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Received today — 10 June 2026 Il Giornale - Mondo

Belfast, scoppia la protesta anti-immigrati

Manifestazioni di protesta anti immigrati, strade bloccate, bidoni e veicoli dati alle fiamme, fra cui anche un autobus. Belfast ha reagito così, ieri, dopo l'episodio di violenza avvenuto nella capitale dell'Irlanda del Nord, con protagonista un sudanese. L'uomo, che aveva il permesso di soggiorno nel Regno Unito, lunedì sera ha aggredito in modo violentissimo una persona attorno ai quarant'anni della quale non sono state rese note le generalità. L'assalto, brutale, è stato ripreso da un video amatoriale che ha fatto il giro del web, suscitando orrore e indignazione. Nelle immagini si vede il sudanese, dell'apparente età di una trentina di anni, a cavalcioni sopra la sua vittima che ferisce ripetutamente con un coltello. «Sta tentando di tagliargli la testa», si sente dire da un testimone inorridito nel video. «Lascialo», invoca un altro. Nel video si vede anche un terzo uomo, che il web ha eletto ad eroe, affrontare l'aggressore con una racchetta di hurling, uno sport gaelico. Poi intervengono anche altri uomini che sembrano riuscire nell'intento di fermare l'africano. Nel frattempo qualcuno aveva avvertito la polizia, che è intervenuta poco dopo arrestando l'aggressore. L'uomo è sotto custodia con l'accusa di tentato omicidio. La polizia nordirlandese (Psni) ha escluso il movente terroristico dietro il gesto e ha precisato che l'aggressore sarebbe arrivato a Belfast nel febbraio 2023 dal Sudan passando per Parigi e Dublino. Una volta arrivato in Irlanda del Nord avrebbe presentato domanda di asilo e, nel settembre del 2023, avrebbe ottenuto il permesso di soggiorno nel Regno Unito. La vittima avrebbe riportato «significative ferite agli occhi, al collo e alla schiena», ma non sarebbe in pericolo di vita.

L'episodio ha scioccato l'isola e l'intero Regno Unito. Ieri in serata le strade di Belfast sono state invase dalle proteste. I manifestanti, molti dei quali a volto coperto, hanno bloccato importanti arterie stradali della città e alcuni di loro hanno dato fuoco a diversi veicoli. Del fumo si è alzato da più punti della città. Ma anche sulle sponde dell'Inghilterra, a Southampton, ci sono stati raduni di protesta: la città è ancora scossa dal caso di Henry Nowak, il 18enne bianco accoltellato il 3 dicembre scorso in strada da un giovane britannico di origini sikh e che, invece di essere soccorso, venne ammanettato dagli agenti intervenuti, convinti dall'aggressore che lui avesse reagito a un attacco a sfondo razzista.

La nuova aggressione a Belfast ha anche provocato le prevedibili reazioni delle varie forze politiche. A cavalcare in particolare la «decapitazione di Belfast» è stato Nigel Farage, leader di Reform Uk, che non ha nemmeno atteso gli esiti delle prime indagini per accusare le autorità britanniche di concedere permessi di soggiorno con eccessiva facilità e chiedere alle autorità di «rivelare immediatamente l'identità e lo status dell'aggressore» tagliando corto: «Il pubblico deve conoscere la verità». Il ministro per l'Irlanda del Nord Hilary Benn, intervenendo alla Camera dei Comuni, ha minacciato la comunità di Belfast di dure ritorsioni in caso di manifestazioni violente mentre lo stesso premier Keis Starmer ha parlato di aggressione «ripugnante», invocando la tolleranza zero. Perfino il miliardario Elon Musk su X ha commentato «enough». Ovvero: abbastanza.

Musk brinda alla scalata a Montepaschi. "Intesa e Unipol sono le migliori d'Italia"

Alla vigilia dell'Ipo di SpaceX prevista per questo venerdì, Elon Musk (in foto) brinda all'offerta lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps al fianco di Unipol. Andrea Stroppa, il referente di Elon Musk in Italia, ieri ha postato un messaggio su X: "Intesa Sanpaolo e Unipol sono le migliori in Italia. Entrambe hanno investito in X e SpaceX che si quota in Borsa venerdì e faranno molti soldi. Antitesi il pubblico, come Cassa Depositi e Prestiti, incapace di investire nel futuro come stanno facendo i migliori fondi sovrani".

La benedizione dell'operazione messa in piedi da Carlo Messina e Carlo Cimbri non è casuale. Nell'autunno del 2023 Intesa Sanpaolo aveva puntato sulla space economy investendo - senza rivelare quanto - in SpaceX, un player recitava il comunicato dell'epoca "che ha dimostrato una visione d'avanguardia del prossimo futuro". Unipol aveva invece puntato una fiche a ottobre 2022 su Twitter, oggi chiamato X, partecipando, quale unico soggetto italiano, al club di investitori internazionali che hanno affiancato Musk nell'acquisizione del social network. Non solo. Nel maggio del 2023 la stessa compagnia bolognese era inoltre intervenuta a sostegno delle comunità coinvolte nelle alluvioni che avevano colpito l'Emilia Romagna e con la collaborazione di Musk, aveva reso disponibili i terminali Starlink per consentire ai soccorritori, ai servizi essenziali e strategici (ad esempio gli ospedali) e alla popolazione di avere accesso alla rete Internet. SpaceX aveva orientato i suoi satelliti, concentrandoli in modo da dare priorità alla regione emiliana.

A marzo 2025, alla presentazione del nuovo piano industriale del gruppo assicurativo bolognese, aveva detto che l'investimento non era "né aumentato né diminuito, è quello che abbiamo fatto in sede di acquisizione di Twitter" scommettendo sulla frontiera tecnologica. Ora X è stata incorporata in xAI, che a sua volta condivide parte dell'ecosistema imprenditoriale di Musk. E lunedì, durante la conferenza stampa di presentazione dell'operazione con Intesa Sanpaolo su Mps, Cimbri ha dichiarato che l'investimento, in virtù della prossima Ipo del colosso spaziale del miliardario sudafricano, potrebbe valere oggi 280 milioni: in pratica, una plusvalenza teorica di 180 milioni.

L'azienda basata in Texas offre circa 555,6 milioni di azioni a 135 dollari ciascuna e potrebbe essere valutata oltre 2.000 miliardi di dollari perché molti investitori non la considerano solo una società di esplorazione spaziale, ma piuttosto un fornitore di infrastrutture potenzialmente indispensabile per la futura espansione dell'intelligenza artificiale, attraverso le comunicazioni satellitari, la connettività globale e la capacità di trasferimento dati. L'inserimento di SpaceX nel Nasdaq è atteso per il 7 luglio, circa 15 sedute di mercato dopo l'Ipo. Nel frattempo, proprio ieri, OpenAI ha presentato in via riservata la documentazione per la quotazione in Borsa alla Sec (la Consob americana), unendosi al gruppo delle aziende, come Anthropic, che si apprestano a quotarsi.

Da Almasri agli abusi. La parabola di Khan, il giudice anti-potenti

Karim Khan, il procuratore capo della Corte penale internazionale, è stato sospeso in attesa che una sessione speciale degli Stati membri del Tribunale valuti eventuali provvedimenti disciplinari nei suoi confronti. L'organo è competente a pronunciarsi in via definitiva. La vicenda ha gettato l'istituzione nello scompiglio negli ultimi due anni. L'accusa a carico di Khan, 56 anni, avvocato britannico (di padre pakistano), è di abusi sessuali.

Il procuratore è noto, tra l'altro, per aver spiccato i mandati d'arresto internazionale per crimini di guerra nei confronti di Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu. La Corte penale internazionale è stata istituita nel 2002 per indagare e perseguire le persone accusate dei crimini più gravi al mondo, come il genocidio e i crimini di guerra. Il comitato, composto da 21 Stati membri della Corte, ha votato a maggioranza qualificata per stabilire che Khan si è reso responsabile di gravi illeciti. La decisione è stata presa sulla base di un rapporto di un organo di controllo delle Nazioni Unite e del parere di un gruppo di esperti giuridici, nonché di memorie scritte, presentate da Khan e dalla presunta vittima. Khan si era già dimesso nel maggio 2025, prendendosi un periodo di congedo per difendersi dalle accuse, che egli nega. La decisione rappresenta un passo importante nel processo, ma resta da vedere se Khan verrà rimosso dal suo incarico.

