Dimite el interventor general de la Junta de Andalucía tras aparecer en los papeles de Leire Díez
El futuro de las consolas lleva años siendo objeto de debate dentro de la industria del videojuego. No son pocos los factores que invitan a pensar de un fin de ciclo en el sector tal y como lo conocemos hasta ahora. El crecimiento del mercado móvil, el auge de los servicios en la nube y la expansión de los juegos en ordenador han provocado que muchos se pregunten si el modelo tradicional de hardware tiene los días contados.
La situación dentro de XBOX parecía todavía más comprometedora teniendo en cuenta el rumbo que parecía llevar la marca, pero con las últimas declaraciones de su director de estrategia el "equipo verde" ha dejado claro que no comparten esa visión del panorama de los videojuegos.
Ha sido Matthew Ball quien ha abordado directamente la cuestión durante una entrevista reciente centrada en la situación actual de la industria.
Pese a reconocer que la mayor parte de los jugadores y de los ingresos del sector proceden actualmente del mercado móvil, el ejecutivo considera que el negocio de las consolas continúa siendo relevante y rentable.
De hecho, fue tajante al afirmar que la compañía no tiene intención de alejarse del mercado del hardware. Según explicó, XBOX sigue viendo potencial de crecimiento en este segmento y considera que el presente año puede ser especialmente positivo para el sector.
Aun así, Ball también admitió que la compañía todavía tiene trabajo pendiente en otros ámbitos clave. Entre ellos destacó el mercado de PC y el sector móvil, dos áreas donde considera que XBOX debe mejorar para competir en igualdad de condiciones con otras empresas tecnológicas.
No obstante, señaló que antes de ampliar su presencia en esos territorios resulta esencial reforzar la plataforma principal de la marca y recuperar la confianza de parte de los usuarios y socios de la industria.
Las declaraciones del directivo han llegado en un contexto marcado por las especulaciones sobre la próxima generación de consolas. Por el momento, el mensaje de XBOX es contundente, la compañía seguirá apostando por las consolas como uno de los pilares de su estrategia.


© Difoosion
Un funzionario dell’ufficio madrileño di Homeland Security Investigations, il braccio investigativo del Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti, consegna alla Brigata Anticorruzione della Polizia Nazionale spagnola il contenuto estratto dal telefono di Rodolfo Reyes Rojas, ex principale azionista della compagnia aerea Plus Ultra. Due mesi dopo, il 18 maggio, l’ex presidente del governo José Luis Rodríguez Zapatero viene formalmente imputato dall’Audiencia Nacional. Due mesi. Sessanta giorni tra la consegna del materiale americano e l’imputazione del primo ex premier socialista della storia democratica spagnola. È questo il dato che ha spaccato il dibattito pubblico in Spagna, non tanto su cosa contenesse quel telefono, ma su quando è arrivato e perché proprio adesso.
Il telefono di Reyes non era infatti una scoperta recente. Il 9 maggio 2021, l’imprenditore venezuelano viene fermato all’aeroporto di Miami. Non gli è consentito entrare negli Stati Uniti, viene deportato a Panama. In quelle ore, la polizia doganale americana clona il suo dispositivo. Dentro ci sono le conversazioni tra i dirigenti di Plus Ultra sul salvataggio pubblico da 53 milioni di euro, i messaggi che oggi costituiscono il cuore dell’accusa contro Zapatero. Tra questi, la frase attribuita a Reyes: “Sì fratello. Il nostro amico Zapatero dietro”. Quel materiale resta nei server americani per cinque anni. Poi, il 18 marzo 2026, arriva in Spagna.
Cinque anni in un cassetto, sessanta giorni per l’imputazione, uno scontro diplomatico aperto in mezzo. La stampa spagnola più critica non sostiene che le prove siano false. Sostiene che la loro consegna sia stata una scelta politica — e che quella scelta abbia avuto effetti reali sull’assetto politico spagnolo.
ElDiario.es, nella cronaca firmata da Javier Lillo pubblicata il 9 giugno, mette in evidenza i termini esatti della questione: gli Stati Uniti hanno impiegato cinque anni per trasmettere alla Spagna quelle chat e lo hanno fatto due mesi prima dell’imputazione di Zapatero. Il giudice Calama, nel frattempo, ha aperto una rogatoria internazionale per ottenere l’autorizzazione formale a usare quelle prove in aula, a riprova del fatto che il materiale è reale e documentato, ma il cui percorso giuridico è ancora aperto.
InFoLibre è più diretto: i messaggi chiave sono stati inviati alla polizia spagnola cinque anni dopo la loro acquisizione e “in piena crisi diplomatica” tra Madrid e Washington, pochi giorni dopo che il governo spagnolo aveva rifiutato pubblicamente di dare appoggio agli Usa nel conflitto con l’Iran. Il contesto è cruciale per capire la lettura politica che ne fanno molte redazioni spagnole. Nei mesi precedenti, le tensioni tra il governo Sánchez e l’amministrazione Trump avevano raggiunto un livello senza precedenti per due paesi alleati Nato: Madrid si era rifiutata di autorizzare l’uso delle basi militari di Morón e Rota per le operazioni contro Teheran, aveva mantenuto i contratti con Huawei per il sistema nazionale di intercettazioni, e aveva tenuto una posizione autonoma su Gaza. Trump aveva risposto minacciando di tagliare tutto il commercio con la Spagna, definendo il governo Sánchez “terrible” e arrivando a evocare misure di embargo.
