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Travaglio a La7: “Vannacci? Sui gay parla come il disadattato al quinto grappino al bar. E ci sono boccaloni che gli credono”

12 June 2026 at 08:10

“Le dichiarazioni di Vannacci sui gay? Ti scioccano esattamente come quando vai al bar e c’è il disadattato al quinto grappino che dice le stesse cose, con l’aggravante che questo è europarlamentare e leader di un partito”. Così a Otto e mezzo (La7) il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, risponde alla conduttrice Lilli Gruber che definisce “scioccanti” le frasi pronunciate dal leader di Futuro Nazionale nella puntata precedente del talk show politico (“Se fossi gay, non accamperei diritti. I gay in Italia hanno tutti i diritti: se vanno all’ospedale li curano, possono guidare, se vanno a scuola ricevono insegnamento”).

Travaglio osserva: “Se Vannacci pensa di convincere gli italiani a votarlo perché il loro principale problema è che i gay, oltre a guidare la macchina, vorrebbero anche altri diritti, credo che ne prenderà pochi di voti. I problemi degli italiani in questo momento non sono più nemmeno quelli dell’immigrazione, perché sono stati scavalcati da urgenze sociali e salariali, per quelli che hanno la fortuna di avere un lavoro naturalmente – continua – C’è un problema di redistribuzione e di diseguaglianze. C’è la gente che urla di smetterla di comprare armi e di mandarle all’Ucraina, che vuole che il governo si occupi di sanità, di scuola, di investimenti, di creare posti di lavoro, di opere utili al posto delle opere inutili. E su tutto questo vedo un po’ sguarnito Vannacci“.

Il direttore del Fatto spiega i motivi del successo di Vannacci nella destra: “Intanto, è nuovo, mentre gli altri sono logori. E soprattutto non ha responsabilità di governo, quindi non deve confrontarsi né con le normative europee, né con le leggi italiane, né con la Costituzione italiana. Può parlare come se fosse al bar finché è in questa posizione. La remigrazione? Noi ci spaventiamo di questa parola, ma non è altro che l’espatrio e l’espulsione, previsti dalla nostra legge e da tutte le leggi europee fin dalla Turco-Napolitano“.

Ma sottolinea: “Il problema è che non c’è mai riuscito nessuno, perché è come svuotare il mare col cucchiaino: ci vogliono troppi soldi, troppi charter, troppi agenti, troppi accordi con i paesi d’origine che non vogliono riprendere indietro i migranti. Possibile mai che tutti i governi di centro, di destra, di sinistra, tecnici, non tecnici, di sopra e di sotto, ci hanno provato e non ci sono riusciti e arriva lui che ci riesce? – sottolinea – Vannacci cita Trump, ma non c’è mica il mar Mediterraneo tra gli Stati Uniti e il Messico.I paesi del Centro America hanno un rapporto di vassallaggio col padrone americano, non è certo lo stesso rapporto che c’è fra l’Italia e tutti i paesi da cui provengono i nostri migranti”.

Travaglio ribadisce:. “Il problema è metterlo di fronte alle responsabilità se, mi auguro di no, e quando le avrà. C’è una quota di boccaloni di stomaco piuttosto forte, che sono disposti a pensare che il problema è perché non c’è Vannacci al posto della Meloni. Ma è la remigrazione è come ‘i porti chiusi’ o il blocco navale o i Cpr in Albania. Le abbiamo viste provare tutte, non hanno funzionato. Sarà perché la Meloni è diventata di sinistra e buonista o perché non si può? Questo è il tema. Per cui Vannacci in questo momento è fortunato: non governa. E siamo fortunati anche noi“.

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Travaglio a La7: “Dare ragione a Minetti e chiedere scusa? Ma neanche per sogno. La grazia da Mattarella non andava data, punto”

10 June 2026 at 08:17

La grazia a Nicole Minetti non andava data. Questo è il punto di partenza“. Così a Dimartedì (La7) il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, risponde al conduttore Giovanni Floris circa la grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia coinvolta nell’inchiesta sul caso Ruby e condannata in via definitiva per favoreggiamento della prostituzione minorile e peculato.

