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Sparatoria a Tel Aviv, un morto e quattro feriti. Hamas: "Atto eroico, la resistenza continua"

Sparatorie a Sharon, nel nord di Tel Aviv, che hanno provocato un morto e 4 feriti. La polizia ha dichiarato a Channel 12 di "sospettare che si tratti di terrorismo". In tarda mattinata sono arrivati gli elogi di Hamas che ha definito gli attacchi armati nel centro di Israele "eroici" e ha affermato che si tratta di atti in risposta alla continua "aggressione contro Gaza" e ai "continui crimini" tra cui quello "contro la nostra gente in Cisgiordania e a Gerusalemme". L'organizzazione ha aggiunto, come riporta al Jazeera, che la "resistenza" continuerà. I due presunti terroristi sono stati neutralizzati, fanno sapere le Forze di sicurezza israeliane. Il bilancio è grave: l'attacco ha causato la morte di un cinquantenne israeliano, mentre altri cinque sono rimasti feriti, di cui due in modo grave.

Le sparatorie sono avvenute in tre diverse località della zona, vicino alla barriera di sicurezza della Cisgiordania. Un uomo di circa 30 anni è stato ucciso nell'attacco sulla Strada 5533, nei pressi di Tzur Natan. Altre cinque persone sono rimaste ferite da colpi d'arma da fuoco in diverse località. Nella località di Tzur Yitzhak è stato emesso un allarme per il rischio di infiltrazione di terroristi, ai residenti è stato chiesto di rimanere nelle proprie abitazioni. Squadre dell'Agenzia di sicurezza israeliana e dello Shin Bet sono state inviate sul luogo degli attentati a Sharon. Un portavoce dell'Idf ha dichiarato che "le forze sono arrivate a Salait e Zuk Yitzhak, dove il terrorista è stato neutralizzato. Le forze stanno perlustrando la zona alla ricerca di altri terroristi".

Tajani: "Condanniamo con fermezza l'attentato in Israele"

La notizia della sparatoria è stata commentata anche dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Condanno con fermezza l'attacco terroristico di Hamas avvenuto oggi in Israele, nella regione di Sharon. Esprimo solidarietà alle vittime e alle loro famiglie, e vicinanza al ministro Sàar e alle autorità israeliane. Il terrorismo non è mai giustificato: nessuna causa politica, nessun conflitto, nessuna rivendicazione può legittimare il massacro di civili innocenti. Il dialogo è l'unica strada per una pace duratura", ha scritto su X.

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"Nuvola d'acciaio" contro i droni: l’arma che Kiev vuole produrre su larga scala

Con il progressivo aumento degli attacchi condotti mediante droni a lungo raggio, il conflitto in Ucraina sta accelerando una profonda trasformazione delle capacità difensive europee. La crescente vulnerabilità di infrastrutture energetiche, nodi logistici e installazioni strategiche ha spinto governi e industrie del continente a investire in nuove soluzioni dedicate al contrasto delle minacce aeree senza pilota. Tra i programmi più significativi emerge il FZ123 sviluppato da Thales Belgium, un armamento progettato specificamente per l’intercettazione di UAV e droni kamikaze che, grazie alla collaborazione tra Bruxelles e Kiev, potrebbe presto essere prodotto anche sul territorio ucraino.

Cosa sappiamo

Il sistema FZ123 deriva dall’evoluzione della consolidata famiglia di razzi da 70 millimetri prodotti nello stabilimento di Herstal, in Belgio. La variante anti-drone è stata sviluppata in appena dodici mesi, una tempistica particolarmente ridotta per un programma militare, resa possibile anche dal sostegno finanziario dell’Unione Europea destinato al rafforzamento della base industriale della difesa continentale.

L’elemento distintivo dell’armamento è la sua testata a frammentazione ad alta densità, equipaggiata con un carico compreso tra 6.500 e 7.500 sfere d’acciaio. Al momento dell’intercettazione, la detonazione genera una vasta nube di frammenti metallici ad alta velocità, aumentando significativamente la probabilità di colpire bersagli caratterizzati da dimensioni ridotte, elevata manovrabilità e limitata segnatura radar. La soluzione è stata concepita in particolare per contrastare droni d’attacco a lungo raggio e velivoli senza pilota impiegati contro infrastrutture energetiche, centri logistici e altri obiettivi strategici.

Le prestazioni del sistema continuano a essere aggiornate sulla base delle informazioni provenienti dal fronte ucraino, consentendo un costante affinamento delle capacità d’intercettazione e dell’efficacia complessiva dell’arma.

La cooperazione tra Belgio e Ucraina entra nella fase industriale

Parallelamente all’impiego, il programma sta assumendo una particolare dimensione geopolitica e industriale. Thales Belgium ha infatti formalizzato accordi di cooperazione con l’industria della difesa ucraina finalizzati alla produzione congiunta di sistemi destinati al contrasto dei velivoli senza pilota.

