Normal view

Scontri e caos a Bruxelles: studenti in piazza e polizia costretta a usare gli idranti

Caos e disordini a Bruxelles questo pomeriggio, dove un migliaio di studenti si sono accalcati alla stazione centrale per protestare contro i tagli all’istruzione in lingua francese. Sono stati momenti di fortissime tensioni molto simili a quelle che si vedono durante tante manifestazioni studentesche nel nostro Paese. Non è chiaro quali sigle studentesche siano scese in piazza nella Capitale belga ma durante la manifestazione sono stati dati alle fiamme diversi oggetti e arredi urbani, comprese diverse rastrelliere con le biciclette. Sicuramente in piazza c’erano i sindacati, molti insegnanti si sono uniti agli studenti arrivando in città anche da altre zone del Belgio.

Non sono mancate le esplosioni e gli insulti, al punto che la polizia, presente sul posto con i vigili del fuoco, è stata costretta a utilizzare gli idranti per disperdere i manifestanti. Per tutta la durata della manifestazione l’area della stazione è stata interdetta al traffico e al passaggio e anche i trasporti sono stati bloccati per sicurezza. Dopo alcune ore di tensioni, la manifestazione si è finalmente dispersa, lasciando dietro di sé i segni della protesta. In Italia ci siamo abituati a tutto questo, da qualche anno a questa parte le manifestazioni degli studenti assumono carattere violento in ben più di un’occasione, spesso anche per motivi più futili rispetto a quelli che hanno mosso gli studenti belgi. La manifestazione di Bruxelles si è accesa a fronte di alcune decisioni assunte dal ministero dell’Istruzione per risparmiare circa 300 milioni di euro nei prossimi anni.

Dopo la manifestazione in stazione, a un certo punto i manifestanti hanno fatto irruzione nell'edificio del Parlamento della comunità francofona lanciando anche fumogeni e la polizia è dovuta intervenire in tenuta antisommossa per evitare problemi più gravi. Alle 16 la manifestazione è giunta a conclusione lasciando in centro a Bruxelles numerosi danni. Non è escluso che nelle prossime settimane, se le misure annunciate dovessero essere confermate, non ci sarà una nuova giornata come questa.

Cos’è la Sindrome da crepacuore che ha colpito Marjane Satrapi

Ha suscitato molta commozione la scomparsa a 56 anni di Marjane Satrapi, morta “di dolore” dopo un anno dalla perdita del marito e compagno di vita, Mattias Ripa. Questo decesso ha acceso i riflettori su una patologia spesso sottovalutata: si può morire di tristezza a causa della “Sindrome da crepacuore”.

Di cosa si tratta

Già da molti anni si è a conoscenza del fatto che questa sindrome, chiamata anche “takotsubo” (oppure cardiomiopatia da stress), non è una patologia benigna ma ha tassi di mortalità che possono avvicinarsi a chi muore in ospedale a causa di un infarto. “Le alterazioni del microcircolo coronarico hanno un ruolo fondamentale in molte malattie cardiovascolari ed in particolare nella sindrome di takostsubo”, ha spiegato il prof. Filippo Crea, Direttore del Dipartimento Universitario di Scienze Cardiovascolari e Pneumologiche dell’Università Cattolica di Roma.

Quali sono i sintomi

La sindrome si manifesta come un infarto: la sintomatologia più comune riguarda dolore al petto, affanno improvviso e alterazioni dell'elettrocardiogramma. La particolarità è che nel momento in cui viene eseguita una coronarografia d'urgenza perché si sospetta un infarto miocardico, le coronarie risultano normali in maniera sorprendente, in pratica senza stenosi (restringimento).

Cosa accade al cuore

A differenza delle coronarie, però, il cuore ha una forma alterata che diventa a palloncino come fosse il vaso (tsubo) che utilizzano i giapponesi per raccogliere i polipi (tako). Perché succede questo? Come nel caso della mancanza del marito di Marjane Satrapi, c’è un enorme stress emotivo, un trauma fisico o psichico.

Il meccanismo che porta l’ingrossamento del cuore è complesso: di fronte a una situazione allarmante che la persona non riesce a gestire, si attivano la corteccia cerebrale e il sistema nervoso autonomo simpatico. Questa attivazione fa sì che venga liberata una massiccia liberazione di catecolamine in quantità anche di 100 volte superiori ai valori normali. “In particolare di cortisolo e adrenalina, sostanze che se in eccesso hanno un effetto tossico sul muscolo cardiaco”, spiegano gli esperti.

Quali sono le cure

Quando si manifesta la fase più acuta della Sindrome da crepacuore, il medico prescrive solitamente farmaci calmanti o betabloccanti così da evitare che possa peggiorare il quadro clinico. Nella maggior parte dei casi la sindrome diventa reversibile: si riesce a guarire nel giro di un paio di mesi ma bisogna prima eliminare tutto lo stress che si è accumulato provocando l’evento negativo. Molto utile l’aiuto di psicoterapeuti o psichiatri.

Paura a Francoforte: cede il carrello del Boeing 787 e l'aereo collassa sulla pista

Tanta paura questa mattina all'aeroporto di Francoforte, dove si è verificato un grave incidente che ha coinvolto un Boeing 787. Mentre si trovava ancora in posizione di parcheggio, il carrello anteriore dell'aereo si è retratto inaspettatamente, piegandosi. Alcune persone sono rimaste coinvolte e ci sono stati dei feriti.

