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Received — 4 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Tre gip per gli arresti, la riforma slitta di sei mesi. Dietrofront anche sui migranti: cancellato l'”emendamento Musk”

4 June 2026 at 19:37

L’applicazione della riforma del gip collegiale slitta a fine febbraio 2027. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia Carlo Nordio nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri di giovedì, che ha ufficializzato la data del rinvio in un decreto-legge. La norma “garantista”, contenuta nella legge Nordio del 2024, prevede che a decidere sulle richieste di custodia cautelare in carcere non sia più un singolo giudice, ma un collegio di tre: la novità avrebbe dovuto scattare dal 25 agosto, cioè a due anni dall’entrata in vigore della legge. Un intervallo previsto per adeguare nel frattempo gli organici della magistratura. Le assunzioni promesse però non sono state realizzate, e così nei mesi scorsi l’Associazione nazionale magistrati ha chiesto più volte un rinvio della riforma, trovando alla fine il consenso del Guardasigilli. Restava da decidere l’estensione del rinvio: Forza Italia chiedeva di limitarlo al minimo indispensabile, mentre Fratelli d’Italia, con il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, proponeva addirittura un anno. Alla fine il compromesso trovato è di sei mesi: la norma “è già legge e quindi è ovviamente fuori discussione, però ha trovato delle difficoltà soprattutto nella digitalizzazione, cioè nella dematerializzazione degli atti, che rendono in un certo senso impossibile oggi l’entrata in vigore dell’attuazione concreta”, ha detto Nordio, riducendo quindi la questione a un mero problema informatico (di cui non sono stati specificati i contorni).

Ma quello sul gip collegiale non è l’unico dietrofront del governo: alla chetichella, il Cdm ha cancellato anche l’emendamento che a fine 2024 aveva spostato in Corte d’Appello (senza alcun motivo razionale) la competenza a decidere sui trattenimenti dei migranti, per “vendetta” contro i giudici del Tribunale di Roma che avevano bloccato i trasferimenti in Albania. La norma era stata ribattezzata “emendamento Musk” perché approvata dopo un tweet del miliardario statunitense contro le toghe italiane, colpevoli di ostacolare il piano del governo: “These judges need to go”, “Questi giudici devono andarsene”, aveva scritto. L’intervento del governo non ha ottenuto lo scopo di avere decisioni più gradite, ma in compenso ha aumentato il carico di lavoro delle Corti d’Appello già oberate. Così ora Nordio annuncia che la competenza sull’asilo e l’immigrazione “ritorna al Tribunale circondariale”: “Fatte le valutazioni, soprattutto per quanto riguarda gli organici, ci siamo resi conto, anche dopo confronti molto costruttivi con l’Anm e i presidenti delle Corti di Appello, che questa sarebbe stata la soluzione migliore”, dice il ministro. Tramontate le esigenze di propaganda, la razionalità ha potuto tornare a galla.

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“Emiliano torni giudice a Benevento”: al Csm la destra vota per il rientro in toga dell’ex governatore Pd dopo 23 anni

4 June 2026 at 15:36

Per conoscere il suo immediato futuro, Michele Emiliano dovrà pazientare ancora un po’. Al termine di un ping pong durato oltre sei mesi, la Terza Commissione del Consiglio superiore della magistratura si è finalmente espressa sulla richiesta dell’ex sindaco di Bari e governatore pugliese – tuttora un pubblico ministero in aspettativa elettorale – di diventare consulente istituzionale in attesa di un seggio in Parlamento, evitando un clamoroso ritorno in toga dopo 23 anni (la legge Cartabia anti-porte girevoli non si applica al suo caso, essendo entrata in vigore dopo l’ultima elezione). Ma il verdetto non è stato univoco: la commissione ha partorito due proposte contrapposte, tra cui il plenum, l’organo al completo, dovrà scegliere in una delle prossime sedute (probabilmente a luglio). La prima, votata dai quattro consiglieri togati, dà il via libera al collocamento fuori ruolo di Emiliano come consulente della Commissione d’inchiesta del Senato sulle condizioni di lavoro. La seconda, votata dalle due “laiche” Isabella Bertolini e Daniela Bianchini, elette in quota Fratelli d’Italia, respinge invece la richiesta e ricolloca Emiliano in ruolo come giudice del Tribunale di Benevento, sede indicata da lui stesso come seconda preferenza (la prima era la Direzione nazionale antimafia). Una posizione, a guardar bene, abbastanza paradossale: proprio le rappresentanti della maggioranza allergica alle “toghe rosse” ora chiedono di far rientrare in magistratura uno dei più importanti esponenti del Partito democratico, di cui fu candidato addirittura alla segreteria.

