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Flat steppe: Ukraine is strangling Crimea’s supply lines from air. Melitopol-Chonhar road is latest target

The Russian vehicles are burning on the route to Crimea. Source: The 3rd Separate Special Purpose Regiment

Ukrainian Special Operations Forces drone operators have established aerial control over part of the Russian land supply route from occupied Melitopol to Chonhar. The path is the entry point to Crimea, and they are destroying Russian equipment and disrupting Russian military logistics on the road, the 3rd Separate Special Purpose Regiment announces.

Russian forces on the peninsula already depend on a constrained set of supply lines: the Kerch Bridge (under sustained Ukrainian threat since 2022), the rail and road corridor through occupied Donetsk Oblast, and the Melitopol-Chonhar bottleneck. Ukrainian aerial denial of any one of these links compounds pressure on the others. 

Squeezing land corridor from both ends

The new operation puts pressure on the land corridor's western end. On 31 May, Mariupol residents reported in local group chats that Russia shut down part of its land corridor from Crimea to occupied Donetsk because of Ukrainian drones.

The Melitopol-Chonhar segment crosses flat steppe with limited cover and funnels Russian convoys through narrow bridge crossings over the Syvash to reach the peninsula, the terrain optimal for drone operators to deny the air with persistent surveillance and strike capability. 

SSO drones as the strangulation instrument

The 3rd Separate Special Purpose Regiment is one of Ukraine's veteran Special Operations Forces units, named after the tenth-century Kyivan Rus prince.

The regiment's deployment of drone operators against Russian logistics on the Melitopol-Chonhar route fits within Ukraine's broader "logistics lockdown" approach to occupied territory. Ukraine's Defense Ministry has recently committed $113 million to medium-strike drones designed to target Russian rear logistics.

"Drones of the Special Operations Forces unit are destroying equipment and breaking the enemy's logistics routes on the Melitopol-Chonhar route," the 3rd Regiment said.

What does this change for Russia on peninsula? 

Russia's military presence in Crimea depends on a continuous supply of fuel, ammunition, and food, as well as on personnel rotation. 

"As a result, the already-difficult logistics for supplying the Russian army and fuel to the peninsula have grown harder," the SSO said.

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Alpi Apuane, stop alla riapertura della cava Cresta degli Amari: “Le aree rinaturalizzate non si toccano”

“Le cave rinaturalizzate non possono essere interessate da attività estrattive né a cielo aperto né in sotterraneo”. Con queste parole nette, scritte il 12 febbraio 2026, ma rese pubbliche solo nei giorni scorsi, la Conferenza dei Servizi indetta per verificare la conformità alla normativa regionale dei Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi (PABE) presentati dal Comune di Massa chiude il capitolo della riapertura della cava Cresta degli Amari, nel Parco delle Alpi Apuane. Anche se l’ufficialità arriverà solo al termine del procedimento di approvazione dei PABE, gioiscono gli ambientalisti che si erano schierati a difesa di questo clivo verde nell’area di Pian della Fioba del Parco delle Alpi Apuane, a pochi passi dalla falesia “Campaccio”, attrazione per gli appassionati di arrampicata che vi arrivano da ogni parte d’Italia. “È una vittoria della società civile contro la malapolitica che amministra il territorio, che vede nelle Apuane solo marmo da estrarre e non sa immaginare un futuro diverso per le nostre montagne” commenta a ilFattoquotidiano.it Andrea Ribolini, dell’Associazione Aquilegia, tra i promotori della mobilitazione a difesa della Cresta degli Amari e gestore del limitrofo Orto Botanico delle Alpi Apuane “Pellegrini-Ansaldi”.

L’amministrazione guidata da Francesco Persiani (Lega) ha provato a consentire l’escavazione sotterranea della cava che insisteva nel luogo, chiusa dal 1980, tramite il suo strumento urbanistico (i PABE), nonostante proteste pubbliche e osservazioni formalizzate da ambientalisti e operatori di quell’economia della valorizzazione e tutela della montagna che in quelle zone trovano continui ostacoli per l’inconciliabile convivenza con i siti estrattivi. Con il verbale del 12 febbraio 2026, la Conferenza dei Servizi ha messo la parola fine a queste ambizioni, benché il sindaco Persiani, in un comunicato ufficiale, cerchi di ridimensionare la questione sostenendo che “parlare oggi di bocciatura risulta improprio e fuorviante. Le osservazioni formulate dagli enti (nella Conferenza dei Servizi ndr) vengono analizzate dall’amministrazione proponente (ovvero il Comune di Massa ndr), che può recepirle integralmente, recepirle parzialmente apportando modifiche e approfondimenti al piano, oppure motivatamente non accoglierle”.

