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Bankitalia, l’energia mette ko la crescita: possibile Pil negativo nel 2026

12 June 2026 at 18:21

Bankitalia, Pil allo 0,5% nel 2026, in calo a 0,4% nel 2027

Secondo le stime di Bankitalia la crescita del prodotto “rimarrà contenuta sia quest’anno sia il prossimo, per tornare a rafforzarsi nel 2028”. Sull’attività incide l’indebolimento della domanda interna, frenata dal rincaro dell’energia e dall’ulteriore aumento dell’incertezza geopolitica. In media d’anno il prodotto interno lordo crescerà dello 0,5 per cento nel 2026, dello 0,4 per cento nel 2027 e dello 0,9 nel 2028. Rispetto alle proiezioni dello scorso aprile, le stime sono state riviste marginalmente al ribasso nel 2027 – principalmente per gli effetti sui consumi di prezzi delle materie prime più elevati – e al rialzo nel 2028.

Queste proiezioni macroeconomiche per l’Italia nel triennio 2026-28 elaborate dagli esperti della Banca d’Italia nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema, viene precisato, sono basate sulle informazioni disponibili al 21 maggio per la formulazione delle ipotesi tecniche e al 27 maggio per i dati congiunturali. Esse non includono quindi i dati dei conti nazionali diffusi dall’Istat lo scorso 29 maggio, nei quali la crescita del Pil nel primo trimestre è stata rivista al rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto alla stima preliminare pubblicata il 30 aprile. Tenendo conto di questa revisione e a parità di altre condizioni, la crescita del Pil nel 2026 si collocherebbe allo 0,6 per cento.

Bankitalia, con nuovo forte balzo prezzi energia possibile Pil negativo nel 2026

In caso di un forte balzo del prezzo dell’energia, petrolio e gas, il Pil dell’Italia potrebbe chiudere in rosso nel 2026. E’ quanto sima la Banca d’Italia nelle ultime previsioni macro. L’ipotesi è quella di uno scenario severo dove il prezzo del petrolio sarebbe più elevato che nello scenario di base per oltre il 60 per cento. In questo scenario il prezzo del gas si porterebbe su livelli più che doppi. “A questi incrementi si accompagnerebbero un ulteriore aumento dell’incertezza e un forte indebolimento degli scambi internazionali”. La crescita del prodotto risulterebbe, rispetto alla proiezione centrale sopra descritta, inferiore di circa 0,4 punti percentuali nell’anno in corso, di quasi 1,5 punti nel prossimo e di oltre mezzo punto nel 2028. L’inflazione al consumo risulterebbe più elevata rispetto alla proiezione centrale per oltre un punto percentuale nell’anno in corso, quasi due punti nel 2027 e circa mezzo punto percentuale nel 2028.

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Bankitalia, l’inflazione sale al 3,1% nel 2026, poi al 2% nel 2027

L’incertezza su queste proiezioni è elevata”, spiega Bankitalia, poiché ulteriori e più persistenti rincari delle materie prime eserciterebbero maggiori pressioni inflazionistiche e peserebbero in misura significativa sulla crescita, specie se accompagnate da tensioni finanziarie e da un deterioramento dell’economia mondiale. Sviluppi più favorevoli potrebbero invece derivare da una discesa più rapida dei prezzi delle materie prime a seguito di una risoluzione del conflitto, da ricadute positive delle politiche adottate a livello europeo per incrementare le spese per la difesa, nonché da un’intensificazione del processo di adeguamento del capitale produttivo alla transizione digitale e ambientale.

I prezzi al consumo sono previsti in aumento del 3,1 per cento nella media del 2026, del 2,0 nel 2027 e dell’1,9 per cento nel 2028. Al netto delle componenti energetica e alimentare, l’inflazione rimarrebbe in prossimità del 2 per cento in tutto il triennio. È quanto emerge dalle proiezioni macroeconomiche per l’Italia nel triennio 2026-28 elaborate dagli esperti della Banca d’Italia nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema. Rispetto alle previsioni pubblicate in aprile, le stime di inflazione sono superiori di 0,5 punti percentuali nel 2026 e 0,2 nel 2027, prevalentemente per via di ipotesi di prezzi delle materie prime più elevati.