La consulenza al Senato è il “piano B” studiato per Emiliano dal suo amico e conterraneo Francesco Boccia, capogruppo del Pd a palazzo Madama. La soluzione iniziale individuata per l’ex governatore, infatti, era la nomina a collaboratore di Antonio Decaro, suo delfino politico e successore alla guida della Regione. La richiesta di Decaro, però, è stata respinta per ben tre volte dalla Terza Commissione, nonostante vari aggiustamenti formali e sostanziali: secondo il Csm, né l’incarico di “consigliere giuridico” né quello di consulente per le crisi industriali erano autorizzabili in base alla legge. Così, con la mediazione di Boccia, il presidente della Commissione d’inchiesta sul lavoro Tino Magni (Alleanza Verdi e Sinistra) ha lanciato un salvagente inviando un’istanza alternativa a palazzo Bachelet. Anche questa strada, però, si è rivelata non priva di ostacoli: su richiesta del Consiglio superiore, Magni ha dovuto spiegare perché abbia bisogno proprio di Emiliano, considerato anche il fatto che la sua commissione si avvale già della consulenza di un altro magistrato fuori ruolo. Lo stesso ex governatore, mercoledì, è stato ascoltato dalla Terza Commissione del Csm, sottolineando l’inopportunità di un suo rientro in toga dopo due decenni: “L’attuale normativa prevede che chi è stato in politica non possa rientrare nelle funzioni per evitare un danno molto grave all’indipendenza e all’immagine di imparzialità della magistratura. Anche se ovviamente a me non si applica, ho comunque dato disponibilità ad applicarla”, ha detto.

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Received — 3 June 2026 Il Fatto Quotidiano

Giustizia, scontro FdI-Fi al vertice con Nordio: gli azzurri chiedono uno sprint sulle riforme, i meloniani fanno muro

Sulla giustizia nel centrodestra è ormai scontro aperto. A oltre due mesi dalla disfatta al referendum, le divergenze tra alleati sono esplose mercoledì mattina nel vertice con i capigruppo di maggioranza al ministero, convocato dal Guardasigilli Carlo Nordio su richiesta di Forza Italia e durato quasi tre ore. Gli azzurri Stefania Craxi ed Enrico Costa, spalleggiati dal viceministro Francesco Paolo Sisto, hanno insistito per portare a termine le riforme della prescrizione e del sequestro degli smartphone, già approvate da un ramo del Parlamento, in modo da “dare risposte” ai 12 milioni di elettori che hanno votato Sì. Una posizione su cui c’è il sostanziale accordo anche della Lega. Fratelli d’Italia, però, ha alzato un muro di gomma: i meloniani, poco entusiasti di aprire nuovi fronti con la magistratura, prendono tempo chiedendo modifiche ai due provvedimenti, che intanto restano congelati in commissione. I due partiti spingono in direzioni opposte anche per quanto riguarda il gip collegiale, la norma – contenuta nella legge Nordio del 2024 – che dal 25 agosto imporrebbe un collegio di tre giudici, invece di uno solo, per decidere sulle richieste di custodia cautelare in carcere. Di fronte agli allarmi delle toghe, che avvertono sul rischio paralisi dei tribunali per le carenze di personale, il ministero ha già deciso di rinviare l’entrata in vigore. I berlusconiani però vorrebbero un differimento di pochi mesi, mentre Nordio e FdI ragionano su un termine più lungo (tra nove mesi e un anno) per scavallare le elezioni, e bocciano la proposta di Forza Italia di prevedere i collegi solo nei grandi tribunali – dove i giudici sono di più – per velocizzare l’applicazione. Uno stallo che ha costretto a convocare una nuova riunione per il 9 giugno, quando il ministro, i suoi vice e i partiti si rivedranno per trovare una quadra.

A Forza Italia sta a cuore soprattutto il ddl sul sequestro degli smartphone, firmato dal senatore azzurro Pierantonio Zanettin e da Giulia Bongiorno, presidente leghista della Commissione Giustizia di palazzo Madama. In base al testo, per sequestrare un dispositivo elettronico e acquisire i suoi contenuti i pm dovranno ottenere più via libera dal gip tramite una complessa procedura, mentre adesso possono farlo in autonomia con un decreto. Dopo l’ok al Senato nell’aprile 2024, il provvedimento è rimasto bloccato alla Camera per il veto di Fratelli d’Italia e in particolare di Chiara Colosimo, presidente della Commissione bicamerale Antimafia, che si è fatta interprete dei timori del procuratore nazionale Giovanni Melillo per i potenziali “effetti disastrosi” delle nuove norme. Colosimo ha presentato una lunga serie di emendamenti alla riforma, che ora Fratelli d’Italia chiede di approvare: nell’ultima conferenza dei capigruppo il ddl è stato calendarizzato in Aula per luglio, ma l’iter in Commissione non sembra vicino a sbloccarsi. I meloniani chiedono modifiche anche alla riforma della prescrizione, e in particolare una norma transitoria per evitare il rischio-amnistia di cui ha parlato in audizione l’Associazione nazionale magistrati. Infine, Nordio ha ribadito la sua contrarietà all’ipotesi di una legge per estendere la responsabilità civile dei magistrati, lanciata dal capogruppo azzurro alla Camera Enrico Costa. Sul tema il ministro si è richiamato alle sue parole dei giorni scorsi: un provvedimento del genere “non è nel programma, né all’ordine del giorno e, per quanto mi riguarda, non lo sarà”, aveva detto.

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