Eine Boeing 787 von Lufthansa ist am Flughafen Frankfurt am Main am Gate auf die Nase gekracht. Der Zwischenfall ereignete sich am Donnerstag kurz vor dem geplanten Abflug nach Los Angeles. Mehrere Arbeiter wurden verletzt.
Video ist ein #Netzfund pic.twitter.com/j99dHIaOZJ

— Der Bikey,Madman of Heavy Metal (@Opa_Mit_Bike) June 4, 2026

Stando a quanto riferito fino ad ora, il fatto si è verificato intorno alle 12.45 di stamani, giovedì 4 giugno. L'aereo Dreamliner della Lufthansa si trovava fermo al gate dell'aeroporto ed era nella fase di preparazione. Fortunatamente non c'erano ancora passeggeri a bordo, ma sul velivolo si trovavano già alcuni membri dell'equipaggio oltre al personale di terra, in quel momento impegnato nelle operazioni che precedono la partenza. Improvvisamente è accaduto l'imponderabile. Il carrello anteriore dell'aereo ha ceduto di colpo, e il muso del velivolo si è schiantato al suolo. Come conseguenza, il vettore della Lufthansa è rimasto pericolosamente inclinato in avanti.

Sono subito partiti i soccorsi. A quanto pare alcune persone sono rimaste ferite e c'è stato bisogno di assistenza medica, anche se per fortuna pare che nessuno sia grave. Non sono stati impiegati mezzi di soccorso.

Il volo Lufthansa per Los Angeles è stato annullato. L'aereo, infatti, è rimasto gravemente danneggiato. Non avrebbe potuto in alcun modo prendere il volo.

Lufthansa ha avviato un'unità di crisi finalizzata a chiarire le cause dell'accaduto. L'aereo è abbastanza nuovo, dato che è stato consegnato alla compagnia solo all'inizio dell'anno. Eppure si è verificato un simile incidente. Sarà necessario capire se a causare il disastro sia stato un errore meccanico oppure umano.

"Il carrello di atterraggio anteriore dell'aereo si è ripiegato inaspettatamente mentre era parcheggiato", è quanto dichiarato da un portavoce di Lufthansa, come riportato da Dpa. "Diversi dipendenti sono rimasti feriti e stanno ricevendo cure mediche".

L’incredibile autodifesa di Pozzolo dopo l’incidente e l’alcoltest positivo: “Colpa dell’acquaplanning, non ero alterato”

4 June 2026 at 12:53

Denunciato per guida in stato di ebbrezza e senza patente. Ma comunque pronto a un’autodifesa al limite dell’incredibile. Il deputato di Futuro Nazionale, Emanuele Pozzolo, insiste con la sua linea dopo l’incidente stradale del 2 giugno, vicino a Cossato, che gli è costato il ritiro della patente perché risultato positivo all’alcoltest con un tasso alcolemico superiore di 2 volte al limite del consentito. Eppure, il parlamentare, già noto alle cronache per la condanna in primo grado a causa dello sparo di Capodanno a Rosazza, ha diffuso un video nel quale non menziona mai né il provvedimento amministrativo né la denuncia.

Perché è finito fuori strada con il suo Suv? Questa la sua spiegazione: “C’era un nubifragio in corso, condizioni climatiche estremamente avverse, il manto stradale era completamente ricoperto di acqua, l’auto ha fatto acquaplanning ed è uscita di corsia. Può capitare a chiunque”. Quindi la frase decisiva: “Non mi sono mai messo alla guida in stato alterato“, sostiene ignorando ciò che è noto a tutti da anni: la positività all’alcoltest con un valore attorno all’1, secondo i parametri riconosciuti, comporta generalmente una visione periferica ristretta e tempi di reazione ritardati. “Non avrei dovuto guidare con quelle condizioni climatiche. Quell’incidente può capitare a chiunque”, sottolinea sostenendo di voler querelare chi asserisca il contrario.

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Scontri razziali, altri guai per Starmer

«Giù, sulle vostre ginocchia». Glielo urlano in faccia, con violenza. Da una parte la polizia, immobile, trincerata dietro alle proprie divise. Dall'altra gli abitanti di Southampton. Qualcuno brandisce la bandiera inglese. L'odio anima la piazza, la divora, ne alimenta paure e tensioni. Pretendono che quegli agenti, che nel 2020 si erano inginocchiati per George Floyd, adesso lo facciano anche per Henry Nowak. Quando era in fin di vita, anziché aiutarlo lo hanno trascinato, voltato e poi ammanettato. E questo perché hanno preferito dar retta a Vickrum Digwa che accusava quel ragazzo riverso a terra di averlo aggredito per motivi razziali. E non si capisce come questo possa essere avvenuto. Perché guardando le immagini della bodycam della polizia, rese pubbliche al termine del processo che ha condannato Digwa all'ergastolo, appare chiaro chi è ha aggredito chi. Così, appena il video ha fatto il giro dei social, la piazza è esplosa. Pietre, lattine, sedie, razzi di segnalazione: qualsiasi cosa gli capitasse a tiro andava bene per bersagliare gli agenti tra le cui fila, al termine degli scontri, si sono contati undici feriti. Dall'altra parte della barricata, invece, sono state arrestate due persone.

Il problema, però, non è solo di ordine pubblico. E, molto probabilmente, non riguarda solo la città di Southampton ma tutta l'Inghilterra. Certo, il ministro dell'Interno, Shabana Mahmood, non poteva che definire i disordini «del tutto inaccettabili», ma la morte di Henry Nowak non può essere archiviata in questo modo. L'Independent Office for Police Conduct, che indaga sulle accuse di comportamenti scorretti da parte della polizia, sta già prendendo in esame l'operato degli agenti che sono intervenuti il 3 dicembre 2025, la sera in cui è morto Henry. Questi dovranno spiegare perché hanno ammanettato il 18enne nonostante fosse esanime a terra; perché non lo hanno liberato quando ripeteva, con un filo di voce, «non riesco a respirare»; perché non gli hanno creduto quando ha detto loro di essere stato accoltellato. Anche il primo ministro Keir Starmer ha usato parole dure contro i disordini di martedì sera ma ha anche dichiarato di essere rimasto sconvolto dalle immagini della bodycam e ha preteso risposte su come «le accuse di razzismo abbiano influenzato il processo decisionale» degli agenti.