Le accuse di molestie sessuali sono emerse per la prima volta nel maggio 2024. Un team delle Nazioni Unite ha indagato su richiesta della Corte e i risultati sono stati poi esaminati da un collegio di giudici, che ha valutato le prove. Gli investigatori hanno affermato di aver trovato prove che Khan avesse avuto "contatti sessuali non consensuali" con una dipendente di grado inferiore e che si fosse vendicato contro altre due che avevano denunciato le sue accuse al tribunale dopo che lei si era confidata con loro. La donna protagonista della vicenda lavorava come assistente speciale all'epoca dei fatti e Khan era il suo superiore. Le avances iniziali si sono trasformate in rapporti sessuali, nel suo ufficio e in seguito durante i viaggi di lavoro. "La dinamica di potere tra loro faceva sì che lei non potesse dire di no al signor Khan", afferma il rapporto. Le presunte condotte illecite si sarebbero verificate in camere d'albergo durante viaggi di lavoro, nell'ufficio di Khan e nella sua abitazione.

Khan nel 2023 ha spiccato mandati d'arresto internazionali per Putin e nel 2024 contro Netanyahu e il suo allora ministro della Difesa Yoav Gallant, così come per i principali leader di Hamas. Aveva chiesto anche alle autorità libiche di consegnare il generale Almasri ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità. L'ultima indagine ha sollevato dubbi sulla sua capacità di svolgere efficacemente il suo incarico qualora tornasse a ricoprire la posizione. "Un procuratore capo deve essere noto per la sua onestà", ha affermato Kenneth Roth, ex direttore esecutivo di Human Rights Watch. "Se l'ufficio ha respinto le smentite di Khan, la sua credibilità ne risente gravemente e sorgono importanti interrogativi sull'opportunità che continui a contestare le accuse, anziché dimettersi per il bene della corte".

Un colpo a Mosca, sanzioni e dialogo. Zelensky spera: la lettera funziona

L'Europa stringe il cappio delle sanzioni, Mosca intensifica i bombardamenti, Kiev rilancia sul terreno diplomatico e su quello militare. La guerra prosegue su due piani paralleli: sul campo con attacchi e sfollamenti, nelle capitali occidentali attraverso pressioni economiche e alleanze, nel tentativo di creare le condizioni per una possibile via negoziale. In questo scenario Bruxelles ha annunciato il 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia. "La nostra costanza sta pagando", sostiene la presidente von der Leyen, rivendicando l'efficacia di una strategia che punta a erodere la capacità del Cremlino di sostenere lo sforzo bellico. Nel mirino finiscono energia, finanza, settore ittico e persino i veterani di guerra, ai quali viene vietato l'ingresso nell'Ue. Secondo von der Leyen, Mosca sta pagando un prezzo crescente, tra inflazione e un drastico calo delle entrate energetiche, diminuite del 40% nel 2026. L'Ue ha adottato una linea pragmatica, sospendendo fino a gennaio l'adeguamento del tetto al prezzo del petrolio russo, per evitare instabilità nei mercati energetici dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz.

Sul piano diplomatico, il Cremlino continua a respingere la mediazione europea, mentre dal vertice di Tallinn, alla presenza di Zelensky, i Paesi nordici e baltici hanno ribadito un forte sostegno all'Ucraina, definendo Mosca la principale minaccia alla sicurezza euro-atlantica, e chiedendo un cessate il fuoco immediato e negoziati per la pace.

In un'intervista al Guardian, Zelensky afferma che la Russia non sta perdendo la guerra, ma progressivamente l'iniziativa. Kiev sostiene che Mosca subisca oltre 30mila perdite al mese, dati non verificabili in modo indipendente. Il presidente ucraino ha inoltre ribadito l'importanza dell'unità occidentale e auspicato una maggiore autonomia europea nella difesa, anche attraverso la creazione di un sistema antimissilistico continentale. Zelensky ha indicato un possibile spiraglio diplomatico dopo l'incontro a Chisinau con Steve Witkoff e Jared Kushner, definito "molto positivo" e finalizzato a rilanciare il dialogo con Washington. Il presidente ucraino ha però ribadito che la pace resta distante: il primo passo dovrebbe essere un cessate il fuoco totale e incondizionato, seguito da un vertice tra Ucraina, Russia, Europa e Stati Uniti. Da Tallin ha anche rivelato che la lettera inviata a Putin ha prodotto risultati: "Non posso condividere i dettagli, ma l'obiettivo che avevo in mente è andato a buon fine". Il commissario europeo alla Difesa Kubilius, preme nel frattempo per trasformare il gruppo E5, di cui fa parte l'Italia, in un Consiglio informale di sicurezza europea.

Il conflitto continua a provocare vittime: raid russi hanno causato 4 morti nel Kharkiv, 2 nel Kherson, oltre a feriti a Zaporizhzhia. Secondo l'Onu dall'inizio dell'invasione sono stati uccisi 15.850 civili e oltre 44.800 feriti. Nel Donbass proseguono le evacuazioni a Sloviansk e Kramatorsk, Kiev accelera il rafforzamento missilistico, ma non avrà più il sostegno bulgaro sulle armi (anche Varsavia tentenna). A Balashikha, vicino a Mosca, un'autobomba ha ucciso il colonnello Damir Davydov. Ci sarebbe lo zampino degli 007 di Kiev.

Il nuovo idolo dei radical chic d'Oltralpe

C'era una volta la gauche di Jean Jaurès, Léon Blum, Georges Marchais e François Mitterrand. Dimenticateveli. Oggi la nuova speranza della sinistra gallica (o almeno di una parte) si chiama Karim Bouamrane, sindaco socialista di Saint-Ouen-sur Seine, un comunello di circa 50mila abitanti alle porte di Parigi.

Da ieri questo musulmano figlio di immigrati marocchini approdato nel 2014, dopo una lunga militanza nel Pcf, nelle file dei socialisti, si è ufficialmente auto candidato alle presidenziali del 2027. Un annuncio previsto poiché da tempo Bouamrane, vero campione di presenzialismo mediatico, sgomita alacremente per ricavarsi un posto al sole. Già all'indomani delle elezioni del 2024, grazie al sostegno dei media amici tra tutti Le Monde, che lo definì il "Barack Obama della Senna", e il New York Times , il suo nome circolò come possibile primo ministro ma Macron preferì scaricarlo. Troppo ingombrante, troppo divisivo.

Già, perché il pirotecnico Karim, benché sia l'idolo dei circoli radical chic, di nemici a sinistra ne ha molti. In primis, gli ultrà gauchisti de la France Insoumise con cui ha ingaggiato un feroce duello culminato nella buffa disfida di "Master Poulet", ovvero l'opposizione all'apertura nel suo comune di un fast food specializzato in polli halal. Per i seguaci di Jean-Luc Mèlechon, il tribuno di Lfi, un simbolo della nuova Francia multietnica, per il sindaco un luogo mefitico di certo sgradito all'elettorato borghese (progressista ma sempre snob) a cui si rivolge apertamente. Sorvolando sui suoi trascorsi giovanili, Bouamrane rifiuta infatti qualsiasi alleanza con l'estrema sinistra e si propone come l'unica alternativa alla deriva massimalista del suo stesso partito. Da qui le furibonde liti con il segretario Olivier Faure e l'aperto disprezzo verso Raphaël Glucksmann, il probabile candidato del Ps. "Lui si scalda ma non esiste. Sono io la candidatura che unisce, l'unica ancorata nel reale, e lo dimostrerò sconfiggendo sia Mèlechon che i lepenisti". Vaste programme, avrebbe commento Charles De Gaulle...

Trump, i fischi le trattative e la promessa: "Vendetta"

Donald Trump vuole uscire al più presto dallo stallo dei negoziati con l'Iran, e torna a manifestare ottimismo per una conclusione a stretto giro di un'intesa che ponga fine alla guerra. "Siamo nelle fasi finali di quello che sarà un accordo davvero ottimo", sottolinea il presidente Usa di ritorno da New York, dove ha assistito alla Gara 3 delle Finals Nba tra la squadra di casa dei Knicks e i San Antonio Spurs. E sbilanciandosi, parla di un risultato che potrebbe essere raggiunto entro "due o tre giorni". Con la Cnn che ricorda tuttavia come il presidente americano abbia detto almeno 38 volte che l'intesa è vicina.

