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Peter Gomez: “Il Fatto cresce del 19% perché diciamo ai lettori quello che qualcuno non vuole che si sappia”

Ospite di Battitori liberi, su Radio Cusano, Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it e di Fq Millennium, scatta una fotografia nitida, e per certi versi inquietante, dello stato della stampa in Italia: un’analisi che non riguarda solo i bilanci o le copie vendute, ma tocca le fondamenta stesse del pluralismo e della libertà di critica.

Alla constatazione amara del conduttore Savino Balzano, che esprime stupore nel vedere testate e giornalisti che, dopo la richiesta milionaria di Cipriani e Minetti, fanno quasi il tifo perché qualcuno riesca a far chiudere Il Fatto, Gomez individua due ragioni fondamentali: “Mentre il panorama editoriale arranca, ad aprile il nostro giornale ha registrato un aumento del 19% delle copie, risultando l’unica testata in crescita insieme a Il Giornale di Tommaso Cerno (+1,1%). Il secondo motivo di questo astio sta nel fatto che, per vari motivi, i quotidiani dipendono tutti più o meno dalla politica ormai o dalle istituzioni. Poi probabilmente non saremo simpatici a tutti, però io credo che queste siano le due ragioni principali”.

Secondo il direttore, il segreto di questo successo è banale quanto rivoluzionario: “Il nostro giornale ha aumentato le copie non solo in virtù delle sue prese di posizioni diverse rispetto alla gran parte della stampa sulla Palestina e sulla guerra tra Russia e Ucraina, ma soprattutto in virtù dell’unico segreto per vendere i giornali: dire alle persone qualcosa che non sanno. Qualcosa che qualcuno non vuole che si sappia“. Una missione che oggi sembra diventata un’anomalia in un mercato dove i quotidiani appaiono “generalmente tutti uguali”.

Gomez ricorda che l’autonomia editoriale del Fatto Quotidiano è resa possibile da un modello economico che, con orgoglio, rifiuta il cordone ombelicale dello Stato: nonostante un bilancio complesso dovuto all’incremento dei costi del personale, la società ha scelto di tutelare ogni singolo dipendente. “Al contrario di gran parte dei giornali – sottolinea Gomez – abbiamo deciso di non dichiarare lo stato di crisi, quindi di non mandare via nessuno e di non ridurre l’orario di lavoro”. In un momento di incertezza, la testata aveva inizialmente inoltrato la richiesta per accedere al contributo di 10 centesimi a copia previsto per legge, ma una volta ottenuta l’approvazione ufficiale, è arrivato il rifiuto: “Quando da Palazzo Chigi ci hanno comunicato che eravamo stati ammessi, abbiamo detto di no. È una questione di coerenza“.

Una scelta che Gomez rivendica con forza, lanciando una frecciata ai sedicenti campioni del libero mercato che sopravvivono solo grazie ai sussidi: “In questo Paese, molti di quelli che predicano il neoliberismo e sostengono che il costo del lavoro sia troppo alto vivono di fondi pubblici, fondazioni o cooperative. Sono tutti liberali alle vongole. Noi siamo liberali, ma certamente non siamo alle vongole“.

Tuttavia, il prezzo del dissenso in Italia si paga con la moneta della delegittimazione. A Balzano che ricorda con sarcasmo le inchieste “risibili” volte a dimostrare un fantomatico finanziamento putiniano dietro le posizioni del giornale sulla guerra in Ucraina, Gomez ribadisce che il clima è diventato tossico: “Quello che non si accetta più è che ci sia gente che ha opinioni diverse semplicemente perché la pensa così. Evidentemente c’è tanta di quella gente che è pagata in qualche modo dall’altra parte, che pare impossibile che questo avvenga”.

Il direttore del Fatto online cita gli attacchi scomposti alla testata sul racconto dei massacri a Gaza. Pur ribadendo il diritto di Israele a reagire dopo l’orrore del 7 ottobre, Gomez ha denunciato il superamento di ogni limite umanitario: “Già dopo un mese ci siamo resi conto che quella reazione era spropositata: non era più giustizia, era vendetta“. Per questa analisi, il direttore è stato marchiato con l’infamia di essere “filo-Hamas”, un esempio plastico di una strategia volta a silenziare il dibattito: “Si viene associati a terroristi o dittatori solo perché si hanno opinioni diverse basate su analisi dei fatti differenti. Ma questa non è democrazia, perché la democrazia vive di confronto”

In ultima analisi, Gomez punta il dito contro la crisi d’identità della professione, stigmatizzando i troppi colleghi che passano con disinvoltura dal giornalismo ai ruoli di portavoce politico: “Noi giornalisti, un po’ come si dice dei magistrati, non dobbiamo essere solo indipendenti. Dobbiamo anche apparire tali”. La chiusura è affidata a un monito di Paul Valéry, che fotografa perfettamente la barbarie del dibattito pubblico attuale: “Quando non puoi attaccare il ragionamento, attacchi il ragionatore“.

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Caso Minetti, noi contro il muro di gomma. Rivedi la diretta con Peter Gomez e Antonello Caporale

Caso Minetti, noi contro il muro di gomma. Rivedi la diretta con il direttore del Fattoquotidiano.it, Peter Gomez, e il giornalista Antonello Caporale

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Le prove dell’esistenza di Dio? Ci interessano ancora: ristampato “MillenniuM”

Non possiamo sapere se Dio esiste, ma certo interessa ai lettori. Il numero di Millennium su “Tutte le prove dell’esistenza di Dio“, uscito il 15 maggio, è stato appena ristampato per soddisfare le richieste. Lo potete (ri)trovare in libreria (cerca qui la più comoda per te) e negli store online (Amazon, Ibs, Feltrinelli, Mondadori, Unilibro, Libreria Universitaria, Hoepli).

Con un taglio fra filosofia, scienza e teologia, il mensile diretto da Peter Gomez racconta “la più gigantesca inchiesta umana, mai terminata”, per dirla con Fabrizio d’Esposito, che ne ripercorre le tappe in un lungo articolo che spazia da Platone ad Heidegger, mentre Laura Margottini dà voce a scienziati e divulgatori – come Telmo Pievani e Francesco Sylos Labini – su limiti della scienza e conseguenti letture metafisiche. Di fede e scienza discutono, con erudizione e ironia, Jacopo Fo e Piergiorgio Odifreddi.

In un’epoca dominata dal materialismo, le grandi domande continuano ad attrarci, come sa bene l’imprenditore-teologo francese Olivier Bonnassies, coautore del best seller internazionale “Dio. La Scienza. Le prove” (firmato con Michelle- Yves Bolloré, fratello del famoso finanziere Vincent). Intervistato da Martina Castigliani, illustra presunte prove “scientifiche” dell’esistenza di un’intelligenza superiore basate principalmente sul Big Bang, sulla meccanica quantistica e sugli studi che cercano di tracciare l’origine della vita sulla Terra.

Tornando coi piedi per terra, MillenniuM propone un bellissimo colloquio fra lo scrittore giramondo Lawrence Osborne e Nanni Delbecchi. E ancora, due reportage italiani: uno da Ponte, il paese in provincia di Benevento assediato dai cantieri delle grandi opere, di Valentina Barile e Manuel Dorati; l’altro da Voghera, in provincia di Pavia, da dove Antonio Armano descrive la mesta decadenza di una cittadina del Nord, partendo da un suo illustre cittadino, lo scrittore Alberto Arbasino. Ultima segnalazione, un Portfolio fotografico tutto declinato al femminile. Anche se non è il numero di marzo.

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