Floris suggerisce che, in mancanza di nuovi testimoni, al Fatto Quotidiano non resterebbe che dare ragione a Nicole Minetti, chiedere scusa e archiviare la vicenda.
Il direttore smentisce assolutamente: “Ma nemmeno per sogno. Noi siamo partiti dal fatto che il presidente della Repubblica ha concesso la grazia a una signora pregiudicata per favoreggiamento della prostituzione e per peculato, che non ha scontato un minuto dei tre anni e undici mesi che doveva scontare, non in carcere ma ai servizi sociali“.
La misura di clemenza si basava su due presupposti indicati dalla Procura: che Minetti avesse cambiato vita e che non potesse svolgere i servizi sociali perché costretta a seguire le cure del figlio adottivo in America, visto che in Italia non sarebbe stato possibile curarlo. Travaglio spiega che entrambi i presupposti sono falsi: “La Minetti non ha cambiato vita e i due ospedali tirati in ballo ci hanno detto: “Nessuno ci ha mai chiesto di curarlo”. Peraltro ci sono altri 9 ospedali in Italia che avrebbero potuto curarlo”.

Floris chiede se l’affermazione sul mancato cambiamento di vita si fondi solo sulla testimonianza di Graciela Torres. Travaglio risponde: “No, questo in base a plurimi elementi”. Ricorda il reportage pubblicato dal mensile FQ Millennium nel 2017 in un locale di Ibiza di proprietà di Giuseppe Cipriani, dove Minetti era presente insieme a “signorine allegre a disposizione dei clienti vip”, le stesse scene descritte nelle indagini su casa Berlusconi e poi nella villa di Cipriani in Uruguay.

Quando Floris insiste che il giornale dovrebbe trovare altri testimoni per uscire dall’angolo, il direttore replica deciso: “No,non dobbiamo trovare niente, dobbiamo difenderci nelle due cause che ci fanno portando tutto ciò che abbiamo già portato sul giornale“.
E cita un ulteriore riscontro: mentre Graciela Torres firmava l’atto di ritrattazione davanti al notaio, l’inviato del Fatto in Uruguay individuava tre autisti che facevano la navetta dal ranch di Cipriani al bordello White di Punta del Este, “portando quattro, tre, cinque prostitute per volta: sempre lo stesso contesto”.
“Naturalmente può esserci un complotto mondiale e tutte le persone che tu senti ti raccontano sempre la stessa storia – conclude Travaglio – oppure potrebbe essere che qualcuno certe verità non le abbia volute sentire“.

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Caso Minetti, Travaglio a La7: “Giornali di destra e ‘de sinistra’ festeggiano il tentativo di Cipriani di far chiudere Il Fatto”

10 June 2026 at 08:16

“In questi giorni sembra che tutti i giornali italiani festeggino il fatto che Cipriani e la Minetti cercano non di ottenere dei soldi dal Fatto Quotidiano, ma di farlo chiudere, perché questo ha dichiarato Cipriani: lo scopo delle sue cause, una in America e una in Italia, è far chiudere il nostro giornale“. Sono le parole pronunciate a Dimartedì (La7) dal direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, rispondendo al conduttore Giovanni Floris che snocciola i titoli dei giornali di destra contro la testata sulla richiesta di 250 milioni di dollari di risarcimento avanzata da Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti contro Il Fatto Quotidiano e la Rai.
Se fossero solo i giornali di destra mi farei una risata – commenta Travaglio – perché sono quelli che hanno creduto a Ruby nipote di Mubarak, quindi puoi immaginare da quale pulpito possono dare lezioni di verità e di attendibilità a me e al Fatto Quotidiano. Il problema è che ci sono anche i giornali ‘de sinistra’, i giornali corazzieri, che stanno facendo lo stesso identico gioco, con un po’ più di educazione ma anche con un po’ più di malizia”.

