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Fascia al braccio e sorriso, Sinner lascia il San Raffaele dopo gli accertamenti. Le ipotesi sugli esami effettuati

La prima cosa che si nota è la fascia bianca. Stretta nella parte bassa del braccio sinistro, discreta ma visibile mentre Jannik Sinner lascia il San Raffaele di Milano dopo una mattinata di accertamenti medici già programmati.

Il numero uno del mondo è arrivato in ospedale nelle prime ore del giorno per una serie di controlli specialistici, parte di un percorso di monitoraggio iniziato nei giorni scorsi dopo le difficoltà fisiche accusate al Roland Garros. All’uscita, la scena è rapida: pochi passi verso l’auto, il volto disteso e un accenno di sorriso rivolto a chi lo ha riconosciuto.

I controlli

Nei giorni precedenti il tennista si era già sottoposto a verifiche approfondite al J Medical di Torino, in un quadro di esami preventivi legati al crollo fisico avuto durante il torneo parigino dove le temperature hanno toccato anche i 30°. Un episodio che aveva reso necessario un controllo più esteso sulle sue condizioni dopo settimane di grande intensità agonistica.

Anche oggi gli accertamenti rientravano in questo percorso di valutazione complessiva dello stato di forma, con l’obiettivo di monitorare il recupero e assicurarsi che non vi siano strascichi del recente affaticamento. Nessun dettaglio ufficiale è stato diffuso sull’esito delle visite. La sola immagine che resta, al momento, è quella di Sinner che lascia l’ospedale con passo tranquillo, la fascia al braccio e un’espressione che sembra andare nella direzione della normalità ritrovata. Un’uscita senza clamori, coerente con il suo stile, mentre il lavoro di recupero prosegue in vista dei prossimi impegni stagionali.

Le ipotesi

Gli esami potrebbero servire a valutare in modo approfondito la risposta dell’organismo allo stress agonistico cronico, andando oltre i normali esami di routine. Tra le ipotesi, l’uso di diagnostica avanzata per individuare eventuali segni di “infiammazione silente”, oltre all’analisi dell’equilibrio ormonale e di parametri metabolici non rilevabili con i comuni esami del sangue.

Un altro possibile fronte di indagine riguarda il microbioma intestinale, che può risentire di viaggi, cambi di alimentazione e stress competitivo (vedi quanto avvenuto a Matteo Arnaldi, ndr), influenzando anche il sistema immunitario. Vengono inoltre richiamati eventuali approfondimenti allergologici e respiratori, considerando la sensibilità del giocatore ai pollini e le condizioni ambientali sfavorevoli già riscontrate in passato. Infine, gli accertamenti potrebbero aver compreso anche analisi del sangue e delle urine, utili a definire un piano nutrizionale personalizzato, insieme a eventuali ulteriori controlli cardiologici e specialistici, nell’ottica di chiarire le cause dei recenti episodi di malessere.

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“A Zverev ho sussurrato una frase. Vedendo da vicino Cobolli ho capito il suo grande segreto”: parla Panatta

L’abbraccio tra Flavio Cobolli e Adriano Panatta prima della consegna del “piatto d’argento” è stato il momento più bello della premiazione del Roland Garros. Traspirava da una parte il rispetto del finalista del Roland Garros per una leggenda del tennis italiano, dall’altra la profonda stima del vincitore dello Slam parigino nel 1976 nei confronti di chi è andato a un soffio dall’emulare la sua impresa esattamente 50 anni dopo. Nel mezzo ci si è messo Alexander Zverev, che però ha dovuto lottare cinque set e oltre quattro ore per conquistare la Coppa dei Moschettieri. Panatta, parlando con Paolo Bertolucci nel corso del loro celebre podcast “La Telefonata“, ha svelato cosa è accaduto nel corso della premiazione e le sue sensazioni sulla finale, vissuta dal vivo sul Philippe-Chatrier.

“Io ero convinto, e credo che anche tu avessi avuto la stessa sensazione, che alla fine del quarto set avrebbe vinto il quinto“, ha spiegato Panatta. Insomma, a suo parere l’inerzia del match sembrava pendere a un certo punto dalla parte di Cobolli. Cosa è successo, quindi? L’ex tennista ha aggiunto: “Durante la premiazione Cobolli mi ha detto ‘Ho avuto un principio di crampi al polpaccio, poi sono andato negli spogliatoi e il problema si è esteso anche al quadricipite. A quel punto non riuscivo più a giocare‘”. Una circostanza confermata poi dallo stesso Cobolli in conferenza stampa: “Nel 6-4 del tie-break ho avvertito crampi al polpaccio. Ho provato il mio meglio al cambio campo, ma poi dopo il secondo game avvertivo qualcosa anche al quadricipite. Il mio corpo mi ha abbandonato. Sentivo che anche luifossestanco, ma forse sa meglio di me nei punti cruciali cosa fare”.

