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Il panico per l’incidente con materiale pericoloso, il lockdown poi la smentita: falso allarme al Pentagono

L’emergenza che ha innescato lo stato di lockdown al Pentagono e l’evacuazione di alcuni piani della struttura era frutto di un falso allarme. Lo riferiscono fonti della Cnn. Le operazioni di controllo dureranno comunque per un paio d’ore.

Inizialmente, l’incidente era stato indicato come legato a “materiali pericolosi”. Diversi piani e corridoi erano stati isolati e altri evacuati dopo che i sistemi interni dell’edificio avevano rilevato un problema legato alla qualità dell’aria.

Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, aveva confermato che i sistemi della struttura “hanno rilevato un problema di qualità dell’aria che richiede misure precauzionali, in attesa di determinarne la gravità”. “Il dipartimento sta applicando i protocolli standard di protezione”, aveva aggiunto Parnell, spiegando che i team di risposta erano stati dispiegati e pronti a fornire supporto ai dipendenti.

Sul posto era intervenuto anche il team per i materiali pericolosi della Pentagon Force Protection Agency, con il sostegno dei vigili del fuoco della contea di Arlington. Secondo una fonte citata dalla Cnn, alcuni agenti entrati nell’edificio indossavano maschere antigas e tute di protezione da agenti chimici.

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Gates davanti al Congresso per il caso Epstein. "Non dovevo incontrarlo. L'isola? Mai stato"

"Non ho mai fatto del male a nessuno e voglio essere molto chiaro: non ho mai assistito né avuto alcun indizio del fatto che Jeffrey Epstein fosse coinvolto in attività criminali continuative". Bill Gates, messo sotto torchio durante un'udienza a porte chiuse al Congresso Usa, nega qualsiasi coinvolgimento nei reati dell'ex finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019, ma ammette che "non avrei mai dovuto incontrarlo". Durante l'audizione davanti a una commissione che indaga sulla vicenda, il miliardario filantropo e cofondatore di Microsoft risponde alle domande sull'amicizia con Epstein, che ha frequentato per almeno tre anni al solo scopo, secondo lui, di ottenere fondi per la fondazione benefica che aveva creato con l'allora moglie Melinda. "Alla luce di ciò che so oggi, capisco che se anche se avesse procurato i donatori promessi alla Gates Foundation questo non avrebbe giustificato il fatto di essere associati a lui", sottolinea Gates. "Non sono mai andato sulla sua isola, nel suo ranch o nella sua casa in Florida", prosegue, sostenendo di aver avuto paura di interrompere i rapporti poiché Epstein sapeva delle sue relazioni extraconiugali e minacciava di usarle contro di lui. Il magnate, che non è accusato di alcun illecito, ha espresso la speranza che la sua testimonianza possa "contribuire al lavoro della commissione per rendere giustizia alle vittime".

Gates compare in molte delle foto diffuse dal dipartimento di Giustizia sul caso, e ha detto di aver conosciuto Epstein nel 2011, quindi dopo la condanna per favoreggiamento della prostituzione di una minore, attraverso una sua collaboratrice. Melanie Walker, amica intima di Epstein, ha lavorato per oltre dieci anni presso la Gates Foundation e successivamente nell'ufficio privato del miliardario. Nell'estate del 2017, dopo che i due erano diventati amanti, la donna decise di farsi da parte e chiese un consiglio al finanziere: "Riguardo a BG. Basta che gli dici ho raccontato tutto a Jeffrey... tutto', le rispose lui quando lei gli aveva confessato di temere una vendetta da parte di Gates.

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Il fallimento sociale del Regno Unito che ha abdicato alla propria identità

Le immagini che arrivano da Belfast con una città a ferro e fuoco, case e auto bruciate, assalti ai negozi etnici sono molto più di una semplice protesta ma rappresentano la fotografia del fallimento di un modello, quello multiculturale, che per prima la Gran Bretagna ha provato a realizzare in Europa. La società britannica, a differenza di altre nazioni europee, da secoli ha al suo interno varie componenti etniche grazie al suo impero e al Commonwealth. Le varie etnie hanno sempre convissuto pacificamente in un modello basato sul rispetto delle usanze di ciascuno ma riconoscendo la preminenza della cultura britannica nell'isola.

Negli ultimi decenni questo equilibrio è saltato a causa dell'immigrazione di massa e il tessuto urbano britannico è cambiato diventando in molti casi irriconoscibile non solo a Londra (dove ormai esistono veri e propri quartieri ghetto) ma anche nelle altre grandi città (emblematico il caso di Birmingham) e perfino nei piccoli centri. Aver accolto milioni di immigrati con numeri ingestibili e avere al tempo stesso abdicato alla difesa della propria identità ha determinato la crescita di fenomeni di radicalizzazione (soprattutto legati all'immigrazione islamica) e un senso di impunità testimoniato dagli ultimi drammatici fatti di cronaca.

L'uccisione del giovane Henry Nowak accoltellato a morte da un immigrato di origine sikh a Southampton a dicembre dello scorso anno ha scosso profondamente l'opinione pubblica inglese dopo la pubblicazione nei giorni scorsi di un filmato in cui ci vede la polizia ammanettare a terra il giovane che sarebbe morto poco dopo mentre viene accusato di razzismo dal suo assassino. Il video testimonia la situazione della Gran Bretagna di oggi in cui, a forza di parlare di inclusione verso gli immigrati, sono sempre più diffusi fenomeni di "razzismo al contrario" con una colpevolizzazione preventiva degli autoctoni.

È la diffusione di un altro filmato ad aver determinato le proteste di Belfast in un ci si vede un rifugiato sudanese cercare di decapitare con un coltello da cucina un nordirlandese salvato solo grazie all'intervento di alcuni passanti. Il tentato omicidio da parte del migrante ha fatto esplodere la rabbia della popolazione locale ormai esasperata dalla crescente insicurezza e dei crimini degli immigrai. D'altro canto Roger Scruton, il principale pensatore conservatore britannico contemporaneo, aveva provato a mettere in guardia i suoi connazionali: "Per tutta la mia vita adulta i governi del mondo occidentale hanno propagato il vangelo del multiculturalismo".

Il fallimento del modello britannico sull'immigrazione determina però non solo conseguenze socio-culturali ma anche politiche con la crisi da un lato del Partito Laburista che è stato l'alfiere di un'immigrazione di massa e dall'altro del Partito Conservatore che non è riuscito negli anni in cui ha governato a fermare e invertire questa tendenza. Non a caso l'immigrazione è uno dei cavalli di battaglia di Nigel Farage e del suo partito Reform Uk e di figure come il popolare influencer Tommy Robinson. Eppure c'è anche chi come Jeremy Corbyn e i Verdi cercano di sfruttare a loro vantaggio l'immigrazione candidando rappresentanti della comunità musulmana, denunciando una presunta islamofobia e accusando gli inglesi di razzismo mentre vengono accoltellati e decapitati nelle strade della loro nazione.

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Gli effetti malati dell'accoglienza indiscriminata

E adesso tutti denunceranno il razzismo, la xenofobia, l'odio nei confronti del diverso. Giusto, anzi giustissimo, ma non dimentichiamoci del resto.

Diranno che dietro la rivolta che ha incendiato Belfast c'è tutto questo e ci sono anche l'estrema destra e pure Elon Musk, il presunto agitatore globale di tutti i populismi e i sovranismi nazionali. Ma non dimentichiamoci dei fatti: cioè che nella capitale dell'Irlanda del Nord un migrante sudanese ha tentato di decapitare un uomo, riuscendo "solo" a fargli perdere un occhio. Diranno e faranno tutto questo, e magari in taluni casi avranno anche una piccola percentuale di ragione, ma sarà unicamente una scusa per licenziare con approssimazione gli effetti, senza analizzare nel profondo le cause. Perché significherebbe, innanzitutto, dover fare autocritica e mettere in discussione quel mito dell'accoglienza indiscriminata che da decenni cercano di inculcare nell'opinione pubblica. Sgombriamo subito il campo da un dubbio capzioso: noi non stiamo e non staremo mai con chi mette a soqquadro le città, brucia autobus e cassonetti, attacca la polizia e dà la caccia a stranieri e africani. Qualunque sia la ragione della sua protesta e della sua rabbia. Alla delinquenza non c'è giustificazione alcuna. Ma non possiamo indossare i paraocchi del politicamente corretto e trottare tranquillamente verso il precipizio dell'Occidente. L'integrazione per come la abbiamo intesa fino a oggi è un processo che è fallito pressoché ovunque: dalla Francia fino alla Germania e alla Gran Bretagna, passando, ahinoi, per l'Italia.