Bankitalia, Unc: previsioni allarmanti, crollano i consumi

Previsioni allarmanti. I consumi crollano, passando dal +1,1% del 2025 a un misero +0,4% del 2026, per poi scendere ulteriormente a +0,3% nel 2027“. Lo afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando le proiezioni macroeconomiche di Bankitalia. “E’ evidente che o si ridà capacità di spesa a chi fatica ad arrivare a fine mese e ha un elevata propensione marginale al consumo o il Paese continuerà a crescere dello zero virgola, visto che i consumi rappresentano circa il 60% del Pil. Per questo si deve combattere l’inflazione che riduce il potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto dei ceti meno abbienti, e che nelle stime di Bankitalia decollerà al 3,1% nel 2026. Per farlo bisogna ridurre le imposte sulle bollette di luce e gas di famiglie e imprese, dato che, come dice giustamente Bankitalia, l’inflazione riflette principalmente l’aumento dei prezzi dell’energia. Il Governo non può continuare a lavarsene le mani”, conclude Dona.

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La Bce alza i tassi, l’esperto: “L’Europa si deve svegliare. Rischio concreto di stagflazione”

11 June 2026 at 17:22

Europa stretta tra inflazione e crescita, Tognoli: “Rischio stagflazione concreto”

Mentre la Banca centrale europea interviene nuovamente sui tassi in un contesto segnato da inflazione persistente e nuove tensioni geopolitiche legate al Medio Oriente, l’Europa si trova a gestire un equilibrio sempre più fragile tra contenimento dei prezzi e sostegno alla crescita economica. Le decisioni di Francoforte si inseriscono in uno scenario in cui mercati finanziari, famiglie e imprese fanno i conti con un costo del denaro ancora elevato e con prospettive di medio periodo tutt’altro che stabili.

Sul fronte macroeconomico, il rischio di una nuova fiammata inflattiva legata all’energia riapre il dibattito sull’efficacia della politica monetaria in presenza di shock esterni, mentre si riaccende la discussione sulle possibili mosse future della BCE e sui margini di manovra ancora disponibili per evitare un rallentamento eccessivo dell’economia.

A fare il punto è Antonio Tognoli, economista ed esperto dei mercati finanziari, che analizza ad Affaritaliani gli effetti del rialzo dei tassi, le prospettive per i prossimi mesi e i principali rischi per l’economia europea.

La BCE ha alzato i tassi: cosa cambierà concretamente per famiglie, imprese e mutui?

“I mercati avevano ampiamente anticipato la mossa, tant’è vero che le borse non hanno reagito in modo scomposto. Per quanto riguarda i mutui, invece, l’impatto ci sarà: le banche tenderanno inevitabilmente ad adeguarli. Forse non assisteremo a un incremento immediato di 25 punti base sui mutui a tasso variabile, ma lo scenario è mutato: se fino a ieri la tendenza virava verso un lento ribasso, ora la direzione punta a un progressivo rialzo. Gli analisti stimano infatti un nuovo ritocco in autunno, probabilmente a settembre. Molto dipenderà dalla durata della crisi in Medio Oriente e dalla capacità del rincaro dei prezzi di infiltrarsi nell’economia reale”.

L’inflazione legata alla crisi in Medio Oriente torna a preoccupare: la BCE rischia di frenare troppo la crescita pur di contenere i prezzi?

“Sì, il rischio è concreto. Il nodo centrale, tuttavia, è un altro: ci troviamo di fronte a un’inflazione da costi, cioè importata dall’esterno. Su questo tipo di inflazione le banche centrali non hanno praticamente alcun potere, poiché non è alimentata da un eccesso di domanda. Di conseguenza, continuare ad alzare i tassi d’interesse riduce sì la corsa dei prezzi, ma lo fa necessariamente provocando una contrazione della crescita economica.

