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NASA unveils plans of creating LUNAR BASE by 2032. During phase one US Aeronautics and Space Admin. will launch 3 Moon Base Uncrewed missions

The US National Aeronautics and Space Administration (NASA) unveiled its plans for establishing a lunar base by 2032, during a press conference by NASA Administrator Jared Isaacman.

According to the plans that he presented to the media, phase one will last until 2029, with several crewed and uncrewed missions to the Moon that will conduct experiments and ensure reliable access to the Moon surface.

During phase two, to last from 2029 to 2032, NASA will build temporary and long-term infrastructure on the surface of the Earth’s natural satellite and will establish its temporary presence.

NASA short VIDEO Teaser

Phase three, to begin in 2032, will be aimed at creating a permanent presence on the Moon with rotating crews.

Phase three, to begin in 2032, will be aimed at creating a permanent presence on the Moon with rotating crews.

During phase one, NASA will launch three Moon Base uncrewed missions. During Moon Base I, which is targeted for launch no earlier than fall 2026, NASA will use Blue Origin’s Blue Moon Mark 1 endurance lander to deliver equipment to study the Moon’s surface and how thrusters interact with it.

Artemis Mission

Moon Base II, planned for launch later this year, will deliver more than 1,100 pounds of cargo on Astrobotic’s Griffin lander, including Astrolab’s FLIP rover.

Moon Base III, also targeted for this year, will fly on Intuitive Machines’ Nova-C Trinity lunar lander and study lunar swirls, or light spots on the surface of the Moon, to improve the understanding of surface evolution and material behavior under extreme conditions. The mission will include payloads from ESA (European Space Agency) and the Korea Astronomy and Space Science Institute.

These missions are the first of more than a dozen missions that will be announced this year, Isaacman said.

“Every mission, crewed and uncrewed, will be a learning opportunity as we return to the lunar surface, build the infrastructure to stay, and master the skills required to live and operate in one of the most demanding and dangerous environments imaginable,” he added.

NASA Full VIDEO Conference


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Piano casa, il governo promette 100mila abitazioni ma riduce gli sconti sulle ristrutturazioni: due volte bocciato

3 June 2026 at 05:43

Se dovessimo cercare una qualche metafora, il Piano casa si presterebbe bene a quella del bastone e della carota. Il bastone è rappresentato dalla velocizzazione delle procedure di sfratto a favore dei proprietari, la carota da una modesta prospettiva di social housing per chi cerca casa. I due aspetti sono così diversi da viaggiare anche su binari legislativi differenti. Gli interessi dei proprietari, tutelati principalmente da Forza Italia, vengono consegnati a un disegno di legge dai tempi lunghi, la riqualificazione edilizia con qualche nuova abitazione, una volta nel dna della destra sociale, invece è contenuta in un corposo decreto legge.

Anche il cosiddetto Piano casa mostra la natura composita e conflittuale della coalizione delle destre. Tutti potranno così dire di aver vinto, o forse tutti hanno perso.

Il Piano casa del governo ha una dimensione temporale decennale, promettendo di costruire 100.000 alloggi in 10 anni. Questo suona abbastanza curioso a dieci mesi dalle prossime elezioni politiche. Sfugge la ragione per cui la destra non si sia tenuta questo asset per la prossima campagna elettorale. Probabilmente non ci credono nemmeno loro e intanto fanno roboanti annunci.

Il fatto che il Piano faccia acqua da molte parti è già stato chiarito anche da più autorevoli osservatori su questo blog, soprattutto perché i 10 miliardi di euro promessi non si vedono nemmeno con il binocolo. Siccome il problema è serio, vorrei portare una prospettiva diversa. Potrebbe esistere un Piano casa differente, realmente popolare e non populista, non demagogico e orientato all’interesse generale?