Il film horror - da entrambe le parti - che è andato in scena a Belfast è il sequel di quello che è già successo in giro per il mondo e rischia di essere il prequel di quello che potrebbe accadere altrove. Attenzione a non confondere il dito con la luna e gli effetti con le cause. L'immigrazione è un problema, ignorarlo è un danno sia per gli europei che per i migranti.

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Belfast, la città a ferro e fuoco. "Un pogrom contro gli stranieri"

Le peggiori paure si sono avverate. Belfast è da due notti e un giorno ostaggio delle violente proteste anti-immigrati, seguito all'arresto del sudanese che lunedì sera, in una via della capitale dell'Irlanda del Nord, ha cercato di decapitare un uomo nel corso di un selvaggio agguato che un anonimo testimone ha documentato con un video che ha scioccato e inorridito la città, il Regno Unito e l'Europa. E gli appelli alla moderazione delle autorità cittadine del governo nazionale sono stati acqua fresca rispetto alla chiamata alle armi diramata su X dagli autonominati patrioti.

Così martedì sera i manifestanti, molti dei quali con il volto travisato, si sono radunati in diversi punti della città e sono passati all'azione, bloccando importanti arterie stradali, dando fuoco a diversi veicoli, e anche a un edificio in centro città, che è stato evacuato dopo un lancio di molotov. La città è stata sorvolata da diversi elicotteri della polizia, che hanno ritmato l'ansia di una città senza fiato per l'odore acre del fumo dei roghi e dei lacrimogeni. Le proteste sono andate avanti ieri con un presidio serale di protesta davanti all'assemblea legislativa di Stormont e sono previste anche per oggi. Le scuole resteranno chiuse.

I ribelli, teleguidati dalle forze di estrema destra, si sono dedicati a quello che loro stessi hanno definito un "pogrom". I manifestanti se la sono presa con qualsiasi straniero, in particolare le famiglie di origine africana. Nella zona est di Belfast, un gruppo di circa cento uomini mascherati ha percorso le strade al grido di "cacciare gli stranieri". Tre persone sono state arrestate, "ma ne seguiranno sicuramente altri", ha detto il viceministro Dan Jarvis, numero due del ministero dell'Interno e responsabile della sicurezza, riferendo ieri alla Camera dei Comuni. Due agenti di polizia sono rimasti feriti nelle rivolte.

Ieri il governo dell'Irlanda del Nord si è riunito per una sessione di emergenza. Molti altri agenti sono in arrivo a Belfast dal resto del Regno Unito. "Abbiamo predisposto l'arrivo di rinforzi da altre forze dell'ordine domani (oggi, ndr). Stiamo cercando di far arrivare altri 200 agenti circa per affrontare la situazione", ha detto in conferenza stampa il capo della polizia Jon Boutcher.

Ad alimentare le proteste come detto sono stati gli appelli diffusi su X da gruppi legati all'ultradestra: un post dell'estremista Tommy Robinson è stato rilanciato su X da Elon Musk con tanto di invito a scendere in strada. Dura la condanna da parte del premier Keir Starmer, che parla di atti "scioccanti e del tutto inaccettabili" e senza "alcuna giustificazione". La giovane sindaca di Belfast, Róis-Máire Donnelly, ha reso noto di essere stata avvisata dalla polizie di minacce di morte contro di lei ma ha avvertito che non si farà intimidire.

L'uomo che ha aggredito il quarantenne si chiama Hadi Alodid ed è un richiedente asilo arrivato dal Sudan via Dublino nel febbraio 2023, al quale era stato successivamente riconosciuto lo status di rifugiato e un permesso di soggiorno nel Regno Unito. È al momento in stato di fermo ed è comparso ieri davanti al tribunale della città per una breve udienza nella quale gli è stata formalizzata dal giudice l'incriminazione per tentato omicidio e possesso di un'arma bianca. Ha rifiutato l'assistenza legale e non ha risposto alle domande. Gli è stata negata la libertà su cauzione per timore di esacerbare ulteriormente gli animi. La sua vittima, il quarantenne Stephen Ogilvie, tecnico radiologo del servizio sanitario pubblico, originario della Scozia e residente nello stesso complesso di edilizia popolare di Alodid, ha perso un occhio e resta ricoverato in ospedale in condizioni gravi. La sua famiglia ha invitato la città alla calma: "Non vogliamo che questa terribile tragedia venga usata per dividere le persone o alimentare l'ostilità. Siamo devastati ma la protesta pacifica è l'unica via da seguire".

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“Un incubo per gli Usa”: ecco i super missili di Kim

La Corea del Nord ha chiesto alle sue fabbriche di aumentare massicciamente la produzione di missili balistici e da crociera nell'arco dei prossimi cinque anni. Il leader Kim Jong Un ha ordinato un'espansione di 2,5 volte della capacità produttiva delle suddette armi, con un focus specifico sul famigerato Kn-23. Si tratta di un particolare importante, visto che gli esperti del Congresso Usa hanno definito le manovre di risalita di questi ultimi missili citati come uno dei più grandi progressi realizzati da Pyongyang nel settore della Difesa. La variante più grande può trasportare una testata da 2.500 kg ed è progettata per eludere i sistemi di difesa AEGIS. La mossa di Kim ha principalmente due scopi: rafforzare il proprio Paese in vista di una futura crisi con Washington e soddisfare la domanda russa.

Kim potenzia la produzione di missili

Kim ha visitato personalmente uno stabilimento – il nome non è stato reso noto - che ha superato gli obiettivi di produzione, definendo la sua espansione una “missione fondamentale” per l'esercito del Paese che dovrà sempre più riorganizzarsi e affidarsi alle forze missilistiche.

L'ispezione del presidente nordcoreano si è concentrata sulle prestazioni produttive del sito durante la prima metà del 2026, periodo in cui l'azienda avrebbe superato in anticipo i tempi previsti per la realizzazione di armi strategiche, dimostrando che il modello di mobilitazione industriale bellica della Corea del Nord sta già operando al di là degli obiettivi di produzione di base.

Le immagini diffuse dai media statali mostrano Kim intento a osservare missili balistici a corto raggio, e suggeriscono fortemente che la famiglia Hwasong-11, comprese le varianti KN-23 e KN-24, rimanga centrale nella dottrina di attacco di Pyongyang. Ebbene, l'ordine di aumentare la capacità di produzione missilistica di 2,5 volte nel prossimo quinquennio indica che la Corea del Nord sta passando da uno sviluppo episodico di armi a una generazione di forza su scala industriale e continuativa, progettata per un confronto regionale prolungato e una competizione di deterrenza.

Le recenti dichiarazioni della potente sorella di Kim, Kim Yo Jong, secondo la quale lo status nucleare nordcoreano è "non negoziabile", rafforzano inoltre l'interpretazione secondo cui questa iniziativa di espansione missilistica dovrebbe essere intesa come una trasformazione strutturale permanente della politica di difesa nazionale di Pyongyang.

La Corea del Nord stringe i muscoli

Come ha spiegato Defence Security Asia, la serie Hwasong-11 presenta già serie difficoltà di intercettazione, visto che le traiettorie di manovra quasi balistiche, i profili di volo e la mobilità al momento del lancio complicano le soluzioni di tracciamento per i sistemi di difesa missilistica balistica Patriot PAC-3, THAAD e AEGIS. L'ampliamento della capacità industriale nazionale consentirebbe inoltre alla Corea del Nord di sostenere densità di lancio più elevate in tempo di guerra, ricostituendo rapidamente le scorte missilistiche dopo le spese di combattimento e aumentando così la resistenza operativa in più teatri militari contemporaneamente.

L'enfasi posta da Pyongyang sia sulla produzione di missili balistici che di missili da crociera indica una dottrina di attacco a più livelli. Last but not least, il crescente arsenale nordcoreano di missili balistici a corto raggio a guida di precisione aumenta anche la capacità dell'esercito nordcoreano di condurre attacchi convenzionali contro centri di comando, aeroporti, snodi logistici e batterie di difesa missilistica in Corea del Sud e in alcune zone del Giappone. Ultimo aspetto da non trascurare: l'integrazione di varianti con munizioni a grappolo, a frammentazione e a capacità di oscuramento nelle famiglie di missili esistenti complica ulteriormente la gestione dell'escalation da parte degli avversari.

