Normal view

Guantanamo e la strategia degli Usa contro il regime cubano

12 June 2026 at 11:38

Pete Hegseth, segretario alla Difesa degli Stati Uniti, è stato ripreso dalle telecamere mentre eseguiva 44 ripetizioni su una panca alla base navale di Guantánamo Bay a Cuba accompagnato dai militari americani. L’immagine è stata diffusa dall’account ufficiale del Dipartimento della Guerra.

La visita del rappresentante del governo americano arriva in un momento di grande pressione contro il regime cubano per favorire un cambiamento politico ed economico nell’isola.

La più recente visita di Hegseth alla base di Guantanamo c’è stata a febbraio del 2025. La missione in quell’occasione è stata organizzare il piano del presidente Trump per accogliere nella base i detenuti della nuova campagna migratoria.

Secondo il quotidiano americano The New York Times, il piano non si è mai sviluppato e l’ondata di migranti illegali in stato di arresto non è mai arrivata. “È un momento di tranquillità per la base, che conta con 4500 residenti – si legge sul NYT -. La scuola per i figli dei funzionari della marina è chiusa per l’estate e alcune famiglie sono tornate negli Stati Uniti per le ferie. Camp Justice, dove il Pentagono svolge le udienze per alcuni dei 15 detenuti di guerra reclusi lì, sarà chiuso fino agli inizi di agosto”.

Per il Pentagono, la nuova presenza di Hegseth a Guantanamo aveva come principale obiettivo l’interazione con i soldati. Successivamente è arrivato al quartier generale del Comando Centrale degli Stati Uniti a Tampa, in Florida. L’importanza di Cuba per l’attuale amministrazione americano si evidenza anche dalla visita di John Ratcliffe, direttore della Cia, anche lui presente a Cuba lo scorso mese.

Due settimane fa, invece, c’è stato il generale Francis Donovan, comandante di operazioni militari in America latina e i Caraibi, che ha incontrato un alto rappresentante del vertice militare cubano nel muro che divide la zona controllata dagli Usa nell’isola. Questo è stato il primo incontro tra le forze americane e cubane nella base in più di un anno.

Questa settimana, il governo di Trump ha stretto ancora il cerchio delle sanzioni contro Cuba, aggiungendo la compagnia petrolifera statale Cupet alla lista delle organizzazioni sanzionate. L’accusa è quella di dirottare le risorse energetiche del Paese per “arricchirsi”. Ad annunciarlo Marco Rubio, segretario di Stato americano: “La compagnia petrolifera e del gas statale cubana Union Cuba-Petroleo (Cupet), ha illecitamente espropriato i propri beni a proprietari americani anni fa”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da @deptofwar

Ecco la campagna di influenza di Pechino sulle midterm che sfrutta ChatGPT

11 June 2026 at 14:40

Costosi e politicizzati. Come saranno i Mondiali di calcio 2026

11 June 2026 at 10:33

Da oggi, fino al 19 luglio, si terranno i Mondiali di calcio 2026. Le partite avranno diversi scenari: due città in Canada, tre in Messico e undici negli Stati Uniti. Quarantotto squadre (esclusa l’Italia) nella competizione. “Semplicemente, il più grande evento che l’umanità abbia mai visto”, ha assicurato Gianni Infantino, presidente della Fifa. Il dirigente considera che questa edizione è la più inclusiva e accogliente di tutte. Ma, secondo molti analisti, è anche la più costosa e più politicizzata.

Indipendentemente dalla prospettiva, è certo che si tratta dell’evento più controverso della storia, oltre allo spettacolo sportivo, secondo l’emittente britannica Bbc: “Dalla polemica sui costi per i tifosi e l’impatto della geopolitica e le politiche migratorie fino alla sicurezza, le condizioni meteorologiche estreme, la sostenibilità e il ruolo del presidente americano, Donald Trump, i Mondiali generano tanta inquietudine quanto entusiasmo”.

Oltre all’enormità dell’organizzazione (con tre Paesi coinvolti), questa è la prima volta che un Paese ospite è in guerra con un altro Paese partecipante. La Fifa ha confermato lo scorso mese la decisione dell’Iran di trasferire il centro di operazioni della squadra dagli Stati Uniti in Messico, a causa del conflitto militare iniziato a febbraio. La partecipazione degli iraniani era incerta e lo stesso presidente Trump ha dichiarato che considerava la loro presenza “non appropriata” per motivi di sicurezza.

