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Inferno di fuoco sull’Ucraina. E Mosca "riapre" agli States

Prima il rumore delle esplosioni. Poi il silenzio rotto dalle sirene e dalle squadre di soccorso che scavano tra le macerie alla ricerca di sopravvissuti. È l'alba di un'altra notte di guerra in Ucraina, una delle più devastanti degli ultimi mesi. Il bilancio è di 22 morti e 146 feriti dopo la massiccia offensiva aerea lanciata dalla Russia contro Kiev, Dnipro, Kharkiv, Mykolaiv, Zaporizhzhia, Poltava, Sumy e Chernihiv.

A pagare il prezzo più alto è stata Dnipro, dove i missili hanno colpito edifici residenziali provocando la morte di 16 persone, tra cui due bambini, e il ferimento di altre 42. A Kiev le vittime sono sei, 90 feriti e circa 140mila cittadini rimasti senza elettricità. Mosca ha lanciato nella notte 656 droni e 73 missili di diversa tipologia. Le difese aeree ucraine affermano di averne intercettati 642, ma l'entità dell'attacco ha comunque lasciato una lunga scia di distruzione da Kiev al sud-est del Paese. Intanto cresce la preoccupazione sul fronte nord-orientale: nella regione di Kharkiv le autorità hanno ordinato l'evacuazione di oltre 7mila civili dalle zone vicine al confine russo, temendo una nuova escalation delle operazioni militari.

Volodymyr Zelensky ha chiesto nuove forniture di missili Patriot e un rafforzamento della difesa antimissile europea, sostenendo che senza una protezione adeguata gli attacchi continueranno. Mosca nega di aver colpito obiettivi civili e afferma che i raid hanno preso di mira infrastrutture militari e industriali, presentandoli come una risposta alle operazioni ucraine contro il territorio russo e le aree occupate. Tra i bersagli presi di mira anche i depositi che custodiscono i missili balistici FP-7, armamenti che, con una portata di 200 chilometri, rappresentano una minaccia crescente per le forze russe.

Le reazioni internazionali sono state immediate. António Guterres, segretario generale dell'Onu, invita il presidente russo Vladimir Putin a «fermare l'escalation e aprire la strada alla pace». L'Eliseo accusa la Russia di mostrare un «totale disprezzo» per diplomazia e diritto internazionale. Il cancelliere tedesco Firedrich Merz ha parlato di «libertà e unità dell'Europa in pericolo», indicando nella minaccia una sfida comune per l'intero continente. Sulla questione gli Usa sono intenzionati ad ampliare la presenza di armi nucleari in Europa, valutando Polonia e Baltici come basi per aerei Nato a duplice capacità. Uno scudo nucleare sul fianco est.

Il Cremlino continua a dichiararsi aperto al dialogo, ma ribadisce che qualsiasi accordo dovrà passare dal ritiro delle forze ucraine dai territori che Mosca rivendica propri. Nella capitale russa è stato intanto avvistato l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, che Putin considera un possibile canale di interlocuzione con l'Europa. Proseguono nel frattempo i contatti tra Russia e Usa, favoriti anche dal ritorno, dopo 8 anni di assenza, di una delegazione americana al Forum economico internazionale di San Pietroburgo. Secondo indiscrezioni, Donald Trump avrebbe chiesto al presidente cinese Xi Jinping di esercitare la propria influenza su Putin per rilanciare il negoziato. Per Zelensky il leader del Cremlino «non riuscirà a conquistare né il Donbass né, tantomeno, l'intera Ucraina». Sul fronte Ue António Costa, con il sostegno di Merz, ha ribadito il percorso di adesione dell'Ucraina, con nuovi passaggi negoziali il 15 giugno e il via libera di Budapest.

In Crimea si aggrava la carenza di carburante, mentre droni di Kiev hanno colpito la raffineria di Ilsky.

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Parigi lancia la guerra dei mari contro Mosca. Sequestrata un'altra petroliera "fantasma"

La guerra tra Russia e Ucraina si combatte sempre più sul terreno dell'energia: tra petroliere intercettate, raffinerie colpite e nuove sanzioni, il settore petrolifero russo è diventato uno dei principali fronti dello scontro strategico tra Mosca e l'Occidente. L'episodio simbolo arriva dall'oceano Atlantico, dove la Francia ha intercettato una petroliera sospettata di far parte della "flotta ombra" utilizzata da Mosca per aggirare le sanzioni sul petrolio. La nave, la Tagor, ha navigato sotto falsa bandiera camerunense. Dopo l'abbordaggio da parte della Marina francese, con il supporto britannico, è stata sequestrata e trasferita in Bretagna per accertamenti. Si tratta della quarta operazione di questo tipo condotta da Parigi contro le rotte marittime del greggio russo. La reazione del Cremlino è stata immediata. Il portavoce Peskov ha definito l'operazione "un atto al limite della pirateria internazionale", contestando la legittimità dell'intervento. L'intercettazione della petroliera avviene mentre il rialzo dei prezzi del greggio, favorito dalle tensioni in Medio Oriente, rafforza le entrate energetiche della Russia. Per contenere questi ricavi, l'Ue valuta di mantenere il tetto al prezzo del petrolio russo a circa 44 dollari al barile. Tuttavia, l'efficacia del sistema è limitata dalla "flotta ombra", che trasporta gran parte delle esportazioni, aggirando i controlli occidentali, motivo per cui Bruxelles sta intensificando la sorveglianza sulle petroliere sospette.

Mentre l'Europa cerca di colpire le entrate petrolifere russe attraverso sanzioni e controlli sulle esportazioni, l'Ucraina prende di mira direttamente le infrastrutture energetiche. A maggio sono stati registrati almeno 30 attacchi contro siti petroliferi, inclusi 16 raid contro raffinerie strategiche come quelle di Yaroslavl, Perm, Nizhny Novgorod e Volgograd. La pressione si riflette nei dati: la raffinazione russa è scesa ai minimi dal 2009, con una produzione in calo del 13 per cento su base annua. Le conseguenze iniziano a riflettersi anche sul mercato interno russo, con razionamenti di carburante in Crimea e nuove restrizioni all'export. Alcuni funzionari avrebbero avvertito il Cremlino dei rischi legati a una spesa militare sempre più onerosa. E per il Commissario europeo per la difesa Kubilius "Putin perde ed è disperato". L'avanzata russa di fatto rallenta, mentre proseguono gli attacchi con droni tra le due parti. Zelensky, che punta alla fine guerra entro novembre, rivendica la capacità di Kiev di mantenere l'iniziativa grazie a tecnologie innovative. Sul piano diplomatico, si registrano progressi nel percorso europeo di Ucraina e Moldavia e nuovi contatti sulla sicurezza della centrale di Zaporizhzhia.

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