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Received today — 10 June 2026 Il Giornale - Mondo

Belfast, scoppia la protesta anti-immigrati

Manifestazioni di protesta anti immigrati, strade bloccate, bidoni e veicoli dati alle fiamme, fra cui anche un autobus. Belfast ha reagito così, ieri, dopo l'episodio di violenza avvenuto nella capitale dell'Irlanda del Nord, con protagonista un sudanese. L'uomo, che aveva il permesso di soggiorno nel Regno Unito, lunedì sera ha aggredito in modo violentissimo una persona attorno ai quarant'anni della quale non sono state rese note le generalità. L'assalto, brutale, è stato ripreso da un video amatoriale che ha fatto il giro del web, suscitando orrore e indignazione. Nelle immagini si vede il sudanese, dell'apparente età di una trentina di anni, a cavalcioni sopra la sua vittima che ferisce ripetutamente con un coltello. «Sta tentando di tagliargli la testa», si sente dire da un testimone inorridito nel video. «Lascialo», invoca un altro. Nel video si vede anche un terzo uomo, che il web ha eletto ad eroe, affrontare l'aggressore con una racchetta di hurling, uno sport gaelico. Poi intervengono anche altri uomini che sembrano riuscire nell'intento di fermare l'africano. Nel frattempo qualcuno aveva avvertito la polizia, che è intervenuta poco dopo arrestando l'aggressore. L'uomo è sotto custodia con l'accusa di tentato omicidio. La polizia nordirlandese (Psni) ha escluso il movente terroristico dietro il gesto e ha precisato che l'aggressore sarebbe arrivato a Belfast nel febbraio 2023 dal Sudan passando per Parigi e Dublino. Una volta arrivato in Irlanda del Nord avrebbe presentato domanda di asilo e, nel settembre del 2023, avrebbe ottenuto il permesso di soggiorno nel Regno Unito. La vittima avrebbe riportato «significative ferite agli occhi, al collo e alla schiena», ma non sarebbe in pericolo di vita.

L'episodio ha scioccato l'isola e l'intero Regno Unito. Ieri in serata le strade di Belfast sono state invase dalle proteste. I manifestanti, molti dei quali a volto coperto, hanno bloccato importanti arterie stradali della città e alcuni di loro hanno dato fuoco a diversi veicoli. Del fumo si è alzato da più punti della città. Ma anche sulle sponde dell'Inghilterra, a Southampton, ci sono stati raduni di protesta: la città è ancora scossa dal caso di Henry Nowak, il 18enne bianco accoltellato il 3 dicembre scorso in strada da un giovane britannico di origini sikh e che, invece di essere soccorso, venne ammanettato dagli agenti intervenuti, convinti dall'aggressore che lui avesse reagito a un attacco a sfondo razzista.

La nuova aggressione a Belfast ha anche provocato le prevedibili reazioni delle varie forze politiche. A cavalcare in particolare la «decapitazione di Belfast» è stato Nigel Farage, leader di Reform Uk, che non ha nemmeno atteso gli esiti delle prime indagini per accusare le autorità britanniche di concedere permessi di soggiorno con eccessiva facilità e chiedere alle autorità di «rivelare immediatamente l'identità e lo status dell'aggressore» tagliando corto: «Il pubblico deve conoscere la verità». Il ministro per l'Irlanda del Nord Hilary Benn, intervenendo alla Camera dei Comuni, ha minacciato la comunità di Belfast di dure ritorsioni in caso di manifestazioni violente mentre lo stesso premier Keis Starmer ha parlato di aggressione «ripugnante», invocando la tolleranza zero. Perfino il miliardario Elon Musk su X ha commentato «enough». Ovvero: abbastanza.

Il regime minaccia Usa e Israele: "Sarà l'inferno se Satana insiste". E Khamenei jr adesso è isolato

Risposte. Minacce. Fauci spianate. Teheran non cede di un passo, almeno in apparenza. "Se la coalizione americano-sionista supererà ancora una volta il limite, la regione diventerà per essa un inferno", ha scritto ieri in una nota su X il segretario del Consiglio nazionale supremo per la Sicurezza dell'Iran, Mohammad Bagher Zolghadr. "Abbiamo infranto l'equazione di un cessate il fuoco sulla carta e delle sue ripetute violazioni sul campo", ha scritto sempre su X il presidente del Parlamento e capo della squadra negoziale iraniana nei colloqui con gli Stati Uniti, Mohammad Bagher Ghalibaf, aggiungendo: "Finché non ci sarà la reale volontà di costruire la fiducia, questa sarà la risposta dell'Iran".