In questo clima sono arrivati i dati di Reyes. El Salto Diario pubblica un’opinione firmata che non esita a esplicitare la tesi: “Non ho prove, ma ho indizi che il presidente Trump e l’amministrazione americana ci stia trattando con lo stesso metro applicato al suo cortile di casa, cioè a diversi paesi latinoamericani. Cosa differenzia questo caso dall’Hondurasgate o dalle ingerenze in Ecuador? Si tratta di un tentativo di far cadere Pedro Sánchez“. Il pezzo identifica anche il perché Zapatero sarebbe un bersaglio utile per Washington: i suoi rapporti con il Venezuela post-chavista, il suo ruolo come mediatore nell’esilio del leader dell’opposizione Edmundo González Urrutia, e i suoi legami storici con Huawei. Per El Salto, la destra spagnola “non ha remore nel sostenere l’operazione”, citando il suo collegamento con María Corina Machado.
L’analisi più sistematica arriva da eldiario.es, nella sezione Canarias Ahora. Il titolo del pezzo firmato da José Manuel Rivero, pubblicato il 28 maggio, è già un programma: “Sovranità sotto assedio: geopolitica dell’ingerenza giudiziaria e diplomatica in Spagna”. La tesi centrale è che “la gestione strategica dei tempi da parte di HSI evidenzia che la prova tecnologica non è stata attivata per ragioni processuali, ma per una precisa opportunità politica globale degli Stati Uniti. Bisognava togliere Zapatero dalle sue relazioni o interazioni diplomatiche o commerciali con il Venezuela e con la Cina. E di passaggio, rimuovere uno dei principali pilastri di sostegno politico del presidente Sánchez”. Rivero non parla di prove fabbricate. Parla di prove reali usate nel momento politicamente più conveniente da un alleato che ha i propri interessi — il che, argomenta, è una forma di ingerenza altrettanto efficace.
A completare il quadro, tre giorni dopo l’imputazione di Zapatero, Santiago Abascal si reca dall’ambasciatore americano in Spagna, Benjamín León Jr. Il leader di Vox gli trasmette la denuncia della “grave situazione di corruzione” del governo Sánchez. Per la stampa progressista spagnola quella visita non è un atto di normale dialogo parlamentare: è la materializzazione di un asse diretto tra la destra populista e Washington in un momento di massima pressione sul governo socialista.
La relazione preferenziale tra Vox e l’amministrazione Trump è un dato documentato. Abascal era stato invitato personalmente da Trump alla cerimonia di insediamento del gennaio 2025, mentre il presidente Sánchez non aveva ricevuto nessun invito. Il portavoce di Vox aveva commentato che quella relazione era “un’opportunità per fare grande la Spagna di nuovo”, citando la Heritage Foundation come canale privilegiato. E mentre Abascal costruiva quel rapporto con Washington, a Madrid lo stesso Abascal sfruttava l’onda del caso Plus Ultra per chiedere, senza numeri parlamentari sufficienti, una mozione di sfiducia contro Sánchez. Il caso Plus Ultra, scriveva L’Opinione, era diventato la leva politica con cui la destra voleva “evidenziare il sostegno garantito all’esecutivo PSOE-Sumar dai partiti della sinistra e dai movimenti baschi e catalani”. Questa lettura, però, ha dei limiti che la stessa stampa progressista non ignora. Il più importante lo ha posto il giurista costituzionalista Joaquín Urías su eldiario.es: la tempistica americana è sospetta, ma le prove materiali nel fascicolo del giudice Calama esistono indipendentemente da essa. Il sumario conta quasi quattromila pagine. Non ci sono messaggi diretti di Zapatero, ma ci sono “molte conversazioni che puntano alla sua leadership nella trama”. Il rapporto della UDEF parla esplicitamente di un “liderazgo invisible, aunque acreditado”.
Il sito di fact-checking Maldita.es ha ricostruito la vicenda con la precisione che gli è propria. Alla domanda se “Trump abbia consegnato prove contro Zapatero”, la risposta è “sì, la collaborazione americana è documentata e il DHS l’ha confermata”. Ma le richieste di chiarimento inviate dalla testata alla Audiencia Nacional, alla Polizia, al Dipartimento di Giustizia americano e all’ufficio HSI di Madrid sono rimaste senza risposta al 25 maggio 2026. Il che vuol dire che i fatti di base sono certi, ma la catena di decisioni interna all’amministrazione americana, chi ha ordinato di trasmettere il materiale, quando e perché, è ancora opaca. Izquierda Unida, riportata da Público, è andata oltre: “Per chi avesse ancora qualche dubbio, è chiaro che l’obiettivo ultimo di alcune agenzie americane non è perseguire casi di corruzione come questo. Nella loro scala di priorità, è punire chi partecipa in operazioni commerciali per aggirare le sanzioni imposte dagli Usa a paesi con cui sono in conflitto, come il Venezuela.”