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Un modulo e nessun colloquio, così il sudanese di Belfast ha ottenuto il permesso di soggiorno “fast-track”

Le polemiche sull’attacco di Belfast non si placano e queste sono le ore delle domande. Scemata l’indignazione del momento, gli inglesi si chiedono come sia arrivato nel loro Paese Hadi Alodid e come abbia fatto a ottenere un permesso di soggiorno illimitato (con tutti i benefici del caso) della durata di 5 anni. Questo ha generato molte polemiche e ripreso vecchi temi legati alle politiche migratorie fin troppo lasche di Rishi Sunak.

In base alle notizie finora note, la prima comparsa ufficiale dell’uomo è a Parigi tra il 2022 e il 2023, da lì è arrivato a Dublino ma non è chiaro come, visto che i barconi non coprono la tratta tra le coste francesi e l’Irlanda. Inoltre, se fosse arrivato nel Regno Unito illegalmente attraverso la Manica, avrebbe potuto fare domanda direttamente nel posto di sbarco invece di arrivare fino a Belfast: tra l’Inghilterra e l’Irlanda del Nord non vi sono differenze in tal senso. Invece, da Dublino Alodid ha preso un autobus che lo ha portato a Belfast nel febbraio 2023 e qui ha presentato immediatamente domanda di asilo, che gli è stata accettata nel settembre dello stesso anno. Non ha dovuto nemmeno sottostare a controlli confine, perché per antichi accordi non esiste una frontiera tra i due Paesi. Al momento non è noto né come Alodid sia arrivato a Parigi e nemmeno come sia arrivato a Dublino. Sta di fatto che ha potuto usufruire dello “Streamlined Asylum Process”, noto come Sap, e definito anche “fast-track” delle domande di asilo per la facilità e rapidità con le quali venivano sbrigate le domande. Questo sistema è stato introdotto sotto il governo Sunak proprio a febbraio 2023 ed è stato esteso ai richiedenti asilo sudanesi nel giugno dello stesso anno.

Questo sistema, fortemente contestato fin dalla sua introduzione, prevede la compilazione di un modulo di 10 pagine da parte del richiedente, che non viene sottoposto ad alcun colloquio faccia a faccia. È stato introdotto dal governo del Regno Unito per smaltire le 92mila domande di asilo arretrate e, con questo sistema, quelle presentate da sedicenti cittadini sudanesi hanno avuto un tasso di accoglimento del 95% a fronte dei conflitti nella regione. “Il Ministero dell'Interno all'epoca non voleva attuare il piano fast-track, ma Rishi glielo ha imposto. È stato il peggiore dei due mondi, perché non è riuscito a fermare le piccole imbarcazioni attraverso la Manica e, allo stesso tempo, ha reso più facile ottenere l'asilo. Era totalmente illogico e avrebbero dovuto lavorare per disincentivare i richiedenti asilo”, ha dichiarato una fonte dei Tory al Daily Mail che ha dato in esclusiva la notizia.

Il governo in carica ha inasprito nuovamente i criteri di accesso allo status di rifugiato ma in quella finestra nella quale è stato in vigore il sistema Sunak sono stati decine di migliaia i migranti che hanno potuto ottenere il permesso di soggiorno. Questo metodo non era stato sospeso o rivisto nemmeno a seguito delle segnalazioni dei funzionari pubblici, che avevano messo in guardia il governo sul fatto che il SAP non sarebbe stato in grado di identificare i “malintenzionati”, inclusi terroristi e autori di reati gravi.

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"Massimo controllo": come funziona il database segreto cinese che spia gli stranieri

Nell’ultimo decennio la Cina ha costruito una delle reti di sorveglianza più estese al mondo. Questa architettura molto sofisticata si basa su centinaia di milioni di telecamere, sistemi di riconoscimento facciale e una raccolta capillare di dati personali. Ma fino a oggi era rimasto poco chiaro in che modo tutte queste informazioni venissero integrate e utilizzate per monitorare individui specifici. Un recente “ritrovamento digitale” ha offerto uno sguardo raro e dettagliato su questo singolare modus operandi. La scoperta riguarda una piattaforma di polizia lasciata accidentalmente accessibile online, che sembra essere stata progettata per seguire e analizzare in tempo reale la presenza e gli spostamenti degli stranieri in una città del nord della Cina.

La piattaforma di sorveglianza cinese

Secondo quanto riportato dal Sydney Morning Herald, il sistema è stato individuato dal giornalista tedesco specializzato in cybersicurezza Marc Hofer durante un'indagine sui siti collegati al Ministero della Pubblica Sicurezza cinese. La piattaforma, denominata “Dynamic Control Platform for Overseas Personnel”, sarebbe stata associata alla città di Zhangjiakou, nella provincia di Hebei, e si presentava come un cruscotto operativo destinato alle forze dell’ordine.

Al suo interno erano presenti dati relativi a centinaia di persone reali, tra cui circa 350 giornalisti stranieri residenti a Pechino nel 2021. Ogni profilo conteneva fotografie, dettagli del passaporto, numeri di telefono, data di nascita e informazioni professionali. Alcuni soggetti risultavano classificati come “tracciabili”, una categoria che consentiva alle autorità di accedere a dati molto più dettagliati.

In alcuni casi il sistema registrava gli spostamenti rilevati dalle telecamere di sorveglianza, le visite in alberghi e ospedali, gli acquisti di carburante e persino le informazioni sui viaggi ferroviari, inclusi numero del treno e posto assegnato. La piattaforma mostrava inoltre mappe con la distribuzione degli stranieri sul territorio e disponeva di funzioni di analisi relazionale capaci di evidenziare collegamenti e frequentazioni tra persone diverse.

EXCLUSIVE: How the track foreigners in China - We got rare access to demo system developed by the Ministry of Public Security in China for the prefecture of Zhangjiakou, to track and surveil foreigners visiting or being residents ( actually it applies to most nationals as well,… pic.twitter.com/uC9SP83nBn

— NetAskari (@NetAskari) May 19, 2026

Un mare di informazioni

L’aspetto più significativo emerso dalla scoperta non è tanto l’esistenza di singoli strumenti di monitoraggio, quanto la capacità di aggregare informazioni provenienti da fonti differenti in un’unica interfaccia operativa.

Un simile approccio rappresenta in effetti un’evoluzione dei grandi programmi di sorveglianza già attivi nel Paese, come Skynet e Sharp Eyes, sviluppati ufficialmente per finalità di sicurezza pubblica. Il database individuato da Hofer suggerisce, sempre a detta del Sydney Morning Herald, che le autorità stiano cercando di costruire sistemi in grado di seguire gli individui quasi in tempo reale, ricostruendone abitudini, reti sociali e movimenti.

Fergus Ryan, esperto di tecnologie cinesi dell’Australian Strategic Policy Institute, ha fatto notare che strumenti del genere erano stati finora associati soprattutto alla regione dello Xinjiang, ma che la loro comparsa in altre aree del Paese potrebbe indicare una diffusione più ampia di queste tecniche.

Certo, la piattaforma di Zhangjiakou appariva ancora incompleta e priva di alcune funzionalità avanzate, come il tracciamento diretto dei telefoni cellulari. Tuttavia, il livello di dettaglio già disponibile mostra fino a che punto possa spingersi il monitoraggio degli stranieri considerati di interesse. Dopo la pubblicazione delle inchieste di Hofer e di altri giornalisti coinvolti nell’analisi del sistema, l’accesso alla piattaforma è stato rapidamente chiuso.

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“Non avrei mai dovuto incontrarlo". Bill Gates rompe il silenzio su Epstein. Ma il caso continua a perseguitarlo

L'ombra di Jeffrey Epstein continua ad allungarsi su alcune delle figure più potenti degli Stati Uniti. L'ultimo a tornare sotto i riflettori è Bill Gates. Il cofondatore di Microsoft, per anni considerato il volto più riconoscibile della filantropia globale, ha ammesso davanti ai membri della Commissione di Vigilanza della Camera dei Rappresentanti che aver frequentato il finanziere morto nel 2019 è stato un "grave errore di giudizio". Allo stesso tempo ha ribadito di non essere mai stato sull'isola privata di Epstein e di non aver mai assistito ad attività illegali.

Dopo la pubblicazione di nuovi documenti legati all'inchiesta Epstein e le audizioni parlamentari che coinvolgono personaggi influenti, il Congresso prova a ricostruire la rete di relazioni costruita dal finanziere condannato nel 2008 per reati sessuali e arrestato nuovamente nel 2019 con accuse federali di traffico sessuale di minori. Gates non è accusato di alcun illecito, ma la sua vicinanza a Epstein dopo la prima condanna di quest'ultimo continua ad alimentare interrogativi politici e reputazionali.