Il Comandante in Capo è stato sonoramente fischiato dal pubblico del Madison Square Garden, ma lui interpreta la reazione in senso positivo. Mentre veniva eseguito l'inno nazionale, l'immagine di Trump, in piedi e intento a fare il saluto militare nel box del proprietario dei Knicks James Dolan, è apparsa sul maxischermo dell'arena, scatenando una reazione immediata da parte di molti spettatori. "Mi è sembrato che fossero soprattutto applausi: forti ed entusiasti", commenta The Donald quando gli viene chiesto dell'atteggiamento del pubblico. E a chi sostiene che la sua presenza abbia rovinato la festa ai newyorkesi, tra chiusure delle strade, caos, misure di sicurezza rafforzate e cancellazione del "watch party" all'esterno della struttura, risponde il commissario dell'Nba Adam Silver, ricordando che l'inquilino della Casa Bianca è "un vero tifoso dei Knicks". "C'è stato un periodo in cui aveva i posti a bordo campo ed era presente costantemente. Qui è il benvenuto - continua - Ciò che rende questo sport così eccezionale è la sua capacità di unirci".

Intanto è diventato virale online il video del presidente che sembra addormentarsi per qualche secondo durante la partita, scatenando l'ironia della rete (non è la prima volta che Trump viene accusato di appisolarsi durante apparizioni pubbliche, al punto che i democratici lo hanno soprannominato "Commander-in-Sleep"). The Donald, da parte sua, torna a parlare pure del rapporto con il premier israeliano, e alla domanda se Benjamin Netanyahu lo ha sfidato lanciando missili contro l'Iran domenica, risponde: no, perché i missili erano "già in viaggio" quando si sono parlati. "Se gli dico di fare qualcosa, lui la fa", precisa. Riguardo l'elicottero Apache dell'esercito americano precipitato vicino allo Stretto di Hormuz, invece, prima spiega che i piloti "stanno bene" e "nessuno è rimasto ferito". Poi, torna sull'argomento dicendo di essere "stato informato dalle nostre grandi forze armate che, la scorsa notte, gli iraniani hanno abbattuto uno dei nostri sofisticatissimi elicotteri Apache mentre pattugliava lo Stretto". "A bordo c'erano due piloti: entrambi sono al sicuro e illesi", assicura: "Ciononostante, gli Usa devono necessariamente rispondere a questo attacco". Il Comando Centrale degli Stati Uniti fa sapere che l'AH-64 Apache è precipitato "vicino alla costa dell'Oman" lunedì sera, ma non attribuisce a Teheran la responsabilità dell'abbattimento, limitandosi ad affermare in una nota che l'incidente è oggetto di indagine. E che i due militari coinvolti sono stati recuperati nel giro di circa due ore dalle forze navali del Centcom e dall'82esima Divisione Aviotrasportata.

L'Idf bombarda il Libano: 30 morti. Teheran abbatte un elicottero Usa

Un continuo stop-and-go. Una estenuante alternanza fra il rischio di escalation e le speranze di pace. Un Apache abbattuto dagli iraniani e nuovi attacchi israeliani sul Libano tornano a minacciare la fragile tregua fra Stati Uniti e Iran, ma soprattutto la pace di lungo termine che Washington e Teheran cercano ancora, a fatica. A distanza di meno ventiquattr'ore di fuoco, in cui il Medioriente ha rischiato nuovamente la guerra regionale, e dopo l'intervento decisivo del presidente americano per fermare l'escalation fra Teheran e Tel Aviv, Donald Trump promette una risposta, "necessaria" all'attacco che nella notte fra lunedì e martedì ha abbattuto un elicottero Apache dell'esercito statunitense, colpito da un drone Shahed iraniano mentre era alle prese con il pattugliamento dello stretto di Hormuz. I due piloti sono stati tratti in salvo dopo circa due ore, grazie a un drone navale. Ma l'episodio e la risposta promessa da Trump lasciano presagire nuovi scontri. Tutto ciò mentre Israele non rinuncia alla sua offensiva sul sud del Libano, che prosegue con ostinazione.

Come garantito al presidente americano e agli israeliani, Benjamin Netanyahu frena infatti "per ora" sulla risposta ai missili iraniani e sull'attacco a Beirut, ma tira dritto con l'offensiva nel Libano meridionale. Bibi desiste al momento da nuovi attacchi sull'Iran e sulla capitale libanese, ma continua a martellare l'area del Libano a sud del fiume Litani. In sole ventiquattrore sono state circa 30 le vittime e oltre 133 i feriti, di cui almeno 9 nella città di Tiro, dopo l'ordine di evacuazione lanciato già dal mattino dalle Idf, le Forze armate israeliane. Per la prima volta, l'annuncio ai civili diffuso dall'esercito israeliano ha riguardato anche il quartiere cristiano dell'antica città, scatenando il panico perché inatteso. Israele ritiene che Hezbollah operi o si nasconda in zona. Il messaggio è chiaro: colpiremo ovunque si trovino gli estremisti filo-Iran e i cristiani devono scegliere se allontanarli o subire l'offensiva.

Appena un giorno dopo che le ostilità tra Iran e Israele hanno minacciato di far saltare la tregua, anche le operazioni israeliane in Libano tornano dunque a minacciare il fragile cessate il fuoco in vigore da due mesi. L'Iran considera infatti lo stop alle armi nell'intera regione la condizione necessaria e indispensabile per un accordo di pace con gli Stati Uniti. Ma il capo di stato maggiore dell'Idf, Eyal Zamir, avverte che "l'attacco condotto in Iran è stato una preparazione per un colpo molto più significativo e potente". L'offensiva non si ferma: "Il tentativo iraniano di imporre le proprie condizioni e cambiare la realtà fallirà", spiega Zamir, che rimarca l'intenzione di colpire Hezbollah, oltre che la "prontezza e preparazione immediate per un ritorno ai combattimenti in Iran".

Eppure l'accordo Usa-Iran potrebbe arrivare entro due-tre giorni, insiste ottimista Trump. Ma è la 38esima volta che lo ripete, denuncia Cnn, mentre i rischi di un'escalation restano e la popolarità dei leader si erode: secondo un recente sondaggio il 61% degli israeliani non vuole che Netanyahu si ricandidi. Nel mirino, intanto, finisce anche l'estremismo israeliano. La Francia vieta l'ingresso al ministro Bezalel Smotrich, e con Regno Unito, Australia, Canada, Nuova Zelanda e Norvegia impone nuove sanzioni contro individui e organizzazioni legati alla violenza dei coloni israeliani in Cisgiordania. Per Israele si tratta di misure "vergognose".

Putin spegne le telecamere: il caso Khamenei fa scattare l’allarme al Cremlino

L’asimmetria tecnologica nel dominio informativo sta ridisegnando gli equilibri della sicurezza internazionale. La combinazione tra intelligenza artificiale, reti di sorveglianza urbana e analisi predittiva consente oggi di trasformare infrastrutture civili in strumenti d’intelligence. Il Financial Times riferisce che, dopo un’operazione condotta in Iran attribuita a Israele e Stati Uniti, il Cremlino avrebbe rivalutato l’intero sistema di protezione del vertice statale, fino a disattivare temporaneamente alcune componenti della videosorveglianza riservata alla sicurezza di Vladimir Putin.

Cosa sappiamo

Secondo le ricostruzioni della testata britannica, la rete di telecamere di Teheran sarebbe stata utilizzata come architettura di acquisizione dati per la ricostruzione delle abitudini della leadership iraniana. L’elemento decisivo non sarebbe stato il singolo sensore, ma la massa critica informativa: flussi video continui, intercettazioni telefoniche e correlazioni geospaziali trattati attraverso sistemi di machine learning.

L’analisi avrebbe consentito di costruire profili comportamentali dettagliati degli apparati di sicurezza, includendo turnazioni, percorsi e interazioni operative. Tale approccio, noto nelle dottrine militari come “pattern of life”, consente di trasformare la mobilità quotidiana in una matrice prevedibile. In parallelo, la rete sarebbe stata integrata con altre risorse informative fino a consentire la ricostruzione temporale di una riunione interna dei vertici iraniani con un margine di errore estremamente ridotto.