Ma la squadra dell’Iran ha deciso comunque di fare parte dell’evento, nonostante le difficoltà imposte dalle autorità statunitensi per ottenere visti e trasferimenti. Intanto, sarà vietata l’esibizione della bandiera iraniana e le prime due partite a Los Angeles saranno carichi di tensioni giacché la città ospita una gran quantità di residenti iraniani.

Già nel 2017, durante il primo mandato di Trump, la Fifa aveva sottolineato come il blocco di ingresso nel territorio americano per cittadini di sei Paesi (quasi tutti musulmani) sarebbe stato incompatibile con il regolamento dell’evento. Tuttavia, la candidatura degli Usa per ospitare i Mondiali è andata a buon fine e attualmente i cittadini di quattro Paesi partecipanti (Iran, Haiti, Senegal e Costa d’Avorio) dovranno affrontare divieti e limitazioni per questioni di sicurezza.

Per la Bbc, le difficoltà di ingresso riguardano i tifosi di un quarto dei 48 Paesi partecipanti. Alcuni dovranno dare una cauzione di 15.000 dollari per un visto americano. Molti giornalisti si trovano nella stessa condizione. Anche Omar Artan, il primo arbitro somalo della storia dei Mondiali, è stato escluso perché non ha ottenuto il visto per entrare negli Stati Uniti.

Quello finanziario è un altro tema che rende storici questi Mondiali di calcio. Saranno i più redditizi di sempre, generando la cifra record di nove miliardi di dollari per la Fifa, solo quest’anno. Tra accordi per le trasmissioni televisive e sponsor. Circa 2,7 miliardi di dollari andranno distribuiti nei prossimi quattro anni alle squadre nazionali, il che permetterà uno sviluppo di crescita significativo per il calcio a livello mondiale. I prezzi dei biglietti delle partite sono stati motivo di polemica. La più costosa ha un valore di 8680 dollari.

L’uranio arricchito del Venezuela è in mano agli Usa

10 June 2026 at 11:03

L’uranio arricchito è una forma modificata dell’elemento chimico radioattivo nella quale è stata aumentata la sua concentrazione naturale per favorire una reazione a catena. L’obiettivo è, principalmente, l’uso energetico o militare. Infatti, il termine è usato nei negoziati tra Stati Uniti e Iran perché quest’ultimo ne possiede una quantità significativa.

Ma non solo gli iraniani contano con un magazzino di uranio arricchito. Anche il regime venezuelano custodiva un bottino. Almeno fino al mese di aprile. Una notte di fine aprile le autorità del Paese sudamericano hanno impacchettato e preparato per il trasporto circa 13 chili uranio altamente arricchito (HEU) proveniente dal reattore di ricerca RV-1, che era stato avviato durante lo storico programma “Atomi per la pace” degli Stati Uniti, promosso dal presidente americano Dwight Einsenhower negli anni ’50. Questo è stato il primo reattore nucleare dell’America Latina, inaugurato alla fine degli anni ’60 all’interno dell’Istituto Venezuelano di Ricerca Scientifica.

Durante un discorso all’Assemblea Generale dell’Onu nel 1953, Eisenhower aveva avvertito sulla minaccia della tecnologia nucleare con finalità bellica e sui rischi della proliferazione della produzione di bombe atomiche. “Non è sufficiente togliere questa arma ai soldati – ha aggiunto il presidente statunitense. Bisogna dargliela a chi può togliere questa patina militare e adeguarla all’arte della pace”.

Così, decenni dopo, il materiale radioattivo che era in mano del Venezuela è stato trasportato dagli Stati Uniti ed è arrivato in salvo in una struttura di Savannah River a Aiken (Carolina del Sud), i primi giorni di maggio. Gli Usa procederanno all’eliminazione.