Il mea culpa di Gates davanti al Congresso

Comparendo volontariamente davanti all’House Oversight Committee, Gates ha scelto una linea di piena collaborazione. "Non avrei mai dovuto incontrarlo", ha dichiarato. Ha inoltre sottolineato di non aver mai avuto conoscenza dei crimini commessi dal finanziere né di aver partecipato ad attività inappropriate.

Secondo la ricostruzione fornita dallo stesso tycoon, gli incontri avvenuti tra il 2011 e il 2014 sarebbero stati motivati dall'idea che Epstein potesse facilitare raccolte fondi per iniziative filantropiche legate alla Gates Foundation, in particolare nel settore della salute globale. Gates ha però sostenuto che da quei contatti non nacque alcuna collaborazione concreta e che nessun finanziamento transitò attraverso Epstein. Quando si rese conto che le promesse non si sarebbero tradotte in risultati, interruppe i rapporti.

La smentita sull'isola e il tema del ricatto

Uno degli aspetti più delicati affrontati durante l'audizione riguarda le numerose teorie e indiscrezioni circolate negli anni. Gates ha negato categoricamente di essere mai stato a Little Saint James, l'isola privata nelle Isole Vergini divenuta simbolo degli abusi attribuiti a Epstein.

L'imprenditore ha inoltre raccontato che Epstein avrebbe cercato di sfruttare informazioni relative alle sue relazioni extraconiugali per riallacciare i contatti. Secondo quanto riferito durante la deposizione, il finanziere era venuto a conoscenza di alcune infedeltà matrimoniali e avrebbe tentato di utilizzarle come strumento di pressione. Gates ha però precisato che tali vicende personali "non avevano nulla a che fare con Epstein" e che non cedette a quei tentativi.

Ha anche spiegato ai parlamentari di non aver mai trascorso del tempo con le vittime di Epstein e di non aver assistito a comportamenti riconducibili alle attività criminali per cui il finanziere è stato condannato e successivamente indagato.

Una ferita aperta nell'immagine del filantropo

Per Gates, il caso Epstein rappresenta soprattutto una crisi reputazionale destinata a ridefinire il modo in cui l'opinione pubblica guarda alla sua figura. Negli ultimi anni il fondatore di Microsoft ha cercato di costruire la propria eredità attorno alla filantropia, alla lotta contro le malattie infettive e agli investimenti nell'innovazione sanitaria. Tuttavia, la domanda che continua a emergere negli Stati Uniti è perché uno degli uomini più potenti del mondo abbia scelto di frequentare Epstein dopo che quest'ultimo era già stato condannato per reati sessuali.

La stampa americana sottolinea come non vi siano accuse penali nei confronti di Gates e come nessuna prova lo colleghi ai crimini di Epstein. Ma evidenzia anche come le continue rivelazioni abbiano incrinato l'immagine pubblica costruita in decenni di attività filantropica.

Gates, intanto, è ricorso a Jake Greenberg, l'ex capo consulente investigativo della commissione, per una consulenza a seguito della pubblicazione dei file di affidarsi a Greenberg, sebbene non rara, ha sorpreso gli esperti di etica governativa, poiché potrebbe creare un'apparenza discutibile ai fini della deposizione.

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Donne “scafiste” dei barconi di migranti: la nuova strategia dei trafficanti

Il mondo del business legato ai traffici irregolari di esseri umani è mutevole, fluido, si adatta ai tempi e alle usanze, per continuare a esistere ma anche per continuare ad avere appeal. Perché è innegabile che ne abbia ed è innegabile che eradicarlo è molto complesso. La struttura di queste organizzazioni di migranti è nota, è un triangolo in cui al vertice si trova la vera “testa” rappresentata il più delle volte dalla criminalità organizzata locale, che muove i fili e gestisce i traffici attraverso i suoi galoppini. Questi sono gli “agenti di zona” che a loro volta gestiscono la manodopera che organizza i migranti da imbarcare, sceglie le zone di partenza delle barche, trova le barche e anche le case in cui i migranti vengono raccolti prima della partenza. Sono loro a individuare, tra i migranti, i soggetti adibiti alla conduzione della barca e alla rotta, i bussolieri.

Finora è stato dato quasi per scontato che le barche venissero messe in mano a uomini, perché è sempre stato così ma, soprattutto, perché nelle inchieste condotte da questo quotidiano sono sempre stati individuati “scafisti” uomini. Sono loro a proporsi, anche se non hanno esperienza: viene loro spiegato qualche rudimento base e vengono messi al timone. È un ruolo ambito dai migranti, perché a fronte della responsabilità garantisce il trasporto gratuito. Tuttavia, dal monitoraggio dei traffici, sta cambiando qualcosa e ci sono sempre più “convogli” che vedono al timone una donna. Sono informazioni, queste, che emergono grazie ai video promozionali che i trafficanti condividono sui social per promuovere le proprie tratte e i propri viaggi e dietro questa scelta, che sicuramente non può essere annoverata tra quelle imposte dal pensiero occidentale per la parità dei sessi, potrebbero esserci due scopi, il primo di marketing e il secondo di scopo.

Il primo risponde a una logica ormai ben rodata nei circuiti illegali: differenziarsi per attrarre nuovi “clienti”. L’immagine di una donna al timone rompe uno schema consolidato e diventa uno strumento di propaganda. Serve a trasmettere un’idea di maggiore affidabilità, quasi di normalità, attenuando la percezione del rischio. Nei video diffusi sui social dai trafficanti, la figura femminile viene spesso utilizzata per costruire una narrazione più rassicurante del viaggio, come se questo potesse trasformare una traversata illegale e pericolosa in qualcosa di più accettabile, che trasmette quasi serenità. Il secondo, al contrario, è invece molto più concreto e, per certi versi, più spregiudicato. L’impiego di donne alla guida delle imbarcazioni può rappresentare un tentativo di sfruttare falle operative e approcci meno rigidi nei controlli. In alcuni casi, la presenza femminile può ridurre il livello di sospetto o ritardare interventi più incisivi da parte delle autorità. Non si tratta di una garanzia, ma di un margine che le organizzazioni criminali cercano di utilizzare fino in fondo, deresponsabilizzando, creando varchi. È un fatto che non ci sia nella storia recente una condanna nei confronti di una donna “scafista”. L’identikit dello scafista non è più quello tradizionale e questo rende più difficile individuare le responsabilità.

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“Collegato ai terroristi”. Le accuse all’arbitro somalo espulso dagli Stati Uniti

Chiarezza è stata fatta. Se per quasi due giorni non si erano capiti i reali motivi per l’espulsione dagli Stati Uniti dell’arbitro somalo, Omar Artan, che avrebbe dovuto prendere parte ai Mondiali di Calcio, nelle ultime ore si è saputa la verità: un funzionario americano ha dichiarato che il suo ingresso è stato rifiutato a causa della sua "associazione con presunti membri di organizzazioni terroristiche". Il funzionario ha parlato a condizione di anonimato per discutere di una questione tutelata dalle leggi sulla privacy relative ai visti.

“Ingresso negato per ottimi motivi”

Nelle ultime ore ha parlato all’emittente americana Espn anche Andrew Giuliani, direttore esecutivo della task force della Casa Bianca sulla Fifa, affermando che ad Artan è stato negato l'ingresso per "ottimi motivi", ma rifiutandosi di fornire ulteriori dettagli. Nelle prime ore era infuriata la polemica visto che ad Artan è stato negato l’ingresso all’aeroporto di Miami ufficialmente per "problemi di verifica", scatenando l’indignazione per i metodi di trattamento riservati ad Artan fermato e interrogato per 11 ore.

Le dichiarazioni dell’arbitro

Secondo l'ambasciata somala in Kenya, che ha gestito la pratica, il visto per gli Stati Uniti gli era stato rilasciato la settimana scorsa. Artan ha raccontato al New York Times di essere stato interrogato dagli agenti di frontiera che gli hanno chiesto il motivo del suo viaggio negli Stati Uniti. Da lì, altre domande sulla politica somala e sul gruppo militante al-Shabab, impegnato in una guerriglia contro il governo. Dal canto suo, il fischietto ha spiegato agli inquirenti di essere arbitro della Fifa mostrando foto e documenti della sua carriera arbitrale.