La verità è che Starmer, quelle risposte, ce le ha sotto gli occhi. Gli basterebbe dare un'occhiata alle linee guida contro il razzismo per capire perché, come denunciato dai genitori di Henry, la polizia «ha lasciato morire il figlio senza dignità». Il Consiglio Nazionale dei Capi di Polizia ha già fatto sapere che le rivedrà. E lo stesso è stato promesso dal ministro della Polizia, Sarah Jones. Queste linee guida, come spiegato da Nigel Farage di Reform Uk, hanno condizionato il comportamento dei poliziotti creando un «doppio standard» a favore delle minoranze etniche e una sorta di razzismo contro i bianchi.

Kevin Warsh: l’uomo del “regime change” alla prova dei fatti

4 June 2026 at 09:10

Confermato dal Senato con i soli voti repubblicani, Warsh promette di rivoluzionare la Fed. Ma il presidente non decide da solo. E la vera domanda non è se subirà pressioni da Trump, ma come eserciterà l’autonomia che la legge americana gli garantisce.

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Tenta di aprire il portellone e aggredisce l'equipaggio: ex lottatore MMA lo ferma

Momenti di fortissima tensione a bordo di un aereo della Frontier Airlines, costretto a effettuare un atterraggio di emergenza a Miami dopo che un passeggero ha cercato di aprire le uscite di emergenza.

L'uomo, in evidente stato di alterazione, ha perso completamente il controllo: ha cercato di accedere alla cabina di pilotaggio e ha aggredito un'assistente di volo che in quel momento si trovava fuori servizio. È stato provvidenziale l'intervento dei passeggeri, tra i quali anche un ex lottatore di MMA, per neutralizzare l'esagitato e consentire all'equipaggio di contenerlo.

Stando a quanto riportato dalla stampa oltreoceano, il fatto si è verificato sul volo 3345 della Frontier Airlines lo scorso 31 maggio. Il velivolo, decollato dall'aeroporto di San Juan, Porto Rico, era diretto all'aeroporto internazionale di Chicago O'Hare. Era trascorsa un'ora dalla partenza quando il passeggero ha iniziato a dare problemi, chiedendo al personale di bordo di essere lasciato scendere. In quel momento, però, l'aereo era in viaggio.

L'uomo ha ignorato le richieste dell'equipaggio di restare al proprio posto. Si è alzato e ha tentato di forzare la porta della cabina di pilotaggio. Un assistente di volo è riuscito a fermarlo, e ha cercato di accompagnarlo al suo posto, ma durante il breve percorso il soggetto ha chiesto di poter usare il bagno, salvo poi urinare sul pavimento.

Spostato in un altro posto, il passeggero è stato affiancato da un assistente di volo fuori servizio che si era offerto di sorvegliarlo. Dopo poco però, ancora disordini. L'esagitato ha aggredito il suo compagno di posto, cercando di strangolarlo. Poi ha provato ad aprire il portellone. Sono stati gli altri passeggeri a correre in aiuto del personale di volo, bloccando l'uomo e cercando di contenerlo. Fra coloro che sono intervenuti anche un ex lottatore di MMA, Josh Longood.

A quel punto il comandante ha chiesto di effettuare un atterraggio d'emergenza, e il volo della Frontier Airlines è stato dirottato sull'aeroporto di Miami, dove è atterrato intorno alle ore 23.00. Lì si trovavano le forze dell'ordine. La polizia e gli uomini dell'FBI hanno preso l'esagitato e lo hanno portato via con loro. Sottoposto a identificazione, il soggetto è risultato essere un 51enne, tale Juan Gabriel Reyes. L'uomo è stato arrestato. La sua cauzione è fissata a 20 mila dollari.

WATCH: Passengers restrain a man onboard a Frontier Airlines flight to Chicago's O'Hare on Sunday after he reportedly tried to open an emergency exit door in an attempt to jump off the plane mid-flight.

According to the Federal Aviation Administration, Frontier Airlines flight… pic.twitter.com/g3QBearixJ

— Breaking Aviation News & Videos (@aviationbrk) June 2, 2026

La linea di Trump: ripresa della guerra se muoiono americani

La guerra non è davvero finita, ma Donald Trump sembra aver deciso quale sia il limite oltre il quale gli Stati Uniti torneranno a combattere apertamente contro l'Iran. Secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, il presidente americano avrebbe confidato ai propri collaboratori che prenderebbe in considerazione la fine della fragile tregua soltanto nel caso in cui Teheran uccidesse militari statunitensi. Una posizione che fotografa il delicato equilibrio raggiunto dopo mesi di scontri e che, al tempo stesso, racconta la volontà della Casa Bianca di evitare una nuova escalation regionale.

Dietro questa scelta non c'è soltanto una valutazione militare. Washington deve infatti gestire una situazione estremamente complessa: i continui incidenti nel Golfo, le tensioni con Israele, il dossier nucleare iraniano e una crescente pressione interna, con il Congresso che nelle ultime ore ha mostrato segnali di insofferenza verso un coinvolgimento militare prolungato. In questo contesto, la strategia di Trump sembra puntare a una sorta di "contenimento armato", accettando episodi limitati di ostilità pur di scongiurare una guerra totale.

La dottrina della soglia minima

Le indiscrezioni raccolte dal Wall Street Journal descrivono un presidente intenzionato a mantenere il cessate-il-fuoco anche di fronte a provocazioni circoscritte, purché non comportino vittime tra le forze armate americane. La valutazione dell'amministrazione sarebbe che una ripresa delle operazioni su larga scala rischierebbe di trascinare nuovamente gli Stati Uniti in un conflitto regionale dagli esiti imprevedibili.