Due assenze pesano nel dibattito. El País, il quotidiano di riferimento del centrosinistra spagnolo, il più letto del paese, ha coperto abbondantemente la cronaca giudiziaria, ma non ha prodotto editoriali o colonne che sviluppino la tesi dell’ingerenza americana. La linea editoriale sembra preferire la strada della presunzione di innocenza sul piano strettamente giuridico, senza avventurarsi in un terreno che rischierebbe di suonare come una difesa politica di Zapatero. ABC, dal canto suo, è sulla sponda opposta: per il quotidiano conservatore di Vocento, la cooperazione americana è semplicemente buona polizia internazionale che ha prodotto prove di corruzione socialista. La questione del timing non è un problema — è una soluzione. Nessuno dei due giornali, dunque, affronta il nodo centrale del dibattito: non se le prove esistano, ma perché siano arrivate adesso. È una domanda legittima e ancora aperta. L’unica risposta certa, per ora, è che un ex presidente del governo spagnolo deve rispondere davanti a un giudice. E che il materiale che lo ha portato lì ha fatto un viaggio di cinque anni prima di attraversare l’Atlantico.
L'articolo Zapatero e quel dossier degli Usa rimasto nel cassetto per 5 anni. La stampa spagnola: “Perché tirare fuori quelle chat proprio adesso?” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Hace ya más de cuatro décadas que el primer producto oficial de Star Wars vio la luz y comenzó la que a día de hoy sigue siendo una de las franquicias más populares de la historia. En este tiempo la saga ha dejado todo tipo de apuestas, con películas, series, cómics y de más, inspirando así a millones de seguidores.
Su influencia ha generado millones de teorías, versiones de los seguidores de los propios hechos y reinterpretaciones, aunque pocas han llegado tan lejos como la historia que ha dado pie a una de las próximas producciones de Amazon Prime Video.
Just a little something brewing… The Love Hypothesis arrives September 23. pic.twitter.com/AHhgW6x9gP
— Prime Video (@PrimeVideo) June 11, 2026
El proyecto, que llegará al catálogo el próximo 23 de septiembre y estará protagonizado por Lili Reinhart y Tom Bateman, adaptará The Love Hypothesis, la exitosa obra de la escritora Ali Hazelwood.
Lo que muchos lectores desconocen es que la novela tuvo su origen en una historia de fanfiction titulada Head Over Feet, centrada en una versión alternativa de dos de los grandes protagonistas de la última trilogía cinematográfica de Star Wars.
En aquella historia, Kylo Ren y Rey mantenían una relación romántica inexistente dentro del canon oficial de la saga. Posteriormente, Hazelwood eliminó todas las referencias directas a la franquicia galáctica y transformó el relato en una novela independiente que terminó convirtiéndose en un auténtico éxito de ventas tras su publicación en 2021.
La adaptación cinematográfica seguirá la historia de Olive Smith, una estudiante universitaria que decide fingir una relación sentimental para convencer a su entorno de que ha superado determinadas circunstancias personales. Para ello contará con la ayuda de un profesor universitario, dando pie a una relación falsa que poco a poco comenzará a complicarse.
Lo curioso es que la relación entre esta producción y Star Wars no termina con el origen de la novela. Tom Bateman mantiene un vínculo directo con la franquicia al estar casado con Daisy Ridley, intérprete de Rey.
Por ello, aunque la película no tenga ninguna relación oficial con el universo creado por George Lucas, su estreno supone una curiosa forma de ver cómo una creación nacida dentro de la comunidad de Star Wars ha terminado dando el salto hasta una gran producción de streaming en una de las plataformas rivales de Disney+.


© Difoosion

Aunque la historia principal de Stranger Things ya ha llegado a su conclusión, y no sin su buena dosis de polémica entre medias, el universo de Hawkins sigue expandiéndose con nuevos contenidos destinados a mantener vivo el interés de sus seguidores.
En los últimos meses, la franquicia ha seguido creciendo mediante documentales, novelas, producciones teatrales e incluso series derivadas. Ahora, un nuevo lanzamiento permitirá a los seguidores más fieles adentrarse todavía más en los entresijos de la temporada que puso punto final a una de las ficciones más populares de los últimos años.
La novedad llegará el próximo 14 de julio y estará especialmente dirigida a quienes quieran conocer cómo se construyeron algunos de los momentos más importantes del desenlace.
Portada del nuevo libro centrado en la temporada 5 de 'Stranger Things'
El nuevo lanzamiento será Stranger Things: The Complete Scripts, Season 5, una recopilación oficial que incluirá los guiones completos autorizados de la quinta temporada.
Además del material utilizado durante la producción, el volumen contará con una introducción exclusiva firmada por Matt Duffer y Ross Duffer, responsables de la creación de la serie.
