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La Bce torna a stringere sui tassi. E la Germania si riscopre falco

Bisogna essere onesti, la decisione era ampiamente attesa. D’altronde, con un’inflazione prossima al 3% nella zona euro, per la Banca centrale era difficile fare altrimenti. Certo, ci fosse la certezza di una salva di cannone, i correntisti starebbero più tranquilli. Ma la certezza, oggi, gioco di parole obbligato, è l’incertezza. La Bce ha dunque rotto gli indugi operando un primo rialzo dei tassi, in risposta ai rincari dell’energia e alla generale accelerazione dell’inflazione nell’eurozona innescate dalla guerra in Iran e dalla chiusura dello stretto di Hormuz. Si tratta del primo aumento dal settembre del 2023, quando Christine Lagarde operò l’ultimo rialzo in occasione della precedente fiammata inflazionistica (all’epoca i tassi di riferimento erano stati aumentati al 4%).

E dunque, in linea con le aspettative, il Consiglio direttivo alzato di 0,25 punti percentuali i livelli guida e il principale riferimento, che resta il tasso sui depositi, sale così al 2,25%. Per Francoforte non ci sono dubbi, al mercato serviva un segnale circa un intervento chirurgico per disinnescare una nuova, eventuale, bomba inflazionistica in stile 2022. ” Il conflitto in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è solida rispetto a una serie di scenari che delineano come lo shock potrebbe evolvere e incidere sulle prospettive di medio termine per l’area dell’euro”, ha sintetizzato la Bce nel comunicato diffuso a valle del board. La decisione di oggi sui tassi di interesse della Bce era scontata e “se non avessimo preso questa linea, una decisione molto ovvia, alla fine del periodo previsionale ci saremmo ritrovati con l’inflazione al di sopra dei nostri livelli obiettivo”, ha poi ulteriormente chiarito Lagarde nella conferenza stampa che ha seguito la riunione del Consiglio direttivo.

Una decisione che però non è piaciuta alla maggioranza che sostiene il governo italiano. Tra tutte, si è levata la voce di Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia. “La Bce continua a rispondere all’inflazione con un riflesso quasi pavloviano: sente pronunciare la parola inflazione e la risposta è sempre la stessa, aumentare il costo del denaro. Un aumento dei tassi d’interesse della Bce non solo incide sui nuovi prestiti, ma anche sui costi di servizio del debito dei prestiti esistenti, danneggiando l’economia reale. Che è molto più complessa. In una fase di forte incertezza internazionale, questa rigidità rischia di trasformarsi in un freno alla crescita, agli investimenti e all’occupazione”.

Da Francoforte, discorso tassi a parte, sono arrivate anche le prime, vere, considerazioni sul ruolo dell’Intelligenza Artificiale per il sistema bancario. “Forse stiamo vedendo la punta dell’iceberg e forse si possono prevedere rischi più rilevanti. Forse andrebbero discusse ad alto livello governance e quadri normativi”, ha messo in chiaro Lagarde, invocando una serie e reale regolamentazione per l’IA. “Che sia da parte di Anthropic o Open AI, o di altri grandi sviluppatori e investitori in intelligenza artificiale, o che sia in altri Paesi stiamo assistendo a sviluppi nuovi, più rilevanti e più intrusivi. Questo è un fatto Sappiamo anche che questi sviluppi sono qui per restare e che continueremo a vederne altri nei prossimi mesi”.

Tutto questo mentre la Germania, e qui si cambia fronte, spegne ancora una volta le speranze di chi vorrebbe una nuova stagione di debito europeo (a cominciare dal governatore di Bankitalia, Fabio Panetta), dopo l’esperienza del Recovery Plan. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è detto ancora una volta contrario a un nuovo indebitamento dell’Unione europea e ha chiesto riforme più rapide, in Germania e a Bruxelles, per rafforzare la competitività, ridurre la burocrazia e rispondere a invecchiamento della popolazione, minacce militari e concorrenza economica globale. In un intervento al Bundestag in vista del prossimo Consiglio europeo, Merz ha avvertito che un debito eccessivo “minaccia la sovranità e limita la libertà d’azione”. Alcuni Paesi europei, ha osservato, a causa del loro enorme debito spendono ormai più per il pagamento degli interessi che per la difesa. “Non dobbiamo permettere che il bilancio europeo arrivi a una situazione simile”, ha detto. Il cancelliere ha chiesto una profonda revisione del bilancio dell’Ue a partire dal 2028, sostenendo che la spesa dovrà riflettere la priorità della competitività. Merz ha criticato i piani per aumentare il bilancio europeo e ha invitato Bruxelles alla moderazione sia sulla spesa sia sul personale. Tradotto, niente da fare, i tedeschi sono sempre gli stessi.

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Febbre da SpaceX. Anche la Cina prova a salire sul carro di Musk

Più che tutti giù dal carro, tutti su. Il carro di SpaceX. La compagnia spaziale di Elon Musk si prepara a una quotazione prossima ai 75 miliardi. E se il mercato risponderà positivamente, sarà quasi certamente la più grande Ipo mai vista da occhio umano. Normale, dunque, che una simile operazione faccia gola agli investitori. Problema: quando la quotazione in borsa più attesa al mondo nel settore tecnologico comunica agli investitori di un intero Paese l’impossibilità di partecipare, questi tendono a ingegnarsi.