In una dichiarazione, il governo degli Usa e l’International Atomic Energy Agency hanno spiegato che si tratta di una “missione congiunta attentamente pianificata, portata a buon fine sotto rigorose misure di sicurezza”, giacché questo tipo di materiale nucleare può rappresentare un rischio di proliferazione o una minaccia se finisce nelle mani sbagliate”. Al governo americano hanno sempre preoccupato i legami del regime chavista venezuelano con Iran, Russia, Cuba e Corea del Nord.

Jack Crawford, ricercatore del Royal United Services Institute for Defence and Security Studies, ha spiegato alla Bbc che i 13 chili di uranio arricchito che sono stati ritirati dal Venezuela “sono, teoricamente, abbastanza per essere raffinati successivamente e produrre un’arma nucleare piccola, anche se ha poco più del 20% di uranio-235, e l’HEU si considera generalmente di grado di arma dal 90%”.

Ha contribuito con una nave di carico Pacific Egret per il trasporto dell’uranio arricchito fuori dal Venezuela la Nuclear Transport Solutions, una divisione delle Autorità di Smantellamento Nucleare del Regno Unito.

La nuova strada del soft power nordcoreano? Il calcio femminile

3 June 2026 at 14:35

L’immagine delle giovani calciatrici nordcoreane che sono scoppiata a piangere quando Kim Jong-un le ha ricevute al rientro nel loro Paese ha fatto il giro del mondo. Mentre erano sul campo in Corea del Sud, a malapena hanno dimostrato alcuna emozione. Le ragazze sono state le prime sportive nordcoreane ad aver visitato il territorio della Corea del Sud negli ultimi otto anni. Ma è bastato ritrovarsi vicine al leader del regime nordcoreano per lasciarsi andare alle lacrime. O almeno è quello che ha voluto trasmettere la propaganda dello Stato nordcoreano, che adesso usa lo sport come strategia di soft power e canale di comunicazione internazionale.

Kim Jong-un ha ricevuto a Naegohyang la selezione under 17 femminile, che ha vinto due titoli asiatici (AFC Women’s Champions League e il AFC U-17 Women’s Asian Cup), posizionando il Paese nel primo posto delle competizioni regionali. Mentre il mondo è in subbuglio tra guerre e crisi, la notizia sportiva è stata l’apertura del giornale statale Rodong Sinmun del Comitato centrale del Partito del Lavoro di Corea.

La lettura sportiva è che la Corea del Nord, nonostante tutte le mancanze, riesce a formare a livello professionale le donne del calcio. Un successo particolarmente importante in un continente dove ogni Paese ha un livello di competitività diverso.

Ma la vittoria della femminile under-17 di calcio ha un peso soprattutto politico. La Corea del Nord continua ad essere isolata dal resto del mondo, ma il calcio femminile è uno dei pochi spazi dove il regime può ancora dimostrare un successo internazionale.

Il quotidiano spagnolo El Mundo ricorda come per decenni, la dittatura di Pyongyang usò missili, sfilate militari e la minaccia del programma nucleare come strumento di forza. Negli ultimi anni, invece, ha preferito un’altra forma di influenza, quella del calcio. Continuano le sanzioni internazionali, e le porte della diplomazia estera restano chiuse, ma le squadre femminili nordcoreane possono muoversi e accumulano trionfi. Infatti, il calcio femminile è l’unico territorio in cui le due Coree interagiscono ancora.

Molti analisti sostengono che in Corea del Nord esiste la “politica sportiva di Stato”. Che è iniziata negli anni ’80 con una serie di investimenti significativi nel calcio femminile. “In un Paese dove le risorse sono limitate e dove competere con grandi potenze sportive è difficile, il calcio femminile è diventata una scommessa strategica”, sostiene El Mundo. E come funziona l’arruolamento? Si identificano ragazze molto giovani con talento, che entrano a fare parte di scuole specializzate e l’allenamento si lega a strutture dell’esercito.

Il risultato è che una delle dittature più chiuse del mondo ha uno dei sistemi più efficaci di selezione del calcio femminile internazionale. Questo serve molto al regime come propaganda per rafforzare il discorso sulla superiorità del socialismo nordcoreano e per vendere l’immagine di una popolazione felice, che gode e festeggia le vittorie dei suoi ragazzi e ragazze nello sport come parte dell’orgoglio nazionale.

❌