Guerra multidominio e collasso delle barriere comunicative

L’operazione descritta si sarebbe sviluppata lungo una catena integrata che combina intelligence elettronica, cyber-operazioni e capacità cinetiche di precisione. Le fonti indicano l’impiego di interferenze mirate su infrastrutture di telecomunicazione nell’area sensibile di Teheran, con la temporanea neutralizzazione di nodi cellulari strategici per ridurre la reattività delle forze di sicurezza.

In parallelo, unità specializzate avrebbero utilizzato analisi di rete per mappare la struttura decisionale iraniana, identificando i punti di concentrazione del potere. L’integrazione con un agente sul terreno avrebbe fornito la conferma finale della presenza del vertice politico nel sito colpito. L’attacco sarebbe stato condotto con munizionamento guidato a lungo raggio, impiegato in una finestra temporale ristretta per massimizzare l’effetto sorpresa e colpire la catena di comando, provocando la morte di decine di funzionari di alto livello e alterando gli equilibri interni del sistema di sicurezza iraniano.

Effetto di ritorno e risposta del Cremlino

Le conseguenze dell’operazione hanno prodotto un effetto di ritorno immediato sulle dottrine di sicurezza di altri attori statali. In Russia, secondo quanto riportato dal Financial Times, le autorità avrebbero temporaneamente disattivato segmenti del sistema di videosorveglianza dedicato alla protezione del presidente Putin, avviando una revisione tecnica orientata all’isolamento fisico delle reti e alla riduzione dell’esposizione digitale.

La valutazione strategica è chiara: infrastrutture progettate per garantire sicurezza interna possono diventare superfici di attacco informativo se integrate in ecosistemi digitali vulnerabili alla correlazione massiva dei dati. Il caso iraniano, per alcuni analisti, evidenzia una transizione già in atto: la deterrenza non si gioca più solo sul piano militare convenzionale, ma sulla capacità di controllo dei flussi informativi internazionali . In questo scenario, la distinzione tra sorveglianza, intelligence e targeting militare appare sempre più labile, con effetti diretti sulla stabilità delle gerarchie geopolitiche.

Trent’anni, rifugiato nel Regno unito e arrivato da Parigi nel 2023: chi è il migrante che voleva decapitare un irlandese

È stata una notte di disordini a Belfast dopo la brutale aggressione per strada di un uomo da parte di un richiedente asilo sudanese di 30 anni, Hadi Alodid, in possesso di un permesso di soggiorno illimitato per 5 anni come rifugiato nel Regno Unito, rilasciato il 23 settembre del 2023. Dal video che riprende l’assalto contro Stephen Ogilvie emerge che l’aggressore ha tentato di decapitare la propria vittima con un coltello da cucina, provocandogli ferite gravissime al volto, al collo, alla schiena e alla testa. La vittima versa ancora in gravissime condizioni e non è fuori pericolo. Dell’aggressore non sono state diffuse foto o immagini: dalle ultime informazioni pare abbia perso l’occhio sinistro. Dell’aggressore non sono state diffuse foto o immagini.

Dalle informazioni frammentarie che sono emerse in queste ore pare che l’aggressore sia arrivato il 10 febbraio del 2023 da Dublino a Belfast a bordo di un autobus e che abbia viaggiato verso l’Irlanda dalla Francia. Ha attraversato legalmente il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord sfruttando un accordo di lunga data tra i due Paesi che prevede che non vengano effettuati controlli sul passaporto. Appena arrivato a Belfast ha chiesto asilo. Il viaggio dal Sudan al Paese Transalpino resta per il momento un’incognita, non è chiaro come abbia fatto a raggiungere la Francia ma sono numerosi i sudanesi che partono dalle coste del Nord Africa per raggiungere l’Europa passando dall’Italia. Nel 2025 sono stati 4.183 su 66.296 i soggetti che hanno dichiarato di essere sudanesi al momento dello sbarco in Italia. È stata la quinta nazionalità per volume e rappresenta il 6,3% di tutti gli sbarcati. Nel 2023, anno in cui è arrivato in Irlanda da Parigi, i sudanesi sbarcati in Italia furono 5.834 su 157.652, il 3,7% del totale. Le autorità dovranno ora ricostruire tutto il percorso fatto dal Sudan a Belfast per capire i suoi spostamenti, soprattutto prima di arrivare in Irlanda, e le ragioni per le quali gli sia stato concesso il permesso di soggiorno illimitato, anche se a tempo determinato.

L’aggressore è stato incriminato per tentato omicidio, possesso in luogo pubblico di un oggetto con lama o punta e minacce di morte. . Quest’oggi è comparso davanti alla Belfast Magistrates Court per la convalida del fermo, ha rifiutato la rappresentanza legale e non ha risposto alle accuse che gli sono state mosse tramite un interprete. Ci sono state numerose case date alle fiamme nella notte a Belfast, oltre a vetture, autobus e furgoni, e in diverse città dell’Irlanda del Nord si sono avuti violenti disordini. Una furia cieca che è esplosa, alimentata dalla frustrazione di vedere le città sempre meno sicure, che ha colpito anche stranieri regolarmente inseriti nel tessuto sociale. Disordini "scioccanti e del tutto inaccettabili", li ha definiti il premier britannico Keir Starmer, "Non esiste alcuna giustificazione per la violenza e i disordini che abbiamo visto minacciare le nostre comunità, né per chi li ha incoraggiati, online o altrove. È evidente che le persone sono state prese di mira a causa della loro origine" e che "i responsabili sentiranno tutta la forza della legge".

La situazione nel Regno Unito è sfuggita di mano ormai diversi anni fa, gli inglesi e gli irlandesi si sentono braccati nel proprio Paese e la vicinanza dell’aggressione a Ogilvie rispetto alle polemiche per l’uccisione di Henry Nowak ha senz’altro fomentato ulteriormente gli animi.

A nord di Belfast la Bbc ha riferito che diverse decine di uomini hanno calciato porte e finestre dicendo che stavano “portando fuori gli stranieri” e in altre zone della città diversi gruppi di residenti fermavano le auto per verificare che vi fossero immigrati. “Nulla può giustificare la violenza e il disordine a cui abbiamo assistito, che minacciano le nostre comunità, né le azioni di coloro che li hanno incitati, online o altrove. È chiaro che ieri sera le persone sono state prese di mira a causa della loro provenienza, e io non lo tollero", ha dichiarato il primo ministro inglese, Keir Starmer.

La criminalità etnica è un problema grave nel Regno Unito, non meno grave nell’Unione europea, ma al di là della Manica a rendere tutto più complicato ci sono anche le linee guida politiche, che tendono a tutelare le minoranze a scapito degli autoctoni, come emerge allo stesso caso Nowak. Stanotte ci sono stati scontri e manifestazioni anche a Londra, Glasgow e Southampton. Le autorità locali hanno invitato i cittadini alla calma, invitando a non cadere nel razzismo e sostenendo che i protagonisti delle proteste di ieri verranno perseguiti: gli eventi sono stati classificati come teppismo. Dall’altra parte si chiede maggiore attenzione agli ingressi rafforzando le frontiere, più controlli nelle pratiche di concessione dei permessi di soggiorno e rimpatrio di soggetti che si rendono protagonisti di violenze.

Nuovi attacchi Usa sull'Iran, Teheran risponde colpendo basi americane nel Golfo

Notte di guerra in Iran. Le forze Usa hanno colpito la zona dello Stretto di Hormuz come rappresaglia a seguito dell'abbattimento di un elicottero Apache americano. Tre ondate di bombardamenti divise su una ventina di obiettivi, tra basi navali e difese aeree. Secondo l'Iran sarebbero stati colpiti anche obiettivi civili, come i serbatoi d'acqua potabile. La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Cinque missili sono stati lanciati contro un'area della Giordania che ospita una base aerea delle forze statunitensi. Presi di mira anche obiettivi in Bahrein e Kuwait. Poi arriva la minaccia: "Se l'aggressione degli Usa continuerà, l'Iran risponderà con attacchi più gravi e diffusi contro obiettivi designati nella regione". Accanto a questo violento scambio di colpi proseguono, intanto, gli sforzi diplomatici.