La publicación se sumará a una colección que ya incluye los guiones de las cuatro temporadas anteriores, ofreciendo a los lectores la posibilidad de analizar en detalle cómo evolucionó la historia desde sus inicios hasta su desenlace.
Aunque los acontecimientos principales de la quinta temporada ya son conocidos por los espectadores, la publicación de los guiones permitirá acceder a información que rara vez aparece reflejada en pantalla.
Anotaciones, descripciones de escenas, diálogos alternativos y detalles del proceso creativo suelen convertir este tipo de libros en un material especialmente valioso para los aficionados más aférrimos.
Si a este nuevo lanzamiento le sumamos el resto de contenido que Netflix está lanzando alrededor de la franquicia, con mención especial para Stranger Things: Relatos del 85, queda claro que la plataforma no quiere permitir que el punto y final de la historia signifique también el de la saga.


© Difoosion
Desde los años 90 que Miquel Barceló no exponía en una galería barcelonesa. Artur Ramon Espai d’Art ha obrado el milagro con una muestra excepcional que recorre los 16 años de colaboración entre el artista mallorquín y los impresores Joan Roma y Takeshi Motomiya, quienes trabajaron codo con codo durante mucho tiempo con Antoni Tàpies. Bajo el comisariado de Enrique Juncosa, amigo desde la adolescencia del pintor, el visitante de la muestra puede acceder a una treintena de grabados de Barceló que nos llevan a dos momentos creativos del pintor en Barcelona. Hablamos de entre 2010 y 2012, cuando conoce a los dos maestros impresores, y 2024, cuando retoma la colaboración.
«A mí lo que me gusta es trabajar mi obra mucho más que exponer. Es que no me gusta presentarla en galerías», aseguró ayer Barceló en un encuentro con medios acompañados del galerista Artur Ramon y Enrique Juncosa. «Nadie me había pedido hasta ahora hacer una exposición. Tiene sentido realizar una muestra porque son grabados hechos en Barcelona», subrayó.
Las obras expuestas recorren algunas de las temáticas habituales del artista, como las criaturas marinas, paisajes africanos, frutas, plantas, animales y figuras híbridas, así como una selección de xilografías dedicadas a los escritores Dylan Thomas, Ezra Pound, Vladimir Nabokov y José Lezama Lima.
Otra de las grandes virtudes de la exposición es ser una suerte de compendio de las técnicas de estampación con las que trabaja Barceló. De esta manera podemos vere aguatinta, aguafuerte o xilografía, además de litografía, carborundum, rodete, serigrafía, barniz o collage, utilizando, en ocasiones, elementos orgánicos como semillas y mica. En algún caso hasta sorprende con el uso de una motosierra que le permite crear una especial textura.
Declarado admirador de Rembrandt, Goya, Picasso y Piranesi en el terreno de la obra gráfica, a Barceló le gusta de ellos, especialmente los tres primeros, que «son grandes pintores que también son grabadores. Yo he aprendido a través de los artistas». Y es que, a los ojos de quien es sin ninguna duda uno de los grandes referentes del arte contemporáneo, «el grabado no tiene nada de plano. Es una forma de pintura diferente a la pintura». Precisamente por esta razón, Miquel Barceló prefiere hacer ediciones muy cortas de sus grabados. «En la pintura trabajas directamente sobre una tela y aquí es como una impresión, que por definición hay que reproducir, aunque, a mí, la edición me interesa poco y, si pudiera, haría sólo una o dos copias», dijo.
En la agenda de Miquel Barceló hay numerosos proyectos, como una exposición con su pintura que viajará a París, Londres y Milán. Por otro lado, en estos momentos se está materializando es la serie de tapices que ha preparado para Notre Dame de París y que en la actualidad se están tejiendo a partir de unos cartones pintados de dos metros. Pero ayer era inevitable que surgiera otro templo mucho más cercano geográfica-
mente, como es el de la Sagrada Família. Barceló prefirió no adentrarse en este terreno argumentando que «no sé nada que vosotros no sepáis», en referencia a los periodistas presentes en Artur Ramon Art. El próximo 29 de junio, el patronato de la junta constructora del templo gaudiniano deberá decidir entre las tres propuestas que se han presentado para diseñar el programa escultórico y la gran puerta de bronce de la Fachada de la Gloria. Miquel Barceló es uno de los candidatos junto con Cristina Iglesias y Javier Marín.
Mientras la Sagrada Família decide quién será el escogido, en Barcelona se puede disfrutar de una exposición propia de un gran museo, una brillante iniciativa de Artur Ramon Espai d’Art.


© Artur Ramon
Lo que debía ser una estancia de lujo en el sur de Francia para un conocido creador de contenido terminó convirtiéndose en una experiencia traumática. Ben Philips, conocido por sus vídeos de bromas y entretenimiento en redes sociales, asegura haber sobrevivido por muy poco a un violento robo a mano armada.
El incidente ocurrió en una exclusiva villa situada en la zona de Cannes, donde el youtuber se encontraba alojado junto a su pareja y varios amigos. Según su relato, el grupo había salido a cenar mientras él permanecía solo en la vivienda.
