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Perché i giovani tornano a comprare sotto casa

Per anni il destino del commercio di prossimità sembrava segnato. Prima l’espansione delle grandi catene, poi l’e-commerce, infine la pandemia avevano alimentato l’idea che il futuro degli acquisti sarebbe stato sempre più digitale e concentrato in poche piattaforme globali. Oggi, almeno in parte, il quadro appare diverso. Secondo una ricerca Ipsos Doxa commissionata da American Express, il quarantasei per cento degli italiani tra i diciotto e i trentaquattro anni dichiara di aver aumentato gli acquisti nei negozi di quartiere nell’ultimo anno. Una quota sensibilmente superiore alla media nazionale, che si ferma al trentasette per cento. Un dato che racconta un cambiamento nelle abitudini di consumo e nel rapporto tra cittadini e territorio.

Il fenomeno non sembra essere guidato dalla nostalgia. A spingere i consumatori verso le attività locali è piuttosto una combinazione di autenticità, innovazione e legame con la comunità. Otto italiani su dieci affermano che conoscere la storia e i valori di un’attività aumenta la propria fedeltà nei suoi confronti, mentre il sessantacinque per cento si dichiara più propenso a sostenere negozi e imprese capaci di introdurre nuove idee all’interno della comunità in cui operano.

Anche il modo di fare acquisti sta cambiando. Sempre più consumatori chiedono esperienze ibride che combinino fisico e digitale: il trenta per cento apprezza la possibilità di ordinare online e ritirare in negozio, mentre il ventinove per cento vorrebbe poter provare un prodotto in punto vendita e riceverlo successivamente a domicilio. La tecnologia non sostituisce il negozio, ma diventa uno strumento per rafforzarne il ruolo.

La centralità delle attività locali emerge soprattutto nel modo in cui vengono percepite all’interno delle città. Il novantadue per cento degli intervistati ritiene che siano essenziali per preservare l’identità dei quartieri. L’ottantanove per cento le considera fondamentali per la vitalità dei centri urbani e l’ottantaquattro per cento pensa che contribuiscano a creare relazioni e socialità.

Milano rappresenta uno dei laboratori più interessanti di questa trasformazione. Accanto alle insegne storiche e ai grandi marchi internazionali, negli ultimi anni è emersa una nuova generazione di imprenditori che sta reinterpretando il commercio di prossimità. Realtà indipendenti che mescolano artigianato, design, cultura, gastronomia e servizi, costruendo modelli di business fortemente radicati nei quartieri in cui operano.

Tra le realtà raccontate dalla guida c’è anche Frab’s, oggi uno dei riferimenti europei per l’editoria indipendente. Nato nel 2019 a Forlì come progetto online fondato da Anna Frabotta, il marchio si era inizialmente specializzato nella distribuzione di magazine internazionali difficili da reperire in Italia. Nel 2024 ha aperto il suo spazio milanese, trasformando un e-commerce di nicchia in un luogo fisico dedicato alla cultura editoriale contemporanea. «Mi sono resa conto che la difficoltà di trovare magazine indipendenti in Italia non era solo una mia esigenza, ma quella di un’intera comunità», racconta Frabotta. Oggi Frab’s è insieme libreria specializzata, archivio, spazio curatoriale e punto di incontro per professionisti della cultura visiva. Dalla stessa visione è nato anche Mag to Mag, il primo festival europeo interamente dedicato ai magazine indipendenti, che ha contribuito a fare di Milano un punto di riferimento internazionale per editori, artisti e creativi. «Non ci interessa accumulare titoli, ma creare connessioni e dare spazio a pubblicazioni che spesso restano fuori dai circuiti tradizionali», spiega la fondatrice.

Frab’s Magazines | Milano Porta Venezia

È in questo contesto che nasce “Itinerari Milanesi: 30 attività che stanno ridisegnando la città”, la guida realizzata da American Express in collaborazione con il Gruppo Giovani Imprenditori di Confcommercio Milano Lodi Monza Brianza e curata da nss edicola. Il progetto raccoglie trenta esperienze imprenditoriali che raccontano una Milano diversa da quella delle grandi attrazioni turistiche, fatta di attività indipendenti che contribuiscono all’evoluzione economica e sociale dei quartieri.

Disponibile gratuitamente in italiano e in inglese, la guida propone percorsi a piedi e in bicicletta pensati sia per i residenti sia per i visitatori che desiderano esplorare la città attraverso i suoi negozi, laboratori e spazi commerciali emergenti. Un modo per osservare come il commercio locale continui a essere uno degli elementi che definiscono il carattere di una città.

Del resto, il rapporto tra attività di prossimità e identità urbana è sempre più evidente anche nel turismo. Il trentanove per cento degli italiani dichiara di cercare attivamente negozi, botteghe e attività locali quando visita una nuova destinazione, considerandoli uno strumento per entrare in contatto con la cultura del territorio.