L'ultima frontiera di Xi: una fortezza nella Cina occidentale

La Cina di Xi Jinping guarda sempre più a ovest. Xinjiang e Tibet, due province vastissime che occupano quasi un terzo della superficie del Paese, sono infatti al centro di un ambizioso piano di trasformazione economica e infrastrutturale promosso dal governo centrale. Pechino intende ridurre il divario con le aree costiere più sviluppate, sfruttare le immense risorse energetiche e minerarie della regione e rafforzare i collegamenti commerciali verso l’Asia centrale e l’Europa. Nella parte occidentale della gigantesca nazione asiatica, inoltre, ci sono diverse aree strategiche adibite a zone militari al centro dei piani di rafforzamento dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) cinese.

La strategia di Xi

Come ha spiegato nel dettaglio il Financial Times, il progetto portato avanti da Xi rappresenta una delle più grandi campagne di investimento interno avviate dalla leadership cinese negli ultimi anni. Strade, ferrovie ad alta velocità, aeroporti, dighe, impianti solari e parchi eolici stanno ridisegnando il volto dell’estremo ovest del Paese.

Nello Xinjiang, per esempio, il turismo è diventato uno dei pilastri della locale strategia di crescita. Da queste parti, località montane un tempo isolate attirano milioni di visitatori cinesi, mentre grandi catene alberghiere internazionali continuano ad ampliare la propria presenza. Di pari passo, Pechino punta a trasformare la regione in un nodo cruciale delle catene globali di approvvigionamento, sfruttando energia a basso costo, materie prime e incentivi per le imprese trasferite dalle province costiere.

Anche il Tibet è coinvolto in questa spinta. Qui il simbolo della nuova stagione è il colossale progetto idroelettrico sul fiume Yarlung Tsangpo, destinato a diventare uno dei più grandi impianti del mondo e a fornire energia alle aree industriali della Cina meridionale. La versione ufficiale delle autorità? Queste opere porteranno prosperità e nuove opportunità occupazionali, contribuendo a modernizzare territori rimasti a lungo ai margini dello sviluppo nazionale.

A cosa punta la Cina

La trasformazione economica, ha sottolineato ancora lo stesso FT, procede però parallelamente con il rafforzamento dell’apparato di sicurezza e con politiche che continuano a suscitare critiche internazionali. Organizzazioni per i diritti umani denunciano che la sorveglianza capillare in Xinjiang resta operativa, mentre in Tibet cresce la preoccupazione per le misure che favoriscono l’assimilazione culturale e linguistica delle minoranze locali.

Troviamo poi un lato militare. Nel remoto deserto della Cina nord-occidentale sta prendendo forma una delle più imponenti infrastrutture militari costruite da Pechino negli ultimi anni. Attorno ai campi di silos nucleari dello Xinjiang, destinati a ospitare alcuni dei missili balistici intercontinentali più avanzati dell'arsenale del Dragone, sono infatti comparsi decine di nuovi siti operativi, collegamenti stradali, bunker e strutture di supporto.

Le nuove infrastrutture che sorgeranno, dunque, avranno il compito di migliorare non solo i collegamenti commerciali, ma anche la capacità di mobilitazione militare lungo confini delicati come quelli con India, Pakistan, Afghanistan e Asia centrale. Il progetto di Xi Jinping è insomma sempre più chiaro: trasformare l’estremo ovest della Cina in una fortezza economica, energetica e strategica capace di sostenere le ambizioni globali del Paese.

La nave russa, il porto indiano e il traffico di armi: la strana triangolazione che porta in Corea del Nord

Una nave russa sanzionata da Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone per il suo presunto coinvolgimento nel trasferimento di armamenti nordcoreani (destinati alla guerra in Ucraina) è approdata nei giorni scorsi in India. Il riferimento è alla Maia-1, mercantile già finito sotto la lente delle autorità occidentali per i suoi collegamenti con la rete logistica che avrebbe consentito a Mosca di ricevere materiale militare da Pyongyang. Il suo arrivo nel porto di Kochi, uno dei più importanti snodi navali indiani, aggiunge un nuovo tassello a una vicenda che intreccia Russia, Corea del Nord e India in una triangolazione dai contorni ancora poco chiari. Ecco che cosa sappiamo.

La nave russa e le armi di Kim

Secondo quanto riportato da NK News, la Maia-1 è giunta a Kochi dopo aver percorso quasi 10mila chilometri dal lontano Estremo Oriente russo. La nave faceva parte di un convoglio composto anche dai cargo Angara e Lady R, anch'essi sottoposti a sanzioni internazionali per il loro presunto ruolo nelle spedizioni di armi nordcoreane verso la Russia. Ad accompagnare il gruppo, stando alle informazioni disponibili, vi sarebbero state anche due corvette della Marina russa, la Sovershennyy e la Rezkiy.

La Maia-1 non è una nave qualunque. Negli ultimi anni il suo nome è emerso più volte nelle indagini sui collegamenti marittimi tra la Russia e il porto nordcoreano di Rason, uno dei principali punti di uscita delle forniture militari provenienti dalla Corea del Nord. L'ultima visita nota dell'imbarcazione in quell'area risalirebbe al 2024, prima della sua ricomparsa nei porti dell'Estremo Oriente russo all'inizio di maggio.

A rendere particolarmente delicata la vicenda è il luogo scelto per l'attracco. Kochi non è soltanto un porto commerciale ma ospita uno dei più importanti comandi navali dell'India e rappresenta un centro strategico per l'addestramento della Marina di Nuova Delhi.

Che cosa sta succedendo

Katsu Furukawa, ex membro del panel di esperti delle Nazioni Unite incaricato di monitorare le sanzioni contro la Corea del Nord, ha sostenuto che l'ingresso della Maia-1 potrebbe configurare una violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Secondo l'esperto, le norme attualmente in vigore vietano infatti l'accesso ai porti delle imbarcazioni coinvolte nella violazione del regime sanzionatorio imposto a Pyongyang.

Ricordiamo che Russia e India hanno rafforzato negli ultimi anni la cooperazione militare e logistica, anche attraverso l'accordo RELOS, entrato in vigore nel gennaio 2026. Questo quadro potrebbe aver facilitato l'approdo della nave russa, sebbene le autorità indiane non abbiano fornito spiegazioni ufficiali sullo scopo della visita.

Resta da capire qual è la destinazione finale del convoglio. Mentre la Maia-1 continua a trasmettere la propria posizione da Kochi, le altre navi del gruppo hanno spento i transponder o navigano lungo la costa occidentale dell'India senza una meta dichiarata. Si tratta di un dettaglio non da poco che alimenta interrogativi e sospetti su una rete marittima che, partendo dalla Russia e passando per l'India, continua a riportare l'attenzione internazionale sulla Corea del Nord e sui suoi traffici militari.

Belfast, esplode la rivolta anti-immigrati: bus in fiamme dopo l’aggressione choc

Alta tensione a Belfast, in Irlanda del Nord, dove in serata sono scoppiati disordini anti-migranti dopo il brutale accoltellamento di un uomo di 40 anni, rimasto gravemente ferito nella zona di Kinnaird Avenue, nel nord della città. L’aggressione, ripresa in un video choc circolato sui media e sui social, è stata attribuita a un uomo trentenne di origine sudanese, arrestato e incriminato per tentato omicidio.

Secondo quanto riferito, il sospettato aveva ottenuto l’asilo sotto il precedente governo conservatore dopo essere arrivato a Belfast via Dublino nel febbraio 2023. La vittima è stata trasportata in ospedale con gravi lesioni al volto, al collo e alla schiena. Sul luogo dell’aggressione è stato rinvenuto un coltello da cucina. La polizia dell’Irlanda del Nord ha precisato che, al momento, non vi sono elementi che facciano pensare a un attacco terroristico, mentre tra le ipotesi investigative sarebbe emersa quella di un raptus.

Bus e cassonetti in fiamme a Belfast

Dopo la diffusione delle immagini dell’accoltellamento, decine di manifestanti sono scesi in strada bloccando alcune vie della città. Nel corso delle proteste sono stati dati alle fiamme bidoni della spazzatura, automobili e un autobus. Nella zona est di Belfast, manifestanti con felpe nere con cappuccio, alcuni dei quali con il volto coperto da maschere, hanno incendiato un mezzo pubblico, mentre in altre aree della città si sono registrati roghi e blocchi stradali.

La Polizia dell’Irlanda del Nord è intervenuta in forze per contenere le violenze, alimentate anche dagli appelli diffusi online da gruppi di cosiddetti “patrioti” legati all’ultradestra. A far crescere ulteriormente la tensione è stato anche un post di Tommy Robinson, rilanciato su X da Elon Musk, con un messaggio che invitava a protestare “ripetutamente e a gran voce” per ottenere un cambiamento.

