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La riforma dei medici di base naufraga: stop anche da pezzi della maggioranza. Ira di Bertolaso

Non c’è pace per la riforma dei medici di medicina generale, di fatto ‘congelata’ anche se il provvedimento non era ancora stato presentato formalmente dal ministero della Salute. A far detonare la questione, una riunione tra gli assessori regionali alla Salute e il capo di gabinetto del ministero, Marco Mattei, dopo lo stop arrivato nei giorni scorsi all’ipotesi di procedere con un decreto legge. La netta opposizione dei sindacati medici, cui si è sommata quella di parte della maggioranza, avrebbe fatto saltare il banco. I sindacati avevano parlato di “forzatura istituzionale” anche di fronte all’ipotesi circolata lo scorso mese di introdurre le novità in due step, nella speranza di riuscire a riempire le Case di comunità.

La riforma, fortemente voluta da Orazio Schillaci, si sarebbe così arenata, almeno rispetto alla bozza articolata che era emersa a fine aprile e che incideva anche sulla formazione dei professionisti e prevedeva il passaggio alla dipendenza per una parte dei medici di base. L’obiettivo “resta quello di dare una medicina territoriale più vicina ai cittadini, con la presenza dei medici di medicina generale nelle Case di comunità”, fanno sapere fonti del ministero. Sul tavolo resterebbero due opzioni: procedere con una norma ad hoc, oppure affidare tutto all’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione, inserendo l’obbligo per i medici di famiglia di garantire 6 ore settimanali di presenza nelle Case della comunità con l’obiettivo di far partire le strutture realizzate con il Pnrr.

Una strada che avrebbe incontrato la forte contrarietà da parte dell’assessore alla Sanità della Lombardia e vice coordinatore della Commissione Salute delle Regioni, Guido Bertolaso, che invece aveva plaudito alla riforma, vista come un’occasione importante per mettere davvero mano alla riforma della medicina generale. A quanto si apprende, Bertolaso, presente oggi all’incontro tra i tecnici del ministero della Salute e gli assessori regionali alla Sanità, se ne sarebbe andato dal tavolo annunciando le dimissioni dal ruolo ricoperto in Commissione Salute delle Regioni.

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Dragão: tradição e confiança na casa dos pernambucanos

A Dragão continua a aparecer entre as marcas mais lembradas pelos consumidores pernambucanos no JC Recall de Marcas 2026, na categoria Água Sanitária. A empresa reconhecida atribui o resultado à consolidação da marca no setor de limpeza e à relação construída com o público ao longo das últimas décadas.

Fundada em 1948 por Godofredo de Abreu e Lima Primo, a Dragão mantém atuação concentrada no Nordeste, com quatro plantas industriais instaladas em Pernambuco, Alagoas, Ceará e Bahia. Atualmente, a companhia emprega cerca de mil funcionários diretos e indiretos e mantém um portfólio voltado a produtos de limpeza doméstica.

Segundo Lucas Sève, diretor comercial da marca, o reconhecimento no prêmio foi recebido como reflexo da presença da Dragão no cotidiano dos consumidores.“Para nós, é com grande orgulho que recebemos, mais uma vez, o prêmio de marca mais lembrada do setor ‘água sanitária’. É uma prova que o consumidor reconhece o poder da marca e a qualidade dos nossos produtos”, afirmou.

De acordo com ele, a empresa mantém como foco a combinação entre tradição, preço acessível e expansão da linha de produtos. “Seguimos investindo continuamente em inovação, ampliação de portfólio e fortalecimento da nossa presença no mercado, sem perder a nossa essência, que é preço justo, tradição e a satisfação do nosso consumidor”, declarou.

INTERLANDIA BAHIA
Imagem da fábrica localizada na Bahia! - INTERLANDIA BAHIA

Atualmente, a linha da Dragão inclui água sanitária, desinfetantes, lava-roupas, lava louças, amaciantes, multiuso, multi alvejante, limpa-vidros, sacos para lixo e esponjas multiuso.