La scoperta di queste realtà avviene ancora soprattutto attraverso l’esperienza diretta: il sessantasette per cento degli intervistati le incontra semplicemente camminando per strada e il sessantuno per cento attraverso il passaparola. I canali digitali, però, stanno assumendo un peso crescente, soprattutto tra i più giovani. Tra gli under-35, il quarantotto per cento utilizza social media e recensioni online per individuare nuove attività locali, contro una media nazionale del trentacinque per cento.

Più che una contrapposizione tra tradizione e innovazione, il commercio di prossimità sembra quindi attraversare una fase di trasformazione. I negozi che riescono a costruire comunità, raccontare una storia e utilizzare in modo intelligente gli strumenti digitali continuano a svolgere una funzione economica, sociale e culturale che va ben oltre la semplice vendita di prodotti. Ed è probabilmente questa capacità di tenere insieme radici e cambiamento a spiegare perché una parte crescente dei consumatori, soprattutto tra i più giovani, abbia deciso di tornare a comprare sotto casa.

La guida è disponibile gratuitamente da oggi in formato digitale, in italiano e in inglese:
IT: americanexpress.it/itinerarimilanesi
EN: americanexpress.it/milanitineraries

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Trump ha annunciato di aver trovato un accordo di pace con l’Iran, di nuovo

Donald Trump sostiene di aver raggiunto «un grande accordo per la guerra con l’Iran», e che la firma potrebbe arrivare rapidamente, forse in Europa. Secondo il presidente degli Stati Uniti, l’intesa dovrebbe garantire che l’Iran non ottenga mai un’arma nucleare e portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Teheran però non ha confermato l’accordo e ha fatto sapere che «nulla è stato finalizzato». Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha detto alla televisione di Stato ha riconosciuto che una parte consistente del testo negoziale è stata definita, ma ha accusato gli Stati Uniti di avere avanzato richieste eccessive e nuove condizioni. Ha anche ribadito che Teheran non intende abbandonare le proprie linee rosse.

Il possibile accordo di cui parla Trump sembra essere più un memorandum d’intesa che un trattato definitivo. Secondo quanto filtrato nei media statunitensi, il primo obiettivo sarebbe riaprire lo Stretto di Hormuz e rimuovere progressivamente gli ostacoli alla navigazione, mentre le questioni più difficili, a partire dal programma nucleare iraniano, verrebbero rinviate a negoziati successivi. Tra i temi discussi ci sarebbero anche lo sblocco di fondi iraniani congelati all’estero e forme di sollievo economico, ma senza un chiarimento pubblico sui tempi e sulle condizioni.

Trump ha già annunciato più volte nelle ultime settimane un accordo imminente con l’Iran senza che poi venisse formalizzato. Il presidente degli Stati Uniti aveva parlato di una soluzione rapida ad aprile e di un’intesa quasi pronta a maggio, salvo poi dichiararsi insoddisfatto dei termini e tornare a minacciare nuovi attacchi.  Israele ha precisato di non essere parte del memorandum. L’ufficio di Netanyahu ha detto che il premier israeliano ha espresso apprezzamento per l’impegno degli Stati Uniti a lavorare verso un accordo finale che includa «la rimozione del materiale arricchito, lo smantellamento delle infrastrutture di arricchimento, limiti alla produzione di missili e la cessazione del sostegno dell’Iran ai suoi proxy terroristici nella regione». 

Poche ore prima dell’annuncio allo Studio Ovale, lo stesso Trump aveva minacciato una nuova escalation, dicendo che gli Stati Uniti avrebbero colpito l’Iran «molto duramente stanotte» e prospettando la presa dell’isola di Kharg, il principale terminale petrolifero iraniano. L’ultima crisi si è aperta dopo l’abbattimento di un elicottero Apache statunitense da parte di un drone iraniano sopra lo Stretto di Hormuz, con i due aviatori a bordo recuperati in mare; Washington ha risposto con attacchi contro stazioni iraniane di controllo dei droni e radar vicino allo Stretto, poi con raid più ampi contro capacità di sorveglianza militare, sistemi di comunicazione e difese aeree, mentre fonti iraniane hanno riferito esplosioni nell’area di Bandar Abbas, sulle isole di Qeshm e Hengam e nelle città di Sirik e Minab, nella provincia meridionale di Hormozgan.

A loro volta, i Guardiani della rivoluzione iraniani hanno rivendicato attacchi contro basi americane in Medio Oriente. In Bahrain, le autorità locali hanno detto che una bambina di undici anni è rimasta ferita da un drone iraniano e che abitazioni e automobili sono state danneggiate. La Giordania ha detto di avere abbattuto circa venti missili iraniani, mentre il Kuwait ha riferito di avere intercettato bersagli aerei ostili.

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