È esattamente ciò che sta accadendo: gli investitori cinesi e di Hong Kong, esclusi dalla prossima offerta pubblica iniziale di SpaceX, si stanno rivolgendo ai future perpetui e ai derivati sintetici sulle piattaforme di scambio di criptovalute per cercare di accaparrarsi una fetta di mercato. Vale a dire dell’offerta di SpaceX, la cui valutazione oggi si aggira sui 1.750 miliardi.

Insomma, l’operazione finanziaria più spettacolare dell’anno, debutto al Nasdaq previsto proprio per domani, nasce con una porta chiusa. Ma mentre le grandi banche americane apparecchiano il roadshow e i fondi si mettono in fila, una parte cruciale dell’Asia finanziaria resta esclusa. Quella cinese. Eppure, il Dragone non demorde. Anzi, rilancia. Gli investitori cinesi stanno, dunque, utilizzando asset digitali per aggirare i controlli sui capitali di Pechino scattati proprio in vista della quotazione.

Il meccanismo chiama direttamente in causa le criptovalute. L’idea sarebbe quella ricorrere a dei token, i quali fungerebbero da asset digitali che offrono però un’esposizione sintetica o presumibilmente garantita da asset reali. Gli investitori cinesi, insomma, vorrebbero usare moneta virtuale per mascherare sottoscrizioni reali di capitale SpaceX. Di sicuro, l’ingresso in borsa di SpaceX è infatti visto da molti analisti come il segno di un cambiamento nel rapporto tra tecnologia, potere economico, potere politico e potere finanziario.

Una delle più ricche società al mondo ha l’obiettivo di controllare contemporaneamente i mezzi e il modo in cui le persone comunicano, controllando al tempo stesso l’accesso allo Spazio per gestire le infrastrutture delle telecomunicazioni e forse un giorno i sistemi per far funzionare le intelligenze artificiali. E lo farà con una struttura societaria che di fatto lascia tutto il potere a Elon Musk.

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Tra dominio dell’AI e crisi di identità cinese. Cosa dice il report Kkr

Il mondo cambia, l’Intelligenza Artificiale riscrive perimetri ed equilibri dell’economia. E la Cina, no, non è più la stessa. C’è un po’ tutto questo nelle oltre novanta pagine che danno forma al report di Kkr, il fondo americano al quale Tim ha venduto, due anni fa, la propria rete, dedicato ai grandi cambiamenti globali e allo spostamento dei capitali, verso questo o quel settore. Uno dei punti più salienti del rapporto curato da Kkr riguarda proprio l’avanzata dell’Intelligenza Artificiale. La quale porta in dote un mix di gioie e dolori.

“Sebbene i guadagni di produttività derivanti dall’Intelligenza Artificiale si manifesteranno nei prossimi anni, il rovescio della medaglia è che l’intensificarsi della concorrenza strategica renderà probabilmente la crescita economica più concentrata in un numero minore di settori e, a volte, più estrema di qualsiasi cosa abbiamo visto dall’inizio della seconda rivoluzione industriale nel 1870”, ha messo in calce, Henry H. McVey, responsabile della macroeconomia globale e dell’allocazione degli asset di Kkr.

Più nel dettaglio, i settori della Difesa e dell’energia “sono quelli che con maggiore probabilità trarranno vantaggio dalle tendenze a lungo termine, a cominciare dalla stessa Intelligenza Artificiale. E nonostante l’aumento dei costi delle materie prime, si registra un’attenzione diffusa e crescente alla sicurezza e alla resilienza delle catene di approvvigionamento in tutti i Paesi e settori”. Il report dunque traccia una mappa chiara per i grandi investitori, indicando laddove si sposta il capitale. E segnando, in questo senso, il tramonto dell’era della finanza creativa e della leva monetaria facile, E dunque, “i settori chiave su cui puntare riflettono l’ossessione globale per la sicurezza. La spesa militare nel mondo ha toccato il record di 2.630 miliardi di dollari, aprendo spazi enormi alle aziende capaci di sviluppare droni, cybersicurezza e Intelligenza Artificiale”, è una delle conclusioni.

E poi c’è la Cina, con tutti i suoi acciacchi. Pechino oggi è qualcosa di molto diverso rispetto a dieci anni fa. Tanto per cominciare, rimane lontano anni luce l’obiettivo del governo cinese di raggiungere quel fantasioso 5% di Pil che ha dominato l’economia cinese fino a pochi anni fa. “Prevediamo una crescita del Pil reale del 4,6% nel 2026 e del 4,4% nel 2027. Il conflitto in Medio Oriente e l’aumento dei prezzi dell’energia riducono la nostra stima di crescita per il 2026 di circa 40 punti base, in gran parte compensati dalla forza delle esportazioni e dal sostegno delle politiche (sussidi, ndr)”.

Ma, soprattutto, qualcosa è cambiato per il Dragone. Forse per sempre. La Cina “è ora un’ economia con una crescita intorno al 4%, trainata dalla digitalizzazione, dalla transizione verde e dalla resilienza delle esportazioni, non dal vecchio modello basato su immobili, credito e reflazione delle famiglie. Questa economia è caratterizzata da un ciclo di investimenti guidato dall’offerta e dalle politiche, con i consumi ancora frenati dal settore immobiliare debole, da un mercato del lavoro fiacco e dalla cautela delle famiglie. Il motore della crescita cinese è cambiato. Il settore immobiliare, gli effetti ricchezza e il credito in generale non stanno più svolgendo il ruolo principale. Il nuovo motore, transizione verde, veicoli elettrici, batterie, energia solare, robotica, produzione avanzata e diversificazione delle esportazioni, è sempre più evidente”.

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