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Irama: “Ai concerti dopo due ore mi annoio mortalmente per questo a San Siro ho fatto la festa. A X Factor Jake La Furia mi fa sempre ridere. Sono meno malinconico e più positivo del solito”

Irama ha messo a segno, per i suoi dieci anni di carriera, il primo Stadio San Siro di Milano, l’11 giugno. Un vero e proprio viaggio nel suo repertorio con ospiti Giorgia, Arisa, Rkomi e Annalisa. Un periodo d’oro per il cantautore che è attualmente impegnato anche come giudice di “X Factor”, a settembre in onda su Sky e Now. Abbiamo incontrato l’artista per un primo bilancio del nuovo percorso artistico.

Qual è l’aspetto che ti ha emozionato di più dello show?
Tante cose ma soprattutto il fatto di “battezzare” la nuova terrazza di San Siro in alto a inizio concerto su “Tu no”, in versione acustica, una terrazza panoramica che dà su San Siro. Mi sono cag*ato addosso da subito, al pensiero di dover cantare in cima.

Come mai la scelta di iniziare con “Tu No”?
Per cercare di fare cantare più possibile le persone… e connettermi con “loro. È una sorta di ‘riscaldamento’, ma anche un dire ‘grazie’ a chi c’è stato fino ad oggi. Anziché partire con i fuochi e le fiamme, parto con l’intimità totale (ride, ndr).

È stata lunga la gestazione di questo tuo primo stadio?
Molto, è partito da lontano. Sono orgoglioso del mio palco, che peraltro nel nostro Paese credo non sia stato ancora fatto da nessun italiano. È fighissimo ho rotto le palle fino alla morte per averlo…

Di cosa si tratta?
È tutto un palco in led praticamente quindi lo stage, i visual, saranno visibili direttamente sul palco anziché alle mie spalle. Poi nello show non mi piace tanto l’idea di avere i visual e quindi mi piaceva l’idea che fossero per terra, in una chiave completamente diversa con questo cerchio in mezzo al pubblico. Il palco avrei voluto farlo un po’ diverso con un cerchio che abbracciasse la platea, ma avevano già venduto tutto il parterre e non si poteva, purtroppo.

Chi hai voluto con te per questi festeggiamenti?
Giorgia con cui stiamo facendo insieme X Factor. È molto bello che sia con me per cantare assieme ‘Buio’. Annalisa è presente in ‘Tu No’ nella versione ‘normale’, dopo l’intro acustico. Poi ci sarà Arisa per cantare ‘Senz’anima’. Secondo me, lei è perfetta per questa canzone. Con Rkomi facciamo ‘Luna piena’ per ringraziarlo anche del percorso che abbiamo fatto insieme.

Come hai lavorato alla scaletta per festeggiare i dieci anni?
Purtroppo posso suonare solo fino alle 23:30 perché poi mi mandano fuori da San Siro, quindi non posso fare tutto quello che vorrei. Infatti mi stanno già bastonando le gambe le persone che mi vogliono bene perché volevano tutte le robe dei primi dischi. Crescendo è più difficile fare le scalette. Quando hai solo due dischi all’attivo è più facile, al settimo disco entri in crisi…

Perché?
Inizi a dire ‘no, questa non posso toglierla. No quest’altra nemmeno’. Quindi non sai più come girarti. Ci sono comunque brani come ‘Ovunque sarai’ che non possono essere sostituiti. Iniziano a essere una decina che non riesco a levare. Poi pensi ‘cazzo, che palle quelli che hanno magari 40 anni di carriera come fanno?’ (ride, ndr).

C’è chi arriva a fare tre ore e mezza di concerto…
No per me è troppo perché non voglio che chi lo guarda pensi ad un certo punto ‘ma quando finisce?’ Anzi spero che un pochettino gli rimanga la voglia di tornare a vederci. Almeno parlo dal mio punto di vista che è soggettivo. C’è a chi piace assistere a quattro ore di concerto, a me dopo due ore, ecco come dire inizio a dire ‘minchia’ (ride, ndr). Ma anche se sei Michael Jackson, eh, io da spettatore dico ‘minchia’. Abbiamo cercato di suddividere il mio concerto il più possibile per non fare annoiare, perché la mia paura più grande nei concerti è annoiare, per me deve essere una cosa divertente. Si vede che sono uno che si rompe le scatole facilmente, ho una soglia dell’attenzione bassa, quindi ho bisogno di tanti input.