Che Zverev fosse a sua volta in difficoltà, lo ha confermato anche Panatta: “Zverev, però, aveva un problema al ginocchio, già evidente da tre o quattro game prima. E nonostante questo è riuscito a resistere“. In ogni caso, Panatta ha speso parole molto belle per Cobolli, evidenziando qual è a suo avviso la qualità migliore del 24enne romano. “Quando li vedi da cinque o sei metri di distanza ti rendi davvero conto di tante cose”, ha detto parlando con Bertolucci. “Io non ho mai visto nessuno correre come Cobolli in vita mia. Davvero, una rapidità impressionante. Di giocatori ne avrò visti tantissimi, anche più forti, ma uno così veloce e capace di muoversi in quella maniera non l’avevo mai visto. E questo, secondo me, è il suo grande segreto“.

Nel corso del podcast c’è stato anche spazio per una curiosità legata a Zverev. Bertolucci ha notato infatti che nel corso della premiazione Panatta ha sussurrato qualcosa all’orecchio del tedesco, fresco campione del Roland Garros. Il suo amico e collega non si è sottratto e ha svelato la frase: “Gli ho sussurrato: ‘Welcome to the club‘. Ti è piaciuta questa?”.

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“Hai perso oggi. E fa un male che non si descrive. Ti dico solo quello che so per certo”: la lettera del fratello Guglielmo a Cobolli

“Stamattina, quando sei entrato in campo, ho trattenuto il respiro”. Comincia così la lettera dedicata a Flavio Cobolli da sua fratello Guglielmo. Il suo post su Instagram, dopo la finale del Roland Garros persa contro Alexander Zverev, è diventato subito virale. Perché le sue parole descrivono il loro rapporto speciale, cementato vedendo le fatiche del fratello maggiore, quei sacrifici che si notano solo nel dietro le quinte di una carriera. “Ho pensato a tutto in un secondo solo. A quando eravamo piccoli. A tutte le volte che ti ho visto partire con la racchetta e una valigia, senza sapere quando saresti tornato“, scrive Guglielmo Cobolli, oggi appena maggiorenne e pronto all’esame di maturità.

Nella lettera emerge l’emozione di un fratello minore che vede il suo idolo in finale del Roland Garros, dopo aver assistito a tutto il percorso necessario per arrivare fin lì: “Sai cosa ho sentito in quel momento? Non eccitazione. Non ansia. Ho sentito qualcosa di più grande, qualcosa che stringeva forte, una cosa che non sapevo di avere dentro finché non ti ho visto li in mezzo a quel campo. Era amore. Era orgoglio“. Non solo: “Era il peso di tutto quello che so e che non vede nessun altro”.

Guglielmo ha assistito a tutta la scalata verso il successo di Flavio Cobolli, da oggi nuovo numero 10 al mondo. Ora non sarà di certo una sconfitta a intaccare questa straordinaria ascesa : “Non ti dico le cose che dicono tutti. Ti dico solo quello che so per certo. Ti ho guardato oggi e non ho visto una sconfitta. Ho visto mio fratello, in una finale Slam, che lottava fino all’ultimo respiro. Ho visto l’uomo che è diventato il ragazzo con cui sono cresciuto”. Quindi la conclusione: “Sei il mio fratello. Sei il mio esempio. Sei la persona più coraggiosa che conosco“.