Nelle ultime settimane, infatti, la tregua è stata più volte messa alla prova da lanci di droni, attacchi missilistici e scontri indiretti tra le rispettive aree di influenza. Gli episodi hanno aumentato la pressione politica su Trump, ma non abbastanza da convincerlo a riaprire il fronte bellico. La convinzione della Casa Bianca sarebbe che una certa dose di instabilità sia preferibile a una nuova campagna militare che potrebbe coinvolgere direttamente altri attori regionali e mettere ulteriormente a rischio la sicurezza dello Stretto di Hormuz.

La linea rossa, dunque, rimane una sola: il sangue americano. Solo la morte di soldati statunitensi costituirebbe, secondo le fonti citate dal quotidiano economico, il casus belli capace di far ripartire l'offensiva.

Il peso del Congresso e dell'opinione pubblica

La prudenza della Casa Bianca arriva mentre a Washington cresce il dibattito sui poteri di guerra del presidente. La Camera dei Rappresentanti ha approvato una risoluzione che punta a limitare la prosecuzione delle operazioni militari contro l'Iran senza una specifica autorizzazione del Congresso, un segnale politico significativo anche se l'efficacia pratica del provvedimento resta incerta.

Negli ambienti repubblicani è aumentato il timore che una guerra lunga possa trasformarsi in un costo politico ed economico difficilmente sostenibile, soprattutto in una fase in cui l'opinione pubblica americana appare sempre più diffidente verso nuovi impegni militari in Medio Oriente. Anche per questo motivo Trump avrebbe preferito congelare diverse opzioni offensive già nei mesi scorsi, lasciando spazio ai tentativi di mediazione sostenuti dai Paesi del Golfo e dai canali diplomatici indiretti con Teheran.

Tra diplomazia e rischio di escalation

La scelta di mantenere in vita il cessate il fuoco si intreccia con il più ampio negoziato sul programma nucleare iraniano e sulla sicurezza delle rotte energetiche del Golfo Persico. Secondo le ricostruzioni della stampa americana, l'amministrazione starebbe lavorando a una possibile intesa che permetta di congelare il conflitto e riaprire gradualmente il dialogo, anche se le distanze tra Washington e Teheran rimangono profonde.

Il problema è che la tregua resta estremamente fragile. Gli episodi di violenza continuano a verificarsi e ogni incidente rischia di alterare il delicato equilibrio costruito negli ultimi mesi. Attacchi contro infrastrutture civili o militari nell'area del Golfo hanno già dimostrato quanto sia sottile il confine tra una crisi controllata e una nuova escalation regionale.

Israele-Libano, ucciso un casco blu. Hezbollah respinge l'accordo sul cessate il fuoco. Trump: "Non abbiamo bisogno dell'aiuto degli europei"

Israele e Libano hanno annunciato di aver concordato il rinnovo del cessate il fuoco e l'istituzione di zone di sicurezza controllate dall'esercito libanese, che escluderanno Hezbollah. La tregua sarà subordinata alla "cessazione completa del fuoco di Hezbollah e all'evacuazione di tutti i suoi membri dal settore del Litani meridionale". Nuovo ciclo di colloqui dal 22 giugno per raggiungere un "accordo globale". Bombe israeliane su Gaza City, colpito un condominio: 9 morti di cui 4 bambini. L'Idf arresta uno studente diretto a Roma: 'È di Hamas, prese parte al 7 ottobre". Intanto negli Usa la Camera approva una risoluzione che ordina il ritiro delle truppe americane dalla guerra in Iran, un duro colpo politico per Trump. La risoluzione, adottata con quattro sì Repubblicani, è in gran parte simbolica: il presidente può porre il veto. Intanto Trump annuncia di voler incontrare Khamenei e che i colloqui con l'Iran potrebbero chiudersi in settimana. Il Wsj: Trump porrebbe fine al cessate il fuoco se venissero uccise truppe americane

Southampton, scontri dopo l’omicidio di Henry Nowak: due arresti e diversi agenti feriti

Clima di altissima tensione in Gran Bretagna. Ieri sera sono scoppiate violente proteste davanti alla stazione di polizia di Southampton in relazione all’omicidio del diciottenne Henry Nowak e alla diffusione dei video dell’intervento della polizia che mostrano la giovane vittima chiedere aiuto mentre viene ammanettata perché accusata di razzismo dal suo killer, il sikh Vickrum Digwa. Secondo quanto confermato dal ministro Sarah Jones, due persone sono state arrestate.

La titolare della Polizia UK ha spiegato che un primo fermo riguarda l’aggressione a un agente, mentre l’altro il possesso di un’arma. La Jones ha evidenziato che non sono esclusi ulteriori arresti. La protesta è stata guidata dal leader di ultradestra Tommy Robinson e vi hanno partecipato centinaia di attivisti. Dopo un inizio pacifico – i dimostranti hanno scandito a più riprese il coro “Henry, Henry” – la situazione è degenerata con il lancio di oggetti – tra cui bottiglie, mattoni e razzi – contro la polizia antisommossa. Secondo quanto segnalato dal Guardian, i manifestanti hanno cercato di raggiungere la strada dove viveva la famiglia di Digwa, ma sono stati respinti dalla polizia.

Come riportato dal Telegraph, in un video pubblicato sui social media si sente un manifestante chiedere a un agente di polizia: "Cosa farai? Mi ammanetterai e mi ucciderai?". In un altro video, si vedono sei agenti in tenuta antisommossa che immobilizzano un individuo e lo colpiscono con gli scudi. Il capo della polizia Alexis Boon ha dichiarato che 11 agenti e un cane poliziotto sono rimasti feriti negli scontri.