Tutto parte dall’intervista alla massaggiatrice uruguayana Graciela Torres: “Questa testimone peraltro è stata intervistata anche da due televisioni uruguayane e dal Corriere della Sera, che se ne è dimenticato. Il Corriere, infatti, continua a dire che Il Fatto è stato smentito. Ma se è così, dato che Il Fatto ha sentito la stessa testimone che poi è stata ascoltata anche dal Corriere, vuol dire che è smentito anche il Corriere”.
Il direttore sottolinea: “Quindi, mettiamoci d’accordo: o Il Fatto ha fabbricato una verità, oppure Il Fatto, come è realmente avvenuto, ha sentito una persona con nome e cognome, che per tre mesi ha detto la stessa cosa a quattro giornalisti, di cui uno del Fatto e l’altro del Corriere della Sera, ha portato in settecento e passa messaggi in chat, foto, ore e ore di conversazioni, tutti elementi per raccontare quello che aveva visto. Successivamente la testimone ha sperato che almeno la magistratura italiana la volesse ascoltare”.
Travaglio conclude: “La magistratura italiana le ha fatto sapere che non intendeva ascoltarla perché preferiva ascoltare quelli che la smentivano, ovvero i testimoni della difesa di Cipriani e Minetti. E quindi, disperata e spaventata, ha firmato quella che tutti chiamano ritrattazione. Ma poi, se uno la legge per davvero, scopre che è riuscita anche a non ritrattare quasi niente di quello che aveva detto“.

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Caso Minetti e il giornalismo da sottosuolo: le lezioni di chi scrive senza sapere (e a volte senza nemmeno capire) | il commento

9 June 2026 at 16:19

Il Fatto Quotidiano dovrebbe chiedere scusa”. È Paolo Mieli, decano dei giornalisti italiani, che offre a Marco Travaglio la possibilità di divenire un salice piangente, che lo faccia apparire finalmente genuflesso e con lui il giornale, e col giornale tutti coloro che hanno pensato che il caso Minetti sia stata la più clamorosa anche un po’ vergognosa storia d’appendice del fantastico mondo di Silvio B. Mieli inaugura così la più vasta operazione di prossimità del giornalismo da sottosuolo. In definitiva un’opera di scavo al contrario, dove il viceversa diviene destino e il protagonista della vicenda, cioè il principio, si riduce a ospite inatteso, testimone muto, corpo invisibile.

Infatti la notizia della grazia, presa in sé, presto sparisce dalle note d’agenzia. Non è più la decisione del presidente della Repubblica ad essere commentata, favorevolmente o meno. Le forze giornalistiche, raggruppate in una sorta di invincibile armata contro questo giornale, sorprese dall’audacia, nel tempo a loro dire divenuta incoscienza, definiscono il nostro lavoro come una truce abilità alla denigrazione. Di chi? Della Minetti, forse, di Mattarella sicuramente. Si è così venuto a disporre, nello sviluppo del confronto, la pianta organica del giornalismo da sottosuolo. È una tecnica che capovolge i principi e rinuncia a valutare i fatti, a rispondere alle memorabili cinque domande di chi si avvicina a questo mestiere: cosa è accaduto, per mano di chi, dove, come, quando e perché. Inizia il Domani a indagare sull’inchiesta del Fatto, a svolgere accertamenti sul nostro accertamento dimenticando l’oggetto: perché Nicole Minetti ha ricevuto la grazia? Perchè il suo nome è stato scelto tra le migliaia di domande giunte al Quirinale? E poi: la grazia si fondava su una condizione ( il figlio incurabile in Italia) rivelatasi vera o meno? E infine: il lifestyle uruguaiano, il Gin Tonic, il ranch da mille e una notte, le feste rispondano a verità o a fantasia.