Dopo l'interrogatorio, è stato messo in una cella di detenzione per alcune ore per poi essere espulso dagli Stati Uniti. "Credo che abbiano un problema con il mio Paese", ha dichiarato al quotidiano americano, sottolineando di avere i documenti e il visto in regola. Secondo il Times, Artan non avrebbe ricevuto alcuna spiegazione sul motivo del rifiuto d'ingresso.

“Rivedere politiche d’ingresso”

L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha esortato gli Stati Uniti a riconsiderare le proprie politiche di controllo dell'immigrazione in vista dei Mondiali 2026 dopo che tifosi, un arbitro di alto livello e dirigenti delle squadre si sono visti impedire l'accesso al torneo. "Spero davvero che ci sia una profonda revisione di come le politiche di controllo dell'immigrazione stiano influenzando i diritti umani e la dignità umana, e che soprattutto in vista dei Mondiali si ripensino le politiche che purtroppo abbiamo visto prevalere, specialmente negli Stati Uniti", ha spiegato ai giornalisti.

L’accoglienza di Artan in Somalia

Al suo rientro a Mogadiscio, Artan è stato accolto come un eroe promettendo alla folla che lo aspettava in aeroporto di essere sicuro e deciso nel partecipare al prossimo torneo nel 2030. Oltre 100 tifosi si sono radunati fuori dalla zona Vip dell'aeroporto principale di Mogadiscio, sventolando bandiere nazionali mentre Artan scendeva da un volo della Turkish Airlines tra gli applausi. "Sarò ai prossimi Mondiali e continuerò a rendere orgogliosa la Somalia. Nonostante quello che mi è successo, non mi scoraggio", ha dichiarato Artan ai giornalisti.

Il rifiuto di Artan ha scatenato indignazione in patria. "Gli hanno fatto un torto che ferisce chiunque abbia a cuore l'umanità", ha dichiarato Mohamed Said, un funzionario del governo di Mogadiscio, all'aeroporto. Nominato arbitro dell'anno dalla Confederazione Africana di Calcio (Caf) nel 2025, avrebbe dovuto essere il primo arbitro somalo ai Mondiali di Calcio dopo essere stato inserito nella lista definitiva della Fifa due mesi fa.

Dal canto suo, il massimo organo calcistico mondiale ha dichiarato di non essere stato coinvolto nella procedura di immigrazione e di essere stato informato dalle autorità statunitensi che lo status di Artan "non subirà modifiche al momento".


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Belfast, scoppia la protesta anti-immigrati

Manifestazioni di protesta anti immigrati, strade bloccate, bidoni e veicoli dati alle fiamme, fra cui anche un autobus. Belfast ha reagito così, ieri, dopo l'episodio di violenza avvenuto nella capitale dell'Irlanda del Nord, con protagonista un sudanese. L'uomo, che aveva il permesso di soggiorno nel Regno Unito, lunedì sera ha aggredito in modo violentissimo una persona attorno ai quarant'anni della quale non sono state rese note le generalità. L'assalto, brutale, è stato ripreso da un video amatoriale che ha fatto il giro del web, suscitando orrore e indignazione. Nelle immagini si vede il sudanese, dell'apparente età di una trentina di anni, a cavalcioni sopra la sua vittima che ferisce ripetutamente con un coltello. «Sta tentando di tagliargli la testa», si sente dire da un testimone inorridito nel video. «Lascialo», invoca un altro. Nel video si vede anche un terzo uomo, che il web ha eletto ad eroe, affrontare l'aggressore con una racchetta di hurling, uno sport gaelico. Poi intervengono anche altri uomini che sembrano riuscire nell'intento di fermare l'africano. Nel frattempo qualcuno aveva avvertito la polizia, che è intervenuta poco dopo arrestando l'aggressore. L'uomo è sotto custodia con l'accusa di tentato omicidio. La polizia nordirlandese (Psni) ha escluso il movente terroristico dietro il gesto e ha precisato che l'aggressore sarebbe arrivato a Belfast nel febbraio 2023 dal Sudan passando per Parigi e Dublino. Una volta arrivato in Irlanda del Nord avrebbe presentato domanda di asilo e, nel settembre del 2023, avrebbe ottenuto il permesso di soggiorno nel Regno Unito. La vittima avrebbe riportato «significative ferite agli occhi, al collo e alla schiena», ma non sarebbe in pericolo di vita.

L'episodio ha scioccato l'isola e l'intero Regno Unito. Ieri in serata le strade di Belfast sono state invase dalle proteste. I manifestanti, molti dei quali a volto coperto, hanno bloccato importanti arterie stradali della città e alcuni di loro hanno dato fuoco a diversi veicoli. Del fumo si è alzato da più punti della città. Ma anche sulle sponde dell'Inghilterra, a Southampton, ci sono stati raduni di protesta: la città è ancora scossa dal caso di Henry Nowak, il 18enne bianco accoltellato il 3 dicembre scorso in strada da un giovane britannico di origini sikh e che, invece di essere soccorso, venne ammanettato dagli agenti intervenuti, convinti dall'aggressore che lui avesse reagito a un attacco a sfondo razzista.

La nuova aggressione a Belfast ha anche provocato le prevedibili reazioni delle varie forze politiche. A cavalcare in particolare la «decapitazione di Belfast» è stato Nigel Farage, leader di Reform Uk, che non ha nemmeno atteso gli esiti delle prime indagini per accusare le autorità britanniche di concedere permessi di soggiorno con eccessiva facilità e chiedere alle autorità di «rivelare immediatamente l'identità e lo status dell'aggressore» tagliando corto: «Il pubblico deve conoscere la verità». Il ministro per l'Irlanda del Nord Hilary Benn, intervenendo alla Camera dei Comuni, ha minacciato la comunità di Belfast di dure ritorsioni in caso di manifestazioni violente mentre lo stesso premier Keis Starmer ha parlato di aggressione «ripugnante», invocando la tolleranza zero. Perfino il miliardario Elon Musk su X ha commentato «enough». Ovvero: abbastanza.

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Chi è il migrante che voleva decapitare un irlandese

È stata una notte di disordini a Belfast dopo la brutale aggressione per strada di un uomo da parte di un richiedente asilo sudanese di 30 anni, Hadi Alodid, in possesso di un permesso di soggiorno illimitato per 5 anni come rifugiato nel Regno Unito, rilasciato il 23 settembre del 2023. Dal video che riprende l’assalto contro Stephen Ogilvie emerge che l’aggressore ha tentato di decapitare la propria vittima con un coltello da cucina, provocandogli ferite gravissime al volto, al collo, alla schiena e alla testa. La vittima versa ancora in gravissime condizioni e non è fuori pericolo: dalle ultime informazioni pare abbia perso l’occhio sinistro. Dell’aggressore non sono state diffuse foto o immagini. Quando è stato fermato dalla polizia ha dichiarato “ho ucciso qualcuno”, frase ripetuta anche in ospedale aggiungendo: “Non so se sia morto”. E mentre lo medicavano in ospedale per una ferita alla mano ha minacciato un medico: “Ti ucciderò”

Dalle informazioni frammentarie che sono emerse in queste ore pare che l’aggressore sia arrivato il 10 febbraio del 2023 da Dublino a Belfast a bordo di un autobus e che abbia viaggiato verso l’Irlanda dalla Francia. Ha attraversato legalmente il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord sfruttando un accordo di lunga data tra i due Paesi che prevede che non vengano effettuati controlli sul passaporto. Appena arrivato a Belfast ha chiesto asilo. Il viaggio dal Sudan al Paese Transalpino resta per il momento un’incognita, non è chiaro come abbia fatto a raggiungere la Francia ma sono numerosi i sudanesi che partono dalle coste del Nord Africa per raggiungere l’Europa passando dall’Italia. Nel 2025 sono stati 4.183 su 66.296 i soggetti che hanno dichiarato di essere sudanesi al momento dello sbarco in Italia. È stata la quinta nazionalità per volume e rappresenta il 6,3% di tutti gli sbarcati. Nel 2023, anno in cui è arrivato in Irlanda da Parigi, i sudanesi sbarcati in Italia furono 5.834 su 157.652, il 3,7% del totale. Le autorità dovranno ora ricostruire tutto il percorso fatto dal Sudan a Belfast per capire i suoi spostamenti, soprattutto prima di arrivare in Irlanda, e le ragioni per le quali gli sia stato concesso il permesso di soggiorno illimitato, anche se a tempo determinato.

