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Usa, declassificati i dossier sui laboratori biologici ucraini: la mappa dei fondi di Washington (e rispunta l’ombra di Biden jr)

13 June 2026 at 14:23

Oltre 40 laboratori biologici finanziati dagli Stati Uniti in Ucraina, agenti patogeni come antrace e brucella, contractor americani incaricati di costruire e gestire le strutture e il nome di Hunter Biden che torna ad affacciarsi sullo sfondo. È il contenuto del dossier declassificato da Tulsi Gabbard, direttrice dimissionaria dell’Intelligence nazionale americana, che accusa le passate amministrazioni di aver nascosto per anni informazioni sui programmi biologici finanziati all’estero e riapre una delle questioni più controverse emerse all’inizio della guerra tra Russia e Ucraina.

Il report pubblicato da Gabbard, che rimarrà in carica fino al 30 giugno, parla di “nuove prove del finanziamento di lunga data da parte del governo Usa a oltre 120 laboratori biologici in più di 30 paesi”. Tra questi, recita il testo pubblicato sul sito dell’agenzia, “figurano laboratori in Ucraina, che potrebbero essere a rischio di compromissione a causa della guerra in corso”. In particolare, la Dni aveva avvertito che “un laboratorio finanziato che ospitava probabilmente agenti patogeni pericolosi ed era vulnerabile alle minacce di attacchi o danni da parte della Russia”.

Per capire la questione occorre conoscere il contesto. Nella prima pagina del documento si parla di “CTR Supported Labs in Ukraine“. Il riferimento è ai laboratori sostenuti dal programma “Cooperative Threat Reduction” lanciato da Washington dopo il crollo dell’Urss per mettere in sicurezza materiali, conoscenze e infrastrutture legate agli arsenali nucleari, chimici e biologici delle ex repubbliche sovietiche. Dopo la caduta del regime, gli americani decisero di non smantellare i loro laboratori ma di modernizzarli, catalogare e custodire i patogeni in base a standard di sicurezza considerati più elevati e convertire la ricerca da finalità militari a impieghi civili. Finanziato dal Pentagono e gestito dalla Defense Threat Reduction Agency, il programma ha sostenuto per decenni la ristrutturazione di questi centri di ricerca. Ora il dossier pubblicato da Gabbard fornisce nuovi dettagli sulle modalità con cui il programma è stato attuato.

“Fino a ora – continua il rapporto – le prove relative all’effettiva esistenza e al finanziamento di questi laboratori erano state deliberatamente nascoste al popolo americano”. Secondo Gabbard, “le informazioni riguardanti l’esistenza, la storia, l’ubicazione e il finanziamento di questi laboratori biologici finanziati dagli Stati Uniti sono state intenzionalmente occultate da persone potenti”, e “molti sono attualmente o sono stati in passato impegnati in ricerche che utilizzano agenti patogeni pericolosi e altamente contagiosi, in alcuni casi includendo pericolose ricerche sul ‘guadagno di funzione’, con pochissima visibilità o supervisione”. Nella documentazione allegata ricca di dettagli e mappe, si citano “oltre 40 laboratori costruiti o supportati” in Ucraina, più del 30% del totale nel mondo: in particolare in uno, a causa del conflitto in corso, potrebbe essersi verificato un pericolo di contaminazione da brucella o antrace.

Secondo il report a svolgere un ruolo centrale nella realizzazione di diversi laboratori è stata Black & Veatch, società statunitense indicata come “integrating contractor” dei progetti. Tra le strutture citate figurano il Kherson Diagnostic Laboratory, costato 1,7 milioni di dollari e realizzato con il supporto delle aziende ucraine Techno Project e Macrochem, e l’Institute of Veterinary Medicine dell’Accademia nazionale delle scienze agrarie, per il quale sono stati investiti oltre 2,1 milioni di dollari con il coinvolgimento di Project Technichniy Center e Mediamax.

Black & Veatch compare anche come principale contraente del Central Reference Laboratory presso lo Ukrainian Research Antiplague Institute di Odessa, il progetto più costoso tra quelli elencati, con una spesa di quasi 3,5 milioni di dollari, e dello Zakarpatska Diagnostic Laboratory, finanziato con circa 1,9 milioni di dollari. In tutti i casi la società americana viene descritta come il soggetto incaricato di coordinare progettazione, costruzione ed equipaggiamento delle strutture attraverso una rete di subappaltatori.

Nel rapporto della Dni non viene mai nominata, ma Black & Veatch avrebbe lavorato con la società Metabiota, che in passato avrebbe ricevuto investimenti per 500mila dollari da Rosemont Seneca Technology Partners, un fondo di investimento tra i cui fondatori figura Hunter Biden, figlio dell’ex presidente Joe Biden. La notizia era emersa il 24 marzo 2022, un mese dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando Igor Kirillov, capo delle forze di difesa da radiazioni, chimica e biologico delle Forze Armate russe, aveva dichiarato che “il fondo di investimento Rosemont Seneca di Hunter Biden ha finanziato il programma militare biologico del Pentagono in Ucraina”. “Allo stesso tempo – aveva aggiunto il funzionario -, esiste uno stretto legame tra la società e i principali appaltatori del Dipartimento della Difesa Usa, tra cui Metabiota, che, insieme a Black & Veach, è il principale fornitore di attrezzature per i laboratori biologici del Pentagono in tutto il mondo”. Metabiota era effettivamente stata un subappaltatore di Black & Veatch e i media conservatori americani si erano scatenati contro il figlio dell’allora capo della Casa Bianca. Ora la pubblicazione del report potrebbe diventare un’arma nelle mani di Donald Trump contro i democratici in vista delle elezioni di medio termine.

L'articolo Usa, declassificati i dossier sui laboratori biologici ucraini: la mappa dei fondi di Washington (e rispunta l’ombra di Biden jr) proviene da Il Fatto Quotidiano.

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