Si sono rivelati inutili gli appelli alla calma lanciati dal governo laburista di Keir Starmer e dalle autorità locali. Il premier britannico ha definito l’aggressione “ripugnante” e ha invocato la tolleranza zero per episodi di violenza nelle strade del Regno Unito. Il ministro per l’Irlanda del Nord, Hilary Benn, intervenendo alla Camera dei Comuni, ha chiesto di evitare proteste violente per scongiurare ulteriori ripercussioni sulle comunità locali.

Il capo della polizia locale, Jon Boutcher, aveva già invitato i cittadini a “stare attenti a quello che vedete e condividete sui social”, avvertendo che la diffusione di immagini crude e informazioni non verificate rischia di provocare “un ulteriore trauma alla famiglia della vittima” e di ostacolare le indagini. Anche il vice capo della polizia nordirlandese, Ryan Henderson, ha ribadito che non risultano altri ricercati e che gli investigatori stanno ancora lavorando per chiarire il movente.

Lo scontro politico e le tensioni nel Regno Unito

Il caso ha subito acceso lo scontro politico. Nigel Farage, leader di Reform UK, ha chiesto che vengano rese pubbliche l’identità e lo status migratorio dell’aggressore, sostenendo che “il pubblico deve conoscere la verità”. Il suo partito è arrivato a chiedere un bando all’ingresso per tutti i cittadini sudanesi, senza distinzioni.

Le tensioni di Belfast arrivano a un anno da altri disordini anti-migranti scoppiati in Irlanda del Nord, quando l’arresto di due adolescenti di origine straniera accusati del tentato stupro di una ragazza aveva innescato violenze, scontri con la polizia e una sorta di caccia ai cittadini romeni.

Il clima resta teso anche nel resto del Regno Unito. Manifestanti sono scesi in strada anche a Southampton, città già teatro la scorsa settimana di proteste legate al caso di Henry Nowak, 18enne accoltellato a morte il 3 dicembre scorso da Vickrum Digwa, un giovane britannico di radici indiane sikh.

La vicenda Nowak è tornata al centro del dibattito pubblico dopo la diffusione delle immagini riprese dalla bodycam di uno degli agenti intervenuti sul posto. Il giovane, già agonizzante, fu inizialmente ammanettato dai primi due poliziotti arrivati, che si erano lasciati convincere dall’assassino che la vittima fosse un aggressore razzista. Digwa è stato poi condannato per omicidio all’ergastolo, con una pena minima di 21 anni.

Il senso di insicurezza nel Paese è stato alimentato anche da altri episodi di violenza, tra cui l’uccisione a coltellate di Talay Riley, cantautore 35enne vincitore di un Grammy e autore di brani per star come Dua Lipa e Britney Spears, trovato morto nei giorni scorsi in un giardino di Londra.

Battaglione Geronimo schierato segretamente in Israele: qual era il compito dei parà Usa contro l'Iran

Il Pentagono schierò segretamente in Israele una forza composta da elementi del "Battaglione Geronimo", un reggimento di paracadutisti dell'82ª Divisione Aviotrasportata “All American” che era stata mobilitata per condurre operazioni terrestri sull'isola di Kharg e ottenere il controllo sulle zone costiere dello Stretto di Hormuz.

Secondo quanto viene reso noto solo ora dalle indiscrezioni del giornalista Ken Klippenstein, un raggruppamento di 1000 uomini della 82ª Divisione Aviotrasportata che erano stati inviati in Medio Oriente era stato schierato "segretamente in Israele all'inizio di aprile, come parte del piano di contingenza congiunto tra Israele e gli Stati Uniti per il sequestro dell'isola di Kharg controllata dall'Iran nel Golfo Persico e per la creazione di territori costieri all'interno dell'Iran".

Klippenstein asserisce di aver visionato l'ordine di dispiegamento, emesso il 7 aprile, che faceva riferimento a un contingente di paracadutisti appartenenti al 2° Battaglione del 501º Reggimento della 82ª Divisione Aviotrasportata - il famoso "Battaglione Geronimo" del 1° Combat Team che deve il suo nome al grido di battaglia “Geronimo!” urlato nell'agosto del 1942 dal soldato Aubrey Eberhardt durante uno dei primi lanci di addestramento che la nuova “fanteria paracadutista” effettuò a Fort Benning.

Il “Battaglione Geronimo” è una formazione d'élite all'interno dell'82ª Divisione Aviotrasportata, già nota alla storia per aver preso parte allo sbarco in Sicilia e in Normandia durante la Seconda guerra mondiale, diventando parte della “Forza di risposta strategica degli Stati Uniti” e prendendo parte alle operazioni militari nella Repubblica Dominicana, a Grenada, nelle due guerre del Golfo e nella campagna in Afghanistan.

Alla fine di marzo, informazioni riguardanti il dispiegamento di forze terrestri americane in Medio Oriente riportarono che il Pentagono era in procinto di firmare l'ordine per inviare circa 1000 paracadutisti dell’82ª Divisione in Medio Oriente, ma si riteneva che avrebbero preso posizione nelle basi comunemente impiegate dagli Stati Uniti nella regione, in Kuwait o in Qatar, non in Israele.

Già allora si riteneva probabile che questa forza d’intervento rapido aviotrasportata avrebbe potuto prendere parte, con i 5.000 marines della 31st Marine Expeditionary Unit e le unità di forze speciali della Delta Force e dei Navy SEAL, alle “operazioni terrestri” che avrebbero potuto avere come obiettivo la conquista dell’isola di Kharg, dove sorge il principale terminal petrolifero controllato dall’Iran nel Golfo Persico, o di tratti di isole strategiche e zone costiere dell’Iran che avrebbero facilitato la riapertura dello Stretto di Hormuz con la forza.

Dopo la notizia che le forze speciali israeliane hanno stabilito una base avanzata segreta in Iraq e preso posizione segretamente in Azerbaigian, il fatto che gli Stati Uniti abbiano schierato truppe in Israele, notoriamente considerato il principale alleato militare in Medio Oriente, non dovrebbe sconvolgere. È tuttavia interessante notare, se l’informazione venisse confermata, come lo schieramento accanto alle Sayeret israeliane o a unità speciali come la Shaldag di una forza d’intervento statunitense prevedesse realmente un piano d’attacco aviotrasportato e anfibio del territorio iraniano in quella che molti considerano, in definitiva, la Terza guerra del Golfo. Una guerra che non è ancora terminata.

"Allarme Ghost Kitchens": cos'è lo scandalo che scuote la Cina

In Cina è esploso lo scandalo delle “Ghost Kitchens”. I riflettori sono puntati sul settore delle consegne di cibo, diventato negli ultimi anni uno dei più competitivi e opachi del mercato digitale. Con il termine sopra citato, infatti, vengono indicati i ristoranti che esistono solo sulle app, privi di una reale presenza fisica verificabile, ma in grado di generare migliaia di ordini grazie a reti di subfornitura e cucine terze. Il sistema consente di abbattere i costi, moltiplicare le inserzioni online e spingere la concorrenza su prezzi sempre più bassi, spesso a scapito della trasparenza verso i consumatori e delle condizioni di sicurezza alimentare.

La stretta delle autorità cinesi

Tutto ciò ha fatto arrabbiare le autorità cinesi. Il dossier è letteralmente esploso dopo una serie di indagini avviate in seguito a segnalazioni dei consumatori e controlli incrociati sulle piattaforme di delivery. Un episodio chiave riguarda un cliente di Pechino che aveva ordinato una torta decorata con fiori non commestibili, scoprendo poi che il venditore dichiarava centinaia di punti vendita senza possederne alcuno.

Secondo quanto riportato dalla BBC, molte di queste attività operavano attraverso licenze falsificate e una catena di subappalti che trasferisce gli ordini al miglior offerente, senza alcun controllo reale sulla qualità.

Le autorità hanno poi ampliato le verifiche, individuando migliaia di ristoranti fantasma e milioni di ordini gestiti da piattaforme intermediarie, mentre le app di consegna, spinte dalla concorrenza, avrebbero allentato i controlli per non perdere esercenti.