Il Ministro dell'Interno Shabana Mahmood ha condannato le proteste. Accusando i manifestanti di aver strumentalizzato l'omicidio per "fomentare violenza e disordini", ha dichiarato: "La famiglia Nowak ci ha rivolto un forte appello affinché non si permetta che la morte di Henry venga usata per creare ulteriore divisione, odio o tensione. Non ci può essere alcuna giustificazione per strumentalizzare questa tragedia al fine di fomentare violenza e disordini”. La titolare della sicurezza ha aggiunto: “I responsabili dovranno affrontare la legge. Ringrazio la polizia, che stasera (ieri sera, ndr) ha dimostrato grande coraggio e calma di fronte alla vergognosa violenza diretta contro di loro”.

Verso il fallimento la fabbrica di lenti degli occhiali indossati da Macron

Anche quando arriva dall’Eliseo, la pubblicità non sempre basta a salvare un’azienda. È il caso di Dalloz Creations, storico marchio francese dell’occhialeria, finito in liquidazione giudiziale nonostante la ribalta mondiale ottenuta pochi mesi fa grazie a Emmanuel Macron.

A gennaio il presidente francese aveva indossato al Forum di Davos un paio di occhiali da sole con lenti blu a causa di un problema agli occhi. Una scelta obbligata - dovuta a un’infezione - ma sufficiente per trasformare quel modello in un piccolo caso mediatico. Per una decina di giorni Macron era apparso con quegli occhiali stile aviatore, subito ribattezzati Top Gun "presidenziale". Prezzo: 659 euro. Un accessorio diventato improvvisamente famoso, rilanciato dai media e associato all’immagine del capo dello Stato francese. Ma l’effetto Macron, a quanto pare, non è bastato.

Secondo quanto rivelato dalla Bfm, la società è stata posta in liquidazione giudiziale dopo la risoluzione del piano di ristrutturazione della fabbrica. Già dal 20 marzo il tribunale del commercio aveva dichiarato la cessazione del pagamento degli stipendi. Il risultato è pesante: 29 dipendenti risultano formalmente senza lavoro e anche i locali dell’azienda sono stati messi in vendita.

Fondata nel 1957 da Christian Dalloz, l’impresa era considerata una realtà di riferimento nella produzione di lenti solari di alta qualità, realizzate principalmente in Europa. Il fondatore viene ricordato come un pioniere nell’utilizzo del policarbonato applicato all’ottica. Negli ultimi anni Dalloz Creations aveva puntato sui modelli più sofisticati e sulla "rilocalizzazione" industriale, cercando di valorizzare produzione europea e qualità. Una strategia che però non ha impedito il crollo dei conti: numeri alla mano, il fatturato è sceso dai 3,8 milioni di euro del 2023 ai 2,5 milioni previsti o registrati nel 2025.

I vertici dell’azienda avevano accolto con entusiasmo la visibilità planetaria generata dagli occhiali indossati da Macron. Ma quella fiammata mediatica non si è trasformata in una svolta commerciale. E così il modello reso celebre dal presidente francese resta il simbolo amaro di una parabola industriale: tanta notorietà, pochi ordini e una fabbrica ormai sull’orlo del fallimento.

"Nel nostro hotel non sono ammessi ebrei". Scoppia il caso in Baviera

"Spiacenti, nel nostro hotel non sono ammessi ebrei". Questa è la risposta che un hotel a conduzione familiare nella località di Lam, in Alta Baviera, avrebbe dato in lingua inglese a dei turisti israeliani.

Ora, gli inquirenti tedeschi stanno indagando sull’episodio per verificare se sia stato commesso il reato di incitazione all’odio, mentre la piattaforma Booking.com ha tolto l'hotel dal proprio elenco. La struttura ha poi chiesto scusa, definendo la risposta "completamente sbagliata" e ha sostenuto che si è trattato di un errore generato da un sospetto di frode legato a prenotazioni false e tentativi di phishing. Solo all’ultimo è arrivata l’ammissione di colpa: il messaggio era stato inviato da un loro dipendente. I titolari, dunque, hanno riconosciuto che la comunicazione è stata "inaccettabile in un contesto professionale" e hanno invitato i turisti a trascorrere gratuitamente una settimana di ferie nel loro hotel.

In Germania, si legge su Euronews, gli episodi di antisemitismo sono in crescita: nel 2024 secondo l'Ufficio federale di polizia criminale, se ne sono stati registrati 6.236 di cui 173 sono stati di natura violenta. Nel primo semestre del 2025 le autorità hanno registrato 2.044 reati antisemiti, tra cui 50 episodi di violenza. Secondo uno studio del Consiglio centrale degli ebrei in Germania pubblicato nel gennaio 2026, gli episodi di antisemitismo sono esplosi dopo il 7 ottobre 2023 e il 62% delle comunità ebraiche intervistate ha dichiarato che la propria situazione di sicurezza è ulteriormente peggiorata dall'inizio della guerra con l'Iran.

"Siamo di nuovo negli anni Trenta? Un hotel ha risposto a un israeliano quanto segue: 'Sorry, there are no Jews allowed in our hotel'", è stato il commento pubblicato su X da Talya Lador, console generale di Israele per il Sud della Germania. Anche Guy Katz, professore di Monaco, si è detto sconvolto e su Linkedin ha scritto: "Si dichiaravano oberati a causa delle numerose prenotazioni errate". A suo avviso, però, la risposta dell'hotel è dovuta all'antisemitismo: "Prima deve formarsi nella testa. Oppure è sempre stato nascosto in profondità. Ed è proprio questo il problema. Non nel 1938. Non da qualche parte su Internet. Ieri. In Baviera".

Guerriglia a Parigi. Sui social spunta la rete pro-violenti

Gli arresti e i disordini in Francia la notte della finale di Champions League hanno dato vita a una rete di supporto e solidarietà per chi è considerato vittima della azioni della polizia, della repressione da parte dello Stato. Per questo sui canali Telegram francesi, ma anche Italiani, sono nati i gruppi di supporto legale contenenti consigli per la strategia difensiva. Ma anche moduli da compilare per chi si ritiene vessato da parte delle forze dell'ordine: «Sei stato vittima o testimone di violenze o abusi commessi da agenti di polizia o gendarmi in Francia? Inviaci la tua testimonianza. Puoi testimoniare in forma anonima o con uno pseudonimo. Ti chiediamo soltanto di indicarci un mezzo per poterti ricontattare. Adottiamo tutte le misure necessarie per proteggere la tua identità e le tue informazioni», si legge su un sito locale.