Fue entonces cuando escuchó ruidos procedentes de la planta superior y decidió comprobar qué estaba ocurriendo, pensando inicialmente que podía tratarse de algún trabajador del alojamiento.
El youtuber compartió en redes este comunicado
Según explicó, al asomarse al rellano se encontró con cinco individuos armados y encapuchados que se dirigieron directamente hacia él.
Los asaltantes habrían forzado la entrada a una de las habitaciones y le exigieron dinero y acceso a una caja fuerte mientras registraban toda la propiedad en busca de objetos de valor.
Entre los bienes sustraídos se encontraban relojes de lujo, joyas, equipaje de marcas exclusivas y otros artículos pertenecientes tanto al creador como a su pareja y a los propietarios de la villa. Las pérdidas totales del robo rondarían los 1,8 millones de dólares.
Lo más impactante del relato llegó cuando Phillips explicó que uno de los ladrones le ordenó cubrirse la cabeza con una prenda de vestir y darse la vuelta. Instantes después escuchó un clic procedente del arma que el atacante sostenía.
El youtuber cree que el arma se encasquilló justo cuando intentaban dispararle. Aprovechando ese momento, reaccionó golpeando el arma y consiguió refugiarse en un baño de la vivienda mientras los asaltantes continuaban con el robo.
Tras recibir el aviso, las autoridades francesas desplegaron un amplio operativo policial en la zona, con numerosos agentes e investigadores trabajando en la escena. Las investigaciones permitieron detener a cinco personas presuntamente relacionadas con el robo, entre ellas tres hombres y dos mujeres.
Además, las autoridades también arrestaron a un sospechoso que supuestamente intentaba revender parte de los objetos sustraídos a una empresa especializada en la compra y venta de artículos de lujo de segunda mano.
Todos los detenidos fueron puestos a disposición judicial mientras continúa la investigación del caso.


© Difoosion
Durante años el fútbol virtual ha vivido prácticamente bajo un monopolio. En la época más reciente ha sido EA Sports FC quien ha dominado el mercado gracias a sus licencias, modos de juego y enorme base de jugadores. Por otro, eFootball ha intentado encontrar su sitio apostando por un modelo gratuito centrado en la competición online.
Lo cierto es que entre ambos cubren prácticamente todo el mercado a pesar de la insistencia de gran parte de la comunidad de tener un nuevo juego de fútbol al que engancharse.
A esa llamada pretende acudir GOALS, el proyecto desarrollado por Goals Ventures que no intenta competir con licencias oficiales ni simulando de la forma más fiel posible el fútbol real, sino desde una filosofía un poco distinta. Su propuesta, según su propio equipo, pasa por construir una experiencia multijugador centrada en la habilidad, eliminando buena parte de las ayudas habituales del género y poniendo el foco en la competición pura.
Sin embargo, las buenas intenciones nunca son suficientes y en el caso concreto de GOALS, que llega a un mercado tremendamente exigente, tiene la difícil tarea de demostrar que todavía existe espacio para nuevas propuestas dentro del fútbol virtual. La gran pregunta es si su apuesta se diferencia lo suficiente de lo que ya hay o si termina chocando contra las mismas limitaciones que han frenado a otros aspirantes.
Aquel que busque el más mínimo resquicio de fútbol que le recuerde a la vida real en GOALS no puede ir peor encaminado. Este título no es como otros que, en menor o mayor medida, buscan que el usuario vea reflejado en el videojuego lo que ve en la televisión durante un partido real. Aquí no hay nada de licencias, campos reales o variedad de modos repletos de contenido.
La única forma de jugar a GOALS es en un modo que recuerda poderosamente a Ultimate Team. Formas tu equipo con jugadores que consigues en sobres y con él compites con el objetivo principal de conseguir más packs en los que encontrar nuevas cartas con la que mejorar tu plantilla.
Sin embargo, esa filosofía, que ya te adelanto que no me termina de convencer del todo por motivos que ya te explicaré, se distancia bastante de lo que estamos acostumbrado a ver en otras propuestas.
Olvídate de encontrar a algún futbolista real en el juego
Para empezar, aquí no hay jugadores verdaderos, todos son inventados, únicos y sus estadísticas se generan aleatoriamente. Así, nadie podrá tener al mismo futbolista en su club y nunca te tocará dos veces la misma carta.
Además, cada ítem tiene un potencial que indica cuánto puede mejorar. Para poder “evolucionarlo” necesitarás acumular experiencia con él y gastar parte de las monedas que consigues jugando. Así, un jugador que empieza con 60 de valoración global y estadísticas desastrosas puede llegar a más de 90 con números de auténtico crack.
Eso sí, no vas a tener todo el tiempo del mundo para mejorar a los futbolistas porque todos tienen una edad y se van haciendo mayores. El final para cada uno es, como no podía ser de otra manera, acabar retirándose. Este sistema está pensado para obligarte siempre a rehacer tu equipo y evitar que te estanques sin tener nada que mejorar.