Nova planta industrial e atualização do portfólio

A Dragão informou que vive um ciclo de expansão industrial com investimentos em uma nova unidade fabril no município de Goiana, na Zona da Mata Norte de Pernambuco.

Segundo o diretor comercial, a nova planta será maior e contará com estrutura tecnológica voltada à modernização dos processos produtivos. “Estamos investindo em uma nova planta na cidade de Goiana, uma indústria maior e mais tecnológica”, disse Lucas Sève.

Além da ampliação da capacidade industrial, o gestor informou que prepara o lançamento de novos produtos ainda este ano e trabalha na atualização visual de parte do portfólio já existente. “Iremos lançar novos produtos ainda este ano e também atualizar o visual, os rótulos, as cores e fragrâncias de alguns produtos já existentes”, acrescentou.

Lucas afirma que a estratégia busca acompanhar mudanças no perfil de consumo e fortalecer sua presença regional sem alterar características históricas da marca. “Com quase 80 anos de atuação no mercado, consolidamos uma trajetória ligada à qualidade, tradição, preço justo e compromisso com a satisfação do consumidor”, destacou Lucas Sève.

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A linha da Dragão inclui água sanitária, desinfetantes, lava-roupas, lava louças, amaciantes, multiuso, multi alvejante, limpa-vidros, sacos para lixo e esponjas multiuso
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Carenza pediatri, per far partire la riforma Schillaci ne servono 4mila: “Irrealistico”

Se la riforma Schillaci andasse in porto così come prevede al momento la bozza del ministero della Salute, per mantenere il rapporto ottimale di 850 bambini assistiti per ogni pediatra servirebbero 4mila professionisti in più. Difficile immaginare dove possano essere trovati, considerando che già oggi ne mancano circa 500 (l’80% dei quali in Lombardia, Piemonte e Veneto) e che nei prossimi cinque anni oltre 1500 andranno in pensione. Con questi numeri, il sistema già fatica a garantire copertura, accessibilità e continuità delle cure. Eppure il riordino dell’assistenza primaria a cui lavora il governo punta ad ampliare ulteriormente ruolo e platea dei pediatri di libera scelta, aumentando la loro presenza nelle Case della Comunità ed estendendo l’età degli assistiti fino ai 18 anni. Uno sforzo non sostenibile secondo gli stessi pediatri, che hanno criticato il provvedimento e richiesto modifiche. E che viene definito addirittura “irrealistico” dall’ultimo report della Fondazione Gimbe.

È ancora una volta l’organizzazione presieduta da Nino Cartabellotta, infatti, a denunciare i cortocircuiti delle misure sanitarie introdotte dall’esecutivo. Nel mirino c’è soprattutto l’estensione dell’assistenza fino al compimento dei 18 anni. Oggi il pediatra è obbligatorio fino all’età di 6 anni. Poi, nella fascia 7-14 anni, i genitori possono scegliere tra pediatra e medico di medicina generale. Superata questa età, infine, il passaggio al medico di famiglia è automatico, salvo proroghe fino ai 16 anni per patologie croniche o disabilità. La riforma ribalterebbe questo schema, rendendo il pediatra il riferimento esclusivo fino alla maggiore età. Per Schillaci si tratta di “una misura strategica”, pensata per garantire “continuità assistenziale lungo tutta l’età evolutiva” e superare un meccanismo che finora rischiava di interrompere i percorsi di cura “in una fase delicata della crescita”.