Poi aggiungono: «Descrivi gli eventi passo dopo passo: cosa? Dove? Quando? Come? Perché? Specificando, se possibile, orari e luoghi, i diversi colpi e le violenze subite, da parte di quali agenti, le ferite o i sintomi provocati, le parole pronunciate dalle forze dell'ordine, citandole, se possibile».

Un'ampia rete che, invece di provare a contrastare il fenomeno e capire la rete dei circa 800 soggetti fermati, vogliono indagare sui comportamenti della Polizia, creando un'indagine parallela. Nessuno si preoccupa dell'incremento degli arresti pari al 45% rispetto allo scorso anno, ma difendono strenuamente gli aggressori.

White lives matter

Nessuno di quelli che si sono inginocchiati per George Floyd, probabilmente lo farà per Henry Nowak. Nessuna sigla o movimento sfilerà per lui in piazza. Perché le vite dei neri contano ma, in questo folle mondo occidentale drogato di woke, quelle dei bianchi un po' meno. Nessun progressista farà campagne di sensibilizzazione. Probabilmente non sanno nemmeno della sua triste storia perché, fuori dall'Inghilterra, la stampa mainstream si è a lungo guardata bene dal raccontarla. E così Henry Nowak passerà per uno dei tanti diciottenni ammazzati a coltellate sul finire di una sera. Poco importa ai cantori del progressismo che quel 3 dicembre 2025, la polizia intervenuta sul posto decida di arrestare Henry, agonizzante, anziché Vickrum Digwa, un 23enne di fede sikh che ha ripetutamente infierito su di lui con un coltello da 20 centimetri. A loro non importa che i poliziotti lo abbiano ammanettato anziché soccorrerlo perché l'aggressore ha detto (mentendo) di essere stato vittima di un attacco razzista. E nemmeno gli importa che la morte di Henry Nowak potrebbe essere il punto più basso toccato da un Paese a tal punto intriso di ideologia woke da diventare cieco. E tutto questo non importa perché non è utile alla narrazione politicamente corretta della sinistra che vuole tutti i bianchi intrinsecamente razzisti e violenti contro ogni minoranza.

Lunedì sera, dopo mesi di polemiche, si è finalmente arrivati a sentenza. la Southampton Crown Court ha condannato Vickrum Digwa all'ergastolo. Il giudice, dopo aver ascoltato il parere della giuria popolare, ha stabilito che l'inglese di origini indiane dovrà stare almeno 21 anni in carcere. Ma nonostante questo gli inglesi fanno fatica a mettere la parola "fine" a questa storia drammatica. Perché, per quanto le sei coltellate inflitte con uno "shastar" di otto pollici le abbia sferrate Digwa, i riflettori sono puntati sugli agenti della Hampshire Police, la stessa che nel 2020 si era prodigata in tweet a favore di George Floyd. Gli agenti hanno preferito credere alle bugie di Digwa, nonostante Nowak fosse accasciato a terra, praticamente privo di sensi, e con un filo di voce ripetesse: "Non riesco a respirare". Le immagini delle bodycam degli agenti, che sono state rese pubbliche al termine del processo, sono un pugno nello stomaco. "Sono stato accoltellato", prova a spiegare Nowak. "Non credo proprio, amico", gli risponde un poliziotto. A guardare il video non ci si spiega come possano aver ammanettato un corpo che non si regge nemmeno in piedi. "Lo hanno lasciato morire senza dignità", hanno commentato i genitori dello studente 18enne. "Il modo in cui è stato trattato è stato disumano e degradante".

Nei giorni scorsi la polizia ha chiesto pubblicamente scusa ma le scuse non sono sufficienti a chiudere il caso. In un articolo dello Spectator che indaga "il male dell'anti-razzismo", vengono elencate le ragioni che hanno spinto gli agenti a "ignorare le suppliche del ragazzo bianco di 18 anni che stava morendo dissanguato davanti ai loro occhi". Ci sono "decenni di addestramento all'antirazzismo, la paura di essere etichettati come razzisti, la paura di non ascoltare le minoranze". Tutto questo è il frutto avvelenato dell'antirazzismo: "Qualunque cosa fosse negli anni Novanta, sembra che ora la nostra polizia sia istituzionalmente anti-bianchi".

Quando tra qualche anno, a Southampton, chiederanno di cosa sia morto Henry Nowak, qualcuno racconterà di una rissa per strada; altri parleranno di una coltellata che gli ha perforato un polmone; altri ancora tireranno in ballo un errore di valutazione della polizia; pochi, molto pochi, avranno il coraggio di dire, come ha fatto ieri Nigel Farage, che è stato vittima di "un nuovo razzismo contro i bianchi". Lo stesso che ha ucciso Iryna Zarutska lo scorso agosto, in una metropolitana della North Caroline. Un'altra morte per cui non abbiamo visto cortei e mobilitazioni. E allora viene da chiedersi: fino a che punto l'Occidente si vergognerà di dire che anche le vite dei bianchi contano?

Vannacci furioso con Pozzolo dopo l’incidente con tasso alcolemico doppio rispetto ai limiti: deve spiegare e prendersi la responsabilità

3 June 2026 at 10:50

Raccontano che quanto successo l’altro pomeriggio a Emanuele Pozzolofuoristrada con il Suv e tasso alcolemico doppio rispetto al limite di legge – abbia molto irritato Roberto Vannacci, vista anche la tempistica dell’incidente, a ridosso dell’assemblea costituente di Futuro Nazionale, in programma il 13 e il 14 giugno a Roma.

