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Faccia a faccia tra navi cinesi e di Taiwan: alta tensione nelle isole contese

Nuovo episodio di tensione nel Mar Cinese Meridionale tra Cina e Taiwan. Secondo quanto riferito dalla Guardia Costiera di Taipei, una nave della Guardia Costiera cinese è entrata nelle acque che Taipei considera soggette alla propria giurisdizione attorno alle isole Pratas, conosciute anche come Dongsha. L’incidente si è verificato nelle prime ore della mattina del 5 giugno e ha dato origine a un confronto ravvicinato tra le unità navali delle due parti.

Il faccia a faccia navale tra Pechino e Taipei

Che cosa è successo? Le autorità taiwanesi hanno dichiarato di aver individuato l’imbarcazione cinese, identificata dal numero di scafo 3501, a circa quattro miglia dalla zona marittima sottoposta a restrizioni. Una motovedetta di Taipei è stata immediatamente inviata nell’area per affiancare il mezzo cinese e ordinargli via radio di allontanarsi.

Secondo la ricostruzione fornita dalla Guardia Costiera di Taiwan e riportata da Newsweek, la nave cinese avrebbe ignorato gli avvertimenti ricevuti e aumentato la velocità, passando da cinque a nove nodi prima di effettuare una brusca virata verso l’interno delle acque rivendicate da Taipei. A quel punto si è sviluppato un vero e proprio stallo tra le due unità, con entrambe le parti impegnate a mantenere la propria posizione.

In una nota ufficiale, l’amministrazione taiwanese ha ribadito che soltanto le sue autorità hanno il diritto di far rispettare la legge nelle acque attorno alle Dongsha, sottolineando che la Repubblica di Cina (Taiwan ndr) e la Repubblica Popolare Cinese “non sono subordinate l’una all’altra”.

Scintille nelle isole contese

Le isole Pratas si trovano circa 400 chilometri a sud-ovest di Taiwan e a poco più di 300 chilometri da Hong Kong. Sebbene siano amministrate da Taipei, vengono rivendicate anche da Pechino e rappresentano uno dei punti più delicati della competizione strategica tra le due sponde dello Stretto. Taiwan mantiene sull’arcipelago una piccola guarnigione di marines, mentre la Cina considera l’isola principale parte integrante del proprio territorio nazionale.

Nelle ultime settimane, tra l’altro, navi da ricerca e pescherecci cinesi sono stati più volte segnalati in prossimità delle coste taiwanesi, costringendo la Guardia Costiera locale a operazioni di monitoraggio e allontanamento.

Per il Taipei Times, gli incidenti registrati attorno alle Dongsha sono aumentati sensibilmente negli ultimi anni, passando da episodi sporadici a oltre trenta casi annuali. Parallelamente, anche le incursioni aeree e navali cinesi nelle zone limitrofe allo Stretto di Taiwan sono diventate quasi quotidiane. Di fronte a questa crescente pressione, il governo taiwanese sta investendo nel rafforzamento delle proprie capacità di sorveglianza marittima.

Non è un caso che il Consiglio per gli Affari Oceanici di Taiwan abbia ottenuto finanziamenti straordinari superiori a 935 milioni di dollari per l’acquisto di quaranta nuove unità della Guardia Costiera e per l’ammodernamento dei sistemi di monitoraggio.

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Aerei, navi e blitz elettronico: la Cina sfida la fregata europea nello Stretto di Taiwan

Altissima tensione nello Stretto di Taiwan. La Cina ha fatto sapere di aver dispiegato unità navali e aeree per seguire e monitorare il transito della fregata olandese De Ruyter, impegnata nel passaggio attraverso il braccio di mare che separa Taiwan dalla Cina continentale. Le autorità del Dragone hanno ribadito la volontà di difendere la propria sovranità e di mantenere alta l’attenzione su ogni attività militare straniera nelle aree che ritengono di interesse nazionale.

Alta tensione nello Stretto di Taiwan

Il Comando del Teatro Orientale dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLA) cinese ha scritto sui social media che, in meno di due settimane, l'elicottero imbarcato sulla fregata olandese De Ruyter aveva "violato illegalmente lo spazio aereo sopra le isole Xisha (nome cinese delle Isole Paracelso) e successivamente la fregata aveva attraversato lo Stretto di Taiwan".

Il colonnello Xu Chenghua, portavoce del comando di teatro operativo, ha dichiarato che le forze armate cinesi "rimarranno in stato di massima allerta in ogni momento per salvaguardare con fermezza la sovranità e la sicurezza della Cina, nonché la pace e la stabilità regionale". Lo stesso Xu ha aggiunto che le forze navali e aeree "hanno gestito la situazione in modo efficace", senza fornire dettagli. Il post includeva due foto della nave da guerra olandese, una delle quali mostrava anche l'elicottero.

Ma che cosa è successo precisamente? Secondo quanto riferito da Reuters, Pechino ha usato aerei militari e navi da guerra per tracciare e controllare la nave occidentale durante l’attraversamento dello Stretto di Taiwan. Dal canto suo, il governo dei Paesi Bassi ha spiegato che la De Ruyter stava operando nella regione per ragioni diplomatiche, di sicurezza ed economiche, sottolineando che la missione si è svolta nel pieno rispetto del diritto internazionale.

Che cosa sta succedendo nel Mar Cinese Meridionale

La vicenda, come detto, è arrivata pochi giorni dopo un altro confronto tra la stessa fregata e le forze armate cinesi nel Mar Cinese Meridionale. Pechino aveva accusato l’unità olandese di essere entrata illegalmente nell’area delle isole Paracelso e di aver fatto decollare un elicottero in uno spazio aereo rivendicato dalla Cina.