Ma per Gimbe questo provvedimento non tiene conto delle carenze di organico di cui già soffre la professione. Secondo la Fondazione, appunto, mantenendo il rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti, l’estensione fino ai 18 anni richiederebbe oltre 3500 pediatri aggiuntivi: 811 solo per prendere in carico i circa 690mila minori tra 6 e 13 anni oggi assistiti dai medici di medicina generale e altri 2721 per la fascia 14-17 anni. A questi si sommano i quasi 500 pediatri già mancanti. A queste condizioni, avverte Cartabellotta, “l’ipotesi di estendere l’assistenza pediatrica fino alla maggiore età non è realistica”. E il governo probabilmente lo sa, tanto che la bozza prova a rendere sostenibile l’estensione proprio aumentando il limite massimo di assistiti per i pediatri a 1500, rendendolo analogo a quello dei medici di famiglia. Una mossa che, secondo i critici, rischia di scaricare la riforma sui professionisti già in servizio, aumentando il sovraccarico e indebolendo qualità, prossimità e reale libertà di scelta per le famiglie.

Del resto, anche il dossier tecnico-economico allegato alla bozza riconosce l’impatto della misura: l’innalzamento dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni comporterebbe un maggiore costo annuo stimato in circa 523 milioni di euro e la necessità di inserire 1300 pediatri in più. Una stima molto più contenuta rispetto a quella elaborata da Gimbe, considerando la situazione attuale della professione: al primo gennaio 2025 risultavano attivi 6284 pediatri di libera scelta, con quasi 5,8 milioni di assistiti. La media nazionale è di 917 bambini e ragazzi per pediatra, ma in alcune Regioni il carico è ancora maggiore: in Piemonte si arriva a 1126, nella Provincia autonoma di Bolzano a 1114, in Veneto a 1018. “Con questi livelli di saturazione il principio della libera scelta rimane solo sulla carta”, commenta Cartabellotta.

La carenza attuale stimata da Gimbe è pari a 497 pediatri, ma con forti squilibri territoriali: 186 in Lombardia, 109 in Piemonte, 96 in Veneto. Da sole, queste tre Regioni rappresentano il 78,7% del fabbisogno mancante. Il paradosso è che tutto questo accade mentre le nascite continuano a diminuire. Tra il 2019 e il 2025 i bambini tra 0 e 5 anni, fascia per la quale l’iscrizione al pediatra è obbligatoria, sono calati di circa 420mila unità. Ma nello stesso periodo anche i pediatri di famiglia sono diminuiti del 15%. “La riduzione dei professionisti – avverte Cartabellotta – supera ampiamente gli effetti del calo delle nascite”. Il risultato è che in molte aree trovare un pediatra disponibile sta diventando sempre più difficile.

La bozza, inoltre, prevede anche un maggiore coinvolgimento dei pediatri nella rete dell’assistenza territoriale prevista dal Dm 77: almeno sei ore settimanali, per 48 settimane l’anno, nelle Case della Comunità previste dal Pnrr, con la possibilità per le Regioni di aumentare questa quota in base ai bisogni locali. Sulla carta, l’obiettivo è rafforzare la continuità delle cure e integrare meglio i pediatri nei servizi di prossimità. Ma allo stato attuale, senza organici adeguati, risorse e criteri omogenei di applicazione, il rischio è che la riforma si traduca in un aumento degli obblighi senza produrre un miglioramento effettivo della reale capacità di cura.

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Anvisa recolhe lote da água Crystal após detectar bactéria em análise

A Anvisa (Agência Nacional de Vigilância Sanitária) determinou o recolhimento e a suspensão da venda, distribuição e uso de um lote de água mineral sem gás da marca Crystal, que é parte do sistema Coca-Cola, e fabricada pela Mineração Bom Jesus Ltda, em Luziânia (GO).

Segundo a Anvisa, a medida foi tomada após um laudo técnico identificar a presença da bactéria pseudomonas aeruginosa em amostra do produto coletada durante ação de rotina da Diretoria de Vigilância Sanitária do Distrito Federal para análise de alimentos.

O lote que está sendo retirado do mercado é o LZ1 VAL200127 3 P 200126, que aparece no rótulo da garrafa, e foi fabricado em 20/1/2026, com data de validade em 20/01/2027.

A orientação da Anvisa é que o consumidor não consuma o produto do lote. Caso tenham o produto em casa, também precisam aguardar as orientações públicas da empresa sobre devolução e reembolso.