Le basi della collaborazione sono state gettate nell’autunno del 2024 con la firma di una lettera d’intenti, mentre nel febbraio 2025 è stata annunciata la creazione di una joint venture tra il gruppo belga e un partner industriale ucraine. L’obiettivo consiste nel coinvolgere progressivamente le capacità produttive locali nelle attività di assemblaggio e integrazione, con la prospettiva di estendere in futuro la collaborazione alla fornitura di componenti e al trasferimento di competenze tecnologiche.

Per Kiev, tale cooperazione rappresenta un passaggio strategico verso il rafforzamento dell’autonomia industriale nel settore della difesa e verso la costruzione di una filiera nazionale in grado di sostenere nel lungo periodo le esigenze operative del Paese. Allo stesso tempo, l’iniziativa s’incardina in un più ampio processo d’integrazione tra l’industria militare ucraina e quella europea, destinato a ridefinire gli equilibri produttivi del comparto nel continente.

Produzione in espansione e sfide per la filiera europea

La crescente domanda di sistemi anti-drone sta spingendo Thales Belgium ad ampliare significativamente la propria capacità produttiva. L’azienda punta a raggiungere una produzione complessiva di circa 100.000 razzi all’anno entro il 2028, includendo sia le varianti guidate sia quelle non guidate appartenenti alla stessa famiglia di munizionamento.

Secondo le pianificazioni industriali disponibili, circa 20.000 unità potrebbero essere costituite da versioni a maggiore contenuto tecnologico, mentre la quota restante sarebbe rappresentata da sistemi convenzionali. Una parte della produzione potrebbe inoltre essere trasferita direttamente in Ucraina nell’ambito degli accordi industriali già sottoscritti tra le parti.

L’espansione della capacità manifatturiera incontra tuttavia alcuni ostacoli strutturali. Il principale riguarda la disponibilità di propellenti ed esplosivi, risorse considerate critiche per l’intero settore della difesa europea. La limitata presenza di fornitori specializzati nel continente continua infatti a rappresentare uno dei principali fattori di rallentamento nella crescita dei volumi produttivi.

Al di là degli aspetti industriali, l’FZ123 rappresenta uno degli esempi più significativi di come il conflitto in Ucraina stia ridefinendo le priorità strategiche della difesa europea. Le lezioni apprese sul campo stanno favorendo lo sviluppo di nuove capacità dedicate al contrasto delle minacce aeree senza pilota, orientando investimenti e programmi tecnologici verso sistemi sempre più specializzati. In questo scenario, la difesa aerea a corto raggio è destinata ad assumere un ruolo sempre più centrale nelle future dottrine militari e nella protezione delle infrastrutture strategiche del continente.

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Kiev: "Drone russo su edificio in area di stoccaggio a Chernobyl". Zelensky: "Congelare linee del fronte è via più rapida alla pace"

I leader di Regno Unito, Francia e Germania, riuniti a Londra con Volodymyr Zelensky, hanno ribadito il sostegno all’Ucraina e appoggiato l’ipotesi di un dialogo diretto tra Kiev e Mosca con il coinvolgimento di Stati Uniti ed Europa. Nel piano in cinque punti restano centrali cessate il fuoco, garanzie di sicurezza e asset russi congelati. Intanto Kiev denuncia un attacco con drone nell’area di Chernobyl, mentre Zelensky apre al congelamento delle linee del fronte.

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Trova un badge e vive tre mesi nel terminal di un aeroporto

Autunno 2020, uno tra i momenti più cupi attraversati da un’America ripiegata su se stessa, paralizzata dal timore del contagio e dall'incertezza del domani. In questo scenario di sospensione collettiva si consuma la vicenda del californiano Aditya Singh, un caso che possiede la forza di un’allegoria metafisica. È il resoconto di una falla nei sistemi di sicurezza dell’aeroporto O’Hare di Chicago, il ritratto di un’epoca sospesa in equilibrio precario tra l’iper-controllo tecnologico e l’abissale solitudine individuale. È la storia di un uomo che ha scelto di farsi ombra tra le ombre, abitando un non-luogo per sottrarsi al mostro invisibile della pandemia.

Singh, trentaseienne con un curriculum da studente modello, ha agito con la discrezione di chi scivola tra le pieghe della realtà. Atterrato nell’ottobre del 2020 con un volo da Los Angeles, ha lucidamente eletto la zona partenze a sua dimora, trasformando l’area transiti nel suo personale deserto dei Tartari. Ovvero: passato il controllo di sicurezza non è più uscito da quel limbo per 3 mesi.

Ha occupato il gate come se fosse un santuario, ha trovato un badge smarrito — il talismano che gli ha garantito l’invisibilità — e ha vissuto grazie alla generosità dei passanti. In un’epoca segnata da algoritmi famelici e satelliti onnipresenti, Singh è riuscito nell’impresa di scomparire proprio sotto la luce zenitale dei neon aeroportuali.