L’aggressore è stato incriminato per tentato omicidio, possesso in luogo pubblico di un oggetto con lama o punta e minacce di morte. . Quest’oggi è comparso davanti alla Belfast Magistrates Court per la convalida del fermo, ha rifiutato la rappresentanza legale e non ha risposto alle accuse che gli sono state mosse tramite un interprete. Ci sono state numerose case date alle fiamme nella notte a Belfast, oltre a vetture, autobus e furgoni, e in diverse città dell’Irlanda del Nord si sono avuti violenti disordini. Una furia cieca che è esplosa, alimentata dalla frustrazione di vedere le città sempre meno sicure, che ha colpito anche stranieri regolarmente inseriti nel tessuto sociale. Disordini "scioccanti e del tutto inaccettabili", li ha definiti il premier britannico Keir Starmer, "Non esiste alcuna giustificazione per la violenza e i disordini che abbiamo visto minacciare le nostre comunità, né per chi li ha incoraggiati, online o altrove. È evidente che le persone sono state prese di mira a causa della loro origine" e che "i responsabili sentiranno tutta la forza della legge".

La situazione nel Regno Unito è sfuggita di mano ormai diversi anni fa, gli inglesi e gli irlandesi si sentono braccati nel proprio Paese e la vicinanza dell’aggressione a Ogilvie rispetto alle polemiche per l’uccisione di Henry Nowak ha senz’altro fomentato ulteriormente gli animi.

A nord di Belfast la Bbc ha riferito che diverse decine di uomini hanno calciato porte e finestre dicendo che stavano “portando fuori gli stranieri” e in altre zone della città diversi gruppi di residenti fermavano le auto per verificare che vi fossero immigrati. “Nulla può giustificare la violenza e il disordine a cui abbiamo assistito, che minacciano le nostre comunità, né le azioni di coloro che li hanno incitati, online o altrove. È chiaro che ieri sera le persone sono state prese di mira a causa della loro provenienza, e io non lo tollero", ha dichiarato il primo ministro inglese, Keir Starmer.

La criminalità etnica è un problema grave nel Regno Unito, non meno grave nell’Unione europea, ma al di là della Manica a rendere tutto più complicato ci sono anche le linee guida politiche, che tendono a tutelare le minoranze a scapito degli autoctoni, come emerge allo stesso caso Nowak. Stanotte ci sono stati scontri e manifestazioni anche a Londra, Glasgow e Southampton. Le autorità locali hanno invitato i cittadini alla calma, invitando a non cadere nel razzismo e sostenendo che i protagonisti delle proteste di ieri verranno perseguiti: gli eventi sono stati classificati come teppismo. Dall’altra parte si chiede maggiore attenzione agli ingressi rafforzando le frontiere, più controlli nelle pratiche di concessione dei permessi di soggiorno e rimpatrio di soggetti che si rendono protagonisti di violenze.

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Belfast, esplode la rivolta anti-immigrati: bus in fiamme dopo l’aggressione choc

Alta tensione a Belfast, in Irlanda del Nord, dove in serata sono scoppiati disordini anti-migranti dopo il brutale accoltellamento di un uomo di 40 anni, rimasto gravemente ferito nella zona di Kinnaird Avenue, nel nord della città. L’aggressione, ripresa in un video choc circolato sui media e sui social, è stata attribuita a un uomo trentenne di origine sudanese, arrestato e incriminato per tentato omicidio.

Secondo quanto riferito, il sospettato aveva ottenuto l’asilo sotto il precedente governo conservatore dopo essere arrivato a Belfast via Dublino nel febbraio 2023. La vittima è stata trasportata in ospedale con gravi lesioni al volto, al collo e alla schiena. Sul luogo dell’aggressione è stato rinvenuto un coltello da cucina. La polizia dell’Irlanda del Nord ha precisato che, al momento, non vi sono elementi che facciano pensare a un attacco terroristico, mentre tra le ipotesi investigative sarebbe emersa quella di un raptus.

Bus e cassonetti in fiamme a Belfast

Dopo la diffusione delle immagini dell’accoltellamento, decine di manifestanti sono scesi in strada bloccando alcune vie della città. Nel corso delle proteste sono stati dati alle fiamme bidoni della spazzatura, automobili e un autobus. Nella zona est di Belfast, manifestanti con felpe nere con cappuccio, alcuni dei quali con il volto coperto da maschere, hanno incendiato un mezzo pubblico, mentre in altre aree della città si sono registrati roghi e blocchi stradali.

La Polizia dell’Irlanda del Nord è intervenuta in forze per contenere le violenze, alimentate anche dagli appelli diffusi online da gruppi di cosiddetti “patrioti” legati all’ultradestra. A far crescere ulteriormente la tensione è stato anche un post di Tommy Robinson, rilanciato su X da Elon Musk, con un messaggio che invitava a protestare “ripetutamente e a gran voce” per ottenere un cambiamento.

Si sono rivelati inutili gli appelli alla calma lanciati dal governo laburista di Keir Starmer e dalle autorità locali. Il premier britannico ha definito l’aggressione “ripugnante” e ha invocato la tolleranza zero per episodi di violenza nelle strade del Regno Unito. Il ministro per l’Irlanda del Nord, Hilary Benn, intervenendo alla Camera dei Comuni, ha chiesto di evitare proteste violente per scongiurare ulteriori ripercussioni sulle comunità locali.

Il capo della polizia locale, Jon Boutcher, aveva già invitato i cittadini a “stare attenti a quello che vedete e condividete sui social”, avvertendo che la diffusione di immagini crude e informazioni non verificate rischia di provocare “un ulteriore trauma alla famiglia della vittima” e di ostacolare le indagini. Anche il vice capo della polizia nordirlandese, Ryan Henderson, ha ribadito che non risultano altri ricercati e che gli investigatori stanno ancora lavorando per chiarire il movente.

Lo scontro politico e le tensioni nel Regno Unito

Il caso ha subito acceso lo scontro politico. Nigel Farage, leader di Reform UK, ha chiesto che vengano rese pubbliche l’identità e lo status migratorio dell’aggressore, sostenendo che “il pubblico deve conoscere la verità”. Il suo partito è arrivato a chiedere un bando all’ingresso per tutti i cittadini sudanesi, senza distinzioni.

Le tensioni di Belfast arrivano a un anno da altri disordini anti-migranti scoppiati in Irlanda del Nord, quando l’arresto di due adolescenti di origine straniera accusati del tentato stupro di una ragazza aveva innescato violenze, scontri con la polizia e una sorta di caccia ai cittadini romeni.

Il clima resta teso anche nel resto del Regno Unito. Manifestanti sono scesi in strada anche a Southampton, città già teatro la scorsa settimana di proteste legate al caso di Henry Nowak, 18enne accoltellato a morte il 3 dicembre scorso da Vickrum Digwa, un giovane britannico di radici indiane sikh.

La vicenda Nowak è tornata al centro del dibattito pubblico dopo la diffusione delle immagini riprese dalla bodycam di uno degli agenti intervenuti sul posto. Il giovane, già agonizzante, fu inizialmente ammanettato dai primi due poliziotti arrivati, che si erano lasciati convincere dall’assassino che la vittima fosse un aggressore razzista. Digwa è stato poi condannato per omicidio all’ergastolo, con una pena minima di 21 anni.

Il senso di insicurezza nel Paese è stato alimentato anche da altri episodi di violenza, tra cui l’uccisione a coltellate di Talay Riley, cantautore 35enne vincitore di un Grammy e autore di brani per star come Dua Lipa e Britney Spears, trovato morto nei giorni scorsi in un giardino di Londra.

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Luca Parmitano sarà il pilota di Artemis III: la nuova missione verso la Luna

Un onore e un privilegio sia per l’uomo ma anche per un’intera nazione come l’Italia: l’astronauta Luca Parmitano sarà il pilota della missione “Artemis III” che riporterà l’uomo sulla Luna.

Le parole di Parmitano

“Mi scuso in anticipo se mi emozionerò. Sono onorato. Per un lancio spaziale servono tante componenti. Per me la piattaforma di lancio è l'Italia, il nostro sistema educativo. L'Italia mi mi ha dato gli strumenti professionali necessari”, ha dichiarato Parmitano nel corso della presentazione dell'equipaggio. “L’Asi (Agenzia spaziale europea, ndr) “mi ha dato il primo volo per mettere alla prova quelle skill. L'Esa per me è come la ‘launch tower’. Connette mondi diversi, costruendo ponti e connessioni per elevare individui per raggiungere il loro potenziale. Il razzo è la Nasa, che mi ha permesso di essere parte di questo gruppo incredibile di persone”.