La lettera integrale del fratello di Flavio Cobolli

Flavio. Stamattina, quando sei entrato in campo, ho trattenuto il respiro. Ho pensato a tutto in un secondo solo. A quando eravamo piccoli. A tutte le volte che ti ho visto partire con la racchetta e una valigia, senza sapere quando saresti tornato. A tutte le volte che hai perso e non hai detto niente, hai solo abbassato la testa e sei ripartito. A papà accanto a te, sempre, in ogni angolo del mondo. A quanto avete dato entrambi, in silenzio, senza che nessuno capisse davvero il prezzo. lo lo capivo. Perché ero lì. Perché sono tuo fratello. E stamattina eri in finale al Roland Garros. Sai cosa ho sentito in quel momento? Non eccitazione. Non ansia. Ho sentito qualcosa di più grande, qualcosa che stringeva forte, una cosa che non sapevo di avere dentro finché non ti ho visto li in mezzo a quel campo. Era amore. Era orgoglio. Era il peso di tutto quello che so e che non vede nessun altro. Hai perso oggi. E fa un male che non si descrive, lo so. Un male sordo, pesante, che non passa subito. Ma quel dolore è la misura esatta di quanto hai amato questo momento. E tu lo hai amato con tutto quello che avevi. Non ti dico che andrà meglio. Non ti dico le cose che dicono tutti. Ti dico solo quello che so per certo. Ti ho guardato oggi e non ho visto una sconfitta. Ho visto mio fratello, in una finale Slam, che lottava fino all’ultimo respiro. Ho visto l’uomo che è diventato il ragazzo con cui sono cresciuto. Ho visto qualcosa che porterò dentro per tutta la vita. Nessun punteggio esiste che possa toccare quello. Sei il mio fratello. Sei il mio esempio. Sei la persona più coraggiosa che conosco. E ti voglio bene, Flavio. In un modo che non finisce. Grazie

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Jannik Sinner è all’ospedale San Raffaele di Milano: previsti oggi degli esami clinici

Jannik Sinner ha scelto di sostenere i controlli sul suo corpo oggi all’ospedale San Raffaele di Milano. Dopo il crollo accusato al secondo turno del Roland Garros, che gli è costato la sconfitta contro Juan Manuel Cerundolo, il tennista numero 1 del mondo aveva annunciato che avrebbe svolto degli accertamenti per capire le ragioni di quel malore. Gli accertamenti erano inizialmente previsti al JMedical di Torino. Poi però c’è stato un cambio di programma.

Sinner infatti dopo la delusione di Parigi è tornato a Montecarlo e poi si è concesso un periodo di vacanza al mare in Sardegna. Dalla Gallura ha deciso di fare rotta verso Milano, per affidarsi agli esperti del San Raffaele: in ospedale sono previsti oggi alcuni esami clinici. L’obiettivo è appunto capire cosa sia accaduto al suo corpo mentre giocava sotto il sole di Parigi. Perché, all’improvviso, Sinner si è ritrovato senza energie? A cosa può essere attribuito il malessere accusato fin dalla notte precedente al match? Come mai soffre così tanto a giocare quando fa caldo? Sono alcune delle risposte che l’altoatesino spera di avere da questi esami.

L’obiettivo, ovviamente, è già fissato verso Wimbledon. A Londra Sinner arriverà molto più riposato, pronto a lottare per confermare lo storico titolo conquistato un anno fa. Nel frattempo, però, lavora per evitare che gli possano accadere altri imprevisti. Ha sempre detto di voler dare priorità alla cura del fisico, per avere una carriera lunga e sana. E ha sempre voluto imparare qualcosa da ogni sconfitta. Per questo ha scelto di indagare a fondo su stesso, anche da un punto di vista medico.

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“Tu avevi detto che non ci sarei mai riuscito”: la rivincita di Zverev, il primo dei perdenti ora è campione Slam. L’infortunio, il diabete e il tabù spezzato

Alexander Zverev ha aspettato una vita sportiva per questo momento. Domenica 7 giugno, sul Philippe Chatrier, il tedesco ha battuto Flavio Cobolli e conquistato il Roland Garros, il primo Slam della sua carriera. Un trionfo inseguito per anni, sfuggito più volte quando sembrava ormai a portata di mano e diventato un’ossessione. Per questo, appena alzata la Coppa dei Moschettieri, il numero 3 del mondo si è concesso una piccola rivincita pubblica nei confronti dell’ex tennista Sam Querrey, che in passato aveva dubitato della sua capacità di vincere uno Slam. “Prima di tutto sono molto felice di stringere questo trofeo tra le mani, perché tu avevi detto che non ci sarei mai riuscito. Quindi grazie mille per la fiducia”, ha detto il tedesco in collegamento con TNT Sports.

Poi il racconto dell’istante decisivo: “Ho guardato il mio angolo e ho visto tutti con le braccia alzate al cielo. E in quel momento ho capito: ‘È finita. Ho vinto. Sono un campione Slam‘. Sì, ho provato un enorme sollievo. È stato un insieme di emozioni che mi hanno travolto tutte nello stesso istante”. Dietro quel sollievo ci sono finali perse, un grave infortunio, una malattia cronica affrontata fin dall’infanzia, le aspettative di un’intera generazione e le ombre che negli ultimi anni hanno accompagnato la sua carriera. Troppo forte per essere considerato un fallimento, troppo incompleto per essere considerato un dominatore. Fino a ieri era questa la definizione di Alexander Zverev. Oggi non più. Dopo anni di sconfitte, rimpianti e occasioni mancate, il primo dei perdenti è finalmente diventato un campione Slam.