Visualmente GOALS tampoco busca competir con las grandes producciones deportivas en términos de realismo. Su apartado gráfico apuesta por un estilo más comiquero, algo que se nota incluso en la forma de moverse de los jugadores.
Si hay un aspecto que lleva años provocando críticas en los simuladores de fútbol es el hecho de todos los automatismos que se han ido implementando para ayudar al jugador. Desde defensas que corrigen errores de posicionamiento hasta compañeros que realizan movimientos inteligentes por sí solos, gran parte del trabajo del propio jugador acaba recayendo sobre la inteligencia artificial. GOALS quiere apostar por el camino contrario.
La consecuencia más evidente aparece en defensa. Con jugar solo unos minutos te das cuenta de que los defensores tienen menos ayudas automáticas de las que estamos acostumbrados a ver en otros títulos. No existen esos centrales capaces de corregir cualquier error mediante una aceleración imposible ni defensas que parezcan imanes persiguiendo al delantero hasta recuperar el balón de forma automática.
Aquí la responsabilidad recae mucho más sobre el jugador. Hay que controlar mejor los espacios, anticipar los movimientos rivales y estar mucho más pendiente de cada acción defensiva. Esto provoca que defender resulte más exigente y, en algunos momentos, también más frustrante.
Con sus defectos y virtudes, no se puede decir que GOALS no sea un juego justo
Sin embargo, también genera una sensación de justicia bastante interesante. Cuando consigues recuperar el balón sientes que ha sido mérito tuyo y no de una ayuda invisible del juego. Del mismo modo, cuando encajas un gol es fácil identificar el error que lo ha provocado.
La filosofía también se traslada a otras acciones. Los pases, por ejemplo, castigan mucho más los errores de dirección. Si orientas mal el envío o calculas incorrectamente la potencia, el balón no buscará automáticamente al compañero más cercano para corregir tu equivocación, simplemente terminará fuera del campo o en los pies del rival.
Esa mayor exigencia crea una curva de aprendizaje real, aunque tampoco especialmente pronunciada para quienes lleguen desde otros juegos de fútbol. Las bases siguen siendo reconocibles y cualquier jugador acostumbrado a EA Sports FC tardará poco en adaptarse a los controles básicos porque hasta los regates se hacen igual.
Ojo porque esto no significa que todo su gameplay sea perfecto ni absolutamente superior a lo que ya conocemos. A pesar de tratarse de un juego tan joven ya pude ver algunas a mecánicas excesivamente efectivas, como el regate de arrastrar el balón o sacar al portero descaradamente en los uno conta uno.
También hay pequeños detalles relacionados con la programación. Por ejemplo, en algunas formaciones se saca de posición a centrales o laterales para que reanuden el partido después de un fuera de juego.
Aun así, es cierto que estos errores no son extremadamente graves. Si el equipo de GOALS reacciona rápido, y de momento parece que sí está siendo así, estos fallos se solventan con un par de parches.
Por eso, si ponemos todo en una balanza, la sensación general es positiva. GOALS consigue que, en cuanto al gameplay, los partidos sean dinámicos y muy divertidos de jugar. El ritmo es completamente arcade, los encuentros suelen estar cargados de ocasiones y los goles llegan con facilidad, especialmente ahora que la comunidad todavía está aprendiendo a defender.
En ese sentido resulta complicado saber cómo evolucionará el equilibrio competitivo dentro de unos meses. La base jugable es prometedora, pero todavía queda por descubrir hasta qué punto aparecerán nuevas mecánicas dominantes y cómo responderá el estudio a los inevitables problemas de balanceo que surgen en cualquier multijugador de este tipo.
Jugar con los jugadores sirve para mejorarlos con experiencia y monedas
Si el gameplay es el principal elemento diferenciador de GOALS, la progresión tampoco se queda atrás apostando por ideas propias.
A primera vista el sistema resulta atractivo. La construcción de la plantilla gira alrededor de sobres que contienen futbolistas de distintas rarezas, permitiendo mejorar el equipo poco a poco mientras se disputan partidos y se consiguen recompensas. Hasta aquí no hay demasiadas sorpresas para cualquiera que haya pasado por Ultimate Team, MyClub o cualquier otra modalidad similar de los últimos años, y para mí ahí está el problema.
Es cierto que los desarrolladores han intentado introducir algunas ideas para que la progresión sea distinta. La más interesante es el sistema de crecimiento de jugadores.
Aquí los jugadores no solo se jubilan con el tiempo obligándote a renovar la plantilla constantemente (a no ser que los conviertas en Leyenda), también existe un margen para desarrollar a todos los futbolistas. Cartas con valoraciones más bajas pueden ir creciendo significativamente si acumulan suficientes partidos y experiencia, convirtiendo las horas de juego en una alternativa al gasto de dinero real, porque sí, también hay una moneda de pago.