Il Domani ha fatto trasmigrare la mendacia da lei a noi, proponendo una sperimentazione del contrario, dell’ignoto rispetto al noto. Il figlio di Minetti poteva o no essere curato in Italia? La massaggiatrice Graciela ha detto la verità o la bugia al Fatto? E il Fatto ha preso per oro colato le sue parole o le ha verificate. Infine: lo stile di vita, le feste, l’immagine del ranch erano conosciute in Uruguay già prima della concessione della grazia oppure no? La notizia capovolta era che avessimo denigrato per abitudine all’odio. La valutazione antropologica delle abilità giornalistiche nostre è del Foglio che mira, nella consueta rassegna, a sondare la crisi ormonale del giornalismo del Fatto, la spudoratezza come sintomo di una malattia esecrabile, fuori dal recinto della salute pubblica. Il Fatto, ovvero il Falso, ovvero il Fango. Sulle effe i colleghi del Foglio hanno prodotto una meritoria partitura affidandoci il senso della loro disistima e naturalmente fregandosene dei fatti giacché loro scrivono solo gli antefatti e non si perdono nelle cronache della vita. Del perché alla Minetti sia stato concesso un provvedimento di clemenza non avendo nessuno dei requisiti previsti a loro frega zero. Nulla. Siamo sotto lo zero di interesse fogliante rispetto al successivo quesito: perché Sergio Mattarella, sempre prudentissimo e misurato, si è reso protagonista di un atto che, col senno del poi, macchia la sua figura, colpisce il suo prestigio e costituisce il primo serio inciampo.

Per chi tifa Maurizio Belpietro, il direttore de la Verità? Ma per Nicole Minetti logicamente! E cosa si augura Belpietro? Che il Fatto, magari coperto di decreti ingiuntivi, si ritrovi a essere lobotomizzato dal rude Cipriani, il newyorkese super ricco. Libero, al cui timone è da pochi giorni è approdato Alessandro Sallusti al quale, guarda tu il destino, il Quirinale nel 2012 concesse la clemenza (pena detentiva commutata in pena pecuniaria), vorrebbe Travaglio sul patibolo o, in mancanza, in qualche spiaggia di Guantanamo. È tutto un corri corri ad aiutare Minetti, a sollevare Mattarella da ogni responsabilità e ad accusare il Fatto di ogni nefandezza. Così lHuffington Post si chiede dove mai sia giunto il diritto di critica allungandosi fino al punto di non indietreggiare davanti a una ritrattazione della massaggiatrice in una confessione giurata davanti al notaio. Volete di più? Volete davvero arrivare al punto di non credere che la massaggiatrice si è sbagliata, ha visto gatti e li ha scambiati per orchi, donne per escort? Nemmeno davanti al qui pro quo il Fatto si ferma, e l’Huffington chiede allora l’intervento dell’ordine dei giornalisti o di qualcuno che fermi i cronisti e soprattutto tagli le mani a quelli del Fatto. E la reputazione? Le risposte al prossimo ciclo di lezioni, questa volta sul giornalismo impressionista giacché non è necessario capire ciò che si scrive.

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Travaglio sul Nove: “Vannacci dice quello che dicevano Meloni e Salvini in campagna elettorale. Quando entrerà in coalizione smetterà di dirlo, come hanno fatto loro”

By: F. Q.
7 June 2026 at 08:08

“Vannacci non dice altro che quello che dicevano la Meloni e la Lega in campagna elettorale”. Queste le parole del direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ospite dell’ultima puntata di stagione di Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi, in onda in prima serata sul Nove.

“Loro hanno fatto il contrario e lui continua a dire le stesse cose – ha aggiunto Travaglio -. Ma perché le dice? Perché sta al Parlamento europeo e può permetterselo. A un certo punto, quando entrerà in coalizione, se andrà al governo dovrà fare pippa anche lui, come tutti gli altri”.

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Caso Minetti, Travaglio a Mieli: “I giornalisti esistono per dubitare delle verità ufficiali, non per fotocopiarle”. Su La7

5 June 2026 at 09:36

Botta e risposta a Otto e mezzo (La7) tra Paolo Mieli e Marco Travaglio sul caso della grazia concessa da Mattarella a Nicole Minetti. L’editorialista del Corriere della Sera e il direttore del Fatto Quotidiano si confrontano sulla decisione della Procura Generale di Milano, guidata dalla procuratrice generale Francesca Nanni, che ha confermato il proprio parere positivo alla grazia dopo le verifiche chieste dal Quirinale. Nella sua nota ufficiale, Nanni ha scritto che “i fatti riportati nelle notizie di stampa” (quelle pubblicate dal Fatto Quotidiano) “non corrispondono al vero”.