Intanto non bisogna fare confusione. Il problema casa in Italia ha due dimensioni, egualmente importanti. La prima è quella dell’urgenza abitativa delle famiglie che non trovano casa a prezzi accessibili. Il secondo è quello più strutturale dell’invecchiamento del nostro patrimonio edilizio. La maggior parte delle case degli italiani è frutto dei risparmi del boom economico, il che significa che sono vecchie e necessitano di sostanziosi interventi di ristrutturazione. Poiché il patrimonio edilizio delle famiglie italiane è il più ampio in Europa, le cifre sono da capogiro. Eppure i due problemi vanno affrontati insieme.

Da un lato si tratta di aiutare le famiglie in difficoltà economica, e dall’altro di sostenere le opere di ristrutturazione edilizia che hanno costi notevoli. Se questo è il punto sul quale è difficile non essere d’accordo, il nodo sono le risorse. Ovviamente è da escludere nuovo debito pubblico, come è accaduto con il super bonus edilizio. La soluzione va trovata con i proprietari e per i proprietari di case.

Per arrivare ad una possibile risposta, sostenibile ed equa, forse non occorre andare molto lontano. Guardando alla dichiarazione personale dei redditi troviamo una voce che ci può aiutare, è l’Irpef sulla prima casa, la nostra mini patrimoniale. Questa voce comprende la rendita catastale, un reddito figurativo che non viene poi considerato nel calcolo generale, almeno per la prima casa. Per il singolo proprietario dell’immobile il guadagno fiscale è modesto. Ma se guardiamo al valore globale le cose cambiano. La deduzione per l’abitazione principale nel 2024 è stata pari a 9,7 miliardi di euro, con un’imposta netta che si aggira tra i tre e quattro miliardi.

Ecco allora una possibile soluzione al problema delle risorse di un vero Piano casa. La somma dell’Irpef ora non versata potrebbe costituire un fondo di rotazione annuale per finanziare le ristrutturazioni delle prime case, sempre al 50%, come pure l’housing sociale. In un certo senso il ciclo edilizio si chiuderebbe, da privati a privati, con la regia pubblica. Certamente i 25 milioni di contribuenti che godono oggi del beneficio fiscale storceranno il naso. Ma lo storceranno ancora di più in futuro perché il governo Meloni ha prorogato lo sconto del 50% per le ristrutturazioni edilizie solo per il 2026. Per il 2027 si scenderà al 36% con una bella riduzione di migliaia di euro per intervento. E le cose potrebbero peggiorare a seconda dei saldi di finanza pubblica.

La forza dell’idea è allora quella di una vera collaborazione collettiva: da una parte il contribuente rinuncia al modesto vantaggio fiscale annuale, dall’altro questo vantaggio viene capitalizzato abbondantemente al momento della necessaria ristrutturazione. Prima o poi toccherà a tutti ristrutturare e le risorse ci sarebbero. Spetta poi alla politica definire i dettagli dell’operazione in maniera ragionevole.

Un vero Piano casa di questo tipo sarebbe sicuramente sostenibile nel lungo periodo e ci porterebbe senza traumi a rispettare la direttiva europea delle Case Green. Tra un decennio il vecchio patrimonio edilizio italiano dovrà ridurre il consumo di energia del 20%. Non si intravede come questo possa avvenire senza una reale collaborazione tra pubblico e privato.

Mentre promette 100.000 abitazioni in dieci anni, la miseria di 10.000 all’anno, la politica edilizia del governo Meloni ha tagliato gli sconti sulle ristrutturazioni. Questo basta per bocciarla due volte: una volta perché fa pochissimo per il social housing, una seconda perché danneggia in maniera sostanziale i proprietari di case. Un vero capolavoro di incompetenza amministrativa, prima che di miopia politica.

Comunque il problema di un vero Piano casa, ecologico e sostenibile, rimane per tutti: per le urgenze abitative, sicuramente, ma anche per le ristrutturazioni edilizie che fra qualche anno non saranno meno urgenti. Muoversi per tempo non sarebbe male.

L'articolo Piano casa, il governo promette 100mila abitazioni ma riduce gli sconti sulle ristrutturazioni: due volte bocciato proviene da Il Fatto Quotidiano.

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