Cremonini ha detto che da parte di certa organizzazione c’è la tendenza a inculcare nei giovani l’idea del “se fai lo stadio significa che hai successo”. Sei d’accordo?
Ci sono artisti che ci arrivano prima di altri, ci arrivano dopo la difficoltà di chi fa questo mestiere e io me ne rendo conto. Più cresco e più mi rendo conto che la vera sfida è quella di rimanere nel tempo. Poi chiaramente ci sono gli up e i down, come è normale. Momenti che tutti abbiamo vissuto. Quindi per me la vera difficoltà è continuare con la carriera, creando il repertorio, quello è quello che ti rende solido. È importante creare una serie di eventi e di canzoni che ti legano ai ricordi delle persone. Se arriva un alieno da un altro mondo, pensa che noi siamo pazzi perché la musica su di noi ha un potere molto forte. Stiamo parlando di emozioni.

In che stato d’animo sei?
Sono più positivo del solito, forse sono meno malinconico. Ho questa malinconia più latente, ma non so quanto freghi alle persone di questa cosa. È una cosa molto sincera, spontanea, una fase di grazia.

Chi o cosa contribuisce alla tua serenità?
Non so dirti ma di certo sento che sto fluendo molto, cioè sto seguendo molto le cose. Per me è una cosa nuova, visto che scavo sempre molto dentro me stesso e prima di fare una cosa ci muoio 100.000 volte. E poi non mi soddisfa mai. Ora sto allentando la corda.

Pensavo che, in qualche modo, anche i tuoi pappagalli contribuissero al tuo rinnovato stato d’animo…
Ci sono, vivono in uno stanzone a casa mia, a volte li lascio liberi di svolazzare. Io amo tantissimo gli animali e vorrei avere con me anche i gatti, ma sono allergico. Comunque un giorno mi prendo una bella casa nel bosco.

È un caso che questa positività nasca dal tuo ruolo come giudice a X Factor?
Non è un caso perché X Factor è un luogo dove hai la possibilità di scovare i talenti ed è anche un luogo dove hai l’opportunità di raccontarti in maniera più intima. Sono in un momento in cui ho voglia di fare vedere anche altri lati di me, magari di raccontarmi con più serenità e anche positività e quindi, secondo me, è una bella cosa che arrivi in questo momento.

Qual è il tuo bilancio dopo qualche giorno di registrazione?
Mi sento addosso una grande responsabilità perché comunque sei lì di fronte a dei ragazzi che vogliono iniziare la loro carriera. Cerco di dargli dei consigli che possano anche guidarli, aiutarli ad affrontare una carriera.

Con i colleghi in studio come va?
Con Giorgia ho un ottimo rapporto, con Gabbani ho iniziato a Sanremo Giovani 2015, Jake La Furia fa morire dal ridere, ha sempre la risposta prontissima e poi c’è Paola Iezzi che è adorabile e mi aiuta molto perché è al mio fianco e mi dà qualche dritta, a livello tecnico.

E Achille Lauro, che hai sostituito, l’hai sentito?
Ma certo, siamo in ottimi rapporti e mi ha dato tanti consigli. È stato super carino, è una persona squisita e sono molto contento del suo percorso artistico.

Che giudice sei?
Cerco di essere onesto, sincero. A volte è difficile perché quando vedi che ci sono dei cantanti molto giovani devi cercare di dire le cose nel modo migliore. Cerco sempre di fare il bene di chi ho di fronte, quindi per non farlo ‘sfracellare’ lo invito a ripresentarsi in un altro momento.

Vorresti partecipare a Sanremo 2027?
Cavolo ti direi di sì! Ma tutto dipenderà dalla canzone, che ancora non ho in tasca in questo momento. Sono sempre stato molto tradizionalista, cioè se ho una canzone che ha un senso raccontare allora la presento al Festival.