Mieli, pur riconoscendo la validità dell’inchiesta del Fatto, invita Travaglio a prendere atto delle verifiche istituzionali: “Quando un giornale, a meno che non vada avanti per partito preso, ha di fronte un insieme di persone, cioè giudici, poliziotti, carabinieri, capo dello Stato, che ribadiscono il punto, devi prenderne atto“.
Ti piacerebbe – replica ironicamente il direttore del Fatto – Quello è l’ipse dixit, noi giornalisti esistiamo per dubitare delle verità ufficiali, non per fotocopiarle“.
Mieli insiste: “Andare avanti per partito preso non è un buon modo, ci deve essere una volta in cui riconosci che il risultato di una decisione del capo dello Stato ti dà torto e fai il signore”.
“Ma neanche per sogno – ribadisce Travaglio, che cita la procuratrice generale Francesca Nanni, autrice della nota che ha smentito le rivelazioni del Fatto – Vorrei vedere te se avessi intervistato una persona con tutti i riscontri fatti prima di pubblicare l’intervista e ti sentissi dire da una che manco l’ha sentita e che ha l’insegna di Procura Generale di Milano che sei un falsario. Vorrei un po’ vedere se faresti pippa o se risponderesti come si merita questa signora”.

Mieli commenta: “No, falsario non me lo prenderei, però lascerei passare un giorno dai, secondo me si fa miglior figura”.
“Ma io non faccio passare un minuto”, replica il direttore del Fatto.
“Ma ti è mai capitato una volta di dire che questa cosa dà torto a una tesi che io sostenevo e ne prendo atto? Punto”, chiede Mieli.
“Se avevo torto, sì – risponde Travaglio – Io ho fatto il mio mestiere: ho pubblicato un’intervista a una persona reale con nome e cognome che la Procura Generale non ha voluto sentire perché contraddiceva quello che aveva deciso”.

Mieli rilancia: “Ma allora perché Mattarella ha fatto riaprire il caso? Bastava che non dicesse niente e basta”.
“Perché ha letto le notizie del Fatto Quotidiano – spiega il direttore – Dato che sa che non siamo dei falsari ma che raccontiamo cose vere, si è preoccupato e si è affidato alla Procura Generale. Il caso però è stato affidato allo stesso magistrato che aveva deciso la prima volta. Abbiamo appena votato addirittura per separare le carriere, ma non potevano almeno affidare il caso a un magistrato diverso da quello che aveva firmato il primo parere? Hanno chiesto a quello che ha firmato il parere se il suo parere era buono”.
“Ma allora, avendo preso Mattarella questa cosa per buona, è ingenuo e sprovveduto?”, chiede provocatoriamente Mieli.
“Secondo me, è un amante del pericolo – risponde Travaglio – è un uomo che nonostante la sua fama di prudenza è uno spericolato, perché il rischio a cui va incontro con un caso così spinoso, con dei peperini come i personaggi di cui stiamo parlando e con le notizie che continuano ad arrivarci dall’Uruguay, dove basta tendere l’orecchio per sapere quello che succedeva, secondo me è un amante del brivido”.

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Caso Minetti, scontro Bocchino-Travaglio. “Il Fatto chieda scusa”. “Pretendi di dare lezioni di giornalismo, non so da quale cattedra”. Su La7

5 June 2026 at 09:35

Scontro acceso a Otto e mezzo (La7) tra Italo Bocchino e Marco Travaglio sul caso della grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti.
L’ex parlamentare del Pdl attacca frontalmente il direttore del Fatto Quotidiano: “Penso che Il Fatto dovrebbe chiedere scusa. Io non ho simpatia per Nicole Minetti, però tutti possono redimersi. Intanto, è il fondamento dell’inchiesta che non mi convince. Poi ci sono dei dati che sono falsi”.
Bocchino contesta anche l’attendibilità della principale testimone intervistata dal Fatto, che secondo lui avrebbe parlato per dispetto dopo essere stata licenziata da Cipriani. E aggiunge: “La Procura l’ha sentita perché non era possibile la rogatoria e poi perché lei stessa aveva parlato di una fragilità della sua tesi, si era contraddetta”
Travaglio scoppia a ridere e commenta: “Ma cosa stai dicendo?”.
Il direttore del Secolo d’Italia rincara: “È stato addirittura fatto per credere al lettore che fosse stata uccisa l’avvocatessa che seguiva i genitori che volevano tenere il bambino. Quando si fanno queste inchieste, mandi là un inviato che si affida a un giornalista del posto, e quindi probabilmente qualcuno ha pasticciato. Uno chiede scusa rispetto ai pasticci”.