Parole che sanno di piombo e di sangue. E che fanno seguito alle azioni militari con cui le Guardie Rivoluzionarie hanno ribattuto colpo su colpo agli attacchi israeliani, compiuti ancora ieri mattina con missili balistici lanciati dall'aria che hanno colpito tra l'altro Karaj, Isfahan, Tabriz e la parte occidentale di Teheran, tra cui l'aeroporto di Mehrabad, e il complesso petrolchimico di Karoun, a Mahshahr, nella provincia del Khuzestan, che ha subito danni parziali. In risposta i pasdaran hanno annunciato di aver attaccato due basi aeree "importanti e strategiche" in Israele, a Nevatim e Tol Nof e un impianto chimico a Haifa. Attacchi "dedicati ai martiri della guerra dei dodici giorni tra Iran e Israele nel giugno 2025". "Siamo pienamente pronti a impartire una lezione punitiva a tutto campo al nemico su tutti i fronti e abbiamo pianificato operazioni adeguate a qualsiasi scenario da parte del nemico", si legge nella dichiarazione riportata dall'agenzia Irna. "Abbiamo dimostrato che lo spazio aereo dei territori occupati e della regione è sotto la volontà e il controllo dei missili distruttivi delle forze aerospaziali delle Guardie Rivoluzionarie", come ha detto il portavoce delle stesse Guardie, Hossein Mohebi.

L'Iran non molla, e si dice "pronto a una guerra di lunga durata con il regime sionista e a infliggere un duro colpo agli interessi statunitensi", come scrive Taksim. E in caso di aggressione contro qualsiasi parte dell'"asse della resistenza, che include Hezbollah, l'Iran risponderà, trascendendo i confini geografici, il che altererà gli equilibri regionali", come ha avvertito il capo del Consiglio per il Discernimento, Sadegh Amoli Larijani. Ma dietro questo ghigno, questo occhio per occhio e dente per dente, esiste a Teheran una grande paura che la nuova escalation militare possa intossicare la strada del dialogo che faticosamente sembrava delinearsi. "È del tutto naturale che il processo diplomatico avviato per porre fine a questa guerra imposta ne risenta", ha dichiarato il portavoce della diplomazia iraniana Esmail Baghei, in una conferenza stampa.

E mentre l'organizzazione per l'Aviazione Civile iraniana ha annunciato che tutti i voli negli aeroporti di tutto il Paese sono stati cancellati fino a nuovo avviso e il viceministro degli Esteri per gli Affari Legali e Internazionali, Kazem Gharibabadi, ha deplorato le nuove sanzioni dell'Ue contro due individui iraniani e un'unità delle Guardie Rivoluzionarie per aver minacciato la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz parlando di "azione politica e ipocrita degli europei" a cui "l'Iran non attribuisce alcun valore", le comunicazioni tra la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei e i funzionari iraniani sono state interrotte domenica notte. Anche gli attacchi missilistici contro Israele delle ultime ore sarebbero stati condotti senza alcun coordinamento con l'ufficio della Guida Suprema, perché troppo rapidi per poter essere concordati con il figlio di Ali, ucciso il 28 febbraio nel primo attacco iraelo-statunitense alla teocrazia.

Received — 8 June 2026 Il Giornale - Mondo

Trump: "Chiederò a Netanyahu di non attaccare"

Ieri era il giorno numero 100 della guerra in Iran, partita l'ultimo giorno di febbraio con l'attacco israelo-statunitense al regime teocratico, che ne è uscito decapitato. Pochi avrebbero immaginato che si sarebbe andati in tripla cifra quel sabato di fine inverno. Eppure per Donald Trump, il regista dell'operazione, "questa non è una guerra infinita, è in corso da tre mesi". Trump ha parlato ieri lungamente a Nbc News, lAnche se con pura non-logica trumpiana, il presidente nega di aver mai promesso di tenere fuori gli States dal contesto bellico. "Non ho garantito l'assenza di guerre - ha garantito il tycoon -. Perché mai altrimenti ho dovuto costruire la forza militare più potente del mondo?" Di certo The Donald ha assicurato di non voler ritirare i 50mila soldati impegnati nel conflitto in Medio Oriente prima che si giunga a una conclusione del conflitto. Trump si avventura in un parallelo numerico con la guerra del Vietnam, nella quale gli States persero oltre 58mila soldati. "Qui abbiamo perso 13 persone ed è un numero elevato. Tredici persone: trippe. Ma se guardiamo al Vietnam o una qualsiasi delle ultime sette o otto guerre che hanno causato moltissime vittime, noi ne abbiamo perse 13".