Non a caso la stessa BCE ha rivisto al ribasso le stime di crescita che, a mio avviso, restano fin troppo ottimistiche. Il prezzo da pagare per frenare la crescita dei prezzi è, purtroppo, il rallentamento dello sviluppo. Quando l’economia frena, anche l’inflazione da domanda si azzera, ma sulla componente energetica – che è la vera spinta di questa crisi – la leva monetaria può fare ben poco, se non penalizzare fortemente il Pil”.

Dopo il rialzo di oggi, dobbiamo aspettarci altri aumenti nei prossimi mesi o siamo vicini al punto di arrivo?

“In uno scenario base, quindi standard e non necessariamente pessimistico, gli analisti prevedono un ulteriore aumento a settembre. La stessa BCE ha chiarito che le prossime decisioni saranno subordinate ai dati macroeconomici e, soprattutto, all’evoluzione del conflitto mediorientale. Sarà decisivo monitorare la trasmissione dei costi all’economia reale: banalmente, se i trasporti su gomma pagano il gasolio a prezzi più alti, la spesa al supermercato costerà di più. La risposta è quindi sì: un nuovo aumento in autunno resta del tutto probabile”.

Tra tensioni geopolitiche e rincaro dell’energia, qual è oggi il principale pericolo per l’economia europea?

“Il vero pericolo è la stagflazione. L’Europa è l’anello debole della catena globale: gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, l’India e il Sud America perseguono i propri interessi e il vecchio continente è rimasto isolato. È venuto meno il traino americano alla crescita europea. Per invertire la rotta non basta più una strategia “all’acqua di rose” come l’agenda Draghi; serve un punto di rottura politico radicale.

La soluzione non risiede solo nel riarmo o negli investimenti per l’Ucraina nella speranza che la futura ricostruzione riattivi l’economia. È necessario investire massicciamente nel Green e nel sostegno strutturale alle industrie europee. Se non si agisce come un’unica entità politica – emettendo bond sovrani europei e conferendo poteri decisionali diretti al Parlamento Europeo, superando i veti dei singoli parlamenti nazionali – l’Unione è destinata alla stagnazione dello “zero virgola”.

I capitali ci sono, manca la volontà politica di mobilitarli. Questo cambio di paradigma richiede anche una revisione profonda del Patto di Stabilità: non ha senso imporre vincoli rigidi sul deficit al 3% o sul debito al 60% e sanzionare chi è già in difficoltà. Dinanzi a istituzioni sorde, la reazione dei cittadini è la svolta a destra e la crescita del populismo a cui stiamo assistendo in tutta Europa. Se l’Unione non si darà una svegliata immediata e vigorosa, saremo costretti a subirne le conseguenze”.

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L’uscita di Trump: “L’inflazione ai massimi da tre anni? La amo. Numeri fantastici. Dopo la fine della guerra crolleranno”

11 June 2026 at 08:49

“Mi piace l‘inflazione“. Donald Trump la spara grossa per commentare la fiammata dei prezzi sopra il 4% negli Stati Uniti, un livello che non si vedeva dall’inizio del 2023. Rispondendo nello Studio Ovale a una domanda sui nuovi dati sui prezzi al consumo pubblicati mercoledì, il presidente ha liquidato le preoccupazioni con una battuta: “Lo adoro. I numeri sono fantastici“. E ha assicurato che il costo della vita “crollerà come un macigno” una volta terminato il conflitto con l’Iran.

Parole che difficilmente troveranno d’accordo consumatori, investitori e banchieri centrali. I dati diffusi dal Dipartimento del Lavoro mostrano infatti che a maggio l’inflazione è salita al 4,2% su base annua dal 3,8% del mese precedente. A spingere i prezzi sono soprattutto i rincari energetici innescati dalla guerra in Medio Oriente scatenata proprio da Trump e dai timori per la sicurezza delle forniture petrolifere attraverso lo Stretto di Hormuz.