Tranchant la replica di Travaglio: “Il racconto fantasy di Bocchino è strepitoso almeno quanto la sua pretesa di dare lezioni di giornalismo, non so da quale cattedra. Non c’è nulla di vero in quello che ha raccontato. Noi non ci siamo mai affidati a giornalisti locali. Noi ci affidiamo a giornalisti del Fatto Quotidiano che verificano scrupolosamente quello che scrivono e quindi per smentirli bisogna sentire le stesse persone e fare le indagini”.
E aggiunge una bordata alla Procura Generale di Milano: “Se non fai le indagini perché sostieni di non poterle fare, non dici che quello che Il Fatto Quotidiano ha scritto è falso e che quello che sostengono le indagini difensive è vero, perché io non ho mai visto un magistrato prendere i testimoni della difesa per oro colato. Qui invece manca l’altra parte, questo è il problema. Ma per me possono darle pure la beatificazione, possono dedicarle pure l’aeroporto di Malpensa, visto che l’aeroporto di Linate è già impegnato dal suo ex principale: a me non interessa”.

Il direttore del Fatto ribadisce: “Quello che è offensivo è dire che noi abbiamo scritto cose false, mentre le cose che abbiamo scritto non sono smentibili. E quelle che la Procura smentisce non c’entrano niente con la grazia. Circa la storia dell’avvocata bruciata viva, noi non abbiamo mai detto che sia stata ammazzata da persone di questo caso. Noi abbiamo parlato dei due capisaldi della grazia che sono farlocchi: l’esigenza di fare espatriare la Minetti perché il figlio poteva essere curato soltanto in America e il fatto che, dopo avere mollato Berlusconi ed essersi messa con Cipriani, avesse cambiato vita e mestiere. Abbiamo plurime testimonianze del fatto che non è vero”.
E sottolinea: “Tutto il resto è fuffa per confondere le acque, perché non si possono smentire coloro che sono stati chiamati a smentirsi. Se fosse un procedimento penale normale, non sarebbe lo stesso procuratore generale a decidere se il suo parere primigenio era buono o meno. Qui – conclude – abbiamo una serie di osti che chiedono fra di loro se il vino è buono e tutti si rispondono che il vino è buono. È un complotto? No, è umano, devono salvarsi tutti la faccia e quindi c’è una enorme convergenza di interessi a darsi tutti ragione per non dover smentire una decisione scriteriata che è stata presa “a umma a umma” il 18 febbraio 2026″.

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Caso Minetti, Travaglio: “La Procura non può accusare il Fatto di falso, è diffamazione. Si rimangino tutto e ci chiedano scusa o li denunciamo”. Su La7

4 June 2026 at 22:02

“Possono anche raccontare che gli asini volano, ma l’unica cosa che la Procura Generale non può fare è accusare il Fatto Quotidiano di falso, perché questa è una diffamazione. E non possono farlo perché non hanno sentito le persone che abbiamo sentito noi. Quella cosa lì se la rimangiano e ci chiedono scusa, altrimenti li denunciamo“. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, sul caso della grazia concessa a Nicole Minetti e sulle verifiche della Procura Generale di Milano che ha smentito l’inchiesta del quotidiano.