Ma ci sarà l'accordo con Teheran? Trump appare ottimista, le due parti sarebbero "molto vicine" alla firma. "Ci sono un paio di punti ancora da definire, non sono neanche questioni di grande entità" visto che l'Iran "ha accettato il fatto di non dotarsi di armi nucleari", ha detto Trump, precisando di aver voluto voler inserire una clausola che impedisca agli ayatollah anche la possibilità di acquistarle, che Teheran avrebbe accettato dopo un'iniziale riluttanza. E in serata Donald avverte Netanyahu della necessità di non rispondere al fuoco dopo il bombardamento iraniano che, dice, non ha causato vittime. Lo rivela lo stesso Trump, in un colloquio telefonico con il giornalista di Axios, Barak Ravid, riportata dallo stesso reporter su X. Secondo Ravid, Trump ha affermato che una risposta militare israeliana rischierebbe di alimentare ulteriormente il conflitto. "Se Bibi li colpisce di nuovo, tutto continuerà come negli ultimi 47 anni o negli ultimi 3mila". E che l'allarme resta alto lo dimostra anche il fatto che le scuole iraniane oggi rimarranno chiuse,

E a proposito di nucleare, a Nbc Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti collaboreranno con l'Iran per recuperare e distruggere il suo uranio. "Se raggiungiamo un accordo e saremo in buoni rapporti, porteremo via l'uranio e lo distruggeremo, sia che l'operazione avvenga sul posto sia altrove". "Se invece - ha aggiunto l'inquilino della Casa Bianca - non dovessimo raggiungere un accordo, allora elimineremo le strutture con estrema durezza". Infine Trump ha detto che in caso di accordo, non ci sarebbe automaticamente lo sblocco dei beni di Teheran congelati, pari a 24 miliardi di dollari. "Avverrà in un secondo momento".

Received — 7 June 2026 Il Giornale - Mondo

Hegseth in Normandia (con moglie e figli) striglia gli amici europei

Dalle spiagge in cui iniziò la riscossa dell’Europa contro lo spettro nazista alle spiagge in cui la stessa Europa rischia oggi di naufragare. È un sillogismo piuttosto spericolato quello che il segretario americano alla Difesa, Pete Hegseth, ha confezionato per il suo discorso a Colleville-sur-Mer, in Normandia, dove ieri ha partecipato alle celebrazioni per lo Sbarco che il 6 giugno 1944 dette il via all’offensiva angloamericana nell’Europa continentale quasi completamente sotto il tallone tedesco. «Oggi - dice Hegseth - diverse spiagge europee sono prese d’assalto da varie ideologie pericolose: sulle spiagge della Spagna, dell’Italia, della Grecia e della Bulgaria, arrivano barche e uomini». L’immigrazione come il nazismo? Il 2026 come cancellazione dello spirito del 1944? Non è chiaro cosa passi per la testa del «ministro» trumpiano. Quello che è chiaro è il suo appello all’Europa per sollecitarne il risveglio: «Le capitali europee agiranno contro questa invasione o è già troppo tardi?».
Vicino alla ministra della Difesa francese Catherine Vautrin, Hegseth si è guardato bene dal fare qualsiasi riferimento ai conflitti in corso in Iran, Ucraina o altre regioni del mondo, che visto l’anniversario storico sarebbe stato certamente più opportuno, rispetto al richiamo all’immigrazione clandestina, tema caldo sì, ma del tutto fuori contesto. Sarebbe stato ben più difficile per lui richiamare un’altra Omaha Beach, un’altra Operazione Overlord che al momento non si intravede per risolvere i confitti attuali.
Hegseth ha preferito prendersela con gli alleati europei, decisamente deludenti a suo dire: «L’America deve mostrare la via, e noi lo faremo. Ma i nostri alleati devono stare con noi, al nostro fianco». Un invito ai 27 a riarmarsi e pure in fretta, anche perché «l’unica garanzia della pace è la forza». E ancora: «Gli uomini sepolti qui hanno combattuto in un’alleanza in cui ogni partner ha portato la propria piena capacità, coraggio e sacrificio. Non slogan vuoti, non summit nel lusso, non comunicati». Infine: «I veri alleati fanno cose vere, accettano perdite vere per una causa comune per la quale vale la pena combattere e morire».
L’appuntamento in Normandia cade nel contesto del riassetto delle truppe Usa in Europa, in vista del vertice Nato che si terrà a luglio ad Ankara, in Turchia. Venerdì sera Hegseth aveva annunciato che non avrebbe partecipato alla cerimonia internazionale di commemorazione del pomeriggio di ieri a Langrune-sur-Mer, preferendo salutare a Colleville i 9.387 militari americani morti 82 anni fa.
Nel Nord della Francia il capo del Pentagono si è presentato con la moglie e i sei figli, ciò che ha provocato aspre polemiche negli States. Lo staff di Hegseth ha fatto sapere che le spese di viaggio dei familiari saranno interamente a suo carico, ma non è chiaro se questo esborso riguarderà anche i costi aggiuntivi per garantire la sicurezza ai suoi familiari in un momento di rischi aumentati a causa del conflitto con l’Iran. «Il segretario Hegseth segue tutte le regole etiche, regolamenti e linee guida alla lettera», che parla di «standard rigorosi per assicurare che i soldi dei contribuenti siano protetti mentre gli alti funzionari svolgono i loro compiti ufficiali».

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