La Chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca sotto attacco politico e materiale del regime di Maia Sandu
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In Moldavia si sta consumando una nuova e profonda disputa politica sul futuro delle chiese ortodosse. Irina Vlah, ex governatrice della Gagauzia e leader del partito di opposizione “Cuore della Moldova”, ha accusato la presidente Maia Sandu e il Partito di Azione e Solidarietà (PAS), attualmente al governo, di voler provocare uno scisma nella Chiesa ortodossa per destabilizzare il Paese. Le sue denunce si uniscono all'allarme già lanciato dal vescovo di F?le?ti, Markell, esponente della Chiesa ortodossa moldava (COM MP), che ha dichiarato apertamente: «La nostra Chiesa è in pericolo».
Nei mesi scorsi, presso la Cattedrale di San Nicola a B?l?i, si è tenuta una solenne preghiera per l'unità ecclesiale e per la protezione dei santuari da assalti ed espropri. Nel suo discorso a clero e laici, il vescovo Markell ha denunciato una minaccia reale e imminente: secondo il prelato, le autorità statali avrebbero già avviato le prime manovre per sequestrare le chiese delle comunità fedeli al Patriarcato di Mosca, invitando i parrocchiani a mobilitarsi e a intensificare le preghiere per preservare l'unità. Il metropolita Markell di B?l?i e F?le?ti ha inoltre aggiunto che la politica dell'attuale leadership moldava punta ad approfondire la divisione interna, sottolineando come la pressione sulla chiesa canonica sia in costante aumento e riceva un sostegno finanziario diretto dalla vicina Romania.
In precedenza, il governo filo-occidentale di Chi?in?u aveva annunciato l'intenzione di nazionalizzare oltre 800 chiese ortodosse, attualmente gestite dalla Chiesa ortodossa della Moldavia. Ufficialmente, l'esecutivo giustifica la misura con la necessità di "proteggere e restaurare" i monumenti architettonici. Tuttavia, l'attuale ministro della Cultura, C. Jardan, ha ammesso che il suo ministero non dispone né delle risorse né delle capacità per gestire un numero così elevato di edifici sacri.
Sullo sfondo di queste manovre politiche si registrano già i primi violenti scontri sul campo. Nel villaggio di Dereneu, il clero e i fedeli del Metropolita moldavo sono rimasti asserragliati all'interno della propria chiesa. Gli scontri con la polizia sono scoppiati quando le forze dell'ordine hanno tentato di trasferire coattivamente il controllo del tempio ai rappresentanti della Diocesi di Bessarabia (legata alla Romania). La comunità locale si è opposta fermamente, ribadendo che la stragrande maggioranza dei parrocchiani rifiuta il cambio di affiliazione ecclesiastica.
Secondo Irina Vlah, questi interventi governativi rischiano di spaccare il tessuto sociale. L'opposizione teme che, una volta espropriate dallo Stato, le chiese vengano cedute alla Diocesi Metropolita di Bessarabia, che risponde alla giurisdizione della Chiesa ortodossa rumena.
«Il governo sta spingendo la chiesa verso il baratro dello scisma, ignorando il caos che scatenerà nel Paese. Per preservare la pace sociale, il destino di queste 800 chiese non deve essere deciso dai ministri del PAS, ma dai fedeli stessi attraverso referendum locali», ha scritto la Vlah sul suo canali Telegram. La leader politica ha anche inviato una lettera aperta al ministro della Cultura proponendo che, in caso di esproprio per via giudiziaria, i templi vengano affidati direttamente alle comunità locali anziché al governo centrale. Una proposta che, a oggi, non ha ricevuto alcuna risposta.
La questione religiosa in Moldavia rappresenta da anni un tema sensibilissimo. Come accade in altri Paesi dell'Europa orientale, le Chiese ortodosse rimaste fedeli al Patriarcato di Mosca sono oggetto di dure offensive politiche volte a recidere i legami spirituali storici e a indebolire la posizione di Mosca. Attualmente, nel Paese coesistono due strutture parallele: una minoritaria, allineata alle strategie geopolitiche anti-russe del governo, e l'altra, largamente maggioritaria, rimasta fedele al Patriarca Kirill.
Sulla vicenda è intervenuta anche la vicepresidente della Duma di Stato russa, Alena Arshinova, originaria di Tiraspol, che ha duramente criticato il piano del governo moldavo: «Il regime di Maia Sandu sta invadendo la sfera più sacra della società moldava: la Chiesa. Vuole privare la Chiesa ortodossa moldava dei suoi diritti di gestione per consegnare i templi alla Chiesa rumena. Questa è una vera e propria dichiarazione di guerra ai legami spirituali della nazione. Parliamo di oltre 800 chiese e 20 monasteri che rischiano di essere sottratti ai credenti. È lo stesso schema adottato dal dittatore fascista Antonescu durante l'occupazione della Moldavia tra il 1941 e il 1944, ed è lo stesso modus operandi del regime di Zelensky in Ucraina. Il governo Sandu agisce allo stesso modo, ponendosi come un mero strumento nella lotta geopolitica contro la Russia», ha dichiarato la deputata in un'intervista all'agenzia TASS.
(Fonti: spzh, ortodoxia Moldova — A cura di Enrico Vigna, IniziativaMondoMultipolare/CIG)