Segundo a fabricante, o lote tem 374,4 mil garrafas de 500 ml. As unidades foram distribuídas no Distrito Federal (230.443), em cidades vizinhas de Goiás (66.768), em Tocantins (1.439) e no interior de São Paulo (75.750).

O que fazer se tiver o produto em casa

A orientação da Anvisa é que o consumidor não consuma o produto do lote. Caso tenham o produto em casa, também precisam aguardar as orientações públicas da empresa sobre devolução e reembolso.

De acordo com as informações apresentadas pela empresa à Anvisa, o recolhimento do produto foi iniciado imediatamente em distribuidoras, e cerca de 99,2% das unidades do lote já não estariam mais disponíveis nas prateleiras para compra pelo consumidor.

Segundo a empresa, consumidores que possuam unidades do lote P 200126 (leia-se na embalagem LZ1 VAL 200127 3 P 200126) devem entrar em contato com o SAC (Serviço de Atendimento ao Consumidor) para orientações sobre substituição ou reembolso pelo telefone 0800-061-5000 ou email contato@brasal.com.br.

Como foi o teste que encontrou a bactéria

O teste de contraprova, que gerou o Laudo de Análise Fiscal Definitivo, foi realizado conforme previsão do Guia para Harmonização de Procedimentos no Âmbito do Sistema Nacional de Vigilância Sanitária (SNVS), e o resultado confirmou a presença da bactéria na amostra analisada. Com isso, a Divisa/DF determinou a interdição local e comunicou o caso à Anvisa.

A decisão sobre o recolhimento voluntário do produto pela empresa foi publicada pela agência reguladora foi publicada nesta quarta (3).

Segundo a fabricante, não havia ainda registro de reclamações de consumidores relacionadas a esse lote nos canais oficiais de atendimento.

O que diz a empresa

A Mineração Bom Jesus informa que está finalizando o recolhimento preventivo e voluntário. O lote, segundo a empresa, foi envasado em janeiro, e foi comercializado no Distrito Federal, em municípios do Tocantins (Arraias, Combinado e Novo Alegre), de Goiás (Águas Lindas de Goiás, Luziânia, Novo Gama, Valparaíso de Goiás, Cidade Ocidental, Santo Antônio do Descoberto, Planaltina de Goiás e Cristalina, Formosa, Campos Belos, Alexânia, Abadiânia e Catalão) e nas cidades de Sorocaba, Itapetininga, Itu, São Roque e Tatuí (SP).

Durante ação de fiscalização da Vigilância Sanitária, em março, em um ponto de venda localizado no Distrito Federal, foi identificada a presença de Pseudomonas aeruginosa em uma amostra coletada. A empresa diz que, desde a notificação, foram realizadas análises em mais de 300 amostras no processo e nos produtos, todas com resultados negativos para microrganismos indicadores de contaminação. A empresa acredita que o lote já não esteja mais disponível no mercado.

Fiscalização

A Anvisa reforça que a medida se aplica exclusivamente às unidades do lote LZ1 VAL 200127, fabricado em 20/1/2026, com data de validade em 20/01/2027, produzido na unidade de Luziânia, município localizado a cerca de 60 km de Brasília. Além do recolhimento, a medida impede a venda, a distribuição e o uso das unidades desse lote.

A empresa também protocolou documentos junto à Anvisa demonstrando a realização de investigação interna abrangente para avaliar a ocorrência e suas possíveis causas. Representantes da empresa se reuniram com a Agência, prestaram esclarecimentos e vêm cooperando com as autoridades sanitárias, adotando providências de forma diligente.

A investigação sobre o caso segue em andamento, com acompanhamento da Anvisa e das vigilâncias sanitárias envolvidas. Até o momento, as informações disponíveis, incluindo o laudo fiscal e as evidências apresentadas, indicam ocorrência restrita ao lote informado. (Luciana Lazarini/FOLHAPRESS)

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