in una sorta di loop la sua interpretazione di Delia in “C’è ancora domani”, ricordando l’alto valore simbolico e politico di quel diritto al voto avvenuto proprio nel 1946. “Con quel gesto nasceva la promessa di una Repubblica fondata sulla dignità e sull’uguaglianza. La promessa di un paese in cui si potesse parlare liberamente, dissentire, scegliere chi governa, partecipare alla vita pubblica senza paura”.

Con la Repubblica è nata “la promessa di un Paese in cui si potesse parlare liberamente, di sentire e scegliere chi governa partecipare alla vita pubblica senza paura. Una nazione in cui le donne potessero finalmente studiare, lavorare, votare, candidarsi, amministrare i propri beni, costruire il proprio destino fuori dall’obbedienza imposta – ha aggiunto -. L’effettiva parità salariale, la libertà di camminare sole la sera o di separarsi da un compagno violento senza temere per la propria incolumità. Ecco, queste ultime promesse non sono state ancora mantenute. Dobbiamo lavorarci. Dico dobbiamo, perché se è vero che la sovranità appartiene al popolo, allora ogni cittadino può e deve fare la sua parte”.

E la strada è ancora lunga: “Molto è cambiato da allora. Ma la storia recente ci mostra con brutale chiarezza quanto velocemente il mondo possa cambiare e quel diritto conquistato ottant’anni fa continua a ricordarci che la democrazia non è qualcosa di scontato, e che ogni libertà esiste perché qualcuno ha avuto il coraggio di pretenderla”. Citando ancora Irma Bandiera, Cortellesi ha concluso: “Prima di essere fucilata a 29 anni, fece in tempo a scrivere una lettera indirizzata a sua madre: “Ditele che sono caduta perché quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l’ho tanto voluto io stessa”. Quelli “dopo di lei”, siamo noi”.

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