Il suo tabù Slam rotto

Per anni Zverev è stato il simbolo del talento incompiuto. Considerato l’erede naturale dei Big Three, aveva conquistato Atp Finals, Masters 1000 e l’oro olimpico di Tokyo, ma negli Slam si fermava sempre sul più bello. Le ferite più profonde portano i nomi di Dominic Thiem agli Us Open 2020, Carlos Alcaraz al Roland Garros 2024 e Jannik Sinner agli Australian Open 2025. Tre finali, tre sconfitte. Fino a Parigi 2026, dove ha finalmente spezzato il tabù che lo inseguiva da una carriera.

L’infortunio alla caviglia

Il Roland Garros è stato anche il luogo della sua caduta. Il 3 giugno 2022, nella semifinale contro Rafael Nadal, Zverev si procurò una gravissima lesione alla caviglia dopo oltre tre ore di battaglia. Tre legamenti compromessi, stagione finita e un lungo percorso di ricostruzione fisica e mentale. Per anni quel campo è rimasto il simbolo di ciò che il destino gli aveva tolto. Vincere proprio a Parigi ha dato al successo un significato ancora più profondo: chiudere un conto rimasto aperto per quattro anni.

La lotta contro il diabete

C’è poi una battaglia che Zverev combatte da quando aveva appena quattro anni. Convive infatti con il diabete di tipo 1, la forma più severa della malattia. Durante la finale contro Cobolli le telecamere lo hanno ripreso mentre si somministrava un’iniezione di insulina nel cambio di campo, un gesto che accompagna da sempre la sua quotidianità. Per oltre vent’anni ha tenuto nascosta questa condizione, temendo che diventasse un’etichetta. Solo nel 2022 ha deciso di parlarne pubblicamente e di fondare la Alexander Zverev Foundation. “Voglio incoraggiare i bambini con il diabete a non rinunciare mai ai loro sogni, qualunque cosa gli altri dicano. Voglio dimostrare che con questa malattia si può arrivare molto lontano“.

La rivincita della “generazione perduta”

La vittoria di Parigi è anche quella di una generazione intera. Zverev è diventato il portabandiera dei tennisti nati negli anni Novanta, schiacciati prima dal dominio di Federer, Nadal e Djokovic e poi dall’esplosione di Sinner e Alcaraz. Una generazione ribattezzata “perduta”, capace di raccogliere appena due Slam prima di questo Roland Garros, grazie a Medvedev e Thiem. Per anni Sascha è stato il migliore tra quelli rimasti a guardare. Adesso è riuscito a sfondare definitivamente quel muro.

La famiglia

Accanto a lui, in ogni passaggio della carriera, c’è sempre stata la famiglia. I genitori Alexander Senior e Irina, ex tennisti professionisti emigrati dalla Russia alla Germania dopo la caduta dell’Urss, e il fratello maggiore Misha. Molti allenatori di prestigio hanno provato a entrare nel suo entourage, da Ivan Lendl a Juan Carlos Ferrero, passando per David Ferrer. Nessuno è rimasto a lungo. Alla fine il centro del progetto è sempre tornato a essere quel nucleo familiare che ha accompagnato Zverev fin dai primi colpi dati a una racchetta.

L’ombra delle violenze

Il trionfo di Parigi non cancella però le zone grigie della sua storia. Negli ultimi anni Zverev è stato accusato di violenza domestica da due ex compagne. L’Atp ha condotto un’indagine indipendente senza trovare elementi sufficienti per procedere. In Germania, invece, una delle vicende si è conclusa attraverso un accordo stragiudiziale. Il tedesco ha sempre respinto ogni accusa. Una questione che continua a seguirlo e che resta parte integrante del racconto della sua carriera.

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Ranking Atp: Sinner davanti ad Alcaraz e Zverev, Cobolli sogna le Atp Finals, Musetti crolla | La nuova classifica dopo il Roland Garros

L’edizione 2026 del Roland Garros – terminata con la vittoria di Alexander Zverev – ha scosso il ranking degli italiani. Cambiamenti importanti, positivi o negativi, che modificano le prospettive della stagione. A cominciare dal breve capitolo sull’erba. Flavio Cobolli è l’azzurro che si è preso la scena parigina, prendendo il posto di Jannik Sinner dopo la precoce eliminazione del numero uno del mondo al secondo turno. L’amarezza per la sconfitta in finale contro il tedesco è addolcita dalla conquista della top 10. Un risultato che due stagioni fa erano in pochi a pronosticare e che invece adesso è reale con 3.540 punti. E le prospettive per continuare la scalata ci sono. A Wimbledon deve difendere i quarti di finale nel 2025, tra Halle e Eastbourne c’è molto da guadagnare. Ma l’exploit di Parigi è pesante soprattutto per la Race. I 1.300 punti dell’ultimo atto spingono Cobolli addirittura al quarto posto, a quota 2.620. Tradotto: parte la missione Atp Finals di Torino.

