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Dal mito alla passerella: al Museo Egizio di Torino la moda contemporanea riscrive i simboli dell’antico Egitto

L’antico Egitto incontra la moda contemporanea in un progetto che unisce formazione, ricerca e sperimentazione creativa. Si chiama HIEROGLAM la nuova iniziativa espositiva e formativa promossa da Accademia IUAD e ospitata negli spazi del Museo Egizio di Torino, dove circa trenta creazioni realizzate dagli studenti delle sedi di Napoli e Milano dialogano con alcuni dei più significativi esempi della couture internazionale.

Curato da Pasquale Esposito e Francesco Maffei, il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare i giovani talenti attraverso una rilettura contemporanea dell’immaginario egizio. Gli studenti hanno sviluppato una capsule collection ispirata all’estetica, ai rituali e alla ricca simbologia dell’antica civiltà del Nilo, trasformando elementi iconografici come amuleti, armature, divinità ibride e simboli sacri in capi dal forte impatto visivo e concettuale.

La mostra si sviluppa come un percorso immersivo in cui l’abito supera la sua funzione estetica per diventare esperienza sensoriale e strumento narrativo. Volumi scultorei, superfici luminose e tessuti stratificati danno forma a una visione che oscilla tra memoria archetipica e immaginazione futuristica, restituendo alla moda il ruolo di linguaggio simbolico e rito identitario.

Ad arricchire il percorso espositivo contribuisce una selezione di capi provenienti dall’Archivio di Ricerca Mazzini, realtà riconosciuta a livello internazionale per la conservazione e lo studio della moda storica. In mostra figurano creazioni firmate da maestri del calibro di Issey Miyake, Gianfranco Ferré, Roberto Cavalli e Alexander McQueen, che offrono un ulteriore livello di lettura sul rapporto tra moda e patrimonio culturale.

HIEROGLAM e la lunga storia della fascinazione tra moda ed Egitto

HIEROGLAM si inserisce infatti in una lunga tradizione di fascinazione del sistema moda per l’Egitto. Dalle intuizioni di Elsa Schiaparelli alle interpretazioni di Christian Dior, Karl Lagerfeld, John Galliano, Jean Paul Gaultier e Olivier Rousteing, fino alle iconografie pop rese celebri da artisti come Michael Jackson, Madonna, Beyoncé e Lady Gaga, il simbolismo egizio continua a rappresentare una fonte inesauribile di ispirazione per creativi e performer.

Al centro dell’esposizione restano però i giovani designer IUAD, protagonisti di una ricerca che riflette anche sulle esigenze del presente. In un’epoca dominata da immagini digitali, avatar e identità visive sempre più fluide, la mostra propone una riflessione sul bisogno contemporaneo di appartenenza, significato e ritualità. Il glamour recupera così la sua dimensione più originaria e quasi sacrale, diventando forza capace di sedurre, trasformare e raccontare.

Ogni creazione esposta si confronta con archetipi universali come il sole, il serpente, l’occhio e la piramide. I concetti di ka e ba, rispettivamente forza vitale e anima mobile nella cultura egizia, ispirano silhouette fluide, accessori dal carattere rituale e palette cromatiche che fondono oro solare, blu del Nilo, nero cosmico e rosso desertico.

Più che una semplice esposizione di moda, HIEROGLAM si configura come un’esperienza immersiva che invita il visitatore ad attraversare una soglia simbolica, dove il corpo diventa mito e il tessuto si trasforma in racconto. Un progetto che dimostra come il dialogo tra patrimonio storico e creatività contemporanea possa generare nuove forme di espressione, offrendo ai giovani designer uno spazio privilegiato per sperimentare e immaginare il futuro.

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Olimpiadi Milano-Cortina, indagata la dirigente del Mit Elisabetta Pellegrini

Olimpiadi Milano-Cortina, indagata la dirigente del Mit Elisabetta Pellegrini

Computer e cellulari sequestrati negli uffici del ministero dei Trasporti. L’inchiesta sulle Olimpiadi Milano-Cortina arriva a Porta Pia e tocca Elisabetta Pellegrini, coordinatrice della struttura tecnica di missione del Mit e considerata il braccio destro di Matteo Salvini.