Le conseguenze dello scandalo hanno spinto la Cina a rafforzare in modo significativo la regolamentazione del settore, imponendo alle principali piattaforme di delivery nuovi obblighi di verifica delle licenze, degli indirizzi e dell’effettiva esistenza dei ristoranti registrati sulle app.

Un problema non da poco

Le autorità hanno introdotto ispezioni a campione e controlli incrociati, oltre a sanzioni miliardarie per le società che non rispettano le regole. In parallelo, alcune città hanno avviato sistemi di “cucine trasparenti”, con telecamere e dirette streaming per consentire ai consumatori di osservare in tempo reale la preparazione dei cibi, mentre si sperimenta l’uso dell’intelligenza artificiale per individuare anomalie nei profili dei venditori.

Anche i fattorini sono ormai coinvolti nel sistema di vigilanza, con incentivi economici per chi segnala attività sospette. Il settore, tuttavia, resta estremamente competitivo, alimentato da una domanda elevata e da una guerra dei prezzi che continua a mettere sotto pressione piattaforme, ristoratori e lavoratori. Secondo i dati ufficiali, il numero di utenti dei servizi di consegna ha superato quota 600 milioni, rendendo il controllo del fenomeno ancora più complesso per i regolatori.

Lo scorso aprile le autorità hanno inflitto multe complessive per oltre 3,6 miliardi di yuan a diverse piattaforme tra cui Meituan, JD.com e Pinduoduo, segnando una delle sanzioni più pesanti degli ultimi anni nel settore del commercio online, mentre le aziende hanno promesso di rafforzare i sistemi di verifica e collaborazione con le autorità per ridurre il fenomeno dei ristoranti fantasma e ripristinare la fiducia dei consumatori nel mercato delle consegne digitali.

Le nuove misure prevedono inoltre l’introduzione di strumenti di intelligenza artificiale per incrociare dati tra ordini, licenze e indirizzi, nel tentativo di ridurre le frodi e migliorare la tracciabilità dell’intera filiera alimentare urbana con l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza e trasparenza per i consumatori nelle principali città d’oltre Muraglia.

Luca Parmitano sarà il pilota di Artemis III: la nuova missione verso la Luna

Un onore e un privilegio sia per l’uomo ma anche per un’intera nazione come l’Italia: l’astronauta Luca Parmitano sarà il pilota della missione “Artemis III” che riporterà l’uomo sulla Luna.

Le parole di Parmitano

“Mi scuso in anticipo se mi emozionerò. Sono onorato. Per un lancio spaziale servono tante componenti. Per me la piattaforma di lancio è l'Italia, il nostro sistema educativo. L'Italia mi mi ha dato gli strumenti professionali necessari”, ha dichiarato Parmitano nel corso della presentazione dell'equipaggio. “L’Asi (Agenzia spaziale europea, ndr) “mi ha dato il primo volo per mettere alla prova quelle skill. L'Esa per me è come la ‘launch tower’. Connette mondi diversi, costruendo ponti e connessioni per elevare individui per raggiungere il loro potenziale. Il razzo è la Nasa, che mi ha permesso di essere parte di questo gruppo incredibile di persone”.

Poi, il messaggio toccante anche alla famiglia. “Il carburante è proprio qui: Mia, Sara, Marta, tutta la mia famiglia nel pubblico, voi siete l'energia che alimenta la mia anima e il vostro amore è la scintilla”, ha detto commosso Parmitano, unico astronauta europeo a far parte di questa missione.

La nota dell’Esa

Con orgoglio, la notizia l’ha sui profili social anche l’Agenzia Spaziale Europea. “Il nostro astronauta Luca Parmitano è assegnato come pilota della missione #ArtemisIII della NASA. Con l'Europa che alimenta Orion con il Modulo di Servizio Europeo, questa missione testerà le operazioni critiche che preparano il ritorno dell'umanità sulla Luna”.

Una missione storica

Oltre a Parmitano l’equipaggio sarà composto da Randy Bresnik, Frank Rubio e Andre Douglas, assegnato come riserva nella missione Artemis II. Nel programma spaziale sono previsti lanci multipli dei razzi più potenti al mondo così da testare l’integrazione del sistema tra Orion e i lander.

"Oggi compiamo un altro audace passo verso il ritorno dell'umanità sulla Luna, basandoci sulle straordinarie fondamenta gettate dagli astronauti di Artemis II", ha dichiarato l'amministratore della Nasa, Jared Isaacman. "Le loro imprese hanno riacceso l'entusiasmo globale per l'esplorazione e ora passano il testimone al team di Artemis III, composto da Randy, Luca, Frank e Andre. Artemis III dimostrerà la potenza dell'innovazione americana e della collaborazione internazionale, mentre testeremo complesse operazioni di rendezvous e attracco e faremo progredire le tecnologie che un giorno ci porteranno piu' in profondità nel sistema solare”.

Chi è Parmitano

Cinquanta anni, siciliano di Paternò (provincia di Catania), Parmitano è il primo italiano ad aver effettuato un’attività extraveicolare nel 2013 con oltre sei ore di “passeggiata spaziale”. Sempre primo italiano - e terzo europeo - ad aver comandato anche l’ISS (Stazione Spaziale Internazionale).

L’incidente dell’Apache Usa e il salvataggio col drone marino: “Operazione mai vista prima”

Nelle scorse ore un elicottero d'attacco Apache dell'esercito statunitense è precipitato al largo delle coste dell'Oman, nei pressi dello Stretto di Hormuz, durante una missione di pattugliamento nelle acque regionali. I due membri dell'equipaggio sono stati tratti in salvo, come ha confermato il Comando Centrale delle forze armate (CENTCOM) che non ha fin qui specificato le cause dell'incidente. Il velivolo è stato abbattuto dal fuoco iraniano oppure ha riscontrato un guasto meccanico? Le indagini sono in corso, mentre emergono i particolari dell'operazione che ha tratto in salvo l'equipaggio del mezzo. Decisivo il ruolo giocato da un drone particolare: un'imbarcazione di superficie senza equipaggio tra l'altro per la prima volta usata in simili circostanze.

Il salvataggio dell'equipaggio dell'Apache

Secondo quanto riportato da The War Zone, nella delicata operazione di salvataggio le forze Usa hanno impiegato un USV (Unmanned Surface Vessel, ossia un veicolo di superficie senza equipaggio) della Marina Militare. Mancano i dettagli su quale drone sia stato usato. La Task Force 59, la principale forza droni dell'esercito americano in Medio Oriente, impiega diversi USV, inclusi modelli simili a motoscafi e nuove tecnologie navali senza equipaggio.

"Alle 19:33 ET dell'8 giugno, due membri dell'equipaggio di un elicottero AH-64 Apache dell'esercito statunitense sono stati tratti in salvo dalle forze americane dopo che il loro elicottero era precipitato vicino alla costa dell'Oman durante una missione di pattugliamento nelle acque regionali", si legge nella dichiarazione del CENTCOM. Sappiamo soltanto che "i soldati sono stati tratti in salvo in circa due ore e sono in condizioni stabili"e che "le cause dell'incidente sono oggetto di indagine".

Gli Apache hanno più volte condotto missioni contro obiettivi navali iraniani nello Stretto di Hormuz e nelle aree limitrofe. In generale, le operazioni di ricerca e soccorso presentano complessità e rischi intrinseci, soprattutto quando condotte in territorio ostile o nelle sue vicinanze.L'impiego di droni navali nelle operazioni di salvataggio notturne ha evidenziato una nuova dimensione per le attività di ricerca e soccorso marittimo (CSAR).

L'importanza dei droni

Gli USV offrono vantaggi significativi in determinati scenari. Quali? Per esempio, possono raggiungere aree inaccessibili ai mezzi tradizionali e senza il rischio di impiegare ulteriore personale. Non è un caso che le forze armate statunitensi stiano lentamente prendendo coscienza della vulnerabilità dei propri mezzi CSAR e delle distanze necessarie per raggiungere aree altamente difese, in particolare durante un conflitto di pari livello.

Da questo punto di vista, l'utilizzo di droni per il recupero del personale diventerà centrale nella strategia militare Usa. Nell'episodio che ha riguardato l'Apache, ancora scarno di dettaglio, un funzionario statunitense anonimo ha dichiarato ad ABC News che un drone con un "design simile a quello di un motoscafo" ha recuperato i piloti dell'elicottero dall'acqua e li ha riportati sani e salvi a terra.