Su base mensile l’indice dei prezzi al consumo è invece aumentato dello 0,5%, leggermente meno dello 0,6% registrato ad aprile. Un segnale che potrebbe indicare come la fase più intensa dello choc energetico sia alle spalle, a condizione che il prezzo del greggio non torni a impennarsi. Secondo il Dipartimento del Lavoro, oltre il 60% dell’incremento dell’inflazione continua a essere riconducibile all’energia. Anche l’inflazione core, che esclude alimentari ed energia ed è considerata dagli economisti un indicatore più affidabile delle tendenze di fondo, è salita al 2,9% annuo dal 2,8% di aprile. Ma il dato mensile si è fermato allo 0,2%, meno delle attese.

La reazione dei mercati è stata prudente. Gli investitori ritengono probabile che la Federal Reserve mantenga invariati i tassi di interesse nella prossima riunione, pur riducendo le aspettative di un imminente allentamento monetario. Del resto l’economia americana continua a mostrare notevole capacità di tenuta, come dimostrano i 172mila posti di lavoro creati a maggio.

Anche in Europa la crisi energetica torna a occupare il centro del dibattito. Gli investitori guardano alle prossime mosse della Banca centrale europea che giovedì con tutta probabilità alzerà i tassi dello 0,25%, al 2,25%. Sarebbe la prima volta in quasi tre anni.

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Bce tra l’incudine e il martello, solo tre giorni al verdetto sui tassi. Rialzo in arrivo

9 June 2026 at 09:32

Bce tra l’incudine e il martello, solo tre giorni al verdetto sui tassi

Mancano solo tre giorni al verdetto della Bce sui tassi. L’11 giugno la Banca Centrale Europea svelerà la sua mossa. La presidente Christine Lagarde, secondo gli analisti, dovrebbe optare per un aumento dei tassi (forse non l’unico del 2026), ma la situazione a livello internazionale è così instabile da non poter escludere anche altri scenari.

L’ipotesi più probabile resta quella dell’aumento dello 0,25%, portando i tassi al 2,25%. Questo scenario non si verifica da tre anni. Secondo le opinioni raccolte da Bloomberg, la Banca centrale alzerà di un quarto di punto i tassi tra tre giorni, con una ulteriore mossa possibile entro fine anno (la maggioranza propende per settembre) portando così il tasso sui depositi al 2,5%.

Gli economisti ritengono poi che la Bce giovedì vedrà al rialzo le stime sull’inflazione per il 2026 (al 3,5%) e il 2027 e al ribasso quelle della crescita del Pil dell’eurozona, che si limiterà a un +0,6%. Proprio questi numeri, poco rassicuranti, fanno pensare però anche ad altre ipotesi. La Bce – sostiene Mike Bell, Market Strategist, RBC Bluebay – si trova tra l’incudine e il martello. I costi degli input stanno aumentando rapidamente, mentre i nuovi ordini sono in calo. Poiché la Bce non ha un duplice mandato ed è focalizzata esclusivamente sull’inflazione, ci aspettiamo che a giugno aumenti il tasso sui depositi. Tuttavia, considerati i rischi al ribasso per le prospettive di crescita, la Bce potrebbe essere prudente nel segnalare ulteriori rialzi dei tassi. Anche qualora la Bce dovesse aumentare nuovamente i tassi più avanti nel corso dell’anno, è difficile immaginare che possa spingersi oltre quanto il mercato stia già scontando“.

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La stablecoin europea avanza, ma sarà vera moneta?

4 June 2026 at 09:09

Il consorzio Qivalis si allarga e si ripromette di lanciare entro l’anno la stablecoin europea, denominata in euro. È una criptovaluta bancaria, ma non sembra comunque destinata a diffondersi al di là del settore corporate e degli operatori professionali.

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