La dirigente risulta indagata nel filone d’indagine relativo all’appalto per la costruzione della cabinovia di Socrepes a Cortina, lo stesso che vede coinvolto, tra gli altri, il commissario straordinario per le opere olimpiche Fabio Massimo Saldini. Il sequestro dei dispositivi della dirigente è scattato ieri.

LEGGI ANCHE: Olimpiadi, perquisizioni sulla cabinovia di Cortina: indagato anche l’ad di Simico

L’inchiesta sulla cabinovia di Socrepes: cosa sappiamo

Al centro del fascicolo, aperto dalla Procura di Belluno, c’è l’affidamento dei lavori per la cabinovia Apollonio-Socrepes di Cortina d’Ampezzo, inserita tra le opere “imprescindibili” dei Giochi invernali. L’appalto, dal valore di 34,9 milioni di euro, era stato assegnato senza gara con procedure d’urgenza per garantire la consegna prima dell’inizio di Olimpiadi e Paralimpiadi, ma l’impianto non è mai entrato in funzione per il pubblico.

L’ipotesi di reato è turbata libertà di gara: i pm sospettano collusioni per favorire l’azienda bresciana Graffer nell’affidamento diretto deciso da Simico, la Società infrastrutture Milano Cortina controllata dal Mit. L’affidamento era arrivato dopo che i due colossi degli impianti a fune, l’altoatesina Leitner e l’austriaca Doppelmayr, avevano rinunciato a partecipare, ritenendo che i tempi non consentissero di garantire esecuzione e sicurezza dell’opera, costruita su un terreno franoso. Rispetto all’appalto originario, i costi sono lievitati di 14 milioni di euro.

Prima dell’iscrizione di Pellegrini, gli indagati erano tre: Saldini, commissario straordinario di Simico, Angelo Redaelli, rappresentante legale di Graffer, e l’ingegnere Valeria Cepi, responsabile unica del procedimento. Sulla vicenda si muove anche la Corte dei Conti, che ha chiesto a Simico i documenti tecnici e progettuali dell’impianto per accertare un eventuale danno erariale. Saldini, attraverso il suo legale Maurizio Paniz, ha respinto ogni addebito, sostenendo di aver agito in modo ineccepibile in ogni fase della procedura.

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“Escludo qualsiasi parente, vicino o lontano”: lascia 2 milioni di euro nel testamento per costruire dei canili ma per il tribunale i soldi devono andare ai suoi nipoti, ora rischia di finire tutto allo Stato

Mette nel testamento due milioni di euro per costruire canili ma il tribunale afferma che i soldi devono andare ai nipoti (che nel testamento erano stati volontariamente esclusi). Come riporta il Corriere di Milano la vicenda sarebbe avvenuta a Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano, dove una donna, sposata ma senza figli, aveva depositato dal notaio fin dal 2000 il proprio testamento. Sul documento ufficiale, riporta il Corriere, le parole vergate dalla donna erano: “In caso di mio decesso, lascio tutto a mio marito, ad eccezione della somma di otto milioni di lire che sarà versata a mio nipote. È mia ferma volontà escludere dal presente testamento qualsiasi altro parente, sia esso vicino o lontano. Dopo il decesso di mio marito, tutto ciò che resta in mio possesso sarà devoluto: alla costruzione di canili, dove ricoverare i cani randagi, abbandonati, malati, alla cura degli stessi”.

Nel 2020 la signora è deceduta e nel frattempo era morto anche il marito, ma la donna non ha voluto ritoccare il testamento valutando che con quelle frasi poi firmate di suo pugno la sua eredità finisse direttamente per aiutare i cani randagi e non ai (pare non propri amati quanto i cani) nipoti. “Il curatore testamentario, però, aveva giudicato nulle le volontà della donna e aveva indicato come legittimi eredi i tre nipoti – spiega il Corriere di Milano. “A quel punto l’Agenzia del Demanio aveva impugnato le decisioni del curatore, perché a suo dire gli stessi nipoti andavano chiaramente esclusi, insieme a tutti i parenti “vicini o lontani” nel testamento della donna”.