Pechino considera Taiwan parte integrante del proprio territorio e non ha mai escluso il ricorso alla forza per arrivare a una riunificazione con l’isola. Non solo: le autorità cinesi ritengono che lo stretto abbia natura sostanzialmente interna o comunque soggetta alla propria giurisdizione, una posizione contestata da Stati Uniti, Paesi europei e numerosi altri governi, che invece lo considerano una via d’acqua internazionale aperta alla navigazione.

Lo scorso aprile, il ministero della Difesa olandese aveva annunciato che la De Ruyter, una fregata di comando e difesa aerea, avrebbe trascorso cinque mesi nell'Indo-Pacifico per partecipare a operazioni ed esercitazioni internazionali con gli alleati. L'imbarcazione ha un equipaggio di circa 200 persone ed è equipaggiata con un elicottero navale avanzato NH90. Il mese scorso, la nave in questione ha fatto scalo a Manila, dove ha partecipato ad esercitazioni congiunte con la Marina filippina.

A fine maggio, durante il transito nello Stretto di Taiwan dell’imbarcazione olandese, sono scoppiate le tensioni. Secondo quanto riferito dai media cinesi, le forze aeree e navali del Dragone avevano emesso avvertimenti verbali e utilizzato contromisure elettroniche non specificate per allontanare il velivolo alzatosi in volo dalla De Ruyter. È stata la prima volta che l'esercito cinese ha affermato di aver utilizzato questi strumenti contro navi o aerei da guerra stranieri in acque contese.

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Droni, missili e robot: così prende forma l'arsenale anti Cina di Taiwan

Taiwan sta rafforzando il proprio arsenale militare seguendo una strategia fondata su tre pilastri. Il primo riguarda un potenziamento dei missili antinave, con l'obiettivo dichiarato di averne a disposizione oltre 1.800 entro l'inizio del 2029. Il secondo chiama in causa i droni. Taipei ha infatti intenzione di acquistare circa 200.000 Uav e 1.320 imbarcazioni di superficie senza pilota tra il 2026 e il 2032, insieme a sistemi collaborativi basati sull'intelligenza artificiale e ad altre tecnologie correlate. L'ultimo pilastro ruota invece attorno all'implementazione di speciali cani robot da impiegare nelle operazioni di pattugliamento nelle isole contese situate nel Mar Cinese Meridionale.

La strategia militare di Taiwan

Secondo quanto riportato da Reuters, Taiwan aumenterà drasticamente il numero dei suoi potenti missili antinave nel tentativo di contenere la crescente minaccia di blocco (o invasione) da parte della Cina. Parliamo del resto di armi che possono essere lanciate da aerei, navi e postazioni terrestri rientranti nella strategia asimmetrica taiwanese volta a compensare l'enorme vantaggio della Cina in termini di potenza di fuoco con un gran numero di armi economiche ma letali.

Citando il caso dell'Ucraina, che proprio così è riuscita a resistere all'offensiva della Russia, Taipei punta a costruire una forza resiliente, progettata per sopravvivere a un bombardamento aereo e missilistico cinese iniziale, e in grado di colpire una fantomatica flotta navale nemica che dovesse bloccare l'isola. Sono inoltre in programma ulteriori missili di precisione con una gittata sufficiente ad attaccare navi cinesi nello Stretto di Taiwan o nei porti di imbarco sulla costa cinese.

La punta di diamante dell'arsenale antinave di Taiwan è costituita dai missili Harpoon forniti dagli Stati Uniti e dai missili Hsiung Feng di produzione nazionale. Un ingente quantitativo di queste armi permetterebbe all'isola di creare una "zona di fuoco" nello Stretto di Taiwan, un'area in cui una potenza di fuoco concentrata infliggerebbe gravi perdite all'invasore. Il ministero della Difesa di Taiwan ha sottolineato in un comunicato che i missili antinave "possono creare una potente capacità di attacco marittimo e ridurre l'efficacia bellica del nemico. I dettagli relativi al loro dispiegamento riguardano la sicurezza militare e non vengono divulgati".

Droni e robot oltre ai missili antinave

Nel frattempo, il principale istituto di sviluppo di armamenti dell'esercito taiwanese, il National Chung Shan Institute of Science and Technology, ha presentato tre diverse versioni di un cane robot. Si tratta di un dispositivo che un giorno potrebbe essere utilizzato per pattugliare le isole di Taiwan nel Mar Cinese Meridionale. L'attuale inventario di droni da combattimento di Taiwan, invece, si attesta a meno di 10.000 unità: il governo guidato da William Lai vorrebbe espanderlo ulteriormente da qui ai prossimi mesi.

Taiwan sta infine anche cercando di trasformare il proprio sistema di difesa aerea in una rete integrata, intelligente e multilivello. Cosa significa? Che satelliti, radar terrestri, aerei senza pilota e sistemi navali dovrebbero arrivare ad alimentare un'unica rete di comando e controllo. Una rete, supportata dall'intelligenza artificiale, che avrebbe il compito di analizzare enormi quantità di dati, distinguere le minacce reali dai falsi allarmi e assegnare automaticamente il miglior sistema di intercettazione disponibile. Una specie di grande "ombrello intelligente", dunque, in grado di reagire in modo rapido e coordinato contro missili balistici, cruise, droni, razzi e caccia.

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