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12 June 2026 at 16:46
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Si tienes alguna de estas apps instaladas en tu móvil, debes deshacerte de ellas cuanto antes: pueden ponerte en riesgo

12 June 2026 at 11:15

Nunca hay suficientes avisos en materia de seguridad y, en esta ocasión, la alerta llega para cerca de dos millones de usuarios, una cifra similar a la de los afectados por el malware NoVoice. Ese es, de hecho, el volumen de descargas que suman en el Google Play Store de Android de forma combinada tres aplicaciones en las que el Centro de Investigación de Ciberseguridad Black Duck ha descubierto vulnerabilidades críticas de ejecución remota de código (RCE).

Se trata de herramientas diseñadas para transformar el teléfono móvil en un ratón y teclado remotos. En concreto, los nombres de estas aplicaciones son Lazy Mouse, Telepad y PC Keyboard, por lo que el consejo de los expertos en caso de contar con alguna de ellas es retirarles todos los permisos y proceder a su desinstalación inmediata.

La falta de soporte concede una puerta de acceso a ciberdelincuentes

Estas tres aplicaciones quedaron sin soporte por parte de sus creadores, lo que ha servido como puerta de entrada para que los ciberdelincuentes las hayan convertido en su particular campo de cultivo. A través de ellas han podido instalar malware y tomar el control del dispositivo a distancia para robar datos personales, incluyendo credenciales de aplicaciones financieras.

Ese es, precisamente, uno de los puntos críticos de los que se aprovechan los cibercriminales: el olvido de aquellas aplicaciones que quedan sin soporte ni actualizaciones por parte de sus creadores. A buen seguro, cualquiera que revise ahora mismo la lista de apps de su dispositivo Android encontrará alguna que lleva meses (o incluso años) sin abrir, y de la que desconoce por completo si sigue recibiendo el mantenimiento técnico pertinente.

Google Play Store quiere acabar con las aplicaciones abandonadas

Google es consciente de ese peligro y, tal como apunta Android Authority, trabaja en una vía de protección adicional para quienes llevan un teléfono Android en su bolsillo. Antes, para saber si una aplicación había quedado sin soporte había que acudir a medios especializados o buscar dicha app desde otro dispositivo para ver si seguía presente en la Google Play Store.

Sin embargo, a la vista de lo localizado en las líneas de código ocultas de la versión 51.4.19 de la tienda oficial, la idea sobre la que trabaja Google consiste en que el sistema operativo notificará cuando una aplicación deje de estar disponible en la tienda oficial de Android, con lo que tampoco recibirá más actualizaciones, cruciales en materia de seguridad.

Este paso servirá por parte de Google para informar a los usuarios acerca del estado de la aplicación determinada sobre la que salte el aviso. No quiere decir que dicha herramienta deje de estar operativa. De hecho, la decisión acerca de si mantenerla instalada o proceder a su eliminación del terminal corresponde únicamente al usuario. 

De este modo, la futura función en la que trabajan los desarrolladores de Google para implementar en la Play Store mira hacia la seguridad en un momento en que los ataques en línea siguen de plena actualidad. Las vías que aprovechan los delincuentes en línea son muy diversas, por lo que atajar cualquier frente, como lo pueda ser el de las aplicaciones descatalogadas o abandonadas por los desarrolladores, merece atención.

© Difoosion

Malware Android 2

Basta agli stage che nascondono lavoro precario: la mia proposta di un Registro nazionale dei tirocini

5 June 2026 at 06:02

di Paolo Gallo

In Italia il lavoro è diventato un eterno corridoio d’attesa. Una generazione intera vive sospesa tra stage, tirocini, collaborazioni occasionali, contratti a termine e promesse rimandate. Si studia più a lungo, si accumulano competenze, master, lingue straniere ed esperienze, ma il traguardo della stabilità continua ad allontanarsi. E nel frattempo passano gli anni, le occasioni e, spesso, anche la fiducia.

Il lavoro, che per decenni è stato sinonimo di emancipazione sociale, oggi per molti giovani italiani coincide con l’incertezza. Una precarietà non solo economica, ma anche psicologica ed esistenziale. Perché senza prospettive è difficile costruire una vita: si rinviano scelte, famiglie, indipendenza e progetti.
Non è una questione nuova. Già nel Novecento la letteratura italiana raccontava il rapporto complesso tra individuo e lavoro. Da Paolo Volponi a Luciano Bianciardi, passando per Ottiero Ottieri, il lavoro appariva come una promessa di dignità ma anche come un meccanismo capace di schiacciare le persone.

Oggi quella contraddizione assume una forma diversa e più subdola: l’illusione permanente dell’opportunità. Per migliaia di ragazzi e ragazze, infatti, lo stage non rappresenta più un ponte verso l’occupazione, ma rischia di trasformarsi nell’occupazione stessa. Un limbo in cui si lavora senza reali prospettive, spesso con compensi modesti e responsabilità concrete, ma senza adeguate tutele. Si accumulano esperienze considerate “formative”, che però troppo spesso alimentano un sistema fondato sul ricambio continuo e sul basso costo del lavoro giovanile.

Eppure gli stage non sono il problema. I tirocini possono essere strumenti preziosi di crescita, formazione e inserimento professionale. Molte aziende investono seriamente nei giovani, li accompagnano e li assumono. Ed è proprio qui il punto: distinguere chi forma davvero da chi utilizza gli stage come lavoro precario mascherato. Per questo ho lanciato una proposta: l’istituzione di un Registro Pubblico Nazionale degli Stage e dei Tirocini.

Uno strumento semplice ma potenzialmente rivoluzionario. Un registro che raccolga e pubblichi annualmente, per ogni azienda che attiva stage curriculari o extracurriculari, alcuni dati essenziali: numero totale di stagisti ospitati, percentuale di assunzioni successive al tirocinio, tipologia dei contratti offerti, durata media dei percorsi, retribuzione media iniziale, numero di rinnovi o interruzioni.

Non si tratta di penalizzare le imprese. Al contrario. Questa proposta nasce per valorizzare le aziende virtuose, quelle che credono realmente nei giovani e investono nel loro futuro professionale. In un mercato del lavoro spesso opaco, la trasparenza diventerebbe finalmente un criterio di scelta. Studenti, neolaureati e famiglie potrebbero orientarsi con maggiore consapevolezza, individuando realtà che offrono prospettive concrete e non semplici esperienze da aggiungere al curriculum.

Oggi chi cerca uno stage si muove troppo spesso al buio. Le informazioni circolano attraverso racconti personali, forum, gruppi social e passaparola. Ma il futuro di una generazione non può dipendere dalla fortuna o da recensioni informali. Servono dati pubblici, verificabili e accessibili.

La trasparenza non è un attacco alle imprese: è una forma di responsabilità collettiva. Perché il lavoro non è soltanto un contratto. È dignità, possibilità, cittadinanza. E un Paese che non protegge l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro finisce inevitabilmente per indebolire il proprio futuro. Gli stage devono tornare a essere opportunità concrete di crescita e assunzione, non parcheggi temporanei o strumenti di precarizzazione. Perché una generazione che continua a sentirsi “in prova” è una generazione a cui viene sottratta la possibilità di progettare il domani. E senza futuro, nessun Paese può davvero dirsi moderno.

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L'articolo Basta agli stage che nascondono lavoro precario: la mia proposta di un Registro nazionale dei tirocini proviene da Il Fatto Quotidiano.

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