Per di più, a poche ore dall’arrivo nel partito di quattro nuovi parlamentari, due da Forza Italia e due dalla Lega (ma potrebbe esserci anche un quinto ingresso, sempre dal Carroccio). Non a caso, la linea che trapela da FN è che lo stesso Pozzolo dovrà chiarire subito e pubblicamente quanto accaduto. Il generale auspica una sorta di assunzione di responsabilità, in un momento cruciale per l’ascesa della sua creatura, ormai a un punto dalla Lega stando a vari sondaggi.

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Emanuele Pozzolo (Futuro Nazionale) fuori strada con il suv a Biella: tasso alcolemico di molto al di sopra del limite

3 June 2026 at 09:42

Emanuele Pozzolo, esponente di Futuro Nazionale, è finito fuori strada a bordo del suo suv nel Biellese martedì pomeriggio mentre percorreva la strada che porta a Cossato. A quanto si apprende, il deputato – sottoposto ad alcol test dai vigili del fuoco e dalla polizia stradale, intervenuti sul posto – è risultato con un tasso alcolemico circa il doppio del limite. L’incidente è avvenuto durante un’ondata di maltempo senza alcun impatto con altre auto né conseguenze fisiche per l’esponente del partito di Roberto Vannacci. Al parlamentare è stata ritirata la patente e viene contestato il reato di guida in stato di ebbrezza.

Nell’ottobre dello scorso anno Pozzolo, eletto con Fratelli d’Italia e poi transitato in Futuro Nazionale, è stato condannato in primo grado dal tribunale di Biella a un anno e tre mesi per porto abusivo di armi – una mini pistola North American Arms -, con sospensione condizionale della pena in relazione all’incidente del Capodanno 2024. In quella circostanza, durante una festa a Rosazza, con alcuni colleghi di FdI, Luca Campana, il compagno della figlia del capo scorta di Andrea Delmastro – ai tempi ancora sottosegretario alla Giustizia – venne ferito da un colpo di pistola esploso con l’arma dello stesso Pozzolo.

Poche settimane fa, una situazione simile era capitata al sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, e all’assessora Francesca Savini. Quest’ultima era alla guida dell’auto, con a bordo entrambi, tra Sermide e Felonica, nel Mantovano, quando ha perso il controllo del mezzo ed è finita nelle campagne. Nessuno aveva riportato ferite, ma Savini era risultata positiva all’acol test e le era stata ritirata la patente. In seguito all’accaduto, l’assessore si era dimessa.

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Il mistero degli uomini che spuntano dai tombini: cosa cercano nelle fogne di New York

A New York c'è un mistero che nelle ultime settimane ha attirato l'attenzione della polizia e dei residenti. Diversi video diffusi sui social mostrano gruppi di uomini emergere dai tombini della città nel cuore della notte, dopo aver trascorso ore all'interno della rete fognaria. Le immagini, riprese in vari quartieri di Brooklyn e del Queens, hanno spinto le autorità ad avviare un'indagine per capire cosa stesse accadendo sotto le strade della metropoli. Secondo quanto riferito dal Dipartimento di Polizia di New York (NYPD), al momento non esiste alcuna minaccia per la sicurezza pubblica. Tuttavia gli investigatori stanno cercando di chiarire le ragioni che hanno spinto queste persone a muoversi all'interno di uno dei sistemi fognari più estesi degli Stati Uniti.

L'ipotesi

Finora non sono stati effettuati arresti e non è stato accertato se i vari episodi siano collegati tra loro. Una delle piste seguite dagli investigatori è però piuttosto insolita. Secondo un alto funzionario delle forze dell'ordine, il gruppo potrebbe essere impegnato a "setacciare il sistema fognario alla ricerca di oggetti di valore finiti nelle acque reflue". Per escludere rischi più gravi, il NYPD ha inviato nelle fogne gli agenti della propria Unità di Servizi d'Emergenza, specializzata negli interventi più complessi. Le verifiche non hanno evidenziato la presenza di materiali sospetti o attività pericolose. "Il NYPD, per assicurarsi che non vi fosse alcuna minaccia per la popolazione, ha inviato gli agenti altamente addestrati dell'Unità di Servizi d'Emergenza all'interno del sistema fognario per verificare che gli individui non avessero lasciato nulla di sospetto. Non è stato trovato nulla. Anche il Dipartimento per la Protezione Ambientale della città, che gestisce la rete, ha effettuato controlli senza riscontrare danni alle infrastrutture".

Tre ore sottoterra a Gravesend

La prima segnalazione risale alla tarda serata di giovedì scorso. Un testimone aveva notato alcune persone aprire un tombino all'incrocio tra McDonald Avenue e Colin Place, nel quartiere di Gravesend, a Brooklyn. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo sarebbe rimasto nel sottosuolo per circa tre ore. Intorno alle due del mattino le stesse persone sono riemerse dal tombino. Un video diffuso successivamente mostra la scena, un uomo solleva il pesante coperchio in ghisa e permette a sette persone di uscire una dopo l'altra. Tutti sembrano indossare tute protettive o abiti da lavoro. Poco dopo, il gruppo si cambia rapidamente vicino ad alcune auto parcheggiate prima di allontanarsi.

Il secondo episodio a Williamsburg

Quasi in contemporanea è arrivata una seconda segnalazione da Williamsburg, sempre a Brooklyn. Alcune persone sono state viste entrare in un tombino nei pressi dell'incrocio tra Heyward Street e Bedford Avenue. Anche in questo caso il gruppo sarebbe rimasto nella rete fognaria per circa due ore e mezza prima di riemergere. Le immagini pubblicate dal sito locale Williamsburg 365 mostrano sette persone uscire dal sottosuolo una dopo l'altra. Diversi membri del gruppo indossavano lampade frontali o le trasportavano insieme ad altri attrezzi. Almeno tre persone avevano con sé delle pale. Uno degli uomini ha persino rischiato di essere investito da un'auto mentre risaliva in superficie nel mezzo del traffico notturno. Dopo essere usciti dal tombino, i componenti del gruppo sono saliti a bordo di alcune vetture e si sono allontanati.