C'è un ritmo ipnotico nel suo vagabondaggio tra le file di sedili in similpelle e i tabelloni che annunciano voli per destinazioni che lui, deliberatamente, ignorava. Mentre gli Stati Uniti affrontavano le convulsioni del virus, Singh abitava una bolla di asettica quiete. La sua era una ritirata strategica: se fuori regnava il caos, il terminal diventava la cattedrale laica dove il tempo si fermava e il rischio si annullava nel movimento perpetuo di una folla distratta.

L’aspetto che più interroga il nostro sistema di convivenza civile è la fragilità di quel muro di vetro che chiamiamo sicurezza. È possibile abitare per tre mesi in un’area sensibile solo perché si è diventati parte dell’arredamento, senza che nessuno si ponga mai una singola domanda? Nella massificazione contemporanea, l'individuo sfuma nel flusso: siamo diventati trasparenti gli uni agli altri. Singh è stato scoperto solo grazie al dubbio improvviso di due impiegati, un ritorno del fattore umano in un ecosistema ormai quasi del tutto automatizzato. Un ritorno brusco, perché poi la polizia l’ha arrestato ed è finito sotto processo.

La corte, per sua fortuna, l’ha poi assolto riconoscendo che la sua è stata una disperata ricerca di rifugio. Ma la questione morale resta aperta. Aditya Singh ci consegna lo specchio di una società che, nel tentativo di proteggersi da ogni minaccia esterna, finisce per lasciare le persone in balia della solitudine più estrema. Mentre Singh si gode da un pezzo il sole tiepido della California, viene da chiedersi quali siano i terminal dentro i quali, consapevolmente o meno, ci rinchiudiamo ogni giorno.

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"Non si vendono più preservativi": che cosa sta succedendo in Cina

In Cina si è registrato un calo nelle vendite di preservativi. Potrebbe sembrare una notizia di poco conto, una semplice tendenza di mercato. Al contrario si tratta di una tendenza legata a doppia mandata con il futuro demografico del gigante asiatico. Da anni Pechino è infatti alle prese con il crollo delle nascite e con l'invecchiamento della popolazione, due fenomeni che minacciano la crescita economica e la stabilità sociale del Paese. La “crisi dei condom” è dunque un indicatore utile per comprendere le trasformazioni in atto oltre la Muraglia.

Il calo delle vendite dei preservativi in Cina

Secondo quanto riportato dal Financial Times, le vendite di Durex, il principale marchio di preservativi presente nel mercato cinese e controllato dal gruppo britannico Reckitt, hanno registrato una brusca frenata nel primo trimestre del 2026. Dopo una crescita superiore al 40% nel corso del 2025, le vendite sono diminuite del 5%.

Il motivo? Alla base del calo ci sarebbero diverse misure adottate dalle autorità cinesi nell'ambito della più ampia strategia volta a rilanciare la natalità. Lo scorso gennaio è stata eliminata l'esenzione dall'Iva di cui i preservativi beneficiavano dal 1993, con l'introduzione di un'aliquota del 13%.

Allo stesso tempo, sono state inasprite le regole che disciplinano la pubblicità dei contraccettivi online. In particolare, Douyin, la versione cinese di TikTok, ha vietato le dirette commerciali dedicate alla vendita di preservativi, un canale che negli ultimi anni era diventato fondamentale per il commercio elettronico. Le nuove norme limitano fortemente le possibilità promozionali: niente dimostrazioni, niente primi piani del prodotto, niente interazioni esplicite con gli utenti. Pur continuando a essere venduti su altre piattaforme social, i preservativi sono finiti sotto una sorveglianza molto più stretta rispetto al passato.

Il Dragone contro l’inverno demografico

Il governo cinese intende favorire un ambiente culturale più orientato alla formazione di famiglie e alla nascita di figli, dopo anni in cui la Cina ha sperimentato il risultato opposto.

Il motivo di questa svolta è legato a una crisi demografica sempre più evidente. Nel 2025 la Cina ha registrato appena 7,92 milioni di nascite, meno della metà rispetto al 2015. Negli ultimi anni il governo ha progressivamente smantellato le restrizioni che per decenni avevano limitato le dimensioni delle famiglie, passando dall'abolizione della politica del figlio unico all'autorizzazione per avere fino a tre figli. Sono stati inoltre introdotti sussidi economici destinati ai genitori con bambini piccoli.

Eppure i risultati tardano ad arrivare. Lo dimostrano i numeri. Per la prima volta in oltre settant'anni, per esempio, il numero di cittadini cinesi con almeno 65 anni ha superato quello dei minori di 15 anni. Gli over 65 rappresentano ormai quasi il 16% della popolazione, una quota superiore a quella dei bambini e degli adolescenti.

A pesare sono fattori strutturali come l'elevato costo della vita, le spese per l'istruzione, l'urbanizzazione e il cambiamento delle abitudini sociali delle nuove generazioni. Si tratta di problematiche che le autorità stanno da tempo cercando di risolvere.

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