En algunas situaciones no he notado diferencia entre jugadores con mejores o peores atributos
Sobre el papel es una propuesta muy interesante porque reduce parcialmente la dependencia de abrir sobres constantemente y premia a quienes dedican mucho tiempo. El problema es que todavía cuesta valorar hasta qué punto ese sistema está realmente equilibrado, además porque tras las primeras horas de juego la sensación que me deja el tema de las estadísticas es contradictoria.
En teoría GOALS presume de que cada atributo tiene un impacto muy importante sobre el rendimiento de los futbolistas. Sin embargo, durante las partidas ha habido situaciones en las que yo he sentido que jugadores con estadísticas discretas parecen rendir muy por encima de lo que indican sus números. Futbolistas con poco ritmo me han parecido muy rápidos y viceversa, y lo mismo con jugadores un gran disparo.
Es cierto que parte de la comunidad está destacando precisamente lo contrario, defendiendo que los atributos tienen un peso enorme en cada acción. Por eso no quiero poner mi opinión por encima del resto y la conclusión que saco es que todavía es pronto para afirmaciones muy contundentes.
Los modos de juego también se parecen mucho a lo que ya conocemos
Donde sí resulta más fácil posicionarse es en el modelo general que plantea GOALS. Por mucho que introduzca algunas variaciones interesantes, la realidad es que sigue moviéndose dentro de la misma fórmula que domina los juegos deportivos desde hace más de una década. Sobres, rarezas, monedas, progresión basada en cartas y monetización asociada a la construcción del equipo.
Aquí aparece una pregunta inevitable: ¿realmente hacía falta otro juego basado en exactamente el mismo concepto? La sensación es que GOALS intenta mejorar algunos aspectos del modelo, pero no se atreve a romper con él. Incluso aunque ciertas decisiones funcionen mejor que en sus competidores, sigue siendo una propuesta construida sobre una fórmula que lleva varios años mostrando síntomas de desgaste.
Además, el componente pay to win sigue existiendo. Ahora mismo no parece especialmente agresivo y el ritmo de progresión durante las primeras horas resulta razonable para quienes no gastan dinero. Sin embargo, los sobres pueden adquirirse con dinero real y eso significa que siempre existirá una ventaja potencial para quienes estén dispuestos a invertir más.
A esto se suma que la ausencia de un mercado de fichajes tradicional provoca que toda la economía gira alrededor de las monedas del juego, los sobres y un sencillo sistema de intercambios que permite entregar jugadores poco útiles para conseguir nuevos packs.
GOALS no tiene muchos modos por ahora, pero apunta a que en el futuro se reforzará
En cuanto a la variedad de modos, lo cierto es que no es especialmente amplia, aunque sí cubre los mínimos exigibles para una propuesta de este tipo. El núcleo de la experiencia está formado por un sistema de divisiones, una competición de fin de semana con recompensas superiores y varios torneos que, al menos por ahora, todavía ofrecen incentivos algo limitados.
También existen algunos desafíos contra la CPU que permiten conseguir sobres y acelerar el progreso durante las primeras sesiones de juego, aunque tampoco tiene mucho impacto. Más allá de eso, el contenido para quienes prefieran jugar en solitario es prácticamente testimonial.
En realidad, tampoco es algo que sorprenda demasiado. GOALS nunca se ha presentado como un sucesor de los viejos modos carrera.
Aunque la gran incógnita vuelve a aparecer cuando pensamos a medio y largo plazo, lo cierto es que hay motivos para pensar que el estudio es consciente de ello. Los desarrolladores ya han adelantado planes importantes para potenciar la comunidad mediante torneos especiales y nuevos formatos multijugador, incluyendo modalidades cooperativas, como por ejemplo 2 contra 2 y 3 contra 3, que podrían aportar una dimensión muy diferente.
El futuro aclarará si GOALS se queda en un intento más o si consigue crear una comunidad
GOALS deja una sensación curiosa porque consigue transmitir la impresión de que intenta hacer las cosas de forma diferente, pero también recuerda demasiado a esas propuestas de las que se quiere alejar.
Su apuesta por una jugabilidad más manual, especialmente en defensa, aporta un componente de habilidad que resulta refrescante. Los partidos son dinámicos, el ritmo es muy alto y existe una sensación constante de que las acciones dependen más del jugador que de la inteligencia artificial.
Además, algunas de sus ideas alrededor de la progresión, como el crecimiento de los futbolistas o su retirada con el paso del tiempo, aportan personalidad propia.
Sin embargo, también es un juego que llega acompañado de muchas incógnitas. Su propuesta base es la misma que la del resto de alternativas, algunas mecánicas todavía necesitan ajustes, el meta está lejos de asentarse y sigue siendo pronto para saber si los desarrolladores serán capaces de reaccionar con suficiente rapidez cuando aparezcan los problemas habituales de cualquier juego multijugador.
Por eso resulta difícil saber si estamos ante el nacimiento de una alternativa real dentro del fútbol virtual o simplemente ante otro aspirante que, tras un inicio prometedor, terminará perdiendo relevancia.
Lo que sí es innegable es que GOALS ha conseguido llamar la atención y ahora que tiene muchos focos encima tendrá que demostrar que tiene suficiente personalidad, contenido y capacidad de evolución para seguir siendo relevante cuando desaparezca el efecto novedad que acompaña a todo lanzamiento.