Il direttore sottolinea: “Continueremo a lavorare su questa vicenda invereconda per dare delle notizie. Non sta a noi del Fatto Quotidiano dare o togliere le grazie. Le grazie le danno o le tolgono eventualmente quelli che ne hanno la competenza. Noi ci siamo semplicemente occupati di una grazia che non stava né in cielo né in terra – continua – Abbiamo fatto interviste a testimoni che hanno smontato punto per punto il parere favorevole alla grazia dato a gennaio dalla Procura Generale di Milano. Abbiamo offerto ai nostri lettori delle notizie: intanto che era stata concessa la grazia, visto che il Quirinale se l’era inguattata. Abbiamo fatto interviste che non possono essere smentite per la semplice ragione che i testimoni che noi abbiamo intervistato non sono stati sentiti dai magistrati“.

Travaglio aggiunge: “Non so se avete letto il tragicomico comunicato della Procura Generale di ieri che dice che l’intervista alla massaggiatrice che lavorava a casa di Cipriani non è vera, perché è stata smentita dalle indagini difensive. Cioè praticamente tu affidi le indagini sulla Minetti alla Minetti, agli avvocati della Minetti e ai testimoni che hanno trovato gli avvocati della Minetti. È l’oste che dice che il vino è buono, ma va benissimo. Noi abbiamo un inviato in loco – prosegue e continueremo a documentare che i due presupposti alla origine della grazia non ci sono: che Minetti ha cambiato vita e che sottrarla ai servizi sociali che le avrebbero tolto il passaporto avrebbe pregiudicato il trasporto del bambino malato all’unico ospedale al mondo che poteva curarlo”.

Circa la richiesta di risarcimento danni pari a 250 milioni di euro avanzata da Minetti e Cipriani contro Il Fatto, Travaglio precisa: “Mi occuperò di fare causa anch’io a quelli che hanno diffamato noi, così vediamo chi vince. Se bastasse chiedere dei soldi per ottenerli, saremmo tutti lì che li chiediamo. Non basta chiedere dei soldi per ottenerli: di solito chi fa richieste di soldi per liti temerarie non solo non li incassa ma li sborsa”.

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De Gregori e non solo: l’artista deve prendere sempre posizione? Carrère a Travaglio: “Io mi fido poco delle mie stesse opinioni”

4 June 2026 at 18:08

Anche i casi di Erri De Luca e Francesco De Gregori sono entrati nell’intervista di Marco Travaglio a Emmanuel Carrère. Chiede Travaglio: “Questa cosa per cui l’artista e l’intellettuale deve sempre avere una posizione, deve sempre esprimere, deve firmare appelli. Immagino che capiterà anche a te che ti chiedano di firmare appelli, di partecipare a campagne, di schierarti, di dire una cosa. Ti dicono spesso anche che cosa devi dire esattamente, perché se poi dici qualcosa di un po’ diverso non va bene. Ecco tu come ti poni su questa questione perché tu sei uno scrittore, sei uno scrittore che taglia l’attualità continuamente, però non mi pare che sei tra quelli che firmano tutto, che prendono sempre l’invettiva, l’attacco. Cosa ne pensi di questa polemica? Come ti poni tu?”

Risponde Carrère: “Penso che ci sia due famiglie di giornalisti. Ci sono i giornalisti che sono più o meno nel registro della tribuna, dell’opinione, dell’analisi, dell’editoriale, e poi ci sono i giornalisti che sono dal lato del reportage. Io non ho nessun disprezzo per la prima famiglia, ma molto chiaramente mi appartengo alla seconda. C’è quello che raccontano. Mi preoccupo delle mie stesse opinioni. Sono molto influenzabile, sono molto facilmente dell’opinione dell’ultimo che ha parlato, quindi non sono in alcun modo in grado di prendere posizione, non firmo una petizione”.

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Carrère a Travaglio: “Ho votato Macron, ma è il candidato perfetto per i ricchi. E poi è infastidito dal fatto che le persone non siano intelligenti quanto lui”

4 June 2026 at 17:53

“L’ultima volta, francamente, ho votato per Macron. Il problema con Macron è che è il candidato perfetto solo per persone come me, della classe media, per le quali le cose non vanno poi così male. Ovviamente, siamo contenti di avere uno come Macron, che dopotutto è intelligente, che non ci mette in imbarazzo all’estero, che è tutto questo. Ma il problema con Macron è che è un candidato per le persone benestanti. E ci sono più persone che stanno male che persone benestanti. E le persone che stanno male non apprezzano Macron“. E’ un passaggio dell’intervista di Marco Travaglio allo scrittore Emmanuel Carrère (qui l’integrale).