Un precedente nel Queens

Le indagini hanno riportato alla luce anche un episodio avvenuto il 5 maggio nel quartiere di Astoria, nel Queens. In quell'occasione tre persone erano state viste entrare in un tombino all'incrocio tra la 20th Avenue e la 36th Street. I tre indossavano alti stivali impermeabili da pesca e portavano torce elettriche. Anche quel comportamento aveva suscitato sospetti tra i residenti della zona. Un testimone aveva raccontato l'episodio all'emittente NBC New York: "Tre sconosciuti che camminavano in giro con strani abiti hanno aperto il tombino e sono scesi, come nei cartoni animati delle Tartarughe Ninja. Li guardavo e loro guardavano me, ho capito che stavano tramando qualcosa".

Nessun collegamento accertato

Al momento gli investigatori non sono riusciti a stabilire se i diversi episodi facciano parte della stessa attività o se si tratti di gruppi distinti. Le autorità stanno esaminando i filmati di sorveglianza e raccogliendo testimonianze per ricostruire gli spostamenti delle persone coinvolte. Il Dipartimento per la Protezione Ambientale di New York ha confermato che, dopo le ispezioni effettuate, non sono stati individuati danni alla rete fognaria cittadina. "Non ci sono arresti e le indagini sono ancora in corso", ha dichiarato un portavoce della polizia. Per ora il caso resta avvolto nel mistero. Quello che è certo è che le immagini di uomini che emergono dalle fogne nel cuore della notte hanno trasformato alcuni normali tombini di Brooklyn e Queens nel centro di uno degli enigmi più curiosi che New York abbia vissuto negli ultimi mesi.

#BREAKING: Video footage obtained by Williamsburg 365 shows seven individuals emerging from a manhole at Bedford Avenue and Lynch Street early Friday morning. The unusual activity is part of a series of incidents reported over two consecutive days in Williamsburg. pic.twitter.com/s6sbCbtxyT

— Williamsburg 365 News (@Williamsburg365) May 31, 2026

"White Lives Matter", la rivolta contro il “razzismo verso i bianchi” dopo l’omicidio di Henry Nowak

Prosegue senza sosta il dibattito sull’omicidio di Henry Nowak, il diciottenne ucciso nel dicembre scorso a Southampton dal 23enne Vickrum Digwa. Prima accoltellato a morte in strada, poi scambiato per l'aggressore-razzista e ammanettato mentre agonizzava sul marciapiede. Una vicenda destinata a lasciare un segno profondo nel Regno Unito, ora attraversato dalle denunce e dalla rabbia per una morte che poteva essere evitata. E l’hashtag “White Lives Matter” ha invaso i social.

Al centro della bufera resta il comportamento degli agenti della Hampshire and Isle of Wight Police intervenuti sulla scena dell'aggressione. Secondo quanto emerso durante il processo, Digwa, cittadino britannico di origini indiane e di fede sikh, riuscì inizialmente a convincere i poliziotti di essere lui la vittima di un'aggressione a sfondo razziale. Un depistaggio che avrebbe portato gli agenti a concentrare i sospetti proprio sul giovane Henry, ormai gravemente ferito. La vicenda ha assunto contorni ancora più drammatici dopo la diffusione delle immagini e delle registrazioni audio delle bodycam in dotazione agli agenti. Nei filmati si vede il diciottenne riverso a terra, con le manette di plastica ai polsi, mentre lotta per restare cosciente. Si sentono anche le sue ultime parole: "Non posso respirare". Pochi istanti prima, il ragazzo aveva tentato di spiegare cosa gli fosse accaduto. "Sono stato accoltellato", le sue parole agli agenti. Una frase alla quale uno dei poliziotti risponde: "Non credo proprio, amico".

Testimonianze raccolte nelle ore successive avevano già raccontato gli ultimi momenti di vita del giovane e la confusione che regnava sulla scena del delitto. Alcuni presenti avevano riferito di aver visto gli agenti prestare attenzione all'aggressore prima di comprendere la reale dinamica dei fatti. La famiglia Nowak non intende fermarsi alle scuse ufficiali già presentate dalla polizia durante il procedimento giudiziario. Il padre Mark, la madre e la sorella di Henry chiedono ora risposte e provvedimenti concreti. Non soltanto per l'omicidio del ragazzo, ma per quanto accaduto nei minuti successivi all'aggressione.

Il caso è arrivato anche a Westminster. La ministra competente ha riconosciuto che i familiari "ha diritto a risposte precise" dopo la pubblicazione di un video definito "tragico e scioccante". Nel frattempo il governo di Keir Starmer continua a ribadire l'impegno contro i reati commessi con coltelli e armi da taglio, una delle emergenze più gravi che coinvolgono i giovani britannici.

Attorno alla tragedia si è però sviluppato anche un acceso scontro politico. Esponenti di destra e gruppi radicali hanno accusato le forze dell'ordine di essersi lasciate condizionare da pregiudizi ideologici. La vicenda è stata rilanciata sui social e utilizzata come simbolo di una presunta disparità di trattamento nei confronti delle vittime bianche. Una lettura respinta dai rappresentanti della comunità sikh britannica, che hanno condannato l'omicidio senza esitazioni ma hanno invitato a considerare l'accaduto come la responsabilità individuale di un singolo. Gli stessi leader religiosi hanno inoltre negato che una delle lame utilizzate da Digwa fosse un kirpan, il tradizionale pugnale rituale portato da alcuni fedeli.

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