Cobolli ha guadagnato la top 10, Matteo Arnaldi è quello che ha fatto il salto più importante e imprevedibile. Gli 800 punti della prima semifinale Slam in carriera hanno consentito al sanremese di compiere un balzo nel ranking di 70 posizioni. Ha iniziato il torneo da 104 del mondo. Lo ha concluso da 34, a ridosso della zona delle testa delle serie. E a sorridere è anche la Race: 23esimo posto con 71 giocatori superati. Una classifica che potrebbe ancora migliorare. Sull’erba Arnaldi avrà tutto da guadagnare. Nel 2025, tra Stoccarda, Queen’s, Eastbourne e Wimbledon, l’azzurro non è riuscito a vincere una partita.

Percorso simile ha riguardato anche Matteo Berrettini. In attesa di capire l’entità dell’infortunio che ha costretto il romano al ritiro nei quarti contro Arnaldi, rimangono i fatti e i numeri. Dopo oltre quattro anni Berrettini ha ritrovato un quarto di finale in uno Slam e soprattutto la top 50. Il 30enne azzurro è numero 48 al mondo, 57 posizioni più in alto rispetto alla vigilia di Parigi, quando era 105. Nella Race invece la posizione è la 34, con un salto di oltre 40 piazzamenti. Così come per Arnaldi, anche per Berrettini la stagione su erba si presenta come una potenziale terra di conquista. Punti da difendere non ce ne sono. Tutto però dipenderà dai tempi di recupero.

Luciano Darderi e Lorenzo Sonego non hanno avuto gli stessi exploit e la loro classifica è rimasta sostanzialmente invariata, così come quella del numero uno del mondo. L’eliminazione al secondo turno per mano di Juan Manuel Cerundolo ha fatto perdere a Sinner 1.250 punti, ma il primato in classifica si è comunque rafforzato, e questo per via del forfait di Carlos Alcaraz, campione nel 2025. L’altoatesino è a 13.500 punti, il murciano a 9.960. E sull’erba la differenza tra i due potrebbe ancora ampliarsi. Sinner sarà chiamato a difendere la vittoria a Wimbledon dell’anno scorso, mentre lo spagnolo continuerà a rimanere lontano dal circuito per l’infortunio al polso. Alcaraz perderà quindi altri 1.800 punti (la finale ai Championships e i 500 punti della vittoria nel torneo Atp 500 del Queen’s). Se l’azzurro dovesse bissare il titolo di un anno fa sull’erba londinese il suo vantaggio in classifica sfiorerebbe i 5mila punti.

L’erba è un’occasione per ripartire anche per Lorenzo Musetti. La stagione sulla terra rossa è stata una vera e propria debacle a causa dei problemi fisici e il forfait al Roland Garros è stata la goccia che ha fatto crollare la sua classifica. Niente difesa della semifinale parigina di un anno fa e 800 punti lasciati per strada. Il secondo Slam dell’anno ha così ridimensionato la classifica di Musetti, attualmente fuori dalla top 15. Nella Race invece il pericolo è addirittura finire fuori dalle prime 30 posizioni (oggi è 28esimo). La speranza è cominciare la rimonta a Wimbledon, dove nel 2025 è stato battuto all’esordio ma dove nel 2024 ha raggiunto la semifinale.

La nuova classifica Atp oggi: la posizione degli italiani

1. Jannik Sinner — 13.500 punti

2. Carlos Alcaraz — 9.960 punti

3. Alexander Zverev — 7.305 punti

4. Felix Auger-Aliassime — 4.440 punti

5. Ben Shelton — 3.920 punti

6. Alex de Minaur — 3.905 punti

7. Novak Djokovic — 3.760 punti

8. Daniil Medvedev — 3.760 punti

9. Taylor Fritz — 3.720 punti

10. Flavio Cobolli — 3.540 punti

16. Lorenzo Musetti — 2.315 punti

18. Luciano Darderi — 2.300 punti

34. Matteo Arnaldi — 1.336 punti

48. Matteo Berrettini — 985 punti

66. Lorenzo Sonego — 855 punti

78. Mattia Bellucci — 777 punti

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