Da una parte, dice Carrère, “è una persona animata da un’ambizione piuttosto nobile, sia per se stesso, sia per il suo destino, sia per il suo Paese”. Dall’altra “Macron è infastidito dal fatto che le persone non siano intelligenti quanto lui. Quindi, la maggior parte delle persone non è intelligente quanto Macron. Lui capisce tutto, analizza tutto bene. E quindi molte persone hanno l’impressione che Macron non le disprezzi nemmeno, ma che non capisca nemmeno la loro esistenza. No, non è assolutamente così. Questo è ciò che lo penalizza”. Il paragone è con un predecessore Valéry Giscard d’Estaing: “Era lo stesso tipo di persona, un tipo molto intelligente, molto brillante, che voleva il meglio per il suo paese, una sorta di modernizzazione del suo paese, tutto questo. E a un certo punto, tutta la Francia ha visto Giscard come un tipo arrogante, che non capiva niente, che era… E penso che Macron sia in qualche modo esposto alla stessa sorte, sì”.

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Travaglio a La7: “La parata del 2 giugno puzza di ipocrisia. Se sfilano droni, diciamo chiaramente che l’Italia non ripudia più la guerra”

3 June 2026 at 11:07

“A me questa parata del 2 giugno puzza, distante un miglio, di ipocrisia, di fasullume, di vuotaggini“. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che, interpellato da Lilli Gruber sul discorso tenuto ieri alla festa della Repubblica del presidente Mattarella e sul contesto internazionale segnato da riarmo e tensioni, sceglie la via della sincerità senza filtri.
“Purtroppo come in ogni 2 giugno mi cogli al punto più basso del mio spirito patriottico – esordisce il giornalista – Io ho sentito dire che la nostra Costituzione ripudia la guerra mentre sfilavano droni, carri armati, missili, bombardieri e quindi o è vera una o è vera l’altra”.

Travaglio non contesta il principio della difesa, ma mette in discussione la scelta simbolica di celebrare l’ottantesimo anniversario della Repubblica con un’esibizione di armamenti. Quest’anno, in particolare, l’attenzione si è concentrata sui droni, presentati come vanto della produzione nazionale. Per il direttore del Fatto si tratta invece di un simbolo problematico: “Il drone è l’arma più vile che esista perché la telecomandi a distanza, perché fa un sacco di vittime civili, perché può essere deviata, perché non fa vittime tra i tuoi ma solo tra gli altri e quindi deresponsabilizza completamente chi la utilizza. Ma che gli è saltato in mente di far sfilare i droni? Per carità li producono tutti, li produciamo anche noi, ma perché dovrebbero diventare il simbolo e il vanto della nazione?”.

E aggiunge: “Facciamo sfilare dei diplomatici, dei cooperanti, dei volontari, dei facilitatori, della gente che mette insieme il dialogo fra i popoli, non degli strumenti che mai come in questo momento distruggono e uccidono”.
Il giornalista richiama poi episodi recenti per rafforzare la sua tesi: “L’altro giorno i droni ucraini hanno fatto secchi 21 studenti in una scuola del Lugansk, poi c’è stato il drone deviato, a Gaza i droni sono stati utilizzati per sterminare la popolazione civile e adesso in Libano“.
Di fronte a queste immagini, conclude, l’articolo 11 della Costituzione rischia di suonare vuoto: “A questo punto, smettiamola di celebrare l’articolo 11 della Costituzione e diciamo che l’Italia ripudia la pace e che non ripudia la guerra, perché altrimenti suona tutto finto e tutto fasullo. E la gente non ci capisce più niente”.

L'articolo Travaglio a La7: “La parata del 2 giugno puzza di ipocrisia. Se sfilano droni, diciamo chiaramente che l’Italia non ripudia più la guerra” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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