Si tratterebbe secondo l’avvocatura del Demanio di una “eredità vacante”, cioè di un patrimonio privo di eredi che passa quindi nelle mani dello Stato automaticamente dopo 10 anni. Solo che nel 2023, dopo tre anni dalla morte i giudici hanno cercato parenti fino al sesto grado trovando, appunto, i nipoti, dalla signora formalmente esclusi. Solo che, come segnala giustamente segnala il Corriere di Milano, “nessuno, né il curatore fallimentare né i magistrati, si è preoccupato di rappresentare gli interessi dei cani randagi, che pure erano stati al centro dei pensieri della signora quando ha scritto il suo testamento”. Alla fine della fiera, secondo diritto, nel testamento della signora bastava segnalare con precisione anche solo un’associazione animalista che si prende cura degli animali e molto probabilmente le cose sarebbero andate in maniera diversa. Probabile, comunque, che vista la cifra l’Agenzia del Demanio ricorrerà in Appello.

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Violenza sessuale di gruppo a Milano, un 24enne si presenta spontaneamente in Procura per negare gli abusi

Si è presentato questa mattina in Procura a Milano, accompagnato dal suo legale, uno dei giovani che risulterebbero coinvolti nell’indagine sulla presunta violenza sessuale di gruppo denunciata da una studentessa spagnola di 20 anni, in città nell’ambito di un’esperienza Erasmus. Il ragazzo, 24 anni, assistito dall’avvocato Francesco Furnari, ha chiesto spontaneamente di essere ascoltato a verbale. Secondo quanto si apprende, il giovane intende respingere ogni eventuale accusa e chiarire la propria posizione davanti agli inquirenti, sostenendo che non vi sarebbero stati abusi. I pubblici ministeri hanno disposto che renda spontanee dichiarazioni alla polizia giudiziaria, nell’ambito degli accertamenti ancora in corso.

La denuncia della studentessa

Il caso riguarda la notte tra il 22 e il 23 maggio, quando la studentessa, dopo una serata trascorsa in una discoteca della zona di via Corelli, avrebbe denunciato di essere stata aggredita da un gruppo di giovani prima all’esterno del locale e poi all’interno di un’auto. Dopo l’episodio la ventenne era stata accompagnata alla clinica Mangiagalli e successivamente aveva formalizzato la denuncia in Questura. L’inchiesta, affidata alla Squadra mobile e coordinata dalla Procura di Milano, punta a ricostruire con precisione quanto accaduto e a definire le posizioni dei ragazzi indicati come possibili protagonisti della vicenda. Restano centrali l’analisi delle immagini delle telecamere e le testimonianze raccolte dagli investigatori.

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Dà fuoco al padre e lo lascia morire tra le fiamme: arrestato 47enne nel Milanese

Ha cosparso il padre 73enne di liquido infiammabile, poi gli ha dato fuoco lasciandolo morire tra le fiamme. È successo nelle prime ore del mattino a Cinisello Balsamo, nel Milanese, dove un uomo di 47 anni italiano è stato arrestato dai carabinieri. Gli agenti erano intervenuti nell’abitazione per un incendio in corso, ma una volta arrivati sul luogo hanno scoperto cosa lo avesse provocato.

I carabinieri, con il personale della Sezione Radiomobile di Sesto San Giovanni, hanno cercato di domare le fiamme con gli estintori prima dell’arrivo dei Vigili del Fuoco. Intanto hanno fermato il 47enne che si trovava sul posto: l’uomo, pare affetto da disturbi della personalità, avrebbe prima colpito il padre con un corpo contundente e poi gli avrebbe dato fuoco non lasciandogli scampo. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Monza per cercare di ricostruire l’intera dinamica dell’accaduto e accertare possibili moventi.

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