Eppure la Conferenza dei Servizi a guida Regione Toscana ha indicato chiaramente che la partita è chiusa e anzi doveva essere già chiusa il 18 dicembre 2023, quando “gli esiti del sopralluogo hanno portato a riconoscere tale cava (Cresta degli Amari ndr), non servita da alcuna viabilità di accesso, come una cava rinaturalizzata”, con la specificità ulteriore di essere “vicina al crinale” e con “sostanziale integrità del versante (…) motivi in più per inserirla tra le cave rinaturalizzate”.

Una bocciatura senza appello quindi, evidenziata anche dal Polo Progressista e di Sinistra di Massa (M5S, RC) guidato dalla consigliera Daniela Bennati, che ha reso pubblica la notizia del verbale. “La posizione della Conferenza dei Servizi ricalca esattamente quanto osservato in sede di approvazione da diverse associazioni e movimenti politici tra cui M5S, CAI e Associazione Aquilegia, bocciato dal Consiglio Comunale – chiarisce il Polo Progressista in un comunicato -. Le valenze paesaggistiche e ambientali delle nostre montagne non possono essere sottomesse al modello estrattivista. Le Apuane sono un bene comune che non può essere sottratto alla collettività per il beneficio di pochi”.

Il Comune di Massa, quindi, ha approvato in Consiglio Comunale a fine 2025 la riapertura della cava rinaturalizzata Cresta degli Amari, seppur per via sotterranea, nonostante la Conferenza dei Servizi ne avesse indicato l’impossibilità giuridica due anni prima. Il riconoscimento amministrativo della rinaturalizzazione delle cave, così come la necessità di evitare escamotage semantici per autorizzare l’attività estrattiva laddove è vietata, sono diventati ormai dirimenti negli iter di approvazione dei Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi (PABE) proposti dai comuni apuani.

La stessa Conferenza dei Servizi del 12 febbraio 2026 ha indicato, ad esempio, la necessità di esplicitare come “naturalizzata” e non semplice “cava dismessa” anche un’altra area – cava Campo Fiorito – perché quest’ultima definizione avrebbe aperto spazi interpretativi impropri. Persino il simbolo della devastazione delle Apuane, il Monte Carchio, con la sua non cima, squadrata dall’attività estrattiva fino alla sua sommità e le frane di scarti lapidei sui crinali, ha trovato posto nella Conferenza dei Servizi, con una prescrizione: in tutti i documenti dev’essere indicato “non sono ammesse autorizzazioni all’escavazione sui suoi versanti”. Basterà?

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Águas Públicas do Alentejo reabilita reservatórios em Almograve e Santiago do Cacém

A empresa Águas Públicas do Alentejo (AgdA) vai reabilitar os reservatórios de Almograve e São Francisco da Serra, no litoral alentejano, num investimento de 720 mil euros, para melhorar a operacionalidade e segurança destes equipamentos, foi hoje revelado.

Em comunicado, a AgdA indicou que já foi adjudicada, no mês passado, a empreitada de execução da reabilitação dos reservatórios de Almograve, no concelho de Odemira, distrito de Beja, e de São Francisco da Serra, no concelho de Santiago do Cacém, no distrito de Setúbal.

A obra, no valor de cerca de 720 mil euros e com um prazo de execução de 210 dias, visa “a reabilitação estrutural e funcional das infraestruturas, assegurando a melhoria das condições de operação e segurança”, explicou.

Segundo a empresa, os trabalhos incluem o “tratamento de fissuras, impermeabilização, substituição de tubagens e a modernização de equipamentos hidráulicos e elétricos” dos dois reservatórios de água. 

Esta reabilitação irá contribuir para “a renovação e valorização destas infraestruturas essenciais ao sistema de abastecimento de água”, acrescentou. 

Durante a execução da empreitada serão implementados “sistemas provisórios de ‘bypass’”, com o objetivo de garantir “a continuidade do abastecimento de água, em quantidade e qualidade, às populações servidas” por aquelas infraestruturas.

No mesmo comunicado, a empresa salientou que, com esta obra, procura “reforçar a durabilidade, funcionalidade e fiabilidade dos reservatórios, garantindo melhores condições de segurança no abastecimento de água às populações servidas”.

“Esta intervenção insere-se na estratégia da AgdA de reabilitação e modernização contínua das infraestruturas, contribuindo para um serviço cada vez mais eficiente, resiliente e sustentável”, reforçou.

Constituída em 25 de setembro de 2009, a AgdA tem como acionistas a Águas de Portugal (AdP) e a AMGAP – Associação de Municípios para a Gestão da Água Pública do Alentejo.

A empresa tem sede em Beja e gere o Sistema Público de Parceria Integrado de Águas do Alentejo (SPPIAA), criado em 2009, numa parceria entre o Estado e as autarquias, para a gestão integrada do ciclo urbano da água.

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