© Difoosion
Mientras seguimos conmemorando el centenario de la muerte de Antoni Gaudí y tras la bendición de la Torre de Jesucristo por parte del Papa León XIV, la casa de subastas Setdart ofrece dentro de cinco días un conjunto excepcional de tres piezas que conectan directamente con la génesis del templo expiatorio. Entre ellas, brilla la que se presenta como la fotografía más antigua conocida de la Sagrada Familia, un documento que captura el momento preciso en que la gran obra comenzaba a emerger del suelo barcelonés.
Hacia 1892, cuando Gaudí llevaba ya casi una década al frente del proyecto, la basílica aún conservaba elementos neogóticos iniciales mientras el arquitecto iba definiendo su personal lenguaje simbólico. La imagen, en tonos sepia y de medidas 31 por 24 centímetros, muestra el ábside central con sus andamios de madera, estructuras provisionales y soluciones artesanales propias de una obra que avanzaba con la lentitud y la paciencia de quien construye para la eternidad. Árboles y algunas edificaciones rodean el solar, recordándonos que aquel edificio nació en un paisaje aún en transformación del Eixample.
Esta fotografía forma parte de un álbum de 69 imágenes que documentan la instalación de andamios sobre el ábside neogótico heredado de Francesc de Paula Villar, integrado ya por Gaudí en su visión más ambiciosa. Su valor se multiplica porque gran parte de las maquetas, dibujos y documentos originales del arquitecto desaparecieron durante la Guerra Civil.
Junto a esta joya fotográfica, Setdart subasta un proyecto original para un ventanal de la Sagrada Familia, realizado hacia 1900 en yeso y procedente de la colección privada del arquitecto e historiador Isidre Puig Boada, figura clave en el estudio y la continuidad de la obra. La pieza revela el proceso creativo del maestro, como es la búsqueda formal, la simbología y la estructura fundidas en una misma concepción orgánica.
Completa la propuesta un retrato de Antoni Gaudí realizado por Ricard Opisso, artista que conoció al arquitecto desde la infancia y que, desde los doce años, colaboró en la Sagrada Familia como ayudante, delineante, fotógrafo y ocasional modelo para esculturas. Opisso, que vivió de cerca la ebullición en aquel taller, retrata aquí a Gaudí concentrado en la elaboración de planos.


© Setdart
Hasta este 2026 en el que Star Wars ha vuelto a la gran pantalla, en los últimos años la franquicia se ha expandido a base de series y producciones "secundarias" que han encontrado un hogar en Disney+. Aunque algunas de estas apuestas han sido las responsables de sostener el peso de la saga, hay otras que han pasado más desapercibidas.
El mejor ejemplo es el de una de las series de acción real más polémicas de Star Wars. Esta llegó con la intención de explorar una época poco conocida de su universo y ofrecer una visión diferente de los Sith, pero acabó generando una fuerte división entre los seguidores de la saga.
Mientras algunos espectadores valoraron su ambientación y su apuesta por expandir la cronología de la franquicia, otros la criticaron hasta tal punto que encontrar un consenso entre los aficionados resultó prácticamente imposible.
Sin embargo, sí hubo un aspecto que logró generar una recepción positiva inánime. Un personaje que comenzó ocupando un papel aparentemente secundario y que terminó convirtiéndose en uno de los grandes protagonistas, hasta tal punto que muchos siguen esperando su secuela propia.
Interpretado por Manny Jacinto, Qimir apareció inicialmente en Star Wars: The Acolyte como un acompañante de uno de los personajes principales. Sin embargo, conforme avanzaban los episodios, la serie reveló que tras esa fachada se escondía una figura mucho más importante y peligrosa de lo que parecía en un principio.
La transformación del personaje fue uno de los mayores aciertos de la producción. Su identidad como misterioso Lord Sith permitió mostrar una faceta mucho más oscura y amenazadora, apoyada además por un diseño visual que rápidamente llamó la atención de los espectadores.
Su máscara metálica, marcada por una inquietante sonrisa, contribuyó a convertirlo en una presencia intimidante y diferente a la de otros villanos recientes de la franquicia.
El final abierto de la serie dejó abierta una línea argumental con un enorme potencial para futuras historias sobre Qimir. En los últimos minutos apareció brevemente Darth Plagueis, una de las figuras más fascinantes y misteriosas de la historia de los Sith, apuntando a que Qimir mantenía una estrecha relación con él.
Al mismo tiempo, comenzaba a reclutar a su propia aprendiz, creando una dinámica especialmente interesante dentro de una orden que solo permite la existencia de dos Sith al mismo tiempo.
Aunque la serie fue cancelada y actualmente no existen planes anunciados para continuar su historia, lo cierto es que todavía existe material suficiente para desarrollar una secuela centrada en Qimir y que podría colocarle en el centro de una trama con implicaciones enormes para la historia de los Sith y para uno de los personajes más importantes del canon.


© Difoosion