Poi, il messaggio toccante anche alla famiglia. “Il carburante è proprio qui: Mia, Sara, Marta, tutta la mia famiglia nel pubblico, voi siete l'energia che alimenta la mia anima e il vostro amore è la scintilla”, ha detto commosso Parmitano, unico astronauta europeo a far parte di questa missione.

La nota dell’Esa

Con orgoglio, la notizia l’ha sui profili social anche l’Agenzia Spaziale Europea. “Il nostro astronauta Luca Parmitano è assegnato come pilota della missione #ArtemisIII della NASA. Con l'Europa che alimenta Orion con il Modulo di Servizio Europeo, questa missione testerà le operazioni critiche che preparano il ritorno dell'umanità sulla Luna”.

Una missione storica

Oltre a Parmitano l’equipaggio sarà composto da Randy Bresnik, Frank Rubio e Andre Douglas, assegnato come riserva nella missione Artemis II. Nel programma spaziale sono previsti lanci multipli dei razzi più potenti al mondo così da testare l’integrazione del sistema tra Orion e i lander.

"Oggi compiamo un altro audace passo verso il ritorno dell'umanità sulla Luna, basandoci sulle straordinarie fondamenta gettate dagli astronauti di Artemis II", ha dichiarato l'amministratore della Nasa, Jared Isaacman. "Le loro imprese hanno riacceso l'entusiasmo globale per l'esplorazione e ora passano il testimone al team di Artemis III, composto da Randy, Luca, Frank e Andre. Artemis III dimostrerà la potenza dell'innovazione americana e della collaborazione internazionale, mentre testeremo complesse operazioni di rendezvous e attracco e faremo progredire le tecnologie che un giorno ci porteranno piu' in profondità nel sistema solare”.

Chi è Parmitano

Cinquanta anni, siciliano di Paternò (provincia di Catania), Parmitano è il primo italiano ad aver effettuato un’attività extraveicolare nel 2013 con oltre sei ore di “passeggiata spaziale”. Sempre primo italiano - e terzo europeo - ad aver comandato anche l’ISS (Stazione Spaziale Internazionale).

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L’incidente dell’Apache Usa e il salvataggio col drone marino: “Operazione mai vista prima”

Nelle scorse ore un elicottero d'attacco Apache dell'esercito statunitense è precipitato al largo delle coste dell'Oman, nei pressi dello Stretto di Hormuz, durante una missione di pattugliamento nelle acque regionali. I due membri dell'equipaggio sono stati tratti in salvo, come ha confermato il Comando Centrale delle forze armate (CENTCOM) che non ha fin qui specificato le cause dell'incidente. Il velivolo è stato abbattuto dal fuoco iraniano oppure ha riscontrato un guasto meccanico? Le indagini sono in corso, mentre emergono i particolari dell'operazione che ha tratto in salvo l'equipaggio del mezzo. Decisivo il ruolo giocato da un drone particolare: un'imbarcazione di superficie senza equipaggio tra l'altro per la prima volta usata in simili circostanze.

Il salvataggio dell'equipaggio dell'Apache

Secondo quanto riportato da The War Zone, nella delicata operazione di salvataggio le forze Usa hanno impiegato un USV (Unmanned Surface Vessel, ossia un veicolo di superficie senza equipaggio) della Marina Militare. Mancano i dettagli su quale drone sia stato usato. La Task Force 59, la principale forza droni dell'esercito americano in Medio Oriente, impiega diversi USV, inclusi modelli simili a motoscafi e nuove tecnologie navali senza equipaggio.

"Alle 19:33 ET dell'8 giugno, due membri dell'equipaggio di un elicottero AH-64 Apache dell'esercito statunitense sono stati tratti in salvo dalle forze americane dopo che il loro elicottero era precipitato vicino alla costa dell'Oman durante una missione di pattugliamento nelle acque regionali", si legge nella dichiarazione del CENTCOM. Sappiamo soltanto che "i soldati sono stati tratti in salvo in circa due ore e sono in condizioni stabili"e che "le cause dell'incidente sono oggetto di indagine".

Gli Apache hanno più volte condotto missioni contro obiettivi navali iraniani nello Stretto di Hormuz e nelle aree limitrofe. In generale, le operazioni di ricerca e soccorso presentano complessità e rischi intrinseci, soprattutto quando condotte in territorio ostile o nelle sue vicinanze.L'impiego di droni navali nelle operazioni di salvataggio notturne ha evidenziato una nuova dimensione per le attività di ricerca e soccorso marittimo (CSAR).

L'importanza dei droni

Gli USV offrono vantaggi significativi in determinati scenari. Quali? Per esempio, possono raggiungere aree inaccessibili ai mezzi tradizionali e senza il rischio di impiegare ulteriore personale. Non è un caso che le forze armate statunitensi stiano lentamente prendendo coscienza della vulnerabilità dei propri mezzi CSAR e delle distanze necessarie per raggiungere aree altamente difese, in particolare durante un conflitto di pari livello.

Da questo punto di vista, l'utilizzo di droni per il recupero del personale diventerà centrale nella strategia militare Usa. Nell'episodio che ha riguardato l'Apache, ancora scarno di dettaglio, un funzionario statunitense anonimo ha dichiarato ad ABC News che un drone con un "design simile a quello di un motoscafo" ha recuperato i piloti dell'elicottero dall'acqua e li ha riportati sani e salvi a terra.

A proposito: gli stessi Usv possono essere preposizionati e distribuiti in anticipo lungo determinate rotte di volo, rivelandosi particolarmente utili per le future operazioni di ricerca e soccorso nel Pacifico, dove le forze armate Usa si stanno preparando a potenziali scontri con la Marina e l'aviazione cinesi.

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"Stupro e pedofilia su 28 studentesse minorenni". Insegnante di Corano condannato a 20 anni

Vent'anni di carcere per stupro e pedofilia ai danni di 28 studentesse minorenni. Questa la condanna inflitta dal tribunale senegalese a Serigne Khadim Mbacké insegnante di Corano a Touba, città religiosa nel centro del Paese africano.

Stando a quanto riportato dai media locali e dall'Agenzia di stampa senegalese (Aps), il processo si è svolto presso l'Alta corte di Diourbel (Senegal centrale) che ha giurisdizione amministrativa su Touba.

Le vittime erano studentesse della scuola coranica

Le accuse derivano da crimini risalenti a maggio 2023. Tutte le 28 vittime erano studentesse della scuola coranica in cui insegnava Serigne Khadim Mbacké. "Diciotto di loro hanno perso la verginità, come attestato da certificati medici rilasciati da medici giurati", riferisce l'Aps.

Mbacké si è consegnato alla polizia di Touba a giugno 2023, dopo diverse settimane di latitanza. Il caso è venuto alla luce quando una delle ragazze si è rifiutata di tornare a scuola perché l'insegnante "aveva avuto rapporti sessuali con lei e con tutte le altre ragazze", come riportato dalla stampa all'epoca della vicenda.

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Sangue per le strade di Belfast: migrante sudanese armato di coltello prova a decapitare un irlandese. "Ipotesi terrorismo". Salvini: "Tolleranza zero verso la barbarie"

Un uomo, pare di origine sudanese, è stato arrestato nelle scorse ore a Belfast dopo aver cercato di decapitare per strada un irlandese. La dinamica di quanto accaduto non è ancora del tutto chiara, la polizia sta indagando e per il momento non viene escluso nemmeno il terrorismo, anche se non ci sono attualmente indicatori in tal senso.

Nelle immagini registrate da alcuni passanti dopo aver chiamato la polizia si vede l’uomo di origine africana seduto sopra la sua vittima con in mano il coltello: l’irlandese è una maschera di sangue, le ferite al collo sono profondissime e nonostante questo cerca di dimenarsi e di togliersi dalla morsa del suo aggressore. Alcuni dei presenti, coraggiosamente armati di bastoni, hanno provato ad allontanare lo straniero colpendolo ripetutamente finché non sono riusciti ad allontanarlo dalla vittima e a disarmarlo. Pare che l'aggressore sia arrivato in Irlanda del Nord da Dublino e che abbia il permesso di soggiorno.