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Irama a San Siro festeggia 10 anni di carriera nella cattedrale gotica con Annalisa, Giorgia, Arisa e Rkomi: “Ho imparato col tempo che ogni passo ha il suo peso”

Mentre risuona un intro al piano, sul nuovo balconcino panoramico di San Siro Irama intona le prime note di “Tu No”. E la voce diventa subito una: il pubblico canta fortissimo. Il rito che sigilla dieci anni di carriera, per Filippo Maria Fanti, questo il vero nome del cantautore, arriva quando il sole è ancora sopra il Meazza. Il primo punto di arrivo di un percorso cominciato nel 2016: un concerto, che si è tenuto l’11 giugno, nel tempio della musica. In mezzo la vittoria ad Amici 17, Sanremo Giovani, cinque partecipazioni tra i big al Festival, nove progetti tra EP, dischi e deluxe. Alla fine, l’artista di Carrara ha realizzato un desiderio che, come rifletteva poche ore fa su Instagram, “sembrava impossibile”.

“Ho la pelle d’oca, benvenuti a San Siro”, le prime parole dal palco seguite dall’ovazione di migliaia di presenti. “Sta succedendo davvero, questa è la nostra serata. Grazie per questi anni, per l’amore. Vedere questo posto pieno mi riempie il cuore di lacrime e gli occhi di gioia”. Immerso nelle coreografie dei braccialetti luminosi stile Coldplay distribuiti all’ingresso al pubblico, Irama ha inaugurato lo show con “Galassie” e “Bazooka”, mostrando subito sia l’anima intima che quella più scatenata della sua discografia. Elegante in camicia bianca, si è spesso fermato a guardarsi intorno, quasi incredulo. Perché anche se i tempi sono cambiati, San Siro significa avere costruito con il pubblico un rapporto di fiducia che va oltre la meteora discografica o il singolo di lancio dell’album.

Il Meazza ha risposto con voce unanime sui quasi 30 brani in scaletta. Ha urlato con le sanremesi “La ragazza con il cuore di latta” e “Lentamente”, si è scatenato su “Mediterranea”, “Arrogante” e “Nera” e ha ricantato forte su “Dedicato a te”, “Ali” e “Un giorno in più”. Anche dentro uno spazio poco intimo e più dispersivo per definizione, Irama non ha rinunciato al set acustico e latineggiante di “Yo Quiero Amarte” ed “È la luna”, con la pausa di un brindisi. Decibel alle stelle per il duetto di “Tu No” insieme ad Annalisa (“Vi faccio un regalo, chiudete gli occhi e fidatevi di me”), tra i momenti più emozionanti del live, con San Siro illuminato di bianco e le voci che si sono parlate e intrecciate alla perfezione.

La stessa sensazione, con ovazioni ripetute e i timbri ben connessi si è avuta su “Senz’anima” con Arisa e “Buio” con Giorgia. “Luna piena” con Rkomi è stata un abbraccio fraterno, il quadro di un’amicizia suggellata dal joint album “No stress” nel 2023. “Sono felicissimo per te, mi ricordo quando scherzavamo su un sogno così lontano”, le parole del rapper milanese. Su “Un respiro”, Irama ha chiamato sul palco una ragazza scelta casualmente dal parterre: “Voglio cantare una canzone a cui tengo molto con voi, perché questo stadio è nostro ed è giusto così”.

Durante una serata che, per adesso, resta unica nella carriera dell’artista, la produzione è stata tra le più ambiziose dei suoi tour. Buona gestione del suono, effetti speciali, pochi visual sugli schermi a differenza della scorsa tournée nei palazzetti, ma un gigante rosone al centro della scena e le grafiche come incise all’interno. Una lunga passerella con una pedana circolare e ledwall incorporati, invece, la porta d’ingresso nella cattedrale gotica del palco, sovrastato dai disegni di due serpenti, simboli di Irama da sempre. Ad accompagnarlo, cinque musicisti e cinque coristi guidati dal direttore musicale Giulio Nenna.

“È stato un anno particolare, mi è dispiaciuto non poter fare il tour estivo – ha spiegato l’artista tra un brano e l’altro mentre si scivolava verso la fine dello show –. A X Factor mi sto divertendo come un matto, è difficile dire sì o no. Quando vedo ragazzi che hanno dedicato la loro vita ad essere lì, è delicato. Ho imparato con il tempo che ogni passo ha un peso diverso, specifico. E rimboccandosi le maniche e lavorando sodo si costruisce tutto quanto”.

Finale affidato a “Ovunque sarai”, ormai diventata un inno e “La genesi del tuo colore”, con una pioggia di coriandoli riversata sul pubblico. Adesso, però, Irama non si ferma. A dicembre 2026 è in programma il tour invernale nei palazzetti, che partirà da Mantova giorno 6 per concludersi a Napoli il 23.

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