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Alfa Romeo, a Varano la passione si impara in pista. Tra i cordoli con le auto del Biscione

C’è un momento, all’Autodromo Riccardo Paletti di Varano de’ Melegari, in cui il rumore dei motori lascia spazio alle parole. Accade all’inizio della giornata, quando Gordon de Adamich e il suo staff accolgono gli allievi per una breve introduzione teorica. Pochi minuti, giusto il tempo di spiegare la posizione di guida, le mani sul volante e la ripartizione dei pesi in auto durante le manovre. Poi si esce dall’aula e si va in pista. Ed è lì che inizia il vero viaggio dentro il mondo del Biscione.

La Alfa Romeo Driving Academy powered by Scuderia de Adamich non è un semplice corso di guida. È un’esperienza costruita attorno a uno dei valori ancora centrali: il piacere di stare al volante. Un concetto che può sembrare quasi anacronistico in un’epoca dominata da assistenti elettronici, radar e software sempre più sofisticati, ma che a Varano continua a essere insegnato con metodo e rigore.

La formula è collaudata. Dopo il briefing iniziale si passa immediatamente alla pratica. Si affrontano esercizi dedicati alle traiettorie, alla gestione del sottosterzo e del sovrasterzo, alle tecniche di frenata e all’analisi della telemetria. Nulla viene lasciato al caso. Ogni errore viene spiegato, ogni miglioramento misurato, ogni progresso costruito giro dopo giro.

La differenza la fanno soprattutto gli istruttori. Tutti provengono dal mondo delle competizioni. Non si limitano a spiegare una tecnica, ma la trasmettono attraverso l’esperienza maturata in anni di attività. Ed è probabilmente questo il motivo per cui, al termine della giornata, si torna a casa guidando meglio di come si era arrivati. Anche i momenti di pausa diventano parte integrante dell’esperienza. I box sono stati trasformati in veri salotti climatizzati dove confrontarsi con gli istruttori, analizzare i dati raccolti in pista o semplicemente osservare il lavoro degli altri partecipanti. L’atmosfera è rilassata ma professionale. Le vetture sono nuove, perfettamente mantenute e preparate con la stessa attenzione che ci si aspetterebbe da una struttura che della qualità ha fatto uno dei propri punti di forza.

Il circuito di Varano sembra nato per questo genere di attività. Le curve consentono di affrontare situazioni molto diverse tra loro, mentre il rettilineo permette di lavorare su accelerazione e frenata in totale sicurezza. Ogni tratto del tracciato diventa uno strumento didattico. La scuola porta il nome di Andrea de Adamich, pilota, collaudatore e divulgatore che ha contribuito a formare generazioni di automobilisti. Oggi il timone è nelle mani del figlio Gordon, cresciuto all’interno della struttura e per anni al fianco del padre nell’organizzazione e nell’evoluzione dei corsi. Una continuità che si percepisce in ogni dettaglio.

A disposizione degli allievi c’è una gamma che racconta bene il presente di Alfa Romeo. Giulia Quadrifoglio e Stelvio Quadrifoglio rappresentano il vertice delle prestazioni e del coinvolgimento emotivo, ma una delle sorprese della giornata arriva dalla Junior Veloce. La compatta elettrica dimostra infatti come il piacere di guida possa convivere con la nuova mobilità, offrendo reazioni precise e una dinamica capace di divertire anche tra i cordoli. Accanto a lei trova spazio anche Tonale, interprete di un equilibrio riuscito tra comfort, tecnologia e comportamento stradale.

La Driving Academy si inserisce in una fase di rilancio per Alfa Romeo. Il brand ha chiuso il 2025 con una crescita globale del 20%, registrando risultati significativi in Europa e nei principali mercati internazionali. A trainare questa espansione è soprattutto la Junior, che ha già superato quota 70.000 ordini in quaranta Paesi e rappresenta oggi uno dei pilastri della strategia commerciale del Biscione.

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Idrogeno e motorsport, con la Ligier JS2 RH2 la sfida di Bosch passa da Le Mans

Per oltre un secolo Le Mans è stata il luogo dove l’automobile ha imparato a correre più veloce. Oggi, forse, sta imparando a diventare più sostenibile. Tra Hypercar ibride, carburanti rinnovabili e nuovi materiali, la 24 Ore più famosa del mondo continua infatti a rappresentare uno dei più importanti laboratori tecnologici dell’industria automotive. Ed è proprio qui che Bosch ha deciso di mostrare la sua interpretazione di una delle possibili strade per il futuro della mobilità ad alte prestazioni: l’idrogeno.

La protagonista è la Ligier JS2 RH2, prototipo sviluppato da Bosch Engineering insieme a Maserati e Ligier Automotive. Una vettura che nasce per rispondere a una domanda precisa: è possibile conservare il fascino del motore a combustione interna riducendone drasticamente l’impatto ambientale? Per l’azienda tedesca la risposta potrebbe arrivare proprio dall’idrogeno.
Il cuore del progetto è infatti una versione profondamente modificata del Maserati Nettuno, il moderno V6 biturbo da tre litri che equipaggia alcuni dei modelli più sportivi della Casa del Tridente. Gli ingegneri hanno mantenuto componenti fondamentali come la testata e i turbocompressori, intervenendo però su pistoni, sistema di alimentazione, accensione ed elettronica di controllo per consentire l’utilizzo dell’idrogeno come combustibile.

La trasformazione più significativa riguarda il sistema di iniezione. Al posto della tradizionale alimentazione a benzina è stato adottato un avanzato sistema di iniezione diretta dell’idrogeno, capace di garantire precisione, affidabilità e prestazioni anche nelle condizioni più severe tipiche dell’endurance. Il sei cilindri sviluppa circa 480 kW, equivalenti a oltre 650 cavalli, con una coppia massima di 880 Nm.

Ma forse ancora più importanti dei dati tecnici sono quelli raccolti in pista. Dalla presentazione del progetto, la Ligier JS2 RH2 ha infatti accumulato quasi 8.000 chilometri di test in differenti condizioni climatiche e di utilizzo, senza evidenziare criticità tecniche significative. Non è un dettaglio secondario. Perché se fino a pochi anni fa l’idrogeno veniva considerato soprattutto una tecnologia da laboratorio, oggi costruttori e fornitori stanno cercando di valutarne concretamente applicazioni e potenzialità.

E quale luogo migliore di Le Mans per mettere alla prova una nuova tecnologia? Poche competizioni al mondo riescono infatti a sottoporre un sistema propulsivo agli stessi livelli di stress, temperatura, vibrazioni e affidabilità richiesti da una gara di 24 ore. “Il mondo del motorsport sta cambiando: cresce la consapevolezza ambientale tra i piloti e i tifosi di tutto il mondo, mentre l’attenzione alle emissioni e alla protezione del clima stanno diventando sempre più importanti nella progettazione dei veicoli. Bosch Motorsport sta guidando attivamente questa trasformazione con concept che consentono l’uso dell’idrogeno nel motorsport”, spiega Gianfranco Fenocchio, General Manager Bosch Engineering GmbH Branch in Italy.

Per ora la Ligier JS2 RH2 continuerà a svolgere il ruolo di dimostratore tecnologico e sarà protagonista delle attività dedicate all’idrogeno durante la settimana della 24 Ore. Ma il messaggio che arriva dalla Sarthe è già chiaro: accanto all’elettrificazione, l’idrogeno sta iniziando a ritagliarsi uno spazio sempre più concreto, soprattutto nei contesti dove autonomia, rapidità di rifornimento e prestazioni restano elementi fondamentali.

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