I presenti spiegano che quanto successo è come “qualcosa uscito da un film dell’orrore” e un esponente politico locale, Gavin Robinson, ha definito l’aggressione come “barbarica” e “medioevale”. Il video diffuso sui social è drammatico, si sentono le urla delle persone presenti: “Scendi da dosso, maledetto topo”, “Sta cercando di tagliargli la testa. Gli sta squartando la testa”. Fortunatamente i presenti sono riusciti a intervenire in tempo per salvare la vita alla vittima, che non è morta ma versa in gravissime condizioni a causa delle ferite profonde al collo e all’ingente perdita di sangue. La polizia ha rivelato che la vittima lotta ancora per la vita, ha ferite profonde anche agli occhi, al volto, alla schiena. “L'orribile attacco a Belfast di ieri sera è nauseante, i miei pensieri vanno innanzitutto alla vittima, e ringrazio i primi soccorritori, compresi i cittadini che sono intervenuti”, ha dichiarato il primo ministro.

Mentre nel Regno Unito i politici faticano a chiedere ai cittadini di mantenere la calma e di non saltare a conclusioni affrettate che, davanti al video, sono comunque inevitabili. A tal proposito Robinson ha chiesto al governo nazionale di riconoscere che "l'immigrazione incontrollata deve finire" e sottolineando che, a causa della mancata integrazione e della violenza di questi soggetti, ma non solo, “la coesione della comunità si trova sul precipizio”. La leader del Partito Conservatore, Kemi Badenoch, ha sottolineato che a fronte di questo attacco molte persone “cominceranno a chiedersi ancora una volta: si tratta di qualcuno che non avrebbe dovuto trovarsi nel nostro Paese? Ci sono state falle nei nostri confini?”. Anche per questo motivo ha esortato la polizia “a fare emergere i fatti il più rapidamente possibile in modo da poter fare chiarezza”. Del caso si è occupato anche Nigel Farage: “Le autorità devono rivelare immediatamente l'identità e lo status dell'aggressore. Le persone hanno diritto alla verità”.

Salvini: "Tolleranza zero verso la barbarie! Nessuno spazio per chi semina violenza, paura e terrore"

L'episodio è stato commentato via social anche da Matteo Salvini, che ha definito le immagini che arrivano da Belfast "mostruose e sconcertanti". "Inaccettabile vivere nel terrore quotidiano di coltelli, aggressioni e ora tentate decapitazioni per strada! Ma a che punto siamo arrivati???", le sue parole su Instagram. "Tolleranza zero verso la barbarie! Nessuno spazio per chi semina violenza, paura e terrore. Questa è difesa della nostra civiltà! Purtroppo la sinistra dell’accoglienza senza freni e tanti governanti europei, presunti “liberali”, minimizzando, cercando giustificazioni o addirittura voltando la testa dall’altra parte, stanno portando alla distruzione del tessuto sociale e civile del nostro continente", ha aggiunto.

Un post condiviso da Matteo Salvini (@matteosalviniofficial)

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Ex marito di Nessy Guerra arrestato in Egitto. Lei, accusata di adulterio, bloccata nel Paese

Nessy Guerra potrà ora rientrare in Italia con la sua bambina? È la domanda che inevitabilmente sta percorrendo l’opinione pubblica in queste ore, dacché l’ex marito Tamer Hamouda - che impedisce il rientro grazie alla legge egiziana che prevede il consenso del padre - sarebbe stato arrestato. Non si conosce il capo d’accusa per l’uomo, nato da padre egiziano e madre italiana, sempre vissuto in Italia fino alla vigilia di una condanna definitiva presso il tribunale di Genova per i reati di percosse, lesioni, stalking, violazione di domicilio, furto e truffa ai danni di una precedente ex compagna.

Di recente, Hamouda aveva minacciato il viceconsole onorario a Hurgada Orazio Gioacchini: gli aveva detto che lo avrebbe gambizzato, dato che - ha affermato - aveva già compiuto un’azione simile in Italia. Gioacchini sta supportando Nessy Guerra, partita alla volta in Egitto con Hamouda anni fa e ignara all’epoca della causa pendente: da tre anni, cioè più o meno, da quando la figlia era neonata, e ha lasciato Hamouda dopo essere stata picchiata, la donna chiede di poter far ritorno in Liguria. Con lei da tempo ci sono i genitori, che vivono insieme alla donna e alla figlia segregate, dapprima a causa delle minacce continue di Hamouda - che afferma di vedere angeli ed essere Gesù Cristo - e poi a causa di una condanna per adulterio.

Hamouda, che avrebbe cercato in tutti i modi di far tornare con lui Nessy Guerra, la avrebbe infatti denunciata per questo reato - che in Italia non esiste - ingaggiando anche un falso testimone, che in effetti in sede giudiziaria avrebbe ritrattato le accuse verso la donna. Purtroppo non c’è stato nulla da fare: Guerra è stata condannata in appello a sei mesi di reclusione in un carcere egiziano e ai lavori forzati.

A seguito delle minacce verso il console - e a distanza anche alla premier Giorgia Meloni - Nessy Guerra aveva ancora una volta affidato le sue preoccupazioni a Instagram, scrivendo a corredo di un video: “Quanto ancora bisogna aspettare prima che si comprenda la gravità di quello che sta accadendo? Mi auguro che le autorità competenti possano valutare ogni elemento con la massima attenzione, prima che accada qualcosa di irreparabile”. Per il ritorno in Italia di Nessy era figlia c’è una petizione aperta su Change, e la donna chiede a gran voce l’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Bisognerà capire cosa accadrà ora: Hamouda era stato già più volte arrestato in Egitto e tutte le volte scarcerato.

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Attacchi e aggressioni agli umani: cosa c'è dietro la "guerra degli orsi" in Giappone

Il Giappone sta vivendo una vera e propria emergenza legata agli orsi, con un numero sempre più alto di aggressioni e incursioni nelle aree urbane. Nelle ultime settimane ci sono stati diversi episodi che hanno riportato il tema al centro del dibattito pubblico, alimentando la preoccupazione di residenti e amministrazioni locali. L’ultimo caso? Arriva dalla prefettura di Fukushima, dove un orso nero ha ferito quattro persone attraversando fabbriche e quartieri residenziali prima di far perdere le proprie tracce. Questo fenomeno dura in realtà da anni e sta trasformando il rapporto tra uomini e fauna selvatica in una delle questioni più delicate per il governo nipponico.

Allarme orsi in Giappone

Come ha spiegato nel dettaglio il Telegraph, l’attacco di Fukushima ha avuto contorni insoliti e spettacolari. Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano l’animale mentre corre in un parcheggio e si avventa su un uomo, per poi dirigersi verso l’ingresso di un edificio e colpire un secondo lavoratore. Altre due persone sono rimaste ferite, tra cui un’anziana che ha riportato lesioni gravi.

Il bilancio complessivo conferma una situazione ormai fuori dall’ordinario: nel corso dell’ultimo anno fiscale in Giappone si sono registrati oltre 230 attacchi di orsi, con 13 vittime, mentre dall’inizio della primavera di quest’anno si contano già diversi morti e più di 20 feriti. Non solo: gli avvistamenti non riguardano più soltanto le zone montane del nord.

Gli animali sono stati segnalati vicino ad aeroporti, supermercati, stabilimenti industriali e quartieri residenziali. In alcune prefetture, come Akita, l’aumento delle presenze ha spinto il governo a mobilitare perfino l’esercito per supportare le operazioni di contenimento, attraverso trappole e attività logistiche a sostegno dei cacciatori. Le autorità giapponesi hanno inoltre rafforzato le campagne informative rivolte alla popolazione, invitando escursionisti e residenti a prestare la massima attenzione.

Le ragioni dell’emergenza

Che cosa sta succedendo, dunque, in Giappone? Dietro questa escalation si nasconde una combinazione di fattori ambientali e demografici. Innanzitutto, la popolazione di orsi è cresciuta negli ultimi anni mentre molte aree rurali si sono progressivamente spopolate. La diminuzione degli abitanti, soprattutto giovani, ha reso numerosi villaggi più silenziosi e meno frequentati, favorendo l’avvicinamento degli animali ai centri abitati.

A ciò si aggiungono le oscillazioni nella disponibilità di cibo naturale, come ghiande e altri frutti di cui gli orsi si nutrono abitualmente. Quando queste risorse scarseggiano, gli animali sono spinti a cercare nutrimento vicino alle case e alle attività umane.

Il governo giapponese sta quindi valutando misure strutturali per la gestione della popolazione di orsi, compreso l’aumento del personale dedicato al controllo della fauna e il potenziamento delle reti di monitoraggio. La situazione resta tuttavia delicatissima.

A bear injured four people after wandering into a residential area of Fukushima, Japan today.

The bear first attacked two workers at a steel plant before moving into a nearby neighbourhood and injuring two more people, including an 80 year old woman.

Schools were temporarily…

— Volcaholic (@volcaholic1) June 2, 2026

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