A proposito: gli stessi Usv possono essere preposizionati e distribuiti in anticipo lungo determinate rotte di volo, rivelandosi particolarmente utili per le future operazioni di ricerca e soccorso nel Pacifico, dove le forze armate Usa si stanno preparando a potenziali scontri con la Marina e l'aviazione cinesi.

"Stupro e pedofilia su 28 studentesse minorenni". Insegnante di Corano condannato a 20 anni

Vent'anni di carcere per stupro e pedofilia ai danni di 28 studentesse minorenni. Questa la condanna inflitta dal tribunale senegalese a Serigne Khadim Mbacké insegnante di Corano a Touba, città religiosa nel centro del Paese africano.

Stando a quanto riportato dai media locali e dall'Agenzia di stampa senegalese (Aps), il processo si è svolto presso l'Alta corte di Diourbel (Senegal centrale) che ha giurisdizione amministrativa su Touba.

Le vittime erano studentesse della scuola coranica

Le accuse derivano da crimini risalenti a maggio 2023. Tutte le 28 vittime erano studentesse della scuola coranica in cui insegnava Serigne Khadim Mbacké. "Diciotto di loro hanno perso la verginità, come attestato da certificati medici rilasciati da medici giurati", riferisce l'Aps.

Mbacké si è consegnato alla polizia di Touba a giugno 2023, dopo diverse settimane di latitanza. Il caso è venuto alla luce quando una delle ragazze si è rifiutata di tornare a scuola perché l'insegnante "aveva avuto rapporti sessuali con lei e con tutte le altre ragazze", come riportato dalla stampa all'epoca della vicenda.

Sangue per le strade di Belfast: migrante sudanese armato di coltello prova a decapitare un irlandese. "Ipotesi terrorismo". Salvini: "Tolleranza zero verso la barbarie"

Un uomo, pare di origine sudanese, è stato arrestato nelle scorse ore a Belfast dopo aver cercato di decapitare per strada un irlandese. La dinamica di quanto accaduto non è ancora del tutto chiara, la polizia sta indagando e per il momento non viene escluso nemmeno il terrorismo, anche se non ci sono attualmente indicatori in tal senso.

Nelle immagini registrate da alcuni passanti dopo aver chiamato la polizia si vede l’uomo di origine africana seduto sopra la sua vittima con in mano il coltello: l’irlandese è una maschera di sangue, le ferite al collo sono profondissime e nonostante questo cerca di dimenarsi e di togliersi dalla morsa del suo aggressore. Alcuni dei presenti, coraggiosamente armati di bastoni, hanno provato ad allontanare lo straniero colpendolo ripetutamente finché non sono riusciti ad allontanarlo dalla vittima e a disarmarlo. Pare che l'aggressore sia arrivato in Irlanda del Nord da Dublino e che abbia il permesso di soggiorno.

I presenti spiegano che quanto successo è come “qualcosa uscito da un film dell’orrore” e un esponente politico locale, Gavin Robinson, ha definito l’aggressione come “barbarica” e “medioevale”. Il video diffuso sui social è drammatico, si sentono le urla delle persone presenti: “Scendi da dosso, maledetto topo”, “Sta cercando di tagliargli la testa. Gli sta squartando la testa”. Fortunatamente i presenti sono riusciti a intervenire in tempo per salvare la vita alla vittima, che non è morta ma versa in gravissime condizioni a causa delle ferite profonde al collo e all’ingente perdita di sangue. La polizia ha rivelato che la vittima lotta ancora per la vita, ha ferite profonde anche agli occhi, al volto, alla schiena. “L'orribile attacco a Belfast di ieri sera è nauseante, i miei pensieri vanno innanzitutto alla vittima, e ringrazio i primi soccorritori, compresi i cittadini che sono intervenuti”, ha dichiarato il primo ministro.

Mentre nel Regno Unito i politici faticano a chiedere ai cittadini di mantenere la calma e di non saltare a conclusioni affrettate che, davanti al video, sono comunque inevitabili. A tal proposito Robinson ha chiesto al governo nazionale di riconoscere che "l'immigrazione incontrollata deve finire" e sottolineando che, a causa della mancata integrazione e della violenza di questi soggetti, ma non solo, “la coesione della comunità si trova sul precipizio”. La leader del Partito Conservatore, Kemi Badenoch, ha sottolineato che a fronte di questo attacco molte persone “cominceranno a chiedersi ancora una volta: si tratta di qualcuno che non avrebbe dovuto trovarsi nel nostro Paese? Ci sono state falle nei nostri confini?”. Anche per questo motivo ha esortato la polizia “a fare emergere i fatti il più rapidamente possibile in modo da poter fare chiarezza”. Del caso si è occupato anche Nigel Farage: “Le autorità devono rivelare immediatamente l'identità e lo status dell'aggressore. Le persone hanno diritto alla verità”.

Salvini: "Tolleranza zero verso la barbarie! Nessuno spazio per chi semina violenza, paura e terrore"

L'episodio è stato commentato via social anche da Matteo Salvini, che ha definito le immagini che arrivano da Belfast "mostruose e sconcertanti". "Inaccettabile vivere nel terrore quotidiano di coltelli, aggressioni e ora tentate decapitazioni per strada! Ma a che punto siamo arrivati???", le sue parole su Instagram. "Tolleranza zero verso la barbarie! Nessuno spazio per chi semina violenza, paura e terrore. Questa è difesa della nostra civiltà! Purtroppo la sinistra dell’accoglienza senza freni e tanti governanti europei, presunti “liberali”, minimizzando, cercando giustificazioni o addirittura voltando la testa dall’altra parte, stanno portando alla distruzione del tessuto sociale e civile del nostro continente", ha aggiunto.

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Ex marito di Nessy Guerra arrestato in Egitto. Lei, accusata di adulterio, bloccata nel Paese

Nessy Guerra potrà ora rientrare in Italia con la sua bambina? È la domanda che inevitabilmente sta percorrendo l’opinione pubblica in queste ore, dacché l’ex marito Tamer Hamouda - che impedisce il rientro grazie alla legge egiziana che prevede il consenso del padre - sarebbe stato arrestato. Non si conosce il capo d’accusa per l’uomo, nato da padre egiziano e madre italiana, sempre vissuto in Italia fino alla vigilia di una condanna definitiva presso il tribunale di Genova per i reati di percosse, lesioni, stalking, violazione di domicilio, furto e truffa ai danni di una precedente ex compagna.

Di recente, Hamouda aveva minacciato il viceconsole onorario a Hurgada Orazio Gioacchini: gli aveva detto che lo avrebbe gambizzato, dato che - ha affermato - aveva già compiuto un’azione simile in Italia. Gioacchini sta supportando Nessy Guerra, partita alla volta in Egitto con Hamouda anni fa e ignara all’epoca della causa pendente: da tre anni, cioè più o meno, da quando la figlia era neonata, e ha lasciato Hamouda dopo essere stata picchiata, la donna chiede di poter far ritorno in Liguria. Con lei da tempo ci sono i genitori, che vivono insieme alla donna e alla figlia segregate, dapprima a causa delle minacce continue di Hamouda - che afferma di vedere angeli ed essere Gesù Cristo - e poi a causa di una condanna per adulterio.

Hamouda, che avrebbe cercato in tutti i modi di far tornare con lui Nessy Guerra, la avrebbe infatti denunciata per questo reato - che in Italia non esiste - ingaggiando anche un falso testimone, che in effetti in sede giudiziaria avrebbe ritrattato le accuse verso la donna. Purtroppo non c’è stato nulla da fare: Guerra è stata condannata in appello a sei mesi di reclusione in un carcere egiziano e ai lavori forzati.

A seguito delle minacce verso il console - e a distanza anche alla premier Giorgia Meloni - Nessy Guerra aveva ancora una volta affidato le sue preoccupazioni a Instagram, scrivendo a corredo di un video: “Quanto ancora bisogna aspettare prima che si comprenda la gravità di quello che sta accadendo? Mi auguro che le autorità competenti possano valutare ogni elemento con la massima attenzione, prima che accada qualcosa di irreparabile”. Per il ritorno in Italia di Nessy era figlia c’è una petizione aperta su Change, e la donna chiede a gran voce l’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Bisognerà capire cosa accadrà ora: Hamouda era stato già più volte arrestato in Egitto e tutte le volte scarcerato.

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